I “veri” animalisti son tanto simili a quelli farlocchi

Questo è un sassolino che volevo togliermi dalla scarpa da parecchio tempo ma non ho mai trovato occasione. Mi è capitato di parlare nel mio blog di animalisti “veri”, presunti animalisti “falsi” eccetera e nel cercare i primi avevo trovato solo un paio di paginette, che all’epoca contavano qualcosa come 2000 fan su fb, paragonandole a pagine come Logica Onnivora che di fan ne contava già 10.000 all’epoca. In sostanza, sti animalisti “seri” tutti ne parlano ma nessuno li vede mai. Le pagine che si propongono come serie hanno attirato la mia attenzione ma non ne ho mai discusso approfonditamente. Dando un’occhiata ogni tanto ho avuto modo di lodare il fatto che parlassero di ricerca in maniera decorosa, proprio come coloro che la difendono, usando praticamente gli stessi argomenti. Peccato che per tutto il resto sciorini più o meno la stessa propaganda veg che si può riscontrare ad ogni angolo del web, solo con più fonti in calce e un fare molto più convinto. Come Logica Onnivora si vedono spesso gli admin, una in particolare, nascondersi dietro la frase “non lo dico io, lo dice la scienza” che spesso abbiamo visto in bocca ai ciarlatani. Un paio di esempi tanto per gradire:

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Quando parlano di ricerca e S.A. è ok

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Qui parlano delle far oer e della grindadrap proprio come esaltati

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Con alcuni errori. Parlano ad esempio dei problemi legati al mercurio nella carne di globicefalo dimenticandosi anche l’azione benefica del selenio di cui sono pregne

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Nei commenti le stesse puttanate che potremmo trovare in letteralmente qualsiasi pagina veganimalata

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Qui un altro esempio in cui l’etica animalista esce dalla porta per poi rientrare dalla finestra. Dà per scontate cose che non lo sono affatto e in altre parti sparerà la sempiterna puttanata del consumo dei litri d’acqua, dei cereali e della piramide trofica, tanto cara ai bufalari che si attaccano alle diete veg con la scusa dell’ambientalismo spicciolo

 

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La cosmesi è “inutile”, nessuna risposta pervenuta. La signora userà la fuliggine per truccarsi!

 

 

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Capito? Loro possono cazzeggiare quando gli pare ma gli altri no. E ricordate bambini, cacciatori e allevatori livello etico (qualsiasi cosa voglia dire) pari a zero, perché lo dicono loro.

 

Quindi che dire, a conti fatti questa pagina è l’ennesimo tentativo di alcuni animalari di darsi una placcatura d’oro e ripulire le merdate fatte dagli altri, sempre con una certa accondiscendenza. Ad esempio, Sea Sepherd viene presentata come un’associazione di persone buone ma forse un po’ troppo sprovvedute, povere, che fanno cose buonine anche se illegali. E dunque non sbagliano, eh? Semplicemente corrono il rischio di rovinare l’immagine di tutti gli altri ;(

Una pagina di “veri” animalisti farlocchi, motivo per cui non mi sono mai sognato di intervenire, perché almeno per metà faceva il suo lavoro, per l’altra metà se la cagavano comunque in pochi, dato che si attirava comunque le ire degli animalisti più accesi. Infatti ancora ora sono in 5.000, nel cui numero è compreso sicuramente chi già ricerca o segue il mondo della ricerca. La cosa ci dimostra che animalisti “veri”, per ora, ce ne sono ben pochi, anche meno di quei 5.000. Non ho neanche citato, poi, le posizioni della pagina sul circo: stessa identica propaganda animalata con in più studi sulle stereotipie degli animali, per poi estendere il tutto a tutti, sempre, ovunque, nonostante le siano stati fatti notare gli studi contrari favorevoli al circo e al benessere degli animali.

Però ieri mi è capitato di trovare uno degli admin, che conosco di fama per le sue posizioni arroganti e spesso ascientifiche (quella degli screen che sproloquia di etica e naturalità, in pratica), con un commento che mostrava il fianco. Ho quindi deciso di metterlo alla prova e vedere se avevo ragione a dubitarne. Questa in particolare me la ricordo per la tipica arroganza con cui scrive e non ammette repliche, tanto che lei stessa lo ammette ma semplicemente continua, perché dice che è il suo modo di scrivere. Talvolta la si ritrova col profilo personale anche su Italia Unita x la Scienza, pagina che seguo e che ho citato parecchio per smontare molte delle bufalacce sull’allevamento che lei stessa spara. Da altre parti l’ho vista commentare contro il Gene Egoista di Dawkins arrivando sempre a estendere il proprio parere (e cioè che sia un volume ormai obsoleto e in disuso presso qualunque scienziato serio) a tutta la comunità scientifica in toto. Una strategia retorica tipica dei ciarlatani, come abbiamo visto grazie a Logica Onnivora.

Capite bene che la situazione era ghiotta per uno di quei confronti che tanto mi piacciono, per cui ho proprio voluto intervenire. Quindi vi presento il battibecc…cioè il profondo e sensato scambio che abbiamo avuto, da me medesmo meco commentato.

Il casus belli è stato un post fb di un video (vi metto poi le fonti in calce per agevolare la lettura) in cui, in una trasmissione tv, comparivano Giuliano Grignaschi e un allevatore che non conosco, a confronto con Vassallo, noto animalista estremista, e la famosa Lemon Pepper, quella che davanti alle telecamere si è coperta di ridicolo chiedendo “Loro nei laboratori cosa fanno? EH? COSA FANNO? Io il raffreddore lo curo con limone e peperoncino”. Tanto per curare altre malattie bastano altri condimenti, no?

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Sul post commentava l’admin di cui parlavo sopra, presunta “vera” animalista, scrivendo:

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Ora, potrei soffermarmi sulle solite bufale veggye già rilette chissà quante volte senza alcun contraddittorio, però vorrei piuttosto soffermarmi su come questa persona scriva, i toni, le parole usate. Abbiamo visto che parlare per assoluti è sempre in qualche modo pericoloso se si vuole usare un criterio scientifico. Il fatto è che anche qui dimostra una certa ignoranza, diamo per veri i dati che ha: per quale motivo ricerca e allevamento non dovrebbero essere entrambi scientifici o importanti in egual misura? Abbiamo visto che sulla sua pagina dice più o meno le stesse cose: ricerca sì, tutto il resto collegato con gli animali no. Allora sono andato a parare lì. Si tenga anche conto della faziosità: gli animalisti hanno proferito balle dall’inizio alla fine, erano una quindicina e spesso bercianti, che affermazione cretina è dire “poteva rispondere in altro modo” quando il pubblico è schierato e non ti ascolta? Abbiamo visto già un sacco di volte, come anche nel caso Stamina o Burioni, che chi comunica con dati e numeri viene sommerso da chi urla. E ora questa recrimina se, oralmente, in tv, uno si permette di dire che i dati sono falsi.

Segue la mia risposta. Ho inserito il discorso cosmesi per stuzzicarla, perché volevo sondarla. Infatti all’inizio non recepisce, le dà fastidio che ne parli, è un’altra di quelle cose che non tollera e che molto probabilmente tratta come io ho descritto. Infatti, notare il “eh” finale sempre molto aggressivo, fa notare che non si parlava di quello. Ma dai?

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La signora si sente punta e risponde un po’ piccata ma almeno è carina a ribadire le paroline magiche che si era dimenticata prima: per me. Queste cose non vanno date per scontate, tantomeno sui social. Anche la frase: “Il paletto etico oltre il quale non è accettabile indurre sofferenza a scopo di lucro, non scientifico, nel caso delle scaloppine è parecchio più basso” dimostra grande ignoranza in materia. Ma da una che usa la piramide trofica come prova del nove non mi stupisce affatto. Pone arbitrariamente un paletto tra ciò che considera scienza e ciò che secondo lei non lo è. Cioè, il rapporto mutualistico tra fauna-territorio per lei non esiste, il concime non ha alcuno scopo, si alleva solo per la carne, per venderla, per quella brutta parola, “lucro”, come se gli allevatori fossero capitalisti cattivissimi! Il discorso viene da lei banalizzato in una maniera atroce, per quanto si possa darle relativamente ragione sul consumo (non è spreco trasformare le risorse, è impiegarle semmai) è chiaro che si dimentica di tutto un sottobosco di valide ragioni per allevare oltre a mangiar carne. Non ultimo anche il discorso “povertà”, che lei tocca: l’allevamento permette il sostentamento di famiglie poverissime. (fonte FAO)fao livestock poveri.jpg

Insomma, i veg giocano sempre sui soliti numeri: acqua, cereali, effetto serra, dimenticandosi degli altri discorsi. Un po’ come parlare del fumo unicamente in termini di cancro, nicotina e dipendenza, quando si può parlare di sigarette anche in ambito cinematografico ad esempio, come strumento rilassante e distensivo, e così via. Avrete capito che a me i discorsi piace estenderli, a loro ridurli.

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Lei non è contro la “scaloppina”, termine con cui intende parlare della carne con un unico esempio che li rifletta tutti ma questo non era neanche da spiegare, si capiva. Evidentemente è convinta di dire qualcosa di sacrosanto che solo un babbeo può non aver capito. La mia risposta è che ad ogni elemento corrisponde un uso: non si fa a meno della carriola perché abbiamo il trattore. Potremmo dire che uno è più veloce, protetto, fa meglio il suo lavoro, ma ne fa un altro. Non si buttano via le cose perché a te non piacciono, o non servono, anche questo mio discorso lo trovo banale. Così banale che ancora non capisco come facciano gli animalati a non capirlo. Boh. Nella seconda parte faccio notare, sempre con un tono distaccato, che i famosi paletti etici può metterli chiunque, su letteralmente qualsiasi cosa. Ne ho già parlato a sufficienza di questo, vi rimando ad altri miei articoli sulla questione. Chi ci dà il diritto di avere un gatto, che uccide animali, se ne nutre ed è un pericolo per la biodiversità? Chi ci dà il diritto di avere troppi figli? E così via e così via.

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Lei non è contro le scaloppine, è contro quel sistema che le produce. Ricordiamo, però, che poco fa ha parlato di “indurre sofferenza” parlando dell’allevamento. Eppure se si seguono leggi e criteri sviluppati da esperti del settore, l’allevamento non è questo “indurre sofferenza” di cui parla, sempre che non ci si affidi ai video youtube come fonte. Sulla cosmesi, come immaginavo, ha abboccato. Le dà fastidio, vuole sapere, vuole capire, non accetta quel che ho detto e che per qualcuno sia difendibile. Concludo dicendo che per me, il termine “animalista”, che so bene che cerca di riabilitare nella sua paginetta, per me ha poco o nessun valore proprio come “femminista”. Si sono succeduti così tanti stronzi, così tanta feccia, così tante balle e controballe che ogni movimento definitosi tale si giudica “vero” bollando gli altri di essere “falsi”. Chi è l’animalista? NON è colui che ama gli animali, e nemmeno colui che protegge il territorio. E’ un termine che vuol dire tutto e niente, che allo stato attuale delle cose non è molto ben visto a causa degli invasati ma lei, anche sapendolo, fa finta di niente, continuando a proporsi come tale, come se fosse una cosa normale o auspicabile. Chissà qual è la sua posizione quando qualcuno augura il cancro a chi mangia carne, se fa la paracula dicendo che “effettivamente le ricerche dicono che…” o se almeno cerca di evitare questi folli. Io sulla sua pagina ho letto che si è scontrata con altri animalisti ma vedo che mantiene sempre un comportamento piuttosto ambiguo, a sé. Mai visti, ad esempio, commenti e critiche a Logica Onnivora o a Sbarella, per dirne due.

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Questo è il momento in cui prende visione che dopo 3-4 commenti non sono uno che lascia perdere, quindi comincia a essere piuttosto aggressiva e poco lucida. Come molti fanno punta sul cercare inesistenti contraddizioni nell’interlocutore, infatti come le ho risposto ha preso due pezzi differenti di discorso (senza capirli, tra l’altro) e credendo fossero in antitesi tra loro. Geniale. Da qui comincerà una parte a cui vi chiedo di fare attenzione, farà un mischione di cose. “Etica oggettiva” non significa nulla per chi ha studiato un minimo di filosofia ma posso immaginare che voglia dire “il pensiero comune di tutti, della società”, parlando poi di Obama (?) e dello schiavismo. In sostanza sta parlando delle stesse cazzate già lette migliaia di volte, traduco:

La soggettività delle persone è importante. Quando c’era lo schiavismo le persone erano TUTTE schiaviste ma grazie alle persone “soggettive” contrarie si è messo un freno allo schiavismo. Così oggi abbiamo Obama non in catene. 

Con un po’ di sforzo si capisce cosa voglia dire ma è comunque una frase da social, acritica, astorica, insignificante e semplicistica.

La cosmesi, ci dice lei, è uno strawman. Qui è piuttosto ambigua. A essere uno strawman è la cosmesi stessa in quanto tale, io che ne ho parlato o la versione animalista di cui ho parlato?

Chiaro che, se si riferisse a me, sarebbe piuttosto sciocca. Non solo gli animalisti, tutti quelli contrari alla cosmesi ne parlano come di cremine per le mani o per vecchie decrepite, non ho mai visto in migliaia di discorsi gente che avesse l’onestà intellettuale di far notare che la cosmesi serve anche ad esempio per l’acne, per le occhiaie, per avere autostima, per uscire di casa apprezzandosi, in ultima istanza per piacersi e avere stima di sé. Ora, spero che Giulia non fosse così cretina da volere ogni singola frase stupida che io ho riassunto in una ma concretamente non c’è una sola versione che si differenzi da quella. Motivo per cui io sono a favore della cosmesi e contrario a vederla stereotipizzata, quello sì che è uno strawman, quello animalista.

La frase seguente è la piena rappresentazione di ciò che mi aspettavo di vedere confermato: per lei la ricerca è ok, l’allevamento per: “produttori a basso costo di scaloppine a scapito di esseri senzienti”. In questa frase sono già compresi numerosi strawman, visto che li ama tanto

-Non esiste solo la produzione a basso costo, non è corretto parlare solo di quella

-Anche ammesso che esistesse solo quella, è una generalizzazione.

-Esseri senzienti, detto così, non vuol dire nulla. Lei stessa sa bene che gli animali vengono sedati se si segue l’iter, quindi qui o sta facendo finta di niente per avere discorso facile, o se l’è “dimenticato” per puro caso. Al massimo si può parlare di uccisioni di animali incoscienti ma qui non avrebbe gioco facile per cui, come molti animalari, punta sulle parole d’impatto.

L’ultima frase è l’emblema alla stupidità: muore più gente di cancro che di scaloppine economiche, sempre con quell’eh che vuole essere aggressivo, povera piccola.

Lei sta semplicemente sostenendo che, siccome c’è gente che muore da una parte, e la ricerca la salva, e gente che NON muore di fame dall’altra, allora una sia meglio dell’altra. Ma sta facendo paragoni arbitrari del tutto insensati, lo scopo della ricerca è salvare vite, le scaloppine NON hanno quello scopo, che cazzo di confronto è? Allora io ti dico che siccome un medico salva le vite, e un operaio no, il medico sia meglio dell’operaio.

Lo scopo delle scaloppine è farti godere la vita con un piacere, magari un lusso, un taglio pregiato che ti fa felice. Questo lo spiegherò dopo. Le ho postato uno dei miei articoli sull’ottica riduzionista, secondo la quale, ragionando che tutto ciò che non è vitale può essere tolto, si arriverebbe alla logica conclusione che vivere coperti di frasche in una grotta mangiando radici sia la soluzione migliore, se si eccettua il suicidio.

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Anche qui enormi strawman e semplificazioni: non è affatto vero che fosse l’etica di tutti, che fosse accettato da tutti sempre e in qualunque momento, tantomeno dagli schiavi. Roma ebbe il suo famoso Spartaco, tanto per citarne uno. Era una convenzione molto solida, quello sì, ma da qui a dipingerla come accettata acriticamente da tutti ce ne passa. Lei ne parla come se ci fosse stato un unico periodo storico durante il quale, grazie ai soggettivisti, questa versione si sarebbe poi smorzata, dipingendo la cosa quasi con tinte romantiche, ed è una cosa che farebbe inorridire qualsiasi storico. Glielo perdono perché, come dice lei, ha un enoooooorme curriculum scientifico, ma frasi come questa sono imbarazzanti, tanto che gliela correggo. E qui cascherà l’asino perché permetterà a lei di svicolare in seguito, purtroppo.

Lei “rivendica” la legittimità delle azioni soggettive. E’ furba, sta usando frasi molto fuffose: cosa vorrebbe dire rivendicare la legittimità di queste azioni? Che sei come loro? Che gli animalisti sono come loro? O che gli altri sono schiavisti?

Non occorre chissà che intelligenza per capire che è il solito discorso che fanno gli animalisti, e glielo spiego pure, fallace: chi sfrutta gli animali dunque è schiavista o come loro, chi vuole la loro liberazione è come i soggettivisti, tanto buoni e cari come descrizione manichea vuole.

La sua ultima frase mi ha lasciato ben sperare, credevo si fosse arresa, avesse capito e mollato, e invece, vedremo dopo. Nella mia risposta ho tenuto conto di un contesto, quello americano, che lei già aveva citato con Obama, semplicemente perché è il caso più eclatante. I famosi nordisti abolizionisti contro i sudisti cattivi, coi loro campi di cotone, che non vogliono lasciare i negretti. Quanta retorica ci è stata costruita sopra, in ottica retroattiva? E’ un errore che capita sempre, le persone cercano di rinegoziare il passato in base a come conviene al presente, non bisogna mai fare l’errore, come fa lei, di credere che il mondo tutto fosse cattivo e che grazie a un manipolo di buoni il mondo tutto sia cambiato in meglio. Non è così, mai stato così, mai lo sarà.

Ora, lei non ha poi aggiunto un discorso, facendo notare che gli animali effettivamente siano “schiavitù” ma per esperienza ho giocato d’anticipo rispondendo preventivamente per non sentire la stessa cazzata già letta più volte, sempre alla stessa maniera. E questo mio anticipare le cose rovinerà la discussione, purtroppo, perché le darà modo di scappare.

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Qui, sentendosi punta veramente, e capendo di avere di fronte non uno qualsiasi, passerà all’offensiva senza ritegno in un modo che credeva furbo, probabilmente.

Insomma il suo era un paragone. Parla di schiavi e negrieri perché voleva SOLO ribadire quanto fosse importante la soggettività, fra mille esempi che avrebbe potuto usare senza coinvolgere gli schiavisti. E questo perché, suppongo, il bias è suo: premeditava già di passare al seguente discorso ma se lo è visto stoppare con malagrazia, così arriverà ad una arrampicata di specchi ridicola: non parlava dello schiavismo USA.

E di grazia, quali altri casi eclatanti sullo schiavismo vengono discussi, se non quello Americano, per la loro importanza? Come faccio notare io, poi, non sono esistiti solo abolizionisti ma anche luddisti, soggettivisti tanto quanto i primi. E lei, sempre arbitrariamente, sceglie quelli che hanno già vinto e sono già considerati i “buoni”, tutti gli altri esempi che la sbugiardano ce li dimentichiamo. Comodo, eh!

Poi, ennesima arrampicata di specchi, tenta il tutto per tutto con la parolina magica, il deus ex machina per eccellenza: No, hai torto, hai capito male, il tuo è un BBBBBBIAS.

Bias in questo senso nelle discussioni è usato come “fallacia logica”; un po’ come dei bambini gli interlocutori si accusano vicendevolmente di aver detto balle, ma non dicono “balle”, devono usare argomenti razionali per dire “balle”. E bias è uno di questi, qui usato completamente a caso considerato che LEI aveva citato Obama e che io per seguirla a ruota ho parlato del caso più eclatante USA. Ora magicamente salta fuori che gli USA non c’entrano più coi loro abolizionisti non così etici e soggettivisti. Nono, nonnossignore, fidatevi signori miei! Intendevo ALTRI abolizionisti.

Ridicola.

Non mi ha insultato ma io non mi riferivo a lei, chiaramente. Parlavo di quelli che lo hanno fatto con quegli stupidi argomenti che lei sta usando, e che indirettamente mi danno fastidio. Coda di paglia?

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Questa parte è meravigliosa. Comincia sproloquiando del Foie Gras. Cerca di giocare in casa usando un argomento marginale, su cui più o meno tutti sono concordi, come pellicce, cosmesi, stupratori e pedofili, ecc

L’esempio però è un’altra semplificazione e fallacia logica: usare un caso estremo per rappresentare la categoria al completo della produzione di carne. Ribadisce che sono tutti paletti personali, per fortuna, ma questi rientrano poi dalla finestra quando mi chiede “tu che ne pensi?” come se nella sua scelta la mia decisione fosse importante. Sono tue opinioni o no? Sono quelle che chiunque dovrebbe avere per essere “etico” o no? Sempre lì siamo coi discorsi dei veganimalati, con la differenza che lei è più furbetta e si nasconde meglio senza mai dare conferma. Al massimo ritratta, o dice che non hai capito tu, quando il discorso è chiarissimo.

Cerca di farmi capire che altrove (sulla sua pagina, l’ho capito, ho anche visto il post) si è attirata le ire di gente. E’ sicuramente meno codarda di quel che pensassi, lo apprezzo questo esporsi ma allo stesso modo non apprezzo le uscite arroganti e spesso arbitrarie che fa, spacciandole per qualcosa di vero e accettato da tutti. Anche se ora con me sta ritrattando molto.

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Qui c’è la mia risposta, poco da aggiungere, direi. Un po’ di vittimismo spicciolo che non fa mai male. Ma poi fatemi capire, anche se non intendeva lo schiavismo USA, in quale altra parte del mondo non vale ciò che ho scritto? Dopo, con il proseguire del discorso, aggiungo una fonte.

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Anche qui ho fatto un errore di comunicazione a cui lei poi si aggrapperà abilmente per scappare, dicendo “attribuisci valore zero”. In effetti non è vero, non è zero, è un valore inferiore, sempre arbitrario, in riferimento alla ricerca. Lo ha detto, l’ho capito, ma ho voluto scrivere velocemente. Concedetemelo, scrivere ogni volta “attribuisci valore arbitrario superiore alla ricerca rispetto all’allevamento” è più lungo e noioso di “Attribuisci valore zero alla scaloppina”. Il senso era chiaro a entrambi ma capisco che poi uno debba appigliarsi a qualcosa pur di non perderci la faccia.

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Qui, capendo che non se ne tira fuori facilmente, comincia a cercare escamotage per scappare dalla discussione. Infatti come sempre capita comincia a rispondere a pizzichi e mozzichi, solo alle frasi che le convengono, o sulle mie “facilonerie” comunicative. Tutto ciò che ho detto viene rigettato in toto (ma lo capisco, eh) con un pretesto, si permette di annullare tutto il discorso sacrosanto che le ho fatto prima su storia, etica, rapporto uomo-animale con quest’ennesimo strawman. Ci mancava solo un “ah-ah non sai leggere, quindi non vale!”

Anche questo suo essere così aggressiva, “ti spiccia casa”, wow, abbiamo quasi sicuramente una lettrice di Zerocalcare, eh? Ou nou, aspettate, il mio è un azzardo! Magari è veramente romanesco e lei di Roma! Chiaramente tutto ciò che ho sempre studiato, letto e discusso ora è una balla a causa della mia semplificazione, noooooo

Ma andate a cagare, va.

“CVD” completamente a cazzo di cane, tanto per dimostrare il nulla. Cioè non ha detto niente oltre a ripetere come un mantra la parola “bias”, è tutta lì la sua difesa. A sto punto dovevo dirlo io il cvd.

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La nostra amica comincia a involtolarsi nel suo stesso discorso. Prima dire “valore zero” equivaleva a non aver capito niente del suo discorso, dire che equiparava uomini e animali parlando di schiavitù era “metterle parole in bocca”, però a lei è concesso. Lei può tranquillamente permettersi di mettermi in bocca cose che non ho mai detto. Infatti parlavo della mia esperienza in discussioni al 100% identiche a questa. Ora, non è che siccome sei una persona con un ego ipertrofico, gestisci una paginetta del cazzo con 5000 utenti e ti reputi una persona seria, o diversa, a te spetti un qualche trattamento speciale. Non si dà a nessuno. Anzi, ti si riserva il trattamento che meriti a seconda di come hai condotto la discussione e, ma questo non possono saperlo, quello che io già so di te. Ergo tutte le puttanate trovate in pagina come la grindadrap eccetera. Questa discussione è conforme a tutte quelle che ho avuto con gli invasati con un filo di retorica in più, un livello sopra logica onnivora ma sempre con facilonerie e argomenti banali e banalizzanti, niente di nuovo e niente di diverso. Cioè questa dice di mangiare carne, di non doversi giustificare, poi ti attacca il pippotto sulle scaloppine che devastano l’ambiente. Ma si può? Rido. Poi sono gli altri a non capire le cose belle e giuste che voleva dire. Ceeeerto.

Comunque io cerco di essere propositivo, sia all’inizio che alla fine. Le ho dato per buono quel che intendeva e le ho chiesto di spiegarsi. Lo avrà fatto? Scopriamolo, amisci.

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Da questo punto, purtroppo, a causa di un Matteo non richiesto, la discussione si allontanerà dal fulcro permettendo a lei di tergiversare anziché rispondere e a lui di mischiare le carte in tavola. Infatti la sua obiezione per me non ha alcun significato, e anzi contiene errori gravissimi: “sei tu che non dovresti interpretare in base alle tue esperienze”

Ah no? E sulla base di cosa? Dovrei interpretare secondo grazia divina? Secondo il verbo di Dio? Matteo, che da ora in poi chiamerò anche “Il Chierichetto”, si esprime, o meglio cerca, di parlare come un libro stampato riuscendo solo a dimostrarsi uno stereotipo vivente di frasi fatte belle, bellissime, ma in ultima analisi ridondanti o superflue.

“Poi non entro nel merito della discussione”

E’ furbetto, Matteo, voler far notare un errore (presunto tale) all’interlocutore, cercando così di spostare l’attenzione dal discorso principale e di annullare quanto precedentemente scritto, e cavarsela con “non entro nel merito”. Eh no, o la discussione la leggi tutta e intervieni o stai zitto. Cosa fai, chiami in causa una parola tra mille? Un discorso fra cento? E poi non entri nel merito, cioè parli senza cogliere il contesto? Intellettualmente disonesto.

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Le arrampicate di specchi di Matteo continuano e mi fanno sentire in pena per lui. Capito? Esistevano anche altri schiavismi. Oh, vi giuro, mai nessuno li cita, mi cita casi esemplari o discorsi inerenti, mai nessuno dà una lettura diversa da quella animalista alla cosa, e qui di fronte a me ho l’unica persona, fra milioni di utenti, migliaia di animalisti, centinaia di pagine, che NON si comporta così e ha qualcosa di diverso da dire. Con lo schiavismo inglese e quello francese! Ahahahahah

Tornando seri, si vede subito che anche il suo è uno strawman, cerca a tutti i costi, come nel gioco del “ce l’hai”, di affibbiarmi un bias, perché così salverebbe in corner l’amichetta, che di bias non ne aveva, nonnnonono. Allora se io ho un bias ha sempre avuto ragione lei, capito?

Andiamo a vedere un po’ cosa scrive una buona fonte in merito (ve la metto in calce):

L’Inghilterra, che probabilmente era stata la principale nazione schiavista del mondo, si era così trasformata nella principale nazione emancipatrice grazie a un profondo cambiamento collettivo delle coscienze[1]. L’abolizionismo francese, infatti, fu più debole e incerto di quello inglese

Ok, va bene, il risveglio delle coscienze ce lo siamo puppato. Poi però sembra che quello francese non fosse così “etico” come voleva farci intendere, quindi non stava parlando di quello francese.

L’uomo ‘illuminato’, tuttavia, non era esattamente un abolizionista. Era sì un critico del sistema schiavistico, ma ondeggiava fra la volontà di riformarlo per accrescerne l’efficienza, la compassione che poteva nutrire per la figura dello schiavo, la speranza che questi potesse migliorare la propria condizione e l’auspicio che, progressivamente, la schiavitù potesse essere abbandonata. Si era ancora all’interno di un modo di pensare nel quale convivevano la tolleranza del sistema e l’idea di una sua riforma: “il progetto grandioso e radicalmente nuovo chiamato ‘abolizionismo’ non esisteva affatto prima del 1770-1780

Ops. Questo dà ragione a me. Non esiste, in quella forma romanzata che ci proponeva Anna Giulia, un gruppo di buonissimi che fa cambiare idea al mondo. Ma vediamo ancora:

L’abolizionismo fu una tappa fondamentale nella progressiva affermazione dei diritti universali dell’uomo. L’obbiettivo fu raggiunto grazie alla pressione di movimenti a forte componente morale e idealista che si trovarono ad agire in una situazione di evoluzione dei costumi e di cambiamenti economici e sociali. Per abolire il traffico degli schiavi, residuo di un ancien regime agonizzante ma duro a morire, furono anche necessari, come si è visto, il pragmatismo, le pressioni politiche e l’impiego della forza militare.

La componente etica di alcune frange di credenti fu essenziale, sicuramente, ma come spiegato qui la componente del pragmatismo, di cui parlavo, le pressioni politiche e la guerra furono necessari e molto probabilmente decisivi. Cioè? Cioè ho ragione io. Di qualunque schiavismo si parli, non cambia la sostanza dei fatti e bisogna essere scorretti o ignoranti per non capire cosa dico.

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Matteo non è onesto con me ma soprattutto con se stesso. E’ intervenuto non a caso per difendere l’amichetta, non per “spiegare cosa fosse un bias”, altrimenti non avrebbe insistito. Anche lui poi usa strumenti fallaci per argomentare parlando proprio di leghisti, come a dire che io sono quello che dà dei leghisti a tutti i veneti. Povero piccolo, voleva solo spiegare il discorso lui. Per poi alzare le mani e ribadire che lui è pro sa e tutto, ma già lo sapevo. Anche se non ricordo particolari interventi brillanti da parte sua quando seguivo varie discussioni. Sta di fatto che non è sicuramente una cima della comunicazione, esistono le tendenze, esistono le masse critiche di persone che fanno cose, non possiamo pragmaticamente fare finta di niente ogni volta che si inizia un discorso. Animalisti violenti? Quali? Insulti e auguri di morte per aver mangiato carne? Mai visti, e se c’ero dormivo, non puoi generalizzare. Capito il paraculo?

Quello che si mette in mezzo per fare la battutona da sympa della cumpa è ciò che temevo: gente che si mette in mezzo a casaccio per buttarla in caciara, purtroppo. Non che la situazione fosse salvabile, del resto.

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Matteo almeno ammette sia una tendenza (oh, mi aspettavo accuse di generalizzazione, strano!) ma dice che su questa non posso costruire risposte preimpostate. Come se io avessi risposto come un bot, no? Come se per lui avessi cominciato apertamente così fino a proseguire con questa risposta preimpostata. Nel frattempo, l’altra simpaticona tergiversa postando memetti da bimbaminchia quale è. Perché rispondere è per le persone serie, per bene, e lei ride godendosi i commenti. Guai però a farle notare che è poco carino, eh? Malpensanti affetti da bias!

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Matteo capisce che la strada comunicativa non è quella più sensata con uno che studia comunicazione. Ci riprovo con esempi sparati totalmente a cazzo, senza capire una mazza del discorso globale, perché spendersi a leggerlo era un bias. Difendere l’amichetta a spada tratta invece no. Ma quel che vorrei chiarire, oltre a far notare come ormai la discussione ci abbia purtroppo portato lontano, è che la sua obiezione è sciocca. Non è il nome a fare la persona ma come si comporta, nel caso specifico come dialoga. Io ovviamente ho altre conoscenze sulla persona, so che dice balle e ne dice spesso tra propaganda e strambe posizioni personali. Tuttavia anche tenendo solamente conto di questa discussione si può vedere che è stata arbitraria, aggressiva, non ha inizialmente usato il “secondo me”, è capziosa nel presentare dati e situazioni. In sostanza, non sta grande amica, probabilmente, o almeno io un’amica così la rimuoverei subito dai contatti.

Questa persona NON mi ha dimostrato niente di diverso dagli altri con cui ho discusso, niente di nuovo e neanche mi ha dimostrato di saper dibattere in maniera onesta. Vien da chiedersi: perché dovrei concederle il beneficio del dubbio, o peggio, la ragione, quando palesemente non ce l’ha? Lo sa solo Matteo.

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Purtroppo come spesso capita si degenera in caciara. E questo mi spiace, veramente. Non saprò mai cosa intendesse, tra le mille cazzate sparate completamente a caso e un’accusa (dieci accuse) di bias.

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Non ho capito qui l’uso del caps lock, se era per farmi il verso per la mia battuta prima o se voleva solo sottolineare la cosa. In ogni caso è una frase del cazzo, un po’ come dire “io non uccido mai nessuno”, “io non uso farmaci e non li userò mai” e così via.

Semplicemente, è improponibile ripartire da zero ogni volta che si sta discutendo. Uno formula domande e affermazioni ANCHE sulla base delle conoscenze pregresse sulla materia e sull’interlocutore. Ormai si sta parlando del nulla, purtroppo.

 

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La bambina continua a pestare i piedini, a far vedere che lei c’è, ma semplicemente si è arresa. Non perché non avesse argomentazioni valide o altro, eh? Macché. Colpa degli altri, come al solito. Furfanti, che non capiscono le cose stupende che voleva calarci dall’alto!

Per il resto, ogni volta che Matteo scrive, posso dirvi che ho questa faccia:

 

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E perché non facciamo tutti la pace? Eh? eh? Perché esiste la guerra? Basta non combattersi, giusto?

Facepalm decuplo. Non ho parole. Non so neanche più se sia serio o se semplicemente il suo bias non gli permetta di vedere che le minchiate che l’amica scrive sono le stesse che sentiamo dagli animalati ogni giorno.

 

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Non so di che abominii parlino gli altri due ma so che sproloquieranno ancora facendo finta di niente e facendo finta che non sia successo nulla, purtroppo con i vari animalati questa situazione l’ho vista migliaia di volte. Non accettano critiche, non accettano confronti, non concedono nulla. Hanno ragione loro e se non cedi chiamano gli amichetti a raccolta per affrontarti in branco e prenderti per sfinimento, o per fallacie ad nauseam, potendo poi ballare impettiti sulla scacchiera cagata.

Sullo sfondo, un chierichetto ci parla del bene che è in ognuno di noi e bla bla. Gente slegata e avulsa dalla realtà. Che poi intendiamoci, anche la pagina in questione di animalisti banna, vorrei vedere Matteo a fare catechismo e a dire che non si banna nessuno, neanche chi insulta, sbeffeggia, caga sulla scacchiera e non ti ascolta.

No Matteo, non funziona così, mi piange il cuore a dover rovinare un sì animo gentile.

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Oh buon dio, cosa mi tocca leggere, mi sanguinano gli occhi. Quante cazzate. Lui sminuisce i discorsi fatti dall’amichetta perché la conosce, magari sa dove voleva andare a parare, peccato non conosca me, non sappia cosa intendessi IO. Questo non ce lo mettiamo tra i discorsi? No, interveniamo solo da una parte, in maniera faziosa, redarguendo solo l’altra e continuando a dire che erano solo opinioni.

Anche chi augura la morte a chi mangia carne ha solo una “opinione”. Anche Vassallo, quando auspica la morte alla madre qualora questa dovesse far uso di medicinali, ha un’opinione. Si tratta di capire quali sono accettabili e quali no. Quali cancerogene per la società e quali no. “Mi sembra”, eh sì, costruiamo critiche e castelli per aria sui mi sembra, dai. Va bene uguale cosa sembra a Matteo che si è intromesso a caso. La spiegazione, la sua amica, l’ha ricercata così tanto che al primo pretesto se l’è svignata zitta zitta, cercando almeno di salvare la faccia ormai irrimediabilmente compromessa.

E sul rispettare tutte le idee stendo un velo pietoso perché semplicemente, non è vero. Sembra una di quelle frasi del Papa quando dice che tutti dobbiamo amarci, dobbiamo comprenderci. Cioè, belle sulla carta, eh, ma inapplicabili in qualsiasi contesto reale. Tant’è che non ha incluso Lio che citavo, forse perché non lo conosce o perché è furbo e non si vuole compromettere, sa bene che gente che ne fa una crociata non cambierà MAI idea. Io ho anche chiesto di avere delle prove: sto famoso discorso sugli schiavisti non americani, sti famosi animalisti che parlano nei loro caffè di argomenti alti e massimi sistemi, di capire come mai questa preferisse sbeffeggiare anziché dialogare o capire cosa intendessi IO. Infatti l’ultima mia risposta era l’unica possibile, scusate. Mi sembrava di parlare seriamente con invasati mormoni.

Quel che mi preme ancora dire, e che Matteo non ha capito o non ha voluto capire, è che non è vero che tutti meritano rispetto. Le persone di base lo hanno, poi questo si modifica sulla base delle azioni, o nel discorso delle parole.

>Una persona che mi uccide un familiare NON ha il mio rispetto<

>Una persona che insulta mia madre o non le permette di curarsi NON ha il mio rispetto<

>Una persona che fa cherry picking, lo fa ogni giorno, fa disinformazione, causa a sua volta delle vittime emotive, economiche, sociali, che non possono essere messe sotto al tappeto come se niente fosse<

In sostanza, il rispetto va guadagnato e in questa discussione non ne ho visto dall’inizio alla fine, NON pretendetelo perché chiaramente non funziona così il mondo, e siete voi a doverlo capire, non gli altri.

 

Concludendo, ho avuto proprio ciò che mi aspettavo, niente di diverso in sostanza. Questi famigerati animalisti seri sono totalmente identici agli altri, solo un po’ più furbi. Abbiamo smesso di discutere con loro di S.A. per metterci a discutere di catechismo, rispetto e altre sciocchezze quando sono i primi a non darlo e a fare disinformazione.

 

 

Alcune fonti:

Sullo schiavismo: http://www.storiain.net/storia/inghilterra-1807-labolizione-della-tratta-degli-schiavi/

Il dibattito: https://www.facebook.com/espansionetv/videos/10155435227101188/?hc_ref=ARSmNr9WeraXdzQXIciHhhZvOboX4pfJOPhIJi0z2EEiCN0drLjWqsCZ1bi4hx_RyeU

Sulla grindadrap e le varie balle della pagina: “Le Iene, tra creduloni ed analfabetismo funzionale”, dal blog: Grindadrap sostenibile.

Alcune info sull’allevamento: Italia unita x la scienza, blog, “L’impatto ambientale di agricoltura e allevamento secondo la scienza”, che dipinge una realtà molto diversa dalla propaganda animalista

Sullo spreco di acqua dei bovini, i valori spesso fuori scala citati e altri articoli consiglio:

https://umanoproprioumano.wordpress.com/2018/03/20/vegetariani-ambiente-risorse-ovvero-tanti-assunti-e-poche-prove-atto-i-bovini-e-acqua/

 

 

 

L’ottica riduzionista

Pochi giorni fa ho pubblicato un articolo sulle finte alternative dicendo ad un certo punto che come argomento era collegato ad un altro; questo di cui parlerò ora.
La finta alternativa a vena polemica, tanto quanto, si può fronteggiare. Basta essere sinceri come ho proposto di fare io nel mio articolo, e nessuno potrà fare niente se non insultarti o dirti che sei uno sporco infedele che non la pensa come deve pensare (secondo altri, ricordiamolo).

Invece, questa è un’altra polemica che ricorre molto spesso in varie conversazioni. Forse si ripresenta più spesso con ambientalisti, animalisti, presunti antispecisti et similia, gente convinta di cambiare il mondo cambiando dieta o buttando le cicche negli appositi bidoni.

E’ l’ottica riduzionista.

<<Visto che si può non mangiare carne, perché la mangi?>>
<<Visto che si vive anche senza fumare, perché lo fai?>>
<<Visto che si vive anche senza sport estremi, perché farne?>>

Queste sono solo alcune di quelle domande millenarie con cui tutti, almeno una volta nella vita, dovremo fare i conti. Non necessariamente a livello polemico ma anche solo in forma di interrogazione personale sulla nostra identità. E la domanda è sensata: se posso evitare, perché non farlo?
La risposta che ho dato nell’altro articolo soddisfa già pienamente questa domanda: è sufficiente per me desiderarlo per farlo. Non si vive per far contenti gli altri ma per essere felici e far felici, in una situazione di negoziazione continua. Non si fa “tutto” ma ciò che conviene e che si dimostra essere innocuo per la società, o in qualche modo fruttuoso alla luce dei danni, come il fumo per qualcuno.
Io non sono felice ovviamente se qualcuno fuma come un turco e si danneggia i polmoni (o danneggia i miei col fumo passivo) ma il quieto vivere e il buon senso mi fanno capire che tutti quanti noi abbiamo oltre a tanti pregi anche tante virtù. Criminalizzare una delle precedenti significa non poterne usufruire io stesso, e giocare a fare i puri significa sostenere il peso del non eccedere mai ed essere impeccabile.
Perché se oggi andassi dal turco fumatore a dirgli di non farlo magari oggi mi fanno contento e creano una legge apposta per me ma il giorno dopo qualcuno farà una legge sul vietare i videogame o i manga, che invece mi piacciono tanto, perché a dire di qualcuno sono pericolosi. Ci sono ovviamente diversi gradi di pericolosità, e quello del fumo è accertato, ma per il mio discorso facciamo che siano tutti sullo stesso livello.
Quindi io potrei, volendo, creare problemi ad altri, ma poi altri creerebbero problemi a me. E’ molto più fruttuoso per me giocare ai miei videogame senza risultare pedante a chi vuole fumare per i fatti suoi e danneggiarsi, giacché poi lui lo potrebbe fare con me.
Tanto più che io stesso un giorno potrei averne bisogno. Le persone si rilassano fumando e ora come ora non ne ho bisogno, ma se dovessi un giorno perdere il lavoro, l’amore, gli amici? La sigaretta tanto odiata sarebbe a quel punto un mezzo in pi per evadere, per aiutarmi, per rilassarmi.
Per collegarmi al discorso dell’altra volta, qualcuno potrebbe obiettare dicendo

Se lo scopo è rilassarsi, perché non giocare ai videogame anziché fumare?

La risposta è sempre la stessa: perché mi va di fare le mie scelte, non le tue. Ma aggiungo una cosa in più: esistono molti altri parametri sulla base dei quali scegliere qualcosa. Il costo (i 70 euro di un gioco contro i pochi euro di una sigaretta), il tempo e le modalità di attivazione (entrambi di pochi secondi), oggetti correlati all’uso (una console di centinaia di euro contro un accendino di pochi euro) ed eventualmente il tempo di utilizzo (svariate ore di un gioco contro pochi minuti di una sigaretta).

Quindi l’equazione si fa di gran lunga più complessa. Nell’immaginario collettivo le cose vengono storpiate, i loro concetti ridotti all’osso,

SIGARETTA=MALE, GUGA!

mentre invece, come ogni cosa, è tutto rapportato alla soggettività del singolo. Certo che le sigarette fanno male (lungi da me sostenere il contrario) ma non è detto che per me questo nel rapporto pro/contro dato dalla situazione sia importante. Se ne fumo una, il rischio è ridotto e il rilassamento è quello che conta di più sul piatto della bilancia. Se sono un vecchio di 60 anni che fuma dai 40 il rischio comincia a farsi sentire, e il rilassamento forse non vale più il rischio.
Ma bisogna considerare anche altri elementi nel giudicare la cosa. Prendendo di nuovo l’esempio del signore senza più amici, amore, lavoro, che decide di sfondarsi di sigarette per sostenere la tensione, si potrebbe anche provare a farlo smettere. Ma se in mancanza delle prime, dovesse ricorrere invece all’alcool, o addirittura alla droga?

Una persona quindi non può essere giudicata sulla base di quel che fa singolarmente, magari nell’unica volta in cui la vediamo in simili atteggiamenti. Quella persona ha scelto ciò perché ha fatto i suoi calcoli di pro/contro e porta avanti la sua decisione, come noi prendiamo le nostre.

Vuol dire che non siamo più liberi di aiutare o di provare a migliorare gli altri?

No, è possibile farlo. Sempre tenendo a mente tutto ciò che ho scritto prima. E se in mancanza di quelle ricorresse ad altro, magari più pericoloso? Dobbiamo metterlo in conto anche noi nei nostri calcoli. E bisogna tenere a mente che “migliorare” segue una logica soggettiva. Chi decide chi è migliore e chi è peggiore? In base a quali azioni, quali parole?
Un buon samaritano che aiuta gli altri ma che smadonna come Mosconi e che fuma come un turco, vale tanto o vale poco?
Una persona che si batte per i diritti dei più deboli ma che ogni tanto butta una cicca per terra o sputa, vale tanto o vale poco?
Le persone sono tutte così, sono sfaccettate, sono complesse. A volte nella loro vita fanno cose per noi meritevoli, altre volte no. Non ha senso colpirle laddove sono più deboli per ferirle o per giudicarle, quando hanno tutti anche momenti positivi. E questo vale anche per noi, perché non facciamo cose buone o cattive, facciamo cose, e basta. Cose che ci fanno felici, o che fanno felici le persone che amiamo e di cui ci importa.

D’accordo, ammettiamo che sia così per le cose come il fumo. Ma allora basta fare questo discorso ad un livello superiore, ad esempio con le droghe. Perché assumerne se si può evitare?

Il discorso “si può evitare” fila solo se l’altro è d’accordo, o se c’è un sistema di valori cui attenersi per propria scelta (ho fatto voto di non bere, non bevo, sì che posso e devo evitare) ma non funziona se la persona in questione ha dei motivi.
L’assunzione delle droghe è sempre correlata ad un disagio sociale e/o familiare. Io ci andrei piano con i giudizi anche verso queste persone. L’assunzione di qualcosa di più dannoso non indica automaticamente una persona più frivola, è anzi indice di un problema maggiore. Per cui a questa domanda io non potrei rispondere in bianco e nero, si dovrebbe valutare caso per caso, singolarmente, e si dovrebbero come sempre calcolare pro/contro prima di dire ad un’altra persona cosa fare della propria vita.

Esiste un argomento a margine che è quello

Sia chi fuma, sia chi fa uso di droghe, in qualche modo grava sul sistema sanitario pagato con le mie tasse. Dunque è un danno alla collettività. E dato che come dici tu ciò che la danneggia va eliminato, ha senso farlo con droghe e fumo.

Legittimo pensarlo. Però come facevo notare con la falsa alternativa, è pericoloso mettere dei paletti “non si fa”, “non si dice”, “non si deve” perché pone le basi in essere per una società pericolosa, in un secondo momento, per tutti. Tu che ora ti lamenti di chi grava sul sistema sanitario nazionale, sei assolutamente sicuro e certo di poter garantire che tu non graverai mai? Che non sarai mai un alcolizzato, un drogato, un violento, ecc?
Certo che sul momento tutti risponderebbero “assolutamente!” salvo poi dopo una decina di anni, di fronte ad un lavoro perso o a un amore finito, ricredersi completamente. Per cui io sostengo che debba esserci sempre un margine di errore per tutti, possibilmente non criminalizzabile e non perseguibile. Nessuno può sapere cosa faremo e come saremo fra una decina d’anni, è possibile che in quanto paralitici saremo tutti un peso per la società. Ciononostante anche chi è un peso ha pur sempre amici, parenti e sostenitori, è sempre in qualche modo un simbolo (come Welby, ad esempio) e dunque anche chi grava sugli altri ha una certa forma di potere sulle masse (ci sono manipolazioni emotive varie, ma il mio discorso è chiaro).
Quindi sebbene il mio discorso verta sulla società e il mio criterio per rendere illegale qualcosa siano i danni alla stessa (ad esempio pedofili e stupratori) va anche messo in conto chi è legato al “peso”, ideologicamente, emotivamente. Non è mai un calcolo semplice così come viene posto, fumi=mi crei danno. Non solo, si deve anche tener conto del numero. Assumendo che mangiare carne sia poco etico (tutto da dimostrare a dir la verità, e ora spiego perché) bisogna anche tener conto delle persone che lo fanno. In una società composta al 90% da persone “poco etiche” sono loro che sbagliano o forse sono io che ho un pensiero distorto su un dato argomento? E’ certamente possibile che io sia un novello Galileo, assolutamente. Ma allora, solo perché nella storia sono esistiti i Galilei e i rivoluzionari vari, tutte le cazzate presto o tardi diventeranno rivoluzioni?

Tornando al discorso di cui sopra, chi combatte ad esempio contro i medici obiettori, fa uso in qualche modo dei casi di malasanità che hanno visto donne partorire abbandonate a loro stesse. Chi combatte la droga ha bisogno di casi empirici di persone rovinate dalle stesse. Chi combatte il fumo stessa cosa. Si mostrano gli effetti di qualcosa per invitare gli altri a non incorrere negli stessi errori. Quindi in questi casi anche chi viene criticato ha un uso particolare che torna utile agli stessi detrattori. Dunque l’equazione potrebbe già diventare fumi=crei danno a me e a te + mostro una tua foto a gente per non farla fumare=salvo 10 persone delle quali solo una fumerà, useremo sue foto per salvarne altre 8, e così via.
Insisto sui calcoli per dimostrare che non esiste mai, neanche nella concezione più astratta, una valutazione umana veramente efficiente che rappresenti la realtà. Si deve integrare con più variabili possibili che ovviamente sfalsano i nostri risultati, e che rendono il mondo, che prima per noi era bianco e nero, un unico grigio.

Tornando al discorso precedente, non possiamo sapere ora chi graverà sul sistema, ed è ingiusto prendersela con chi, per natura o sfortuna, è incappato in droghe, alcol o armi. La vita è difficile, e qualcuno a volte sceglie la via più facile per uscirne.

Le alternative di chi sta male sono poche, il suicidio, ed è sempre un dolore per la comunità, o l’omicidio, perché se non hai più niente da difendere non te ne frega nulla degli altri, e al dolore non si parla, con il dolore non si ragiona. Non c’è buonismo o giudizio che tenga.

In tal senso è dovere della società reintrodurre chi sbaglia e non solo, nei limiti del possibile aiutarlo, amarlo e fargli capire come evitare. Ma queste persone non hanno sbagliato perché faceva comodo, lo hanno fatto per cause di forza maggiore, oberate dal peso della vita che spesso con alcuni si rivela ingiusta. Sono prodotti della società, della cattiveria intrinseca dell’uomo. Non si può parlare di società utopiche senza prima dover affrontare i prodotti di quel che c’è ora, che pure esiste e merita aiuto.
Per cui se prima ho risposto “occhio, che a togliergli la sigaretta potrebbe passare alle droghe” ora risponderei “occhio, che a togliergli le droghe potrebbe suicidarsi o uccidere”.

Sono problemi sociali complessi, lungi da me dare risposte univoche, ma credo che evitare giudizi, evitare stigma sociale, evitare di additare azioni o comportamenti e bollarli come “male” senza farci un ragionamento di questo tipo sopra sia un aiuto non da poco per chi affronta queste situazioni. Ora tocca a loro, e li aiutiamo anche se gravano, ma questo vale per tutti. Se domani qualcuno avrà bisogno sarà aiutato, anche se grava sugli altri. E’ questo il significato di collettività, aiutarsi a vicenda e non solo creare una società di esseri perfetti che non fumano, non bevono e vivono per il lavoro senza neanche fermarsi un attimo a godere dei piccoli piaceri della vita.

D’accordo. Questi casi sono i più “pesanti”, quelli che si fanno sentire maggiormente. Ma nel caso di cose veramente frivole come la carne, che causano la morte di altri esseri senzienti?

Questo è il fine ultimo che ho dato al mio blog, parlare delle minuzie. O meglio, argomentare con i dettagli, ma anche parlare delle minuzie. Questo è un argomento che si ripropone spesso nelle discussioni, specie con vegani e affini.

La carne non è dannosa come il fumo, anche se qualcuno vorrebbe spacciarle come cose identiche per un maggior impatto emotivo. La carne effettivamente è facilmente attaccabile, così come la caccia, le pellicce, la cosmesi (di cui parlerò più avanti) perché può essere evitata.

Per rispondere a quest’altro quesito, oltre a indicare l’articolo a inizio pagina che ho suggerito sulle alternative, rimando a quello sulla felicità per riassumere alcuni concetti.

Successivamente è da mettere in discussione il concetto “evitare”.
Il fatto che si possa, non vuol dire che si debba.
Una persona fa quel che fa perché lo desidera, o perché lo sente. Se una persona non mangia carne è da supporre che stia male nel farlo, o che per etica voglia evitarla. Ma una persona che non ha lo stesso tipo di sensibilità verso la vita animale, e ha un punto di vista diverso sull’equiparare quella umana a quella animale, non ha alcun motivo per non mangiarla.
E’ etica tua, non mia, risponderei. Tanto basta. Fosse anche solo per gusto, sarebbe per me un ottimo motivo per gustarmela. Come nel caso del fumo abbiamo pro e contro dove si inserisce anche la materia etica e nel nostro bilancio dobbiamo far quadrare tutto. Ma mentre per il veg alla voce etica si legge vale tantissimo, per altri si legge vale relativamente. Il gusto invece vale molto di più. Quindi anche qui abbiamo persone che fanno cose sulla base della loro soggettività. E evitarlo ha senso se c’è un ritorno pratico o emotivo. Nel vegano c’è, negli altri evidentemente no. A tal proposito linko uno degli articoli più belli (secondo me) del mio blogger preferito e insegnante spirituale sul mangiar carne. Come dice lui nei commenti, è possibile che un artista faccia a meno di un colore per disegnare. Ma questo non lo rende migliore, non rende la sua arte la più bella, è semplicemente arte con un colore in meno. E se io invece gioisco nell’usare quel colore lo farò, e non mi interesserà dell’artista che riesce anche senza. Buon pro gli faccia, io continuerò sulla mia strada.

Risposto questo, se il vegano di turno è intelligente capirà che c’è una divergenza di opinioni e che l’etica non è criticabile. Se invece si rivela essere un estremista, risponderà le solite baggianate a base di pedofili, stupratori e qualcuno anche sulle lotte fra cani.
Ebbene sì, per queste persone mangiare carne è paragonabile allo stupro, all’assassinio e alle lotte gladiatorie tra polli e cani fatte solo per piacere. Si dimenticano però di dire che c’è una massa critica di persone che mangia carne, mentre non c’è una massa critica di mafiosi che rivendica il diritto a far lottare i cani. Insomma, ciò che vuole la gente ha un peso non indifferente su ciò che è etico e ciò che è giusto e mi spiace se tu paragoni una persona ad un animale (con uno stringi un patto sociale, con l’altro al massimo di sudditanza e reciproco sfruttamento) dunque non mi interessa se facendo qualcosa ti ritieni superiore o più etico, finché non rappresenterai almeno il 90% della popolazione per me non ti devi imporre. Ma a dirla tutta non dovresti importi neanche in quel caso, perché altrimenti ora saremmo giustificati a discriminare i vegani, che rappresentano solo lo 0,02% della popolazione Italiana. Una società intelligente permette a tutti di godere della propria etica e dei propri bisogni, al vegano, al melariano, al carnivoro di turno. E se qualcuno grava sul sistema sanitario, vedasi discorso di prima.

Per approfondire ciò che dicevo prima, ha senso il mio discorso sulla maggioranza in quanto una persona può dichiararsi retta moralmente quanto le pare, e definire tutti gli altri un ammasso di idioti. Rimane il fatto che sei da solo, o sei in una cerchia ristretta di persone che la vedono come te, quindi purtroppo sei tu a doverti adeguare. Per te la vita animale è sacra? Molto bene, suppongo tu stia scrivendo da un pc di legno in mezzo alla savana. Però amico mio, devi fare i conti con la “normalità” degli altri.

Quindi la normalità la crea la maggioranza?

Qui siamo ad un punto focale del mio discorso. La mia risposta in tal caso è sì. Un’idea non è una cosa che esiste nel mondo ma solo una rappresentazione concettuale di un essere intelligente come l’uomo che è sfalsata dai suoi sensi, dalla sua memoria, dal suo linguaggio, dalla sua capacità critica e così via. Noi non ci interfacciamo con LA VERITA’ ma solo con rappresentazioni soggettive condivise presso culture e società. La stessa idea di giustizia, che in natura non ha alcun senso, ha comunque valori diversi a seconda del contesto storico, geografico e politico.
Per questo, e con cognizione di causa, mi risulterebbe risibile e financo arrogante chiunque avesse il coraggio di venirmi a dire che non si uccide perché la vita è sacra, loro sono bbbuoni, teneroni e se lo facessero attè no.
Non esiste nel mondo. Questo è un modo di vedere le cose determinato da un sentire particolare, che deriva da un essere o da un esperire. Cos’è, i nostri nonni che tiravano il collo alle galline erano brutti bastardi senza cuore? No, c’erano valori diversi, e la vita animale non era ai primi posti. Il che non vuol dire che oggi non se ne debba tener conto. Ma che a prescindere dal discorso storico, permangono parametri etici, spirituali, geografici, d’uso e così via. Voler appiattire tutti gli altri su un solo tipo di etica, su un solo modo di vedere la cosa è altamente pericoloso e non serve che io spieghi perché.
Questo discorso che loro fanno con gli animali io potrei farlo a loro con qualunque altra cosa esistente usando la loro logica.

<<Perché leggi libri o usi mobili in legno? Lo sai che gli alberi ci danno ossigeno? Smetti di leggere>>
<<Perché vivi in società? Gli appartamenti sono derattizzati e deblattizzati, si produce inquinamento che a sua volta uccide vite animali e si usano medicine testate.>>
<<Perché usi tecnologia? La tecnologia sfrutta coltan, un minerale estratto a seguito della deforestazione e del massacro di gorilla congolesi. Inoltre è pure testata.>>
<<Perché hai un tatuaggio? Lo sai che tutte le chine esistenti, anche quelle farlocche cruelty free, sono testate su animale?>>
<<Perché stai salvando il tuo animale con tecniche veterinarie affinate grazie alla
sperimentazione animale o farmaci da essa derivati? Deve morire, è la natura.>>
<<Perché usi una macchina inquinante che usa idrocarburi ottenuti da carcasse di altri animali? Vai in bici>>

Insomma, potrei continuare all’infinito. Quindi il discorso “è tutto un piacere inutile” vale finché è qualcosa che non li tocca da vicino. Quando fai notare loro che tecnicamente tutta la società si basa su piaceri evitabili a rigor di logica non riescono a far altro che ad arrampicarsi sugli specchi.
Mi è stato spesso risposto, da animalisti estremisti, <<Perché il pc lo uso per lavorare!>>
Ma grazie! Allora, secondo la tua stessa logica, trovati un altro lavoro! Cos’è, per comodità la tua etica viene meno e ti permetti di massacrare innocenti solo per questo?
Un altro genio mi ha risposto <<La macchina la uso per andare a lavoro!>>
Stesso discorso amico mio! Trovatene uno più vicino o vai sempre in bicicletta! Hai già dimenticato che stiamo mettendo al bando le frivolezze? Vale per tutti, quindi anche per la tua comodità nel non dover andare in bici e farti i chilometri alle sei di mattina. Pedala, pedala.

E vengono a dire a noi che la carne è frivola, e che la mangiamo solo per la comodità di non dover cambiare dieta. Riesco a comunicare quanto sia ridicola questa idea basata su assunti totalmente arbritrari e liberticidi? E sia ben chiaro, non sto ridendo di chi vuole fare qualcosa e sentirsi utile. Ben venga.
Quel che non può fare è venirmi a dire che è migliore di me, che fa di più, che sono peggio di lui e altre scemenze totalmente arbitrarie, perché poi scatta il meccanismo “ora ti epuro io su altri argomenti”

Perché il discorso è “evitabile” lo fai a te stesso, non ad altri. Per altri non è evitabile la gastronomia, o un bel pc sicuro con cui lavorare, o un bel tatuaggio per sentirsi più belli.
E così si chiude a cerchio il discorso <<ma perché invece di … non fai…?>>
Ecco spiegato. Al bando l’ipocrisia, giacché ogni cosa in questa società è criticabile, pure vivere, se qualcuno avesse particolarmente a cuore i batteri che sterminiamo in un numero superiore a chissà quanti olocausti messi insieme. E che dire dei legami presenti nella materia che disgreghiamo senza pietà ogniqualvolta compiamo un singolo movimento? Che dire degli atomi, che ci donano tutto con generosità, che noi spezzettiamo in materia infima? E’ ora di dire basta, l’uomo deve estinguersi.
Ecco, se qualcuno pensa che io stia esagerando provi a ricordarsi che esistono i melariani, i respiriani e i giainisti.  ( da cui cito “Ahimsa o il non recare danno alla vita: non danneggiare tutti i tipi di vita, umana, animale o qualsiasi altro essere che abita corpi viventi. I santi giainisti scoprirono che inalando distruggono la vita degli organismi che si trovano nell’aria. Essi filtrano quell’aria tramite un pezzo di stoffa. Naturalmente i laici lo troverebbero difficile, e ne sono esentati. Questo atteggiamento è basato sull’idea della potenziale uguaglianza di tutte le anime. La non-violenza deve essere praticata nelle azioni e nelle parole“)

Dunque sì, la maggioranza fa eccome la “normalità”, che altro non è che una rappresentazione astratta di qualcosa di indefinito a sua volta, ma che ci consente di regolarci un minimo.

Non ultimo però, esiste un discorso legato a quest’ottica riduzionista che è pericoloso oltremodo, e si lega anche al discorso vegano sì/vegano no su cui secondo me, una volta demolita l’ipocrisia esterna, ha senso interrogarsi almeno una volta nella vita:

1) I vegetariani non mangiano carne
2) Visto che si può, i vegani non mangiano carne, uova, latte e derivati animali
3) Visto che si può, i fruttariani mangiano solo frutta
4) Visto che si può, i crudisti mangian solo crudo
5) Visto che si può, i melariani mangiano solo mele
6) Visto che si può (almeno per brevi periodi) i respiriani non mangiano NULLA
E in work in progress c’è l’autoestinzionista, visto che si può, perché non uccidersi?

Tutte le declinazioni vegano-estremiste, sono una prova effettiva di quanto dico. Ad avallare il discorso “si può, allora si fa”, semplicemente sarebbe l’estinzione. E prima si andrebbe ad intaccare i piaceri altrui, “evitabili” ovviamente, per poi finire gradualmente con il proprio malessere e il totale non-senso legato alla propria esistenza.
Io rispetto al massimo chi vive una vita cercando di non fare del male e senza imporsi agli altri. Lo incoraggio e lo aiuto pure se vuole.
Ma questo non deve diventare un discorso valido per tutti perché poi appunto dovremmo decidere se salvare gli animali, il pianeta, o noi stessi.
Un discorso eccessivamente pericoloso. Io non vivo per far contenta madre natura, non vivo per far contente delle bestie, non vivo per gli altri. Vivo in primis per me stesso, la mia autonomia vitale, sentimentale e psichica dipende da me. Poi vengono per me tutte le persone a me care, da cui dipendono le cose sopracitate in misura leggermente minore. Poi, secondo coscienza, per me può venire il kebabbaro da cui passo le giornate, il barbone che mi sorride quando gli elargisco qualcosa, il fumettaro di fiducia, la vacca, il bue e l’asinello.
Ma a deciderlo sono IO, non altri secondo la loro coscienza.

Quindi, visto che si può, perché no?
Perché decido io quando sì e quando no, non tu!
Io mi sono fatto un bilancio e a vivere da melariano, o anche solo da vegetariano, starei male. Non necessariamente fisicamente, ma emotivamente e psicologicamente. Ben venga se una persona vuole provare le gioie del respirianesimo, ma ben si guardi dall’impormele, perché poi subirebbe la mia reazione.

E’ un’arma a doppio taglio il “si può, allora si deve” perché per essere inattaccabili come facevo notare prima si dovrebbe vivere sugli alberi (a dire il vero non basterebbe manco quello perché vivere su un albero toglie la possibilità ad uccelli di fare il nido).

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Volete questo? No, vero? 😦

 

 

La natura stessa, a partire dalla creazione dell’omeostasi, e della capacità della cellula di nutrirsi dell’esterno per mantenere l’interno dimostra che c’è un equilibrio puramente egoista a gestire il tutto.
Ma questo ovviamente non vuol dire che siccome le mie cellule sono egoiste, da domani andrò ad accoltellare chi mi capita. E’ una mera presa di coscienza, banale e financo onesta: non posso essere a impatto zero, non posso essere etico per tutti, la mia vita grava in qualche modo a qualcuno o qualcosa su questa terra. Dovrei non esistere per essere veramente inattaccabile. Un esempio chiaro della pericolosità di questo atteggiamento nichilista ce lo danno i vegani estremisti. E dunque si decide cosa sì e cosa no sempre secondo coscienza, appurato che non sia un danno per tutti, che non abbia pro e che a volerlo non sia una cospicua maggioranza. Queste precisazioni nel caso della carne sono tutte invalidate.

Siccome questo discorso è importante, lo approfondirò più avanti con altre considerazioni sull’arbitrarietà della cosa, perché so benissimo che loro spesso rispondono “salvare poche vite ha comunque più valore che non salvarne nessuna, come fai tu”. Per ora proseguo con il mio discorso, ma dedicherò altri articoli alla questione, perché è interessante non solo per rispondere alla loro arroganza ma anche per noi stessi, per capirci e per essere sinceri con noi stessi.

Tornando al discorso nichilista perché avere di più se si può evitare e magari salvare il mondo o qualche vita, basato più che altro sull’etica, rispondo che va preso in considerazione un aspetto forse crudo, ma umano il più possibile.

E se a me non importasse nulla di una bestia che passa le sue giornate a rotolarsi nel fango, che magari non sa neanche di esistere?

Se anche io mi privassi della sua carne, lui saprebbe di me? Saprebbe dei miei sacrifici?
Molto probabilmente no. E anzi, continuerebbe a vivere la sua vita per poi terminarla in natura azzannato vivo da qualche predatore.
Quindi in sostanza, io che ho autocoscienza e intelligenza secondo gli animalisti/vegani posso scegliere (devo scegliere, secondo loro) di astenermi dalla carne ma a conti fatti la sorte di quell’animale non sarebbe troppo diversa. Sarebbe pure peggio.
Un conto è finire mangiati vivi, o stroncati in modo violento come avviene in natura, un altro conto è uccidere un animale con tutte le tecniche di stordimento oggi in vigore come la pistola captiva. Morire incoscienti è sempre morire, ma è nettamente meglio che morire coscienti, e sfido chiunque a dirmi il contrario.
Sento già gli animi dei fondamentalisti che si incazzano:

EH MA ALLORA SE E’ TANTO BELLO PERCHE’ NON TI FAI METTERE UN CHIODO IN TESTA COME ALLOROH??!’!??!

Semplice, perché la mia vita voglio viverla al massimo, godendomi tutto ciò che ancora ha da offrirmi. Ma ribadisco che, se mi venisse data la scelta, alla fine della mia vita, di poter decidere se morire di infarto, di tumore, di solitudine e di tutte le altre cose orrende che può soffrire un uomo cosciente prima di morire, opterei sicuramente per una eutanasia tranquilla, veloce e indolore. Ma senza pensarci.
Quindi è vero, strappiamo agli animali la loro vita, su questo non discuto.
Lo facciamo per un piacere di gola (non solo a dire il vero, ma approfondirò poi se no diventa troppo lungo qui)

Però lo facciamo con più umanità possibile. Uccidiamo, ma uccidiamo nel migliore dei modi. Lo ribadisco perché molti sembrano invece dimenticarselo. C’è una bella differenza tra le varie morti, vi invito a guardare questo video per capire meglio cosa intendo.
E mi state dicendo che questa morte è preferibile a quella nei mattatoi? Scusate, ma qui se c’è qualcuno che pecca di ipocrisia non è chi mangia carne ma chi si arrampica sui vetri dell’etica da due soldi.

Chi dice che l’uomo non deve mangiare carne ma altri animali possono, sta avallando questa violenza, evitabile da noi. Non solo, sta dicendo che io, suo simile più complesso di una bestia, e che un giorno potrei tornargli utile, non merito un piacere di gola secondo lui.
Questa anche è una presa di posizione molto egoista. Mi sta bene che tu voglia salvare vite, ma stai quindi dicendo che la vita di un essere meno complesso vale più del mio palato di essere complesso, con cui tu stringi un patto sociale. Sono io umano che ti curo se stai male, sono io che insegno ai tuoi figli, sono sempre io che uso la forza per proteggerti dai ladri, non la bestia che salvi. E sulla base di questo non mi concedi neanche il piacere che chiedo, e che merito? Per me è intollerabile. E giacché mi imponi con la forza il tuo punto di vista io non lo rispetterò, e farò come mi aggrada. Io devo rispettare la tua incolumità, non quella dei tuoi dei o dei tuoi animali divinizzati. Perché tu fai parte della società come mio pari, loro no, e anche questo va messo in conto. Tu non possiedi gli animali della terra, sono risorse come l’acqua o il vento anche se senzienti, e posso usarli per coprirmi, al circo, per cacciare, per mangiare, per soddisfare i miei bisogni di essere complesso con tutto ciò che posso ricavarne. E danneggerei al massimo la tua etica, non la tua incolumità né la società umana, quindi è totalmente fattibile senza alcun danno per noi.

Aggiungo altre considerazioni. La posizione secondo la quale l’uomo è più intelligente e dunque possibilitato a privarsi è sbagliata secondo me proprio perché l’uomo essendo più intelligente ha più bisogni, non di meno.
Per fare un esempio banale, la significazione. I significati che attribuisce alle sue cose.
L’orologio del nonno non costa solo il suo effettivo valore, ha un prezzo affettivo incalcolabile.
Gli amici non sono solo compagni di vita, sono ricordi, vacanze, giochi insieme, scherzi, felicità.
La moglie non è solo prole e dovere coniugale, è un mondo di significati, gioie, amori, dolori.

Certo che potremmo privare l’uomo di qualsiasi cosa, esclusi cibo e acqua, ma che vita sarebbe poi? Sarebbe una gabbia cerebrale, proprio perché essendo più intelligenti abbiamo bisogno di più cose, non di meno. E la privazione la senti come un chiodo in testa per tutta la vita. Un po’ come quando aspetti babbo natale, o un giorno speciale, o un voto del professore. L’attesa è una forma di dolore psicologico dovuta al grado di incertezza che abbiamo sul mondo. Non sapere un risultato è pure peggio che sapere di aver preso 17 perché l’uomo ha una capacità mentale superiore, e ad essa sono legati anche tutti gli svantaggi correlati.
Ci vorrebbe più accettazione di sé stessi e meno benaltrismo, dovremmo tutti capire che l’uomo non è un angelo mancato, idealisticamente buono e puro, santo e caro, ma solo un animale un po’ più intelligente degli altri. Ha il raziocinio non per offrirlo alla terra, ha una vita non per offrirla agli altri ma per viverla spendendola come gli pare. E se credi che esista Gesù dall’altra parte, buon per te, ma io farò come mi aggrada di qua. Buon per te, amico caro, se credi che rinascerò sotto forma di verme ed espierò le mie colpe per aver mangiato i tuoi amici animali, io farò comunque ciò che sento.
Anche perché a usare questi argomenti ti ritroveresti a fare il santo martire buono e puro, ma poi avresti sempre davanti il più puro che ti epura. Ti si mette davanti il respiriano nudo anarchico e autodisfattista che reputa non etico pure il riprodursi e che gli dici? Nulla. Ora doni tutto in beneficenza, e non avrai figli, perché i figli hanno un impatto sul pianeta e sono un egoismo della specie (egoismo del singolo no ma egoismo della specie sì? Suvvia), perché hai posto le basi in essere per questo sistema di cose. Hai trovato quello che per vivere ha bisogno di meno di niente, ora t’aggiusti a ‘sto sistema e ti adatti tu a lui, non lui a te.

Vivere dunque non è solo fare cose buone (secondo chi poi?) e pure, utili, belle, dolci, care ma è in primo luogo trovarvi un senso. E un senso per vivere non te lo danno gli altri, lo trovi tu stesso definendo chi sei e cosa vuoi, facendo quel che piace a te, non quel che piace agli altri. Altrimenti la tua vita potenzialmente non avrebbe alcun significato. Sei il riflesso di altri, privo di identità, è come se fossi un doppione.
Non ultimo, non esiste una cosa che sia “eticamente accettabile” e una che non lo sia sempre ed in ogni momento. Esiste solo un rapporto di benefici/svantaggi che vanno di volta in volta presi in considerazione. Prima facevo l’esempio del respiriano esagerando ovviamente, ma non è un esempio così campato per aria. Infatti basta pensare ai melariani, ai fruttariani, o ai vegani che vivono senza carne e senza prodotti animali, uno (a loro dire) più etico dell’altro. Un fondamento di ragione ce l’hanno, mangiare carne è evitabile. Ebbene? Dopo che è evitabile, per quale motivo lo si dovrebbe evitare?
<<Perché lo dico io. Perché mi spiace che gli animali vengano uccisi.>>
<<Eh, a me no, e quindi? >>
Anche l’altro esempio, che ho portato dal “movimento volontario per l’estinzione umana” ha dalla sua un criterio che si appella comunque in qualche modo alla salvezza, solo che è il totale azzeramento dell’uomo a favore del…mondo…natura, boh? Ma dobbiamo estinguerci per far un piacere ai sassi? Ai lombrichi? Ha senso questo discorso?
Se dovessi scegliere tra essere un ipocrita e dire che con qualche piccolo sacrificio salvo il mmmmondo e ammettere che nel mio piccolo sono limitato, e qualsiasi cosa faccia in qualche modo faccio danno a qualcuno o a qualcosa, scelgo la seconda. Perché sarò anche stronzo, sarò anche egoista, ma quelle frivolezze sono la mia vita, e me la rendono degna di essere vissuta. Ma siccome non esiste una persona sola al mondo che sia esente da questa fallacia logica (basta vivere per essere incoerenti con questo sistema di pensiero riduttivo e nichilista) che senso ha appellarvisi? Ok, ora mi fai notare che sbaglio io (poi è da vedere, ma diamola buona). La prossima volta ti faccio notare che sbagli tu, con uno dei mille esempi che ho fatto sopra. E cosa è cambiato? Niente, ci scanniamo a vicenda ma siamo due entità organiche egoiste, ognuno sui propri argomenti preferiti, che in qualche modo depauperano, consumano, se ne fregano. Questa logica avrebbe senso solo se a dirla fosse un essere immune ad ogni critica. Voi rispettereste il parroco che dice di non fare peccato e poi è il primo a compierne? No, perché dice agli altri di non far quel che lui in primis fa e dunque demolisce da sé la sua ideologia. Anche quando si fa notare ai vegani che comunque uccidono altre forme di vita, o insetti e piante, il discorso è sensato. Perché si dimostra loro che non rispettano la vita in toto, la rispettano solo di quegli animali che a loro conviene rispettare, perché più teneroni o coccolosi. E ti vengono a dire che se mangi carne sei meno etico di loro, quando magari fanno uso di medicine testate, tatuaggi testati, palmari con coltan, e così via. Se anche salvassero 10 animali all’anno, ne ammazzerebbero comunque sotto altre forme. E vengono però a dire agli altri di non fare X perché a loro non piace. Comodo così. E lo subiscono a loro volta, da quelli più estremisti di loro. E i vegani rimbeccati cosa rispondono? Le stesse cose che a loro rispondono gli onnivori, solo ad un gradino più basso.
<<Per me conta che sia buono>>
<<Per me conta che possa provar dolore, quindi non uccido gli animali>>
<<Per me conta che sia vita, quindi non uccido neanche le piante>>
<<Per me conta tutto, quindi mi estinguo>>

E quindi niente, o si lascia spazio alle frivolezze di tutti o è la guerra, o l’estinzione. Nessun argomento è immune alla critica di utilità o di coerenza. Tu mi impedisci di mangiare carne o di avere figli? Io ti impedisco di usare un pc creato grazie al lavoro minorile, l’uso di una casa inquinante e l’uso della macchina. E ora come la mettiamo? Che ci siamo feriti a vicenda, e non è cambiato nulla. Abbiamo di meno tutti e due e viviamo peggio. Oh, magari ci sentiremo etici a palla, però siam sempre nel fango a darci le pacche sulla spalla.

Siccome questo argomento poi si ramifica in più punti e non voglio appesantirlo troppo, lo aggiornerò poco per volta con altri articoli, come il prossimo già in cantiere:

Gli animali e la società. 
Il minore impatto possibile
La carne è solo un piacere di gola? (in cantiere)