Ancora un passo, uno solo

Se sei arrivato fin qui seguendo le mie indicazioni, bravissimo!

Anche se forse sei un po’ troppo remissivo e ingenuotto. Come faccio a distinguere chi arriva fin qui dopo aver letto tutto e chi invece ci arriva cercando di buggerarmi?

Pertanto, se sei sincero/a, non avrai problemi a dimostrarlo esibendo la chiave di lettura che ti ho dato seguendo questo link—-> Qui.

Se invece non ce l’hai, shame on you. E vergognati. Torna a leggere la Pimpa, se non è troppo pure lei per te.

Come sei furbo!

Se sei incappato qui le cose sono due:

O perché sei finito in uno dei miei sistemi di sicurezza, o perché sei un furbacchione che pensa di prendere scorciatoie. Nel primo caso fear not my friend, perché avrai sicuramente trovato la chiave. VERO?

Nel secondo caso… è perché ti reputi una persona molto furba e intelligente, vero? O peggio ancora, simpatica?

Credevi che essendo sincero e saltando a piè pari tutto il discorso che ho costruito per voi, arrivando subito alle conclusioni, sarebbe bastato a perdonarti?

No caro/a. Io spendo letteralmente le ore a scrivere i miei articoli per approfondire e intrattenere e non mi va giù il classico simpa della cumpa che se ne esce con un beffardo “TL; DR“, perché se sei tielle dierre escitene da internet, leggiti un libro con solo le figure, guarda Peppa Pig, non celebrare la tua ignoranza, non spacciarla per qualcosa di interessante o peggio ancora divertente. O se proprio non vuoi leggere, scompari e fai più bella figura, no?

In ogni caso voglio darti una chance. Tra i seguenti link c’è quello che ti porta a trovare la soluzione. Soluzione che, se avessi letto per intero il mio articolo, dovresti ben conoscere. E nel caso tu comunque non disponga della chiave ma voglia andare per tentativi…

amico/a, sei una persona davvero tristissima. Stai perdendo tanto di quel tempo che il meglio che puoi sperare è di avere un po’ di fortuna sul blog di uno sconosciuto che scrive robe lunghe e poco comprensibili. Piango per te. 

 

La prima risposta in genere non è mai quella giusta. Salta pure

La seconda? mmmh, no

3) La terza? Boh, prova ma secondo me no, ti giuro

La quarta? E che è? Un compito scritto delle elementari dove l’ultima è sempre quella corretta?

La quinta? Vabbè basta, avete capito

Forse un po’ di filosofia può aiutare il compito

Che come si sarà capito ormai, io adoro la filosofia

Devi sapere che quando andavo alle superiori avevo una pessima insegnante di filosofia

ah, la frase stava venendo troppo lunga, scusa, prosegue nella prossima

Dunque, dicevo della prof. Ecco, spiegava malissimo

Non sapeva fare le domande

e allora sai cosa faceva? Siccome domandava male, e le si rispondeva peggio

si inventava che il senso della filosofia fosse quello, capire bene cose scritte (o chieste)

male. Si una frase con solo una parola

Le altre materie? Di Italiano, Storia e Geografia andavo benissimo, grazie

Matematica manco a parlarne

il tre praticamente mi alzava la media

Ginnastica? Pfff, invidiavo le ragazze quando una volta al mese stavano sedute

Che poi avevo pure dei compagni odiosi. Secchioni, pieni di amici, bravi a ginnastica

ma si è mai vista una cosa simile?

è come distruggere il principio di “sasso, carta, forbice”

non puoi averle tutte, o semplicemente ti rendi odioso

Infatti, caso strano, non ci si sente più con queste persone

Come sono rancoroso

Semiotica del guardar l’erba crescere

Come tutti sanno, esiste una ben precisa connotazione di ciò che si intende con “erba”.

Pochi ci riflettono sopra, tutti la calpestano, ma nessuno si chiede come vada guardata l’erba crescere, e quei pochi che ci provano sono così incompetenti da non riuscire a farlo per più di venti minuti.

Sono esistiti diversi semiologi di fama internazionale come Umberto Eccallà, Mughetto Volli sempre Volli o Rolando Bartesio che si sono interessati alla questione da diverse prospettive tipiche della disciplina quali ad esempio l’uso o meno della musica per far crescere prima l’erba con un effetto “steroidizzante”, o coloro che invece a questa nobile attività prediligono l’asciugatura della vernice sul muro, tipica posizione della scuola di Francoforte, più forte che Franco.

 

Ok, basta. Scherzi a parte, benvenuti nell’angolo giusto in cui ho nascosto la vera risposta giusta. Cercate di capire, mica potevo intitolare l’articolo “VERA RISPOSTA, NON GUARDATE QUI”, no?

 

Fe2

GIA’, POTREBBE AVERE UN SENSO

Undyne

FORZA, tira fuori questo segreto

Alphys-0.png

S-sono io il personaggio m-migliore, vero? (>*3*)>

No.

Alphys.png

Ah…

4ce1b5b600058d7adc064fefe29b996d624ae13f_hq.jpg

Il vero scopo di questa serie stucchevole e infinita di articoli era di tenervi incollati per sempre qui da me. Costretti a leggere di semiotica, di narratologia, e di altre palle che oltre a miocuggino qui ci leggiamo in 3. Ho scelto di allearmi con Flowey per creare un loop eterno. Gente che viene qui convinta di trovare la glorificazione di uno dei suoi giochini preferiti e che invece ottiene una conoscenza ben più radicata e profonda al posto di melensi complimenti e taciti consensi.

Fe2

NON MI SEMBRA POI QUESTO GRAN PIANO

E parli tu?!

Ci ho messo mesi e mesi a prepararlo, concimando Flowey notte e giorno. E sai che anche i fiori hanno i loro bisogni? No? Be’, ora lo sai. E invece questo fiore si è presentato alla mia porta un uggioso mattino del…vabbè non importa quando. Sta di fatto che abbiamo creato insieme questo piano per poter avere finalmente la meglio su tutti voi.

Ma

scrivendo il mio articolo

mi sono reso conto che…

 

 

 

 

sono molto affezionato a voi personaggi e a voi 4 lettori che mi seguite da tempo.

 

 

Io non ci riesco, non posso fare una cosa simile, non a voi che con tanta pazienza ancora mi seguite e non ve ne siete andati. Per cui mettiamo da parte indovinelli, quarte pareti e altro ancora e vi rivelo ciò che ho sempre pensato.

Il miglior personaggio di Undertale è…

 

 

 

 

 

 

 

è…

 

 

 

 

 

 

 

flat,550x550,075,f.u5

ALLORA????? STO MORENDO DALLA CURIOSITA’

Be’, bisogna essere piuttosto superficiali per non capire che il miglior personaggio del gioco è Temmie.

Vi aspettavate tutti quanti che rispondessi il solito, vero? Gaster, Sans, Flowey.

E invece è lui il personaggio migliore che sia mai stato creato, e se non avete colto la profondità dei suoi discorsi è un problema vostro.

Fine, non c’è altro da dire, perché i suoi discorsi sono così meravigliosi e inconcepibili da mente umana, come quelli di Dio, che servirebbe letteralmente un Metatron per tradurli alle nostre orecchie in maniera vagamente accettabile. Quindi boh, ciao.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci tengo a dire, comunque, che il personaggio migliore del gioco è il Doggo in armatura, perché non c’è bisogno di grandi armature o di grandi Bork per fare un buon personaggio ma solo di belle e affettuose carezze.

uspwpdxhse0kpmoz4o87.png

In ogni caso, buon anno e buone feste, ragass ❤

Final Fantasy X / X-2 Remastered, troppi ricordi (1 di 2)

Avevo circa una decina di anni quando per la prima volta vidi sullo schermo della tv di mio cugino Final Fantasy X che, all’epoca, chiamavo “finalfantasi ics“. Ricordo che a quel tempo stava giocando la scena dell’attacco di Sin sulla nave, quella iniziale. Le volte dopo lo trovai già a combattere contro eoni oscuri e poi, piuttosto in maniera ostinata contro due soli tipi di mostri: una sfera acquosa (la Titanosfera dello Zoolab) e il Mangiaterra (sempre dello Zoolab). Solo anni dopo sono riuscito a capire il perché di tanta ostinazione verso quei due mostri.

I miei primi ricordi quindi appartengono all’ambientazione, ai personaggi e allo stile così caratteristico che permeava l’opera prima ancora che ai dialoghi e alle caratterizzazioni. Ricordo con piacere Auron, che fin da piccolino mi affascinava per il suo essere un samurai silente, un guardiano silenzioso ma potente. Spingevo sempre mio cugino ad usarlo in battaglia solo per poterlo vedere. E poi gli Eoni, così colorati e maestosi. Vedevo Bahamuth a braccia conserte che dava un’idea di potenza eccelsa, Shiva e il suo volto privo di emozioni, Yojimbo poi era il mio preferito per la sua atipicità: la mancia. La cosa mi piacque a tal punto da cominciare a farmi dare qualcosa in cambio ogni volta che mio cugino mi chiedeva un favore, come ad esempio spegnere la tv o portargli delle cose.

<<Dovrò far causa a chi ha inventato Yojimbo>> mi disse una volta, stanco delle mie richieste di mance.

Passano gli anni e comincio a farmi anche io una PS2, la mia prima consolle comprata con i miei sudati risparmi, insieme a GTA III e Final Fantasy X. Arriverà solo dopo Kingdom Hearts. E il mio primo approccio a FFX senza guida è stato traumatico. Incontro ancora una volta mio cugino solo per sentirmi dire <<hai fatto bene i chiostri? Ci sono degli oggetti che se li manchi devi ricominciare il gioco>>

COS. No aspetta COSA?!

E fu allora che capii. Che un final fantasy senza guida è per lo più un gioco frustrante in maniera immotivata. Non ho idea di quante ore si possano spendere a vuoto cercandone tutti i segreti, le armi nascoste e i vari enigmi. E fu così che la mia prima partita venne cancellata, per poi ricominciare subito dopo. E quella fu la volta buona, fu uno dei giochi narrativamente più complessi e magnifici a cui abbia mai giocato, consapevole che comunque la nostalgia giocava sempre un elemento fondamentale. Poter comandare gli eoni, usare Auron, il sistema di turnazione. Quando compravo altri FF su GBA mi capitava spesso di rimanere deluso dalla barra ATB o dalle caratterizzazioni molto sommarie dei personaggi e degli antagonisti, con un’eccezione per FFIV. In pratica io cercavo le emozioni che il X mi aveva procurato in tutti gli altri ma senza mai riuscirvi. Poco a poco si fece strada in me l’idea che fosse semplicemente unico, una perla nel suo genere (anche se ammetto di non aver mai giocato il VII).

Parliamo un po’ della trama. Mi ricorda vagamente i 7 samurai di Kurosawa, ma vagamente perché l’incipit è molto diverso. C’è un nemico grande e grosso, Sin, che devasta il mondo e il protagonista viene da questo mandato apparentemente nel futuro. Qui conoscerà i personaggi che lo aiuteranno a ritrovare un’identità e un gruppo tra Yuna, l’invocatrice, e Auron, compagno d’armi del padre. Sostanzialmente la trama procede attraverso gli attacchi casuali degli sgherri del mostro Sin e i templi in cui collezionare i vari Eoni, ed è qualcosa che mi ha emozionato non poco. Negli altri FF le bestie sacre da invocazione davano un colpo per poi sparire, le ho sempre trovate piuttosto inutili. Nel X invece avevi totale controllo su di loro come se fossero personaggi ed è una cosa unica che non ho più rivisto in un FF purtroppo. La trama si complica quando si comincia a parlare di sogni e della Zanarkand del sogno, cosa per capire la quale ho dovuto cercare su internet alcune informazioni riuscendo più o meno a inserire i pezzi al posto giusto. L’escamotage era rendere “intangibile” il protagonista, renderlo poi tangibile attraverso il mostro finale, così che una volta sconfitto avremmo detto addio sia al male che al bene. Questa in soldoni è la trama del protagonista, e considerati altri finali non è mica male. Non c’è un vero lieto fine, senza contare che l’ultima scena ricalca moltissimo Star Wars, con tutti i maestri insieme. braskaViene inoltre trovato un sistema per dare coerenza al tutto in maniera organica, una cosa che sembra scontata ma che in realtà è piuttosto carente in altri FF. I “lunioli”, quei cosini brilluccicosi che escono dai mostri, non sono solo carinerie grafiche ma ciò che costituisce il corpo dei mostri, che a loro volta sono esseri umani morti troppo legati al mondo per trapassare. Un uomo dunque si trasforma in mostro (ed è qualcosa che per me ha più senso del pianto lunare di FF8, anche se erano altri tempi in cui alla Square piaceva situare sulla luna mostri forti e leggendari). Se ha forza di volontà mantiene la propria forma umana e la cosa avrà un forte impatto sulla trama ad un certo punto, con dialoghi davvero interessanti da parte del Gran Maestro Mika. Gli Eoni stessi non sono esseri viventi, possiedono un “sogno”, cioè una forma immaginata da esseri nella pietra, gli Intercessori, a cui i lunioli danno forma rendendoli tangibili. Ed è così anche per il protagonista praticamente. A loro volta i mostri rilasciano delle sfere utili per la progressione, ed è quello che dovrebbero rappresentare quei lunioli; anche questo mi pare che abbia molta più coerenza dei vari “buchi neri” di FF8 (non mi sto accanendo, FF8 l’ho apprezzato a suo modo). Insomma la storia è di per sé molto metafisica, ci vuole impegno a comprenderla appieno, laddove FF8 faceva perno nei viaggi temporali e FF9 nello scambio di identità tra i mondi. Qui il tema è il sacrificio, il valore della vita umana, dei sacrificati, il male minore, e ti pone al centro dilemmi etici che per me sono distanti anni luce da qualsiasi FF: Scegliere se abbattere un nemico invincibile sacrificando un amico con cui hai condiviso viaggi, sogni, speranze. La cosa è anche ribadita dalle sfere che ci ricordano le vicissitudini del padre di Yuna, Braska, di Auron e del padre di Tidus, Jecht. Vediamo come si sono conosciuti, cosa hanno combinato, vediamo che erano esseri umani normali che poi sono stati mitizzati (tanto che Auron ancora viene appellato “sir” Auron, o “guardiano leggendario”). E infine, il sacrificio di una persona che credevamo egoista e piena di sé oltre ogni dire, per salvare un mondo che non gli appartiene, con un parziale ribaltamento del punto di vista. La rivelazione finale di Yunaleska, carica di significati, ci mostra anche la reazione di Auron, sconfitto e infine ucciso per poi diventare lui stesso un non trapassato. Questo elemento è importantissimo non solo perché poi anche lui se ne andrà al creatore nel finale ma anche per far capire al giocatore che non esiste una netta distinzione tra bene e male nelle cose. C’è chi sceglie di non morire per governare senza limiti un mondo difficile dominato dalla morte, e c’è chi come Auron sceglie di rimanere in vita per adempiere ad una promessa fatta ad un amico. Ci rendiamo conto del livello di profondità di tali argomenti? E di come sono stati messi in scena in maniera meravigliosa? Gustatevi la scena se non ve la ricordate.

E’ tutto così meravigliosamente denso che parlare di ogni singolo aspetto è veramente difficile, occorrerebbe molto tempo. A queste scene si aggiungono quelle che trattano i temi del razzismo. Spira è abitata da diverse “razze” tra cui quella degli Albhed, che non credendo nel culto di Yevon predilige le macchine. Per questo motivo sono invisi alla popolazione e in particolare a Wakka, nostro compagno credente. E nel nostro gruppo oltre a lui ci sarà un’Albhed, cosa che ci regalerà alcuni momenti di riflessione anche su questo. L’utilizzo delle macchine Yevon lo proibisce perché allontana dalla fede e dal lavoro. Le macchine facilitano la vita e una vita facilitata non ha più così bisogno di credere. Sono inoltre delle armi e verranno sfruttate in un paio di occasioni dagli Yevoniti in un attacco congiunto contro Sin, dimostrando l’ipocrisia del credo nella persona di Seymour: <<Allora, fingete di non aver visto. Fingete di non avermi sentito>>

Ancora una volta, si toccano vette elevatissime di complessità tematica, trattata con acume e intelligenza, sottolineata da dialoghi di spessore sopraffini e ragionati. Non c’è quasi mai una scena che tratti con semplicità temi importanti, al massimo ci sono scene che cercano di sdrammatizzare la pesante sensazione che aleggia da inizio a fine gioco. E questo è tangibile: negli altri FF (mi riferisco in particolare a 8 e 9, quelli più vicini al 10) nelle parti iniziali non si sente chissà che tensione. Con Squall devi fare un esame e poi battere un dittatore, con Gidan rapire una principessa e poi viaggiare un po’. Con Tidus invece affronti un viaggio sperduto, senza sapere chi sei e cosa devi fare, senza amici, senza conoscenze di quel mondo, contro un bestio gigante, ben sapendo verso un certo punto che qualcuno dovrà sacrificarsi per vincere. Non è necessariamente un bene o un male, si tratta di uno stile narrativo che hanno voluto imprimere e che per me dà quel qualcosa di aggiuntivo e maturo rispetto ai precedenti, perché mi sembra che ci si sia slegati dal concetto di videogioco per assurgere a quello di storia adulta trattata attraverso il medium videoludico. Non a caso i nemici finali di FF8 e FF9 sono un grosso enorme stereotipo vivente mentre in FFX anche il personaggio più stereotipato (Seymour, Kinoc, Mika) ha il suo perché e il suo posto nella storia.

Le tracce musicali sono qualcosa di sublime, non trovo parole per esprimermi. Mi è capitato di canticchiare le musichette del triple triad o degli stagni di FF9 ma niente per me riuscirà mai a battere in profondità e bellezza l’Hymn of Faith (che pensateci, è una cazzo di preghiera ma bellissima), il tema rockettaro del boss finale o anche solo le ost più tranquille dei personaggi che pensano e riflettono. Sentitevi questa. Ha quel non so che di Ambient-New Age che ti tranquillizzerebbe dopo qualsiasi cosa, ed è allo stesso tempo triste e malinconica. Per non parlare della traccia che ci accompagna alle rovine di Zanarkand, anch’essa malinconica ma con una certa energia e quel “sospiro” che si sente ogni tanto che sembra ribadire le preoccupazioni dei protagonisti. Sentitevi anche questa. E come fa notare qualcuno nei commenti, è uno dei rari casi in cui l’ost procede anche durante la battaglia coi mostri (che in genere spezzava l’andamento con la propria ost personale). E anche tutte le altre tracce da “combattimento” sono semplicemente meravigliose, giustificate e profonde. Mi sono ritrovato spesso a canticchiare qualcuna di queste a rotazione anche quando non toccavo FFX da anni, segno che è qualcosa che è rimasto profondamente radicato in me.

Lo stile visivo è qualcosa di unico, ricorda vagamente ambienti  e abiti cino-giapponesi in alcuni elementi ma per lo più ricorda uno stile Himalayano/Asiatico. Mi è piaciuto particolarmente, nel libricino degli sketch della limited, come abbiano spiegato il senso dei vestiti di Yuna. Inizialmente doveva essere un kimono ma siccome a Spira fa piuttosto caldo lo hanno rimaneggiato, dandogli un tocco personale e allo stesso tempo caratteristico. Yuna_Renderin_FFXfinal_fantasy_x_aeons___anima_2_by_roguevincent-d70k4bc Ognuno dei personaggi (a parte Rikku forse) ha un suo stile di combattimento, di movenze, di portamento che lo rende unico. Gli Eoni, come già spiegavo, sono graficamente superbi. Si vede che c’è davvero un enorme lavoro dietro. Non solo per quanto riguarda Bahamut, Shiva o Yojimbo ma in particolare per Anima, un “mostro” che mi pare spezzi definitivamente il legame che c’era prima con i vari guardian force, forse eguagliato solo da Karonte, Eden e pochi altri. In più le scene di evocazione, o quella di Zanmato, sono veramente mirabili. E’ sempre un piacere poter usare i vari Turbo di personaggi ed Eoni per poter rivedere quei filmati.

E veniamo ora alle note dolenti. Perché sì, mi reputo equo e anche ciò che amo lo analizzo concretamente nei pro e nei contro. La prima cosa, che purtroppo ricordavo, è la complessità di gestione dei personaggi. Non c’è un sistema di livellatura automatico ma ti devi attivare tu a dare ai personaggi sfere per aumentare la potenza, la velocità, gli HP. Questo vuol dire che in linea teorica sei libero di fare un po’ come ti pare ma non è vero, alla fine tutti avranno tutto e saranno poco differenziati. Una grande lacuna perché l’unica discriminante risulterà essere il numero di danni effettivi grazie al turbo, o gli eoni. Motivo per cui la squadra finale sarà quasi sempre Wakka + Yuna +Tidus, e basta. A volte Rikku per le combo. Gli altri nel dimenticatoio già verso 3/4 di trama. Non si ha più motivo di usare Lulu (ho terminato la partita senza usare il suo turbo una sola volta) una volta che i danni fisici faranno il massimo superando le difese avversarie. Kimahri poi di suo è piuttosto inutile e scarsamente caratterizzato. E’ sostanzialmente un “buon selvaggio” nel corpo di una delle razze di Spira che protegge Yuna, e basta. Ha una storia banale rispetto alle grandezze degli altri, delle tecniche infime e uno sviluppo problematico. Nell’ultimo file ho usato la sferografia master ma Kimahri non eccelleva in niente, è una sorta di mago blu che cerca di fare magie bianche, nere, e un po’ di fisico, col problema che riesce mediocre in tutte. Se uso le magie uso le maghe, se uso attacchi fisici uso Auron. Kimahri non è mai essenziale, a ben vedere l’ho usato solo per fargli apprendere tecniche e per farlo livellare. Insomma è il fallimento dei 7 protagonisti. Rikku anche ci si avvicina molto, come Yuffie è quel classico personaggio bambinesco (che in realtà viene introdotto come spaccaculi, e che poi stranamente cambia la propria indole a metà gioco, boh) che serve ad alleggerire la tensione. La sua utilità è quella di fornire controdialoghi a Wakka, punti di vista sugli Albhed. E ha poi un turbo effettivamente utile anche se ne ho sempre fatto a meno per via della randomizzazione della sua tecnica. Utile anche per guadagnare parecchi soldi e rubare.

Tornando al discorso gestione, ho trovato un po’ inutile dare al giocatore motivo di scegliere tra uno sviluppo “già deciso” e uno “più libero”. Ho capito l’intento ma lo sviluppo, credo per motivi numerici che non sto a spiegarmi, è pessimo. Infatti una delle due sferografie permette di massimizzare i parametri e di arrivare a 99.999 HP se gestita bene, l’altra no, solo intorno ai 70.000 HP. Scusate, perché? Perché io che scelgo una strada differente devo essere penalizzato? Non ho mica capito. Infatti quale delle due ho scelto secondo voi?

Altra cosa che ho trovato a dir poco frustrante, ma in maniera inutile, è lo Zoolab. Le sfere normali te le danno i mostri normali ma a fine trama devi potenziare oltre ogni limite i tuoi personaggi con sfere particolari. Queste ti vengono rilasciate una alla volta, due se effettui un ultracidio, e ti potenziano in genere di 4 punti un parametro (esclusi MP e HP). E l’ho trovata una gran troiata, specie per alcuni parametri come la potenza magica e la fortuna. Insomma non basta combattere un mostro con migliaia (milioni, a volte) di HP, non basta avere in cambio un paio di sferette di merda, non basta farlo per ogni singolo personaggio (e sono 7, cazzo), ma devi anche pagare? E che cazzo però!

Cioè, l’idea è carina, collezionare mostri una rottura ma lo fai una volta sola, ma il gioco è veramente sbilanciato, come se sentisse la necessità di farti fare la stessa azione migliaia di volte perché si è accorto che sta per finire, e allora insiste a tenerti tra le sue grinfie. Peccato che lo faccia nel modo sbagliato, non è così che ci si intrattiene. La ripetizione toglie valore all’azione, specie nei videogame. Sarebbe bastato, ad esempio, raddoppiare le sfere cadute e dimezzare i tempi. Tanto comunque quella ventina di ore ce la passavo lo stesso, eh. Mi piace anche che ci siano alcuni escamotage per avere armi che ti decuplicano l’esperienza senza stare lì a combattere ogni volta, ma è comunque qualcosa di estremamente ripetitivo e lungo. O almeno, sarebbe bastato non dare a quei mostri così tanti punti vita.

Gli equipaggiamenti sono un’altra merdata. Per tutto il gioco ti capiterà raramente di cambiarne qualcuno, magari per avere qualche +5% in protezione o in attacco in più, ma per il resto non influisce chissà quanto. A fine gioco ti rendi conto che senza il fiocco non vai da nessuna parte. Senza autohaste fai poco, senza autoprotect prendi sberle, senza HP apeiron e danni apeiron perdi i denti anche contro i funghetti. E comincia una lunga spirale di morte e sofferenza in cui devi trovare il bandolo della matassa: allora, batti il nemico più semplice che ti dà la mira, una volta che hai la mira batti il nemico sfuggente che ti dà destrezza, una volta ottenuta quella potenzi la difesa, poi l’attacco, poi la velocità. Una volta fatto sei un mediocre ma un mediocre con qualche speranza. Cominci a battere i nemici più forti con un po’ di turbo ed eoni, poi cominci ad avere le prime protezioni fatte col FOAM in casa, come i cosplayer. Tipo uno scudino del cazzo con solo Fiocco o solo HP apeiron, o una spada con Danni Apeiron e Perforazione. Il problema è che NON SI PUO levare una caratteristica ad un’arma, ed è qualcosa di tremendamente fastidioso. Se è qualcosa di raro, che hai ottenuto con fatica e che ti serviva, non puoi né spostarlo né cancellarlo se ora non ti serve o ti serve altrove. Scusate ma perché?!

Ogni arma o difesa ha solo 4 slot, questo significa che al massimo potremo avere 4 abilità offensive e 4 difensive, molto risicate se si tiene conto ad esempio delle abilità che potevamo dare in FF9. Te la devi giocare sapendo che rischi di perderti qualcosa di prezioso, o che per poterlo dare a tutti e 7 dovrai passarci non le ore ma i mesi.

Altra merdata è la randomizzazione delle armi cadute ai nemici. Ok, sappiamo che creare armi è un dito in culo, va bene. Allora facciamo una cosa intelligente: se batti dei nemici forti sono loro a dartene di preimpostate. Ci sono gli eoni oscuri e se li batti ti danno le relative armi e protezioni. Sì, bello, peccato che te le diano completamente random. Mi è capitato di battere una ventina di volte Dark Valefor per non ottenere niente di significativo. Sto battendo migliaia di volte Yojimbo e ancora si ostina a darmi qualche cacata con hp apeiron, fiocco e maledizione+, che, ricordo, non si può levare.

f8sbiu

Io piango. Ho goduto per tutta la durata della trama, ma la parte di allenamento è frustrante oltre ogni dire, un dito in culo senza vasella che arriva a toccarti l’anima e fartela marcire. Ho davvero penato per tutto questo e trovo che si possa parlare proprio di pessimo game design. Oh, ho già trovato quelli che <<ma che sarà mai? Io ho passato mille ore a livellare e non è un problema. Io ho finito le sferografie di tutti i personaggi al massimo senza problema, sei solo tu un noooub>>

Ma andate a cagare, và! (Cit.)

Altra cosa che mi sento di segnalare sono i minigiochi. Per avere le armi finali devi completare dei cancri di minigioco come la corsa coi chocobo o i 200 fulmini o le farfalle. Sono strumenti importantissimi, fondamentali, ma per averli devi davvero penare. Chiariamoci, sono fattibili, il fatto è che per qualcosa di NON OPZIONALE li ho trovati davvero troppo difficili. La corsa chocobo va abbastanza a fortuna e a memoria, ce la fai dopo un po’ di tentativi (e anche qui trovi il fenomeno che ti dice che gli è venuto al primo colpo, vedi sopra dove andartene); la cosa dei 200 fulmini senza una strategia o un video che ti spiega il punto giusto (che è un glitch? boh) NON è fattibile per me. Dovresti rimanere concentrato e stare fermo per 200 volte senza avere un minimo di preavviso. Per avere poi un’arma di un personaggio, Lulu, che hai smesso di usare venti ore prima.

Le farfalle mi ricordavo che da piccolo mi avevano fatto penare non poco, forse ricordavo male perché nella remastered sono andato bene dopo circa 3-4 tentativi e mi sono stupito. Meglio così, altra arma da mettere sulla panoplia per poi dimenticarsene.

Insomma ho trovato davvero punitiva gran parte dell’esperienza post-trama ed è qualcosa che purtroppo mi ha rovinato in parte il gioco. Magnifico a livello di trama, personaggi, ambientazione, ma pessimo per il grinding forsennato cui ti costringe. Senza contare Der Richter, il boss finale, che richiede parecchia pazienza. Ho avuto voglia di battere i due sephiroth in Kingdom hearts, l’ultima weapon su FF8 e Ozma su FF9 ma non ho mai avuto voglia di battere Der Richter.

Che dire quindi? E’ un’opera complessa, figurativamente ottima e ispirata, i temi sono profondi e reggono ancora oggi benissimo il confronto con un sacco di giochi. Credo sia il migliore FF ma non avendone giocati un paio ovviamente ho delle riserve. Ha dei pesanti difetti che lo rovinano ai miei occhi ma anche tantissimi elementi che mi permettono di passare oltre.

ffxhistoryarticle-5.jpg

Quant’è poeticamente bella questa immagine?

 

 

 

 

 

Abe Kazushige: Il proiezionista (Indivijuaru purojekushon)

Il proiezionista è un libro che ho dovuto leggere per un esame, questo va premesso per far capire che non sono stato io di mia iniziativa a sceglierlo. Vero, ho dovuto comunque selezionarlo da una lista ma i criteri sono stati: minor numero di pagine possibile (dovevo sceglierne tanti, capitemi), trama intrigante, eventuali collegamenti con altre opere e così via. Una cosa immediatamente attira la mia attenzione sulla quarta di copertina:

Una storia che combina soprannaturale e reale. L’autore, pluripremiato, ravviva la letteratura poliziesca con una robusta iniezione di Tarantino.

E’ fatta. Non mi baso mai sui vari “il premio oscar consiglia” o “pluripremiato” ma a leggere “poliziesca” e “Tarantino” mi si accende la spia dell’interesse. E leggiamolo, questo bel libro. Da qui ci saranno alcuni inevitabili spoiler sulla trama.

Detta molto brevemente, la storia narra di un ragazzo che fa il proiezionista in un cinema di seconda categoria dove sono soliti riunirsi membri della Yakuza. Conduce una vita tranquilla intervallata giusto una volta da dei teppisti che insieme ad un compagno pesterà a sangue, per poi rivelarci che le abilità di combattimento del protagonista non sono innate ma sono state imparate in una scuola della <<pura trascendenza>> da parte di un sensei che pare essere stata una spia, insieme ad altri ragazzi.

La storia, dal raccontare di un ragazzotto di periferia e delle sue scaramucce, passa al macroscopico a parlare di Yakuza, interessi politici, intrighi spionistici fino ad arrivare ad un ordigno atomico sottratto proprio ai gruppi mafiosi. Il bottino è troppo ricco, va nascosto. Non molto tempo dopo, però, alcuni membri della scuola muoiono in un incidente, un fatto troppo sospetto per essere casuale. Il protagonista sospetta siano stati uccisi, deve solo capire da chi. A infittire il tutto, un suo compagno, Inoue, gli passa una pellicola sulla quale il protagonista si convince ci sia un codice da decifrare per trovare la famosa bomba di cui sopra.

Esauritasi questa parte tutto sommato razionale -banale ma nella norma-, il protagonista comincia ad avere delle “visioni” se così si possono chiamare, riguardo alle persone che lo circondano. E così, un ragazzotto che aveva conosciuto qualche tempo prima, e che aveva ucciso uno yakuza con degli stecchetti di metallo si scopre non esistere, e lui allora capirà di essere quel tale. Anche Inoue, dopo un po’, sembrerà un personaggio frutto della fantasia del protagonista: la cosa viene anche marcata dal fatto che nell’andare di nascosto a casa sua il protagonista riesce a tornare a casa propria.

Qui fermo un attimo la trama per dire come io lettore cominciavo a immaginarmi il finale. La storia sembra pescare a piene mani da quel mare letterario-cinematografico in cui un protagonista scopre che la propria realtà è il frutto di un sogno o di una manipolazione come in Fight-club o in Shutter Island, la qual cosa mi intriga perché è anche una forma di dissertazione filosofica sui modi attraverso cui percepiamo la realtà, la valutiamo, la scambiamo per i nostri sogni, e così via. Tutte queste storie, si noti, hanno nel finale un “innesco” grazie al quale si riesce a capire chi “mente”, chi è reale e chi no, e il lettore-spettatore capisce la “realtà” distinguendola dalla fantasia. Mi immaginavo dunque una situazione simile a questa.

locandina.jpg

La trama prosegue con alcuni momenti apparentemente gratuiti di violenza, di riflessioni del protagonista sempre più infermo, sempre meno razionale, teso a dubitare di tutti, persino di se stesso. Tuttavia la storia continua, alcuni sopravvissuti della scuola non lo riconoscono e non capiscono cosa dica a proposito di ciò che ha con loro vissuto, paiono essere due perfetti estranei con indosso solo i nomi dei corrispettivi personaggi. Il cinema va a fuoco e una volta dimesso il protagonista si ritrova davanti Inoue, quell’altro allievo della scuola della Pura Trascendenza che sembrava essere mai esistito, con l’ordigno nucleare in macchina. Dice che non ucciderà il protagonista ma che in sostanza deve tenere la bocca cucita su tutto.

Nel finale, il protagonista insieme ad una ragazza in un centro commerciale chiacchierano amabilmente quando lei gli fa notare che dei teppisti lo guardano insistentemente: sono gli stessi dell’inizio.

Blocco ancora una volta per provare a esprimere come io lettore avessi interpretato questa parte: Dunque, un personaggio (quello che uccide lo Yakuza con gli stecchetti) è finzione perché non compare più. Inoue invece ricompare, quindi non è frutto della fantasia del protagonista (o forse sì?). Gli altri vari collegamenti al mondo della mafia invece paiono solo voler distrarre dagli elementi importanti. Non c’è un cardine che spieghi lo stato mentale del protagonista o cosa sia successo in realtà, non viene spiegato se queste “storie” narrate non siano in realtà i film che lui proiettava con una certa noia che sono poi state adattate su misura e da lui reimmaginate sotto forma di sparatorie e pestaggi. Rimane ancora un ultimo passaggio, ovvero la relazione del vecchio sensei (che si era scoperto pedofilo, nei confronti di una parente del protagonista) su un tema che il protagonista aveva precedentemente scritto su Julio Iglesias, autore che adora e che gli procura erezioni. Anche qui niente, viene spiegato il senso di una canzone senza che ci siano collegamenti alla storia -quantomeno esplicitati- o, se ci sono, io non li ho proprio colti.

Io lettore mi ero anche immaginato che in realtà il protagonista fosse il sensei stesso, che avesse abusato di una sua parente e per questo impazzito, o che il sensei fosse morto in prigione per sviare le attenzioni da quel personaggio, come da abitudine di diversi gialli, o addirittura che fosse tutto un piano di Inoue per eliminare la concorrenza e godersi il bottino in santa pace. Nessuna di queste linee di lettura viene confermata, nessuna azione, in verità, viene né negata né confermata. Ed è qui che scatta la delusione e anche la mia analisi a proposito.

Ci sono alcune forme di narrazione in cui non si distingue tra sogno e realtà, e mi sta bene, perché in generale sono esplicitate come in Alice nel paese delle Meraviglie e si entra in un mondo nosense dove si può usare satira politica su personaggi fittizi e caricaturali per intervenire nel presente, ove magari vige la censura. Quello che però riesco a mal digerire è quel tipo di storia dove alla fine, per rimediare una situazione altrimenti impossibile, si usa l’escamotage del sogno. Il protagonista si risveglia e tutto ciò che è successo è stato finto. A quel punto che senso aveva quella storia? Nessuno è cresciuto, nessuno ha maturato esperienze, e posto in una situazione difficile se ne esce senza problemi perché tanto, chissenefrega, è un sogno. La vita non è esattamente così e il messaggio che mi lancia questa tipologia di finale lo trovo odioso oltre che inutile e dannoso talvolta. E’ anche vero che il sogno “premonitore” viene usato in alcune storie per cambiare l’attitudine di un personaggio, come Scrooge, ma parliamo appunto di storie un po’ infantili che vanno bene per spingere buoni sentimenti nelle fiabe o sotto natale. Fuori da questi contesti usare un escamotage simile è banalizzante.

Al contrario, quando la narrazione riesce a collegare i vari punti “onirici” della storia ricompattandoli in una matassa chiara e omogenea, ho l’impressione di avere davanti una storia che vuole sì prendermi in giro ma poi si scusa offrendomi oltre che una bella storia anche la verità, che io avrei potuto, come in un buon giallo, desumere, ma che non ho fatto per mancanza di indizi dati solo alla fine.

Se su questo possiamo concordare, il genere “onirico” è molto simile al poliziesco, con una ricerca continua di indizi volti a ricreare la realtà, anziché alla ricerca di un colpevole. Ne Il Proiezionista la realtà sembra essere messa da parte dal protagonista stesso così come molti personaggi secondari che non ho citato perché a conti fatti sembra non importargliene molto. E, citando il Nostalgia Critic, se non importa alla storia narrata, perché dovrebbe importare a noi?

Questo tipo di narrazione oniricheggiante pare più essere una scusa per far accadere cose a caso e poi non collegarle da un filo conduttore. Anche l’intento satirico pare essere ridotto al minimo checché ne dicano i vari saggi su Abe, che pure ho letto [1] , perché viene sì citata la Yakuza, la mafia giapponese, e anche un personaggio che sembra praticare bondage (?) con la propria donna ma per il resto? Si può veramente definire “affresco” di una società, con elementi così fugaci, così veloci e per questo così inafferrabili e spesso inconcludenti?

Cosa dovrei dedurne da questa storia? Che esiste la mafia, gente strana, la violenza o gente che sogna? Grazie, non ci sarei mai arrivato.

E parlando del “crimine” più grave ai miei occhi di questa storia, è che Tarantino non viene solo citato da altri ma pare essere proprio fonte di ispirazione per Abe Kazushige nello scrivere questo racconto. Infatti sono presenti i due elementi che io reputo elementi <<chiave>> nelle pellicole del regista, ovvero i dialoghi iperrealistici e la violenza esagerata dagli intenti ludici. In questo libro sono presenti dialoghi che cercano di scimmiottare il “quarto di libbra con formaggio” o la discussione sulla guardia del corpo e il detenere un’arma, solo che Abe fa parlare i suoi personaggi di politica e di filosofia spicciola. L’autore capisce che dovrebbe dare un’impronta seria al dialogo, e farlo apparire comunque realistico, ma non ci riesce. Infatti Tarantino è un maestro perché rende un discorso sui massaggi ai piedi come qualcosa di incredibilmente serio, argomento di discussione che può creare fazioni (se sia sessuale o solo sensuale) e approfondimenti. O ancora, le differenze sul sistema metrico decimale, se sia lecito o meno per una donna detenere un’arma, che valore abbia un orologio tenuto nel sedere dal padre in un campo di prigionia, e molte altre ancora. Discutere invece, come nel libro, di argomenti come l’eugenetica certo dà l’impressione di affrontare argomenti importanti ma se poi i tuoi dialoghi non sembrano naturali e sono solo stucchevoli è unicamente fumo negli occhi, come l’intera storia.

John Travolta, Samuel L. Jackson, Pulp Fiction

La violenza. La violenza è poca in realtà, e quando presente sembra essere totalmente gratuita ancora più che in Tarantino. I ragazzotti vengono pestati a sangue perché, ok, hanno minacciato e umiliato un collega del protagonista. Lo yakuza invece viene ucciso nella notte con degli stecchetti di ferro in gola perché…perché l’autore ha capito che regnava la noia e doveva ficcarci un cadavere totalmente a caso. La cosa non si traduce neanche in un problema per il protagonista, come poteva sembrare:

1) Lo uccide il mio amico

2) Il mio amico è frutto della mia fantasia

3) In realtà l’ho quindi ucciso io

4) La polizia cercherà me

No! Tutto finisce all’acqua di rose, con un incendio mai spiegato e un sacco di nodi che non vengono al pettine.

Una storia, in sostanza, inconcludente che non è né carne né pesce. Non vuole essere seria perché non si impegna, non vuole essere satirica o onirica al 100% perché alcuni elementi stridono tra di loro. Non beneficia solo della violenza per adolescenti o dei discorsi pseudo intellettuali, non beneficia neanche di una storia articolata a ben vedere ma solo di situazioni che è difficile gestire temporalmente. Non esiste un vero colpevole, o non è esplicitato, non esiste una vera ricerca del suddetto se non in mille elucubrazioni del protagonista.

Non basta cercare di riprodurre una buona formula, se poi usi ingredienti e qualità diverse; qui Abe si vede che cerca di imitare più stilemi, forse addirittura più tipi di storie, e non gliene riesce bene neanche uno perché sono incollati tra di loro con lo sputo. Non si potrebbe neanche definire sperimentale perché non c’è niente che sia veramente innovativo, è solo una storia banale che non punta a niente in particolare.

E mi stupisce che qualcuno la apprezzi anche, cercando di attribuirle significati profondi e complessi.

 

 

 

[1] Gianluca Coci, Agli antipodi della capitale: il caso di Abe Kazushige e la saga di “Jinmachi”

 

 

Se Martin non è la mia “Bitch” io di certo non sono la sua

Questo articolo nasce come riflessione da scritti un po’ leccaculo come questo, dove si può leggere “Martin is not your Bitch”, in risposta a chi giustamente si sente amareggiato dai tempi biblici del famoso scrittore Fantasy.

La difesa di Gaiman è, oserei dire, classica, e rivisita vari cliché che vanno dal melodrammatico al simpatetico. Oltre alla frase sopracitata menzionerei le seguenti:
People are not machines. Writers and artists aren’t machines. […]

You’re complaining about George doing other things than writing the books you want to read as if your buying the first book in the series was a contract with him: that you would pay over your ten dollars, and George for his part would spend every waking hour until the series was done, writing the rest of the books for you. […]

No such contract existed. You were paying your ten dollars for the book you were reading, and I assume that you enjoyed it because you want to know what happens next. […]

For me, I would rather read a good book, from a contented author. I don’t really care what it takes to produce that.[…]

Some writers need a while to charge their batteries, […]

You simply do the best you can each time. And you try to do what you can to increase the likelihood that good art will be created. […]

And sometimes, and it’s as true of authors as it is of readers, you have a life. […]

And if you are waiting for a new book in a long ongoing series, whether from George or from Pat Rothfuss or from someone else…[…]

Wait. Read the original book again. Read something else. Get on with your life. Hope that the author is writing the book you want to read, and not dying, or something equally as dramatic. And if he paints the house, that’s fine. […]

And Gareth, in the future, when you see other people complaining that George R.R. Martin has been spotted doing something other than writing the book they are waiting for, explain to them, more politely than I did the first time, the simple and unanswerable truth: George R. R. Martin is not working for you.

Il mio primo sentimento nel leggere queste parole è, ve lo confesso, di incazzatura. Mi sento come un insegnante che, al ritorno dalle vacanze, si sente dire dallo studente che in 2 mesi e mezzo non ha avuto tempo per fare i compiti e, a difesa di questa argomentazione, mi viene anche detto che “le persone non sono macchine. Amano, si ammalano, si trasferiscono. Leggiti i miei vecchi compiti invece di chiederne di nuovi, no?”
Ok, cercherò di rispondere a queste argomentazioni rimanendo il più lucido possibile, e cercando anche di portare esempi ampliando il discorso ad altri autori simili a Martin.
E’ verissimo che un autore non sia una macchina. Chiaro, lampante, non ci piove; sorge subito una domanda però: il lettore lo è?
Se il tuo punto principale è dirmi che tu non puoi fare tutto e subito perché non sei una macchina, ricordandomi che hai emozioni, sentimenti, e una vita, perché questo non dovrebbe valere per un lettore che adora te e quello che scrivi? Lui non ha emozioni, sentimenti investiti su di te?
Non vorrei parlare delle directioners o delle belibers per mostrare a Gaiman a che livello il pubblico possa arrivare a idolatrare una persona. Vi basti pensare anche solo ai fan di Michael Jackson, di Lady Gaga, di gruppi metal o rock che alla fine non sono poi così diversi dai primi che ho citato se non per il modo di vestire. Questa è tutta gente che carica di sentimenti ciò che ascolta, l’artista che crea, e i simboli che produce (ad es: magliette, strumenti, stili). Non si può certo affermare che un essere umano sia una macchina ma va sottinteso che questo vale per tutti: non lo è l’artista, non lo è chi lo adora alla follia e chi adora la sua arte, né si può controllare il sentimento di amore o il senso di frustrazione per l’attesa nel rivederlo/risentirlo.
Nel secondo punto si asserisce: Non hai stretto nessun contratto con Martin, non c’è quel contratto, tu lo leggi perché vuoi sapere come va a finire la storia.
Vero, però si dimentica il buon Gaiman che non esiste solo la legge scritta, esiste anche un campo intermedio di situazioni difficilmente gestibili nate dalla convenzione, dall’osservanza di leggi non scritte.
Anche io potrei dire ad un anziano sul pullman, anziché alzarmi per farlo sedere, che “non abbiamo mica stretto un patto” o “non c’è mica una legge“.
Vi immaginate? Sarei lapidato dal conducente, dal cane dell’anziano e dal bus stesso, perché le persone inconsciamente sanno che alcune cose, anche se non sono obbligatorie, sono necessarie per avere un minimo di quiete e tranquillità. Non cambia il mondo se IO non mi alzo sul bus, cambia però la vita di quell’anziano in quel momento. Gli creo un danno, un dispiacere, che volendo potrei evitargli.
Ma anche ammettendo che fossimo in due su quel pullman (facciamo finta che i posti son solo due, dai), e io non avessi lo sguardo condizionante o la spada di Damocle sul capo della folla forcaiola, come agire?
Una persona lucida forse se ne fregherebbe ma una persona empatica si alzerebbe, capendo i problemi di quell’anziano.
Qui mi viene detto che lo scrittore con me non ha nessun contratto scritto: è vero, hai ragione, ma sei una merda a rispondermi così tanto quanto il giovane che non si alza per il vecchio. Io ci tengo a quello che scrivi, ti sto dicendo che ti darei i miei soldi e che pendo dalle tue labbra, e quello che fai è sputarmi in faccia e dirmi che non c’è niente tra di noi? Che non sei tenuto a fare niente? Tu puoi farlo, assolutamente, ma lanci un messaggio non verbale ben preciso: di me lettore non te ne frega una mazza. Dei miei soldi forse, ma di me e di quello che emotivamente ho investito su di te no. E come volete che si risponda, emotivamente, a una persona che ti ignora anche se la ami?
Un coglione probabilmente continuerebbe a morirle dietro ma io no, io la prendo a calci in culo come minimo. Qui chiaramente il discorso è differente: tu autore puoi fottertene ma occhio, perché paghi in reputazione. Dopo vediamo meglio cosa intendo.
Continuando, vi racconto un aneddoto. Un giorno, a lezione di semiotica, il professore ci propose un esperimento. Cominciò a raccontare la storia di un qualche atleta (mi perdonerete la mancanza di nomi, date e dati, ma lo sport non fa proprio per me a nessun livello) nato con qualche deficit che con grandi sacrifici e sforzi riuscì ad allenarsi e competere ai mondiali.
Arrivato ai mondiali, riuscì a vincere diverse gare e a battere atleti venuti da ogni parte del mondo che mai si sarebbe sognato di superare.
Arrivato alla gara finale per l’oro…
La storia finì lì. Il professore voleva farci capire la forza manipolatrice di un buon racconto, che a tratti può diventare grave e pesante specie se non concluso. Provate a immaginare le Nozze Rosse e i meme che ha potuto generare: è una storia inventata, eppure è così intensa e forte dentro di noi, tale da generare tristezza anche per diversi giorni.
Pensate ai finali di stagione, ai finali delle vostre opere preferite: le morti dei personaggi che amate pur essendo finte non vi condizionano come se aveste conosciuto quelle persone? Questo perché le storie, se sulla carta sono immaginarie, in realtà simulano la realtà e noi le recepiamo spesso come “vere”, nella loro finzione. Altrimenti non sarebbero intriganti per noi.
Io ti ho pagato per i libri usciti ma è assolutamente sottinteso che ti sto pagando per avere una storia completa. Cosa me ne farei di una incompleta? Ne avrei unicamente un danno. Sta a te e alla tua intelligenza di scrittore, autore e professionista venire incontro ai tuoi fan in questo. O pensi di poter fare la rockstar e, soldi fatti, di mandare tutto in malora e goderti quei soldi come ti pare, dimenticando di concludere la storia? Benché una cosa simile sia legale, è moralmente deprecabile sotto ogni aspetto, e paga, se non in termini di legge, in termini di popolarità e apprezzamento critico del pubblico, che ti ripagherà con recensioni negative, insulti, meme e quanto è in suo potere.
Martin ha la fortuna di avere una storia d’oro tra le mani, come non se ne vedevano da Tolkien ed Harry Potter, ed è capace di giocare con i nostri sentimenti a comando. E’ naturale che ora quei sentimenti ci governino. L’opera del trono di spade si impernia in particolar modo su morti atroci, che sentimento pensi che possa generare se non uno di rivalsa, di vendetta, un estremo desiderio di vedere i “giusti” finalmente riscattati?
E’ palesemente OVVIO che ogni anno impiegato (perso?) a scrivere sia un anno dilatato anche nella storia, un anno in cui la nostra casata preferita non si vendicherà, e noi ci terremo morti ingiuste.
Le persone hanno bisogno di caricare le batterie
Santo Cielo, qui nessuno sta con il forcone, sia chiaro. Però andiamo anche a vedere un attimino i dati. Il primo libro è uscito nel lontano ’96. Ragazzi, non stiamo parlando della Rowling, che fa uscire un libro all’anno (pur ovviamente con meno pagine, ma sempre di alta qualità) ma stiamo comunque parlando di 21 anni fa.
Stracazzi.
Il tempo per un bambino di diventare adulto, farsi la prima pomiciata e anche oltre.
I primi tre libri, considerati anche i migliori fra i cinque dai fan, sono usciti a distanza di due anni l’uno dall’altro. E’ lecito supporre che avesse già questa parte di storia in mente da diversi anni, come capita a molti scrittori, e si sia limitato a buttarla già ogni due anni.
Però veniamo agli ultimi due libri: cinque anni di attesa per il quarto, sei per il quinto, e praticamente altri sei sono già passati per il sesto.
E diciamocelo schiettamente, quarto e quinto libro fanno cagare. Sono dei polpettoni inutili riassumibili entrambi nella metà delle pagine che trattano in maniera blanda o ridondante situazioni banali, già viste o di personaggi a cui nessuno frega niente. Ehi, ve lo ricordate Ser Shadrick? Sì? Be’, le persone normali NO. E non gliene frega niente a nessuno neanche di tutte quelle sottotrame aggiunte per fare numero di pagine.
Il problema è che il tempo, considerati i primi libri e l’altissima qualità, non sembra essere il vero motivo. Io ai primi tre libri non toglierei una singola virgola, ma sarei ben disposto a tagliare centinaia di pagine agli ultimi due. Se tu, in meno tempo, mi sforni tre libri di qualità superiore, e in più tempo due libri di qualità di molto inferiore, mi viene da pensare che tu non ti stia tanto “ricaricando”, eh.
Purtroppo sono a conoscenza dei problemi che Martin ha dovuto affrontare con la loro stesura: troppe sottotrame e personaggi che neanche lui si ricordava più, troppi nomi, troppe cose da scrivere, e ha dovuto dividere i punti di vista in due, ottenendo un altro scempio. Così che il quarto libro comprendeva i POV di Jaime, Cersei, Arya, Sam e pochi altri interessanti, il quinto Dany, Jon, Tyrion. Il punto di forza della saga era inizialmente poter vedere le stesse situazioni dagli occhi di più personaggi: nella valle con Catelyn e Tyrion, al matrimonio di Joffrey con Sansa e Tyrion, e così via. Dividere la storia in così tante sottotrame e POV è anche volerla in parte sfilacciare.
Martin sembra che voglia dire tutto, dire bene, dire il più possibile, e negli ultimi libri si vede. Si perde in pagine e pagine blateranti a parlare del fiume giallo del cazzo, degli alberi, di particolari come l’antica moneta dei Tyrell o dell’albero a cui sono inchiodati i penny che poi finiscono in un nulla di fatto, in situazioni su cui non c’è niente da dire o arrovellarsi, perché sembrano buttate lì a casaccio per fare numero di pagine. Così arrivato a 1000 può finalmente ricaricarsi le batterie per altri dieci anni, yuppi-ye.
Il punto successivo l’ho leggermente anticipato: “Tu provi a fare del tuo meglio come autore“.
Ci credo anche, voglio crederci. Il problema è che Martin non mi dà niente di concreto per poterlo fare. Qui non stiamo parlando di un Berserk, di uno One piece o di uno Hunter x Hunter che, passato il secolo, ti dà un gran bel capitolo simile a tutti gli altri; no!
Martin ti fa aspettare un sacco per poi darti in mano della roba indefinita che non è né carne né pesce, che anestetizza il cervello e che non somiglia per niente ai tre libri della prima parte dell’opera. Tutti speriamo che il sesto sia un bel libro-io per primo-ma mi cago addosso all’idea di aver aspettato 6-7 anni per poi ritrovarmi in mano un libro di 1500 pagine nella metà delle quali Tyrion si fa le stesse domande su dove vadano le puttane, Jaime non sa cosa fare con Cersei come un tongolo, Dany vede morte e dannazione intorno a lei e nel mentre decide se scopare o meno il mercenario.
Sì ragazzi, ma qualcosa succede poi?
E’ questo che dico. Tu dici di fare del tuo meglio ma io sinceramente non lo vedo. Martin non sta facendo del suo meglio, sembra che scriva per dovere. Non occorrono mille pagine ogni volta se riesci a inventarti qualcosa di buono in cinquecento. Usa meno perifrasi, descrivi meno il paesaggio e i vestiti, che non ce ne frega un cazzo, torna a quei machiavellici piani alla Tywin e a quelle morti orribili che ci hanno fatto innamorare del tuo libro.
So già che è pieno il mondo di gente che ha amato il quarto e il quinto libro, così come è pieno di gente che si leggerebbe qualsiasi ciofeca con il brand “trono di spade” pronta a difenderla e a dire che sia VITALE averlo per essere considerati veri fan. Questa è una cosa che sinceramente disprezzo. Il vero fan non è quello che si compra tutte le puttanate di un brand, è quello che con mente critica e lucida cerca di analizzare la sua opera preferita cercando di coglierne i difetti- perché sì, ci sono, eccome.
Ho già discusso con gente che mi diceva che l’acclamazione di re nel quarto libro è fenomenale, che i POV di Arianne sono bellissimi e che i POV di Jaime sono psicologici e profondi. In realtà trovo tristi tutte queste posizioni, vedo solo gente che si accontenta per non piangere e per non ammettere che degli ultimi due libri c’è effettivamente ben poco da salvare.
Ma anche vedendo la cosa in maniera quantitativa, se si fa un rapido calcolo si può vedere che nel primo libro la morte di Ned è qualcosa di sconvolgente. Nel secondo libro pur morendo solo Renly (non possiamo definirla una morte sconvolgente) c’è una battaglia stupenda che coinvolge diverse parti in gioco, macchinazioni e sotterfugi, la presentazione di Stannis, Davos e Melisandre. Nel terzo libro manco a parlarne, Nozze Rosse, Oberyn, la Valle, ecc.
Citatemi un solo evento del quarto e del quinto libro che sia alla pari di questi.
Sì, è vero, Jon nel quinto. Wow. Una roba descritta malissimo che finisce nel giro di poco, dopo un sacco di capitoli ripetitivi e inutili.
Uuuuh, Aegon, un redivivo tornato per far numero che fa il figo per un capitolo poi scompare.
Ehm no, non ci siamo neanche lontanamente. Ergo per cui non è solo il tempo che ci metti a scrivere a farla da padrone.
Martin aveva dichiarato di non voler più andare alle varie convention cui spesso presenziava proprio perché era determinato a voler finire The Winds of Winter. Ebbene? Risultati? Niente, è sempre là. Le sue risposte non sono incoraggianti, è solo lì che si lamenta delle volte in cui glielo chiedono ma non fornisce dati precisi, probabilmente non è neanche a metà perché lui rilegge, rilegge, corregge, butta via, riscrive, e così un libro non lo finisci mai.
Poi però vedi che continuano a uscire tutti gli altri libri di altre sue saghe
cover.jpg
E va bene, passi Wild Cards perché non scrive tutto lui. Passino le sceneggiature che crea, le guide al mondo di Westeros che per carità, sono essenziali per avere più informazioni e passino anche racconti accessori come quello di Egg e Dunk che NON SIA MAI, PERSONAGGI VITALI IMPORTANTISSIMI QUASI COME CARINA PORCELLINA (sì, ho trovato gente che arrampicandosi sui vetri mi raccontava di quanto fosse bello e importante il personaggio della nana e di carina porcellina, sigh);
ma è proprio necessario pubblicare anche roba che non c’entra niente? Mi dici che devi ricaricare le batterie, e poi mi sforni altra roba?
Io lettore e fan non posso che sentirmi preso per il culo. Lo so che Gaiman scrive che a volte hai ispirazione per una serie e non per l’altra, ma non prendiamoci per il culo.
Scrittore non vuol dire “pittore di lettere che scrive solo se dio gli manda la parola”
Lo scrittore, anche se Gaiman gioca molto su questa iconografia, è semplicemente un artigiano delle parole. Certamente come tutti gli artisti in buona parte deve avere idee sue, che gli derivano da altre opere o dalla sua cultura, ma non c’è SOLO quello. Per la maggior parte uno scrittore è uno che sa già a grandi linee la propria storia e deve cercare le parole più adatte a metterle su carta. E’ un professionista quanto un giornalista a cui viene detto di esporre certi fatti, con tot parole, entro un certo tempo.
Uno scrittore non è un tizio a caso improvvisato, è uno che è abituato ad avere limiti ben definiti, ed è capace di scrivere pezzi anche con parole che gli vengono imposte. Non venitemi a dire che in sei anni Martin non è riuscito a trovare un solo modo per buttare giù una storia, e che sia alla ricerca del “modo giusto”. Bello, romantico, ma è una puttanata per adolescenti. Qualsiasi modo, un minimo ragionato, in cui si butta giù una storia, viene sentito poi dal lettore come “giusto”. Non ci sarà mai la parola “giusta” con cui descrivere un evento, puoi essere più o meno specifico ma la situazione è quella. Cambiano i dettagli forse, non tutta la struttura, che ormai dovrebbe già essere su carta da un pezzo!
E, concludendo, la paraculata maxima. Quella che mi sembra una presa per il culo con tanto di sberleffo finale: continua ad aspettare, SPERA che l’autore stia scrivendo, oppure…rileggi i vecchi libri!
Cazzo ma qui siamo alla Medjugorje della santa conoscenza libresca! Mi si è aperto un mondo vastissimo che prima mi era totalmente inconoscibile, non ci sarei mai arrivato se un tizio su internet non mi avesse detto che posso ri-leggere (l’ho scritto bene almeno?) un libro! GUGA.
Seriamente, sono in difficoltà a commentare una frase del genere perché mi fa solo incazzare.
Prima ho accennato alla “reputazione” di un autore, cosa intendevo?
Nel dettaglio, mi spiegherei con questo:
Ve la ricordate Hermione nera? La Rowling in persona scrisse che Hermione non era stata presentata nei suoi libri come bianca, è stato un assunto arbitrario dei fan; il tutto per giustificare la nuova attrice di colore.
I fan, in risposta, scrissero questo:

Nei libri più volte si parla del pallore di Hermione, della sua carnagione leggermente abbronzata dopo le vacanze, del modo in cui i suoi zigomi risultavano leggermente rosati. A quel punto non ci serve di certo leggere “Hermione è bianca!”

Quindi J.K.Rowling dopo tantissimi messaggi di ringraziamento sulla lealtà dei propri lettori.. ha fatto venire meno la sua lealtà come autrice. Ognuno di noi si sarebbe aspettato un minimo di onestà intellettuale nel giustificare una scelta che, guarda caso, sta dando tantissima popolarità a questo capitolo teatrale.. Partito un po’ sottotono.

Come si può vedere dal numero di articoli su questo argomento (e in generale, su The Cursed Child che sicuramente conoscerete) è una cosa che ha ferito profondamente i fan della Rowling che si sono sentiti beffati e dopo presi in giro.
Io non sono un purista, per me Harry puoi farlo cinese, Misa puoi farla rossa, il Mastino col tutù, a patto che tu sappia usare bene il nuovo paradigma e offrirmi qualcosa di fresco e creativo. Eppure riesco a capire chi, essendo attaccato all’iconografia ormai sdoganata di Hermione bianca e ricciolina, non riesca ad accettare il nuovo stile.
La Rowling non ha giustificato il tutto come una scelta nuova, politically correct, di un cambio di prospettiva, ha preferito puntare sul “ma io non l’ho mai detto”, quando comunque l’ha lasciato intendere.
Ecco, siamo a questi livelli quando io mi sento preso per il culo da ciò che scrive Gaiman e da come si comporta Martin, vedendomi solo come un numero su un grafico delle vendite.
Sono umano, ho dei sentimenti, mi sento preso in giro quando vorrei solo leggere il continuo della tua storia che mi piace tanto, e che non vuoi darmi, o che mi dai scritto male e senza voglia come un compitino malfatto.
Posso incazzarmi? Ne ho facoltà? Qui nessuno dà contro all’arte o all’artista, giustamente ci vogliono i tempi giusti. Ma questi tempi devono essere biblici? L’autore può fare come gli pare in nome dell’arte? Non stiamo esagerando?
E se proprio non riesco a farvi capire il mio punto di vista, potete almeno smetterla di trattarmi come se fossi io la sua puttana, e dovessi rimanere pronto a prenderlo in ogni orifizio possibile perché “all’arte non si mette fretta”?
Grazie mille per la comprensione.

 

Risposta a Nicolas Micheletti (2)

Questa risposta fa capo a quest’altra, dal suo blog.

Per capire la faccenda occorre leggere questo mio articolo, che a quanto pare ha dato molto fastidio all’admin e presidente di Democrazia Verde. Sentitosi punto nel vivo aveva provato a commentare l’articolo stesso, poi cercando di calunniare invano sostenendo che lo censuravo. Lascio al lettore eventuali commenti sul senso che avrebbe censurare una persona che è stata confutata in lungo e in largo con tanto di bibliografia e studi scientifici aggiornati, e che mi posta come fonte la citazione di studiosi come Linneo e Cuvier anziché pubmed o nature, come ho fatto io.

Quel che non ha capito Nicolas è che si censura quando una persona fa paura, quando fa paura quel che ha da dire, non si censura lo scemo del villaggio, al massimo lo si deride un po’.
Prima di scrivere questa risposta gli avevo commentato l’articolo ma stranamente il commento non compare. Un secondo commento che avevo fatto su un altro suo articolo sì. Strano. In ogni caso non ho la critica di censura facile come lui, può capitare che un commento troppo lungo o pieno di link non venga preso dal sistema. Pazienza, risponderò qui a quel che ha da sottopormi.

Comincerei innanzitutto dal titolo: Il complottismo di DeusExMaghena.

Il complottismo? Ma dove? Cosa si inventa questo? Infatti non fornisce alcuna prova di ciò, mi addita come complottista perché sa che è un termine negativo, e che associandomi a quell’etichetta spera che quindi io di default venga accostato a quelli che credono alle scie chimiche. Molto scorretto da parte sua: io se l’ho criticato era dopo le sue sparate e le balle che raccontava, lui a priori si vede criticato e ti chiama complottista. Ok, cominciamo bene

Tale personaggio si fa chiamare DeusExMaghena, e tra un articolo su Yugi-oh, uno sul Trono di Spade, riesce ad elaborare elevati articoli anche contro il veganismo, e quindi contro di me, che nella sua fantasia sono l’artefice di un gombloddo contro gli onnivori che vedrebbe Democrazia Verde come una sorta di setta vegana che vuole conquistare il mondo (o l’Italia) e costringere tutti a diventare vegani

Simpatico che lui citi altri miei articoli di analisi e di critica, peraltro collegandoli, come per dire: avete visto? E’ uno che si occupa di robe per bambini, di telefilm, di anime, cosa potrà mai dire di intelligente uno così?
Fa sorridere, considerato che ha un paio di articoli sui Pokemon. Che forse sono la cosa più sensata vista finora sul suo blog.

Magari ha semplicemente visto i miei ultimi due articoli, ma mi chiedo che senso abbia inserirli nel discorso visto che non c’entrano nulla e che di me fanno capire solo che sono una persona poliedrica che analizza di tutto.

Sul prossimo punto devo dargli ragione invece:

Al che il nostro eroe mi posta uno screenshot per dimostrarmi che le notifiche non gli sono arrivate, il che è scioccio perché le notifiche possono tranquillamente essere cancelate, ma Deus insiste:

Vero, non lo sapevo si cancellasse la notifica una volta tolto il commento. Questo in realtà però fa capire due cose: che io non l’ho mai fatto da quando ho aperto questo blog, lui evidentemente sì. Se c’è qualcuno che censura quello probabilmente non sono io.

In ogni caso trovo sterile continuare questa cosa, sotto al mio articolo è pieno di suoi commenti in cui avrebbe benissimo potuto discutere (in uno lo fa, e viene smontato comunque). Stranamente mi arrivavano tutti i suoi piagnistei, e zero argomentazioni. A quel punto sì che si modera una discussione che sta diventando cancerogena. Ma non devo giustificarmi con uno che spara balle antiscientifiche nelle proprie faq, giusto, “eroe”?

In sintesi, ciò che sostiene lui è:

  1. io sono un ALF perché in un post pubblico ho spiegato cosa sono gli ALF. Sono un ALF anche se mi sono espresso contro.
  2. Nessuno sa da dove Cowspiracy prenda le sue fonti, anche se sul sito di Cowspiracy c’è la lista completa e i redirect. Tutto il film si basa su una ricerca che parla di un 51%, anche se nel film viene citato solo un volta al contrario dell’altro dato, il 18%.
  3. Le piante reagiscono agli stimoli, ad esempio le piante carnivore si muovono, o modificano campi elettromagnetici, è come dice il fondatore di Scientology, etc quindi le piante hanno un cervello con un intero sistema di nocicezione.
  4. Quando gli animali piangono e scalciano mentre muoiono dissanguati non stanno soffrendo, sono solo “reazioni fisiologiche”.

Da qui si vede che Nicolas ha seri problemi di analfabetismo funzionale. Può sembrare che abbia semplificato ma in realtà ha proprio stravolto ciò che ho sostenuto nel mio articolo.

1) Sebbene Nicolas focalizzi l’attenzione su di sé perché possiede un ego più grosso del suo sicuramente enorme pene, io ho fatto menzione, come Pro-Test, alla LAV in primis. Che la LAV permetta a dei CRIMINALI, a dei TERRORISTI di stare nelle loro fila, è esplicativo dei loro metodi. Avallano l’abigeato e i vegani attivisti che infrangono la legge, non li cacciano dai loro cortei. Nicolas è intervenuto con una paraculata, sostenendo che nessuno sa chi siano gli ALF, e che è solo una bandiera.

Questo è proprio concettualmente sbagliato, e ci rivela che è un simpatizzante e/o sostenitore delle teorie alfiste. Quando vedi per strada un naziskin, uno di forza nuova, uno che indossa una svastica, non ti viene da pensare “è uno con le sue idee”, “non è un vero nazista”, una persona non deviata mentalmente prova disgusto e orrore per i simboli che si mette addosso, che rievocano morte e sofferenza. Questo a Nicolas non capita, quando vede gli ALF pensa “economicamente il loro sistema funziona”.

Ah, be’, allora se funziona. In ogni caso non ha mai preso le distanze ammettendo che gli ALF sono merde, e di certo non si chiede all’oste se il vino è buono. E’ chiaro che, una volta sputtanato, ti dirà che non li ha mai sostenuti, ma nei fatti non li ha mai criticati. Anzi, si è arrampicato sugli specchi per non dover rispondere al quesito di Pro-Test, deviando l’accusa.

2) Mai detto una cosa simile. Questo fa capire che Nicolas il mio articolo non lo ha letto, o lo ha fatto velocemente. Ho persino POSTATO IO STESSO le fonti di Cowspiracy, sbufalandone qualcuna.

3) FALSO. Mai detto che le piante abbiano un cervello. Ho sostenuto una cosa ben più complessa, che evidentemente non è stata compresa, o viene volutamente distorta per meglio confutarla. Nessuno sarebbe così idiota da pensare questo. Invece è sensato non porsi in maniera antropocentrica, come fa lui, e pensare che solo il dolore come lo percepiscono i vertebrati, e gli animali simili a noi, sia vero dolore. E che la sofferenza sentita con sistemi diversi valga zero. Sto facendo lo stesso discorso che un vegano farebbe per moralizzare un onnivoro ma in realtà è una linea di pensiero antichissima, basta pensare ai Giainisti, che respirano cercando di non uccidere microorganismi. O ai melariani, ai fruttariani. Costoro hanno capito che la vita di una pianta è vita ed è importante quanto le altre. Nicolas evidentemente non ci è ancora arrivato, o non lo vuole ammettere.

4) Parzialmente vero. Gli animali non “piangono” e se sono storditi non “scalciano”, quelle che lui reputa tali sono appunto reazioni involontarie che lui associa al dolore dell’animale vivo.

Sicuramente mi è servito a capire come le persone possono tranquillamente riuscire a rigirare le tue frasi e a modificarne il senso, quindi ne faccio tesoro.

Vabbè, non continuare a fare il paraculo. Non farmi fare la parte del cattivo retore che non ha capito le cose belle e giuste che avevi da dire. Se le tue faq sono piene di merda e falsità non supportate scientificamente te lo dico. Non c’entra niente che tu faccia vittimismo dicendo C’è un blogger dall’identità sconosciuta che ha iniziato a prendermi di mira per il mio attivismo per i diritti umani e a animali, perché a nessuno frega niente delle tue idee. Frega che tu dica cose corrette e provabili, però.

Sostenere la teoria dell’uomo frugivoro, dire che la carne causi patologie (detta così), dire che mangiare carne porti la fame in africa e altre puttanate illogiche sono contestabili e vanno confutate a partire dalle fondamenta, cosa che ho fatto io. Non nasconderti dietro a un dito, Nicolas.

Detto ciò, però, ho già perso troppo tempo di fronte a complottisti antivegani. Mangiare una carne è una scelta, può essere condivisibile o meno, ma è una scelta, così come lo è non mangiarla.

Non per questo però gli antivegani devono per forza gettare merda su chi non la pensa come loro e instillare la fobia di possibili dittature verdi. Questo è ridicolo, diffamatorio e vergognoso.

Siamo d’accordo che sia una scelta, ma questo non traspariva dalle tue faq.

E’ un po’ come andare a dire a un bambino: guarda che sei libero di mangiare la nutella, se vuoi, io non te lo impedisco. Ti fa venire i brufoli. Si usa l’olio di palma che distrugge il mondo. Ti fa venire l’acetone. C’è troppo zucchero.

Però se vuoi mangiala, eh?

Insomma, non è proprio questa la linea di pensiero che emerge leggendo quello che con spocchia scrivi tu, quando descrivi gli onnivori come babbei incompetenti e incapaci. Ora stai ridimensionando perché hai beccato me, ma la tua era una sicumera data dal credere te, e la tua dieta, superiori a qualsiasi altra cosa. Così non è.

Poi, non scambiamo le balle conclamate per libertà di opinione. Sei libero di parlare di etica e nutrizione, non di dire che non sono predisposto a mangiare carne o che il latte sia solo per i vitelli, o che le uova sono mestruazioni di gallina o che il mio stile di vita (che neanche conosci) a priori sia inferiore a quello vegano.

Questo io contesto. E se ti riconosci in alcune delle mie smentite e argomentazioni, è il motivo di fare un passo indietro e riflettere.

“la frase è un’opinione personale non supportata da nessuna evidenza”

Ok:
1) U.S. Deportment of Agriculture, Agricultural Statistics 1989; p. 31, table 40, “Corn: Supply and Disappearance, United States, 1974-1988,” p.125, table 168, “Soybeans: Supply and Disappearance, United States, 1974-1988,” (Washington, DC: GPO, 1989); J. Dawson Ahalt, Chairman, World Food and Agricultural Outlook and Situation Board, USDA, July 1980, as cited in Lappe, Diet for a Small Planet, 92; Soyfoods Industry and Market: Directory and Databook, (Soyfoods Center, 1985)
2) USDA, Economic Research Service, World Agricultural Supply and Demand Estimates, WASD-256, July 11, 1991, tables 256, -7, -16, -19, -23.
3) USDA, Economic Research Service, WASDE-256, tables WASDE 256-6, -16.
4) USDA, 1989 Agricultural Chartbook: USDA Agricultural Handbook No. 684 (Washington, DC: GPO, 1989), 80-81.

Qui non hai proprio capito. Io mi riferivo alla frase “se mangi carne condanni un bambino alla fame”. E’ questa la citazione di cui ti chiedo la fonte.

Guardando queste e googlando salta fuori comunque Change.org, che probabilmente è il sito da cui hai copincollato senza leggere la maggior parte delle tue informazioni, e che comunque chiede una riduzione della carne, non un azzeramento.

Regola vuole, quando si cita una fonte, che si metta anche il passaggio interessato, cosa che purtroppo non hai fatto, e che mi dà motivo di pensare che tu non le abbia neanche lette.

Non lo dico a caso, spesso i vegani mi citano Livestock Longshadow pensando che sia contro l’allevamento, quando nelle conclusioni dello stesso report viene detto che l’allevamento è estremamente utile e che devono essere incentivate le migliori tecniche di produzione che aiutino l’ambiente. Certo, senza citarlo tutto pare che voglia demolire l’allevamento, ma se lo leggi per intero non è così. Per cui ti chiedo gentilmente i passaggi che sostengono che a mangiare carne si affami l’Africa, grazie. Non dati sconnessi, non roba a caso, non ragionamenti tuoi, perché anche io sono capace di dire che se ti fai 3 docce la settimana stai privando dell’acqua i bambini africani. Comodo così.

2) “il dato del 51% è non peer review e non scientifico”

Ciò viene affermato nel documentario. Ti ripeto che il documentario ruota intorno al 18%. Io non mi permetterei mai di criticare un libro senza averlo letto, perché passi da stupido agli occhi di chi l’ha letto. Perché cadi in errori banali come questo. Un consiglio: guardalo e smettila di passare da stupido.

Ok, fuori il minutaggio in cui lo dice allora, perché a me non risulta proprio.

Inoltre non occorre certo un genio per capire che in una pubblicazione seria non c’è spazio per dati falsi e/o non comprovati.

E’ come condividere bufale dicendo che “anche se è falso ci credo”, ed è quello che fa Cowspiracy per propugnare la propria tesi antiscientifica secondo cui solo la dieta vegana può fare qualcosa per l’ambiente. Signori, neanche la vegetariana, proprio la vegana. Fortuna che non è stato fatto da respiriani.

Se è vero che il documentario sfrutta solo il dato del 18% (comunque ridimensionato negli anni), allora a che pro usarne uno calcolato con un sistema che nessuno usa e accetta nella comunità scientifica, se non per convincere e manipolare, un po’ come quando i vegani ti sparano che mangiando animali uccidi millemila animali innocenti al minuto?

Decontestualizzazione e disinformazione sono le armi primarie della propaganda vegana più sfrenata come questo documentario che tanto ti ostini (inutilmente direi) a difendere a spada tratta, senza averne le qualità intellettuali per dibatterlo.

Ho postato Italia unita x la scienza e me l’hai bellamente ignorata, e lì si diceva espressamente che è vero che i pascoli occupano più terreno, ma che l’agricoltura, specie se intensiva e prolungata, può impoverire i terreni. Non esiste un male unico ma tanti piccoli mali da affrontare, mentre invece cowspiracy è manicheo. Ha una tesi e cerca tutta la spazzatura intellettuale per convincertene. Niente di più ignobile, forse solo chi lo difende.

In ogni caso hai fatto la sparata, hai detto che avresti sbufalato la cosa su Butac, e io ora VOGLIO quell’articolo. Ti commenterò ulteriormente solo lì, se passi la review di butac. Altrimenti, come ti dicevo, è la conferma che è spazzatura ciò che sostieni. Abbi almeno la decenza di ammetterlo se ti rifiutano l’articolo, dai.

Ma so bene che piuttosto che ammettere che ho ragione mangeresti merda mille volte.

4) “ti sei dimenticato una paginetta e mezza di bibliografia e di studi scientifici che smantellano completamente”

Va bene.
Mi puoi fornire uno di questi studi scientifici di cui parli secondo cui il nutrimento di alimenti di origine animale sia indispensabile?

Qui si capisce la tua ciarlataneria. Anziché prendere visione dei miei studi, delle mie fonti, fai come Logica Onnivora e ti attacchi ad altro cercando di cambiare discorso.

Io ti rispondo, ma prima voglio la fonte aggiornata e peer review che attesti la nostra natura frugivora. Dopo che me l’hai postata ti rispondo tranquillamente e senza problemi.

5) “Questa, tanto per continuare sulla stessa scia, è una fallacia logica strawman. Mai detto che le zucchine soffrano, anzi, ho proprio specificato che dire “le piante soffrono””

Un giorno capirai la differenza tra un’iperbole e uno strawman.
Spero.

Ancora bambinate, ancora retorica. Non ti va giù ammettere che, come tutti, sbagli e usi fallacie logiche e sei compensato da un sacco di bias. Guarda, mi spiace averti fatto scendere dal piedistallo. Se fossi una persona onesta semplicemente ammetteresti gli errori, come ho fatto io prima. Il fatto che tu ti proponga come infallibile non fa che confermare la tua natura da ciarlatano che non sa di cosa parla. Se poi vogliamo discuterne ok:

” Iperbole: Riferimento metaforico volutamente alterato sul piano della quantità sia per eccesso ( è un secolo che aspetto ) sia per difetto ( berrei un goccio di vino ); estens., esagerazione.”

“L’argomento fantoccio (dall’inglese straw man argument o straw man fallacy) è una fallacia logica che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta.”

Come vedi la definizione che calza è la seconda, non la prima. Non hai ingigantito quantitativamente, hai proprio distorto. Ma anche se fosse, un’iperbole sarebbe sbagliata comunque, perché non avevi motivo di usarla. Posto che tu abbia davvero capito cosa ho scritto. E da quel che ti dicevo sopra, non credo. Hai dovuto anche mettermi in bocca parole non mie per poter avere una chance. Poi chiediti come mai ho troncato la discussione, Nicolas. Perché non avendo niente devi inventare o peggio, e trovo tristissimo il tuo trascinarti, il tuo nasconderti, il tuo cercare di raschiare il fondo del barile pur di non concedere niente. Perché sei piccolo e spaventato.

Hai scelto una vita fatta di rinunce e sacrifici, per quanto da te imposti e amati, e hai deciso che chi non fa come te almeno è lurido e peccatore, impenitente e inferiore a te. E scacci con forza chi come me cerca di riportarti alla ragione facendoti capire che non è assolutamente così, che devi mettere insieme falsità, invenzioni, vecchiaggini, propaganda e fallacie logiche per accomodare il tuo bel mondo fatato.

Non ho niente contro di te, ma contro le balle che spari.

Infatti per fortuna hai lasciato cadere l’argomento sulla b12, sulle carni bianche, sulle diete vegane prive di carenze e così via.

“Sentire” e “provare dolore” sono due cose diverse. Ne sei consapevole vero?
In ogni caso, la tua argomentazione non regge. Mettiamo che sia vero quello che dici, che le piante provano dolore. Ok? Va bene?

Ancora una volta, quando sei in difficoltà, mi diventi retorico. Ma qui si arriva alla filosofia, non so quanto tu sia in grado di reggere.

https://lostranoanello.wordpress.com/2011/07/30/john-searle-e-il-mistero-della-coscienza/

leggi questo, perché la realtà delle cose è molto più complessa di due paroline messe lì a caso.

Inoltre non ho argomentato solo con questo, ho proprio detto che sono due modi di percepire il dolore. Tu ti limiti, antropocentricamente, a dire che la tua percezione sia quella che valga.

In tal caso, l’alimentazione vegana crea meno dolore di quella onnivora, perché richiede l’uccisione di molte meno piante. Dati alla mano, per 1 solo kg di carne ne servono 16 kg di vegetali. Fai te.

Altra famosa bufala vegana. In quei kg di cereali si tiene conto anche dell’erba medica, che figura come leguminosa, o dello scarto del grano e non del chicco, che per noi non è commestibile ma per l’animale sì. Infatti è roba che viene sempre da pagine vegane prive di vere e proprie fonti. Al contrario, per avere lo stesso tornaconto calorico in cibo per i vegani occorre uno spazio comunque molto ampio che coinvolge molti più roditori e insetti. Questo è stato oggetto di studi: https://theconversation.com/ordering-the-vegetarian-meal-theres-more-animal-blood-on-your-hands-4659

In sostanza: io con una vacca o un pollo posso mangiarci parecchio, per parecchio tempo, uccidendo 1/2 animali, tu con il frutto del lavoro di un campo equivalente al mio cibo uccidi tra insetti e roditori molto di più, molto più spesso. Senza contare i vari pesticidi, ecc.
E la frutta, arrivata coi barconi? E la lattuga, che inquina il suolo? E l’avocado? Vogliamo parlarne? Come fai a stilare una classifica dell’impatto, avendo così tante variabili? Non puoi. Io ne ho parlato qui, e ti invito a leggere.

Il vegano crede ingenuamente che l’unica variabile sia l’animale a tavola, quando poi magari ha un pet nutrito a carne, un’automobile che usa tutti i giorni e un cellulare nuovo all’anno.

Io mangio carne ma uso sempre i mezzi pubblici. Ho lo stesso cellulare da 6 anni e ne ho avuti 3 in tutta la mia vita. Non ho pet.

Come fai a fare un paragone tra me e un vegano che usa l’auto e cambia spesso cellulare?

Non puoi, se non con criteri arbitrari che decidi tu. Ma la cosa non è così semplice come la ponete.

Lo stordimento non causa la perdita totale di nocicezione. L’anestesia sì.

Frase assolutamente priva di significato e di fonte. Un dolore che non viene sentito è come non ci fosse. Altrimenti spiegami il senso di stordire, se tanto è tutto come prima.
Inoltre non servo io per dirti che un animale impaurito altera organoletticamente la qualità delle carni. Non troverai un solo allevatore discorde su questo. Con quanti allevatori hai parlato?

Ho visto tutto, tutto. E ti posso assicurare che quello che dici è completamente errato. Lo stordimento serve in linea teorica a far provare meno dolore, ma in realtà l’animale soffre atrocemente lo stesso.

Ah se lo dici tu ci credo. Che studi hai fatto? Quali esperti confermano ciò?
Perché la normativa dice espressamente:

“Lo stordimento è “qualsiasi processo indotto intenzionalmente che provochi in modo indolore la perdita di coscienza e di sensibilità, incluso qualsiasi processo determinante la morte istantanea”.”

Quindi o tu come al solito, preso dalla tua emotività, non hai capito bene cosa avevi davanti agli occhi (capita spesso agli animalisti, che scambiano gli animali nelle gabbie per impauriti quando semplicemente non conoscono le telecamere o le luci degli attivisti sparate in faccia), o non avete usato i metodi corretti.
Quando si segue la legge è come dico io.

Ma spiegami, stai dicendo quindi che la legge dice falsità, che i veterinari preposti al controllo sono corrotti o cosa? Perché qui non vedo come tu possa giustificare la cosa se non col gomblottone, che tanto contestavi poc’anzi.

Confido che puoi fornirmi di uno studio scientifico che dimostri che dopo lo stordimento l’animale perde la nocicezione.

Posso fare decisamente di meglio, ti metto la normativa

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:303:0001:0030:IT:PDF

In alternativa anziché chiedere a me puoi sempre postarmi tu qualcosa che smentisca una legge. Perché immagino che per dire quello che dici, tu debba in qualche modo smentire la legge, che è stata scritta da esperti del settore al vaglio delle conoscenze scientifiche più aggiornate. Tutti corrotti? Bufalari? Pakati? Cosa, in questo caso?

Be’, la legge stessa ti smentisce, se hai delle prove portale in un tribunale, vinci, e sono dei tuoi.

Ma tranquillo, sappiamo bene che non è così.

 

Concludendo, se tu sei per la riduzione e non per l’azzeramento, cosa che dalle tue faq proprio non si direbbe, ti conviene specificarlo spesso, perché almeno sarebbe motivo di incontro.

E credimi, se queste tue risposte sono quelle che avrei dovuto censurare, mi sottovaluti davvero tanto. Posso confutare roba simile dati alla mano, disquisirne eticamente e filosoficamente senza problemi, rispondere alle tue sparate di fallacia logica qui, fallacia logica là e alle tue “iperboli” senza colpo ferire. In realtà sapevo come sarebbe finita: un lungo e lento trascinarsi inesorabilmente verso il nulla più totale con te che non leggi le mie smentite, e io che perdo tempo dietro alle tue. Tu che non cambierai idea perché la tua etica e i tuoi bias te lo impediscono, e io che di certo non mi faccio impressionare da qualche parolona sparata a caso e qualche studio preso googlando.

Un saluto

 

Aggiornamento: Questa è una cosa simpaticissima che devo assolutamente raccontare, come un pettegolo. Su una delle mie pagine che uso su facebook per discutere di altri argomenti, Nicolas, non sapendo che fossi io, era così d’accordo da avermi messo il cuoricino.

Immagine

Niente, è solo per far vedere che anche se abbiamo delle divergenze su un tema a lui molto caro, su altri siamo abbastanza in sintonia, sembrerebbe.

 

Nicolas Micheletti di “Democrazia Verde”, una democrazia decisa solo dai vegani

Passeggiando per le pagine più famose e affollate mi diverto a leggere i vari flame e -lo ammetto- talvolta a provocarne anche, nella speranza che nasca una bella discussione o un semplice svago. Ero sulla pagina di Butac, che è ottimale per questo tipo di letture, quando becco un post sugli anelli usati per i vitelli, quelli che sembrano septum. Un sacco di commenti di animalati indignati, perfetto. Leggo, e trovo un post strano, questo.

nicolas 1.png

La foto è questa

18342071_10212400868002960_1053464104516362990_n

Oh madonna, ste pseudobufale propagandiste vegane non finiranno mai. Ne ho parlato chissà quante volte e ancora non hanno capito. Sorvoliamo sulla patetica foto di un bambino africano e del moralismo da due soldi simile a quello che i genitori ti facevano quando non mangiavi tutto, che è una fallacia nota come Ad misericordiam.

La discussione prosegue e il tizio non demorde, rincarando la dose e proponendo il sempiterno oracolo della propaganda vegana, “cowspiracy”, che già ha un nome che è tutto un programma (capirete dopo perché faccio questo accenno):

nicolas 2.png

Al che vediamo se quest’uomo è solo sterile retorica come quella di Lio o se sa qualcosa che non sappiamo.

nicolas 3.png

nicolas 4.png

nicolas 5

Per quanto riguarda Greenpeace, si può leggere cosa ne pensano qui, sfatando la tesi di fondo di Cowspiracy. Come si può vedere, hanno una posizione equilibrata che mira alla riduzione, non all’azzeramento, del consumo di carne, tesi sostenuta da chiunque abbia un minimo di buon senso.

Italia x per la Scienza è una delle mie pagine preferite, la ritengo imparziale e super partes in questa disputa e l’ho citata già un paio di volte nei miei scorsi articoli. Le altre fonti sono queste: 1, 2 .

Come si può vedere, Ugo Bardi è docente di chimica fisica all’università di Firenze e si occupa di queste tematiche sul suo blog. Sono comunque scritti non suoi ma facilmente reperibili in originale in inglese: uno demolisce il dato del 51% attorno cui ruota il documentario, l’altro demolisce ogni singola affermazione perentoria dello stesso analizzando i dati che propone.

La sua risposta, manco a dirlo, è del tipo più veloce e sfuggente: gne gne non lo hai neanche visto!1!

nicolas 6.png

Le fonti di cowspiracy sul sito sono il jolly che si giocano in questi casi, mi era già successo e avevo visionato io stesso alcune fonti. Infatti come si può vedere nel caso del dato del 51% l’unica fonte è non peer review e proviene dal World Watch Institute, come affermato nei miei articoli e negli stessi articoli citati da lui. Provare per credere. Per il resto come si può vedere sono dati un po’ a casaccio come fanno sempre. Se ti sparo una cifra alta, dicendo che tu inquini ad esempio una cifra X, senza darti un contesto, pare che tu effettivamente sia un problema per l’ambiente. Ve lo immaginate?

I figli inquinano, sporcano, piangono, defecano, vomitano, costano soldi e responsabilità.

Implicito: e quindi perché avere figli?

Non detto: tutta una serie di cose che poi i figli restituiscono.

Ma posta così la questione fa intendere che l’allevamento sia solo un danno, se mi metti di fronte alle risorse che utilizza e trasforma, e non di fronte ai vantaggi da esso ricavati. Tattica retorica molto utilizzata.

Passa solo qualche giorno che lo ritrovo sotto a un post di Pro test, pagina a favore della ricerca e che si occupa di debunking antiscienza.

pro test.png

La domanda che fa Pro Test è più che legittima. E ricalca molto quello che scrivevo qua: Alla gente non interessa che cosa dice l’oste del suo vino, contano i fatti. Che ad una manifestazione simile, si suppone pacifica e democratica, venga esibita una bandiera tale, è qualcosa di altamente offensivo. Vi immaginate se ad un corteo per la difesa dei lavoratori venisse esposta una bandiera nazista, o fascista?
Cosa fai, vai a rispondere che erano lì per caso e che nessuno ne sapeva niente?
Se qualcuno ti riprende in quel momento fa sfigurare te, le tue idee, il tuo movimento, tutto. E’ tua premura assicurarti che non ci siano simboli deprecabili o facinorosi pronti a menare le mani, e se non allontani queste persone (che sicuramente avranno tirato fuori la bandiera solo per lo scatto, eh? Magari sono onnivorazzi pakati dal sistema lobbistico karnesko!!11!) ci fai la figura di chi li tollera e li sostiene. Non riprendere una persona quando sbaglia è, a conti fatti, fregarsene e dunque avallare quell’azione. Se vedi un vecchio che viene pestato e non fai nulla a te sta bene che i vecchi vengano pestati.

Non oso immaginarmi quindi quale feccia vorrebbe difendere una cosa simile dicendo che non è colpa degli organizzatori, perché poverini, non conoscono chi è Alfista (ALF è ben riconosciuta a livello mondiale in quanto gruppo eco-terroristico ma agisce tramite cellule in teoria disgiunte tra loro) e non possono mica cacciare chi ha idee diverse, giusto?

Bene, quel tanghero è arrivato, ed è di nuovo Nicolas!

nicolas

“Chi porta la bandiera ALF non è necessariamente un Alf”.

Certo, il maestro di logica qui si dimentica, nella sua sterila retorica, che chi usa una bandiera si espone agli altri in quanto sostenitore di quelle ideologie. A noi non interessa, ad esempio, che tu sia stato nominato da Hitler in persona, basta che tu esponga simboli nazisti per rievocare stragi e massacri compiuti sotto quel simbolo. Stessa cosa per l’ALF, colpevole di diversi reati tra cui l’abigeato e una lista interminabile di operazioni ai danni di allevatori vari. Ciò significa che il tizio in questione è d’accordo con atti criminali e contro la legge e Nicolas si preoccupa più di farci sapere che “non si sa chi siano i veri alf”, come se questo costituisse un qualche valido ragionamento per ammetterne i simboli, che non di ammettere che, effettivamente, ci sono facinorosi nelle fila animaliste. Ma lui non può ammetterlo, perché poi gli cadrebbe l’impianto teorico. Dopo lo vedremo meglio.

La discussione prosegue, siccome è lunghetta e ho molto da dire metterò solo le parti più salienti

nicolas 2.png

Capito amici? Fottesega se siete contro la legge, se avete un buon motivo (a vostro giudizio, eh?) potete tranquillamente fottere i capretti agli allevatori onesti, così, perché vi va. Mica perché è contro la legge che si dovrebbe criticare sta roba. Ricordate questo passaggio quando parleremo della pagina del tizio.

Anche la stronzata dell’equiparare gli schiavi umani agli animali sfruttati è una strategia molto ricorrente, perché pone immediatamente chi li sfrutta (che poi tutti li sfruttiamo, chi più chi meno) dalla parte “sbagliata” della storia, e chi li vorrebbe “salvare” dalla parte giusta. Si dimentica un punto fondamentale: che un uomo è un animale, ma un animale non è un uomo, e questo ha un peso rilevante nella società. Tolto il fatto che non esiste un mondo privo di sfruttamento animale, e buon’anima chi pensa che basti non mangiare carne per non sfruttarli, come spiegavo qui, fa comunque impallidire un tale mancato uso di ragionamento. La legge non viene ritenuta aprioristicamente morale, semplicemente è il prodotto di un’etica condivisa che sfocia in un quieto vivere che accontenta più parti in gioco. La legge dice espressamente che certi atteggiamenti come furto, uccisioni e stupri non sono tollerati perché danneggiano la società. Anche mandare sul lastrico un allevatore è violenza, anche rubare un capretto è violenza ed è antidemocratico. Altrimenti si pongono le basi per una dittatura buonista di stampo veg-militante e basta ammantare il tutto coi rosei colori dell’etica, di cui si riempiono tanto la bocca. E fottesega se qualcuno la pensa diversamente.

nicolas 3.png

Ah be’, se basta non uccidere!

Quindi in teoria anche il cyberbullismo (non uccide direttamente) o l’hatespeech non sarebbero “violenza” per questa mente illuminata. Basta non usare le mani, e sei a posto.

Mi piace questa teoria, ora mi invento che questo tizio maltratti il suo cane. Così, random, perché ha una razza che mi piace e per me troppo costosa. Gli entro in casa e glielo rubo. Del resto mica c’è violenza, no? Rubare animali, come fanno gli ALF, è un modo per “distruggere economicamente che oggettivamente funziona“, e tanto basta a renderlo legittimo, al buon Nicolone amico nostro. Fottesega se di mezzo ci sono la propaganda, le balle animaliste o lavoratori onesti che lavorano osservando la legge che finiscono in strada con le loro famiglie. Per i democratici verdi devi crepare di freddo e di fame se usi animali. Però loro non sono violenti! Che etica ragazzi, che portamento, che signore. Da grande vorrei fare il Nicolas Micheletti.

nicolas 4.png

Qui tocchiamo un altro tasto dolente (per lui). “Alternative alla SA esistono”

d64_Captura-de-pantalla-2013-07-26-a-las-16.40.44.png

E già da questo sappiamo che di SA ne capisce un beneamato. Raggiunto dal sempiterno “la sa costa meno”. Argh. Totale ignoranza in materia sui costi.

Il Caesar che cita, comunque, è un manichino usato per alcuni traumi, per chi se lo stesse chiedendo. Verrà ribadito anche da Diego. Non è un metodo sostitutivo della SA, provate a immaginarvi di testare teratogenesi o un qualsiasi farmaco a livello sistemico su un pupazzo. Totale ignoranza anche in ambito medico. Ma proseguiamo.

nicolas 5.png

Ne esistono tanti. Così tanti che non li cita neanche, perché non hanno bisogno di essere neanche nominati. Esistono nell’immaginario collettivo, come Babbo Natale, e tanto basta a renderli reali. Comunque sembra un campionario di frasi fatte e/o viste e straviste. Anche la cosa del “se è servita in passato non occorre che“. Giusto Nicolas, solo perché la ruota è servita in passato non occorre usarla ancora. E la matematica? Vogliamo parlarne? Quanto è vecchia? Tutti a vivere coperti di frasche, signori.

Ovviamente non sto argomentando seriamente (lo farò dopo) non perché non possa, ma perché mi pare davvero ridicolo e scorretto da parte mia infierire su chi ha un tipo di pensiero così basilare e fallace.

nicolas 6.png

L’ultima parte è stupenda, accusa gli altri di Cherry Picking (quando ad esempio chiedono i risultati della sa, e quando vedono che sono tanti si spaventano subito) quando lui non ha portato che un manichino. Interessante modo di procedere, praticamente ci ha distrutto gli scarponi con la poderosa forza del suo mento.

E un po’ come il nostro amico Logica Onnivora, una volta che viene messo all’angolo la butta in caciara aggrappandosi all’epistemologia, o citando cose come il carnismo e l’antispecismo come se fossero chissà che strumenti intellettuali. Come se un bambino, praticamente, avesse detto “ora verrà mio cugino di 5 anni a menarti, preparati”.

Uuuuh, paiura.

Per ora il tizio si è volatilizzato ma mi ha molto incuriosito la sua affermazione sul “debunker”. Effettivamente se si va sulla sua pagina personale si nota che è admin di una pagina chiamata “Democrazia Verde” , con circa 15.000 fan, e se non state ancora ridendo, aspettate di vedere le sue Faq. Sulla bacheca, oltre a cowspiracy, altra propaganda vegana di bassa lega e roba politica che sinceramente non mi interessa. Da qui mi ritrovo al suo blog. Apriti cielo.

Immagine.png

La sua parte femminista non voglio neanche vederla, ho paura di quel che potrei trovare. Ma quando vedo certe cose, mi sale l’intolleranza:

Immagine2.png

Sperimentazione animale” inserita nella “pseudoscienza” e in particolare parla del caso Caterina Simonsen. LOL. Qui la perla di articolo, che ho già commentato e a cui ha “risposto”.

A questo punto la situazione si fa ostica, abbiamo un bel soggettone che crede alle varie bufale vegane e le spaccia per oro colato senza neanche studiarne le fonti, che mi cita la Nastrucci e la Penco contro la SA ignorando il 95% dei contrari. Porta dati manipolati e quando non li ha porta affermazioni e pareri personali. Che non prende le distanze da eco-terroristi, che non conosce nulla di medicina e ricerca e sproloquia a vanvera di metodi alternativi alla SA. Interessante. Rimane una sola cosa da fare: controllare se crede anche alla teoria dell’uomo frugivoro, che notoriamente è un indice eccellente per capire il grado di dabbenaggine dell’estremista di turno, e vedere se afferma che la carne faccia male, idem con patate.

Bingo!

Immagine3

Lo sapevo. Trovate questo immenso mare di spazzatura qui. Da notare anche la saccenza con cui si pone: “argomentazioni vegane smontate una a una“, oppure “non sono argomentazioni, solo opinioni

Oh sì amico mio, vediamo quanto reggono alcune di queste cazzate sotto i miei colpi.

Ovviamente c’è talmente tanta merda che mi sarebbe impossibile affrontarla tutta, e non è neanche mio interesse perché su alcune sono d’accordo. Mi limiterò a debunkare il signorino laddove diventa proprio ridicolo oltremodo. Cominciamo!

 

“L’UOMO E’ ONNIVORO. IL NOSTRO ORGANISMO E’ FATTO PER MANGIARE CARNE”

L’homo sapiens NON è onnivoro. Solo la macrocategoria degli erbivori sviluppa l’aterosclerosi mangiando grasso saturo. I carnivori e gli onnivori no. Se l’umano è davvero onnivoro come afferma l’industria zootecnica… come mai sviluppa l’aterosclerosi mangiando grasso saturo? [Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2933506/table/T1/ ]

Qui abbiamo già un enorme errore di non sequitur e di falsa causa, che faceva logica onnivora: trovare un esempio invalicabile e da questo costruirci sopra un impianto. E’ facilissimo crearne, lo fanno anche gli antivaccinisti  con ragionamenti che all’apparenza possono sembrare logici:

Se i vaccini proteggono te e i tuoi figli, perché hai tanta paura di chi non è vaccinato?

Perché manca tutto un sottobosco di informazioni che la frase fatta e lo slogan non possono ovviamente darti. C’è chi studia una vita per dare una degna risposta a queste domande, cui loro rispondono con meme e sciocchezze varie.

Capito il giochetto? La medicina è questione complessa e già nel primo paragrafo si fa un errore macroscopico, pensare che ad un problema sia connessa una sola causa o una sola spiegazione. Basare poi un’affermazione forte come “NON è onnivoro” sulla base di questo ragionamento è un po’ pochino, visto che si può affermare qualsiasi cosa come ho fatto io.

Se andiamo ad analizzare le caratteristiche di un orso (onnivoro) e di una scimmia (frugivora) possiamo subito renderci conto che la scimmia è senza dubbio molto più simile a noi:

  1. Assenza di artigli a mani e piedi (impossibilità di afferrare la preda bloccandola conficcando gli artigli)
  2. Mano prensile tipica del raccoglitore di frutti (presenza del pollice)
  3. Intestino lungo (difatti le proteine animali che nel nostro lunghissimo intestino rimangono per molto tempo si putrefanno e creano tossiemia)
  4. Danno da colesterolo con conseguente ictus, aneurisma, infarto (ingerendo il grasso animale tendiamo ad otturare i nostri vasi sanguigni con placche di colesterolo)
  5. Canini deboli (impossibile per un essere umano uccidere a morsi una mucca, strapparle la carne e mangiarla in maniera selvaggia, cruda e sanguinante)

Ah, le solite analogie fatte a cazzo di cane, peraltro con nessuna fonte a supporto, per cui possono essere anche inventate per quel che sappiamo. Un altro prima di me si è occupato di smontare questo modo di fare arbitrario, mi limito a citarlo. Ovviamente sono portati a esempio anche tutti quegli elementi che ci rendono per davvero onnivori, come gli enzimi, l’apparato buccale, l’apparato digerente e un confronto con gli scimpanzé (scimmia frugivora? Quando mai. Gli unici animali strettamente frugivori sono pipistrelli della frutta). Cito dall’articolo in risposta:

E veniamo infine al trionfo delle baggianate: secondo i mantra fruttariani l’Uomo dovrebbe essere frugivoro dal momento che anche i nostri parenti più stretti, ovvero gli scimpanzé, sarebbero tali. In verità, i nostri “cugini pelosi” hanno una dieta fortemente improntata sui vegetali. Da qui a definirli frugivori però ce ne corre. Gli scimpanzé si nutrono infatti di foglie e frutti, si, ma integrano la dieta con apprezzabili quantità di proteine animali ricavate soprattutto dagli insetti, ma non solo:

scimpanze-carnivori

E continuiamo.

Queste sono solo alcune caratteristiche fisiche che non ci accomunano ad onnivori e carnivori. Inoltre, molte delle malattie sono causate da un ambiente acido, e i prodotti animali sono i più acidi in assoluto, mentre gli antiossidanti contenuti in frutta e verdura alcalinizzano e disintossicano attivando meccanismi di guarigione.

Anche qui, nessuna fonte. Una vaga citazione all’ambiente “acido” che non vuol dire nulla e collegamenti arbitrari fatti senza nessuna logica. Ma poi mi chiedo, se bastasse un ragionamento così semplice basato sul “si vede”, “pare che”, “gli altri non ce l’hanno quindi io sono come loro”, possibile che nessun testo medico-scientifico serio lo confermi? Per convincerci tutti basterebbe citare un passetto, una frase, una virgola. E invece niente, ogni volta ragionamenti raffazzonati.

Curioso che, proprio come Logica Onnivora, costui non si chieda come mai un essere possa vivere anche 75 anni (al minimo) avendo una dieta equilibrata da elementi che tecnicamente per loro non è portato a mangiare. Non è come avvelenarsi poco a poco? O la carne è un veleno moooolto lento, così lento da non essere classificata come tale, o qui qualcuno non ha studiato bene la lezioncina.

La cosa poi prosegue, rincarando la dose.

Per rispondere a questa argomentazione comunque bisogna prima fare una premessa e spiegare per bene il significato di questi termini.

Frugivoro è una sottocategoria degli Erbivori, così come gli Insettivori sono una sottocategoria dei Carnivori.

Gli Erbivori sono coloro che si nutrono principalmente di piante e vegetali. Può capitare che gli erbivori si nutrano di animali, ad esempio quando le mucche brucano l’erba ingeriscono molto spesso gli insetti, e da questi ne ricavano elementi nutritivi.

Ciò non significa però che la mucca sia onnivora, poiché per la sua salute si deve nutrire principalmente di vegetali.

Allo stesso modo i Carnivori si nutrono prevalentemente di carne, ma mangiando la preda  ingeriscono inevitabilmente anche lo stomaco e le interiora, che, logicamente, contengono vegetali sia in fase di digestione che già digerite, e da questi ricavano elementi nutritivi.

Cosa sto cercando di dire con questo? Semplice.

La tassonomia alimentare è una convenzione umana, che non serve a descrivere animali che si nutrono principalmente di un alimento, poiché gli animali si nutrono inevitabilmente di tutto, ma serve a spiegare quali alimenti servono ad un animale per avere una salute corretta.

Anche questa cazzata si legge spesso. E’ vero, potrei anche postare il video di una vacca che mangia un pulcino che ho visto, questo non la rende onnivora. Il problema è che questa argomentazione è ad un livello totalmente sballato:

da una parte mi mette chi agisce in condizioni di stress o carenza proteica (la vacca in questione) o il leone che mangia lo stomaco (anche questo sarebbe da verificare, sembra una cosa campata per aria), dall’altra mi mette chi lo fa abitualmente, dalla preistoria, e da parecchio tempo, come l’uomo, riuscendo ad avere una buona qualità di vita. Vi metto alcuni link in bibliografia per chi volesse approfondire. Sono argomenti lunghi, noiosi e complessi, so quanto possano annoiare, per cui cercherò di essere poco didattico su questo.

Riassumendo: [1] e [2], gli Australopitechi mangiavano carne già prima dell’invenzione degli utensili

13510872_1625892411059334_7114933189989004234_n

La carne e il pesce non erano un alimento raro [3] [4] [5] [6] ed erano consumati regolarmente

13533006_1625896251058950_4340265898031715278_n

Questi sono inerenti a una datazione precedente alla scoperta del fuoco, in cui la carne si mangiava cruda e scondita. Così si demolisce l’idea secondo cui ci siamo “modificati” solo grazie ad esso, e che non siamo naturalmente portati a mangiarla cruda.

La carne, inoltre, grazie ad un consumo regolare, ha favorito lo sviluppo del cervello umano grazie ai suoi nutrienti e calorie (B12, omega 3 e Ferro) che sono presenti nelle piante in quantità minori e meno assimilabili.  [8][9][10]

13494870_1625901674391741_1822692159751035434_n

Inoltre la carne, prevalentemente magra e senza conservanti, ha aumentato le aspettative di vita [11]

La carne ha aumentato le nostre aspettative di vita, favorito lo sviluppo cerebrale ed era assunta regolarmente. Molto strano per un essere frugivoro. Potrei continuare, ma mi lascio il meglio per dopo.

Ci sono infiniti studi scientifici che dimostrano che carne e derivati animali sono dannosi per l’organismo umano, anche se il lobbying agroalimentare cerca di dimostrare il contrario. Per un approfondimento vi rimando al documentario Forks over Knives.

Infiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiti studi, e non te ne cita uno. “Dannosi per l’organismo umano”, che non significa una ceppa. E, aggiungiamo, contraddetti da altrettanti articoli che dimostrano come una dieta equilibrata sia consigliata da praticamente ogni nutrizionista.

Siccome questo argomento si ripeterà, vi propongo il magnifico articolo di Italia unita x la Scienza a tal proposito e che fa chiarezza sulla marea di inesattezze di Nicolas [12]. Da notare inoltre che costui non citi ad esempio la carne bianca e il pesce, due categorie di carni totalmente esenti dai rischi di cui fa menzione. Se poi lo si butta nel complottismo più sfrenato pensando che esistano solo lobby “carnee” e non anche quelle del veg, del bio e compagnia cantante, stiamo proprio scadendo nel ridicolo.

Ci tengo a sottolineare un passaggio fondamentale dalla mia fonte per capire tutto ciò:

Che vuol dire in questo caso un rischio relativo di 1.21, nello specifico? Vuol dire che se si mangiassero 50 g di carne processata ogni giorno, diciamo un hamburger a pranzo ogni giorno, il rischio che insorga il cancro è del 21% più alto di una persona che invece non mangia gli hamburger. Sembra tanto, ma come già detto prima è un rischio relativo, il che può essere facile da fraintendere. In termini assoluti, la probabilità che nella vita venga il cancro al colon è del 5 %, che sale al 6 % mangiando hamburger tutti i giorni.

Quindi quando il classico vegano legge “rischio aumentato del 21%” pensa al rischio assoluto, mentre invece è relativo. Ciò significa che per passare da un 5 a un poco generoso 6% devo sfondarmi di carne tutti i giorni, o mangiare carne processata tutti i giorni, una cosa che comunque nessuno con un minimo di buon senso fa. Ora, scommettiamo che gli esempi fatti prima con gli animali che possono “mangiare tutto” cade immediatamente? Provate a nutrire un leone di biada e sterpaglie un pasto al giorno, vediamo se tiene la teoria di Nicolas.

Stessa cosa ribadisce Bressanini [13] e AIRC [15]

L’AIRC poi, parla anche delle proprietà positive del pesce [14] [16]

Riassumendo, tutto ciò che ho portato verte su una posizione quasi unanime: abbondanti porzioni di frutta e verdura, carni bianche, legumi e occasionalmente salumi e affettati. Da ridurre e/o evitare le carni lavorate, un po’ come sosteneva anche Greenpeace per Cowspiracy.

Mi pare che sia quanto di più vicino possibile a quel che avevamo visto su scimpanzé e ominidi: non ci nutriamo prevalentemente di carne, potremmo mangiare solo quella (è una scelta) ma le migliori condizioni si ottengono con una risoluzione bilanciata di frutta, verdura e carne. A casa mia questo è onnivorismo, poi possiamo prendere l’asta e improvvisarci funamboli come Nicolas per provare a dire che è più più che più da una parte piuttosto che dall’altra, ma faremmo solo la figura del retore di fronte a una spiazzante marea di dati.

Un’altra fonte che ci tengo a citare è questa [17], di cui sottolineo le parti più importanti e immediate

A favore di questa tesi, riportano presunte somiglianze anatomiche e fisiologiche che l’uomo avrebbe con gli animali frugivori e non con carnivori ed onnivori. […]

ma non ha alcun senso usarlo per una specie vivente ed osservabile, come l’uomo. Se noi vogliamo sapere qual è la dieta di un animale vivente basta osservare cosa mangia nel suo ambiente, o al massimo aprirgli lo stomaco e vedere che contiene. Il fatto che l’uomo mangi carne, uova e latticini indica già di per sé che quella è una sua preferenza naturale. […]

di solito i sostenitori della teoria paragonano l’uomo ai mammiferi frugivori e ne concludono che è simile. Ecco, c’è già una pecca enorme qui: praticamente non esistono mammiferi frugivori come li intendono loro.

Sapete quali sono gli unici mammiferi davvero “fruttariani”, ovvero frugivori esclusivi?

Alcuni pipistrelli del sottordine Megachiroptera, che per la precisione non sono frugivori ma nettarivori, perché della frutta succhiano solo il nettare. […]

Ora se arriva un fruttariano a dirmi che siamo anatomicamente e fisiologicamente simili ai pipistrelli rischio di diventare violento, ma non credo che accadrà. L’uomo non è “simile agli animali fruttariani” perché gli unici animali con cui ha senso fare un paragone anatomico sono altri mammiferi, e sostanzialmente mammiferi fruttariani non ne esistono proprio.

Tanto per mettere una pietra tombale anche su quest’ennesima cazzata.

Passiamo ora a quella che è l’apoteosi dell’ignoranza medico-scientifica che corona questo blog, la richiesta di dati e informazioni.

“NON ESISTE NESSUNA DOCUMENTAZIONE SCIENTIFICA CHE AFFERMA CHE SIAMO FRUGIVORI”
Quando vengono chieste a un onnivoro le prove di ciò che sostiene, ovvero che l’essere umano sia anatomicamente predisposto per nutrirsi di animali, si avrà come risposta un’espressione demente e uno sguardo nel vuoto.

Da notare subito una cosa: non risponde alla domanda. Parte prima con un’invettiva a quelli che ritiene nemici, cercando di farli passare per idioti, secondariamente vediamo come riesce a capovolgere la situazione.

Quando chiedi a un vegano la documentazione sull’uomo frugivoro, questo ti guarda con sguardo dipinto e assente, perché di fatti non ve ne è essendo una cazzata. (Semi-cit. Mia)

Al contrario gli onnivori ben informati, oltre a darti testi di medicina e fisiologia, che il debunky qui non deve mai aver aperto manco per sbaglio, ti citano fior fiore di documentazione, come ho fatto io. E ce ne sarebbe ancora molta, ma preferisco evitare di sparare sulla croce rossa.

Poi passa finalmente a farci capire cosa ritenga “affidabile” come fonte di informazione. Un manuale di non più di 20 anni fa di medicina e nutrizione? Nah.

Un guru fruttarian-cazzar-respirian-antispec-figldiputt-ragioner Ugo? Naaaah.

Le sue fonti qui sono celeberrime ma…piccola nota a margine: il più giovane è Charles Darwin, morto nel 1882, quando neanche esisteva una vera comunità scientifica connessa da internet con pubblicazioni peer review e i prelati potevano prendere per il culo le teorie evoluzioniste attirando grandi scrosci di applausi compiacenti. Scusate eh, spero che nessuno qui mi additi come uno che usa l’ad personam per rispondere ma stiamo scadendo nel ridicolo:

Charles Darwin: morto nel 1982

George Cuvier: morto nel 1832

Linneo: Morto nel 1778

Thomas Bell: morto nel 1880

Insomma, la scienza è andata avanti da allora, eh?

Faccio poi presente che il passaggio di Darwin lo avevamo già visto citato da Logica Onnivora impropriamente e qui smontato. Darwin in quel passaggio parla dei progenitori dell’uomo, gli ominidi, e non dei sapiens sapiens. E Logica Onnivora aveva risposto “Be’, sono sempre Homo!”

Come manipolare citazioni di libri che non hai letto e nasconderti dietro l’autorità di grandi nomi. Ottimo, continua così.

Quindi hai cominciato dicendo che nessuno ti porta le fonti di ciò che sostiene, e tu le uniche prove che hai sono gente morta e sepolta quando la paleoantropologia ancora quasi non esisteva, e un sito (?) senza alcuna fonte seria accreditata che posta a sua volta citazioni? Tutto qui? Seriamente?

E tu hai anche il coraggio di definirti debunker? Torna a parlare di economia, perché è abbastanza chiaro che questa faccenda non ti compete. Qui invece potete trovare una approfondita analisi e una sbufalata a tutti gli pseudoargomenti portati da Nicolas.

Ora, passando all’argomento B12, che anche qui è stato sommerso da schizzi di feci senza alcuna logica, solo grazie ad un collage di pezzi presi a caso e forse neanche letti, riporto un tot di articoli che parlano proprio delle carenze nei vegani.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15153278

uno studio che correla dieta vegetariana e vegana a bassi livelli di B12. Da notare che in una buona percentuale di soggetti è stato anche riscontrato un basso livello di emoglobina.

http://ajcn.nutrition.org/content/74/2/233.short
Uno studio sulla popolazione indiana, che evidenzia come più ci si avvicini alla dieta vegana, minore è la concentrazione di B12. Presenti nel 75% dei soggetti dei segni metabolici che evidenziano un deficit di cobalamina.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25195560
Qui un utile articolo sulla correlazione fra dieta vegan e carenza di B12, in cui si evince un maggiore rischio di patologie cardiovascolari a causa del deficit.

per chi volesse approfondire (o per chi è scettico), aggiungo questo studio che valuta le condizioni ossee dei vegetariani (purtroppo è a pagamento, ma per completezza lo includo comunque)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24898237

Altro studio a pagamento, ma è possibile vedere, dall’abstract, le percentuali di individui vegani colpiti da deficit di B12. Come si può vedere, donne in stato interessante, anziani ed infanti sono particolarmente colpiti.
http://www.nature.com/…/v68/n5/full/ejcn201446a.html

Visto che ho accennato a donne in gravidanza, studio che mette a confronto i livelli di B12 in donne vegetariane, donne che consumano ridotte quantità di carne e donne che consumano carne regolarmente. Inutile dire quale gruppo ha i livelli più bassi di B12.
http://jn.nutrition.org/content/134/12/3319.short

Parlando anche di anziani, studio che verifica come un gruppo di donne di oltre 55 anni, vegetariane da più di tre, presenti, per circa la metà, carenza di B12, con conseguente riduzione dell’emoglobina.
http://onlinelibrary.wiley.com/…/10…/ajh.10134/abstract

Studio pubblicato su “The lancet” riguardo 138 pazienti indiani vegani. I dati parlano da soli.
http://www.sciencedirect.com/…/pii/S014067368592690X

http://ajcn.nutrition.org/content/59/5/1213S.short
Per completezza consiglio anche questo articolo, che riassume brevemente alcune informazioni riguardo alla B12 e spiega quali sono le possibili cause di carenza. Da leggere.

Non credo che occorra dire altro. Ma se ciò non bastasse, la carenza di b12 nei vegani non è una fantasia onnivora e della scienza kattifa, è sostenuta anche da posizioni non proprio “carniste” come Scienza Vegetariana:

La comunità medico-scientifica internazionale concorda nel ritenere essenziale l’integrazione di vitamina B12 nelle persone a rischio di carenza, tra le quali si collocano i vegetariani. Nei confronti di questi ultimi, gli studiosi, che derivano queste raccomandazioni da dati certi ben documentati, hanno adottato un atteggiamento responsabile che tutala della salute degli stessi vegetariani.

Più studi riportano infatti come nei vegetariani (latto-ovo e vegani) i livelli di vitamina B12 siano inferiori rispetto ai non-vegetariani e come lo stato della vitamina B12 possa in alcuni casi essere non ottimale, a causa del non regolare consumo di fonti affidabili di vitamina B12. In alcuni degli studi, tuttavia, nonostante i livelli di vitamina B12 fossero decisamente ridotti, i soggetti non presentavano alcun sintomo di carenza.

E anche L’ADA, che ogni buon veg cita ogni 3×2, ribadisce proprio che i vegani debbano assumere cibi fortificati.

La b12 viene conservata nel fegato e utilizzata in piccole dosi dall’organismo nel tempo, per molti anni è possibile vivere senza integrare una dieta senza b12, proprio perché si utilizzano le riserve di quando si mangiavano alimenti ricchi di b12. Per cui anche questa teoria antiscientifica viene confutata dagli stessi amici un pochetto più seri di Nicolas.

Rispondendo ora a un po’ di concetti randomici:

18194823_774946922675189_8416741293878739630_n18222092_774938866009328_4844531920667637571_n

E per finire, la posizione dell’Unicef sulle diete vegane ai bambini:

18198487_774931602676721_6889752581691627948_n.png

Il mio scopo ovviamente non è demolire chi lo fa per etica, continuo a ripetere. Solo illustrare che la situazione non è proprio quel paradiso idilliaco che si è creato Nicolas nel suo circolo di amici verdi militanti.

Potrei continuare con le sciocchezze sul latte ma credo che ormai si sia capito chi ha studiato a casa la lezione e chi no. Invece, voglio rispondere ad un quesito più etico come gran finale: le piante non provano dolore

Nicolas, come chiunque altro prima di lui del resto, dice che le piante non possono soffrire in quanto prive di nocicettori come gli animali. Quindi è lecito mangiarle, a differenza dei sopracitati.

Questo pone due ordini di problemi, uno pratico e uno etico:

Se il problema è il “sentir dolore”, Nicolas è già smentito dalla normativa vigente, la quale impone l’uso di attrezzi stordenti come pistole captive utili proprio a tal fine, evitare dolore all’animale al momento della morte. Questo significa che, eccezion fatta per qualche virtuale secondo, l’animale NON prova dolore al momento dell’uccisione, ed è in questo simile ad una pianta. Ergo, il problema per loro non può essere solo questo, visto che anche alcuni molluschi non possiedono un encefalo sviluppato al punto di sentire dolore (e si diceva anche dei pesci, la cosa non è chiara), perché è una questione etica per loro. Non mangiano animali punto e basta, non per dolore.

Non solo, che le piante non provino “dolore” è cosa confutata da tempo dalla LINV che si occupa proprio di Neurobiologia vegetale. Qui bisogna fare attenzione a come usiamo i termini: dire che una pianta soffre non vuol dire che ti fa la smorfia e si accascia piangendo, vuol dire che “patisce” con il set di risposte di cui può far uso una pianta. Ad esempio se non le do da bere si affloscia, se non la curo deperisce, e così via. Non si può muovere, è vero, ma questo significa solo che ha sviluppato meccanismi differenti per sentire gli stimoli esterni sgraditi, dai quali cerca di allontanarsi o contro i quali utilizza meccanismi difensivi. I cactus, tanto per fare un esempio banalissimo, hanno quella particolare forma e utilizzano le spine perché si sono evolute sviluppando un meccanismo che permettesse di trattenere grandi quantità di acqua in ambienti semidesertici. Se la pianta fosse solo una “macchina biologica” incapace di sentire gli stimoli, o indifferente alla propria conservazione, non avrebbe sviluppato simili sistemi. E gli esempi si sprecano.

Una pianta non ha la nostra percezione di dolore, ha la sua. Come l’animale. Una pianta non desidera morire, proprio come l’animale per i vegani.

E questo ci ricollega al secondo punto etico: Se non mangiate carne per etica, il dolore è solo un argomento fantoccio. Se anche le piante vogliono vivere, questo li pone alla stessa stregua di un animale. E allora se ne deduce che le piante per etica possono non essere mangiate, perché sono esseri viventi. Chi dice che valgono meno di un animale sta mettendo in atto lo stesso meccanismo di un onnivoro, solo ad un gradino più in basso.

L’onnivoro non reputa un animale una persona

Il vegano non reputa degna di importanza una pianta

e così via. Quindi il dibattito è lungi dal concludersi sul tema del dolore, così sfuggente e così complicato da paragonare tra esseri diversi. Ma anche tra esseri simili, il dolore è dolore. Non puoi dire che sia più brutto uno stupro di un assassinio, così come non puoi dire a un bambino a cui hai strappato una figurina che ci sono cose peggiori al mondo. E fa più male il dolore psicologico o quello fisico? Meglio perdere mille euro o essere lasciati dal proprio partner? Il dolore è percepito come forte sensazione spiacevole sul momento, non come scala differenziale di percezioni. Se una cosa ti fa male è dolore. Sotto diverse forme, sentito in diversi modi, ma è dolore.

Concludendo: Trovo ridicolo chi come Nicolas si nasconde dietro a un dito per non ammettere che anche tra le fila animaliste ci sono facinorosi criminali e supporter di vario tipo, e che anziché prenderne le distanze come farebbe una persona sensata, li trovi “funzionali” o peggio legittimati moralmente.

Fa ridere perché sostiene la Democrazia, sì, la democrazia che dice lui però. E fare le cose che piacciono solo a qualcuno, o a un partito, o a una cerchia di persone perchessì o perché hanno qualche astruso precetto morale che impone loro di fare il cazzo che vogliono senza ripercussioni solo perché arbitrariamente si ritengono migliori, a casa mia si chiama dittatura. Una dittatura che viene coperta da belle parole e frasi fatte, non lo nego. Nessuno vorrebbe la fame nel mondo, nessuno vorrebbe violenza.

Ma la risposta non è e non deve essere semplicistica e basata su ragionamenti fallaci e distorti, manipolati e talvolta puerili come fa questo individuo. La risposta è complessa, frutto di un comprendersi a vicenda e un venirsi incontro. Io in questo mio articolo non ho mai negato i vantaggi di una dieta vegetariana, anzi li ho sottolineati. Mentre loro cosa fanno? Additano ciò che non gradiscono come il male assoluto, il male pestilenziale che causa fame, morte, devastazione e sacrilegio, perché lo dicono loro. Non puoi neanche fargli notare la loro ignoranza, perché ti danno del patetico. O fai come vogliono loro o non sei “democratico”; una totale inversione del processo conoscitivo.

—————————————————————————————————————————————

 

Bibliografia:

[1] http://science.sciencemag.org/content/283/5400/368

[2] http://johnhawks.net/weblog/reviews/early_hominids/diet/stable_isotopes_2005.html

[3] http://www.nature.com/scitable/knowledge/library/evidence-for-meat-eating-by-early-humans-103874273

[4] https://www.theguardian.com/science/2012/sep/23/human-hunting-evolution-2million-years

[5] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3636145/#pone.0062174-Ferraro1

[6] http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S004724848471044X

[7] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25070910

[8] http://www.nature.com/nature/journal/v531/n7592_supp/full/531S12a.html

[9] http://www.livescience.com/23671-eating-meat-made-us-human.html

[10] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24928072

[11] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10918988

[12] http://italiaxlascienza.it/main/2014/09/la-carne-causa-il-cancro/

[13] http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/28/un-culatello-ci-uccidera-comunicare-il-rischio/?refresh_ce

[14] http://www.airc.it/prevenzione-tumore/alimentazione/dieta-vegetariana/carne-vegetali-cancro/

[15] http://www.airc.it/cancro/disinformazione/proteine-origine-animale-salute/

[16] http://www.dietcuriosity.it/per-loms-la-carne-lavorata-e-cancerogena/

[17] https://lostranoanello.wordpress.com/2015/02/18/luomo-non-ha-una-anatomia-da-fruttariano/

Altra fonte utile

 

 

 

 

I motivi che mi fanno amare Yugi-Oh!

Sono molte le opere che specie nel paese del Sol Levante hanno successo a partire da giocattoli apparentemente dimenticati o sottovalutati. Bayblade è tra questi ma ce ne sono stati altri come B-Daman. Purtroppo non possiedo una cultura così vasta da permettermi di tracciare una cronologia di questo tipo di anime/manga, così da poter capire meglio l’evoluzione del genere, tuttavia posso affermare, in base alla mia esperienza, che Yugi-oh è stata una pietra miliare in svariati ambiti: quello dei manga, quello degli anime, quello dei giochi di carte, pertanto mi limiterò a parlare di questi tre filoni principali cercando di sottolineare cosa secondo me è veramente degno di merito rispetto ad altre produzioni.

La prima riflessione da fare in tal senso è la leggera differenza tra ciò che l’anime “spinge”, ovvero i duelli di carte (indubbiamente la parte più intrigante dell’opera) e ciò di cui invece parlano i primissimi capitoli del manga. Yugi-Oh! Infatti traduce “Il re dei giochi”, giochi intesi con l’accezione più ampia. Nel corso delle prime avventure vedremo Yugi destreggiarsi con giochi come Yo-yo, RPG alla Dungeons and Dragons, mostri in capsula, indovinelli e svariati giochi d’ingegno. Il “Wit”, l’ingegno, è ciò attorno cui ruota l’intera opera, non a caso Yugi riesce a sconfiggere i primi ostici nemici grazie alla furbizia basata non solo sull’intelligenza ma anche sul ragionamento, sul contesto, sulla memoria.

1.png

2

Come si può notare da questo primo facile esempio, Yugi parte in una condizione svantaggiata: perderà anche in caso di pareggio e ha comunque totalizzato il numero più sconveniente. Nonostante ciò la situazione verrà capovolta, come si può vedere, con uno stratagemma che mai il lettore si sarebbe aspettato: un dado rotto in due di fatto crea un numero più alto di sei.

Alcuni episodi poi sono piuttosto violenti, come questo qui

3.png

4.png

Yugi ha a che fare con un malintenzionato ma sfruttando l’ambiente e la situazione riesce a prevalere. I primi capitoli svolgono una funzione quasi propedeutica a quello che sarà poi l’incipit di tutto il resto dell’opera, mostrare un protagonista che non eccelle certo per la sua forza ma per la sua capacità di saper risolvere situazioni straordinarie trattandole alla stregua di giochi o puzzle, anche quando si ritrova puntata contro un’arma.

Nell’anime veniamo catapultati fin da subito nel gioco di carte e nel vivo dell’azione principale con Seto Kaiba che ruba la famosa carta che ha dato il la a tutta la storia. Il duello, peraltro, è l’equivalente del secondo duello cartaceo tra i due contendenti.

Arrivati a questo punto le cose cambiano parzialmente: Seto Kaiba (nonostante i trucchi iniziali) è un degno avversario e dispone di una forza micidiale nonostante si stia parlando della forza delle sue carte da gioco, e Yugi non riesce a cavarsi d’impiccio se non con una strategia che ricorrerà spesso come tema secondario dell’opera

Per sconfiggere una grande forza è sufficiente riunire tante piccole forze

Lo rivediamo in macro nel tema dell’amicizia, dove Yugi non manca mai di nominare i suoi amici e senza i quali alle volte non riesce a lottare bene (O lo stesso Joey, quando duella sull’isola contro gli zombie, si sente demotivato senza i suoi amici).

Lo rivediamo in micro anche nelle carte: i pezzi di Exodia non costituiscono un problema se presi singolarmente ma insieme ti permettono di vincere la partita.

5.jpg

Se Yugi non riesce a vincere sfruttando l’ambiente o la sua situazione, può comunque contare su un altro metodo: dimostrare che tanti piccoli elementi uniti sono più forti di un singolo elemento titanico. Non mancano esempi in tal senso grazie alla carta Kuriboh, la quale riuscirà a tenere testa persino al temibile drago finale a tre teste, l’arma più forte di Kaiba.

6

Come si può ben vedere, il tema dell’amicizia, centrale per tutta l’opera, è supportato dall’enorme quantità di esempi sia tra i personaggi principali che all’interno dei mazzi dei vari duellanti. Yugi-oh! prende posizione contro l’idea imperante che ci sia una carta forte, imbattibile e gestibile sempre in ogni momento e condizione. E’ semmai la sinergia, l’adattamento, la capacità di ponderare quale carta usare in quale momento a determinare il duellante migliore. Nella battaglia contro Pegasus lo vediamo chiaramente ma secondo me è nel duello contro il Mimo che Yugi-Oh raggiunge vette inarrivabili di qualità, fantasia e ingegno. Se, come quasi sempre accade, il nemico punta sulla forza d’attacco di una carta addirittura divina e per certi versi “scorretta”, Yugi può sfruttare non solo le carte ma le regole del gioco a suo vantaggio. Se la forza del nemico è data dal numero di carte tenute in mano allora non serve una forza enorme per batterlo, è sufficiente farlo pescare in un loop infinito usando la sua stessa forza contro di lui e una volta finito il mazzo quella forza non servirà neanche più!

7.jpg

Ragionando su un anime/manga basato su un gioco di carte dove comunque è la pesca, o la prima mano, a farla da padrone, viene quasi istintivo pensare che si tratti di un Deus Ex Machina continuo. Che ci vuole a fare un anime basato sulle carte? Basta far pescare la carta giusta giustificando il tutto con fantomatiche quanto metafisiche e animistiche magie basate sull’ammmmore e l’amicizia e ripetere la formula a oltranza.

Questo in parte è vero, non lo si può smentire. Se Yugi non avesse pescato Exodia all’ultimo secondo, o se contro Pegasus non avesse pescato il rituale giusto al momento giusto, campa cavallo a vincere le partite di buon cuore.

Tuttavia Yugi-Oh! non fa nulla di diverso da quanto già non facciano l’arte e la letteratura in genere: ridurre la presenza di realtà nell’opera per poter offrire qualcosa di più interessante, mimare solo quegli aspetti della realtà funzionali a quanto vogliamo raccontare, e per di più Yugi-Oh! è un’opera che, posso dirlo senza problemi, svolge il suo ruolo in maniera onesta.

Solo alcuni duelli si basano su Deus Ex Machina, solo alcuni per essere vinti richiedono la giusta dose di fortuna mentre altri, come ho sottolineato poco sopra, sono comunque basati su un’astuzia che cerca di mitigare questa incredulità cui siamo continuamente sottoposti. Basti pensare che anche al buon Zerocalcare, nel suo personaggio ormai un po’ fuori tempo per quanto riguarda anime e manga, al sentire di un eroe che si batte con le carte vien da ridere. E fa venire da ridere anche a noi se in effetti confrontiamo Yugi-oh! Con Sirio il Dragone o con l’Uomo Tigre.

zero.jpg

Ma mentre gli anime/manga più intrinsecamente fisici e sanguigni sono apprezzabili per il duro lavoro dei muscoli, Yugi-Oh! svolge magnificamente lo stesso identico compito (intrattenere, divertire, sorprendere, dare buoni valori) usando invece l’astuzia. Se Sirio il Dragone poteva combattere da cieco grazie alla sua particolare prestanza fisica, al senso del dovere, e al suo sacrificio, non da meno è Yugi quando combatte contro un avversario in grado di leggere la mente e, di conseguenza, le tue carte, svelando ogni tua strategia.

pegasus.png

Anche questa situazione non è risolta grazie ad un mostro potente (o almeno, non inizialmente per la parte più preponderante) ma grazie ad un gioco d’astuzia tra l’autore, il lettore e quel che si sa. Ovvero: se il mio avversario può leggere la mia anima, e io possiedo due anime, allora di fatto lui può leggerne solo una per volta e io posso difendermi.

Gli elementi c’erano tutti già dall’inizio, e un lettore attento poteva intuire questa strategia come in un buon giallo, ciononostante è solo quando viene svelato l’arcano che la magia (il trucco del mago) si rivela in tutta la sua forza.

Un altro punto di forza dell’opera che smentisce almeno in parte l’accusa di deusexmachina è che i mazzi dei vari protagonisti variano sì nel tempo ma alcune carte rimangono le stesse, e per la durata di una saga il mazzo non viene cambiato. Così ogni duello ha anche il ruolo di presentare le nuove carte del mazzo come si farebbe con un nuovo protagonista: si llustra cosa fa la carta, in che ambito può essere usata, quali sono i suoi limiti e i suoi punti di forza, e in genere al primo utilizzo salva il duellante che la usa. Un esempio facile facile è la spada che imprigiona la luce, usata contro un duellante scorretto che utilizza proprio Exodia.

exodia.png

Come spiegavo prima, nel mondo di Yugi-Oh! non esistono mai carte o strategie definitive grazie alle quali vincere sempre la partita, esiste solo la contingenza e il contesto giusto. Come combattere contro un nemico formidabile che possiede tre copie per ogni parte di Exodia? L’opera si dimostra ancora una volta molto arguta nel mostrarci Yugi fronteggiare la sua stessa strategia potenziata, e la risposta ancora una volta è talmente semplice da sconvolgere il lettore: è vero che tante piccole forze creano una forza imbattibile ma se togli un solo pezzo a questo enorme Leviatano, di fatto rendi inutile tutta la creatura. Ed è proprio così che Yugi vince il duello: sebbene Exodia permetta di vincere all’istante la partita se riunito nella propria mano, la mancanza di un solo pezzo rende tutti gli altri quattro perfettamente inutili e un mazzo costruito con una sola tematica, per quanto forte, è esposto ad ogni genere di attacco una volta privato di quello.

Non solo viene confutata l’accusa di DeusExMachina, non solo Yugi cresce affrontando la propria strategia iniziale (potenziata) con un’altra sottile strategia, non solo si dimostra che nessun mazzo e nessuna strategia è imbattibile…in questo caso il Lettore/Spettatore può facilmente capire quanto l’opera sia onesta nelle tematiche e nei contenuti. Un piccolo gioiello tirato fuori da elementi tutto sommato molto banali, a cui chiunque riesce ad arrivare, e che in molte opere sono spacciati insieme ai buoni sentimenti vari. Nonostante tutto questo, l’opera è pronta a distruggere perfino le tesi precostituite sull’unione che costituirebbe la forza come ideologia dominante e definitiva. Non ci sono dogmi in quest’opera, ecco la punta di diamante di Yugi-Oh!

Tirando le fila del discorso, Yugi-Oh! è un anime/manga che tratta coi guanti il proprio lettore, non lo prende per stupido dandogli immediatamente le chiavi di lettura per comprendere tutto e subito, non punta semplicemente sul mostriciattolo-nuovo-più-forte-che-mai fotocopiato dai pokémon o dai Digimon che sia (ci vorrebbe un discorso diverso, ovviamente, per filler e film, io mi limito a parlare dell’opera originale). Ti invoglia, ti trascina nel suo mondo, ti spiega le regole e ti dà un mazzo di carte per resistere ad ogni tipo di problema. Ciò che caratterizza almeno le prime serie è una capacità estremamente rara di coinvolgere il proprio pubblico in maniera intelligente e onesta sapendo comunque intrattenere e insegnare. Onestamente, reputo Yugi-Oh, i suoi personaggi, le sue tematiche e la sua capacità di reinventarsi un capolavoro senza tempo per tutte le età e immancabile in ogni collezione.

 

 

 

 

Le polemiche sul Trono di Spade (stg. 2)

La seconda stagione del Trono di Spade, alla pari della prima, in genere non è molto criticata. Le obiezioni più ricorrenti sono quelle tra le differenze libro-serie ma anche qui cercherò di dire la mia su quelle che sono funzionali al buon svolgimento della trama e quelle che sono polemiche inutili tanto per potersi vantare di aver letto il libro e ritenersi così superiore a quei plebei che invece subiscono passivamente la serie. Una cosa che, come ho già detto, si riflette in un atteggiamento da aristocratici con la puzza sotto al naso che osteggerò sempre.

 

  1. Melisandre è solo una poco di buono che ha corrotto Stannis

Polemica che ricorre spesso, e che si è accentuata con la quinta stagione a causa degli eventi. Non è un giudizio sul medium o sulla serie ma in linea generale solo un commento personale e soggettivo su un personaggio. E’ il lettore ovviamente a decidere da sé e ad attribuire valore a ciò che legge, bisogna sempre ricordarsi, però, che questi sono pareri con cui altre persone potrebbero non essere d’accordo. La narrazione vuole che Stannis faccia determinate cose al fine di essere più interessante, per cui anche se togliessimo un personaggio ritenuto “brutto” dovremmo sostituirlo con altri escamotage. Ad esempio, una notte Stannis sogna tutto quel che c’è da sapere, e si sveglia volendo invadere il continente. Oppure, lettere arrivano da misteriose persone che svelano gli arcani sotterfugi, e così via. Melisandre è il sistema che Martin ha scelto per connotare il suo personaggio, dandoci così modo di apprezzarlo, disprezzarlo e interpretarlo. Se Ned Stark era un idealista troppo a lungo confinato nel suo Iperuranio fatto di lealtà e buone cose tanto da dimenticarsi del mondo, Stannis è invece rude, integerrimo, simile a lui sui concetti di lealtà e giustizia, ma comunque manipolabile. Nessuno è esente da difetti e lui non fa eccezione.

Melisandre inoltre è un personaggio estremamente interessante perché permette di sondare il pensiero fideistico di chi interpreta ogni cosa secondo un segno divino, una cosa riscontrabile ancora oggi in molte persone e di assoluta attualità. Quindi ha il suo senso di esistere, e non è corretto raffigurarla solo come una megera cattiva perché non è dipinta come una buona principessa. Avete sbagliato opera.

 

2. Rakharo muore nella serie, nei libri no

E’ una delle differenze cui si va incontro quando si crea un prodotto che debba essere accessibile il più possibile a tutti. Rakharo è uno dei volti del Khalasar ed è cavaliere di sangue, nei libri svolge compiti secondari puramente descrittivi come si può leggere qua:

Rakharo si dirige a sud, dove non trova praticamente nulla, eccetto il deserto e il mare. Rahkaro è il primo a tornare e afferma di aver trovato lo scheletro di un drago, tanto grande da permettergli di attraversare a cavallo le sue enormi fauci nere

Molto bello, crea l’universo del mondo narrato, ma dispersivo. Non si poteva certo creare una scena unicamente per questo.

Daenerys lo mette al comando di un gruppo di uomini e gli ordina di sollevare le pietre della piazza per vedere se al di sotto poteva crescere qualche pianta

Passaggio fugace e per nulla necessario

Una volta che il khalasar si sistema a Qarth, Rakharo riceve l’ordine di radunare alcuni uomini e donne ed esplorare la città, in modo da accedere a quei luoghi proibiti agli uomini.

Più tardi, Rakharo riceve il compito di proteggere i draghi e la sua gente mentre Aggo e Jhogo sarebbero andati con Daenerys al porto di Qarth.

Come questo passaggio anche altri sono marcati da azioni come “protegge, aiuta, esplora”

Rakharo è un personaggio di supporto secondario, un nome tra i tanti che non influisce più di tanto nella storia, di fatti non è cambiato nulla nella serie anche senza di lui. Sono tutte azioni date per scontate o compiute da altri. Altri passaggi invece, per quanto simpatici, sono puro gossip

Dopo il loro ritorno, Daenerys nota che Rakharo è diventato più alto e muscoloso e torreggia su Aggo e Jhogo, ha inoltre aggiunto quattro nuove campanelle alla sua treccia. [2] Sia Irri che Jhiqui ora lo desiderano e discutono su chi lui possa preferire, ma Daenerys ordina loro di smetterla di litigare per il sangue del suo sangue

Direi che non ci si è persi nulla.

 

3. Yoren è totalmente diverso

Per quel che mi riguarda questo è un pregio. Nel secondo libro Yoren ha una parte marginale e una fine ingloriosa fuori campo. Viene ritrovato solo il suo cadavere, dopo uno scontro, con un’ascia fissata nel cranio. Questo è invece quello che abbiamo ottenuto

202yoren.jpg

yoren

uGPAHbr.gif

Violento ed eroico, uno in pieno stile Trono, l’altro per esaltazione ludoestetica propria del medium televisivo. Difficile difendere le scelte stilisticamente più povere del libro che non rendono giustizia a un personaggio simile. Questa, a conti fatti, è proprio una miglioria.

 

4. Margaery e Loras sono molto più approfonditi

Nel libro la relazione Renly-Loras non viene esplicitata, è lasciata nell’aria. Il libro si comporta in maniera ambigua anche per quanto riguarda, ad esempio, il presunto assassinio di Balon. Sebbene questa versione possa andare bene per lo scritto, è del tutto inadatta al televisivo. Provate già solo a immaginarvi un film come Non è un paese per vecchi dove a sopravvivere alla fine è solo l’antagonista. Anche se a qualcuno potesse stare simpatico, rimarrebbe un senso di incompiuto, di ingiusto, di difficile da mandare giù. E’ un elemento riscontrabile molto più nel medium televisivo perché più immediato e carico dell’interpretazione di un attore; siamo portati a empatizzare molto più con un attore in carne ed ossa che ad un’immagine mentale creata leggendo, per quanto ben descritta. Per questo motivo non è sempre saggio lasciare questioni di una certa importanza irrisolte. Il pubblico rimane confuso, spaesato e stranito. Se i cattivi dopo un po’ non vengono scoperti e colpiti si ha una sensazione simile.

Se poi sfruttiamo questa particolarità del medium per rendere più interessante la storia, siamo a cavallo.

Memorabile la scena in cui Renly e Loras giacciono a letto infatti

Immagine

O quella dove uno depila l’altro. Sono volutamente esplicite proprio perché in mezzo a tanti, troppi personaggi, il pubblico deve essere in grado di riconoscere chi ha una certa rilevanza. Si può criticare questa relazione di essere un po’ stereotipata, ed è vero. Il comportamento di Loras alla fine è quello della checca boriosa che cozza un po’ con quello dei libri, il quale è però descritto come un Jaime più giovane. La perdita è relativamente piccola, e il guadagno molto più grande perché assistiamo poi ad una scena che fa confluire queste scelte in ulteriore dramma

Renly-and-Margaery-house-baratheon-30765282-620-319.png

Per un re omosessuale infatti è molto difficile procreare, e non è una cosa facile da superare. Allo spettatore viene naturale chiedersi, anche a vittoria avvenuta, come questi possa essere in grado di farlo e di dare vita ad una discendenza.

Non solo, viene a caratterizzarsi anche il personaggio della Regina in quanto ad un certo punto proporrà lei stessa di “farsi aiutare da suo fratello” proponendo una cosa a tre.

Non solo un incentivo piccante puramente erotico ma anche una connotazione furbesca di un personaggio femminile che è prima di tutto pragmatico: ha capito che serve un buon partito, e sposa un re. Ha capito che a un re serve un erede, e glielo vuole dare senza problemi. Ha capito il disagio del marito, ed è disposta a mettere da parte la propria morale pur di servire suo marito e re. Questa figura verrà ad accentuarsi in seguito nella terza stagione ma ne parleremo a tempo debito.

Confrontando con i libri quindi otteniamo personaggi più ricchi, vividi e fulgidi, interessanti e non da meno dell’opera originale, anzi. Quel che nei libri si può solo sentire da voci di corridoio, qui viene esplicitato e in alcuni casi migliorato.

 

5.1 Le differenze di Daenerys

Nel libro Daenerys ha soltanto quattro capitoli contati se ben ricordo. Tuttavia quando deve affrontare la sua prova nella casa degli Eterni si assiste a un passaggio molto più onirico e “magico” potremmo dire. Alcuni passaggi sono memorabili, ne cito solo qualcuno da qui.

In una delle stanze, una bellissima donna giaceva nuda sul pavimento, e quattro piccolissimi uomini le stavano addosso da tutte le parti. […] Uno dei nasetti stava pompando la donna in mezzo alle gambe. Un altro le dilaniava i seni, la sua bocca rossa e gocciolante mordeva i capezzoli, addentando, lacerando.

Questa è comunemente ritenuta la rappresentazione del bellissimo continente del Westeros “torturato” e “violentato” dai quattro re rimanenti che combattono su di esso (Renly è già morto in questo punto della storia).

Più oltre, Daenerys si ritrovò davanti a un’orribile carneficina. Cadaveri a mucchi giacevano gli uni sugli altri tra tavoli e sedie distrutti, in mezzo a laghi di sangue che andava raggrumandosi. Molti corpi erano mutilati, niente più arti, niente più teste. Mani mozzate si ostinavano a stringere coppe lorde di sangue, mestoli di legno, carne arrostita, fette di pane. Un sontuoso banchetto tramutato in un orrido mattatoio. Su un trono in posizione elevata sedeva un uomo morto. La sua testa era la testa di un lupo. Portava una corona di ferro. In pugno stringeva un cosciotto d’agnello, grottesca distorsione di un vero scettro. Gli occhi del lupo seguirono Dany in una muta, disperata invocazione.

Questa è chiaramente la descrizione delle Nozze Rosse. L’uomo con la testa di lupo e la corona di ferro è Robb, raffigurato nel modo in cui i Frey hanno cucito la testa di Vento Grigio sul suo corpo.

Interessante senza ombra di dubbio, e nella serie manca. E’ vero però che è stato sostituito da qualcos’altro che potremmo dire di pari valore, come

Dany_Drogo_with_Rhaego_Valar.jpg

Sfido chiunque a non emozionarsi di fronte a un bambino di cui si è parlato (e si continuerà a parlare per tutti i libri) senza mai vederlo effettivamente. La prova è emotiva da affrontare, diversamente dal libro dove Daenerys affronta una prova di ingegno costituita dalle porte che deve aprire. Hanno puntato su un altro elemento molto forte che alla pari delle profezie avesse comunque un certo impatto sul pubblico, che citasse un elemento centrale nella sua vita. Non si può parlare di miglioria, ma quando manca qualcosa e quella viene sostituita con altro di eguale valore, la perdita è comunque zero.

 

5.2 Arstan Barbabianca e Belwas il Forte

L’agnizione di Barristan avviene a inizio della terza stagione, la stagione del riscatto per Daenerys. Nel libro invece Barristan viene “smascherato” insieme a Jorah. In quel momento Daenerys dovrà decidere cosa farne di entrambi: uno verrà poi graziato e reso sua guardia del corpo, l’altro come ben sappiamo verrà allontanato. Inoltre, Barristan nel libro agisce contro un personaggio negativo che aveva attentato alla vita di Dany, che nella serie viene ucciso da Daario. Bisogna ammettere che tra questo e la conquista di Meereen e le strategie di Dany per farlo, nei libri è reso un po’ meglio con passaggi molto più militareschi e interessanti che raffigurano la regina sotto una nuova prospettiva da conquistatrice. Nella serie hanno dovuto velocizzare il tutto, anche perché Barristan aveva l’importante compito di raccontare alcune parti della storia della di lei famiglia.

1402196931-daario.jpg

Se ciò può essere valido per Barristan, non si può dire assolutamente per Belwas, che è un personaggio secondario molto poco utile alla storia. Infatti lo vedremo combattere solo nella scena in cui il campione di Meereen sbeffeggerà Dany. Il suo personaggio però a conti fatti è un duplicato, ed è stato dato a quello di Daario. Difficile commentare questa scelta, di certo è registicamente buona: un mercenario deve conquistare la fiducia della regina e nel combattere un suo nemico viene anche raffigurato come forte, bullo, quasi invincibile, di sicuro molto esperto. Belwas invece nei libri è descritto da Dany stessa come quasi inutile e sacrificabile, utile solo a quel duello, appunto. Nel quinto libro si avvelenerà mangiando una portata di scorpioni avvelenati destinati alla regina, e la sua sorte non è poi del tutto chiarita. Tutto sommato, per quel che ha da offrire, si può benissimo accorpare due personaggi e fonderli in uno per dar loro un minimo di spessore in più.

Per quanto concerne invece l’estetica, Daario è rappresentato in maniera molto strana nei libri

daario_naharis_portrait_by_kittanee-d663gs9.png

E’ possibile supporre questo cambio in quanto sarebbe stato piuttosto difficile rendere un personaggio simile “amabile”. Non impossibile, del resto Jaqen ha delle meches, e avrebbero potuto anche con lui giocare con il colore blu, o dargli un vestito sgargiante e colorato come per Oberyn. Evidentemente hanno preferito dare al pubblico qualcosa di più facile e commestibile. Questo in effetti mal si sposa con la filosofia di fondo dei libri, che cerca di dare personaggi mai stereotipati e sempre molto analizzati sotto il profilo psicologico. Credo che però ci si sia persi relativamente poco in quanto il suo aspetto non viene granché spiegato nei libri.

 

6. Talisa NON è Jeyne Westerling

Talisa, interpretata da Oona Chaplin, sostituisce un personaggio che nei libri non ha tutta questa rilevanza.

Contrariamente a quanto potrebbe pensare il lettore aristocratico più accanito, non sono stati i malvagi collaboratori di Martin a piegare la bellissima e buonissima storia cartacea al fine di guadagnare loscamente più soldi inventando un personaggio ex novo per la storia

 

game-of-thrones-dan-weiss-e-david-benioff

Ecco come il lettore aristocratico medio vede D&D

 

ma lo stesso Martin a essere d’accordo sulla sua creazione.

Analizziamo qualche differenza.

Jeyne “consola” Robb nei libri ma noi lettori non lo vediamo. Ci viene raccontato, e Robb compare molto meno.

Nella serie invece vediamo l’amore nascere direttamente, e la passione divampare. Che sia un escamotage per offrire scene più “hard” ha poco valore, perché ha comunque offerto qualcosa di molto più interessante e valido che un mero racconto. E vista la fine che dovranno fare, empatizzare al massimo con questi due personaggi è essenziale. Non a caso nei libri Jeyne è ancora in vita, ma risulta essere un personaggio di scarso o nessun valore. Nella serie tv abbiamo avuto…be’, devo proprio dirlo?

talisa_stabbed

Diciamo le cose come stanno, il Trono di Spade ormai è blasonato dalle scene di violenza e sesso (questo quasi non si sente più però) e le Nozze Rosse sono l’emblema a tutta questa violenza. Il primo ricordo di chiunque, nel parlare di quest’opera, va alle Nozze Rosse e a come una famiglia “protagonista” e “positiva” sia stata macellata così brutalmente.

Gli ideatori hanno pensato di aumentare il carico emotivo fornendo al pubblico non solo Catelyn e Robb (dai, degli altri fregava una mazza a nessuno) ma anche sua moglie con in grembo suo figlio. Per quanto difficile da accettare vedere una donna incinta trattata così, è questo il mondo ideato da Martin, e questa scelta ricalca maggiormente i suoi intenti.

Lancia un messaggio chiaro, lampante, cristallino: questo non è un mondo popolato da nobili intenti, e chi vive senza tenere i piedi per terra fa un’orrenda morte.

Nei libri Jeyne sopravvive ma a conti fatti non serve più, e un personaggio vivo inutile ha meno senso di un personaggio morto che abbia veicolato enormi significati, alla pari di Talisa, con cui tutti bene o male hanno potuto empatizzare quando sosteneva Robb, quando ci faceva l’amore, quando cercava di aiutarlo.

Ancora una volta, dopo un attento bilancio, devo considerare questa scelta una miglioria dell’opera originale. Si potrebbe obiettare che sarebbe bastato inserire Jeyne e farla morire.

Vero, in linea teorica sì, probabilmente lo hanno fatto per velocizzare il processo. Talisa era una guaritrice ed era già sui campi di battaglia, non c’era il tempo per far conoscere una lady arrivata da una fortezza, di antica famiglia, e così via. Nel perdersi nell’eccessivo nozionismo avremmo perso di vista l’elemento essenziale del personaggio, che non era essere lei in quanto tale, bensì fornire a Robb un pretesto per sciogliere l’alleanza coi Frey. Visto e considerato che questo elemento c’è, e c’è molto altro in più, è tutto sommato un buono scambio.

7. Ramsay e Grande Inverno

Nei libri il passaggio finale dell’incendio a Grande Inverno è reso decisamente meglio. Ramsay inoltre viene descritto a inizio libro e poi dato per morto. Solo Reek, il suo fedele servo, sopravvive. Solo alla fine Theon scoprirà che in realtà Reek era il vero Ramsay, disposto a sacrificare il proprio servo pur di salvarsi. Ramsay richiamerà la guarnigione di suo padre per colpire gli eserciti radunati fuori da Grande Inverno da Rodrik per riconquistarla, una cosa che a conti fatti è un bel buco di trama nella serie liquidata con combattimenti fulminei, come se nel Nord non fosse rimasto più nessuno. La guarnigione Bolton colpirà di sorpresa gli uomini che li credevano loro alleati e ucciderà Rodrik. Alla fine Ramsay si rivelerà e darà fuoco a Grande Inverno, una cosa che in realtà nella serie appare più confusa e mal gestita.

Anche questo è spiegabile con il budget ma forse si poteva fare qualcosina in più.

Hanno però parzialmente recuperato il ruolo di stratega di Ramsay quando lo presentano nella terza stagione, quando cerca di salvare Theon solo allo scopo di farlo parlare e conquistare la sua fiducia.

8. Differenze con Jaime

Ci sono effettivamente delle lievi differenze quando si parla di Jaime. Ad esempio nei libri è rinchiuso a Delta delle Acque, che è una fortezza molto ben descritta e interessante, mentre nella serie è immerso nella “sua stessa merda”. Il problema è ancora una volta di natura economica: creare location, linee di dialogo, spostamenti e scene significa muovere una barca di soldi tra scrittori, falegnami, artisti, scenografi, truccatori, troupe, e così via. Questi movimenti sono giustificati quando offrono qualcosa di importante, ma è bene capire che se non c’è niente di vitale in ballo alcuni dialoghi possono essere spostati da libro a libro, o da personaggio a personaggio, e da luogo a luogo. In questo caso non cambia nulla avere Jaime da una parte piuttosto che dall’altra, visto che quel che ha di importante da dire a Catelyn lo dice, e che Delta delle Acque lo vediamo nella sesta stagione anche se molto velocemente.

Lo scopo di una serie non è, come erroneamente crede qualcuno, riproporre con attori in carne e ossa ciò che avete letto nei libri in maniera pedissequa. E’ riproporne lo spirito, le azioni che ne cambiano la narrazione, i personaggi con cui empatizziamo, al fine di riprovare le stesse emozioni e, perché no, anche di nuove.

E questa serie lo fa dannatamente bene.

Stagione 1

Stagione 3

Stagione 4

Stagione 5

Stagione 6