Antisessismo: Sì o no?

Si può tranquillamente dire che io sia antisessista anziché femminista, perché mi trovo totalmente d’accordo con la pagina Antisessismo quando scrivono articoli con tanto di riferimenti pronti a demolire teorie complottiste indimostrate quanto quella del patriarcato, ancora molto diffusa purtroppo in alcuni ambienti femministi. Tra i tanti vi consiglio questo interessantissimo articolo dal loro blog.

Quando ho conosciuto questa pagina credevo di trovarmi di fronte ad una nuova svolta, come lo fu, ai tempi, la scoperta di A favore della sperimentazione animale e del loro blog. Si comincia sempre in un certo modo: si prende un tema controverso e delicato, come può esserlo appunto il sessismo o la questione dei diritti maschili (impossibile non attirare con queste parole gli immancabili risolini di chi non capisce che diritti ancora dovrebbe avere un uomo) oppure quello della SA e si presentano dei forti argomenti, supportati da studi di settore e riviste rinomate e riconosciute, e si contrasta quella visione che fino ad allora era considerata normalissima.

Le donne superiori agli uomini? Ma stai scherzando!!11!

Il femminismo è servito ma ora sta facendo vittimismo spicciolo riesumando lo spettro del patriarcato per comunicare una narrazione stereotipata e manichea? MISOGGENOH

Gli animali hanno meno diritti di noi? BERGONNYA

Sei a favore della SA? ALLORA FALLA SU TE STESSOH

E altre amenità che non sto neanche a commentare. Quel che è importante è che nel mio cuore queste cose fanno breccia, perché oltre a fare informazione alternativa e dare risalto a posizioni di norma sfavorite, è sempre un’ottima occasione per dialogare, crescere e misurarsi. Non a caso ho citato AFdSA, vorrei che vedeste con i vostri occhi il numero di commenti esorbitante SOLO nelle loro Faq (faq oltretutto condivisibili in toto, oserei aggiungere). 239 commenti per ora. E vorrei solo darvi un piccolissimo assaggio di ciò che intendo con dialogare, perché qualcuno potrebbe ancora pensare a del trolling, quando in realtà è proprio vero:

Intervento Animalista:

Bravo, e da chi vai a cercare un parere oggettivo, da uno che ha un piede sulla fossa? Mi spiace, ma questo è puro terrorismo e la domanda corretta è: vuoi tu, persona sana, un farmaco per una malattia che probabilmente manco avrai, che magari hai buone probabilità di evitare con uno stile di vita sano, e che costerà la vita a un numero indefinito di animali senza neanche la certezza di ottenere un risultato? E’ proprio quando è in pericolo la tua vita o quella di un tuo caro che inizi a pensare in maniera irrazionale, questa sarebbe la ‘resistenza razionalista’? Belle argomentazioni, complimenti.

Intervento dell’Admin:

Non mi sembra affatto irrazionale preoccuparsi del proprio futuro, della propria salute e di quella di altri esseri umani. Ogni etica dopotutto comincia da un sentire personale, e passa da un incontro con modi di sentire differenti per terminare in un compromesso accettabile (o in uno scontro, se almeno uno dei due ha preferito la violenza alla ragione). La ragione è uno strumento, non un fine. Inoltre noi non sosteniamo la SA solo per salvare vite. Quella è una delle funzioni, ma ce ne sono molte altre… Il sapere non è MAI qualcosa di inutile, ampliare il patrimonio comune di conoscenze dell’umanità è uno degli scopi più nobili cui uno possa dedicarsi, diceva Darwin. E la sua teoria non ha aiutato a trovare nuove cure, ma ha cambiato comunque la vita di tanti, e gli stessi animalisti vi fanno riferimento per dimostrare che a conti fatti gli animali son nostri fratelli (anche se se la dimenticano quando si fa loro notare che la parentela comporta analogie di struttura e genoma fra le varie specie, e dunque confrontabilità e modellizzabilità). Oppure le neuroscienze, che hanno implicazioni anche nell’ambito dell’informatica, dell’IA, della filosofia della mente. Rinunciare ad accrescere la conoscenza significa rinunciare all’evoluzione spirituale dell’uomo, non solo all’aspirina. Ma questo è un aspetto che si tende colpevolmente a dimenticare

Risposta dell’Animalista:

Il sapere non è mai qualcosa di inutile, ma quando ci va di mezzo la sofferenza altrui bisognerebbe chiedersi fino a che punto ne vale la pena.

Risposta dell’Admin:

Abbiamo già fatto i nostri conti, grazie.

Risposta dell’Animalista:

La vostra matematica è semplice: servono quanti animali servono. I conti è meglio se li lasci fare ad altri. Prego.

Risposta dell’Admin:

Sì, Johnny, come concetto è molto simile. Non intendo infelicitarmi la vita per mettere in salvo qualche topo, che ci servirebbe, quando ne muoiono milioni al giorno per i motivi più futili. Il nostro presupposto etico è che l’animale non valga affatto quanto l’umano, anzi, che non siano neanche comparabili come grandezze.

Prima l’accrescimento del sapere, la cura delle malattie, e perché no, anche alcuni divertimenti come la caccia, per chi la gradisce, o la buona cucina. Le attenzioni restanti, ognuno a propria discrezione e compatibilmente con un minimo di civiltà, le possiamo dedicare alla cura del benessere animale.

E continua con altri commenti molto simili: da una parte parla il cuore e l’emotività, dall’altra il raziocinio. Trovo che non ci sia niente di più interessante e ho letto quei commenti svariate volte per approfondire il pensiero degli uni e degli altri.

Questa introduzione mi servirà per spiegare una cosa dopo.

Ritorniamo alla pagina Antisessismo. Come è normale, non è possibile sostenere al 100% le posizioni di qualcuno. Ricordo ancora l’anno scorso, sotto Capodanno, un admin che condivise questa bufala qua, già all’epoca debunkerata da Butac. Quando qualcuno gli fece notare la risposta di Butac, l’admin in questione rispose, parafrasando:

Non è importante che si tratti di un numero statisticamente irrilevante, anche il disturbo (non la morte) di pochi animali è sufficiente per mettere fine a una cosa simile (i botti, ovvero)

Il post per fortuna è stato cancellato a causa delle numerose polemiche e non si può certo accusare tutta la pagina (o quel che dice) per il pensiero di un solo admin. Certo è che frasi manichee e poco ragionate come questa fanno storcere non poco il naso. Del resto, anche le forti esternazioni di MV sulla pagina di cui parlavo inizialmente sono molto simili, e non venivano cancellate. Ci si passa sopra.

Col tempo però mi sono accorto, seguendo ogni singolo post e tutti i commenti, che molto più spesso non venivano rimossi i post, bensì i commenti, anche pacati, di persone semplicemente non d’accordo. Una testimonianza l’ho letta in questo articolo (a cui hanno risposto) che trascrivo solo nella parte che ci interessa:

Voglio tante cose che vuoi anche tu. Quindi forse invece di prendere la retorica antifemminista di Antisessismo (che mi ha bannata, dopo molta partecipazione e tante discussioni costruttive e dopo che mi sono aperta e informata tantissimo a molte questioni grazie a loro, ferendomi davvero), dovresti pensare ad avere un dialogo serio sulle questioni.

Ho postato un esempio ma in realtà in altre pagine in cui si discute di queste tematiche non è affatto raro trovare commenti come questi:

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L’utente in questione (che è fake, motivo per cui non censuro) ha esposto le sue idee sulla gpa. Le ha esposte in modo abbastanza confusionario e le sue argomentazioni erano abbastanza puerili (ad esempio, sosteneva che la mancanza di dati sugli effetti negativi della GPA non fosse automaticamente una prova dell’effettiva bontà della stessa, un po’ come dire che prima di usare gli OGM dovremmo aspettare di rilevare effetti nocivi, anche se non ce ne sono). Tali contorsionismi che posso capire benissimo quando Antisessismo risponde che bannano per non dover ripetere le stesse cose mille volte e per non leggere sempre le stesse sciocchezze. Questo però non accade solo con chi disturba ma anche con chi semplicemente contesta, argomentando.

Un altro utente stava parlando del Revenge porn, tema molto sentito e molto caldo. Aveva scritto che è di fatto illegale, e non si discute, però aveva anche posto l’accento sul fatto che tradire una persona, prendersi gioco dei suoi sentimenti, ferirla in amore NON è illegale. C’è uno squilibrio tra chi può ferire e chi non può rispondere alla ferita, che scaturisce in azioni socialmente deprecabili ma umanamente comprensibili come quella del RP. Tutti si immaginano il fidanzato stronzetto che condivide con gli amici le foto della ex, mai nessuno pensa però che quel ragazzo era sensibile e sia stato tradito e il suo cuore spezzato da quella stessa ragazza. In effetti come pensiero è ineccepibile: se vieni tradito non è che te ne stai con le mani in mano se ci tenevi. Cerchi di fare qualcosa (anche molte ragazze ammettono di aver rigato l’auto dell’ex, ad esempio, non è una cosa solo maschile, occhio!) come puoi e il minimo che io da esterno posso fare è non puntare il dito. Mi fa schifo ad esempio che tutti notino l’atto finale delle foto su internet ma nessuno si interroghi su come mai ci siano finite, se forse lei avesse potuto lasciarlo prima di tradirlo, o avere più delicatezza, et similia.

Insomma, un discorso molto più complesso di come lo presentano oggi molte persone e gli stessi Antisessisti. Risposta? Ban.

Non c’erano insulti, non c’era trolling, un semplice discorso che cercava di affrontare la questione senza sensazionalismi di sorta. Per come la vedo io è un discorso ragionevole tanto quanto dire che i drogati non sono mostri ma persone umane con problemi alle spalle, o omicidi e stupratori persone il cui passato spesso nasconde abusi e traumi. Io cerco sempre di astrarmi e di immedesimarmi in chiunque per provare a capire perché fa quello che fa e, posto che la legge si rispetta, la legge non può contemplare tutto e non è moralmente accettabile che tra due ipotetici stronzi se ne demonizzi solo uno. Proviamo a contestare anche chi tradisce, non solo chi si vendica, e magari queste cose cesseranno da sé.

E’ chiaro che il messaggio che questa pagina manda, a differenza di quella sulla SA che tanto ho apprezzato, è che se si trova davanti commenti scomodi, o che la mettono in crisi, o semplicemente stupidi, non lascia correre ma censura. E’ anche indicativo il fatto che sul loro blog ci siano pochi commenti.  Sicuramente è possibile che la questione del sessismo non attiri quanto la causa animalista, però mi chiedo se anche lì non ci sia censura preventiva anche contro commenti che portano effettive argomentazioni e punti di vista diversi. Sulla loro pagina fb è raro infatti imbattersi in flame o discussioni accese (per lo più si trovano scambi di battute tra gente già convinta che deve solo smussare gli angoli), tanto che si percepisce un’aria di ovattata sicurezza molto simile ad alcune pagine femministe o vegane estremiste in cui al primo commento fuori posto sei fuori. Non un bel clima in realtà per discutere, e soprattutto non mi dà l’idea di volersi mettere in gioco. Queste sono le idee che mettono sul tavolo, e quelle sono. Non si cambia niente. Se ti piace mangi, altrimenti fuori. Azz.

Di sicuro stiamo parlando di minuzie, perché in mezzo a tanta merda social, questa pagina anche così è un toccasana. Però spiace vedere questo comportamento.

Pochi giorni fa un admin esordisce con questo post:

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Le accuse alla pagina Il redpillatore sono abbastanza gravi mi sembra, e se anche fossero accuse solo alla “teoria”, visto che non sono supportate dalla pagina del Redpillatore, avrebbe giovato far notare che non tutti condividono questa visione fatalista. Addirittura di settarismo, “conta solo il bel faccino” e soprattutto asserisce che le uniche soluzioni proposte siano la chirurgia e il suicidio. Cose che a leggere le faq in realtà non sono scritte proprio da nessuna parte. L’admin sembra contestare polemicamente sulla base della propria ininfluente esperienza (quella dell’amico), senza di fatto provare niente di quanto dica. Non c’è un solo link che aiuti a capire a cosa o a chi si stia riferendo in particolare e, in mancanza di quelli, è legittimo che chi invece segua anche solo una parte della teoria si senta messo in mezzo. Anche se alcune cose della pagina Redpillatore non sono chiare e non mi trovano d’accordo (ad esempio creare una scala oggettiva di bellezza, che ancora non ho capito che parametri usi) ci vogliono prove molto forti per accuse altrettanto forti. E invece, come sempre capita quando li si contesta, ti rispondono in pagina, nei loro stessi commenti:

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Il commento dell’admin parla di “Eugenetica”. Noi non possiamo sapere cosa effettivamente abbia scritto l’utente, certo è che non demolisci una posizione con la reductio ad hitlerum. Anche perché sempre sulle faq trovi scritto:

La centralità della genetica nel determinare la qualità della vita di una persona e, di conseguenza, l’importanza di fornire ai propri figli (qualora si decida di averne) la migliore genetica possibile.

Scritta con queste parole quasi asettiche l’ignorante potrebbe capire “dobbiamo dare la precedenza agli ariani” ma chi ha un minimo di basi di logica e studio del pensiero capisce bene che in realtà si parla appunto di fornire i migliori strumenti ai figli e a chi ci succederà. Ma questo pensiero è banalmente sottinteso nella vita di tutti i giorni. Quando il lavoratore sottopagato non fa figli perché sa di non poter garantire un futuro ottimale al figlio sta facendo praticamente la stessa cosa. Anche due genitori che rischiano di avere figli con l’anemia mediterranea, e consci di questo mi auguro ci pensino bene dieci volte prima di figliare. Lo stesso vale anche per chi sa di poter avere figli con problemi di varia natura. Anzi, è egoistico il discorso opposto, spesso di matrice cattolica: far comunque nascere un bambino, anche se vivrà nella povertà, o con un arto in meno, o attaccato ad un respiratore, solo perché è “comunque vita”.

Per quanto si possa giocare, come fa l’admin, con le parole “eugenetica” e “nazismo”, in realtà dimostra gli stessi spunti manichei di quando quell’altro condivise la bufala dei botti di capodanno con argomentazioni debolissime. E bannando, senza metterti in gioco, senza demolire un pensiero come quello che sopra ho appena espresso (che mi sembra molto condivisibile, e non mi reputo né nazista né eugenetista) fai la figura di chi non ha alcun vero argomento da contrapporre.

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L’admin poi continua su una scia che, credo, nessuno dall’altra parte avesse intrapreso. In effetti non ho mai letto di proposte di suicidio o di chirurgia, anzi. Postare un esempio o uno screen avrebbe sicuramente giovato perché così rasenta la polemica più sterile. L’admin non sta demolendo una teoria o un pensiero, sta semplicemente dialogando con se stesso con l’idea che si è fatto sulla base di quel poco che deve aver visto/capito. Se sono precisi e puntuali a smontare alcune teorie femministe, va detto che qui non c’è la stessa precisione che ci si aspetterebbe.

C’è in effetti uno screen fatto che può essere interessante vedere:

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In effetti è una frase un po’ forte- anche se va detto, su scritti di Oscar Wilde si trova di peggio- che non mi trova d’accordo. Andrebbe contestualizzata, credo. Anche io quando sono incazzato mi spreco in improperi contro tutto e tutti che, se prendessimo a sé quei casi, ne uscirebbe un mostro sociopatico. Questo screen però non ha niente a che fare col discorso (al massimo si può accusarli di essere misogini, ma non c’entra nulla con quello di cui sopra) e pare essere più un avvelentamento del pozzo (che è una fallacia logica, ricordiamo). In più, se accusi qualcuno di essere guerrasessista o misogino un solo screen non prova nulla. Occorrerebbe vedere tutti i giorni post come questi per poter sostenere questa accusa, e in pagina non ve n’è traccia. Anzi, in realtà trovo che si discuta con un fare un po’ internettiano (quindi sì, molto incline alla polemica e alla discussione) di tutto. Un post era addirittura una critica al comunismo.

Se poi questa frase non fosse né una goliardata né un trucco per aumentare gli scritti ma fosse proprio il pensiero dell’Admin, gli si dovrebbe accordare la stessa correttezza che io accordavo a quello che condivideva bufale, separandolo dal pensiero della massa restante. E’ molto facile accusare di misoginia una persona che magari si sta solo sfogando dopo un tradimento o una vita passata a morire per una persona che poi andrà dietro al solito palestrato. Insomma, come sempre io cerco di usare il principio di carità ovunque, mentre l’admin (gli admin) di Antisessismo caricano a testa bassa in malo modo, senza mai concedere che effettivamente possano essersi sbagliati su qualcosa. E questo comportamento lo avevo già segnalato nell’articolo di Logica Onnivora: c’è da diffidare da chi non ammette mai un errore perché non significa che non sbagli mai, solo che non è capace a capirlo o è troppo orgoglioso.

Per dovere di cronaca riporto le risposte del Redpillatore e i suoi:

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In sostanza, mi sembrano posizioni molto più ragionevoli e meno forti di quanto scriveva l’Admin di Antisessismo tra un’accusa infondata e uno strepitio contro l’eugenetica.

E nel mio cerchiobottismo lasciatemi dire un’ultima cosa. Anche il continuo riferimento alla pillola rossa o alla pillola blu, mutuato da Matrix (cosa che tra l’altro accomuna il redpillatore a Tanker Enemy, che già usava le citazioni di Matrix parlando poi di scie chimiche) mi dà l’idea di essere, come Antisessismo, diviso tra due poli: o sei con noi e sei quello buono, sveglio e tanto caro, o sei con loro e sei addormentato, rincoglionito e con la bava alla bocca. Chi non contempla mezze misure mi dà sinceramente fastidio, ed è forse per questo motivo che si parla di “setta”. Non mi piace che si sia “risvegliati” solo se si seguono certi dogmi o punti di vista sul mondo, e si sia bollati come qualcosa di meno se non li segui, preferisco vederla come diversi modi di interpetare la realtà.

Alla luce di tutto ciò:

Antisessismo sì o no?

E’ innegabile il lavoro di controinformazione che fanno ed è innegabile che i loro scritti siano referenziati e puntuali quando smontano i vari dogmi femministi. In altri casi la pagina sembra animarsi di vita propria e far partire i flame che negli stessi commenti però non vogliono, con la medesima claudicante retorica giustificazionista delle pagine femministe o ambientaliste quando gli porti dati contrari.

In sostanza a me piaceva ma leggendo cose come queste la rispettabilità di una persona (e di una pagina), e per estensione delle idee che propone, possono compromettersi. Per cui il consiglio che mi sento di dare a chi gestisce la pagina è di sopportare i contrari e i commenti stupidi. Se sono così stupidi non attecchiranno, mentre se sono argomentati occorre una risposta, non censura. Altrimenti, purtroppo, non siete troppo diversi da chi tanto contestate.

L’ottica riduzionista

Pochi giorni fa ho pubblicato un articolo sulle finte alternative dicendo ad un certo punto che come argomento era collegato ad un altro; questo di cui parlerò ora.
La finta alternativa a vena polemica, tanto quanto, si può fronteggiare. Basta essere sinceri come ho proposto di fare io nel mio articolo, e nessuno potrà fare niente se non insultarti o dirti che sei uno sporco infedele che non la pensa come deve pensare (secondo altri, ricordiamolo).

Invece, questa è un’altra polemica che ricorre molto spesso in varie conversazioni. Forse si ripresenta più spesso con ambientalisti, animalisti, presunti antispecisti et similia, gente convinta di cambiare il mondo cambiando dieta o buttando le cicche negli appositi bidoni.

E’ l’ottica riduzionista.

<<Visto che si può non mangiare carne, perché la mangi?>>
<<Visto che si vive anche senza fumare, perché lo fai?>>
<<Visto che si vive anche senza sport estremi, perché farne?>>

Queste sono solo alcune di quelle domande millenarie con cui tutti, almeno una volta nella vita, dovremo fare i conti. Non necessariamente a livello polemico ma anche solo in forma di interrogazione personale sulla nostra identità. E la domanda è sensata: se posso evitare, perché non farlo?
La risposta che ho dato nell’altro articolo soddisfa già pienamente questa domanda: è sufficiente per me desiderarlo per farlo. Non si vive per far contenti gli altri ma per essere felici e far felici, in una situazione di negoziazione continua. Non si fa “tutto” ma ciò che conviene e che si dimostra essere innocuo per la società, o in qualche modo fruttuoso alla luce dei danni, come il fumo per qualcuno.
Io non sono felice ovviamente se qualcuno fuma come un turco e si danneggia i polmoni (o danneggia i miei col fumo passivo) ma il quieto vivere e il buon senso mi fanno capire che tutti quanti noi abbiamo oltre a tanti pregi anche tante virtù. Criminalizzare una delle precedenti significa non poterne usufruire io stesso, e giocare a fare i puri significa sostenere il peso del non eccedere mai ed essere impeccabile.
Perché se oggi andassi dal turco fumatore a dirgli di non farlo magari oggi mi fanno contento e creano una legge apposta per me ma il giorno dopo qualcuno farà una legge sul vietare i videogame o i manga, che invece mi piacciono tanto, perché a dire di qualcuno sono pericolosi. Ci sono ovviamente diversi gradi di pericolosità, e quello del fumo è accertato, ma per il mio discorso facciamo che siano tutti sullo stesso livello.
Quindi io potrei, volendo, creare problemi ad altri, ma poi altri creerebbero problemi a me. E’ molto più fruttuoso per me giocare ai miei videogame senza risultare pedante a chi vuole fumare per i fatti suoi e danneggiarsi, giacché poi lui lo potrebbe fare con me.
Tanto più che io stesso un giorno potrei averne bisogno. Le persone si rilassano fumando e ora come ora non ne ho bisogno, ma se dovessi un giorno perdere il lavoro, l’amore, gli amici? La sigaretta tanto odiata sarebbe a quel punto un mezzo in pi per evadere, per aiutarmi, per rilassarmi.
Per collegarmi al discorso dell’altra volta, qualcuno potrebbe obiettare dicendo

Se lo scopo è rilassarsi, perché non giocare ai videogame anziché fumare?

La risposta è sempre la stessa: perché mi va di fare le mie scelte, non le tue. Ma aggiungo una cosa in più: esistono molti altri parametri sulla base dei quali scegliere qualcosa. Il costo (i 70 euro di un gioco contro i pochi euro di una sigaretta), il tempo e le modalità di attivazione (entrambi di pochi secondi), oggetti correlati all’uso (una console di centinaia di euro contro un accendino di pochi euro) ed eventualmente il tempo di utilizzo (svariate ore di un gioco contro pochi minuti di una sigaretta).

Quindi l’equazione si fa di gran lunga più complessa. Nell’immaginario collettivo le cose vengono storpiate, i loro concetti ridotti all’osso,

SIGARETTA=MALE, GUGA!

mentre invece, come ogni cosa, è tutto rapportato alla soggettività del singolo. Certo che le sigarette fanno male (lungi da me sostenere il contrario) ma non è detto che per me questo nel rapporto pro/contro dato dalla situazione sia importante. Se ne fumo una, il rischio è ridotto e il rilassamento è quello che conta di più sul piatto della bilancia. Se sono un vecchio di 60 anni che fuma dai 40 il rischio comincia a farsi sentire, e il rilassamento forse non vale più il rischio.
Ma bisogna considerare anche altri elementi nel giudicare la cosa. Prendendo di nuovo l’esempio del signore senza più amici, amore, lavoro, che decide di sfondarsi di sigarette per sostenere la tensione, si potrebbe anche provare a farlo smettere. Ma se in mancanza delle prime, dovesse ricorrere invece all’alcool, o addirittura alla droga?

Una persona quindi non può essere giudicata sulla base di quel che fa singolarmente, magari nell’unica volta in cui la vediamo in simili atteggiamenti. Quella persona ha scelto ciò perché ha fatto i suoi calcoli di pro/contro e porta avanti la sua decisione, come noi prendiamo le nostre.

Vuol dire che non siamo più liberi di aiutare o di provare a migliorare gli altri?

No, è possibile farlo. Sempre tenendo a mente tutto ciò che ho scritto prima. E se in mancanza di quelle ricorresse ad altro, magari più pericoloso? Dobbiamo metterlo in conto anche noi nei nostri calcoli. E bisogna tenere a mente che “migliorare” segue una logica soggettiva. Chi decide chi è migliore e chi è peggiore? In base a quali azioni, quali parole?
Un buon samaritano che aiuta gli altri ma che smadonna come Mosconi e che fuma come un turco, vale tanto o vale poco?
Una persona che si batte per i diritti dei più deboli ma che ogni tanto butta una cicca per terra o sputa, vale tanto o vale poco?
Le persone sono tutte così, sono sfaccettate, sono complesse. A volte nella loro vita fanno cose per noi meritevoli, altre volte no. Non ha senso colpirle laddove sono più deboli per ferirle o per giudicarle, quando hanno tutti anche momenti positivi. E questo vale anche per noi, perché non facciamo cose buone o cattive, facciamo cose, e basta. Cose che ci fanno felici, o che fanno felici le persone che amiamo e di cui ci importa.

D’accordo, ammettiamo che sia così per le cose come il fumo. Ma allora basta fare questo discorso ad un livello superiore, ad esempio con le droghe. Perché assumerne se si può evitare?

Il discorso “si può evitare” fila solo se l’altro è d’accordo, o se c’è un sistema di valori cui attenersi per propria scelta (ho fatto voto di non bere, non bevo, sì che posso e devo evitare) ma non funziona se la persona in questione ha dei motivi.
L’assunzione delle droghe è sempre correlata ad un disagio sociale e/o familiare. Io ci andrei piano con i giudizi anche verso queste persone. L’assunzione di qualcosa di più dannoso non indica automaticamente una persona più frivola, è anzi indice di un problema maggiore. Per cui a questa domanda io non potrei rispondere in bianco e nero, si dovrebbe valutare caso per caso, singolarmente, e si dovrebbero come sempre calcolare pro/contro prima di dire ad un’altra persona cosa fare della propria vita.

Esiste un argomento a margine che è quello

Sia chi fuma, sia chi fa uso di droghe, in qualche modo grava sul sistema sanitario pagato con le mie tasse. Dunque è un danno alla collettività. E dato che come dici tu ciò che la danneggia va eliminato, ha senso farlo con droghe e fumo.

Legittimo pensarlo. Però come facevo notare con la falsa alternativa, è pericoloso mettere dei paletti “non si fa”, “non si dice”, “non si deve” perché pone le basi in essere per una società pericolosa, in un secondo momento, per tutti. Tu che ora ti lamenti di chi grava sul sistema sanitario nazionale, sei assolutamente sicuro e certo di poter garantire che tu non graverai mai? Che non sarai mai un alcolizzato, un drogato, un violento, ecc?
Certo che sul momento tutti risponderebbero “assolutamente!” salvo poi dopo una decina di anni, di fronte ad un lavoro perso o a un amore finito, ricredersi completamente. Per cui io sostengo che debba esserci sempre un margine di errore per tutti, possibilmente non criminalizzabile e non perseguibile. Nessuno può sapere cosa faremo e come saremo fra una decina d’anni, è possibile che in quanto paralitici saremo tutti un peso per la società. Ciononostante anche chi è un peso ha pur sempre amici, parenti e sostenitori, è sempre in qualche modo un simbolo (come Welby, ad esempio) e dunque anche chi grava sugli altri ha una certa forma di potere sulle masse (ci sono manipolazioni emotive varie, ma il mio discorso è chiaro).
Quindi sebbene il mio discorso verta sulla società e il mio criterio per rendere illegale qualcosa siano i danni alla stessa (ad esempio pedofili e stupratori) va anche messo in conto chi è legato al “peso”, ideologicamente, emotivamente. Non è mai un calcolo semplice così come viene posto, fumi=mi crei danno. Non solo, si deve anche tener conto del numero. Assumendo che mangiare carne sia poco etico (tutto da dimostrare a dir la verità, e ora spiego perché) bisogna anche tener conto delle persone che lo fanno. In una società composta al 90% da persone “poco etiche” sono loro che sbagliano o forse sono io che ho un pensiero distorto su un dato argomento? E’ certamente possibile che io sia un novello Galileo, assolutamente. Ma allora, solo perché nella storia sono esistiti i Galilei e i rivoluzionari vari, tutte le cazzate presto o tardi diventeranno rivoluzioni?

Tornando al discorso di cui sopra, chi combatte ad esempio contro i medici obiettori, fa uso in qualche modo dei casi di malasanità che hanno visto donne partorire abbandonate a loro stesse. Chi combatte la droga ha bisogno di casi empirici di persone rovinate dalle stesse. Chi combatte il fumo stessa cosa. Si mostrano gli effetti di qualcosa per invitare gli altri a non incorrere negli stessi errori. Quindi in questi casi anche chi viene criticato ha un uso particolare che torna utile agli stessi detrattori. Dunque l’equazione potrebbe già diventare fumi=crei danno a me e a te + mostro una tua foto a gente per non farla fumare=salvo 10 persone delle quali solo una fumerà, useremo sue foto per salvarne altre 8, e così via.
Insisto sui calcoli per dimostrare che non esiste mai, neanche nella concezione più astratta, una valutazione umana veramente efficiente che rappresenti la realtà. Si deve integrare con più variabili possibili che ovviamente sfalsano i nostri risultati, e che rendono il mondo, che prima per noi era bianco e nero, un unico grigio.

Tornando al discorso precedente, non possiamo sapere ora chi graverà sul sistema, ed è ingiusto prendersela con chi, per natura o sfortuna, è incappato in droghe, alcol o armi. La vita è difficile, e qualcuno a volte sceglie la via più facile per uscirne.

Le alternative di chi sta male sono poche, il suicidio, ed è sempre un dolore per la comunità, o l’omicidio, perché se non hai più niente da difendere non te ne frega nulla degli altri, e al dolore non si parla, con il dolore non si ragiona. Non c’è buonismo o giudizio che tenga.

In tal senso è dovere della società reintrodurre chi sbaglia e non solo, nei limiti del possibile aiutarlo, amarlo e fargli capire come evitare. Ma queste persone non hanno sbagliato perché faceva comodo, lo hanno fatto per cause di forza maggiore, oberate dal peso della vita che spesso con alcuni si rivela ingiusta. Sono prodotti della società, della cattiveria intrinseca dell’uomo. Non si può parlare di società utopiche senza prima dover affrontare i prodotti di quel che c’è ora, che pure esiste e merita aiuto.
Per cui se prima ho risposto “occhio, che a togliergli la sigaretta potrebbe passare alle droghe” ora risponderei “occhio, che a togliergli le droghe potrebbe suicidarsi o uccidere”.

Sono problemi sociali complessi, lungi da me dare risposte univoche, ma credo che evitare giudizi, evitare stigma sociale, evitare di additare azioni o comportamenti e bollarli come “male” senza farci un ragionamento di questo tipo sopra sia un aiuto non da poco per chi affronta queste situazioni. Ora tocca a loro, e li aiutiamo anche se gravano, ma questo vale per tutti. Se domani qualcuno avrà bisogno sarà aiutato, anche se grava sugli altri. E’ questo il significato di collettività, aiutarsi a vicenda e non solo creare una società di esseri perfetti che non fumano, non bevono e vivono per il lavoro senza neanche fermarsi un attimo a godere dei piccoli piaceri della vita.

D’accordo. Questi casi sono i più “pesanti”, quelli che si fanno sentire maggiormente. Ma nel caso di cose veramente frivole come la carne, che causano la morte di altri esseri senzienti?

Questo è il fine ultimo che ho dato al mio blog, parlare delle minuzie. O meglio, argomentare con i dettagli, ma anche parlare delle minuzie. Questo è un argomento che si ripropone spesso nelle discussioni, specie con vegani e affini.

La carne non è dannosa come il fumo, anche se qualcuno vorrebbe spacciarle come cose identiche per un maggior impatto emotivo. La carne effettivamente è facilmente attaccabile, così come la caccia, le pellicce, la cosmesi (di cui parlerò più avanti) perché può essere evitata.

Per rispondere a quest’altro quesito, oltre a indicare l’articolo a inizio pagina che ho suggerito sulle alternative, rimando a quello sulla felicità per riassumere alcuni concetti.

Successivamente è da mettere in discussione il concetto “evitare”.
Il fatto che si possa, non vuol dire che si debba.
Una persona fa quel che fa perché lo desidera, o perché lo sente. Se una persona non mangia carne è da supporre che stia male nel farlo, o che per etica voglia evitarla. Ma una persona che non ha lo stesso tipo di sensibilità verso la vita animale, e ha un punto di vista diverso sull’equiparare quella umana a quella animale, non ha alcun motivo per non mangiarla.
E’ etica tua, non mia, risponderei. Tanto basta. Fosse anche solo per gusto, sarebbe per me un ottimo motivo per gustarmela. Come nel caso del fumo abbiamo pro e contro dove si inserisce anche la materia etica e nel nostro bilancio dobbiamo far quadrare tutto. Ma mentre per il veg alla voce etica si legge vale tantissimo, per altri si legge vale relativamente. Il gusto invece vale molto di più. Quindi anche qui abbiamo persone che fanno cose sulla base della loro soggettività. E evitarlo ha senso se c’è un ritorno pratico o emotivo. Nel vegano c’è, negli altri evidentemente no. A tal proposito linko uno degli articoli più belli (secondo me) del mio blogger preferito e insegnante spirituale sul mangiar carne. Come dice lui nei commenti, è possibile che un artista faccia a meno di un colore per disegnare. Ma questo non lo rende migliore, non rende la sua arte la più bella, è semplicemente arte con un colore in meno. E se io invece gioisco nell’usare quel colore lo farò, e non mi interesserà dell’artista che riesce anche senza. Buon pro gli faccia, io continuerò sulla mia strada.

Risposto questo, se il vegano di turno è intelligente capirà che c’è una divergenza di opinioni e che l’etica non è criticabile. Se invece si rivela essere un estremista, risponderà le solite baggianate a base di pedofili, stupratori e qualcuno anche sulle lotte fra cani.
Ebbene sì, per queste persone mangiare carne è paragonabile allo stupro, all’assassinio e alle lotte gladiatorie tra polli e cani fatte solo per piacere. Si dimenticano però di dire che c’è una massa critica di persone che mangia carne, mentre non c’è una massa critica di mafiosi che rivendica il diritto a far lottare i cani. Insomma, ciò che vuole la gente ha un peso non indifferente su ciò che è etico e ciò che è giusto e mi spiace se tu paragoni una persona ad un animale (con uno stringi un patto sociale, con l’altro al massimo di sudditanza e reciproco sfruttamento) dunque non mi interessa se facendo qualcosa ti ritieni superiore o più etico, finché non rappresenterai almeno il 90% della popolazione per me non ti devi imporre. Ma a dirla tutta non dovresti importi neanche in quel caso, perché altrimenti ora saremmo giustificati a discriminare i vegani, che rappresentano solo lo 0,02% della popolazione Italiana. Una società intelligente permette a tutti di godere della propria etica e dei propri bisogni, al vegano, al melariano, al carnivoro di turno. E se qualcuno grava sul sistema sanitario, vedasi discorso di prima.

Per approfondire ciò che dicevo prima, ha senso il mio discorso sulla maggioranza in quanto una persona può dichiararsi retta moralmente quanto le pare, e definire tutti gli altri un ammasso di idioti. Rimane il fatto che sei da solo, o sei in una cerchia ristretta di persone che la vedono come te, quindi purtroppo sei tu a doverti adeguare. Per te la vita animale è sacra? Molto bene, suppongo tu stia scrivendo da un pc di legno in mezzo alla savana. Però amico mio, devi fare i conti con la “normalità” degli altri.

Quindi la normalità la crea la maggioranza?

Qui siamo ad un punto focale del mio discorso. La mia risposta in tal caso è sì. Un’idea non è una cosa che esiste nel mondo ma solo una rappresentazione concettuale di un essere intelligente come l’uomo che è sfalsata dai suoi sensi, dalla sua memoria, dal suo linguaggio, dalla sua capacità critica e così via. Noi non ci interfacciamo con LA VERITA’ ma solo con rappresentazioni soggettive condivise presso culture e società. La stessa idea di giustizia, che in natura non ha alcun senso, ha comunque valori diversi a seconda del contesto storico, geografico e politico.
Per questo, e con cognizione di causa, mi risulterebbe risibile e financo arrogante chiunque avesse il coraggio di venirmi a dire che non si uccide perché la vita è sacra, loro sono bbbuoni, teneroni e se lo facessero attè no.
Non esiste nel mondo. Questo è un modo di vedere le cose determinato da un sentire particolare, che deriva da un essere o da un esperire. Cos’è, i nostri nonni che tiravano il collo alle galline erano brutti bastardi senza cuore? No, c’erano valori diversi, e la vita animale non era ai primi posti. Il che non vuol dire che oggi non se ne debba tener conto. Ma che a prescindere dal discorso storico, permangono parametri etici, spirituali, geografici, d’uso e così via. Voler appiattire tutti gli altri su un solo tipo di etica, su un solo modo di vedere la cosa è altamente pericoloso e non serve che io spieghi perché.
Questo discorso che loro fanno con gli animali io potrei farlo a loro con qualunque altra cosa esistente usando la loro logica.

<<Perché leggi libri o usi mobili in legno? Lo sai che gli alberi ci danno ossigeno? Smetti di leggere>>
<<Perché vivi in società? Gli appartamenti sono derattizzati e deblattizzati, si produce inquinamento che a sua volta uccide vite animali e si usano medicine testate.>>
<<Perché usi tecnologia? La tecnologia sfrutta coltan, un minerale estratto a seguito della deforestazione e del massacro di gorilla congolesi. Inoltre è pure testata.>>
<<Perché hai un tatuaggio? Lo sai che tutte le chine esistenti, anche quelle farlocche cruelty free, sono testate su animale?>>
<<Perché stai salvando il tuo animale con tecniche veterinarie affinate grazie alla
sperimentazione animale o farmaci da essa derivati? Deve morire, è la natura.>>
<<Perché usi una macchina inquinante che usa idrocarburi ottenuti da carcasse di altri animali? Vai in bici>>

Insomma, potrei continuare all’infinito. Quindi il discorso “è tutto un piacere inutile” vale finché è qualcosa che non li tocca da vicino. Quando fai notare loro che tecnicamente tutta la società si basa su piaceri evitabili a rigor di logica non riescono a far altro che ad arrampicarsi sugli specchi.
Mi è stato spesso risposto, da animalisti estremisti, <<Perché il pc lo uso per lavorare!>>
Ma grazie! Allora, secondo la tua stessa logica, trovati un altro lavoro! Cos’è, per comodità la tua etica viene meno e ti permetti di massacrare innocenti solo per questo?
Un altro genio mi ha risposto <<La macchina la uso per andare a lavoro!>>
Stesso discorso amico mio! Trovatene uno più vicino o vai sempre in bicicletta! Hai già dimenticato che stiamo mettendo al bando le frivolezze? Vale per tutti, quindi anche per la tua comodità nel non dover andare in bici e farti i chilometri alle sei di mattina. Pedala, pedala.

E vengono a dire a noi che la carne è frivola, e che la mangiamo solo per la comodità di non dover cambiare dieta. Riesco a comunicare quanto sia ridicola questa idea basata su assunti totalmente arbritrari e liberticidi? E sia ben chiaro, non sto ridendo di chi vuole fare qualcosa e sentirsi utile. Ben venga.
Quel che non può fare è venirmi a dire che è migliore di me, che fa di più, che sono peggio di lui e altre scemenze totalmente arbitrarie, perché poi scatta il meccanismo “ora ti epuro io su altri argomenti”

Perché il discorso è “evitabile” lo fai a te stesso, non ad altri. Per altri non è evitabile la gastronomia, o un bel pc sicuro con cui lavorare, o un bel tatuaggio per sentirsi più belli.
E così si chiude a cerchio il discorso <<ma perché invece di … non fai…?>>
Ecco spiegato. Al bando l’ipocrisia, giacché ogni cosa in questa società è criticabile, pure vivere, se qualcuno avesse particolarmente a cuore i batteri che sterminiamo in un numero superiore a chissà quanti olocausti messi insieme. E che dire dei legami presenti nella materia che disgreghiamo senza pietà ogniqualvolta compiamo un singolo movimento? Che dire degli atomi, che ci donano tutto con generosità, che noi spezzettiamo in materia infima? E’ ora di dire basta, l’uomo deve estinguersi.
Ecco, se qualcuno pensa che io stia esagerando provi a ricordarsi che esistono i melariani, i respiriani e i giainisti.  ( da cui cito “Ahimsa o il non recare danno alla vita: non danneggiare tutti i tipi di vita, umana, animale o qualsiasi altro essere che abita corpi viventi. I santi giainisti scoprirono che inalando distruggono la vita degli organismi che si trovano nell’aria. Essi filtrano quell’aria tramite un pezzo di stoffa. Naturalmente i laici lo troverebbero difficile, e ne sono esentati. Questo atteggiamento è basato sull’idea della potenziale uguaglianza di tutte le anime. La non-violenza deve essere praticata nelle azioni e nelle parole“)

Dunque sì, la maggioranza fa eccome la “normalità”, che altro non è che una rappresentazione astratta di qualcosa di indefinito a sua volta, ma che ci consente di regolarci un minimo.

Non ultimo però, esiste un discorso legato a quest’ottica riduzionista che è pericoloso oltremodo, e si lega anche al discorso vegano sì/vegano no su cui secondo me, una volta demolita l’ipocrisia esterna, ha senso interrogarsi almeno una volta nella vita:

1) I vegetariani non mangiano carne
2) Visto che si può, i vegani non mangiano carne, uova, latte e derivati animali
3) Visto che si può, i fruttariani mangiano solo frutta
4) Visto che si può, i crudisti mangian solo crudo
5) Visto che si può, i melariani mangiano solo mele
6) Visto che si può (almeno per brevi periodi) i respiriani non mangiano NULLA
E in work in progress c’è l’autoestinzionista, visto che si può, perché non uccidersi?

Tutte le declinazioni vegano-estremiste, sono una prova effettiva di quanto dico. Ad avallare il discorso “si può, allora si fa”, semplicemente sarebbe l’estinzione. E prima si andrebbe ad intaccare i piaceri altrui, “evitabili” ovviamente, per poi finire gradualmente con il proprio malessere e il totale non-senso legato alla propria esistenza.
Io rispetto al massimo chi vive una vita cercando di non fare del male e senza imporsi agli altri. Lo incoraggio e lo aiuto pure se vuole.
Ma questo non deve diventare un discorso valido per tutti perché poi appunto dovremmo decidere se salvare gli animali, il pianeta, o noi stessi.
Un discorso eccessivamente pericoloso. Io non vivo per far contenta madre natura, non vivo per far contente delle bestie, non vivo per gli altri. Vivo in primis per me stesso, la mia autonomia vitale, sentimentale e psichica dipende da me. Poi vengono per me tutte le persone a me care, da cui dipendono le cose sopracitate in misura leggermente minore. Poi, secondo coscienza, per me può venire il kebabbaro da cui passo le giornate, il barbone che mi sorride quando gli elargisco qualcosa, il fumettaro di fiducia, la vacca, il bue e l’asinello.
Ma a deciderlo sono IO, non altri secondo la loro coscienza.

Quindi, visto che si può, perché no?
Perché decido io quando sì e quando no, non tu!
Io mi sono fatto un bilancio e a vivere da melariano, o anche solo da vegetariano, starei male. Non necessariamente fisicamente, ma emotivamente e psicologicamente. Ben venga se una persona vuole provare le gioie del respirianesimo, ma ben si guardi dall’impormele, perché poi subirebbe la mia reazione.

E’ un’arma a doppio taglio il “si può, allora si deve” perché per essere inattaccabili come facevo notare prima si dovrebbe vivere sugli alberi (a dire il vero non basterebbe manco quello perché vivere su un albero toglie la possibilità ad uccelli di fare il nido).

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Volete questo? No, vero? 😦

 

 

La natura stessa, a partire dalla creazione dell’omeostasi, e della capacità della cellula di nutrirsi dell’esterno per mantenere l’interno dimostra che c’è un equilibrio puramente egoista a gestire il tutto.
Ma questo ovviamente non vuol dire che siccome le mie cellule sono egoiste, da domani andrò ad accoltellare chi mi capita. E’ una mera presa di coscienza, banale e financo onesta: non posso essere a impatto zero, non posso essere etico per tutti, la mia vita grava in qualche modo a qualcuno o qualcosa su questa terra. Dovrei non esistere per essere veramente inattaccabile. Un esempio chiaro della pericolosità di questo atteggiamento nichilista ce lo danno i vegani estremisti. E dunque si decide cosa sì e cosa no sempre secondo coscienza, appurato che non sia un danno per tutti, che non abbia pro e che a volerlo non sia una cospicua maggioranza. Queste precisazioni nel caso della carne sono tutte invalidate.

Siccome questo discorso è importante, lo approfondirò più avanti con altre considerazioni sull’arbitrarietà della cosa, perché so benissimo che loro spesso rispondono “salvare poche vite ha comunque più valore che non salvarne nessuna, come fai tu”. Per ora proseguo con il mio discorso, ma dedicherò altri articoli alla questione, perché è interessante non solo per rispondere alla loro arroganza ma anche per noi stessi, per capirci e per essere sinceri con noi stessi.

Tornando al discorso nichilista perché avere di più se si può evitare e magari salvare il mondo o qualche vita, basato più che altro sull’etica, rispondo che va preso in considerazione un aspetto forse crudo, ma umano il più possibile.

E se a me non importasse nulla di una bestia che passa le sue giornate a rotolarsi nel fango, che magari non sa neanche di esistere?

Se anche io mi privassi della sua carne, lui saprebbe di me? Saprebbe dei miei sacrifici?
Molto probabilmente no. E anzi, continuerebbe a vivere la sua vita per poi terminarla in natura azzannato vivo da qualche predatore.
Quindi in sostanza, io che ho autocoscienza e intelligenza secondo gli animalisti/vegani posso scegliere (devo scegliere, secondo loro) di astenermi dalla carne ma a conti fatti la sorte di quell’animale non sarebbe troppo diversa. Sarebbe pure peggio.
Un conto è finire mangiati vivi, o stroncati in modo violento come avviene in natura, un altro conto è uccidere un animale con tutte le tecniche di stordimento oggi in vigore come la pistola captiva. Morire incoscienti è sempre morire, ma è nettamente meglio che morire coscienti, e sfido chiunque a dirmi il contrario.
Sento già gli animi dei fondamentalisti che si incazzano:

EH MA ALLORA SE E’ TANTO BELLO PERCHE’ NON TI FAI METTERE UN CHIODO IN TESTA COME ALLOROH??!’!??!

Semplice, perché la mia vita voglio viverla al massimo, godendomi tutto ciò che ancora ha da offrirmi. Ma ribadisco che, se mi venisse data la scelta, alla fine della mia vita, di poter decidere se morire di infarto, di tumore, di solitudine e di tutte le altre cose orrende che può soffrire un uomo cosciente prima di morire, opterei sicuramente per una eutanasia tranquilla, veloce e indolore. Ma senza pensarci.
Quindi è vero, strappiamo agli animali la loro vita, su questo non discuto.
Lo facciamo per un piacere di gola (non solo a dire il vero, ma approfondirò poi se no diventa troppo lungo qui)

Però lo facciamo con più umanità possibile. Uccidiamo, ma uccidiamo nel migliore dei modi. Lo ribadisco perché molti sembrano invece dimenticarselo. C’è una bella differenza tra le varie morti, vi invito a guardare questo video per capire meglio cosa intendo.
E mi state dicendo che questa morte è preferibile a quella nei mattatoi? Scusate, ma qui se c’è qualcuno che pecca di ipocrisia non è chi mangia carne ma chi si arrampica sui vetri dell’etica da due soldi.

Chi dice che l’uomo non deve mangiare carne ma altri animali possono, sta avallando questa violenza, evitabile da noi. Non solo, sta dicendo che io, suo simile più complesso di una bestia, e che un giorno potrei tornargli utile, non merito un piacere di gola secondo lui.
Questa anche è una presa di posizione molto egoista. Mi sta bene che tu voglia salvare vite, ma stai quindi dicendo che la vita di un essere meno complesso vale più del mio palato di essere complesso, con cui tu stringi un patto sociale. Sono io umano che ti curo se stai male, sono io che insegno ai tuoi figli, sono sempre io che uso la forza per proteggerti dai ladri, non la bestia che salvi. E sulla base di questo non mi concedi neanche il piacere che chiedo, e che merito? Per me è intollerabile. E giacché mi imponi con la forza il tuo punto di vista io non lo rispetterò, e farò come mi aggrada. Io devo rispettare la tua incolumità, non quella dei tuoi dei o dei tuoi animali divinizzati. Perché tu fai parte della società come mio pari, loro no, e anche questo va messo in conto. Tu non possiedi gli animali della terra, sono risorse come l’acqua o il vento anche se senzienti, e posso usarli per coprirmi, al circo, per cacciare, per mangiare, per soddisfare i miei bisogni di essere complesso con tutto ciò che posso ricavarne. E danneggerei al massimo la tua etica, non la tua incolumità né la società umana, quindi è totalmente fattibile senza alcun danno per noi.

Aggiungo altre considerazioni. La posizione secondo la quale l’uomo è più intelligente e dunque possibilitato a privarsi è sbagliata secondo me proprio perché l’uomo essendo più intelligente ha più bisogni, non di meno.
Per fare un esempio banale, la significazione. I significati che attribuisce alle sue cose.
L’orologio del nonno non costa solo il suo effettivo valore, ha un prezzo affettivo incalcolabile.
Gli amici non sono solo compagni di vita, sono ricordi, vacanze, giochi insieme, scherzi, felicità.
La moglie non è solo prole e dovere coniugale, è un mondo di significati, gioie, amori, dolori.

Certo che potremmo privare l’uomo di qualsiasi cosa, esclusi cibo e acqua, ma che vita sarebbe poi? Sarebbe una gabbia cerebrale, proprio perché essendo più intelligenti abbiamo bisogno di più cose, non di meno. E la privazione la senti come un chiodo in testa per tutta la vita. Un po’ come quando aspetti babbo natale, o un giorno speciale, o un voto del professore. L’attesa è una forma di dolore psicologico dovuta al grado di incertezza che abbiamo sul mondo. Non sapere un risultato è pure peggio che sapere di aver preso 17 perché l’uomo ha una capacità mentale superiore, e ad essa sono legati anche tutti gli svantaggi correlati.
Ci vorrebbe più accettazione di sé stessi e meno benaltrismo, dovremmo tutti capire che l’uomo non è un angelo mancato, idealisticamente buono e puro, santo e caro, ma solo un animale un po’ più intelligente degli altri. Ha il raziocinio non per offrirlo alla terra, ha una vita non per offrirla agli altri ma per viverla spendendola come gli pare. E se credi che esista Gesù dall’altra parte, buon per te, ma io farò come mi aggrada di qua. Buon per te, amico caro, se credi che rinascerò sotto forma di verme ed espierò le mie colpe per aver mangiato i tuoi amici animali, io farò comunque ciò che sento.
Anche perché a usare questi argomenti ti ritroveresti a fare il santo martire buono e puro, ma poi avresti sempre davanti il più puro che ti epura. Ti si mette davanti il respiriano nudo anarchico e autodisfattista che reputa non etico pure il riprodursi e che gli dici? Nulla. Ora doni tutto in beneficenza, e non avrai figli, perché i figli hanno un impatto sul pianeta e sono un egoismo della specie (egoismo del singolo no ma egoismo della specie sì? Suvvia), perché hai posto le basi in essere per questo sistema di cose. Hai trovato quello che per vivere ha bisogno di meno di niente, ora t’aggiusti a ‘sto sistema e ti adatti tu a lui, non lui a te.

Vivere dunque non è solo fare cose buone (secondo chi poi?) e pure, utili, belle, dolci, care ma è in primo luogo trovarvi un senso. E un senso per vivere non te lo danno gli altri, lo trovi tu stesso definendo chi sei e cosa vuoi, facendo quel che piace a te, non quel che piace agli altri. Altrimenti la tua vita potenzialmente non avrebbe alcun significato. Sei il riflesso di altri, privo di identità, è come se fossi un doppione.
Non ultimo, non esiste una cosa che sia “eticamente accettabile” e una che non lo sia sempre ed in ogni momento. Esiste solo un rapporto di benefici/svantaggi che vanno di volta in volta presi in considerazione. Prima facevo l’esempio del respiriano esagerando ovviamente, ma non è un esempio così campato per aria. Infatti basta pensare ai melariani, ai fruttariani, o ai vegani che vivono senza carne e senza prodotti animali, uno (a loro dire) più etico dell’altro. Un fondamento di ragione ce l’hanno, mangiare carne è evitabile. Ebbene? Dopo che è evitabile, per quale motivo lo si dovrebbe evitare?
<<Perché lo dico io. Perché mi spiace che gli animali vengano uccisi.>>
<<Eh, a me no, e quindi? >>
Anche l’altro esempio, che ho portato dal “movimento volontario per l’estinzione umana” ha dalla sua un criterio che si appella comunque in qualche modo alla salvezza, solo che è il totale azzeramento dell’uomo a favore del…mondo…natura, boh? Ma dobbiamo estinguerci per far un piacere ai sassi? Ai lombrichi? Ha senso questo discorso?
Se dovessi scegliere tra essere un ipocrita e dire che con qualche piccolo sacrificio salvo il mmmmondo e ammettere che nel mio piccolo sono limitato, e qualsiasi cosa faccia in qualche modo faccio danno a qualcuno o a qualcosa, scelgo la seconda. Perché sarò anche stronzo, sarò anche egoista, ma quelle frivolezze sono la mia vita, e me la rendono degna di essere vissuta. Ma siccome non esiste una persona sola al mondo che sia esente da questa fallacia logica (basta vivere per essere incoerenti con questo sistema di pensiero riduttivo e nichilista) che senso ha appellarvisi? Ok, ora mi fai notare che sbaglio io (poi è da vedere, ma diamola buona). La prossima volta ti faccio notare che sbagli tu, con uno dei mille esempi che ho fatto sopra. E cosa è cambiato? Niente, ci scanniamo a vicenda ma siamo due entità organiche egoiste, ognuno sui propri argomenti preferiti, che in qualche modo depauperano, consumano, se ne fregano. Questa logica avrebbe senso solo se a dirla fosse un essere immune ad ogni critica. Voi rispettereste il parroco che dice di non fare peccato e poi è il primo a compierne? No, perché dice agli altri di non far quel che lui in primis fa e dunque demolisce da sé la sua ideologia. Anche quando si fa notare ai vegani che comunque uccidono altre forme di vita, o insetti e piante, il discorso è sensato. Perché si dimostra loro che non rispettano la vita in toto, la rispettano solo di quegli animali che a loro conviene rispettare, perché più teneroni o coccolosi. E ti vengono a dire che se mangi carne sei meno etico di loro, quando magari fanno uso di medicine testate, tatuaggi testati, palmari con coltan, e così via. Se anche salvassero 10 animali all’anno, ne ammazzerebbero comunque sotto altre forme. E vengono però a dire agli altri di non fare X perché a loro non piace. Comodo così. E lo subiscono a loro volta, da quelli più estremisti di loro. E i vegani rimbeccati cosa rispondono? Le stesse cose che a loro rispondono gli onnivori, solo ad un gradino più basso.
<<Per me conta che sia buono>>
<<Per me conta che possa provar dolore, quindi non uccido gli animali>>
<<Per me conta che sia vita, quindi non uccido neanche le piante>>
<<Per me conta tutto, quindi mi estinguo>>

E quindi niente, o si lascia spazio alle frivolezze di tutti o è la guerra, o l’estinzione. Nessun argomento è immune alla critica di utilità o di coerenza. Tu mi impedisci di mangiare carne o di avere figli? Io ti impedisco di usare un pc creato grazie al lavoro minorile, l’uso di una casa inquinante e l’uso della macchina. E ora come la mettiamo? Che ci siamo feriti a vicenda, e non è cambiato nulla. Abbiamo di meno tutti e due e viviamo peggio. Oh, magari ci sentiremo etici a palla, però siam sempre nel fango a darci le pacche sulla spalla.

Siccome questo argomento poi si ramifica in più punti e non voglio appesantirlo troppo, lo aggiornerò poco per volta con altri articoli, come il prossimo già in cantiere:

Gli animali e la società. 
Il minore impatto possibile
La carne è solo un piacere di gola? (in cantiere)

 

 

Una difesa imbarazzante, risposta a Marco Togni

Ho deciso di scrivere un articolo in risposta a tutto questo caos mediatico generato dal servizio delle Iene sul Giappone e sulla pedopornografia. In realtà mi sarei accontentato di godermi semplicemente i commenti con un po’ di popcorn come faccio in genere quando questi giornalisti della domenica danno in pasto al popolo bue problemi complessi che risulterebbero irrisolvibili a teorici, statisti e dottori, ma quel che più mi ha fatto storcere il naso è stato questo articolo qua , di un certo Marco Togni, che sinceramente non avevo mai sentito. Il suo articolo prende le difese del servizio, caricato a testa bassa dagli amanti nippofili, reo di aver, secondo loro, disinformato su una questione delicata e complessa.
Comincio a leggere l’articolo e noto, oltre a qualche errore sintattico che vabbè, avrà scritto di fretta, anche errori logici, metodologici e non di poco quando si parla dell’argomento “informazione”. Siccome io ho seguito ben da vicino altre famose faccende (però concernenti la medicina, come il caso Stamina) e all’università mi occupo anche di analisi del linguaggio, ho ben pensato di poter dire la mia, prendendo l’articolo di Marco passo passo e cercando di illustrare quali secondo me sono stati gli errori più comuni ma anche quelli più subdoli (e in malafede?)

Cominciamo con il capire chi sia questo Marco. Alla voce “chi sono” spunta già qualche informazione. Tra quelle che ci potranno essere utili dopo vediamo subito

Ho sempre viaggiato da solo, finché ho creato GiappoTour.
Attualmente vivo in Giappone, un Paese veramente stupendo.
Del Giappone, oltre a mia moglie, mi piace il cibo, le metropoli, la natura, la totale sicurezza, l’educazione, la pulizia. Le mie guide e i miei video hanno aiutato decine di migliaia di italiani a viaggiare in Giappone.

Ok, gestisce un canale youtube sul giappone, possiede questa giappotour e organizza viaggi in giappone. Più che titolato a parlare allora, avendo lui vissuto di persona almeno un po’ di cultura giapponese, per quanto possa essere accessibile in 9 mesi ad un gaijin.
Si potrebbe anche notare che forse, non è proprio una persona totalmente disinteressata a difendere il servizio delle iene cavalcando l’onda mediatica che ne è scaturita. Infatti

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Giustamente, la Toffa cita, e avrebbe molto probabilmente citato il primo pincopallino con un minimo di fanbase per mostrare agli hater indignati che non tutti gli amanti del giappone la pensano così e sono arrabbiati con lei. Caspita, chi l’avrebbe mai detto.
Oh certo, ora qualcuno farà giustamente notare che la sua attività si reggeva in piedi anche senza la Toffa, ma vogliamo mettere la visibilità e la pubblicità a costo ZERO che il signor Marco ha ricevuto? Chiaramente sono uno scettico malpensante io, cosa avevate capito?

Va bene, approfondito il discorso Marco vediamo che dice nel primo paragrafo.

Cosa ne penso

Il servizio mi è piaciuto e lo ritengo corretto in praticamente ogni parte. Essendo fatto dalle Iene, è volutamente “provocatorio”, senza però distorcere la realtà dei fatti e senza disinformare.
Nel finale, e più volte durante il servizio, Nadia Toffa si pone infatti delle domande, cercando di capire la società giapponese, dicendo cose oggettive e reali.
Le Iene hanno iniziato a lavorare a questo servizio nel 2014, che è stato girato a Tokyo ad inizio luglio 2015; vi dico queste date per specificare due cose: la prima è che il servizio non è “improvvisato” ma è stato creato con attenzione, la seconda è che alcune cose in Giappone sono cambiate da luglio dello scorso anno e questo da ancora più ragione alle Iene.

 

Ah, è “volutamente provocatorio”, comprendo bene. In effetti questa difesa apre bene il siparietto che andremo a vedere a breve e comincia già a introdurci nel fantastico mondo della retorica.
Nadia Toffa si pone delle “domande”, cercando di “capire la società giapponese”, mi piacerebbe capire in quali passaggi, tra un dito puntato, una provocazione e un giudizio platealmente ignorante basato sul nulla, la Toffa avrebbe “cercato di capire la società giapponese”. In effetti i numerosi studi citati nel servizio avrebbero dovuto farmi capir…ah non ce n’era manco uno? Sì, be’, plausibile. Una giornalista basa sul niente il suo servizio e per smarcarsi da qualsiasi accusa basta fare “domande”. Ma siamo tutti capaci a fare domande retoriche, peccato che queste pertengano alla sfera della comunicazione implicita. Marco, non è che sei un po’ di parte? Ecco, l’ho fatto. Ho fatto una domanda, ma implicitamente ho voluto dire al pubblico che forse Marco sia di parte. Non osate dubitare di me, era una domanda!
La seconda cosa che noto è che Marco ha uno strano feticismo per gli autolink al suo blog anche quando questi non servono. Ad esempio cliccando su “lavorare” si torna sulla sua pagina. Pubblicità un po’ meno esplicita no, eh? Sbattiamolo in faccia che nel tuo blog c’è anche l’aspetto lavorare. E alla voce “Tokyo” stessa cosa. Meno male che Marco ci tiene la manina, che sennò potevamo perderci aspetti VI-TA-LI del suo blog.
Proseguendo, “il servizio non è “improvvisato” ma è stato creato con attenzione”. Interessante, tutta questa meticolosità certosina mi è sfuggita, magari è una di quelle cose che si nota quando guardi qualcosa dopo 3-4 volte, un po’ come Inception.

“la seconda è che alcune cose in Giappone sono cambiate da luglio dello scorso anno e questo da ancora più ragione alle Iene.” molto bene, quali? E in che modo? Boh, il discorso viene lasciato cadere nel nulla. Non si fanno cenni, non dice a che cosa si riferisce. Interessante, sento che lui e la Toffa sono sulla stessa linea d’onda. Per ora di concreto abbiamo qualche domanda retorica, vediamo dove arrivano.

Manga vuol dire sesso

Molti ascoltatori che non probabilmente non conoscono le basi della lingua italiana si sono scandalizzati nel sentir dire la frase “manga vuol dire sesso”

Fa sorridere vedere lui che contesta chi non conosce le basi della lingua italiana inserendo poi una doppia negazione “non probabilmente”, suppongo sia una svista, ma una seconda lettura no? Aveva così tanta fretta di inserirsi nel pandemonio mediatico da non correggere manco la bozza?

Letteralmente infatti manga ovviamente NON vuol dire “sesso”, ma nel linguaggio giornalistico si usa spesso questo tipo di frase. Basta pensare ad esempio alle frase “Italia vuol dire buona cucina” o “Giappone vuol dire tecnologia” o anche “palestra vuol dire sacrificio”.

“Letteralmente” “ovviamente” che dire ridondante è dir poco ma proseguiamo.
Il buon Marco ci parla del linguaggio giornalistico dall’alto delle sue competenze. D’accordo, diamogliela per buona. Ci terrei però a far notare che c’è una sottile differenza tra il dire “italia vuol dire buona cucina” e “italia vuol dire sesso”. O meglio ancora “italia vuol dire mafia”.
Per carità, anche io rido alle battute su lu’ mare e lu’ sole, e mi faccio le migliori risate sulle pagine che prendono in giro gli stereotipi dei sardi e dei siciliani. Me la rido sapete perché? Perché so che sono stereotipi. Fanno ridere perché so che sono finti, e perché ho la cultura per capire DOVE è l’italia e DOVE è il mafioso. Vi lascio immaginare allora quanto un pubblico a digiuno di cultura nipponica possa discernere tra giappone e sesso.
Magari si voleva suscitare ilarità come negli stereotipi, in tal caso tra tutti e due ci stan riuscendo benissimo.

Si può quindi tranquillamente dire “manga vuol dire sesso”, sperando che chi ascolta la frase sia in grado di cogliere la sfumatura e capisca che non tutti i manga contengono sesso, così come non per tutti andare in palestra è un sacrificio.

Anche qui il signor Marco continua con un po’ di retorica spicciola da supermercato. Si può tranquillamente dire qualsiasi cosa con sillogismi e ricerca del dettaglio come questo.
Ad esempio, Socrate ha 4 arti. Anche il cavallo ha 4 arti. Se ne deduce che avendo una cosa in comune, molto probabilmente Socrate sia un cavallo. Che ne dite?
Ehi, ehi, ho messo la domanda retorica e sto provocando, non mi si può dir niente.

Qualche purista sostiene poi che la parola manga non si possa tradurre con “fumetti“: sì ok, avete ragione, ma avete anche stufato. Il pubblico di massa italiano non conosce tutti i termini del mondo, per cui la parola “manga” quando si parla ad un pubblico generalista si deve tradurre necessariamente con “fumetti”, perlomeno per i prossimi 20 anni.

Queste digressioni le trovo completamente inutili ai fini dell’analisi. Ora si mette a parlare di “puristi”, manco volesse dare l’idea del borghese commentatore che si indigna se non si usano termini masticabili anche alla casalinga di voghera. Oh poveri Toffa E Togni, in balia di questo vorace intellettualismo radical chic che non lascia spazio al medio termine, dove finiremo!
Il bello è che anche lui parla di “pubblico generalista”, salvo dimenticarselo quando dopo dirà che tocca al pubblico capire certe cose. Machiavellicamente ingegnoso.

Manga pedopornografici

Nel servizio hanno mostrato alcuni dei manga/anime più spinti, in cui effettivamente le immagini ritraggono protagoniste che sembrano delle bambine. I fan italiani hanno voluto prendere le difese dei manga.

Fate bene attenzione qui alla strategia comunicativa che adotta.
“Mostrano anime e manga spinti”
+
“le protagoniste sembrano delle bambine”
+
“i fan italiani hanno voluto prendere le difese dei manga”
=
Chi prende le difese di queste sconcezze ha torto, detto in altri termini.

Be’ grazie al cazzo, così siam capaci tutti a parlare di qualsiasi cosa. Ora vado a dire ai siciliani che sono tutti mafiosi, e se qualcuno contesta, facendo notare che forse non è proprio la stessa identica cosa, vado poi a dire agli altri
“i mafiosi uccidono”
+
“son stato contestato dai siciliani”
=
“I siciliani che mi contestano hanno torto”

Capite il sottile giochetto? Basta far notare solo quel che si vuole, prendere parti del discorso e rigirarle secondo convenienza e poi passare per martiri.
Chiaramente chi ha commentato contro questo servizio lo ha fatto per il becero populismo con cui sono stati trattati questi argomenti, non certo perché a qualcuno freghi di difendere stupratori e pedofili vari. Allora questa difesa suona come quelle frasi populiste tanto in voga
“Difendi l’india? Sei forse contrario al ritorno dei nostri marò??????!”
“Difendi il diritto di parola anche per stupratori e assassini? Sei forse uno di loro???’?”?”
“Come dici? Il comunismo prende spunto dal socialismo che sulla carta era una buona idea? SARAI MICA KOMUNISTAH???”

Ecco, questo è lo strawman fallacy, non capire nulla di ciò che dice l’interlocutore, presentarlo come un “fantoccio”, smontarlo secondo convenienza, e per ragionamento semplicistico cadrà anche la tesi vera più “complessa”.

Le Iene non hanno assolutamente detto che tutti i manga contengono immagini di quel genere

Ma ci mancherebbe altro, aggiungo io. Però non facciamo i finti tonti, non esiste solo la comunicazione diretta, come facevo notare io è possibilissimo lasciar intendere certe cose senza dirle.

ma è un dato di fatto che in Giappone ci sia un grande mercato di manga e anime contrari alla pubblica morale

Dopo il Togni retorico mi mancava il Togni pseudofilosofico. “Pubblica morale”? Eh? Cos’è? Sta dicendo che una cosa soggettiva come la morale sarebbe pubblica? Ma quando mai? Pubblica morale di chi? Dei perbenisti? Di chi non legge manga? Cosa vuol dire un concetto così astratto sulla morale quando in realtà esistono dibattiti pure sull’eutanasia, sull’aborto (vita e morte quindi) o sulle armi e sul diritto alla difesa? La morale comune qual è, quella che decidiamo sul momento in base a cosa ci torna comodo?
Tant’è che nel servizio intervistano due ragazzi giapponesi e sono totalmente in disaccordo con la “morale pubblica”. Cavolo, han beccato proprio quei due che la pensano diversamente!

e da poco contrari anche alla legge. Poche settimane fa infatti un graphic designer giapponese è stato condannato ad 1 anno di carcere per aver creato al computer l’immagine di bambini nudi, come potete trovare scritto su Japantimes.

E leggiamo l’articolo. Ad un certo punto viene pure detto

“Presiding Judge Takahiro Mikami said the technical sophistication of the images suggested they had been created based on nude photographs, describing them as nearly identical to original images.

“Even if the images were created on the computer, we cannot view such acts as less malicious than (generating or selling) nude photographs,” the judge said.

The court reportedly found that three of the 34 graphics violated the Act on Punishment of Activities Relating to Child Prostitution and Child Pornography.”

Sembra che questo signore abbia fatto uso di materiale VERO per creare del materiale finto. Inoltre solo 3 su 34 lavori pare siano incriminati. C’è da vedere se questo è un casus belli montato ad arte, come lo fu per noi green hill, dietro il quale si muovevano persone interessate a cambiare lo status quo delle cose e io sono d’accordo se il sentire delle persone è questo. Non mi sta bene se invece di questo poveraccio si farà un capro espiatorio per dire che tutti quelli che fanno uso di materiale finto saranno equiparabili a veri pedofili e stupratori. Vi immaginate? Al bando Battle Royale, Devilman, Il Trono di Spade e Spartacus! Siamo tutti potenziali sessuomani violenti, repressi e pure un po’ malati se ci piace vedere ragazzi che si massacrano a vicenda e fottono come conigli.
Il problema è che questi dibattiti sorgono sempre dopo qualche scandalo, vedi quello alla Columbine. Due ragazzi causarono un massacro tra i compagni di scuola. A casa loro furono trovate delle copie di Doom, gioco violento. Vi lascio immaginare come sia finita la cosa.
Peccato che nessuno studio abbia mai sottolineato alcun legame tra fruizione e “emulazione”.

Anderson, C. A. (2004). An update on the effects of violent videogames. Journal of Adolescence, 27, 113-122.

Anderson, C. A., & Bushman, B. J. (2001). Effects of violent video games on aggressive behavior, aggressive cognition, aggressive affect, physiological arousal, and prosocial behavior: A meta-analytic review of the scientific literature. Psychological Science, 12, 353-359.

Anderson, C. A., & Dill, K. E. (2000). Video games and aggressive thoughts, feelings, and behavior in the laboratory and in life. Journal of Personality and Social Psychology, 78, 772–790.

Continuiamo a menarcela puntando il dito ogniqualvolta si presenta l’occasione per fare un po’ di sana caccia alle streghe che male non fa mai, e la prima cosa a essere incriminata è sempre il diverso, lo sconosciuto, ciò che la gente non conosce o di cui diffida. Date in pasto a questi beoti una cultura antitetica alla nostra come quella giapponese senza un solo studio approfondito sull’orientalismo e indovinate cosa ne viene fuori.
Se c’è una legge si rispetta, e questo è chiaro. Se le leggi cambieranno in tal senso non potremo far altro che accettarlo. Ma fino ad allora, signori miei, è sacrosanto diritto nostro godere di tutta la finzione, sessuale o violenta, di cui sentiamo la necessità per sfogare i nostri desideri. E qui io non vedo nulla, neanche uno studio, solo chiacchiere di gente che non conosce e non capisce.

Che tutti i manga non siano così è ovvio, ma che esista questo mercato in Giappone non è chiaro a tutti, per cui non ci vedo nulla di strano che le Iene lo abbiano mostrato

Certo, ma come dicevo prima un conto è dare un contesto di riferimento, un altro è fare un collegamento rapido in successione tra due cose, a mo’ di montaggio (per chi non lo sapesse, il montaggio filmico segue la regola Post Hoc ergo propter hoc, che significa “viene dopo, dunque a causa di questo”), il che fa capire che ci sono mille e uno modi per collegare due cose senza dire una sola parola esplicita. Be’ ma stavano solo provocando, stavano solo facendo domande.
Sì, anche l’altra volta stavano solo “raccontando una storia” e questo è quel che è successo.

Medbunker 1
Medbunker 2
Medbunker 3
Medbunker 4

E per chi volesse approfondire posso dare altro materiale. Era solo per far capire che l’ultima volta che “hanno solo raccontato una storia” hanno causato un danno mediatico e sociale incalcolabile, i cui effetti continueranno nel tempo come la bufala su di Bella, che gira ancora oggi, mortacci loro e di chi li difende con questo fare qualunquista come quello di Marco.
Proseguiamo, va’.

Maid Cafe e sesso

Fare sesso con una ragazza vestita da maid è possibile. O meglio, ricevere “servizi sessuali”. In Giappone infatti proporre sesso a pagamento, inteso come penetrazione, è illegale, ma fino a quel punto, è tutto consentito, compresa la masturbazione e il sesso orale.
Attenzione però, c’è una differenza abissale tra una “maid” e una “ragazza vestita da maid“. Un po’ come dire che in Italia in genere una suora non vende il proprio corpo, ma penso sia possibile fare sesso con ragazze vestite da suore.

Non credo di aver ben capito la genialità che si nasconde dietro al paragone con la suora, ma credo che qui stia dicendo quel che sostenevano anche alcuni dei contrari.

Andare in un Maid Cafe VERO è un’esperienza fantastica. Io in genere consiglio l’@home cafe di Akihabara, dove sarete serviti e riveriti da una simpatica maid e come in praticamente tutti i maid cafe non esiste alcun riferimento di tipo sessuale.

Ci mancava solo un “che potete trovare con due semplici click sul mio blog a soli 19,99! Affrettatevi amisci!”

Le Iene non hanno assolutamente detto che i Maid Cafe propongono chissà cosa. Nel servizio incontrano delle maid in strada, alcune di 16 anni, che propongono di andare nel loro locale per chiacchierare. Nel servizio è chiaramente specificato che vengono proposte chiacchiere e poco più. La domanda che le Iene si fanno è più che giusta: è “normale” per un uomo di 50-60 anni andare a trascorrere del tempo con una ragazzina anche semplicemente per chiacchierare? Ve lo dico io: , è normale e nel servizio viene spiegato bene il motivo da un giapponese di 48 anni.

Amico caro, ma almeno hai visto il servizio un paio di volte? Ti indico pure il minuto esatto:

“Aspettano uomini soli a cui fare compagnia” Minuto 0:00:41
Eh, magari specificare anche cosa significa “compagnia” dato che c’è ancora gente convinta che le Geishe, dame di “compagnia” siano l’equivalente delle nostre prostitute.

“E per scegliere quella giusta con cui appartarsi” Minuto 0:00:56
Certo, lo hanno spiegato che si fa discussione e che non c’è sempre sesso, ma se tu mi parli di ragazzine, poi mi mostri i vegliardi, e condisci il tutto con frasi ambigue (e ti sfido a dire che non lo sono) come “fare compagnia” e “appartarsi” se permetti, il nazismo sale.

“Questa ragazza tiene compagnia agli uomini per 3000 yen” Minuto 0:00:45
E anche qui, venitemi a dire che siete limpidi e cristallini.

Vediamo fino a quando difenderai l’indifendibile.

Non sono un grande fan dei maid-cafe, ma comprendo al 100% la filosofia che c’è dietro. L’uomo giapponese maturo che va nei maid-cafe non pensa minimamente a fare sesso con una maid, perché sta pagando semplicemente per trascorrere del tempo in un mondo incantato, dove tutto è kawaii, lontano dallo stress e dalle preoccupazioni della vita. Quando sono stato nei maid cafe ho fatto le “magie”, ho cantato i ritornelli e mi sono divertito a fare scemate con le maid, perché sono andato lì pagando per fare questo. Nei maid cafe in genere non c’è nulla di provocante: eccitarsi lì dentro è come eccitarsi guardando Trilli, la piccola fatina di Peter Pan, vestita sempre in minigonna, con lo sguardo provocante.
Il giapponese che si vuole eccitare con una vestita da maid, va in un love hotel con una delle tante prostitute che fanno questo genere di servizio, ma sono appunto prostitute e non vere maid.

Questa è la prima cosa sensata che leggo. QUESTA è informazione, se così vogliamo chiamarla. Stai facendo TU quel che avrebbero dovuto fare loro! Ma era tanto difficile inserire una battuta da 10 righe come questa per spiegare due cose e poi tornare al discorso? Così avrebbe avuto senso e nessuno se la sarebbe presa con la Toffa, diversamente invece fare un mischione di tutto e gettare merda anche su parti di quella cultura che non c’entrano niente. Ditemi se da questo servizio è chiarissima la differenza che ha sottolineato Marco. No perché io obiettivamente non l’ho vista, si passava da un discorso all’altro come se fosse la stessa identica cosa.

Quindi, ripeto: nei maid cafe di Akihabara non c’è nulla di sessuale, le Iene lo hanno specificato ma hanno anche giustamente fatto notare che è bizzarro che un uomo di una certa età voglia trascorrere tempo con una ragazzina anche solo per parlarci un po’.

E si torna alla tecnica retorica del “dico e non dico”, forse che sì, forse che no, magari son tutti pedofili. Io la butto lì, eh? In altri servizi delle iene si vedono tentativi di approcci dove i primi passi erano sempre dei dialoghi con i bambini. Io la butto lì, forse anche questi giapponesi…
Ehi stiamo solo provocando, stiamo solo facendo domande!

Locali con minorenni

In Giappone ci sono vari locali che impiegano minorenni e sono delle vere basi per favorire la prostituzione minorile. Non sono parole mie, ma della polizia giapponese, tant’è che ci sono spesso blitz e arresti: lo scorso anno in maggio, per esempio, ad Ikebukuro è stato chiuso un locale che impiegava almeno una minorenne. L’accusa non è stata quella di fare sesso con i clienti, ma comunque cose che poco si addicono ad una ragazza di quell’età

Ok, siam d’accordo. Però questa è disinformazione allo stato puro.
I vegani quando discuto con alcuni estremisti mi fanno gli stessi esempi. Mi portano indagini di sequestri, di macelli chiusi per contaminazioni, ecc, poi estrapolano, visto che le notizie sommate tra di loro sono tante, che allora sia OVUNQUE così.
Qui Marco ci parla di blitz e arresti “spesso” ma l’effetto che sortisce questo discorso volutamente e marcatamente ideologico è semplicemente quello di ottenere come controrisposta: sono tutti così. Tant’è che Marco calca anche la mano aggiungendo una frase che mi ha un po’ fatto ridere

Ora voi potete credere agli invasati che difendono a spada tratta il Giappone, oppure credere alle parole della polizia giapponese che ogni giorno indaga su questo genere di cose.

Che visione manichea, a dir poco ridicola, della complessità dei fatti.
I buoni da una parte (lui, la Toffa e l’autorità)
e gli invasati dall’altra, quegli sporchi cattivi che difendono a spada tratta il giappone!
Maledetti, come possono? Che ne sarà del buon giornalismo e dei principi azzurri ad esso votati come questi due finché si continuerà ad avere spirito critico come questi mascalzoni che osano contraddire ciò che dico io cercando di oggettivizzarlo usando la polizia per i miei scopi! Non vi vergognate?!

La prostituzione minorile in Giappone c’è sempre stata.

Meh, forse perché era colpa dei manga di allora. Suppongo che anche la seconda guerra mondiale e la politica del kokutai o del sonno joi siano nate dagli antesignani di Dragon Ball.

Ha avuto un boom negli anni ’90 con il fenomeno dell’enjo-kosai, come trovate scritto in questo vecchio articolo del Wall Street Journal  ed ora con molti locali e con internet sta avendo un’altra impennata.
Molte prefetture stanno mettendo un freno a tutto questo, chiudendo con leggi specifiche anche locali dove minorenni sono semplicemente impiegate in servizi del tutto innocenti, come passeggiare con i clienti o intrattenersi in piccole stanzine solo per chiacchierare. Queste leggi sono fatte perché dall’uscire per una passeggiata a finire in un love hotel con una ragazzina, il passo è breve.

Continuiamo col nostro parallelismo.
Le autorità stanno chiudendo diversi macelli ponendo un freno a tutta questa mattanza, chiudendo con leggi specifiche anche strutture dove gli animali vengono solo allevati.
Queste leggi sono fatte perché dall’allevare un animale a macellarlo a calci, il passo è breve.

Insomma, becero qualunquismo, ragionamenti ad muzzum e conclusioni il-logiche totalmente arbitrarie. E cheglienefrega al buon Marco, che in questi locali non ci va, e non sa neanche cosa possa voler dire l’altra campana. E chissenefrega se questo è un aspetto che si inserisce in una maglia sociale e un sostrato culturale ben più complessi di quelli del “se non credi alla polizia hai torto, gne gne”?
Io in questo caso sapete cosa farei? Una ricerca. Vedere su base statistica quanti chiudono e quanti rimangono aperti, in modo da dimostrare che forse non è l’esercizio in sé il problema (il macello) ma l’esercente che non rispetta le leggi a dover essere penalmente perseguito, senza gettare merda sull’intera categoria (macellai) o sulla professione.
E io sono io ( e voi non siete un cazzo ) ma il pubblico delle iene, noto estimatore degli Angela e di Superquark?

Sembianze da bambina

Due mesi dopo la visita delle Iene, uno dei locali visitati ad Akihabara (volutamente non scrivo il nome) è stato chiuso dalla polizia, ma ha subito riaperto cambiando modalità per poter aggirare la legge ed ora ha cambiato nuovamente sistema. Quel locale aveva ed ha ragazze maggiorenni, nonostante sembrino più giovani.

Il buon Marco dimentica di mettere fonti e articoli, in modo che chiunque possa controllare coi propri occhi. Be’, non che ci sia niente di male a fidarsi delle parole di qualcuno, solo che come difesa vale un po’ poco. Come è successo prima, magari non ha letto tutto il pezzo, magari non ha capito bene, e salta fuori che viene chiuso per tutt’altro motivo. Io non sono abituato a puntare il dito e a giudicare se prima non ho un esperto che interpreta i dati per me.
Giusto per fare un esempio, chiunque potrebbe dirmi
“Hai notato che oggi non ci sono nuvole in cielo?”
“Già”
“E hai notato anche che oggi non abbiamo visto pirati su vascello? E’ chiaro, l’assenza di pirati su vascello induce le nuvole a sparire”

Ovviamente è un esempio stupido, ma quando si parla di dati complessi, non ci rifletterei sopra usando la logica che il buon Marco ha usato finora, ecco.

Se sono maggiorenni, dov’è il reato? In quel caso si trattava principalmente di una mancanza di licenza corretta, problema molto comune in questo tipo di attività.
John Kaminari durante l’intervista ha detto cose assolutamente giuste e condivisibili, una delle quali è: nelle stanzine, quando ci sono solo la ragazza e il cliente, nessuno sa cosa può succedere. Spesso infatti, secondo la polizia, nei locali con ragazze maggiorenni vestite da bambine dove in teoria dovrebbero proporre solo massaggini o carezze, esiste in realtà un “menu segreto” dove è possibile spingersi oltre.

Un po’ di sano cherry picking che non fa mai male! Prendiamo nel testo solo quel che conferma i nostri preconcetti iniziali, inseriamo solo quelle parti e via così che la tesi precostituita si regge da sola!
Tanto per sottolineare l’assurdità della cosa, la frase “nelle stanzine nessuno sa cosa può succedere” è infalsificabile sempre. E grazie al cazzo, si chiudono in quelle stanzine per avere privacy, ci voleva un QI di 260 per arrivarci! Ora dobbiamo metterci a dubitare di tutte quelle persone che vogliono rilassarsi a casa loro, dove nessuno può vederle E OMMIODDIO CHISSA COSA FANNO MAGARI SQUARTANO MICINI CI AVETE MAI PENSATO?????
E poi, nelle sale operatorie. Ci avete mai messo una telecamera? Sapete cosa fanno ai pazienti a torace aperto? Le indagini dicono che MOLTO SPESSO il personale lascia dentro al paziente garze, forbicine e altro materiale, TELECAMERE NELLE SALE OPERATORIE SUBITO!

Sto chiaramente scherzando, ma il tenore di quel che leggo è questo. Scempiaggini su scempiaggini per coprire e mistificare, per non dover ammettere che il servizio è stato proposto male e fa acqua da tutte le parti.

Anche qua, le Iene non condannano nessuno, semplicemente si chiedono: è normale per un uomo apprezzare una ragazza maggiorenne vestita da bambinetta?

Che care. E meno male! Fatemi indovinare, stavano solo…”raccontando una storia”, vero? Con quell’incredibile paraculismo tipico di chi dà uno schiaffone in faccia ad un altro e gli dice pure “sei tu che non ti sei scansato, mica io che ti ho colpito!”

Ics e poi ancora di.

Sinceramente la idol Luna presentata nel servizio non è il mio tipo ideale, semplicemente non mi piace. Ma provate a fare un sondaggio tra gli uomini italiani: scommetto che se rispondono in modo sincero, quella tipa con il viso da bambina e il corpo prosperoso, piace a molti.
C’è un piccolo appunto da fare a riguardo: in Giappone ci sono sexy-idol e pornostar maggiorenni che sembrano molto più infantili di Luna.

Ora che finalmente il buon Marco ci ha resi edotti delle sue preferenze sessuali (sulle quali in effetti cominciavo a interrogarmi già da almeno venti righe), non capisco il sondaggio che propone. Cioè cosa vorrebbe dimostrare? Che senso ha proporre di farlo a uomini italiani quando sotto “processo” c’è la cultura giapponese? Chiedete a qualche passante cosa ne pensa di questa roba e fateci sentire più campane, no? Troppo difficile?

I giapponesi non sono tutti così

Quella fatta dalle Iene è una classica analisi antropologica, in cui non è necessario specificare sempre parole come “alcuni“, “molti”,non tutti” ecc.

ARGH.
AAAAAAAARGH.

UNA.
CLASSICA.
ANALISI.
ANTROPOLOGICA

Bye bye studenti di antropologia che vi smazzate su dispense grosse quanto un mattone, ci si vede Claude Levi Strauss, Sayonara peer review demmerda.

Abbiamo le Iene ora. Impegnate socialmente in approfondite (sic!) analisi psicofilosoficopoliticoantropoparacetamologiche come questa, che il dott. Marco ci conferma in quanto tale. Meraviglioso. Stupendo. Non avrei saputo scegliere parole migliori per gettare la maschera e far vedere che in effetti non me ne frega neanche una mappa di quel che dice il servizio. Una volta scritto “classica+analisi+antropologica” possono solo cadere a terra.
Cioè un consiglio, non rendere così evidente questa malafede. Buttala sul, chessò, “non siete voi ad aver capito male, sono i giapponesi che hanno sbagliato tutto da 2000 anni a questa parte” che almeno sarebbe stato più sensato. Dai.

Se si parla degli Inuit per esempio, si può tranquillamente dire “sono abili cacciatori”, senza dover specificare che per forza di cose è sicuramente esistito almeno un Inuit che non fosse un granché a cacciare.

Ora il buon Marco però la smetterà di rendersi ridicolo e dirà qualcosa di sensato. Non è questo il caso, ma faccio notare la stupidità della sua difesa ancora una volta.
Andrebbe bene omettere particolari insignificanti qualora stessimo parlando di particolari comunque noti a TUTTI o a buona parte del pubblico cui ti rivolgi.
Ecco perché si scherza sulle donne gelose, sui mariti tirchi, sul pisello piccolo di chi ha i macchinoni e così via: perché tutti sappiamo che sono basati su stereotipi, che tutti qualche volta almeno nella vita abbiamo visto, e che sappiamo essere casi più astratti che reali.
Ma seriamente Marco ripone tutta questa fiducia nel pubblico delle Iene? Che a leggere i commenti (veramente pressapochisti, altro che nippofili) sembra di tornare al medioevo tra cure immaginarie, diete, madonne e Belen.

Che i giapponesi non siano tutti “pervertiti” dovrebbe essere ovvio a qualsiasi persona con un minimo di intelligenza, quindi le Iene hanno giustamente fatto il servizio parlando dei “giapponesi” in modo generico, sta poi all’ascoltatore conoscere le minime basi della lingua italiana.

“Non sono io ad averti dato un ceffone, sei tu che non ti sei levato”
Stessa caratura morale e intellettuale. La colpa non è di chi ti presenta sul piatto un mischione ignorante di cose che tu, casalinga di voghera annoiata, non puoi capire. E’ colpa tua che non ti sei informato meglio!

Bene, pur non avendo tutti i torti, farei comunque un appunto gentile questa volta al paladino delle cause perse. E’ stato dimostrato l’enorme ascendente che il medium televisivo, a partire dagli studi fatti sul cinema classico Hollywoodiano, ha sulle menti “semplici” degli spettatori. Questo perché davanti alla tv non c’è ogni volta un Piero Angela con dietro la Treccani o le conoscenze di Pubmed. Spesso c’è il ragioner Ugo che si mette di fronte alla partita con la frittatona di cipolle e il rutto libero. E quando la sora Maria lo chiama dicendo “metti sulle iene, che parlano dei giapponesi luridi” quello cambia canale e cosa fa?
A) Dopo aver visto il servizio correrà a chiedere ad un giapponese cosa c’è di vero
B) Aprirà Wikipedia googlando “giapponesi pedofili iene”
C) Andrà su youtube
D) Commenterà la pagina fb delle Iene per informarsi correttamente da altre persone che, con somma gioia, saranno felici di spiegargli che le omissioni, le mezze verità e le parziali bugie potrebbero aver propagandisticamente inficiato sulle sue conoscenze teoretiche dell’argomento.

Chiaramente la D è quella corretta. Giammai mi sognerei un pubblico di bifolchi che agita i forconi e le torce ogniqualvolta si presenta un servizio fazioso e bugiardo.

A tal proposito aggiungo un po’ di carne al fuoco, linkando un articolo di debunking che smonta il fazioso servizio sulla grindadrap
Eh, vaglielo a dire che la metà delle immagini erano di 20 anni fa, che la carne non si trova sugli scaffali perché SE LA MANGIANO e che è una risorsa gratis fondamentale, mentre il cibo importato oltre a inquinare coi barconi costa uno sproposito. Vai dalla signora Maria a dire e a spiegarle che le immagini che ha visto sono decontestualizzate, fanno disinformazione pura e forse danneggeranno oltre all’immagine delle Far Oer anche la loro economia turistica.
Tranquilli, le Iene mica han detto niente, no? Stavano raccontando storie, stavano provocando, che sarà mai? Come siete prevenuti.

Sentiamo cos’altro rimane di questa difesa improponibile

Risposte ai commenti

Penso che le cose vadano sempre analizzate passo passo, senza farsi prendere troppo dall’emozione, per questo scrivo le mie opinioni riguardo ai commenti che ho letto su Facebook contro il servizio delle Iene.

– Dovevate mostrare anche i lati positivi del Giappone!
Mia risposta: Il servizio delle Iene mostra uno degli aspetti del Giappone, non è una pubblicità o una contro-pubblicità. Ognuno parla di uno o più aspetti, senza dover per forza parlare anche di altre cose. Nei miei video mostro molti aspetti positivi del Giappone, le Iene si sono focalizzate su un aspetto che qualcuno sostiene sia “negativo”, io sostengo sia fondamentalmente “neutro“.

Neutro potrà essere il ph del mio sangue leggendo certe cose, non certo il servizio fazioso delle Iene. Ancora una volta Marco dimostra di saperne poco di propaganda e di manipolazione delle masse a mezzo stampa (o televisivo).
Se tu ti permetti di dire che qualcosa si può omettere, e non lo metti in conto, sei passibile di disinformazione, e di non presentare obiettivamente la realtà come un giornalista dovrebbe fare. Se tu parlando di un argomento non mantieni un approccio distaccato, e fai notare anche il contraltare di tutto questo, o le possibili cause dovute chessò, agli orari lavorativi massacranti, stai solo focalizzandoti su un punto perché vuoi concentrare tutta l’attenzione su quel punto solo, escludendone però tutti i fattori ad esso correlati.
Ad esempio, a me non disturba se un poveraccio si sposa un’immagine, un cuscino o una bambola. Mi preme di più sapere COSA lo spinge a tanto, mentre nel servizio emerge solo stigma morale e giudizio calato dall’alto.

– Le bambole gonfiabili ci sono ovunque. E in Thailandia ti danno un bambina vera!
Mia risposta: Ma ovunque NON ci sono “bambole gonfiabili a forma di bambina“.
Nel servizio fatto in Giappone se non sbaglio si sente la voce di Marco Fubini, che qualche anno fa è stato a Pattaya per mostrare il sesso a pagamento e sempre lui insieme ad Angela Rafanelli hanno fatto anche un servizio su una baby prostituta in Italia, in cui avevano ricevuto aiuto anche da Federico Clapis. Marco Berry aveva fatto un servizio sulla prostituzione minorile a Fortaleza, e solo qualche settimana fa è stato fatto un servizio su ragazzini che si prostituiscono nella stazione Termini a Roma.
Dire “dovevate occuparvi di….” è ridicolo, perché già si sono occupati di molte cose in passato, se non seguite il programma è un problema vostro.

Che il buon Marco ci parli, dopo tutto questo sfoggio di ignoranza e malafede, di cosa è ridicolo e cosa no, ha del ridicolo vero.
Che maestro di retorica, la sua difesa alla domanda in soldoni sarebbe “va bene, avete ragione, tanti altri paesi, Italia compresa, hanno le bambole. Ma non le hanno a forma di bambina!” ecco come ti rivolta la frittata. Simpatico. A rilanciarsi gli argomenti son capaci tutti, ma alla fine non risponde alla domanda, si limita a parlare di Clapis (?) e di un servizio di Berry sulla prostituzione. In pratica sta deviando volutamente la domanda facendo notare che effettivamente hanno parlato di “altro”, ma lo hanno fatto di altri paesi.
Grazie, non è quello di cui si parlava. Non è che se mi parli dell’italia mafiosa e poi mi parli della Yakuza hai sistemato le cose, anzi, hai mandato a puttane due discorsi se presenti le nazioni come “unicamente mafiose”.

– E il vostro capo Berlusconi allora, con tutte le minorenni
Mia risposta: Questa è una delle osservazioni più ridicole, per vari motivi. Mediaset potrebbe aver qualche volta anche favorito Berlusconi, ma le sentenze su di lui sono state dette tutte nel corso dei vari TG e nulla di particolare è stato “censurato”. Nadia Toffa fa servizi su un argomento, parlare di Berlusconi in questo caso non centrerebbe niente. Se andiamo nello specifico, Berlusconi non è mai stato condannato in via definitiva per aver fatto sesso con una minorenne, e dopo anni in cui è stato sputtanato in mezzo mondo, è arrivata l’assoluzione definitiva.

“Qualche volta”, dice lui. Quando le sue emittenti praticamente gli hanno consegnato buona percentuale dei voti ogni volta, ma vabbè, non tergiversiamo.
Quando parla di “censura” è comunque abbastanza ingenuotto il Marco. Buon per lui che non conosce le mille e due magie che puoi fare con il montaggio, facendo notare e risaltare solo quel che ti pare, come hanno fatto, come dicevo prima, con Stamina e alcuni luminari.
Non solo, questo tipo di montaggio si ripropone ogni volta, se ci fate caso la Iena, anche quando si ripete, viene sempre messa per intero. Quando si accalca sul politico di turno del suo discorso invece viene estrapolato solo quel che serve, in genere basta che dica sì o che dica no, tutto quel che c’è nel mezzo magicamente scompare.
La difesa del Berlusca, signori, dopo l’analisi antropologica, è troppo anche per me. Arrivare a trattare questo argomento come una volgare battona di strada adducendo che una vita intera sotto processi vari può essere “assolta definitivamente” (vogliamo parlare di quelle volte in cui invece è stato condannato? Noddai) mi fa cascare tutto e anche di più.

 

– VICE ha un servizio simile!
Mia risposta:  E’ vero, VICE ha prodotto un servizio simile, che ritengo meno interessante di quello delle Iene. Le Iene però hanno girato il servizio in Giappone circa 2 settimane prima della messa online del servizio di VICE, quindi non ritengo sia una “copia”, ma solo una normale attività giornalistica che copre alcuni dei temi più in voga nel mondo.

Questo a me sembra che non c’entri niente. Siam capaci tutti, in mezzo alle domande più o meno sensate, a prendere e rispondere solo a quelle più “ingenue” e far passare tutta la categoria, precedentemente definita “di invasati che difendono il giappone a spada tratta”, come dei deficienti.
Peccato che invece sulla pagina stessa delle Iene siano presenti ben altre argomentazioni come

Immagine.png

oppure questo

Immagine.png

Quindi direi anche basta alle pacche tra compagnoni di merende, e magari soffermiamoci sugli aspetti più interessanti elencati, e magari non sui decerebrati che tirano fuori (e altri che difendono, pure peggio) il Berlusca.

 

Parlate solo di cavolate!
Secondo me le Iene sono un bel programma e trovo strano che tutti mi abbiano segnalato questo servizio chiedendomi di parlarne, mentre nessuno ha parlato dell’interessante servizio di Nadia Toffa sugli ultracentenari di Okinawa. Evidentemente molti seguono solo le cavolate tralasciando cose interessanti.

Risposta ininfluente e pressapochista per una domanda ancora più inutile. Non ci interessa cosa ne pensa un signor nessuno dei servizi delle Iene, ciò che ho postato sui vari casi mediatici creati ad arte dalle stesse parlano da soli: Disinformazione. Condita ad arte, condita con retorica spicciola, immagini strappacuore e canzoncine melense, talvolta con banalità come questo articolo del Togni o con sparate grosse come la voragine di Hiroshima dopo la bomba come quella sull’analisi Antropologica.
E checché ne dica lo strenuo difensore del nulla, le Iene, così come Striscia, contribuiscono non poco a manipolare le menti della parte più ingenua d’Italia a digiuno di qualsivoglia informazione critico-scientifica.
E voi, tutti voi che fate da prostitute intellettuali, che sono pure peggio dei vecchi bavosi che vanno con le bambole, perorando cause come queste, siete tutti coinvolti in quel 47% di analfabetismo funzionale in Italia. Perché è ovvio che siamo e resteremo un popolo di creduloni e babbioni che sperano nel cambio di dieta o nell’omeopatia per guarire dal tumore, perché è ovvio che difendendo questo “sistema” di fare informazione all’acqua di rose, senza un minimo di documentazione e competenza, l’Italiano medio continuerà a giudicare dalla sua poltroncina comoda Eoni di tempo e cultura prima di lui, sedimentati da processi storici, economici, antropologici con la stessa facilità con cui decide se la minestra è calda o fredda.

E’ tutto corretto!

Con questo mio articolo ho cercato di dire la mia su molti aspetti del servizio fatto dalle Iene, secondo me corretto e riuscito bene. L’unico errore palese che ho trovato è quando Nadia Toffa incontra una ragazza per strada, le chiede l’età e la ragazza dice chiaramente “19” mostrandolo anche con le mani (nel modo giapponese), ma Nadia capisce 15. Quella è probabilmente una ragazza che lavora in un Girls Bar. A parte questa svista, che ci sta su un servizio di 20 minuti, tutto il resto mi sembra giusto.

Seh, spariamole ancora più grosse dai. Guardate come glissa facilmente sull’unico (seh, proprio) errore secondo lui. Un errore di traduzione, perché giustamente quelli per fare approfondite analisi psicologico-antropologiche ci vanno con gli interpreti inglesi, mica con quelli giapponesi, no? Stan solo facendo domande e raccontando storie!
Tanto più che minimizzare in questa maniera assurda è proprio intellettualmente disonesto. Fa ben la differenza se parli di queste cose dire 15 o dire 19.
Dai, che sarà mai, 4 anni di differenza, specie quando quegli anni possono decretare se sei pedofilo o meno.

Chi dice “quante falsità” secondo me dovrebbe analizzare punto per punto i vari aspetti come ho fatto io. Io vivo in Giappone, adoro questo Paese, ma non mi faccio prendere dalla smania di doverlo difendere a tutti i costi, tra l’altro su un argomento che secondo me non lo mette eccessivamente in cattiva luce.
Non risponderò a messaggi brevi e pressapochisti scritti su Facebook ma se volete mandarmi i vostri pensieri sul servizio scrivetemeli a marco@marcotogni.it e se meritano un’approfondimento sarò felice di scriverli in questa pagina.

Eh, credo di aver fatto anche di più, mi son permesso di fare vera informazione al posto vostro e di evitare cagate apocalittiche grossolane tagliate col machete. In sostanza non hai smontato uno solo dei punti su cui ci siamo tutti noi focalizzati, hai solo saputo nasconderti dietro dati non letti, dietro alle indagini della polizia facendo la voce grossa, minimizzando errori gravissimi, omettendo e paraculando non poco. Ottimo lavoro, vai così.

Chiariamoci, mi sta bene che si parli di certi argomenti scottanti. Si può e si deve.
Quel che NON si deve fare è dare in pasto al popolo, che poi vota, ricordiamo, un servizio simile senza sprecare due minuti di tempo a far presente cose che servirebbero a comprenderlo meglio.
Spero di non aver risposto in maniera pressapochista, anche perché a batterti sarei un campione fenomenale, ma accetterò qualsiasi commento o critica. Son qui.

Ora mi rivolgo ai lettori.

E’ anche colpa di persone come Marco se la disinformazione prende piede in Italia, supportando programmi spazzatura come questi, qualunquisti, faziosi e per nulla competenti.

Forse avrò avuto il dente avvelenato in questo articolo, cosa che di solito non capita, ma spero mi perdonerete, a vedere un servizio spazzatura e a vederlo anche difeso a spada tratta da invasati vari, che pure dovrebbero conoscere bene il Giappone, e non sfruttarlo solo per raggranellare qualche like, qualche soldo o un po’ di visibilità, mi sale veramente lo Shura.

A buon rendere. E già che siamo qui, rendiamoci utili e facciamo quello che altri qui non fanno, informazione: cominciate pure da ciò che ho postato su Medbunker.

EDIT: Mi fanno notare che questa persona è estremamente onesta, corretta e sa prendersi le sue responsabilità. Questo messaggio sembra essere stato cancellato, non si trova più sul suo post e sulla sua bacheca.
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Mentre l’immagine che per me riassume meglio la questione, trovata in rete, è questa

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