Il meccanismo narrativo

In questi giorni sto studiando alcune cose interessantissime sul consumo e sul marketing. Ad esempio gli spot pubblicitari e tutto il mondo semiotico che ruota intorno a loro è fenomenale. Lo “spot” televisivo non è poi molto diverso da quello che sentiamo al mercato quando il tizio del pesce ci dice di assaggiare che è fresco e che non ne troveremo mai di così buoni. Il commerciante -in questo caso di cibo- non fa che dialogare con noi faccia a faccia per vendere la sua merce. Magari quel pesce puzza da far schifo, ha 2 chili di plastica conficcata in gola, ma la sua versione è sempre quella: “è fresco, te lo vendo io per cui ti puoi fidare, è buono. Se non ci credi assaggia!”

Lo spot è solo più complesso, coinvolge milioni di persone e molto più denaro, raggiunge un pubblico molto più vasto del classico faccia a faccia. E’, insomma, ad un gradino superiore quando vediamo immagini di tonni azzurri che nuotano felici in un mare pulito e splendido senza tracce di inquinamento e che si fanno pescare tranquilli perché finire nella nostra tavola è la cosa più naturale e giusta a cui possano tendere. L’esempio è inventato, chiaramente, avrei potuto citare benissimo il Tonno che si taglia con un grissino, vero archetipo della morbidezza fatta a pesce, con dei tagli così precisi e puliti da apparire totalmente diversi una volta aperta la vera scatoletta.

Il punto qual è? Che le situazioni cambiano, e cambiano le argomentazioni e gli attori in gioco, ma una cosa resta centrale nel discorso: la narrazione, o come alcuni tendono a chiamarlo: Storytelling.

C’è stato un periodo in cui solevo paragonarlo alla propaganda. Che differenza c’è, ad esempio, tra una narrazione in stile Fattoria degli Animali di Orwell, e la pubblicità che ti fa credere di poter avere un tonno così magro e morbido da tagliarlo con un grissino?

In effetti il paragone sembra reggere: informazioni distorte o manipolate per far apparire migliore qualcosa che non lo è. Secondo me però ci sono un paio di sottili differenze: la propaganda fa uso, specie oggi, di Storytelling, ma non tutto lo storytelling è considerabile propaganda. Spingere un politico, un’ideologia, una prassi, e farlo per mezzo di una narrazione o meglio ancora di una vera e propria storia è uno dei modi migliori, secondo me, per dialogare con le persone. Tempo fa ci avevano parlato a lezione di un libro uscito nel periodo fascista chiamato per l’appunto “Pinocchio Fascista“. Ma cosa c’entra il fascismo con Pinocchio?! Il punto non era neanche quello, perché quando vuoi accomodare un certo modo di vedere ti basta prendere qualsiasi storia e rileggerla, rimodularla. Ad esempio, sappiamo tutti che Pinocchio era uno scavezzacollo pronto a mettersi nei guai e sappiamo bene che ad un certo punto appaiono dei gendarmi, presentati come burberi, come pericolosi. Una narrazione fascista potrebbe invece presentare la figura del gendarme come un uomo buono, nato per proteggere e servire le persone, pronto a catturare il male.

Parlando di questo piccolissimo esempio ho già declinato in due modi diversi un concetto semplice che ha alle spalle due differenti ideologie: il gendarme. O l’esercito, o la polizia, il carabiniere, la guardia di finanza; tutte figure collegate allo Stato o all’uso della forza da parte dello stesso.

Presentare “bene” un poliziotto o un investigatore -sto pensando ad esempio a polizieschi come CSI– ci parla di un’ideologia ben precisa: il bene che insegue e poi combatte il male nel mondo. Ricordo infatti di aver visto un centinaio di puntate e la quasi totalità era costituita da criminali che nelle battute finali venivano proprio “redarguiti” dalla figura dell’investigatore, che aveva SEMPRE l’ultima battuta al termine di quel duello.

Lo Stato, ci dicono i polizieschi, si prodiga per noi. Non solo ci offre uno spettacolo intenso di raccolta di indizi ma assicura i criminali più pericolosi alla legge. Ergo, ti puoi fidare dello Stato. Vista così, ogni serie poliziesca non è altro che un mega gigantesco spot televisivo di parecchie ore e stagioni scritto e diretto non solo per intrattenere ma anche -e badate bene, il suo scopo primario non è questo, ma esiste anche lui- veicolare idee, messaggi, in ultima analisi ideologie.

Il nostro professore di Semiotica della Cultura ci ha messo in guardia: non esistono persone prive di ideologie. Non pensate che si debba essere fascisti, comunisti, anarchici o simili, per avere un’ideologia. Credere che il mondo abitato dagli uomini venga rovinato a causa nostra è un’ideologia, quella che muove gran parte di animalisti e ambientalisti, probabilmente. Credere che la donna, e la donna soltanto, continui ogni giorno a subire abusi, è l’ideologia che muove il femminismo radicale. Credere che gli stranieri vengano a rubarci il lavoro e le donne, è a sua volta un’ideologia. Credere che l’invasione incontrollata di popoli non intacchi in alcun modo il sistema economico o culturale, e alla fine politico, è anch’essa un’ideologia.

Insomma, il cuore pulsante del nostro cervello, ciò che ci muove e ci spinge ad agire, è ideologia pura. Anche la Scienza a sua volta ne ha alcune: credere che la materia sensibile sia il “reale”, o che i sensi siano affidabili e che per mezzo di essi si attinga a questa totalità del reale, o credere che la peer review sia un metodo infallibile, sono tutte ideologie. Il mio discorso non è volto a scadere nel relativismo più becero o a sostenere che una cosa valga l’altra ma solo a far capire che tutti noi siamo pervasi di questa cosa chiamata ideologia. Non ne abbiamo una sola, ne abbiamo diverse. Io, ad esempio, pongo al centro di me stesso in maniera ferrea il libero arbitrio e la scelta personale. Motivo per cui ho sempre adorato i piercing, il corpo tatuato, il/la ribelle, i capelli colorati, l’espressione di sé insomma. E da questo ne derivano altre cose inconsce: adoro le cose anomale, adoro le storie controcorrente e i personaggi bastian contrari, adoro ciò che mi è simile e affine e pertanto tutte queste cose entrano facilmente in contatto con me.

Una ragazza con modifiche al corpo avrà la mia simpatia o il mio desiderio, una storia che cerchi di rompere determinati stereotipi molto probabilmente la seguirò con vero interesse. Personaggi esiliati, o mal compresi dalla società, hanno la mia empatia. Ma allo stesso tempo questa mia ideologia è un parametro che mi aiuta a decidere quando si parla di argomenti molto più interessanti, quali l’aborto. Non posso, senza sentirmi incoerente, pensare di avallare il libero arbitrio e poi dire di essere anti-aborto.

Le ideologie a loro volta non sono SOLO massimi sistemi, sia chiaro questo:

Quando sul pullman chiedo a un vecchietto “vuole sedersi?” lo faccio perché dentro di me si agitano una serie di ideologie:

-Gli anziani hanno servito la società e meritano rispetto e ricompensa

-Quando sarò anziano vorrei che qualcuno mi offrisse il posto

-Se non lo faccio, gli altri mi criticheranno

Motivo per cui dentro di me c’è una continua negoziazione tra ciò che sento e ciò che devo esternare. Non ultimo, molte di queste posizioni sono incoraggiate o sfavorite. Non mi vengono in mente, ad esempio, storie che ti insegnino che lasciar sedere sui mezzi gli anziani possa avere risvolti negativi. Ecco che abbiamo individuato un valore anti sociale, e che quindi è meglio non spingere. E come lui tanti altri.

Questo perché le storie non parlano per ideologie pure come “fa’ del bene, figliolo, non fare il male“, ma usano forme più complesse per interagire con noi, per cui vedrò ad esempio Frodo o Gandalf, o Voldemort, e vedendo le ricompense degli uni e le sconfitte degli altri, sarò portato in una qualche misura anche a comportarmi come loro e a fare del bene anche se non mi è stato detto direttamente. Le storie sono esperienze indirette il cui scopo è intrattenere ma anche fornire una visione sul mondo, relazioni discorsive tra le cose e le persone.

Con ciò voglio fare una precisazione: le storie non dicono come comportarsi, nel senso che non sono ordini come lo sarebbe la vera propaganda. Sono narrazioni, e quindi stili di vita o forma mentis a cui adeguarsi o da smentire. Vedere una pubblicità progressista che mi dice “Tu in quanto uomo sei un privilegiato. Rispetta le donne che sono sempre delle vittime” di sicuro attrae la mia antipatia, anche se usa modelli seducenti, jingle orecchiabili e campionari di battute studiate, perché quell’ideologia portante è assolutamente incompatibile con me e con le mie di ideologie e mi adopererò per smontarla. Altro motivo per cui non si può parlare veramente di propaganda, come dicevo, è che non assistiamo ad una sola narrazione ma a centinaia, migliaia di narrazioni differenti.

Così come c’è quella storia che critica l’americanismo/imperialismo spicciolo (Michael Moore, Brian de Palma, Avatar di Cameron) c’è anche quell’altra che invece lo esalta (videogame FPS bellici, The Patriot, Salvate il Soldato Ryan). Non sto quindi parlando di una società -lo ribadisco- che mi IMPONE determinati pensieri e modi di comportarmi, NON vige il pensiero unico ma assistiamo di volta in volta a discorsi sociali incoraggiati o meno.

Prendiamo uno dei miei esempi preferiti: Salvate il Soldato Ryan e, in generale, la seconda guerra mondiale. Si è passati da una rappresentazione post bellica in cui i nemici erano (per forza di cose) tutti sbagliati, da rifare, con ideologie pessime che chissà da dove le hanno prese, a una forma sempre più rivista e corretta del fenomeno “nemico”. Così, dal soldato tedesco (o giapponese, o russo) cattivissimo si fa una distinzione: non tutti i soldati tedeschi erano cattivi, solo le S.S.

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Qui un esempio: il cecchino tedesco che colpisce Vin Diesel ad un certo punto ha una visuale sul suo corpo e potrebbe facilmente finirlo. Stacco, camera sul suo volto “pietoso”, lui che allontana il fucile e mira ad altri, differentemente, ad esempio, dal cecchino donna di Full Metal Jacket, incazzatissima con gli americani. Questa scena dunque mi comunica che non sono tutti uguali e quest’altra invece

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Che di cattivi ed esaltati comunque ce n’erano, anche se non nelle S.S.

Queste due rappresentazioni del tedesco si smentiscono e si bilanciano a loro volta, con il risultato di dare un’immagine eterogenea alla guerra, al nemico, al soldato tedesco.

Anche Fury in un certo senso lo fa: un soldato tedesco scopre il protagonista nascosto sotto al carro e, anziché fare la spia e ucciderlo, fa finta di niente, dimostrandoci che anche i soldati tedeschi sono capaci di azioni positive. Mentre invece scene come questa pongono gli americani come dei carnefici, anche se vengono parzialmente giustificati dagli orrori della guerra, dai compagni morti. Tutte cose che, si sa, prova solo una fazione per volta.

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Si può allora tracciare un solco tra tutte quelle storie che cercano di rappresentare in maniera ambigua il nemico e chi invece ha già deciso dove sta il bene e dove sta il male. Faccio un paio di esempi:

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In lettere da Iwo Jima si fa leva sulle perdite giapponesi, sul loro sacrificio in guerra quando erano privi di munizioni e di supporto, dediti al proprio onore e giustiziati sommariamente dagli americani

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We were soldiers, un film che analizza una schermaglia in Vietnam ponendo i riflettori sull’unica vittoria piuttosto che sulle grandi sconfitte subite dagli americani. Senza contare il napalm, gli abusi sui civili, il film si concentra sul presentare i nemici come mostri di cui vendicarsi e basta

Chiaramente potremmo perderci nei dettagli di tutti i film elencati, e un giorno sicuramente lo farò, ma volevo solo far notare, se prendiamo un piccolo corpus di testi, quante ideologie siamo già riusciti a rintracciare:

-Il nemico è un mostro, e basta

-Il nemico è meglio di noi bestie

-Non esiste un nemico

-Esiste un nemico ma non è quello che credi

Il mondo della fantasia va visto come “logicamente” flessibile. Spesso capita che ad esempio alieni di mondi diversi in una storia parlino la nostra stessa lingua, cosa abbastanza difficile. Dunque bisogna ricordarsi di scindere quegli aspetti che sono elisi per una miglior leggibilità della storia, e quelli che invece sono dati per scontati a livello ideologico, come quelli di cui parlavo poc’anzi.

Proprio a tal proposito sto vedendo nei film e delle pubblicità per le masse dei micro cambiamenti. Laddove prima il nemico era un blocco granitico di cose sbagliate da odiare, ora si cerca di dargli qualche seppur minima legittimazione morale. Thanos e il suo discorso sulle risorse, anche se appena abbozzato, funziona così. Maleficent rinegozia una figura assolutamente negativa dandole una nuova prospettiva più umana: il rifiuto amoroso, il tradimento, l’abuso, tutte cose che giustificano un “cattivo”.

La narrazione in alcuni casi si fa più complessa e sfaccettata, si rende conto -e ci fa rendere conto- che non esistono motivazioni giuste o sbagliate ma solo modi diversi di sentire e di assegnare priorità nel mondo. Una storia, se ben scritta, non è dunque il prevalere di una forma mentis sulle altre ma uno scontro ideologico in cui alla fine ci siamo comunque arricchiti. Va chiarito che questo tipo di regime discorsivo esiste già da parecchi anni nel mondo del Marketing. E’ sostanzialmente la differenza che intercorre tra il regime prospettico (quello attribuito a un solo protagonista) e quello multiprospettico (con diversi punti di vista intercambiabili e giustificabili). In tal senso ciò che dico non è sempre da intendersi come una rivoluzione dell’arte del narrare ma piuttosto come una scelta consapevole del regime da adottare di volta in volta. Mi chiedo però se questo regime multiprospettico, in un mondo ormai semanticamente consumato di storie che vengono rifatte continuamente, non possa essere una nuova strategia per dare nuova linfa a vecchi discorsi e riaprire dibattiti.

Sono dell’idea che le storie degli ultimi anni ottengano fama principalmente per questo motivo: Game of Thrones, The Witcher, Non è un paese per vecchi, Shingeki no Kyojin, Batman (di Nolan) prima ancora che presentare dei buoni antagonisti, forgiano un’etica e un’ideologia da contrapporre ai nostri eroi che presumibilmente si fanno portavoce delle ideologie più rodate e ormai accettate: “il bene vince“, “il bene DEVE vincere“, “il male ottiene una punizione“, e così via. Game of Thrones in particolare smentisce moltissime di queste prospettive cui eravamo abituati, da qui l’enorme interesse per cercare di capire non solo il proseguo della storia ma prima di tutto la nuova configurazione etica di quel mondo fantastico.

Il “male che non viene punito” o addirittura “il male che vince“, è un’ideologia devastante per noi che siamo abituati a narrazioni massificate. Come si può accettare questa visione delle cose? Be’, la narrazione di Martin ci ha dimostrato diverse strade: “il male non è poi il vero male“, “talvolta il bene diventa il male“, “il male diventa bene“, “non esistono differenze sostanziali perché sono sempre persone” e così via. Questo è stato possibile grazie a una narrazione matura di prim’ordine che al centro dei personaggi principali poneva un’ideologia ragionata e umana che non tenesse conto dei soliti 3-4 stereotipi sull’amore o sulla morte ma anche di quelle idee spesso fuori contesto o non difese come i tabù sull’incesto. In GoT si arriva, in un certo senso, a difendere l’incesto. E’ amore, ci viene detto. In un certo tipo di contesto. L’amore non è sempre stato svenduto come una forza della natura a cui non puoi opporti? Ecco che avviene una mediazione tra istanze narrative: ciò che ci viene detto sempre viene integrato da nuove informazioni, ed è così che siamo liberi di scegliere se vedere l’incesto come una forma quasi accettabile di amore particolare o come una deviazione mentale aberrante da rigettare, e lo stesso vale per concetti spintissimi quali la libertà, la famiglia, la vita a tutti i costi, e così via. Traducendosi, come abbiamo visto prima, in insegnamenti pratici: aborto, prostituzione, suicidio assistito, adozioni omo, ecc, ecc.

Analizzando più nel dettaglio alcune opere più famose possiamo vedere che non sono altro che una forma strutturata di aneddoto la cui funzione è quella di comunicare un’idea, per cui le storie sono discorsi. Discorsi con cui è più facile convincere le persone. Non a caso alle superiori ci portarono a vedere al cinema film come “L’Onda” il cui messaggio principale era proprio contro il nazismo e i totalitarismi, per cui anziché andare a vedere i vari campi di concentramento o sentire qualcuno parlare abbiamo ottenuto le stesse cose con un discorso filmico.

Harry Potter, per quanto possa piacere al grande pubblico, è una storia di questo tipo e ne avevo già parlato. Vuole spingere gli ideali di libertà e affossare i “fascismi”, ma fa l’errore, secondo me, di cadere in una narrazione stantia e poco ragionata. I buoni sono buonissimi, i cattivi cattivissimi (con qualche rara eccezione come Draco), e alcuni cattivi in realtà sono buoni (Piton). Ciò che ottengo alla fine della storia però è un discorso interamente improntato a difendere un solo lato, ed è come se in un dibattito avessero dato spazio solo al partigiano e non al fascista. Con questo voglio solo dire (è doveroso dirlo o qualcuno capisce male) che la ragione non si ottiene perché te la dai da solo con una storia costruita ad arte ma perché hai vinto le argomentazioni del tuo avversario.

Il fascista perché è fascista? La risposta “perché sono cattivi e puzzoni” non è un vero discorso, e non è una vera vittoria sconfiggere un discorso simile.

Il Signore degli Anelli è pressappoco la stessa cosa: l’ideologia fondante è che al centro del male ci sia un portatore oscuro, un signore malefico che comanda orchi cattivi che compiono il male nel mondo e che in realtà l’uomo sia buono di natura, pervertito da fattori esterni, da magie antiche o artefatti che lo imbrigliano. Lo Hobbit diceva le stesse cose solo che al posto dell’anello avevamo “la malattia del drago” che annebbiava la mente del buon Thorin (nano ma tecnicamente uomo) e lo rendeva malvagio. Non era la propria cupidigia, non era cattiveria intrinseca ma qualcosa di aggiunto, o portato fuori, da un agente negativo. E’ bello vedere invece che in tante altre storie viga l’ideologia secondo cui un uomo è portato a fare il male con o senza oggetti mistici.

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Anche altre storie molto amate come Star Wars riducono la soggettività dei protagonisti e i loro progetti d’azione ad una banalizzazione tra bene e male. Le azioni degli uomini sono complesse e non catalogabili solo in due etichette, il buonissimo e il cattivissimo, o Jedi e Sith che dir si voglia. Per questo la trilogia prequel secondo me non è stata granché afferrata dai fan: si è passati da una narrazione prospettica (bene vs male molto chiari) a una narrazione multiprospettica (chiaroscuri e diverse tonalità di grigio). Inutile dire che io ritengo, se parliamo di un contesto odierno, molto più mature le storie del secondo tipo con tutto ciò che questo comporta, senza ovviamente rinfacciare niente a chi è figlio del proprio tempo.

Il mio discorso infatti non lo faccio alle storie, o a chi le crea, ma a noi che le fruiamo. Siamo in una fase di transizione in cui ci stiamo accorgendo del relativismo umano e le storie si adattano, diventano più complesse da gestire, da sviluppare, da presentare, ma sono dell’idea che arricchiscano molto di più sotto il profilo intellettuale.

Si potrebbe però porre un’obiezione intelligente:

E il finale? Il finale è costretto, per esigenze narrative, a far convergere tutta la storia su un unico punto. Qualcuno deve vincere, qualche ideologia deve esserci. Avere un finale (e averlo è fisiologico) vuol dire che alla fine devi comunque tornare punto e a capo e selezionare un’ideologia che vuoi spingere. Persino Battle Royale, persino George Martin, le storie che io ritengo più mature, in alcuni punti sono scaduti in maniera facilona tornando su cliché ormai stravisti di amore, pace e belle cose, proprio per motivi pratici.

Il finale deve tirare le fila della storia, deve concludersi per forza e dovrebbe essere climatico, quindi non lasciare l’amaro in bocca. L’agrodolce di Martin è stata una buona idea (non che l’abbia inventato lui, sia chiaro. Shakespeare nelle sue tragedie lo precede di almeno 400 anni) ma su questo aspetto dobbiamo ancora lavorarci parecchio noi che ci occupiamo di narrazione.

Sempre parlando di storie in quanto discorsi, pensate al tipico Shonen, magari a One Piece. Ci sono dei punti di convergenza tra quella che è la storia raccontata e la nostra realtà. Sto pensando ad esempio a tutte quelle volte che il protagonista viene sconfitto dal nemico fortissimo di turno per poi rialzarsi incitato o aiutato dagli amici e combattere fino allo stremo, anche se era già stremato inizialmente. Ecco, questo è il punto ideale in cui emerge il mio discorso: narrativamente parlando è un deus ex machina, una forza narrativa simile a una magia che permette di fare qualsiasi cosa da un punto di non ritorno. Normalmente criticheremmo questo aspetto per mancanza di cura nel ricreare quel mondo ma in certe storie altro non è che la spinta per eccellenza di alcuni valori: il protagonista si rialza e combatte, anche se era allo stremo, perché ha degli amici che lo sostengono, perché deve proteggerli.

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Quante volte abbiamo sentito la storia de “sei più forte solo quando hai qualcuno da proteggere“? Ma perché, i nemici non hanno nessuno da proteggere? Ecco che in alcuni casi un discorso viene spinto, deve venir spinto, per mezzo di quelle che sono incongruenze narrative e che recentemente ho visto venire confutate anche nel mondo dei manga. One Punch Man ha saputo stupirmi inizialmente con un protagonista, Saitama, che vuole fare l’eroe ma non nel senso classico alla Goku. Per lui è una specie di passatempo e lo farebbe comunque, anche qualora tutti lo odiassero.

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Garou il cacciatore di eroi altro non è che un personaggio che incarna interamente il discorso di cui sopra. Quando veniamo a conoscenza del suo passato scopriamo che era un bambino normalissimo come tanti altri che però tifava per i cattivi perché aveva compreso che dal loro punto di vista stavano semplicemente difendendo il proprio stile di vita contro i super eroi, amatissimi ma da certi punti di vista molto simili a fascisti che devono importi il loro modo di pensare, di agire, di valutare la giustizia. Il super eroe stesso (alla fine parliamo sempre di loro ma perché mi aiutano a esplicare meglio questi concetti) viene confutato prendendo le parti di quelli che una volta erano solo mostri da distruggere. Gli alieni che venivano uccisi dai vari robottoni come Daitarn, Mazinga e co. non avevano sogni, desideri, persone da proteggere. Erano fantocci.

Stessa cosa sto vedendo in My Hero Academia dove con un impianto meno solido un personaggio, Stein, cerca di fare le stesse cose e riproporre il discorso sulla relatività dei modi di vedere il concetto di giustizia.

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Ecco quindi che arrivo alla fine di tutto il mio discorso, che non voleva essere una critica a certi modi di narrare ma solo un far presente, un notare alcune differenze in atto, e a livello mio personale, un modo che utilizzo per distinguere una storia di buona qualità:

Chi mi presenta un discorso unilaterale è una persona molto convinta, che è possibile rispettare, ma che essenzialmente non mette in gioco le proprie idee, non le fa scontrare, forse ha anche paura di perdere o si adagia su idee preconfezionate da altri.

Chi invece mi presenta un discorso sfaccettato e aperto a possibili interpretazioni etiche sta interpellando me e tutti quelli chiamati a dare un parere su quella cosa. Si analizzano le vicissitudini di tutti, non ci sono buoni o cattivi ma solo azioni nel mondo e narrazioni.

 

 

 

Le polemiche sul Trono di Spade (Stg.8) + considerazioni finali

Ci siamo. La stagione finale. Tra alti e bassissimi, abbiamo visto che dalla sesta cruciale stagione ormai questa storia ha cominciato a mostrare evidenti segni di incrinatura. Seppur si poteva salvare la Battaglia dei Bastardi o il meraviglioso finale di stagione nella Sesta, altrettanto non si poteva dire di quel mare di criticità e Hollywood televisivo che era diventata la Settima. Saranno riusciti a mantenere alte le aspettative con ciò che resta delle idee di Martin? Caveremo qualcosa alla fine di tutto questo o si rivelerà solo un enorme e gonfiato palloncino pieno d’aria che è diventato fenomeno di culto unicamente per i meme, il passaparola e le scene di nudo? Rispondiamo a quelle che sono le ultimissime polemiche e lamentele.

Prima, come al solito, una premessuccia:

Gli Showrunner David e Dan NON HANNO INVENTATO DI SANA PIANTA tutto ciò che abbiamo visto, come vaneggia qualcuno ancora troppo piccolo per aprire internet e cercarsi le interviste. Il materiale visto ha di fatto spoilerato i libri. Il finale visto è quello che avremo e leggeremo, sempre se usciranno, e sempre se Martin non cambierà idea su qualcosa. Qui trovate l’intervista.  E se ancora avete bisogno di schiarirvi le idee, leggete cosa dice:

“I don’t think Dan and Dave’s ending is going to be that different from my ending” 

Questo perché sono stati presi degli accordi, loro non hanno mai fatto di testa loro salvo complicazioni e ciò che hanno rimosso lo hanno fatto per la leggibilità e la fruibilità dello show, cosa di cui gli sarò sempre grato, lo sapete.

Al di là di questo, Martin ha sempre detto di avere avuto in testa l’inizio e la fine della sua storia, motivo per cui abbiamo un inizio di grande qualità, due libri in mezzo e un paio di stagioni di “transizione” -se vogliamo essere gentili- e questa stagione finale unita alla Settima che in teoria sarebbe il finale da Lui stesso medesmo meco ideato. Ora che abbiamo chiarito l’ovvio ancora una volta, procediamo con l’analisi.

Il primo episodio è bellissimo. Potrei addirittura dire che gli episodi iniziali e di raccolta sono quelli che in genere vengono meglio nello show.

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La parte iniziale è carica di emozioni come poche scene. L’Ost scelta, se ci fate caso, è la stessa identica di quando Robert arriva a Grande Inverno. Non serve che ve lo dica io, vi sarete tutti accorti che questo bambino ricalca lo stesso Bran Stark che si arrampica per vedere la corte che arriva

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Jon e Dany insieme a cavallo, preceduti dagli Immacolati e dai Dothraki, insieme ai draghi rimasti in cielo. Uno schieramento in pompa magna per farci vedere a cosa è servito tutto questo: come dice Melisandre, a mettere insieme il ghiaccio e il fuoco, a unire gli uomini sotto un’unica Egida.

Viva Lyanna Mormont! Anche se…

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Qui più che una critica ho una riflessione. Abbiamo sempre visto che Jon in particolare (ma in realtà tutti i personaggi di questa storia) ha a che fare con un’istanza di destinazione spesso greve, ottusa, ignorante. Ne parlavamo a proposito di Ollie ma varrebbe anche per tutte quelle volte che Stannis nei libri parlava delle dicerie sulla famiglia di Cersei, o sul suo giullare che se la faceva con la moglie, o ancora Cersei che viene aggredita e insultata dal popolo mentre è nuda. Insomma abbiamo capito che la rappresentazione delle persone comuni è affidata ad un’istanza che fatica a capire, che NON vuole capire i motivi dei protagonisti di cui siamo compartecipi. Non posso fare a meno, però, di criticare scene in cui questa ottusità assume forme grottesche, come la frase di Lyanna che ho ritratto. Siamo tutti d’accordo che quelli a Nord sono persone orgogliose e fiere (solo quando se lo ricordano, però, con Ramsay erano tutti dei cagnolini mansueti) e che volevano un Re al Nord, dunque criticano Jon per questo.

Avrei preso a schiaffi quella bambina e chiunque la esaltasse: vi siete resi conto dopo tutto questo tempo che c’è un esercito di belve immortali assatanate che sta per sbranarci? Vi siete resi conto che scendendo a patti con una regina, seppur straniera, Jon ha portato un esercito vincente in casa? Madonna, io sarei rimasto ammutolito e financo grato di avere il culo al caldo grazie a uno così. Eppure, ancora, la gente gli rompe i coglioni con delle quisquilie. Sono diviso a metà tra due concetti: “Degna rappresentazione umana” e “opinabili punti di vista ingenuamente protratti nel momento meno opportuno semplicemente per dare pathos a basso costo in salsa politica

Giuro, non sto scherzando. Queste scene sono una commistione tra le due cose e non riesco a scinderle. Ovviamente includo almeno altre dieci scene simili nel discorso, più avanti ne vedremo altre.

Ritrovi insipidi

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Il ritrovo di Jon e Arya è stato carino ma meh. Forse perché attendere così tanto a lungo poi crea troppe aspettative. Gara a chi ce l’ha più lungo e poi subito minacce. La scena forse avrebbe beneficiato di due tempi: la riunione calda ed emotiva e una parte 2 con le minacce di Arya, anche se le trovo molto inverosimili almeno quanto quelle contro Sansa già viste e discusse.

Dany e Jon insieme sono fanservice

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Ho visto la gente al 99% acida in questa scena e non me ne capacito. Non dico cose come “tutti scrittori, ora!” ma mi pare che siamo passati dal criticare le scene smaccatamente dolci al ritenerle brutte. Qualcuno addirittura ha usato il termine “fanservice”, facendomi capire che la gente ha degli enormi problemi coi termini che utilizza a sproposito: una storia per forza di cose in alcuni punti dà risalto a ciò che vuole il lettore, come può esserlo una vendetta, una vittoria e così via. Inserire scene carine, gratificanti e/o appassionanti NON è fanservice, è il puro svolgimento di una qualsiasi storia. Questa scena oltre che simbolica per la cavalcata dei draghi serve anche a dare un contrappunto emotivo alle scelte che Jon dovrà compiere dopo. Siamo in grado di capire che qualcosa si spezza, o si perde, solo perché prima c’è stato un bacio. O volete dirmi che anche il bacio tra Catelyn e Ned, e quello tra Dany e Drogo, era tutto fanservice?

Il VERO fanservice è quando si fa qualcosa che normalmente non sarebbe stato così per dare qualcosa al pubblico che si sa già che apprezzerà. In tal senso, le scene di Arya; Arya stessa, è puro fanservice di matrice woman power a basso costo. Potete anche infilarci il Social Justice Warriorismo, ma la scena coi draghi che si comportano come mici serve a scaldare il cuore prima di spezzarlo, ed è abbastanza naturale che due amanti siano teneri. Peraltro le cascate ricordano le scene con Ygritte.

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La scena di Sam quando viene a sapere della morte del padre e del fratello l’ho trovata ESAGERATA a dir poco. E’ vero che le lacrime le spende per il fratello, NON per il padre, ma questa è la faccia che fa per l’uomo che lo ha umiliato tutta la vita e che ha minacciato di ucciderlo. Per quanto possa essere pezzo di pane, è totalmente irreale un attaccamento simile. Anzi, avrei apprezzato di più una scena con uno “yuppi, nessun problema, anzi!

La sua reazione esagerata viene “sfruttata” da Bran per rivelare a Jon le sue origini. Altra sequenza che non ho capito granché per come è stata posta. Sam sembra inizialmente intenzionato a “vendicarsi” di Jon, a sua volta tutto questo sotterfugio sembra una mossa di Bran, ma il tutto finisce in una semplice rivelazione. Hanno dato una “maschera” di pathos con delle pseudomotivazioni a qualcosa che avremmo visto comunque. Non riesco a togliermi la sensazione che ci sia sì del lavoro dietro, ma è come vedere uno che cerca di scimmiottare cose già viste. Ho avuto questa impressione più volte in questa stagione.

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La scena iniziale con Jaime è davvero bella. I pensieri e il background di Daenerys su ciò che con il fratello pensava di fare di lui una volta ottenuto il potere aggiunge un effetto mimetico. Lui che si difende dicendo che erano in guerra (ed è vero!) e che lo rifarebbe, è un altro dialogo ben scritto. Bran poi gli ripete “Le cose che facciamo per amore“, la frase che lui stesso disse a Cersei nel primo episodio, facendogli capire che lui SA. La recitazione di Nikolaj qui è davvero ottima.

Ma Bran esattamente fin dove può vedere?

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Anche la scena dove sono soli al Parco degli Dei è buona, e rimarca quella frase che Bran dirà anche a Theon: sei quello che sei ora anche grazie alle tue azioni. Non saremmo qui se non fosse per questo. Vero, ma si potrebbe comunque credere che saremmo altrove, in diversi modi, forse meglio. Insomma, anche se riconosco la filosofia dietro, il punto non è “essere qui ora” ma lamentarsi che forse, agendo diversamente, saremmo “qui ora ma meglio“. Ma non siamo puntigliosi, ho capito cosa intendessero e mi piace. Questo frame l’ho inserito anche perché, avendo visto il finale, l’ho riletto con occhi nuovi ed è apparentemente privo di senso. Bran lo salva perché può aiutarli nella battaglia imminente contro i morti (ma noi tutti sapevamo della profezia per Cersei), quando alla fine dei conti non ha fatto nulla contro i morti, e non è servito a nulla contro Cersei. Quindi questa scena? Boh?!

Il VERO fanservice

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Se dobbiamo usare dei termini, usiamoli correttamente. QUESTA è una scena fanservice. Perché non dice niente di nuovo, non avanza la loro progressione, non aggiunge elementi, semmai è una riproposizione di cose già viste e pure superate (“vuoi che ti insulti?”) al solo scopo di fargli fare una scenetta tenera insieme. Jaime e Brienne sono in pace già da tempo, vederli litigare per nulla fa solo storcere il naso.

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Sansa + Dany non è malaccio, perché ognuna è diffidente verso l’altra (anche se trovo Sansa troppo caricata). Dany le fa giustamente notare che lei è venuta fino a nord per combattere le battaglie di Jon, chi ha manipolato chi? Non si può non riconoscere una sapiente scrittura, diamogliene atto quando questo succede. La scena tuttavia ha un retrogusto amaro quando Sansa sbaglia le tempistiche per chiederle del Nord e della sua indipendenza, allontanando così Dany e ogni pretesa possibile. Mi piace, anche se devo ammettere che vedere i protagonisti che non carburano tra loro è al tempo stesso triste e interessante.

Oh noes, Arya scopa! Ma quindi non era un robot?!

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E veniamo a quella scena tra Arya e Gendry. Anche qui ho sentimenti contrastanti, facciamo che li riassumo così:

PRO: La figura della donna forte che scopa l’uomo di sua iniziativa

CONTRO: Che questo ruolo sia stato dato ad Arya, che non ne aveva bisogno

PRO: Si rompe con lo stereotipo della “piccola”, perché è un personaggio fatto e finito

CONTRO: La figura maschile viene, di fatto, stuprata. E nessuno batte ciglio perché sì, l’uomo deve godere per forza nel sesso.

PRO: E’ una scena girata bene. Anche a livello di dialoghi. Compaiono le ferite di lei e lui le nota

CONTRO: Per quanto sia bella, porta in realtà a poco di concreto sul lungo termine. E’ una bolla di sapone che scoppia col coito

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Vorrei invitarvi a leggere questo frame senza commentare ulteriormente. Perché non ce n’è assolutamente bisogno. Critichiamo quando c’è da criticare ed emozioniamoci quando ci sono scene innocenti e buone.

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Lo scopo del secondo episodio era quello del vero raccoglimento dei personaggi che si incontrano tutti nello stesso luogo e si preparano per combattere insieme. La scena intorno al fuoco riscalda il cuore, lo allieta, come ho già spiegato è il bene prima della rottura. Il tutto termina in un crescendo emotivo con Podrick che canta (dio, che bella voce che ha rivelato?) -e che preferisco di gran lunga alla versione dei Florence + the Machine- con tutti i personaggi che si agitano. Indimenticabile Jorah a cavallo ma anche il ritornello che cita tutte quelle sequenze di gente come Ned che non voleva partire ma è stato costretto a farlo, ed è così che la storia inizia. Pieno di significati che non sempre vengono colti appieno. Questa è una piccola critica che faccio al pubblico: non limitatevi a contestare la superficie del testo, badate anche e soprattutto alle minuzie che vanno a controbilanciare il tutto o non riuscirete ad avere una visione globale e complessiva “onesta”. Una storia, specie uno show, non è fatta solo di gente che si muove sullo schermo ma di parole profonde nascoste nei dialoghi, di citazioni ad altri momenti, di canzoni come questa.

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Il finale non fa che confermare questo episodio di “preparazione”. Ora però vediamolo meglio questo 8×03 che ha fatto tanto discutere. C’è parecchio da dire.

L’episodio 8×03

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Innanzitutto scusatemi per i frame particolarmente bui, ma parleremo anche di quello. L’inizio e la fase di preparazione, come dicevo sopra, è sempre quel pezzo che riescono a sviluppare meglio. Tensione, aspettative, personaggi pronti e carichi. Melisandre che spiazza tutti e accende gli Arakh, davvero tutto stupendo. Poi, una scena che inizialmente non ho capito. Davvero, non l’ho capita. I Dothraki che partono alla carica. Ma quando lo avete deciso? Ma chi è quel comandante rincoglionito che ha mandato al massacro truppe a gratis? Oh, qualcuno ci ha anche provato a difendere la cosa dicendo “eh ma i Dothraki sono cavalleria leggera, sono sacrificati dentro le mura”

Ma sì certo, però c’è un abisso tra “usare saggiamente in maniera consona” e “buttare al macello”. Non potevano prima far luce coi draghi? O proteggerli dal cielo? O, se proprio volevate rendere epica questa scena-massacro, fatecela almeno vedere. Invece no, puntano ANCORA UNA VOLTA sul buio come elemento spaventoso, per farti credere qualcosa di peggiore che non potevano permettersi con gli effetti speciali. Non l’ho trovato neanche particolarmente poetico: le armi infuocate si spengono, e vediamo tornare una ventina di uomini tra gli sguardi sbigottiti dei superstiti. Tutto qui? Sta carica è già finita? Mah.

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Melisandre ha avuto un ruolo di prim’ordine in questo episodio. Ma ora che è tutto finito non posso fare a meno di far notare che tutta la questione R’hllor, magie, predizioni e cavolate varie è stata semplicemente lasciata al caso e non spiegata, esattamente come altri dettagli o particolari su questi mostri che alla fine erano…mostri. Wow. Mi chiedo comunque se la sua fine sia stata troppo “giusta” considerato il personaggio e ciò che ha combinato. Ma posso accettarlo come redenzione, in puro stile Trono.

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Avrete notato che dopo la fiammata il colore dell’episodio è virato sul rosso, anche per comunicare lo scontro acceso in maniera più chiara. Quel che è certo, è che si è capito e visto ben poco. L’episodio, anche chi lo ha visto su Sky, conferma che era poco leggibile ed estremamente buio. Sono dell’idea che, salvo errori di programmazione et similia, chi gestisce queste cose non sia uno scemo. Non mettono gli stagisti in una produzione milionaria, per cui opto per la scelta voluta. Ma perché è stato voluto questo buio opprimente? La risposta vien da sé, per creare atmosfera, perché è la “lunga notte“.

D’accordo, ma ho comunque delle obiezioni. Tanto per cominciare, quest’idea potevi tranquillamente renderla non in tutto l’episodio ma in particolari scene dedicate. Ad esempio all’inizio, o in qualche scontro. Mi metti tanto buio, tanto ghiaccio, e io spettatore comprendo. POI mi fai vedere personaggi che scoccano frecce incendiare, mi fai vedere catapulte che lanciano massi infuocati, mi metti dei corpi bruciati come nella BoB sul campo, ma mi permetti di leggere il rimanente episodio. Non dimentichiamoci che uno dei cardini del Cinema in toto, se non IL cardine, è quello della corretta visione. Il che non significa essere sempre trasparenti, chiari, coordinati, ma che ciò che succede a schermo dovrei quantomeno essere in grado di vederlo (e cosa facciamo Cinema a fare se no?!). Mettiamo da parte le avanguardie, perché qui parliamo di TV e piccolo cinema d’intrattenimento, non di opere d’autore, ok? Non c’è alcun motivo per cui questa scelta dovesse ricadere in maniera così pesante e greve su TUTTO l’episodio rendendomelo così non spaventoso ma solo difficoltoso da seguire. Vi ricordo che anche nella battaglia delle Acquenere e al Fosso di Helm vi erano due battaglie enormi completamente al buio, ma la finzione presupponeva comunque un’ottima leggibilità delle azioni. Anche perché su YouTube hanno caricato le stesse scene schiarite e sono decisamente più comprensibili. E trovo che quel buio non abbia aggiunto nulla, anzi abbia tolto parecchio alle stesse. Qui per vedere l’attacco alle cripte.

Poi, quando comprerò il cofanetto completo valuterò se la situazione è migliorata ma quest’episodio, se rimane così, è rovinato da questa scelta sì voluta ma incomprensibilmente sfacciata.

Arya e altra gente col plot armor

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Sapete già come la penso su Arya. Personaggio mal scritto, pervasivo, opprimente, e un po’ anche mal recitato secondo me, a cui hanno addossato del social justice warriorismo che francamente spacca le palle. Lo scopo di questa scena era di dare una certa tensione seguendo uno dei personaggi in teoria più amati dal pubblico (perché ovviamente è quella che esegue le vendette dei personaggi scomodi). Le fanno battere la testa per “indebolirla” quando sul piano pratico non cambia assolutamente nulla, è tutto voluto solo per fare una scena alla resident evil. Senza contare che quell’arma che aveva chiesto a Gendry non è servita a niente, 20 secondi e non c’è più. Ma dico io, serviva questa sequenza? Ha aggiunto davvero tensione? A me è sembrato semplicemente di vedere le stesse cose ma dentro Grande Inverno invece che fuori. Il mio è un bias perché non sopporto Arya ma avrei preferito tagliare del tutto questo schifo per concentrarmi su altri personaggi decisamente più interessanti, o su un duello tra Jon e il Re della Notte.

Anche qui mi hanno risposto: “No, è una genialata e un colpo di scena proprio perché tutti si aspettano un duello tra Jon e il Re, e invece NOH

woooow cazzo. Geniale. Sapete cos’altro sarebbe geniale? Vedere Sansa che tira fuori un mitragliatore dalla sottana. Figo, eh? Nessuno se lo aspetta. E comincia a crivellare di colpi tutti quanti, per poi dire “Hasta la vista, baby

Il fatto che qualcosa sia inaspettato non lo rende di per sé un colpo di scena o un colpo di genio, è solo una “sorpresa” che può anche essere una delusione delle aspettative. Immaginatevi a Natale, di chiedere al vostro partner un regalo bellissimo. E lui si presenta con niente. Niente è una sorpresa, no? Mica ve lo aspettavate?

E’ chiaro che chi usa questa linea difensiva gioca sulle paroline, ma si copre abbastanza di ridicolo. Tutti ci aspettavamo un duello all’ultimo sangue tra i due, e per quanto sia classico, avrebbe comunque portato a una certa catarsi.

Chiuderai occhi azzurri, occhi verdi, occhi roteati all’indietro per il disappunto

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Ah ah ah l’avete capita questa scena? Tutti pensavano che con “occhi blu” Melisandre si riferisse ad Arya che uccide lei, e invece erano gli occhi blu del Re, avete capito ora?

Mamma.

Mia.

Quando ho metabolizzato il concetto ci sono rimasto di un male. Un tale anticlimax e una dispersione tale di potenzialità che…boh. Solo boh. Mi sta bene riprendere frasi del passato e reinventarle, giustificarle, trasformarle, ma non puoi uscirtene con questa scusetta del cazzo per un nemico di tale portata. Esattamente come la scena del “Io non sono un uomo, sono una donna” de Il Ritorno del Re.

Tante mie amiche lo apprezzano, perché è il classico woman power di cui si sente tanto il bisogno (si sente?) ma a ben vedere, se si parla di narratologia, pare di assistere ad un escamotage facile per uscire da una situazione complessa con un giochetto di parole. Insomma, sei un essere perfetto, potente e illimitato, e non ti “metti” la protezione contro “il genere umano” ma solo contro “gli uomini“, sei un po’ un cretino allora. Perché dovresti prenderti un’armatura con un punto debole, quando puoi avere un’armatura senza punti deboli? DUH. Mi ricordano anche quei discorsi di chi affronta il Divino coi giochetti di parole. Se Dio è onnipotente può creare un masso che non può spostare?

Minchia, ho appena demolito la Divinità in toto con una frasina. Che figo che sono.

Tornando a noi, volevano giustificare l’intervento di Arya con questo rimaneggiamento ma non me la bevo. L’ho trovata una scappatoia ridicola per questa produzione. Un fulmine a ciel sereno che uccide il Re della Notte avrebbe avuto più senso. Pare che nei libri sarà Jon a sconfiggerlo ma qui nello show hanno operato questo cambio, perché Arya è quel cancro di personaggio che devono spingerci a tutti i costi in gola come una donna emancipata, forte, eroina e bla bla. QUESTO lo trovo banale ormai.

Vegeta, cosa dice lo scouter?

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That damned smile 

Questa scena è, sulla scia di tutte le altre, televisiva e a basso costo “intellettuale”. E’ figo vedere il Dracarys sputato su un essere che temeva le fiamme e che… non muore. Poi però dovresti avere l’accortezza di spiegarmi perché. No invece, si è deciso di punto in bianco che lui le fiamme di drago non le teme. L’ossidiana sì, l’acciaio di Valyria forgiato nel fuoco di drago sì ma NON il fuoco di drago. E’ come dire che una persona teme la polvere da sparo ma non il rivestimento in metallo del proiettile. Una produzione si giudica anche da come tratta gli spettatori fornendo loro informazioni adeguate. Vedere scene esaltanti alla Dragon Ball prive di motivazioni non basta.

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Altre scene molto criticate sono queste, in cui vediamo i superstiti di Grande Inverno venire letteralmente travolti dai non morti. In una situazione simile chiunque sarebbe morto nel giro di pochi secondi ma loro riescono a resistere a oltranza, tutti, grazie al plot armor. La cosa che più mi fa girare i coglioni è che queste scene sono reiterate e continuamente esibite, come quella di Sam, di Jaime, di Brienne. Perché vogliono imboccarti a forza

guarda chi muore, guarda chi sta morendo, sta proprio morendo, eh si

Ah no, non muore, scherzavo

Avevo già parlato di questo modo fasullo di fare suspance a basso costo, e il risultato lo avete sotto gli occhi. La gente ha smesso di avere veramente paura per questi personaggi, nessuno sarebbe morto in modo tanto idiota.

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theon

Nonostante tutto, trovo le morti di Jorah, Beric, di Lyanna e di Theon abbastanza soddisfacenti. Credo che sarebbe stato meglio diluirle lungo tutto l’episodio e non concentrarle solo alla fine perché l’idea che mi danno è appunto quella di quando muore un personaggio importante solo quando siamo alla frutta (il povero Edd non conta), mentre invece doveva essere una battaglia crudissima in cui chiunque può lasciarci le penne in qualsiasi momento. Ma va bene, le accetto. Jorah che muore come un vero cavaliere, Lyanna altra badass (ma meno insopportabile di Arya) e Theon che si redime e ottiene la sua grazia mi sono piaciuti. Beric non riesce neanche ad avere una frase di congedo, mi è piaciuto.

Il fatto è che è morta molta meno gente, e molto meno importante, di ciò che un po’ tutti si aspettavano. Io addirittura credevo morissero i draghi, compiendo così il loro destino e livellando i livelli di forza tra loro e Cersei. Se questa era la guerra mortalissima preparata fin dalla prima stagione devo dire che l’ho trovata molto sottotono, per ora. Ma ancora non siamo arrivati al clou (e forse era meglio non arrivarci)

Il finale della 8×03

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Questa scena mi ha proprio fatto incazzare. In totale campo aperto, senza appigli né nascondigli, circondati da gente ostile che protegge il Re. Ma Arya se ne sbatte altamente i coglioni, stupra la quarta parete con la sabbia e compare dove dice lei, quando vuole lei. Per un attimo ho pregato che crepasse male, dandoci quel VERO colpo di scena tanto anelato e invece nah. Altro woman power, storiella degli occhi azzurri e puttanate già viste con un trucchetto che non infinocchierebbe neanche Janos Slynt. Vabbè.

Questo è stato proprio il colpo di grazia alla puntata. Perché un episodio che già si vede male per scelte incomprensibili, dove tutti hanno il plot armor, dove le scene di combattimento tra draghi sembrano solo dei filler, dove muore gente che non serve più, dove ogni cosa sembra accadere senza un senso, aveva chiaramente bisogno di un ennesimo deus ex machina per ristabilire le gerarchie. Quest’atto è un enorme dito medio in faccia ai fan che giustamente si lamentano della resa complessiva di un episodio che doveva essere CHIAVE e per il quale abbiamo aspettato un anno in più. Dite che sono stato troppo cattivo? Io ho l’acido per questo episodio. Se la gioca come peggior episodio della SAGA con il 6X08. Mi spiace dirlo ma non ne salvo mezza. Errori di valutazione, semplificazioni, scelte povere, Dragon Ball e livelli di forza non spiegati, speranze illuse e disattese, motivazioni dei nemici assenti o non spiegate.

Io mi sento preso in giro, esattamente come è stato per la Settima – presa per il culo – stagione.

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Ohhh rabbia. 

Però lo sapete che mi piace essere equo. Per cui ora elencherò i pro dell’episodio:

-Non ce ne sono.

Bene, andiamo avanti.

Andiamo veloci per l’episodio 4 perché c’è un sacco di roba

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Le scene di commiato sono meravigliose. Dense di emozioni e significati

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“Daenerys è sempre stata paxxxaaah!!11!”

Falso. Questa scena lo dimostra. Ha imparato a regnare nel tempo, e con regnare non intendo il classico sovrano Disney che perdona tutti ma un sovrano realistico che commina pene e sentenze quando c’è da farlo. Il fatto che elevi al rango di Lord il buon Gendry è da leggersi sia come una “amnistia” alla casa Baratheon che come astuta mossa politica di Dany per farsi un nuovo amico a Capo Tempesta. Davvero un’ottima scelta.

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Visto che siamo ben consci del finale, rivediamo come hanno cercato di “smontare” poco per volta Dany. Lei è rimasta sola senza Jorah, anche se tecnicamente non si spiega qui la mancanza di Missandei, voluta per dare quel senso di tristezza ma anche un po’ forzata come cosa. Lei vede che Jon è amato al Nord e ora che sa la verità su di lui lo “teme”. Ma la scena dove parlano per me è a tratti incomprensibile anche se la svisceriamo per bene nei prossimi dialoghi. Lui ora che ha scoperto che è sua zia non la vuole più come donna ma avendo fatto un giuramento si ritiene lo stesso legato a lei. Questa cosa della “zia” non la capisco più di tanto perché tenuto conto del contesto medievaleggiante lui antepone un “tabù” (molto relativo, comunque) ad una persona che fino all’altro giorno ha amato e scopato tranquillamente. Basta solo questo? E’ anche naturale, ma mi sembra un po’ pochino. Non è una critica tuttavia. Lo scopo era di far “tradire” Jon e far “vendicare” Daenerys, anche se c’è sempre qualcosa di manierista in questa costruzione.

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Le scene tra Jaime-Tyrion-Brienne sono carine, e finalmente si raggiunge il clou del rapporto, con tanto di sfida impettita al povero Thormund. Non ho criticato la scena di fanservice spicciolo come tanti altri perché in una storia non ci sono solo serietà ma anche momenti lieti, gioiosi, scherzosi e questo lo è senza essere invadente. E dà una buona connotazione a Jaime che nonostante Cersei, nonostante sia quello che sia, sceglie di amare una donna brutta ma onorevole. Mi è piaciuto davvero. La scena Sansa-Mastino serve a dare un epilogo anche a loro che ormai devono separarsi. Quasi credevo, con quella stretta alla mano, che ci fosse qualcosa, ma ho di gran lunga apprezzato quando lui le ha ricordato che una volta non riusciva neanche a guardarlo, e lei gli fa notare che ha visto cose molto più orribili. Un degno modo per rappresentare le vicissitudini che abbiamo vissuto insieme a questi personaggi.

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Dopo queste scene “positive” per contratto ci spetta quella negativa. Quindi il rifiuto di Arya a Gendry. Analizzandola sotto una certa prospettiva, fa capire che lei voleva solo scoparselo (ma che cazzo è, un robot sta donna?) e che continui a parlare per slogan e frasine fatte, come il 90% del suo inutile personaggio. La trovo una scena a tratti veramente superflua e non fa che ribadire l’ovvio, ma serve a chiarire la visione di lei e a dare un amore non corrisposto, che non fa mai male.

L’effettiva utilità complessiva di Bronn dopo la prima stagione

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La scena in cui Bronn affronta Jaime e Tyrion è recitata in maniera molto cattiva, mi ha quasi spaventato alla prima visione. Però era a metà episodio, per cui dubitavo succedesse veramente un colpo di scena. Questa cosa di Bronn sembrava dovesse andare a parare da qualche parte e invece non è servita praticamente a nulla se non nel finale, a dargli un castello e un titolo che tecnicamente già aveva. L’ho apprezzata, ma anche qui provo una sensazione strana, di incompletezza mista a delusione.

eserciti riposo

“XKE DANY E’ SEMPRE STATA PAXAH pt2”

No, ancora una volta. E ho ripreso questo dialogo, che viene criticato da un sacco di gente, per far capire che i suoi motivi, e pure intelligenti, li aveva anche lei quando ha scelto di attaccare Approdo del Re immediatamente senza ascoltare i consigli di Sansa per far riposare le truppe.

Un’ottima scena che ricalca le diatribe bellico-politiche, dove ciascuno ha le sue motivazioni per agire e non c’è un vero vincitore. Se ci fate caso il Trono è sempre stato così, la gente eleggeva un migliore o un peggiore a sentimento ma se i personaggi sono ben scritti in genere non lo puoi fare. Analizzate la cosa: arrivare con un esercito ben riposato ma con nemici più agguerriti, più numerosi, più armati, o arrivare prima, con uomini stanchi, e nemici meno agguerriti, meno numerosi, meno armati?

Si equivalgono, non potete sceglierne una, con gli elementi che il testo vi fornisce.

Ehi ma questo è ancora GoT? Inseriamo complotti completamente a caso e con motivazioni ridicole!

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Quello tra Varys e Tyrion ritengo che sia un dialogo di enorme importanza, diviso in due fasi, e attraverso cui comincia a prendere forma il finale di questa storia. Il problema, ancora una volta, non è tanto il messaggio principale quanto il COME questo viene posto in essere. Daenerys si è dimostrata comunque, in ogni caso, più valente, leale e misericordiosa di ogni altro tiranno che abbia regnato fino ad ora. Aver liberato Meereen non vale più un cazzo? C’è la scadenza?

Varys ha servito quanti stronzi prima di rendersi conto, guarda caso PROPRIO ORA, che i tiranni sono il male?

Aegon brucia la gente? E vbb

Tywin è uno spietato e cinico calcolatore? Meh

Joffrey uccide delle prostitute per divertimento? Bof

Cersei fa uccidere ogni singolo bastardo di Robert? Oh, insomma

Daenerys ha perso tutto e non sente di avere motivazioni etiche per perdere ciò che le rimane e tutelare la vita di persone che tecnicamente le sono indifferenti?

ARGH, ASSASSINIO, COMPLOTTO, SERVO IL POPOLO, LA GENTE MERITA TUTTO

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Come sviluppo l’ho trovato non frettoloso, di più. Hai letteralmente servito la merda della feccia, e ora fai la punta al cazzo a una che, nel peggiore dei casi, si è dimostrata umana e non perfetta. Io ero allibito a sentire questi discorsi scemi la prima volta. E non parteggio neanche per Daenerys, ma se dovete farmi discorsi moralistici non fatemeli sui personaggi che ne hanno passate di ogni e giustamente dopo un po’ sbroccano. Ma che cazzo di discorso è?

Se sei tanto arrabbiato perché ti hanno ferito, umiliato, ucciso un figlio e mezzo esercito, non sei adatto a regnare. MA COS????

Anche la seconda parte di questo dialogo non è molto sensata, secondo me. Si batte sul punto di cui prima sostenendo che Jon avrebbe più pretese, ma lui non lo vuole. Ma poi scusate, Jon non è un Targaryen? Per lui sto discorso della monetina magicamente non vale più? Vatti a fidare delle profezie a basso costo!

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Ehmmm duh? Basterebbe farli sposare?

A me piace che non abbiano insistito sul finale Disney a tarallucci e vino ma vi rendete conto che per tagliare corto a tutte ste stronzate di discorsi si poteva semplicemente dire a lui di fare il suo dovere, salvare migliaia di vite, e scoparsi Dany?

Tutto giuramenti e “salvo la gente” e poi rischi guerre su guerre per non scoparti la zia?

Dai, è patetico tutto ciò e come è stato proposto per prendere le distanze dall’ovvio matrimonio. Così no, è tutto sbagliato, innaturale e incoerente. Quest’uomo rischia la morte per salvare 4 stronzi ma ehi, l’incesto no per evitare una guerra, eh?

Ecco che allora la mia critica si rivale su Jon, oltre che sulla scrittura. Esattamente come Arya si sta rivelando a questo punto un non-personaggio, una semplice forza narrativa che deve fare accadere cose ma risulta non coerente con le sue premesse iniziali, non giustificato, e in ultima analisi, stupido come una bestia ora che dovrebbe veramente salvare tutti con nessuno sforzo. Diventa così il classico Gary Stu incrollabile, belloccio e fortunato, che ottiene quello che vuole perché sì. Dal mio punto di vista non sono riusciti a evitare l’ovvio infarcendo il discorso di finti complotti e finte macchinazioni, e questa soluzione si sposa male con le precedenti. Se devi rendermi Dany pericolosa NON farmela vedere come una dea per tutta la storia ma dalle dei guizzi di pazzia. NON farla esplodere alla fine perché non ha senso. Se devi rendermi Jon un idiota, NON fare in modo che durante tutta la storia lui prenda decisioni sagge. Perché poi si assiste a questo, un plot che si aggroviglia su se stesso e per arrivare al desiderato finale piuttosto massacra i personaggi, li costringe ad assumere posizioni e dialoghi innaturali pur di far convergere tutto lì.

Ma come ha fatto a non vedere una flotta di millemila navi e a dimenticarsene?

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Qualcosa ancora voglio dirla a difesa di Dany, contro le varie dicerie che si leggono sempre in rete:

Punto numero 1) La “flotta” di Euron era nascosta alla visuale come si può vedere. E anche se fosse, l’attenzione di Dany in volo era rivolta a ben altro, non al mare.

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Punto numero 2) NON è una flotta così come il termine lascerebbe intendere, sono una dozzina di navi che possono benissimo non essere colte immediatamente.

La gente ha contestato l’uccisione di Rhaegal a partire da questa base ma non è questo l’errore da criticare, perché in realtà regge la sospensione di incredulità.

E il problema non è neanche “kind of forgot” su cui hanno marciato per giorni e giorni, non capendo cosa gli showrunner volessero dire.

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Non stavano mica dicendo che lei li aveva notati e poi se ne era dimenticata, ma che appunto stava pensando già a Cersei e alla sua battaglia con lei. Euron non ha mai rappresentato un problema per i draghi in volo, Bronn e lo scorpione neppure, come avrebbe potuto temere una minaccia ancora non svelata?

Se proprio dovete criticare qualcosa, potete criticare il fatto che Rhaegal non sia morto in maniera convenzionale (ed eroica) contro il Re della Notte ma in maniera anticlimatica per dare un livello di forza ai nuovi scorpioni di Qyburn, anche se era ferito. Il vero problema non è la flotta, la dimenticanza, o le rocce, ma il fatto che questa decina di scorpioni abbia ottenuto un simile risultato per poi non vederlo più replicato. Ancora Dragon Ball e livelli di forza completamente assenti o non rispettati.

Che fine ha fatto quella potenziale trama sul bambino e su Euron?

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Le ultime scene tra Tyrion e Cersei le ho trovate imbecilli, esattamente come nella Settima Stagione. Lui si avvicina durante il negoziato, le dice del bambino davanti ad Euron. Ci saremmo aspettati una vendetta da parte di lui, o almeno un dialogo incazzato, e invece niente. Lei mentiva su questo figlio? Non lo sapremo mai.

C’erano dei motivi per non uccidere Tyrion sotto una pioggia di frecce dopo che hai anche ucciso Missandei e dichiarato guerra all’altra? Prima aveva un senso risparmiarlo, ma ora?

Ancora una volta pathos svenduto a bassissimo costo per un personaggio che non morirebbe neanche sotto tortura.

Il quinto episodio comincia con un certo espressionismo, e te lo dice chiaro e tondo: Dany sta impazzendo, dopo tutto ciò che ha passato. Guardate come l’hanno resa gattara pazza con quei capelli e il maglioncino di flanella impelucchiato. Mi hanno fatto notare, molto intelligentemente, che questo aspetto può anche essere dovuto al suo non mangiare per paura di avvelenamenti, considerato che l’episodio comincia spiegandoci proprio che Dany non mangia, anche se io l’avevo intesa come un’astensione per dolore o penitenza.

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Questa prima immagine è una chiave di lettura per ciò che seguirà. Infatti assistiamo anche alla cattura di Varys

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Qualcuno mi ha detto “ma questa scena a cosa è servita? Ha scritto lettere che non sono mai arrivate a nessuno”

Credo che semplicemente l’idea fosse quella di renderlo uno che spiffera tutto agli altri Lord per vanificare gli sforzi di Dany ma sia stato colto prima di poterlo fare. Secondariamente, abbiamo già visto che non tutti gli indizi (e questo proprio come da tradizione Martiniana) portano per forza a qualcosa, e lo rivediamo dopo con Jon.

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Quando rivedo queste scene ho i flashback del Vietnam perché mi rivedo tale e quale a quando difendevo La Vendetta dei Sith con la trasformazione di Anakin che per qualcuno era frettolosa. Io capisco questo punto di vista, e lo giustifico pure. A ben vedere però non è un problema di scrittura, o non sempre. Il problema è di noi spettatori che siamo abituati a vedere personaggi granitici, che rimangono tali e quali dall’inizio alla fine di una storia. GoT è proprio l’esatto opposto: Sansa che da bambina capricciosa diventa una reggente e poi una regina, Jon che … vabbè lasciamo perdere Jon.

E poi c’è Daenerys che da bambina innocente desiderosa di salvare, aiutare e liberare tutti si scontra con la dura realtà dei fatti. Sei in terra straniera, senza alcun diritto al trono che tanto volevi, il tuo esercito è dimezzato e ti rimane un solo drago. I tuoi consiglieri complottano. C’è ancora un’unica speranza che risiede nell’amore, e quell’unica ti volta le spalle. Se ci ripenso, la sua trasformazione è stata giustificata con queste scene, almeno inizialmente, e rimango fermamente convinto che continui a rimanere umana e credibile.

popolo

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Dopo quella scena di Jon il pensiero di Dany comincia a prendere forma in maniera pratica e meno astratta. Cerca giustificazioni al massacro, al proprio agire. Ma a ben vedere, sbaglia? Questo dialogo con Tyrion è fenomenale e in puro stile GoT, esattamente come quando parlavamo dello schiavismo in sé, e di chi non vuole essere liberato.

Gli schiavi si sono ribellati ai padroni, tuttavia. Chi veramente vuole l’indipendenza e la libertà lotta per esse. Ma non si può tacciare Tyrion in quanto anche la sua posizione è legittima: non siamo tutti uguali, la gente desidera solo sopravvivere, dar da mangiare ai figli. Non gliene frega niente di chi si ammazza sul Trono, non è quello l’importante. Non conta nulla per loro. Non c’è quel calore e quell’empatia che hanno motivato Daenerys fino a qui, la sua è una “sconfitta” morale prima di tutto. Non si può sorvolare su un dialogo così intenso che ci fa capire sì l’omertà del popolino ma anche i bisogni umani e comprensibili di ciascuno di noi. Se proprio dovessi criticare tutto ciò direi che mi sento di aver fatto un passo indietro. Avete rotto le palle con questa storia fin dalla stagione sette e ora il dilemma si ripropone e fai esattamente ciò che ti eri promessa di non fare. Tanto valeva farlo prima. Invece no, tutto un arzigogolo di personaggi che si spostano per tornare comunque su questo punto, di per sé importantissimo.

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Scena di addio meravigliosa. Non si può dire niente. Ha emozionato tanto anche me. Fin dal primo libro si legge che Jaime non è il classico stronzo stereotipato, ama sua fratello come i protagonisti amano la propria famiglia. Ha anche un concetto distorto di amore ma sa essere leale e puro di cuore quando vuole, come chiunque altro.

Drogon vs TUTTI

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Con Drogon che assalta la città siamo allo stesso discorso già fatto. Effettistica di alto livello, pirotecnica e magnifica, ma i livelli di forza sono totalmente a caso mischiati col plot armor. Passi che Rhaegar era ferito, non trovo credibile che su una ventina di scorpioni neanche uno lo becchi per sbaglio. Che questo sia libero di scorrazzare tranquillo e come gli pare, azzerando di fatto la potenza bellica avversaria in 2 petosecondi. Siamo proprio ai livelli Dragon Ball, come quando un Saiyan supera la morte e all’improvviso la sua potenza arriva almeno pari all’avversario che ha davanti.

E questo, purtroppo, è il segno di una scrittura molto veloce che lesina sul tempo.

Dany che sta pensando “only grrr reactions”. Ma prima…

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Per come è stata costruita questa particolare scena –e che mi ha ricordato quando devono accendere la pira per chiedere l’aiuto di Rohan– sembrava che nessuno riuscisse a suonare le campane che avrebbero fermato Daenerys.

Ecco cosa mi ero immaginato io inizialmente: Jaime, o Jon, o Tyrion stesso, si sacrificano per suonare quelle maledette campane.

Le campane NON suonano, ma Dany si accorge della situazione, e Tyrion si accorge di lei che se ne accorge, ma un patto è un patto: aveva promesso di fermarsi solo qualora le avesse sentite. Ergo molto pragmaticamente marcia su questo fatto per non fermarsi e continuare l’assalto. Sarebbe stata una scelta meravigliosa per me, in puro stile Trono.

Invece no, la scena è costruita –e cito gli autori in un’intervista– per fare in modo che Dany guardi la Fortezza Rossa e la prenda sul “personale”, con i suoi flashback sul Vietnam. Anche ammesso che una cosa simile possa ancora essere giustificabile, vedere poi i civili massacrati da Dany in maniera cosciente (fiammate, non muri crollati per sbaglio!) è proprio considerabile come un salto logico inspiegabile, anche con tutte le motivazioni che mi hai dato finora. Un conto è uccidere il criminale che ti punta addosso la pistola e che ha un ostaggio, un conto è uccidere a sangue freddo l’ostaggio e poi il criminale. Per questo io credevo che avrebbe usato la violenza solo in caso di sconfitta, e questo l’avrebbe giustificata. Ma qui tu vedi proprio un personaggio che non si è MAI presentato come pazzo, MAI come un violento a gratis che all’improvviso per scelte di sceneggiatura sbrocca e rinnega completamente i propri ideali. Insomma, va bene quel che hai passato ma basta questo a farti dimenticare che partivi con l’idea di salvare tutti? Basta davvero così poco?

Qui purtroppo, in questa particolare transizione, credo che le colpe siano della scrittura. Martin avrà detto loro della pazzia di Daenerys (che cercano poi di giustificare col lancio di una monetina quando nasce un Targaryen) ma non hanno saputo gestire bene i tempi e soprattutto l’etica del personaggio.

Consiglio anche quest’ottima analisi su GoT in generale e la sua decadenza. In particolare cito:

Raccontata dal punto di vista sociologico, la trasformazione di Dany in crudele genocida sarebbe stata una storia potente e affascinante. Eppure, nelle mani di due sceneggiatori che non capiscono come far avanzare la narrazione in quel modo, è diventata ridicola. Daenerys attacca Approdo del Re con Drogon e vince, mentre le campane suonano ad indicare la resa della città. All’improvviso, si scatena e dà fuoco alla città, perché in qualche modo i suoi geni da tiranno prevalgono.
Varys, il consigliere che morirà cercando di fermare Dany, dice a Jon che “ogni volta che nasce un Targaryen, gli dei lanciano in aria una moneta e il mondo intero trattiene il respiro, aspettando di vedere come cadrà.”
Questo è puro e semplice determinismo genetico, molto diverso da quanto abbiamo visto nelle ultime sette stagioni.

Eccolo individuato il problema. Da una storia complessa, che parla di motivazioni, psicologie dei personaggi su diverse tonalità di grigio, all’improvviso ci accorgiamo che invece esistono eroi e antieroi, o persone che per determinismo genetico (narrativo) diventano cattivi, o perché lo dice una profezia. Un modo povero e a basso costo intellettuale, hollywoodiano oserei dire, per tornare a ripetere le stesse cose che questa storia inizialmente smentiva.

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L’attacco di Drogon è così un’escalation di cose che in realtà ho apprezzato. Assistiamo all’esercito dei “buoni” che massacra l’esercito che si è arreso, privo di armi, i “buoni” che stuprano civili innocenti o sgozzano senza pietà. Allo stesso tempo una rappresentazione cruda e veritiera, per cui mi sento spaccato in due quando dico che il messaggio è eccellente, avrei solo desiderato arrivarci in maniera più matura e meglio ragionata di così.

Non ultimo, un altro errore è mandarmi un messaggio simile e poi ANCORA far intromettere Jon e Arya, i classici puri e duri della situazioni, buonissimi anche se abbiamo appena visto che i buonissimi non esistono.

Il bene e il male sono relativi. Tranne i miei personaggi protetti dalla narrazione, in loro puoi credere. E’ questa discrepanza che continua a disturbarmi. Ciò che mi dimostri in microscala coi personaggi si riflette in macroscala sui valori che insegni.

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Euron e la sua caratterizzazione, ancora una volta, fanno acqua da tutte le parti. La linea diegetica del bambino e del tradimento sono buttati via per…gelosia? Ma quando mai questo personaggio si sarebbe comportato così?! Quando? Avrebbe avuto più senso vederlo scappare a gambe levate, e se ne esce con frasi da cattivo di serie C, ma per cortesia.

Valonqar?

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Cersei è un personaggio che viene mostrato come Hitler nel famoso film “La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler” in cui muove truppe immaginarie su una cartina, perché ormai è stata sconfitta e rasenta la pazzia.

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Ciò non toglie che anche lei sia stata scritta male rispetto alle passate stagioni. Ci hanno addirittura fatto vedere il rimanente Altofuoco che esplode a caso, e mi state dicendo che Cersei non aveva un piano B? Non avrebbe potuto far saltare il palazzo con lei dentro? Quando crede di perdere la battaglia contro Stannis è li pronta con il veleno. Ora, magicamente, se ne è scordata?

Lo so che sono esigenze di narrazione per farla incontrare a Jaime ma ragazzi, è palpabile la poca cura che hanno avuto con lei.

Senza contare che la profezia del Valonqar non è mai stata usata ma il loro epilogo è totalmente anticlimatico. Un personaggio come Cersei, odiata fin dalla prima stagione e fautrice di così tante morti, sotto un sasso?! Dove cazzo sono finite le morti atroci?

Jaime di suo è un’involuzione, trovo. Mi sta bene che si spezzi la “profezia”, che lui alla fine sia uno scemo e che torni dal suo amore tossico ma ancora una volta mi sento preso in giro e riportato al punto di partenza. Siamo partiti con delle aspettative, desiderosi di vedere dei cambiamenti, e questi no, rimangono come prima. Ma allora a cosa è servito partire e fare esperienza?

Il suo senso ce l’ha, ed è anche lui in puro stile Trono, perché dimostra che lo stereotipo narrativo che menziono non vale sempre, non vale per tutti, e Jaime sceglie di amare nonostante avesse potuto avere una vita migliore. Però ragazzi, che anticlimax.

Inoltre, Cersei viene resa “umana” dal suo implorare, per contrapporla alla figura ora negativa di Daenerys.

Parlando velocemente delle ultime due cose, una positiva e una negativa, arriviamo al Clegane Bowl tanto atteso

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E sono davvero contento di come sia stato reso. Con un Gregor che sembra rinsavire addirittura contro Qyburn, colui che diceva che era inoffensivo. Questa fotografia è immaginifica e merita ogni complimento. Peraltro lo spazio delle scale è angusto e decisamente originale per un duello, massimo dei voti. Citazione al duello con Oberyn dovuta e fine decisamente in linea con entrambi. Non si possono leggere critiche a questa scena, non dovete, non potete.

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Porca. Di. Quella. Puttana. Quanto. Ha. Rotto. I. Coglioni. Arya.

BASTA.

Gli showrunner giustificano la cosa dicendo che la puntata era dedicata al popolo e al punto di vista degli inermi che patiscono le guerre dei potenti, PERCHE MI DOVETE INFILARE ARYA A TUTTI I COSTI, CRISTO.

Loro dicono che il pubblico avrebbe seguito con più apprensione la scena sapendo che rischiava la vita qualcuno a cui siamo legati.

Ancora. Ancora. Ancora non hanno capito che i vari Jumpscare tolgono valore alla paura e alla tensione, se eccessivamente reiterati. Ancora non hanno capito che questa non è una storia di buoni che aiutano i poveracci. Disprezzo totale per questa scena ma salvo quella in cui sia la madre che la bambina muoiono anche se lei prova a salvarle (ma tanto muoiono solo le comparse, lo abbiamo capito da tempo). Avrei personalmente tenuto tutto, tagliando Arya. La narrazione non ha bisogno di lei, le sue scene sono un pleonasmo puro e una smentita a tutto ciò che cercano di dirci con un messaggio così potente. Addirittura le dedicano la scena finale dell’episodio, con il cavallo bianco.

Ecco pertanto ciò che penso di questo episodio: Esteticamente ed eticamente impressionante, ma certe scelte ne riducono drasticamente la portata. Le semplificazioni su Daenerys, i temi trattati superficialmente, Arya e Jon spinti in gola allo spettatore a forza come modelli positivi, quando non dovrebbero proprio essercene.

E ora, dritti all’ultimo episodio e al commento sul finale.

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” ‘Giorno a lei”

Tagliamo corto sulle scene iniziali alla “Salvate il Soldato Ryan“, sono belle, nulla da dire. Tyrion che trova i corpi dei fratelli, memorabile. Ottimo attore lui, ottima scena a livello emotivo.

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Questa l’abbiamo notata tutti, su. E’ inutile anche soffermarsi a spiegarla.

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Questa scena serviva a mostrare lo “schieramento” che qualcuno ha criticato perché si è “moltiplicato” ma il problema non è affatto questo. Sappiamo benissimo che il Cinema usa metafore visive e che inquadrare dieci soldati non vuol dire che siano solo dieci, così come capitava anche con Mance per motivi ovvi. Non potevano mostrare 100.000 bruti, quindi c’erano inquadrature con al massimo 50 comparse.

Lo schieramento a sua volta serve per il discorso da “dittatrice” di Dany anche se nei fatti lo trovo piuttosto debole. Hanno solo sostituito l’aggressività con la parola “liberazione” rendendo il discorso facilone e pure stupidotto. Che le etichette servissero a categorizzare il mondo si sapeva, e si sapeva anche che spesso gli aggressori si nascondono dietro le categorie “protette” e i termini più pacifici ma la resa è piuttosto povera, se devo essere sincero. Non c’è niente che io non abbia già visto in altre opere. Avrei trovato più maturo vedere una Dany in sé ancora convinta di sé e dei propri ideali, cercare di dimostrare a se stessa e agli altri che ciò che ha fatto è il bene.

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Fermiamoci un attimo su questa scena. Riguardandomi la visione della seconda stagione si nota che questo è il punto “d’arrivo” di quelle immagini dove NON toccava il trono, mentre qui sì. Finalmente ha ottenuto ciò che voleva ma non si siede, ed è una scena molto potente. Ma scusate, solo io ad un certo punto mi aspettavo una qualche rivelazione su Quaithe? Ve la ricordate la tipa mascherata? Nei libri ha cagato il cazzo a Daenerys a oltranza comparendo sotto forma di “sogni/visioni”, nella seconda stagione sembra quasi una veggente e io ho sempre creduto che fosse una Dany venuta dal futuro (e questo spiegherebbe forse i viaggi nel tempo di Bran). Alla fine nope, niente di tutto questo signori. Serviva a fare scena con profezie varie e finita lì. E Hodor è stato un caso unico. Mi fa piacere che non ci siano stati viaggi nel tempo come temevo ma il senso di “spreco” io lo avverto.

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“Faccio una comparsata ecciao. Ricordatevi che le profezie sono prescrizioni narrative a basso costo, ragazzi”

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Anticlimatica e ingiusta. Così descriverei la sorte riservata a un personaggio come Daenerys che più che rabbia mi ha ispirato tristezza per tutto ciò che ha subito e per non aver ottenuto nulla in cambio. Neanche una visione con Drogo e il figlio, ovvero la scena finale della Sala degli Eterni, cosa che avrebbe quantomeno chiuso il cerchio del suo personaggio. E invece no, è sparita come una stronza qualsiasi. Kit espressivo come un cane.

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Drogon che brucia il Trono di Spade anziché Jon è…strano. Probabilmente volevano comunicare che un drago non riesce a uccidere un proprio “simile” Targaryen (anche se la trovo forzatissima come cosa) e allora cosa fa? “Uccide” ciò che ha causato la morte indiretta della madre, il suo desiderio più grande e al tempo stesso il simbolo del vecchio regime. Questo però solleva dei dubbi sull’effettiva intelligenza di queste bestie, considerato che nelle prime stagioni quando mangiavano e bruciavano bambine sembravano sostanzialmente stupidi, e ora paiono mostri di bravura. Se lo scopo era rendere intelligente Drogon, non c’è nessuna particolare scena precedente che possa dare questa linea di lettura, pertanto la trovo una scena forzata alla fine dei conti, per distruggere il Trono e basta.

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Questa mi ha fatto ridere, glielo devo

Finalmente ci hanno fatto capire dove fossero finiti Robin Arryn ed Edmure Tully, scomparsi entrambi da una stagione intera! Infatti ho sempre trovato una pecca non averli mai mostrati in scene precedenti. Non che fossero importanti, ma il dubbio c’era. Il tizio nuovo di Dorne non ha speso manco una battuta.

verme grigio

Il concetto stesso di un nuovo G8 mi è piaciuto. Dopo la distruzione totale gli uomini più potenti e influenti di Westeros si ritrovano per decidere come continuare la politica dei 7 Regni senza un legittimo re. Molti hanno criticato l’arrendevolezza di Verme Grigio ma in realtà bisogna tenere a mente che VG anche se è recentemente diventato più “umano” ha sempre un cuore da soldato, non da diplomatico. Lui voleva punire Jon con la morte ma ha capito che una condanna a vita sarebbe stata ben peggiore. Il trattato stesso non è male se ci si pensa, fa capire che ormai sono tutti stanchi di sangue e morte e che preferirebbero scendere a negoziati piuttosto. Fa anche capire che morto un tiranno se ne fa un altro in un ciclo senza fine di morti, che causano altre morti, e se si vuole spezzare quella ruota qualcuno deve riuscire a essere più forte degli altri, e quel qualcuno poteva essere uno come VG, meno incline al sentimento e all’emotività. L’ho letta così e non la trovo male come soluzione.

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Anche quando Sam propone la “democrazia” si sta parlando di un mondo che sì, è sull’orlo del cambiamento, ma non è magicamente diventato un mondo per tutti. E’ pur sempre Westeros, e la democrazia è forse una futura battaglia, non certo qualcosa da tirare fuori ora. Motivo per cui ridono tutti e qualcuno propone di far votare anche al suo cavallo. Ha senso nell’ottica globale.

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Bran re. L’idea non è male ma ho alcune perplessità. Bran vede nel passato grazie al potere del Corvo con 3 Occhi, vede parzialmente il presente grazie ai suoi poteri ma NON vede il futuro e lo ha più volte ribadito. E il fatto che sia stato “disumanizzato” come un Dottor Manhattan lo rende di fatto non empatico per le sorti degli uomini ma un mero almanacco pieno di informazioni che potrebbe prendere decisioni come un supercomputer. O almeno, questo è quello che hanno comunicato con un Bran spersonalizzato che a fatica abbraccia le sorelle e che smette di “amare” Meera Reed, altro personaggio dimenticato completamente. Mi chiedo quindi che differenza ci sia tra un Tywin Lannister pragmatico ma capace e un individuo sapiente ma “incapace” di provare affetto per gli uomini. La risposta data, come per il finale, mi sa di incompiuto.

Il fatto stesso che lui dica “secondo te perché sono venuto fin qui?” non l’ho capito. Lui non legge il futuro, non ha “manipolato” le persone per salire al Trono perché non c’è una tale isotopia di scene. Come faceva a saperlo?! O voleva solo fare il figo?

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Arya.

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Ogni volta che la vedo / nomino ho questa faccia, giuro

Parliamone un’ultima volta. Alla fine non è morta, purtroppo. E Nymeria è servita per fare scena, basta. Davvero, mi chiedo se non abbiano usato malissimo gli strumenti a disposizione. Sono dell’opinione che sia sopravvissuta solo perché è il personaggio preferito della moglie di Martin e mi spiace un sacco questo favoritismo. Poteva essere un grande colpo di scena la sua morte, capace di ridarmi fiducia totale in questa serie, e invece l’hanno resa uno stereotipo vivente. Hanno cioè accorpato tutte quelle cose carine e cucciolose che le ragazzine adorano vedere nelle loro eroine. Chiariamoci, NIENTE DI MALE IN TUTTO CIO’.

Però se riguardo agli ultimi fenomeni di massa io vedo letteralmente questo Woman Power di bassa lega spalmato OVUNQUE, con eroine quali Wonder Woman, Cpt. Marvel, Dark Phoenix e chi più ne ha più ne metta che invece che rendere omaggio alla forza femminile emancipatoria si limita, spesso, a essere solo uno stereotipo maschile in un corpo femminile. Le donne ora sono forti, aggressive, talvolta sono camioniste, prive di sentimenti e non desiderano l’amore (e la scena con Gendry rimarca proprio questo). Le nostre eroine combattono da sole senza l’aiuto dei maschi ma anzi salvando gli stessi che il più delle volte si rivelano dei cretini testosteronici incapaci di ragionare come farebbe una donna, saggia come Sansa o coraggiosa e leale come Brienne.

Il punto non è asserire che le donne siano i nuovi uomini, il punto era che le donne possono fare le stesse cose, o anche essere ciò che sono sempre state. Così come c’è la guerriera e avventuriera, c’è la romantica sognatrice. E talvolta queste due figure si fondono. Ecco cosa mi sarei aspettato da una narrazione matura. Se si analizza bene ogni singola donna di GoT, comprese Shae, Melisandre, Ygritte, io vedo personaggi femminili completi, umani: chi fa la puttana, chi la guerriera, chi la manipolatrice, e ognuna ha le sue armi, i suoi motivi e non disdegna l’amore tanto per.

I casi sono diversi, certamente, ma non posso fare a meno di dirvi che io colgo un nuovo stereotipo emergente speculare al macho virile da cui giustamente ora si prendono le distanze, e che non mi convince. Arya, poi, di suo, è un personaggio mal scritto, innaturale, spinto da esigenze di trama e su cui hanno puntato in maniera esagerata rompendo gli equilibri tra personaggi. Potete capire quindi perché per me sia un fallimento epocale per come è stata resa.

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Fin dalla prima volta in cui ho letto del Libro Bianco che legge Jaime in un suo capitolo, ho capito che saremmo andati a parar qui. Una scena memorabile, non si può dire niente. Tranne una cosa: come tutti i personaggi, anche Brienne ottiene un finale amaro, con qualcosa in meno. Si comincia a delineare un’isotopia particolare che vi spiego alla fine.

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Non credo tu sia stato menzionato”, il “non” era prima

Anche Tyrion, come Brienne, in cambio della vita ha ottenuto un finale che potremmo definire a metà. Un po’ è andata bene, ma non così bene. Lui ci teneva tantissimo a una rinegoziazione del suo personaggio visto che da sempre era il Folletto, il puttaniere, il mostro. La sua vera vittoria sarebbe stata comparire in un annale storico magari come consigliere o uomo saggio ma non lo ottiene.

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La mia personale isotopia viene contraddetta da Sansa che a conti fatti sembra essere la vera vincitrice del gioco, se così ancora si può chiamare. E’ la regina del Nord e ha ottenuto la propria secessione.

Però scusatemi se faccio la punta un’ultima volta ma…tutti quei discorsi sul fatto che gli uomini del nord non vedono di buon occhio le donne/regine? C’è stata una sanzione? Hanno rugato le palle a Jon per mille motivi ma Sansa, magicamente, va bene come regina? Ecco, secondo me un paio di critiche al suo regno avrebbero aiutato. Invece figura come vincitrice vera e propria. E il fatto è che non l’ho capito come finale della sua storyline, io come spettatore in realtà volevo i 7 regni uniti che ora sono nuovamente divisi e fonte di nuova guerra forse. Che sia questa la controparte amara del suo finale? Questo darebbe maggior riscontro alla mia lettura degli eventi.

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Credo di essermi perso dei pezzi sul finale di Jon. Lo hanno esiliato alla Barriera, giusto? Perché tutti i bruti con lui se ne vanno oltre? Mi pareva di capire che fossero venuti a combattere le guerre degli uomini in cambio di terra da coltivare. Anche nei libri si menziona il Dono di Brandon, come appezzamento di terra da dare loro. Mi hanno detto che “preferiscono essere liberi e nomadi, tornano da dove sono venuti ora che non c’è più il pericolo dei morti

Sì vabbè grazie ma vi fanno schifo terre più rigogliose? La piantina nel ghiaccio sta a significare il disgelo ma si tratta di aspettare qualche anno e tornare punto e a capo, quando basterebbe chiedere un appezzamento ORA.

Sinceramente mi ha confuso questa scelta, anche se ho capito il tono generale: Jon pur essendo il legittimo erede perde tutto tranne la vita e torna al punto di partenza. Mi è piaciuto abbastanza anche se mi hanno chiesto “ma allora tutta quella roba del suo passato, su sua madre e suo padre non serviva a niente?”

In realtà è perfettamente in linea con la narrazione Martiniana. Lui stesso fornisce dettagli che poi non sempre si rivelano utili, lo avevo già spiegato precedentemente. Jon era il candidato più scontato anche se aveva i titoli e Martin ha voluto comunicare quest’idea: non è detto che a finire sul Trono sia colui che per nascita lo meriterebbe. La catena è stata spezzata con Bran, il quale non può avere figli e i regnanti ora verranno eletti. Qualcosa di molto simile, per l’Italia, è successo con i Savoia.

Invece per quanto riguarda Drogon e Dany non ho nessuna particolare lettura, mi è sembrata una scelta tirata per i capelli e un modo per far continuare teorie e speranze dei lettori, non mi piacciono i finali aperti ai seguiti e critico questa scelta.

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L’ultima scena di cui vorrei parlare è questa, e l’ho trovata una delle più belle dell’episodio. Ogni singolo personaggio con la sua nuova veste e sanzione narrativa, ognuno con un nuovo ruolo. Il fatto stesso che si mettano a parlare di politica mentre la telecamera si allontana mi ha comunicato questo: ora al potere ci sono uomini non del tutto perfetti (Bronn, Davos) e non del tutto coraggiosi o capaci (Sam, Pod), tra loro c’è qualcuno che tenta di emulare i predecessori (Brienne con Ser Barristan) ma in generale, è un governo “umano”. Niente esseri perfetti, niente buonissimi e puri di cuore ma gente che sbaglia e che ha sbagliato, magari tagliagole meno peggio di altri, ma sempre di quello si parla. Di un patto sociale tra uomini (e donne) di diversa natura che cercano di andare d’accordo e servire il bene comune: il Regno, realizzando così il desiderio di Varys,

E’ questa la visione politica di Martin ed è pienamente conforme a quanto abbiamo già visto da parecchio tempo in tutte le salse. Lui ha una visione fortemente storica degli uomini, realistica e quasi nichilista e l’ha applicata al fantasy, che è ancora oggi sommerso di stereotipi. Quando ci diceva che il finale sarebbe stato “agrodolce” intendeva esattamente questo, e io ho cercato di farlo emergere: ogni personaggio mostrato ha ottenuto qualcosa ma ha perso comunque tantissimo. O non ha ottenuto proprio ciò che voleva, o quel che ha ottenuto è di tornare a capo. Non assistiamo al classico sposalizio tra innamorati e conseguente:

Non inchinatevi a nessuno, amici miei

Non otteniamo neanche i personaggi che dopo dieci anni fanno figli per la gioia delle ship dei fan ma una risposta onesta e contemplativa che ci parla della vita come di qualcosa di duro e spesso anticlimatico, di incompleto. E’ veramente un finale potente se lo si mette in un’ottica fantasy. Non ho citato a caso i due finali più famosi di opere che ancora oggi indirizzano una certa formula di costruire storie di questo tipo, ho voluto proprio marcare il fatto che le critiche che sono piovute sul finale da parte di sedicenti esperti riguardano un non conformarsi della storia a cliché tipici a cui siamo abituati, che queste opere hanno lasciato in eredità ma che, secondo me, sono a tratti obsoleti.

Si parla di storie immaginarie, si parla di escapismo, le storie non devono essere realistiche, ma lasciatemi dire che ne avevamo bisogno. Avevamo bisogno di un nuovo modo di fare fantasy, più dark e cattivo, avevamo bisogno di far capire alle persone che il male non viene sconfitto una volta che sono caduti tutti gli orchetti e i signori oscuri che polarizzano tutto il male esistente nel mondo, perché questo è un’ombra sul muro, come il potere, ed ognuno di noi, ogni personaggio, a seconda degli ideali che ha e dei mezzi con cui li persegue, può diventare un nuovo “male”. Daenerys ne è la prova.

Nel mondo non esistono persone che sbagliano sempre, e non esistono buoni che vincono sempre. Lo avevo ribadito anche analizzando il finale di Harry Potter e contestando questo modo di analizzare le controparti. Il Trono di Spade, se si tolgono alcune soluzioni PESSIME di scrittura e regia, se si eccettuano quelle sviolinate patetiche al sapor di SJW è, in tutta onestà, un’ottima storia.

Questa è stata la mia risposta al finale. Prima di giudicarlo orribile solo perché non corrisponde alle nostre aspettative di standard dettati da altri, provate a riflettere su questo, e a quanto questi personaggi abbiano condizionato le nostre vite. Credo che siamo tutti almeno un po’ in debito, ma solo un po’. Che sia un finale agrodolce anche per Martin.

 

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