Analisi Critica: The Witcher (show TV)

Eccoci di nuovo a parlare del Witcher, questa volta nel suo nuovo abito tirato a lucido.

Comincio col dire solo un paio di cose preliminari che daranno poi avvio alla mia analisi dei contenuti:

1) Sembra che Sapkowskij abbia partecipato attivamente a questo show dando le sue dritte. Per chi non lo sapesse, l’autore dei romanzi si è sempre dimostrato ottuso nei confronti di CDProjekt Red e del mezzo videoludico, arrivando a scanonizzarli secondo la sua opinione, senza averli mai nemmeno giocati. Per un breve ripasso vedi qui. Dunque va detto: non ho in simpatia quest’uomo, non mi piace il suo modo di vedere il nuovo che avanza, non mi piace nemmeno come scrive.

2) A tal proposito, va detto che ho letto solo il primo dei suoi romanzi, e che non mi aveva nemmeno appassionato troppo. Le idee c’erano ma mancava una storia unitaria e interessante a fare da collante. Analizzerò pertanto la serie in quanto tale e non da “fan” che vuole rivedere tutto il cartaceo trasposto su pellicola.

3) Sono stati molto contestati gli attori scelti per il cast. Questo genere di scelte di norma mi lascia totalmente indifferente, come già spiegavo per Harry Potter: per me i personaggi bianchi puoi farli neri, cinesi, belli, brutti, non mi interessa, basta che abbia uno scopo ben preciso e non sia semplicemente politically correct. Cavill nel ruolo di Geralt non mi ha fatto impazzire: lui si sforza con la voce e recita in maniera flemmatica per riprodurre gli atteggiamenti di cui siamo a conoscenza ma la parrucca, l’armatura, i suoi dialoghi non convincono pienamente. Triss Merigold è allo stesso livello. Per quanto riguarda Fringilla non mi ha dato fastidio perché la conosco solo attraverso i giochi. Per quanto concerne Yen nulla da dire, mentre Ciri mi è sembrata davvero un’ottima scelta. Tutti gli altri svolgono il loro dovere senza colpo ferire, per cui accantonerei già subito ‘sto discorso per concentrarmi sulle cose che veramente mi interessano.

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Tutti, nessuno escluso, abbiamo reagito male a questo set iniziale. L’effetto “parruccone” era troppo evidente, e il viso di Cavill anche se voleva scostarsi dal volto videoludico di Geralt, era troppo “Hollywoodiano”

Episodio 1

Il primo episodio pilota doveva essere introduttivo e mediare tra presentazione dei personaggi e un minimo di azione e trama. Infatti come spesso capita coi prodotti Marvel si comincia nel pieno dell’azione con la battaglia contro la kikimora (molto diversa da ciò a cui eravamo abituati, peraltro). Gli effetti sono come previsto al buio e molto altalenanti, niente di eclatante, ma fanno il loro dovere. Anche la magia di Geralt (i segni) è stata riprodotta tra Aard, Axii e Quenn ma forse avrebbe giovato qualche effettino in più per diversificarli, o la nomenclatura a voce. Sono molto influenzato dai giochi, è vero, ma siccome è una peculiarità molto importante il fatto che i segni siano magia basilare (e quindi Geralt NON è un mago) avrebbero dovuto far capire a chi non è avvezzo l’importanza e la differenza tra magie e segni.

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La resa finale della parrucca e del costume è meglio del set iniziale ma secondo me non centra al 100% l’obiettivo di risultare realistica o funzionale

Un problema poi, che non ha solo Geralt, è che i protagonisti oscuri e riottosi, di quelli che non vogliono agire, sono molto più difficili da gestire di quelli dal cuore caldo e idealisti. Infatti abbiamo continuamente gente che rompe i coglioni a Geralt per cercare di farlo parlare, di farlo agire. La bambina a inizio episodio tra l’altro lo chiama Strigo ma successivamente si userà sempre il termine Witcher. Mi ha incuriosito come cosa, e credo che inizialmente volessero mantenere entrambi i termini. Mi interessava più che altro per capire se fossero rimasti fedeli ai romanzi in italiano o al termine ormai sdoganato in inglese. In ogni caso i dialoghi sono davvero troppo flemmatici, troppo lenti. Occorre molto tempo per ottenere qualcosa e quel qualcosa non è poi molto, è pura e semplice ambientazione o dichiarazione di intenzioni.

Altri dialoghi scorrono meglio, come quello del Re e della Regina a corte, anche se sembra che abbiano cercato di farci stare quanto più nozionismo possibile tra nomi di persone, eventi, luoghi. Io me la giostravo bene avendo un’infarinatura ma chi non ce l’ha si è subito un muro di testo alla fin fine tutto chiacchiera, con poca contestualizzazione e il tutto risulta poco naturale nell’esposizione. Come se il regista avesse detto: vogliamo una storia con sesso, politica, intrighi, lame e metalup…ah no quelli no. Questo è il momento “politica” e tutti devono capirlo anche se non conoscono i nomi.
Mi piace che per la regina non abbiano scelto un volto troppo appariscente (anzi) perché il mondo del Witcher è oscuro e fatto anche di deformità. Non regna affatto il bello; re regine e principesse sono talvolta veri e propri mostri.

Ricordavo poi dal primo romanzo la storia di Renfri, una di quelle che più mi aveva colpito per la sua capacità di dissacrare le fiabe. Avevo anche apprezzato enormemente il sesso tra “nemici” ma la resa su pellicola onestamente non mi ha convinto fatta eccezione per il confronto finale. Le scene di combattimento sono decisamente il punto forte. Coreografie al massimo, spettacolari e belle da vedere, che è ciò che uno si aspetta. Per quanto riguarda il trailer dove Geralt tiene una mano non per l’elsa, sappiate che è voluto e questa cosa è stata spiegata anche da esperti d’arme e storici (vi consiglio la pagina FB Zhistorica che seguo e apprezzo).
Non molti lo sapranno ma il primissimo videogame del Witcher aveva nel set di mosse di scherma qualcosa di molto simile, dove addirittura si usava la guardia come oggetto contundente impugnando la punta della spada.

Renfri che “ipnotizza” Geralt, o che lo frega mentre dorme per poi non fare comunque niente; tutto molto rapido e poco chiaro nell’esposizione. E’ però da lodare la morale finale, e cioè che non sempre finisce tutto col lieto fine. A volte i buoni ci rimettono e i cattivi vincono, il popolo è basso e ignorante, razzista, e i demagoghi come il mago Stregobor sono scaltri e sanno approfittarne. Questo mi è piaciuto molto.

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La kikimora così fa cagare sotto, lo ammetto. Ottimo inizio

 

Episodio 2

Il secondo episodio è praticamente incentrato solo su Yennefer e il suo passato. Riprende alcuni passaggi peraltro inediti che non sono descritti nemmeno nei romanzi e ho trovato che aggiungesse parecchio valore al racconto generale (perché fare una serie se deve ripetere pedissequamente le stesse cose?).

Si comincia a notare però una certa confusione tra linee temporali, che era poi ciò che mi aveva fatto storcere il naso del primo romanzo. Le storie a “episodi” mi annoiano rapidamente e se non sono ben gestite rovinano il racconto.

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Niente da dire su Ciri e Yen, mi sono piaciute molto e anche il costume di Yen fa la sua bella figura!

Per quanto concerne Dandelion (qui chiamato Ranuncolo, sono rimasti fedeli alla traduzione italiana con lui) non ho niente da dire sull’attore in sé, ma hanno preferito lo stereotipo del rompicoglioni inutile piuttosto che, come nei giochi, quella rappresentazione del bardo affabulatore e retorico di cui avevo parlato nella mia analisi. E’ un personaggio creato per fare da spalla comica al funereo Geralt che non parla mai e il suo compito lo svolge pure, per carità, ma in certi frangenti risulta fastidioso ed irritante come Jar Jar Binks. Che dire anche di “Toss a coin…”? Nonostante già veda i meme in giro, non la trovo trascinante né particolarmente ispirata come, chessò, le Pioggie di Castamere di GoT. E’ un compitino.

Aretuza invece mi crea sentimenti contrastanti: viene dato molto spazio al sistema magico basato sul caos e sul controllo, tanto che una delle ragazze perde una mano nel suo tentativo maldestro, nell’indifferenza generale. Gli insegnamenti sono lacunosi, calati dall’alto, a gente senza addestramento. Solo una scena mi è piaciuta: quando Tissaia illustra i tagli sui polsi di Yen, che si ricollegano alla frase che le aveva detto in precedenza: <<Hai perso troppo sangue [per esercitare la magia]>>.

Mi ha fatto molto piacere ma è uno di quegli elementi che metti insieme solo se sei davvero molto attento a dialoghi e scene, altrimenti te li perdi un po’. Il problema arriva quando Yen passa letteralmente da zero a cento in un minuto, diventando un’allieva provetta a tempo di record. Mi stanno bene le ellissi ma forse un montaggio (con traccia musicale?) classico dove si allena e si impegna avrebbe contribuito maggiormente.

 

Episodio 3

Già il romanzo era davvero molto lento a ingranare l’effettiva trama dell’episodio; persino i giochi avevano molti dialoghi (e sempre scritti divinamente), la serie non poteva fare eccezione. Ciononostante non riesco a togliermi l’idea che sia poco bilanciato il rapporto. Non pretendevo qualcosa alla Spartacus con smembramenti ogni 3×2 però mi aspettavo che un cacciatore di mostri cacciasse qualcosina in più. I mostri che abbatte si contano sulle dita di una mano e si ritrova più spesso contro altri esseri umani. Se si tiene conto poi che solo la carneficina del primo episodio è davvero ben coreografata, non soddisfa pienamente l’azione in The Witcher.

Il combattimento contro la Strige tuttavia fa il suo lavoro, e lo svolge egregiamente. Hanno mostrato i segni, le boccette, la cripta, non mancava nulla. Ottima esecuzione e ottima anche la resa grafica della strige: sporca, viscerale e con ancora il cordone ombelicale attaccato.

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Davvero una buona scena, fedele e iconica

Yennefer si “trasforma” e mi pare che la scelta dell’attrice sia ottimale. Anche i suoi occhi violacei sono un’ottima aggiunta. Tuttavia non mi è granché chiaro il suo rapporto con il ragazzo di colore (se ha un nome mi è completamente sfuggito). Vuole essere una sorta di gioco di spie dove tutti si sondano l’un l’altro ma questo non spiega il suo effettivo innamoramento di Yennefer. Anche la strada della manipolazione mentale da parte di lei è poco esplorata. Non ha senso introdurre un personaggio orrendo e con la gobba se poi questi non fa nessuna fatica a trombare o a usare la magia, o comunque le spiegazioni sono molto risicate e il senso di straniamento si avverte. Se, infatti, il nero lo faceva per “dovere” avrebbero dovuto mostrarci lui insoddisfatto, se lo faceva per amore, avrebbero dovuto spiegarci che ne era innamorato e come mai avvenga una cosa simile. Esposizione lacunosa così come lacunoso è il concilio dei Jedi – maghi. Affastellano nozioni, nomi, eventi e personaggi in maniera troppo virulenta e non si riesce mai a capire bene -a meno che uno non sia un fan di quelli stile uomo fumetti- di CHE COSA stanno parlando. Ho solo capito che c’è un regnante che odia gli elfi e vogliono fargli un dispetto mandandogli Yen, che ha metà sangue elfico.

Perché dovrebbero farlo? Non emerge dai dialoghi.

Come si fa a capire dall’aspetto questa cosa del sangue elfico? O si sa già a corte?

Potrà sembrare una ipercritica, ma vorrei solo far notare che la storia tende a privilegiare moltissimo chi già sa o ha letto, e per essere una stagione introduttiva trovo sia deleterio. Troppe cose date per scontate.

Vedere poi un bambino chiamato “Foltest” mi riporta tra i vivi e capisco qualcosa di più delle linee temporali che onestamente non avevo colto inizialmente. Solo lì ho capito di essere nel passato ma credo che quell’indizio del bambino sia stato colto solo da persone estremamente attente (si poteva pensare al nipote di Foltest con lo stesso nome), io personalmente avrei esplicitato questo tipo di narrazione nel passato.

La scena dell’ascensione non l’ho capita, onestamente. La pozza, la magia, le ragazze trasformate in anguille.

 

Episodio 4

Il quarto episodio inizia col botto perché si riprende la morale dubbia e oscura cui siamo abituati: un re che vuole assassinare la propria consorte (concubina?) perché non gli dà figli maschi. Eccellente. Niente fiabe, niente eroi cavallereschi dell’ultimo secondo. Il sicario poi ha decisamente un buon design e un potere innovativo per un mago (comandare creature magiche o far volare coltelli), mette davvero paura. L’unica scena costruita male secondo me è quando Yen abbandona la donna e la bambina -dimostrando così che tipo di mondo sia questo- per poi tornare sui propri passi, abiurando la dubbia morale della storia e rimpolpandola di cliché, e infine veder morire anche questa bambina. Ora sì, ora no, ora sì, ora no. Insomma, mi è sembrata un’esecuzione contraddittoria e poco chiara, specie sul personaggio di Yen che tutt’a un tratto sembra provare simpatia per i bambini. Inoltre è stato speso del tempo per farci comprendere che la magia funziona attraverso il sacrificio di altro, e che bisogna imparare a controllarla. Ebbene, ora vediamo letteralmente gente che lancia magie senza sacrificare nulla e se bastava solo un ipotetico “controllo” tutto ciò rende le spiegazioni iniziali quasi del tutto inutili, con la scena di quella che perde addirittura una mano.

La scena alla corte ha anche il suo perché, la critica qui va piuttosto al ridicolo battibecco:

<<Prenditi qualcosa>>

<<No dai, una birra>>

<<Ser, lei mi offende. Prenda qualcosa>>

<<Vabbè, allora useremo quella legge del cazzo che abbiamo visto che fa solo danni. Della sorpresa si chiama? E sorpresa sia. COSA POTRA’ MAI ANDARE STORTO.>>

<< *pem, incinta*>>

Ma vai a cagare, Geralt. Però qui la critica, come avverrà anche dopo, più che alla serie e alla sua sceneggiatura va ai racconti originali, che cominciano a patire moltissimo gli anni che hanno.

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La narrazione corre troppe volte il rischio di essere “protagonistocentrica”, con tutti i comprimari che trovano eccellente il protagonista perché fa “cose”

Un’altra contestazione che apro è rivolta alla regina e ai suoi discorsetti sul “donna è meglio, che scemi sono gli uomini” e così via. Questo è quello che scrivevo sulle donne e sulla sessualità di The Witcher:

Ci sono donne davvero forti oltre a Yen e Triss, e non mi riferisco solo a paroliere brave con la politica o a quelle che ti fustigano a letto ma donne che hanno le loro idee politiche come Philippa Eilhart e Sheala de Tansarville che non sono disposte a trattare con te e a concedersi ma piuttosto a morire. Davvero ottimo come messaggio progressista, tanto per sfatare anche il luogo comune secondo cui in Witcher 3 le donne sono solo oggetti. Niente di più falso, sono donne libere, forti, autodeterminate e disinibite.

Pertanto, dopo una scrittura così attenta e certosina di un tema delicatissimo, speravo in qualcosa di più del solito stereotipo rovesciato della donna mascolina e dell’uomo fighetta inutile. Insomma, le belle opere non hanno bisogno di femminismo spicciolo, anche perché più che strappare un sorriso di accondiscendenza risulta oltremodo irritante e superficiale.

 

Episodio 5

La scena iniziale dove uccidono Sacco-di-Topo è strana nella sua resa visiva, più che altro. Farlo scappare voleva essere un modo per prendersi gioco di lui, come Vaas in Far Cry 3? Perché ucciderlo dopo letteralmente 5 passi allora? Se lo scopo era creare tensione non c’è riuscita particolarmente.
Il quinto episodio tratta un elemento centrale: la conoscenza tra i due protagonisti, Geralt e Yen, e la faccenda del Djinn. Ricordo che il mio primo pensiero è stato: “Nel gioco era una folata di vento con un volto ma qui spero in una rappresentazione iconica decente!” e invece no. Ombre, aliti di vento e mobili che si spostano. Ooook, anche se qualcosina in più forse…

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Nel gioco compariva così. Ed era comunque qualcosina in più dell’effetto ventilatore che abbiamo visto

Per quanto riguarda lo svolgimento niente da dire, si mostra l’ambiguità di Yen ed è interessante scoprire come si siano conosciuti e cosa abbia permesso loro di rimanere legati nonostante tutto, anche se ancora una volta la narrazione appare leggermente forzata, come quando Geralt esprime il suo desiderio passando da un essere anziano, refrattario all’amore e ai sentimenti, a uno totalmente devoto e sottomesso all’amore. Se si parla di costruzione narrativa si rintraccia ancora la scrittura ormai vetusta dei romanzi con un amore che nasce a collo di imbuto, cioè dall’inizio sai già che finirà così anche se non conosci la storia.
Alcune chicche come la scena orgiastica e la parola d’ordine (che quindi ci dimostra che erano persone vere e non illusioni!) è davvero ottima.

 

Episodio 6

Con l’episodio sei si raggiunge il primo racconto del secondo romanzo se non erro, anche se Tre-Taccole compariva anche nel primo con le sue due guerriere. La costruzione narrativa non è malaccio anche se ovviamente gestire in un’ora un racconto così corposo ha dovuto sacrificare parecchi dialoghi e descrizioni, mi ricordo ad esempio che il Cavaliere veniva descritto come qualcuno di idealista, che rovina il campo ai mercenari e a quelli come Geralt, una frase che mi aveva molto colpito e che avrei voluto risentire.
Niente di grave ma perde un po’ nel complesso. Mi piace il risvolto tarantiniano, anche se onestamente alcune cose le vedi accadere con qualche forzatura di troppo; se non avessi la mia esperienza con storia e personaggi credo che molte cose mi risulterebbero più incomprensibili ed indigeste, anche se il testo effettivamente gli strumenti per capire te li dà: mi riferisco in particolar modo alla regola ferrea di Geralt di non uccidere esseri senzienti. Vero che lo dice contro il silvano però credo che avrebbero dovuto esplicitare meglio la cosa, e chiarire da dove nasca questo tipo di regola, perché, se ci sono eccezioni. Qui vediamo Geralt che prende le parti del drago perché…essenzialmente non è chiarissimo. Ultimo della sua specie? Essere intelligente? Persona buona e/o vecchio amico da difendere? Per quanto il gruppo di cacciatori fosse popolato da stronzi forse non meritava questa fine, anche se il twist con un po’ più di contesto avrebbe sicuramente giovato moltissimo perché illustra che non si parla solo ed esclusivamente di un cacciatore di mostri ma di una persona con una propria etica, come le Claymore che non possono tassativamente uccidere esseri umani per non far sfigurare la propria organizzazione.

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Continuo a pensare che avrebbero dovuto migliorare solo 2 cose per farne un buon prodotto: la resa grafica e artistica di Geralt, e delle sue mosse; i dialoghi di protagonisti e comprimari

Le scene di combattimento calano un po’, qui, e il drago è magrolino più di quanto mi aspettassi. Il suo personaggio viene dato un po’ troppo per scontato e avrebbe meritato qualche approfondimento in più. Se non lui, almeno le guerriere che si porta appresso, o la storia dei draghi che viene liquidata con un discorso sui colori e sulle rarità.
La “side quest” di Ciri è leeeeenta. Leeeeenta. Non procede. Non succede. Non avviene. È troppo diluita, serve solo a prendere spazio al racconto di turno che prima o poi dovrà intrecciarvisi e questo lo abbiamo capito ma ho avuto la costante sensazione che non succedesse niente di significativo, nemmeno quando attaccano il campo e il nano uccide la padrona (scena molto forte, e che avrebbe potuto appigliarsi a molte cose dai risvolti quasi socialisti o comunque connessi alle ribellioni di cui parla il videogame). Mi aspettavo, poi, visto che hanno tirato in causa l’acqua magica che rivela le cattive intenzioni, che LA USASSERO, CAZZO. E invece no. Mi sta bene che il doppler abbia fattezze e persino memorie di Sacco-di-Topo ma allora sfrutta questo background, fammi vedere loro che tentano dei sotterfugi mnemonici e tu che li fotti con le tue abilità. E invece ancora una volta, no. E’ semplicemente stanco di giocare, si scorda quel che Ciri gli stava dicendo e toh, fregato. Oddio, una costruzione simile, con un mostro così utile e pericoloso, per poi finire con l’inghippo verbale da fessi. Davvero poca roba, in tutta onestà.

 

Episodio 7

Una prima critica la vorrei muovere al minutaggio. Mi sta bene che sia una serie a basso budget e che gli episodi richiesti siano quelli, per carità, però ho notato che sopra i 50 minuti è davvero troppo, almeno per me. Sarà che sono abituato a Got, con picchi di 1h 10m solo nei finali di stagione, ma il ritmo è troppo compassato, succede relativamente poco e il tutto è piuttosto diluito in quell’ora. La questione è che piuttosto che “essere fedeli” e mostrare più cose possibili facendo contenti i fan io avrei preferito meno racconto, meno racconti, ma fatti bene, compressi nella narrazione e nello svolgimento, con una storia sì corale ma più chiara con le linee temporali. Invece ho la sensazione che siano stati dispersivi e non si siano concentrati su alcune cose.

Un’altra delle cose che mi è piaciuta molto è stato rivedere l’assedio da un diverso punto di vista, maggiormente consapevole, e soprattutto scoprire chi stava guardando Ciri nell’inquadratura vuota del primo episodio (era Geralt che scopriva il tranello della regina prima di scomparire). Ovviamente l’ho apprezzata perché l’ho colta nella sua interezza ma risulta molto “nascosta” perché a parte i bambini che giocano ci sono pochi elementi cognitivi che ti facciano ricordare la precisa scena iniziale ora rivisitata. E’ una quisquilia ma che avrebbe potuto migliorare di molto il livello.

Per quanto riguarda la narrazione ci sono altri problemi di forzatura: Geralt torna là dove avrebbe (non) dovuto reclamare la bambina, Ciri, secondo la legge della sorpresa. Lui davanti alla regina spiega che non sarebbe dovuto tornare ma che gli assassini inviati da lei gli hanno fatto cambiare idea. Ho un paio di rogne con questa spiegazione poco precisa:

1) Perché comunque sei passato nei pressi di quella città? Si intende, a meno che non fosse qualcosa di essenziale per cui doverci passare attraverso

2) Anche ipotizzando ciò, una volta che ti sbarazzi degli assassini, perché VAI DRITTO ALLA FONTE DEI TUOI PROBLEMI?! Lo scopo era evitare la bambina, giusto? Allora smarcati e vattene!

Siccome lo scopo era farli unire e conoscere hanno optato per questa spiegazione ma è evidente la forzatura narrativa e la sua costruzione poco attenta.

Senza contare che il mondo di The Witcher è oscuro, poco incline a rispettare i sentimenti e la “metafisica”, tant’è che il poeta/menestrello viene spesso deriso per come romanticizza le vicende che passano. Qui, all’improvviso, siccome la narrazione deve far convergere Ciri e Geralt, tutt’a un tratto TUTTI credono nel destino. Il mago, il popolo, la regina, il re. Solo Geralt oppone una scarsa resistenza. Ma scusate, eh? Vi siete dimenticati che con qualche astuzia sta roba si può tranquillamente aggirare? Dì una balla al popolo che tanto se le beve, dì che sei più forte del destino, degli dei. No no, bacchetta di legno di acero sulle mani, al destino non ci si oppone! Basta sostituire questa parola con “l’autore ha deciso che” e tutto fila liscio.

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COMBATTIAMO! Perché ce lo dice il…boh! AH SI, IL DESTINO!

Chiariamoci, non voglio fare lo scassapalle, ma quando subivo queste storielle avevo davvero la sensazione di essere tornato in una di quelle narrazioni fiabesche. Ma The Witcher non è invece quell’opera che le confuta sul piano ideologico? E ora per far agire il tuo mondo narrativo mi parli del destino che come la profezia è il deus ex machina narrativo per eccellenza? Vabbè, ok. Se non altro ho adorato quando la regina lo ha mandato a fanculo, il destino, come avrebbe fatto chiunque altro dotato di senso a queste scempiaggini.

Non si può dire niente invece della scena in cui i maghi parlano di politica e si sfottono tra loro, l’ho trovato in pieno spirito Witcher e mi ha ricordato moltissimo il secondo capitolo videoludico che ho amato alla follia.

Yen che travia le novizie non l’ho ben compresa. Vendetta? Scena di preparazione per qualcosa? Sottotesti che non ho afferrato? La scena dell’ascensione ancora non l’ho capita. Ma quindi chi viene trasformato in Anguilla rimane lì? Le ragazze trasformate nel precedente episodio sono ancora là? Sono morte? Sono ascese? Senza una spiegazione io non l’ho proprio capita.

 

Episodio 8

Molte cose da dire su questo episodio finale di stagione.
Parliamo della battaglia. Non è malaccio, ci sono buone idee sull’uso della magia in battaglia (le spore che fanno vomitare i soldati, i rampicanti nella porta, la nebbia) e si vede un accenno di strategia che sicuramente apprezzo e cerca di dare nuova enfasi all’uso della magia di questo mondo, che è una cosa di cui il fantasy ha bisogno per ora. Vedo lo sforzo.

Poi ci sono alcune scene onestamente incomprensibili come i soldati che fanno la scampagnata nel bosco in fila per due, Tissaia che si fa fregare come una bamboccia, Vilgefortz e il suo exploit (anche se nei giochi lo si cita come nemico dunque qualcosa posso immaginare).
Insomma l’ambientazione è povera, l’avamposto usato sembra una di quelle location da softair, gli effetti speciali pochini e mal gestiti se si considera che è il finale. Mi aspettavo poi un duello piramidale classico: prima lo scontro coi poveracci, poi tra ufficiali, infine tra comandanti o maghi, mi aspettavo qualcosa di epico come Geralt vs Cahir e Yennefer vs quel mago sicario cazzutissimo che quasi la uccideva qualche episodio fa e invece… Il nulla.

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Il senso di “esercito” non l’ho visto nemmeno col binocolo. Passi le armature scarne dal basso budget ma magari si poteva fare qualcosa per i ranghi, per la cavalleria. Far vedere della strategia, della tattica, i comandanti che sbraitano. Ho avuto solo la sensazione di gente che andava a fare scampagnate con brutte felpone

Qui abbiamo secondo me un problema di selezione degli argomenti che non combacia con quelle che sono le aspettative da finale di stagione standard, con una battaglia finale possibilmente epica o una morte importante (specie se consideriamo che alcuni propongono la serie come sostituto di Got). Il materiale da cui attinge è scritto, vuole essere fedele perché dietro c’è lo scrittore che sennò si incazza come coi giochi, e dall’altra parte ci sono i fedelissimi dei libri che sennò si incazzano come fanno sempre, ma come finale non va assolutamente bene. C’è del movimento a schermo, del sangue, la morte di qualche povera comparsa ma niente di “significativo” che ti faccia dire “ah, è per questo che ho visto 8 ore di serie!”. Quel che sapevamo prima lo sappiamo dopo eccetto alcune piccole cose, e il fatto che non muoia nessuno ma che ci sia solo spostamento di personaggi è lo stesso effetto annacquato che otteneva Got nelle ultime stagioni mal scritte.

Quel che dico io è che avrebbe avuto senso reimpastare meglio l’opera, tirando fuori qualche altro episodio tosto più conclusivo, o incentrarlo unicamente sul passato di Geralt, o creare ex novo un luogotenente solo per la stagione, come capita spesso nei videogame tie-in (ad esempio quelli di Star Wars o di LOTR).

Anche il passato di Geralt non è malaccio: si cita Vesemir e vediamo la madre anche se la sequenza è così onirica che si capisce poco. Non c’è una vera “rivelazione” se escludiamo la madre e il suo abbandono, che oddio, ci si arriva tranquillamente ed è molto classica come cosa, zero scene ad alto impatto emotivo.

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<<Salve! Ranuncolo non c’è, quindi per oggi sarò io la sua spalla comica. Mi dica, come posso irritarla?>>

Il finale finalissimo in cui Ciri lascia la casetta prima di Geralt mi ha fatto pensare “ecco che non si beccano per pochissimo, sono i casi della vita!

Poi però si incontrano dopo pochi secondi, rendendo di fatto tutta quella scena inutile. Lei, che doveva precederlo, dietro di lui (ha corso in tondo?). Lui riconosce lei ma lei riconosce lui senza mai averlo visto? In seguito a tutto ciò, in questo finale così anticlimatico e onestamente poco visivo, poco curato, lei chiede di Yennefer, con un appiglio alla sicura prossima stagione.

Tirando le somme: come già dicevo ci sono idee carine ma la messa in scena è troppo frammentaria e lacunosa, l’esposizione è nozionistica e raggrumata, gli effetti speciali risicati e le idee a livello visivo pochine. In più, essendo fedele ai romanzi soffre di una narrazione che onestamente è invecchiata male e si ritrova a fare concorrenza a opere dark fantasy come il Trono che sono anni luce avanti nell’esposizione e nella forma di racconto corale. Non mi ha convinto, non mi ha particolarmente colpito ma sono ben consapevole dei limiti del suo sviluppo (e soprattutto della presenza di Sapkowskij stesso che secondo me in alcuni casi deve essere stata limitante a dir poco). Sicuramente guarderò la seconda stagione ma non stiamo assolutamente parlando del nuovo erede di Got di cui si vocifera, almeno per ora, almeno per quanto riguarda esposizione e qualità del racconto.