Passo 6: Come valuto un’opera

<<Lo studente più smanioso Confucio lo trattiene. Lo studente più timido Confucio lo esorta.>>

<<Rendere forte il discorso debole, rendere debole il discorso forte.>>

Queste sono solo alcune delle “regole d’oro” che seguo quando mi approccio a un’opera cercando di evitare giudizi personali. La prima si riferisce al metodo Confuciano il quale prevedeva una “via di mezzo” delle cose, non esagerare mai in nessun senso, che ricorda anche il “In medio stat virtus“. La seconda frase è invece derivata dalle concezioni sofistiche, per quanto in realtà io odi i sofismi. Mi trovo semplicemente d’accordo con questo modo di vedere bilanciato e riflessivo e che in realtà credo sia anche un bel po’ scontato. Con queste intendo dire che, se qualcuno mi fa notare il cielo, io gli parlo della terra, e viceversa. E’ qualcosa di innato e istintivo in me, prima ancora che dar ragione a qualcuno mi sento moralmente obbligato a fargli notare i contro del suo discorso, e viceversa i pro del discorso che osteggia. Questo a sua volta non si traduce in una mia automatica aderenza ad uno dei due discorsi ma ad un distacco critico: quando io stesso devo decidere cerco di farmi presente pro e contro di una cosa e vale per quasi ogni aspetto della mia vita. Quando si parla di opere in generale provo un certo fastidio nel vedere alcune opere elevate, spesso totalmente a discrezione, a “migliori” di altre, spesso sconosciute o non capite. I miei discorsi, allora, non vengono capiti di riflesso, vengo trattato come un tafano che cerca solo di dar fastidio, troppo ignorante per capire che Il Signore degli Anelli sia meglio di Twilight o di Licia Troisi. Ed è questo il punto nodale di gran parte del mio discorso: tutto questo bisogno di eleggere un superiore non l’ho mai avuto, non l’ho mai sentito. Indicare un “migliore” per me è completamente senza senso: parliamo di elementi oggettivi? Parliamo del messaggio finale? Delle caratterizzazioni? Dei temi trattati? Del pubblico cui si rivolge? Delle vendite? Della critica specializzata? Dell’apprezzamento dei fan? O forse intendiamo dire che un “migliore” vince in tutti questi aspetti, sempre, per chiunque, in ogni momento?

E’ una visione delle cose veramente manichea e miope che non posso fare mia. Motivo per cui continuo sempre a far notare pro e contro di qualsiasi cosa, a me stesso in primis.

Tempo fa scrissi un articolo intitolato “Elementi di Critica” in cui, con una piccola bibliografia, parlavo di alcuni concetti che utilizzo in genere per valutare un’opera, elementi di regia, linguistici, semiotici, e così via.

Non ho mai approfondito però cosa rappresenti per me la critica, o lo avevo solo accennato. Comincio col farvi una domanda.

Una persona a voi sconosciuta è impacciata quando si tratta di parlare ma è in grado di dare tantissimo amore quando è con chi ama.

Ora ditemi, questa persona è ottima o pessima?

Immagino già le vostre facce atterrite. Come si fa a distinguere una persona con soli due elementi, che magari sono filtrati da terzi, e che senza contesto non dicono assolutamente nulla?

Questo è un primo indizio su come io valuti qualsiasi tipo di opera, ed anche in parte il fastidio che provo quando leggo grossolanità nel giudicare un’opera a partire da pochi elementi fuori contesto.

<<Il trono di spade fa pena, perché è solo sesso e splatter>>

<<La trilogia prequel di Star Wars fa schifo a causa di Jar Jar Binks, la prima invece è insuperabile>>

<<Kick Ass è un capolavoro, perché è simile a Watchmen>>

Queste solo alcune delle frasi riassuntive che mi tocca leggere in giro per l’internet e anche se non sono sempre fan di qualcosa, dà davvero fastidio sentire tanta superficialità. Ma anche volendo ammettere che qualcosa è “Ottimo” o “Pessimo”, cosa significa? Che l’hai paragonata con ogni singola opera esistente, sotto tutti i punti di vista (sonoro, grafica, sceneggiatura, tratto, approfondimento dei personaggi, lore, ecc) e quell’opera ha perso su TUTTI i fronti?

Chiaramente è impossibile, perché talvolta si arriva a certe conclusioni del tutto illogiche, arbitrarie, e non supportate da nulla.

<<Il signore degli anelli è meglio di Harry Potter>>

Cioè? Cosa dovrebbe significare una frase così vaga e generica? Come fate a paragonare due temi musicali principali, o due argomenti così diversi, o personaggi così distanti?

E’ per questo motivo che tratto ogni opera, almeno inizialmente, come se fosse una persona. Se una persona ha un difetto (è timida, impacciata, incapace a far qualcosa) non vuol dire che sia una pessima persona. E viceversa, il fatto che abbia un pregio su tanti (sa cucinare benissimo, prende sempre 30 agli esami) non vuol dire che sia una persona eccellente. Questo perché le persone sono complicate, sono una convergenza di flussi indistinti dei quali talvolta non conosci la provenienza e la destinazione, e tu sei lì ad ammirare questo gorgoglio indistinto sulla base degli strumenti che hai a disposizione sul momento. A patto che non ci siano pressioni sulla scelta (ad esempio, devo scegliere un buon insegnante per una classe. Non prenderò quello che mi ha preso voti scarsi a tutti i test di ammissione, prenderò il migliore disponibile) le persone NON sono giudicabili.

E apro una parentesi per chiuderla immediatamente: è ovvio che quando una persona commette un illecito vada giudicata sia sul piano morale che su quello legale, io con “giudizio” non intendo questo, al più mi rifaccio a tutte quelle persone che puoi incontrare per strada, di sfuggita, amici di amici, e delle quali sai poco o niente.

Un altro strumento intellettuale che uso in genere è paragonare le opere ad attrezzi di vario tipo.

Se devo passare una serata romantica col partner magari non punterò su Salvate il Soldato Ryan per quanto mi piaccia e per quanto sia famoso e rinomato. Allo stesso modo se ho voglia di spegnere il cervello non giocherò a Life is Strange, non leggerò Death Note ma magari giocherò a Call of Duty.

Se il martello non fa il lavoro del cacciavite non vuol dire che il martello sia inutile, solo che svolga una funzione parzialmente diversa.

Tocchiamo con mano un caso su cui è aperta una polemica da un decennio. Twilight. O le 50 sfumature, se preferite. Così odiati, così repellenti, così brutti. E’ chiaro che le persone in questo caso stanno commettendo lo stesso errore che io contesto, magari paragonando queste opere IN TOTO a Harry Potter, Il Signore degli Anelli, o che so io al Titanic. Questo è profondamente sbagliato da un punto di vista analitico, significa criticare il martello perché non fa il cacciavite, o criticare una persona brava in matematica ma scarsa in italiano per non sapere fare i temi.

Twilight è un’opera indirizzata ad un pubblico ben preciso di ragazze e adolescenti che ancora coltivano il sogno segreto del pirata/cavaliere nero che le rapisca e che cambi in meglio per lei, al fine di inserirsi in società. Non facciamo finta che tutto ciò non esista, presso il pubblico femminile più giovane (e non solo) è qualcosa che attrae, e ne va preso atto. Si può stare a criminalizzare quanto vogliamo l’aspetto estetico (ragazzi sempre a torso nudo) o puerile della sceneggiatura, la scrittura svogliata dei dialoghi e tanto altro ancora, ma questo significa solo che in quell’opera/persona/attrezzo stiamo cercando la cosa sbagliata.

Quello è evidentemente un film da condividere con le amiche 15enni tue coetanee, o un sogno proibito da difendere dagli hater, perché a te piacciono vampiri e mannari e non pirati, alieni e altro. Non dimentichiamoci che pressoché ogni gusto o hobby è criticabilissimo.

>I videogame ti impediscono di giocare all’aria aperta (ma magari spingono sul fattore sociale se giochi online)

>Collezionare figurine e carte da gioco è dispendioso (ma le carte un giorno potrebbero avere il decuplo del valore originario)

>Fare sport aiuterà anche il fisico ma non il cervello (ma non è un buon motivo per non farlo comunque!)

Pensiamo a The Shape of Water che ultimamente ha anche vinto come miglior film agli oscar. L’apprezzamento generale indica che questi temi di sentimenti e sesso verso esseri strani e mostruosi è comunque molto gradito, si può contestare la forma, il messaggio, il mostro di turno, ma quell’elemento c’è, e rimane, e ogni opera in tal senso si configura come un diverso strumento. The Shape of Water magari va bene per un pubblico già più adulto e maturo, Twilight per un pubblico leggermente più giovane; il primo va bene se ti piacciono sirene e tritoni, il secondo mannari e vampiri. E che dire di Inuyasha, dove sostanzialmente le lettrici morivano dietro a un cane demone?

In tal senso io non mi prendo neanche la briga di rispondere a quelli che “X è migliore di Y, elemento scelto a caso che decido io”, un conto è esprimere il proprio dissenso ricordando che, secondo i propri gusti, un film/libro è proprio orrendo. Può capitare di paragonare pere e mele, e se a te piacciono le mele hai tutto il diritto di farcelo sapere. Diversamente se credi che avere un determinato colore, consistenza o dolcezza sia una discriminante sensata e oggettiva per decidere cosa sia meglio tra mele e pere.

<<In sostanza stai dicendo che quando giudichi e valuti mantieni l’idea del relativismo etico e culturale. Ma la critica specializzata esiste, se un film su tutti i siti di critica ha preso 1 stellina su 5, come The Room, e un altro è apprezzatissimo ovunque, come Mad Max Fury Road, qualcosa vorrà dire?>>

Questo è un discorso sensatissimo, grazie misterioso estraneo che mi somiglia per aver posto la domanda.

Bisogna tener conto delle convenzioni. La critica è convenzione. Io ad esempio odio gli inglesismi usati a random nelle frasi, talvolta mi incazzo coi recensori che usano “feature” al posto di “caratteristiche”, o “droppare” al posto di “far cadere, rilasciare”.

Però mi rendo conto che è una convenzione, è dura da combattere e mi sono ritrovato, per comodità di comunicazione, a usare certi termini pure io, prima ho volutamente usato “Lore”. Figurarsi poi parole come “gunplay” (“Gioco con le pistole? Sistema di sparatutto?”)

Tornando al nostro discorso, i critici sono spesso tenuti ad elargire voti e ad assegnare premi, questo concorre a creare un ambiente competitivo sano (in teoria) in cui ciascuno dà il meglio di sé per emergere. Questo però crea alcuni problemi, che determinate cose vengono date per scontate a scapito di altre. Ad esempio, l’innovazione è sempre preferibile, ed elemento positivo, rispetto ad una narrazione conservatrice.

Ma ci si dimentica che il ripetere alcuni concetti è in realtà alla base del nostro pensiero. Siamo costantemente alla ricerca di conferme nella nostra vita e le opere traducono i nostri bisogni. Pensate alla Bella e la Bestia, è vero o no che bisogna essere belli dentro e non fuori? E’ vero o no che l’amore deve essere sincero e puro e non dettato da interessi?

Pensate anche ai film d’azione più classici, è vero o no che il protagonista deve vincere sul male?

In questo modo si crea un ambiente “giusto” e accettato da chiunque ma “saturo”, così chi devia viene preferito. Pensate al trono di spade, che negozia quanto detto prima: è vero o no che il protagonista (o il bene) deve vincere sul male? No, affatto.

E’ vero o no che una storia deve finire a lieto fine? No, per niente.

Allora scatta il meccanismo interno: se questa cosa contraddice il sistema, allora è quella giusta. No, perché in realtà sono giuste entrambe, a diversi livelli a seconda del contesto, si passa se no da un estremo all’altro, fino al momento in cui quello nuovo diviene la norma, e viene poi smentito da una nuova tipologia che diverrà anti-sistema e così via.

La presa di posizione dei buoni sentimenti contro il nichilismo moderno! 

Il caso di The Room poi è eclatante perché giusto in questi giorni gira il nuovo film con James Franco che prende ispirazione da quella storia e ne fa un espediente comico, dimostrandoci che anche quella bruttura poteva avere uno scopo: far ridere, fungere da metro di paragone negativo. Non l’ho trovato comunque così pessimo, se ripenso alla totalità delle telenovela che ho visto di sfuggita.

La telenovela non è assolutamente considerata al pari di una serie tv, sebbene tecnicamente lo sia, perché ha determinate qualità che per convenzione sono scartate: temi romantici trattati in maniera blanda e superficiale, ripetizione di concetti, valorizzazione della donna e della famiglia, presa di posizione contro l’adulterio, e così via. Ma anche se sono concetti melensi, ripetitivi e stantii, svolgono l’importante funzione di confermare le aspettative delle persone. Guardare una telenovela o leggere un Harmony significa già sapere cosa aspettarsi, non avere suspance eccessiva, essere sicuri di un lieto fine o di una storia amorosa leggera che non rubi tempo.

In sostanza per me ogni opera è a sé, serve a comunicare qualcosa a qualcuno e in questo sta la sua quint’essenza. Non è detto che io ricerchi l’innovazione ad ogni ora della mia vita, per quanto io possa apprezzarla in altri momenti. Le nostre vite sono scandite dal momento di “novità” e da quello di “ripetizione” che ci conforta e ci rassicura, e in parte ci normatizza.

E’ chiaro che non andrò mai a dire che Don Matteo sia meglio di Fury Road, perché semplicemente non è nelle mie corde. Uno non l’ho mai guardato, l’altro lo trovo stupendo, riconosco che tutti e due hanno il loro scopo di esistere, per qualcuno. E se mi venisse chiesta la preferenza, ovviamente risponderei per me. Chi ha studiato un minimo di Cinema si sarà poi accorto che molte opere uscite in sordina sono poi state apprezzate anni quando non decenni dopo, trovando sfumature di significato e profondità che mai ci saremmo aspettati, semplicemente perché qualcuno se ne è occupato.

Anche il cinema trash in un certo senso è difendibile: il fatto che comunque il pubblico continui a guardarlo significa che non è minimamente interessato alla qualità di un film, e non parlo solo dei Vanzina o di Boldi-De Sica ma anche di film volutamente trash come Machete e Planet Terror. Allora si sta usando il criterio sbagliato ad accostarli ad altri capolavori “seri”, vuol dire che andranno paragonati ad altri titoli a loro affini se proprio lo si deve fare. Ma anche questi film smuovono capitali, portano le persone al cinema, intrattengono e fanno discutere. Quindi all’atto pratico la differenza tra qualità/non qualità -che comunque rimane un termine generico astratto che non significa granché- dov’è? Che uno fa in un modo, l’altro in un altro modo, con tutte le differenze del caso, le stesse cose.

Si potrebbe dire che il messaggio profondo di Matrix o V per Vendetta rimanga a lungo nel tempo a differenza di un peto di Boldi, ma si sta ancora una volta usando un elemento totalmente arbitrario. Girandola, potremmo dire che Matrix e V per Vendetta sono film che non rappresentano affatto il cittadino comune nella propria mediocrità, e che quindi siano distanti dalla realtà più di un film trash. Dove sta scritto che il primo paragone sia corretto, e il secondo no?

La filosofia cambia il mondo ma il mondo è fatto di cittadini comuni. Nella mia visione delle cose non puoi elevare uno, decidendo che sia “elevato” e affossare l’altro, decidendo che sia “volgare” perché è semplicemente convenzione. Lo si fa perché tutti lo fanno, tutti lo capiscono se lo fai, ma dal punto di vista obiettivo e analitico è profondamente sbagliato. E attenzione: la mia posizione non è dire che non si debba avere una posizione personale, lo ripeto! Non è sostituire la critica mondiale con qualcosa di vacuo e relativo.

Però, se ci tenete a comprendere veramente le cose nel profondo, questo secondo me è il sistema migliore. Funziona tanto con le persone quanto con gli strumenti della vostra cassetta degli attrezzi.

 

Dunkirk: Promosso o bocciato?

Non posso fare a meno di fare spoiler per parlarne, siete avvertiti.

Partiamo dalle premesse.

Nolan lo sto seguendo da un po’ come artista. Non ho mai visto Memento purtroppo, per il quale viene da tutti elogiato, ma ho avuto modo di conoscerlo attraverso la sua pellicola più celebrata: Il Cavaliere Oscuro, che già faceva capire ci si trovasse davanti un genio della regia e della narrazione, capace di intrecci complessi.

Proseguendo con Inception, capivo vagamente gli stilemi del regista, e permaneva sempre quella capacità di intreccio e di complessità che permeava tutti i suoi film, sempre splendidamente accompagnati da quell’altro colosso che adoro dalla colonna sonora di Modern Warfare 2: Hans Zimmer.

Quando è uscito Interstellar è stato subissato di critiche alla coerenza (?) narrativa, alla fedeltà fisica (?), giuro, ho letto articoli che confutavano le teorie usate da Nolan nel film et similia, in un tripudio tra il bambinesco e il ridicolo. Una volta visionato sono riuscito ad apprezzare ciò che quel mattone indigesto di 2001: Odissea nello Spazio, aveva provato a suggerirmi. Una storia mozzafiato, un finale da pugno nello stomaco, la realtà che viene piegata a fini narrativi (e il cinema cos’è, alla fine?), situazioni forse forzate, incredibili ma che riuscivano a farmi penetrare i personaggi, a stare con loro, a vivere le loro esperienze. Non ultima la grande simpatia e fantasia del “restyle” dei robot, che ricordava molto Star Wars.

Infine, ho recentemente visto in tv The Prestige, opera che mi ha emozionato tanto quanto i precedenti con un tema che, ancora una volta, non avrei mai detto potesse emozionarmi. Attori impagabili, storia ramificata e piena di vendette personali, lati oscuri dei personaggi che in un crescendo di situazioni -sempre al limite dell’impossibile con quel Tesla- dà vita a un’opera monumentale e pregna di significati.

Queste erano le mie premesse prima di vedere Dunkirk, il quale trattava la guerra, un genere di film che, nonostante il mio aperto disprezzo verso la propaganda specie di tipo occidentalista/americanista riesce sempre a divertirmi.

Alcune delle pellicole che ho preferito, e con cui mi veniva da operare confronti, erano principalmente queste:

Salvate il soldato Ryan, con le sue immagini nude e crude dello sbarco in Normandia e alcune scene da pugno nello stomaco come il soldato tedesco che uccide l’ebreo

Black Hawk Down, che nonostante la propaganda a manetta offriva 1h 40m di pura adrenalina. Un videogame fattosi film.

Miracolo a S.Anna, che è il film più simile tra quelli che ho visto alla capacità immaginaria di Nolan, al suo intreccio, al suo sapiente uso di Analessi e Prolessi.

Come sarebbe stato questo bel Dunkirk? Purtroppo leggendo alcuni commenti il dubbio aumentava. Sapevo prima della visione che:

-Non si sarebbe visto nessun tedesco

-Non ci sarebbero state scene violente con sangue e interiora, al più scene “emotivamente forti”

Al momento della visione, si comincia con una prima scena non male.

Un gruppo di soldati girovaga in città, uno cerca l’acqua. E’ un film che parla delle difficoltà in guerra. Muoiono tutti, uno a uno, tranne l’ultimo rimasto, il quale riesce a passare oltre la barricata francese e ad arrivare al molo, dove altre migliaia di soldati aspettano di imbarcarsi e scappare. Da qui, alcuni aerei cominceranno a volare sopra i soldati, preceduti da ticchettii, battiti del cuore e soprattutto dal ronzio del motore con tutta calma, per farti percepire ciò che un soldato in quei momenti può provare, e una volta sganciate le bombe osservare la distruzione, il vuoto, e l’unico sopravvissuto tra loro.

Si passa poi ad altre sottotrame, con un babbo inglese che corre con la propria imbarcazione a salvare la situazione insieme a due ragazzi, e tre piloti della RAF che combattono nei cieli contro i velivoli tedeschi, mai stanchi per abbattere le navi inglesi ormeggiate.

Le trame una volta presentate si intrecceranno, dando vita ad alcuni rimandi visti prima dal punto di vista di uno dei tre piloti, il quale osserva cadere il proprio amico abbattuto, poi il pilota abbattuto stesso, venire salvato dall’imbarcazione del babbo.

E questo, parzialmente, è lo stile di Nolan, capace di darci una linea di lettura per poi ampliarla o confutarla al punto di vista successivo. Qui però non vi è la stessa ramificazione di intenti e di personaggi.

Ad esempio, quando l’imbarcazione del babbo raccoglie un pilota abbattuto in mare, mi aspettavo addirittura che fosse una trappola visto come si attorcigliava su se stesso per nascondere l’uniforme. E invece, proprio come mi era stato detto, non vi è nessun Tedesco esplicito, e quel pilota era soltanto un pilota inglese traumatizzato che cagionerà con la sua paura una morte molto pretenziosa e poco sentita tra l’equipaggio.

Fin qui avevo l’idea di un film molto lineare; buona fotografia, buon sonoro, ma niente Nolan.

Il film prosegue con altre situazioni sicuramente forti e interessanti: i soldati che affogano, la tensione del pilota costretto nella cabina di pilotaggio bloccata e sempre più sommerso dall’acqua, i soldati immersi nel greggio di una nave abbattuta che prende fuoco, soldati francesi che si camuffano da soldati inglesi scambiati per spie, e così via ma…ancora niente Nolan.

Arrivati verso la fine del film, l’ultimo pilota della Raf rimasto abbatte un pericoloso velivolo tedesco finendo il carburante e quindi “sacrificandosi”. Mi aspettavo allora che si sarebbe schiantato cambiando la propria direzione, invece il massimo che accade è la sua cattura e la distruzione del suo aereo, con la voce di sottofondo di un soldato che legge le parole di Churchill.

Penultima scena sull’aereo che brucia: “Il nuovo mondo scalzerà il vecchio”.

Ultima scena: Il viso stranito del soldato che ha finito di leggere quelle parole. Ci crede? Non ci crede? Un po’ come la trottola ma molto meno potente.

Che dire?

Alla fine del film ero combattuto: è indubbiamente un buon film ma…non ha tutti gli elementi di Nolan che accennavo.
È un film che farei vedere nelle scuole perché è privo di violenza esplicita e ti fa vivere, con il motore rombante di un aereo in avvicinamento, la paura quotidiana del soldato. Più che onore c’è voglia di scappare e tornare a casa, più che armi c’è fratellanza. Però spogliare i personaggi del nome o di un’identità (cosa voluta) mi impedisce anche di empatizzare, di entrare in quel personaggio, di dispiacermi se muore o di sorridere se vive. Senza un vero intreccio, senza un colpo di scena “potente” questo è un bel film per i sentimenti che trasmette, la fotografia e il sonoro ma non è complesso, non è intrecciato, non c’è da rifletterci più di tanto, non ci sono diverse linee di lettura, in sostanza se non avessi saputo il regista non avrei mai detto fosse suo.
Ci sono tanti film che grosso modo sono paragonabili a questo, mi viene in mente ad esempio l’italianissimo El Alamein-La Linea del Fuoco, e Dunkirk a differenza di altre pellicole molto coraggiose ma apprezzatissime del regista, rischia di scomparire nel nulla. Perché è per quello che le ricordiamo, oltre che per la loro qualità: osavano.

Osavano mettersi alla pari coi grandi registi, continuare temi che si credeva fossero estinti, concederci la magia di credere al fantastico se questo ci restituiva poi le emozioni che andavamo cercando. La chiave di lettura, fornita alla fine, con cui rileggere e rivalutare l’intera pellicola.

Tutto questo in Dunkirk non c’è.

Quindi come valutarlo?

E’ un buon film? 

Sì, indubbiamente, da far vedere nelle scuole come dicevo.

E’ un film che aggiunge qualcosa al genere, o rispetto a quanto sia già stato detto da altri?

No. Si mantiene su standard classici. Dà del proprio, tra il ticchettìo e Hans Zimmer ma non si eleva sopra alla massa come altri film di Nolan.

Sto cercando di dire che preso a sé, se non si ha una buona conoscenza del genere, può essere un film molto gradevole per passare 100 minuti, se si apprezza l’Inghilterra e la storia inglese o se non danno fastidio quei rari momenti di propaganda e patriottismo.

Non è un film da vedere se si spera di riavere la Nolan-Experience, quel pugno nello stomaco tipico, i suoi capaci intrecci e la sua astrazione, i suoi sentimenti.

Dunkirk è un film che avrebbe potuto dare effettivamente di più, molto di più.

 

 

 

 

Antisessismo: Sì o no?

Si può tranquillamente dire che io sia antisessista anziché femminista, perché mi trovo totalmente d’accordo con la pagina Antisessismo quando scrivono articoli con tanto di riferimenti pronti a demolire teorie complottiste indimostrate quanto quella del patriarcato, ancora molto diffusa purtroppo in alcuni ambienti femministi. Tra i tanti vi consiglio questo interessantissimo articolo dal loro blog.

Quando ho conosciuto questa pagina credevo di trovarmi di fronte ad una nuova svolta, come lo fu, ai tempi, la scoperta di A favore della sperimentazione animale e del loro blog. Si comincia sempre in un certo modo: si prende un tema controverso e delicato, come può esserlo appunto il sessismo o la questione dei diritti maschili (impossibile non attirare con queste parole gli immancabili risolini di chi non capisce che diritti ancora dovrebbe avere un uomo) oppure quello della SA e si presentano dei forti argomenti, supportati da studi di settore e riviste rinomate e riconosciute, e si contrasta quella visione che fino ad allora era considerata normalissima.

Le donne superiori agli uomini? Ma stai scherzando!!11!

Il femminismo è servito ma ora sta facendo vittimismo spicciolo riesumando lo spettro del patriarcato per comunicare una narrazione stereotipata e manichea? MISOGGENOH

Gli animali hanno meno diritti di noi? BERGONNYA

Sei a favore della SA? ALLORA FALLA SU TE STESSOH

E altre amenità che non sto neanche a commentare. Quel che è importante è che nel mio cuore queste cose fanno breccia, perché oltre a fare informazione alternativa e dare risalto a posizioni di norma sfavorite, è sempre un’ottima occasione per dialogare, crescere e misurarsi. Non a caso ho citato AFdSA, vorrei che vedeste con i vostri occhi il numero di commenti esorbitante SOLO nelle loro Faq (faq oltretutto condivisibili in toto, oserei aggiungere). 239 commenti per ora. E vorrei solo darvi un piccolissimo assaggio di ciò che intendo con dialogare, perché qualcuno potrebbe ancora pensare a del trolling, quando in realtà è proprio vero:

Intervento Animalista:

Bravo, e da chi vai a cercare un parere oggettivo, da uno che ha un piede sulla fossa? Mi spiace, ma questo è puro terrorismo e la domanda corretta è: vuoi tu, persona sana, un farmaco per una malattia che probabilmente manco avrai, che magari hai buone probabilità di evitare con uno stile di vita sano, e che costerà la vita a un numero indefinito di animali senza neanche la certezza di ottenere un risultato? E’ proprio quando è in pericolo la tua vita o quella di un tuo caro che inizi a pensare in maniera irrazionale, questa sarebbe la ‘resistenza razionalista’? Belle argomentazioni, complimenti.

Intervento dell’Admin:

Non mi sembra affatto irrazionale preoccuparsi del proprio futuro, della propria salute e di quella di altri esseri umani. Ogni etica dopotutto comincia da un sentire personale, e passa da un incontro con modi di sentire differenti per terminare in un compromesso accettabile (o in uno scontro, se almeno uno dei due ha preferito la violenza alla ragione). La ragione è uno strumento, non un fine. Inoltre noi non sosteniamo la SA solo per salvare vite. Quella è una delle funzioni, ma ce ne sono molte altre… Il sapere non è MAI qualcosa di inutile, ampliare il patrimonio comune di conoscenze dell’umanità è uno degli scopi più nobili cui uno possa dedicarsi, diceva Darwin. E la sua teoria non ha aiutato a trovare nuove cure, ma ha cambiato comunque la vita di tanti, e gli stessi animalisti vi fanno riferimento per dimostrare che a conti fatti gli animali son nostri fratelli (anche se se la dimenticano quando si fa loro notare che la parentela comporta analogie di struttura e genoma fra le varie specie, e dunque confrontabilità e modellizzabilità). Oppure le neuroscienze, che hanno implicazioni anche nell’ambito dell’informatica, dell’IA, della filosofia della mente. Rinunciare ad accrescere la conoscenza significa rinunciare all’evoluzione spirituale dell’uomo, non solo all’aspirina. Ma questo è un aspetto che si tende colpevolmente a dimenticare

Risposta dell’Animalista:

Il sapere non è mai qualcosa di inutile, ma quando ci va di mezzo la sofferenza altrui bisognerebbe chiedersi fino a che punto ne vale la pena.

Risposta dell’Admin:

Abbiamo già fatto i nostri conti, grazie.

Risposta dell’Animalista:

La vostra matematica è semplice: servono quanti animali servono. I conti è meglio se li lasci fare ad altri. Prego.

Risposta dell’Admin:

Sì, Johnny, come concetto è molto simile. Non intendo infelicitarmi la vita per mettere in salvo qualche topo, che ci servirebbe, quando ne muoiono milioni al giorno per i motivi più futili. Il nostro presupposto etico è che l’animale non valga affatto quanto l’umano, anzi, che non siano neanche comparabili come grandezze.

Prima l’accrescimento del sapere, la cura delle malattie, e perché no, anche alcuni divertimenti come la caccia, per chi la gradisce, o la buona cucina. Le attenzioni restanti, ognuno a propria discrezione e compatibilmente con un minimo di civiltà, le possiamo dedicare alla cura del benessere animale.

E continua con altri commenti molto simili: da una parte parla il cuore e l’emotività, dall’altra il raziocinio. Trovo che non ci sia niente di più interessante e ho letto quei commenti svariate volte per approfondire il pensiero degli uni e degli altri.

Questa introduzione mi servirà per spiegare una cosa dopo.

Ritorniamo alla pagina Antisessismo. Come è normale, non è possibile sostenere al 100% le posizioni di qualcuno. Ricordo ancora l’anno scorso, sotto Capodanno, un admin che condivise questa bufala qua, già all’epoca debunkerata da Butac. Quando qualcuno gli fece notare la risposta di Butac, l’admin in questione rispose, parafrasando:

Non è importante che si tratti di un numero statisticamente irrilevante, anche il disturbo (non la morte) di pochi animali è sufficiente per mettere fine a una cosa simile (i botti, ovvero)

Il post per fortuna è stato cancellato a causa delle numerose polemiche e non si può certo accusare tutta la pagina (o quel che dice) per il pensiero di un solo admin. Certo è che frasi manichee e poco ragionate come questa fanno storcere non poco il naso. Del resto, anche le forti esternazioni di MV sulla pagina di cui parlavo inizialmente sono molto simili, e non venivano cancellate. Ci si passa sopra.

Col tempo però mi sono accorto, seguendo ogni singolo post e tutti i commenti, che molto più spesso non venivano rimossi i post, bensì i commenti, anche pacati, di persone semplicemente non d’accordo. Una testimonianza l’ho letta in questo articolo (a cui hanno risposto) che trascrivo solo nella parte che ci interessa:

Voglio tante cose che vuoi anche tu. Quindi forse invece di prendere la retorica antifemminista di Antisessismo (che mi ha bannata, dopo molta partecipazione e tante discussioni costruttive e dopo che mi sono aperta e informata tantissimo a molte questioni grazie a loro, ferendomi davvero), dovresti pensare ad avere un dialogo serio sulle questioni.

Ho postato un esempio ma in realtà in altre pagine in cui si discute di queste tematiche non è affatto raro trovare commenti come questi:

redpill4

L’utente in questione (che è fake, motivo per cui non censuro) ha esposto le sue idee sulla gpa. Le ha esposte in modo abbastanza confusionario e le sue argomentazioni erano abbastanza puerili (ad esempio, sosteneva che la mancanza di dati sugli effetti negativi della GPA non fosse automaticamente una prova dell’effettiva bontà della stessa, un po’ come dire che prima di usare gli OGM dovremmo aspettare di rilevare effetti nocivi, anche se non ce ne sono). Tali contorsionismi che posso capire benissimo quando Antisessismo risponde che bannano per non dover ripetere le stesse cose mille volte e per non leggere sempre le stesse sciocchezze. Questo però non accade solo con chi disturba ma anche con chi semplicemente contesta, argomentando.

Un altro utente stava parlando del Revenge porn, tema molto sentito e molto caldo. Aveva scritto che è di fatto illegale, e non si discute, però aveva anche posto l’accento sul fatto che tradire una persona, prendersi gioco dei suoi sentimenti, ferirla in amore NON è illegale. C’è uno squilibrio tra chi può ferire e chi non può rispondere alla ferita, che scaturisce in azioni socialmente deprecabili ma umanamente comprensibili come quella del RP. Tutti si immaginano il fidanzato stronzetto che condivide con gli amici le foto della ex, mai nessuno pensa però che quel ragazzo era sensibile e sia stato tradito e il suo cuore spezzato da quella stessa ragazza. In effetti come pensiero è ineccepibile: se vieni tradito non è che te ne stai con le mani in mano se ci tenevi. Cerchi di fare qualcosa (anche molte ragazze ammettono di aver rigato l’auto dell’ex, ad esempio, non è una cosa solo maschile, occhio!) come puoi e il minimo che io da esterno posso fare è non puntare il dito. Mi fa schifo ad esempio che tutti notino l’atto finale delle foto su internet ma nessuno si interroghi su come mai ci siano finite, se forse lei avesse potuto lasciarlo prima di tradirlo, o avere più delicatezza, et similia.

Insomma, un discorso molto più complesso di come lo presentano oggi molte persone e gli stessi Antisessisti. Risposta? Ban.

Non c’erano insulti, non c’era trolling, un semplice discorso che cercava di affrontare la questione senza sensazionalismi di sorta. Per come la vedo io è un discorso ragionevole tanto quanto dire che i drogati non sono mostri ma persone umane con problemi alle spalle, o omicidi e stupratori persone il cui passato spesso nasconde abusi e traumi. Io cerco sempre di astrarmi e di immedesimarmi in chiunque per provare a capire perché fa quello che fa e, posto che la legge si rispetta, la legge non può contemplare tutto e non è moralmente accettabile che tra due ipotetici stronzi se ne demonizzi solo uno. Proviamo a contestare anche chi tradisce, non solo chi si vendica, e magari queste cose cesseranno da sé.

E’ chiaro che il messaggio che questa pagina manda, a differenza di quella sulla SA che tanto ho apprezzato, è che se si trova davanti commenti scomodi, o che la mettono in crisi, o semplicemente stupidi, non lascia correre ma censura. E’ anche indicativo il fatto che sul loro blog ci siano pochi commenti.  Sicuramente è possibile che la questione del sessismo non attiri quanto la causa animalista, però mi chiedo se anche lì non ci sia censura preventiva anche contro commenti che portano effettive argomentazioni e punti di vista diversi. Sulla loro pagina fb è raro infatti imbattersi in flame o discussioni accese (per lo più si trovano scambi di battute tra gente già convinta che deve solo smussare gli angoli), tanto che si percepisce un’aria di ovattata sicurezza molto simile ad alcune pagine femministe o vegane estremiste in cui al primo commento fuori posto sei fuori. Non un bel clima in realtà per discutere, e soprattutto non mi dà l’idea di volersi mettere in gioco. Queste sono le idee che mettono sul tavolo, e quelle sono. Non si cambia niente. Se ti piace mangi, altrimenti fuori. Azz.

Di sicuro stiamo parlando di minuzie, perché in mezzo a tanta merda social, questa pagina anche così è un toccasana. Però spiace vedere questo comportamento.

Pochi giorni fa un admin esordisce con questo post:

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Le accuse alla pagina Il redpillatore sono abbastanza gravi mi sembra, e se anche fossero accuse solo alla “teoria”, visto che non sono supportate dalla pagina del Redpillatore, avrebbe giovato far notare che non tutti condividono questa visione fatalista. Addirittura di settarismo, “conta solo il bel faccino” e soprattutto asserisce che le uniche soluzioni proposte siano la chirurgia e il suicidio. Cose che a leggere le faq in realtà non sono scritte proprio da nessuna parte. L’admin sembra contestare polemicamente sulla base della propria ininfluente esperienza (quella dell’amico), senza di fatto provare niente di quanto dica. Non c’è un solo link che aiuti a capire a cosa o a chi si stia riferendo in particolare e, in mancanza di quelli, è legittimo che chi invece segua anche solo una parte della teoria si senta messo in mezzo. Anche se alcune cose della pagina Redpillatore non sono chiare e non mi trovano d’accordo (ad esempio creare una scala oggettiva di bellezza, che ancora non ho capito che parametri usi) ci vogliono prove molto forti per accuse altrettanto forti. E invece, come sempre capita quando li si contesta, ti rispondono in pagina, nei loro stessi commenti:

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Il commento dell’admin parla di “Eugenetica”. Noi non possiamo sapere cosa effettivamente abbia scritto l’utente, certo è che non demolisci una posizione con la reductio ad hitlerum. Anche perché sempre sulle faq trovi scritto:

La centralità della genetica nel determinare la qualità della vita di una persona e, di conseguenza, l’importanza di fornire ai propri figli (qualora si decida di averne) la migliore genetica possibile.

Scritta con queste parole quasi asettiche l’ignorante potrebbe capire “dobbiamo dare la precedenza agli ariani” ma chi ha un minimo di basi di logica e studio del pensiero capisce bene che in realtà si parla appunto di fornire i migliori strumenti ai figli e a chi ci succederà. Ma questo pensiero è banalmente sottinteso nella vita di tutti i giorni. Quando il lavoratore sottopagato non fa figli perché sa di non poter garantire un futuro ottimale al figlio sta facendo praticamente la stessa cosa. Anche due genitori che rischiano di avere figli con l’anemia mediterranea, e consci di questo mi auguro ci pensino bene dieci volte prima di figliare. Lo stesso vale anche per chi sa di poter avere figli con problemi di varia natura. Anzi, è egoistico il discorso opposto, spesso di matrice cattolica: far comunque nascere un bambino, anche se vivrà nella povertà, o con un arto in meno, o attaccato ad un respiratore, solo perché è “comunque vita”.

Per quanto si possa giocare, come fa l’admin, con le parole “eugenetica” e “nazismo”, in realtà dimostra gli stessi spunti manichei di quando quell’altro condivise la bufala dei botti di capodanno con argomentazioni debolissime. E bannando, senza metterti in gioco, senza demolire un pensiero come quello che sopra ho appena espresso (che mi sembra molto condivisibile, e non mi reputo né nazista né eugenetista) fai la figura di chi non ha alcun vero argomento da contrapporre.

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L’admin poi continua su una scia che, credo, nessuno dall’altra parte avesse intrapreso. In effetti non ho mai letto di proposte di suicidio o di chirurgia, anzi. Postare un esempio o uno screen avrebbe sicuramente giovato perché così rasenta la polemica più sterile. L’admin non sta demolendo una teoria o un pensiero, sta semplicemente dialogando con se stesso con l’idea che si è fatto sulla base di quel poco che deve aver visto/capito. Se sono precisi e puntuali a smontare alcune teorie femministe, va detto che qui non c’è la stessa precisione che ci si aspetterebbe.

C’è in effetti uno screen fatto che può essere interessante vedere:

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In effetti è una frase un po’ forte- anche se va detto, su scritti di Oscar Wilde si trova di peggio- che non mi trova d’accordo. Andrebbe contestualizzata, credo. Anche io quando sono incazzato mi spreco in improperi contro tutto e tutti che, se prendessimo a sé quei casi, ne uscirebbe un mostro sociopatico. Questo screen però non ha niente a che fare col discorso (al massimo si può accusarli di essere misogini, ma non c’entra nulla con quello di cui sopra) e pare essere più un avvelentamento del pozzo (che è una fallacia logica, ricordiamo). In più, se accusi qualcuno di essere guerrasessista o misogino un solo screen non prova nulla. Occorrerebbe vedere tutti i giorni post come questi per poter sostenere questa accusa, e in pagina non ve n’è traccia. Anzi, in realtà trovo che si discuta con un fare un po’ internettiano (quindi sì, molto incline alla polemica e alla discussione) di tutto. Un post era addirittura una critica al comunismo.

Se poi questa frase non fosse né una goliardata né un trucco per aumentare gli scritti ma fosse proprio il pensiero dell’Admin, gli si dovrebbe accordare la stessa correttezza che io accordavo a quello che condivideva bufale, separandolo dal pensiero della massa restante. E’ molto facile accusare di misoginia una persona che magari si sta solo sfogando dopo un tradimento o una vita passata a morire per una persona che poi andrà dietro al solito palestrato. Insomma, come sempre io cerco di usare il principio di carità ovunque, mentre l’admin (gli admin) di Antisessismo caricano a testa bassa in malo modo, senza mai concedere che effettivamente possano essersi sbagliati su qualcosa. E questo comportamento lo avevo già segnalato nell’articolo di Logica Onnivora: c’è da diffidare da chi non ammette mai un errore perché non significa che non sbagli mai, solo che non è capace a capirlo o è troppo orgoglioso.

Per dovere di cronaca riporto le risposte del Redpillatore e i suoi:

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In sostanza, mi sembrano posizioni molto più ragionevoli e meno forti di quanto scriveva l’Admin di Antisessismo tra un’accusa infondata e uno strepitio contro l’eugenetica.

E nel mio cerchiobottismo lasciatemi dire un’ultima cosa. Anche il continuo riferimento alla pillola rossa o alla pillola blu, mutuato da Matrix (cosa che tra l’altro accomuna il redpillatore a Tanker Enemy, che già usava le citazioni di Matrix parlando poi di scie chimiche) mi dà l’idea di essere, come Antisessismo, diviso tra due poli: o sei con noi e sei quello buono, sveglio e tanto caro, o sei con loro e sei addormentato, rincoglionito e con la bava alla bocca. Chi non contempla mezze misure mi dà sinceramente fastidio, ed è forse per questo motivo che si parla di “setta”. Non mi piace che si sia “risvegliati” solo se si seguono certi dogmi o punti di vista sul mondo, e si sia bollati come qualcosa di meno se non li segui, preferisco vederla come diversi modi di interpetare la realtà.

Alla luce di tutto ciò:

Antisessismo sì o no?

E’ innegabile il lavoro di controinformazione che fanno ed è innegabile che i loro scritti siano referenziati e puntuali quando smontano i vari dogmi femministi. In altri casi la pagina sembra animarsi di vita propria e far partire i flame che negli stessi commenti però non vogliono, con la medesima claudicante retorica giustificazionista delle pagine femministe o ambientaliste quando gli porti dati contrari.

In sostanza a me piaceva ma leggendo cose come queste la rispettabilità di una persona (e di una pagina), e per estensione delle idee che propone, possono compromettersi. Per cui il consiglio che mi sento di dare a chi gestisce la pagina è di sopportare i contrari e i commenti stupidi. Se sono così stupidi non attecchiranno, mentre se sono argomentati occorre una risposta, non censura. Altrimenti, purtroppo, non siete troppo diversi da chi tanto contestate.