<<Lo studente più smanioso Confucio lo trattiene. Lo studente più timido Confucio lo esorta.>>

<<Rendere forte il discorso debole, rendere debole il discorso forte.>>

Queste sono solo alcune delle “regole d’oro” che seguo quando mi approccio a un’opera cercando di evitare giudizi personali. La prima si riferisce al metodo Confuciano il quale prevedeva una “via di mezzo” delle cose, non esagerare mai in nessun senso, che ricorda anche il “In medio stat virtus“. La seconda frase è invece derivata dalle concezioni sofistiche, per quanto in realtà io odi i sofismi. Mi trovo semplicemente d’accordo con questo modo di vedere bilanciato e riflessivo e che in realtà credo sia anche un bel po’ scontato. Con queste intendo dire che, se qualcuno mi fa notare il cielo, io gli parlo della terra, e viceversa. E’ qualcosa di innato e istintivo in me, prima ancora che dar ragione a qualcuno mi sento moralmente obbligato a fargli notare i contro del suo discorso, e viceversa i pro del discorso che osteggia. Questo a sua volta non si traduce in una mia automatica aderenza ad uno dei due discorsi ma ad un distacco critico: quando io stesso devo decidere cerco di farmi presente pro e contro di una cosa e vale per quasi ogni aspetto della mia vita. Quando si parla di opere in generale provo un certo fastidio nel vedere alcune opere elevate, spesso totalmente a discrezione, a “migliori” di altre, spesso sconosciute o non capite. I miei discorsi, allora, non vengono capiti di riflesso, vengo trattato come un tafano che cerca solo di dar fastidio, troppo ignorante per capire che Il Signore degli Anelli sia meglio di Twilight o di Licia Troisi. Ed è questo il punto nodale di gran parte del mio discorso: tutto questo bisogno di eleggere un superiore non l’ho mai avuto, non l’ho mai sentito. Indicare un “migliore” per me è completamente senza senso: parliamo di elementi oggettivi? Parliamo del messaggio finale? Delle caratterizzazioni? Dei temi trattati? Del pubblico cui si rivolge? Delle vendite? Della critica specializzata? Dell’apprezzamento dei fan? O forse intendiamo dire che un “migliore” vince in tutti questi aspetti, sempre, per chiunque, in ogni momento?

E’ una visione delle cose veramente manichea e miope che non posso fare mia. Motivo per cui continuo sempre a far notare pro e contro di qualsiasi cosa, a me stesso in primis.

Tempo fa scrissi un articolo intitolato “Elementi di Critica” in cui, con una piccola bibliografia, parlavo di alcuni concetti che utilizzo in genere per valutare un’opera, elementi di regia, linguistici, semiotici, e così via.

Non ho mai approfondito però cosa rappresenti per me la critica, o lo avevo solo accennato. Comincio col farvi una domanda.

Una persona a voi sconosciuta è impacciata quando si tratta di parlare ma è in grado di dare tantissimo amore quando è con chi ama.

Ora ditemi, questa persona è ottima o pessima?

Immagino già le vostre facce atterrite. Come si fa a distinguere una persona con soli due elementi, che magari sono filtrati da terzi, e che senza contesto non dicono assolutamente nulla?

Questo è un primo indizio su come io valuti qualsiasi tipo di opera, ed anche in parte il fastidio che provo quando leggo grossolanità nel giudicare un’opera a partire da pochi elementi fuori contesto.

<<Il trono di spade fa pena, perché è solo sesso e splatter>>

<<La trilogia prequel di Star Wars fa schifo a causa di Jar Jar Binks, la prima invece è insuperabile>>

<<Kick Ass è un capolavoro, perché è simile a Watchmen>>

Queste solo alcune delle frasi riassuntive che mi tocca leggere in giro per l’internet e anche se non sono sempre fan di qualcosa, dà davvero fastidio sentire tanta superficialità. Ma anche volendo ammettere che qualcosa è “Ottimo” o “Pessimo”, cosa significa? Che l’hai paragonata con ogni singola opera esistente, sotto tutti i punti di vista (sonoro, grafica, sceneggiatura, tratto, approfondimento dei personaggi, lore, ecc) e quell’opera ha perso su TUTTI i fronti?

Chiaramente è impossibile, perché talvolta si arriva a certe conclusioni del tutto illogiche, arbitrarie, e non supportate da nulla.

<<Il signore degli anelli è meglio di Harry Potter>>

Cioè? Cosa dovrebbe significare una frase così vaga e generica? Come fate a paragonare due temi musicali principali, o due argomenti così diversi, o personaggi così distanti?

E’ per questo motivo che tratto ogni opera, almeno inizialmente, come se fosse una persona. Se una persona ha un difetto (è timida, impacciata, incapace a far qualcosa) non vuol dire che sia una pessima persona. E viceversa, il fatto che abbia un pregio su tanti (sa cucinare benissimo, prende sempre 30 agli esami) non vuol dire che sia una persona eccellente. Questo perché le persone sono complicate, sono una convergenza di flussi indistinti dei quali talvolta non conosci la provenienza e la destinazione, e tu sei lì ad ammirare questo gorgoglio indistinto sulla base degli strumenti che hai a disposizione sul momento. A patto che non ci siano pressioni sulla scelta (ad esempio, devo scegliere un buon insegnante per una classe. Non prenderò quello che mi ha preso voti scarsi a tutti i test di ammissione, prenderò il migliore disponibile) le persone NON sono giudicabili.

E apro una parentesi per chiuderla immediatamente: è ovvio che quando una persona commette un illecito vada giudicata sia sul piano morale che su quello legale, io con “giudizio” non intendo questo, al più mi rifaccio a tutte quelle persone che puoi incontrare per strada, di sfuggita, amici di amici, e delle quali sai poco o niente.

Un altro strumento intellettuale che uso in genere è paragonare le opere ad attrezzi di vario tipo.

Se devo passare una serata romantica col partner magari non punterò su Salvate il Soldato Ryan per quanto mi piaccia e per quanto sia famoso e rinomato. Allo stesso modo se ho voglia di spegnere il cervello non giocherò a Life is Strange, non leggerò Death Note ma magari giocherò a Call of Duty.

Se il martello non fa il lavoro del cacciavite non vuol dire che il martello sia inutile, solo che svolga una funzione parzialmente diversa.

Tocchiamo con mano un caso su cui è aperta una polemica da un decennio. Twilight. O le 50 sfumature, se preferite. Così odiati, così repellenti, così brutti. E’ chiaro che le persone in questo caso stanno commettendo lo stesso errore che io contesto, magari paragonando queste opere IN TOTO a Harry Potter, Il Signore degli Anelli, o che so io al Titanic. Questo è profondamente sbagliato da un punto di vista analitico, significa criticare il martello perché non fa il cacciavite, o criticare una persona brava in matematica ma scarsa in italiano per non sapere fare i temi.

Twilight è un’opera indirizzata ad un pubblico ben preciso di ragazze e adolescenti che ancora coltivano il sogno segreto del pirata/cavaliere nero che le rapisca e che cambi in meglio per lei, al fine di inserirsi in società. Non facciamo finta che tutto ciò non esista, presso il pubblico femminile più giovane (e non solo) è qualcosa che attrae, e ne va preso atto. Si può stare a criminalizzare quanto vogliamo l’aspetto estetico (ragazzi sempre a torso nudo) o puerile della sceneggiatura, la scrittura svogliata dei dialoghi e tanto altro ancora, ma questo significa solo che in quell’opera/persona/attrezzo stiamo cercando la cosa sbagliata.

Quello è evidentemente un film da condividere con le amiche 15enni tue coetanee, o un sogno proibito da difendere dagli hater, perché a te piacciono vampiri e mannari e non pirati, alieni e altro. Non dimentichiamoci che pressoché ogni gusto o hobby è criticabilissimo.

>I videogame ti impediscono di giocare all’aria aperta (ma magari spingono sul fattore sociale se giochi online)

>Collezionare figurine e carte da gioco è dispendioso (ma le carte un giorno potrebbero avere il decuplo del valore originario)

>Fare sport aiuterà anche il fisico ma non il cervello (ma non è un buon motivo per non farlo comunque!)

Pensiamo a The Shape of Water che ultimamente ha anche vinto come miglior film agli oscar. L’apprezzamento generale indica che questi temi di sentimenti e sesso verso esseri strani e mostruosi è comunque molto gradito, si può contestare la forma, il messaggio, il mostro di turno, ma quell’elemento c’è, e rimane, e ogni opera in tal senso si configura come un diverso strumento. The Shape of Water magari va bene per un pubblico già più adulto e maturo, Twilight per un pubblico leggermente più giovane; il primo va bene se ti piacciono sirene e tritoni, il secondo mannari e vampiri. E che dire di Inuyasha, dove sostanzialmente le lettrici morivano dietro a un cane demone?

In tal senso io non mi prendo neanche la briga di rispondere a quelli che “X è migliore di Y, elemento scelto a caso che decido io”, un conto è esprimere il proprio dissenso ricordando che, secondo i propri gusti, un film/libro è proprio orrendo. Può capitare di paragonare pere e mele, e se a te piacciono le mele hai tutto il diritto di farcelo sapere. Diversamente se credi che avere un determinato colore, consistenza o dolcezza sia una discriminante sensata e oggettiva per decidere cosa sia meglio tra mele e pere.

<<In sostanza stai dicendo che quando giudichi e valuti mantieni l’idea del relativismo etico e culturale. Ma la critica specializzata esiste, se un film su tutti i siti di critica ha preso 1 stellina su 5, come The Room, e un altro è apprezzatissimo ovunque, come Mad Max Fury Road, qualcosa vorrà dire?>>

Questo è un discorso sensatissimo, grazie misterioso estraneo che mi somiglia per aver posto la domanda.

Bisogna tener conto delle convenzioni. La critica è convenzione. Io ad esempio odio gli inglesismi usati a random nelle frasi, talvolta mi incazzo coi recensori che usano “feature” al posto di “caratteristiche”, o “droppare” al posto di “far cadere, rilasciare”.

Però mi rendo conto che è una convenzione, è dura da combattere e mi sono ritrovato, per comodità di comunicazione, a usare certi termini pure io, prima ho volutamente usato “Lore”. Figurarsi poi parole come “gunplay” (“Gioco con le pistole? Sistema di sparatutto?”)

Tornando al nostro discorso, i critici sono spesso tenuti ad elargire voti e ad assegnare premi, questo concorre a creare un ambiente competitivo sano (in teoria) in cui ciascuno dà il meglio di sé per emergere. Questo però crea alcuni problemi, che determinate cose vengono date per scontate a scapito di altre. Ad esempio, l’innovazione è sempre preferibile, ed elemento positivo, rispetto ad una narrazione conservatrice.

Ma ci si dimentica che il ripetere alcuni concetti è in realtà alla base del nostro pensiero. Siamo costantemente alla ricerca di conferme nella nostra vita e le opere traducono i nostri bisogni. Pensate alla Bella e la Bestia, è vero o no che bisogna essere belli dentro e non fuori? E’ vero o no che l’amore deve essere sincero e puro e non dettato da interessi?

Pensate anche ai film d’azione più classici, è vero o no che il protagonista deve vincere sul male?

In questo modo si crea un ambiente “giusto” e accettato da chiunque ma “saturo”, così chi devia viene preferito. Pensate al trono di spade, che negozia quanto detto prima: è vero o no che il protagonista (o il bene) deve vincere sul male? No, affatto.

E’ vero o no che una storia deve finire a lieto fine? No, per niente.

Allora scatta il meccanismo interno: se questa cosa contraddice il sistema, allora è quella giusta. No, perché in realtà sono giuste entrambe, a diversi livelli a seconda del contesto, si passa se no da un estremo all’altro, fino al momento in cui quello nuovo diviene la norma, e viene poi smentito da una nuova tipologia che diverrà anti-sistema e così via.

La presa di posizione dei buoni sentimenti contro il nichilismo moderno! 

Il caso di The Room poi è eclatante perché giusto in questi giorni gira il nuovo film con James Franco che prende ispirazione da quella storia e ne fa un espediente comico, dimostrandoci che anche quella bruttura poteva avere uno scopo: far ridere, fungere da metro di paragone negativo. Non l’ho trovato comunque così pessimo, se ripenso alla totalità delle telenovela che ho visto di sfuggita.

La telenovela non è assolutamente considerata al pari di una serie tv, sebbene tecnicamente lo sia, perché ha determinate qualità che per convenzione sono scartate: temi romantici trattati in maniera blanda e superficiale, ripetizione di concetti, valorizzazione della donna e della famiglia, presa di posizione contro l’adulterio, e così via. Ma anche se sono concetti melensi, ripetitivi e stantii, svolgono l’importante funzione di confermare le aspettative delle persone. Guardare una telenovela o leggere un Harmony significa già sapere cosa aspettarsi, non avere suspance eccessiva, essere sicuri di un lieto fine o di una storia amorosa leggera che non rubi tempo.

In sostanza per me ogni opera è a sé, serve a comunicare qualcosa a qualcuno e in questo sta la sua quint’essenza. Non è detto che io ricerchi l’innovazione ad ogni ora della mia vita, per quanto io possa apprezzarla in altri momenti. Le nostre vite sono scandite dal momento di “novità” e da quello di “ripetizione” che ci conforta e ci rassicura, e in parte ci normatizza.

E’ chiaro che non andrò mai a dire che Don Matteo sia meglio di Fury Road, perché semplicemente non è nelle mie corde. Uno non l’ho mai guardato, l’altro lo trovo stupendo, riconosco che tutti e due hanno il loro scopo di esistere, per qualcuno. E se mi venisse chiesta la preferenza, ovviamente risponderei per me. Chi ha studiato un minimo di Cinema si sarà poi accorto che molte opere uscite in sordina sono poi state apprezzate anni quando non decenni dopo, trovando sfumature di significato e profondità che mai ci saremmo aspettati, semplicemente perché qualcuno se ne è occupato.

Anche il cinema trash in un certo senso è difendibile: il fatto che comunque il pubblico continui a guardarlo significa che non è minimamente interessato alla qualità di un film, e non parlo solo dei Vanzina o di Boldi-De Sica ma anche di film volutamente trash come Machete e Planet Terror. Allora si sta usando il criterio sbagliato ad accostarli ad altri capolavori “seri”, vuol dire che andranno paragonati ad altri titoli a loro affini se proprio lo si deve fare. Ma anche questi film smuovono capitali, portano le persone al cinema, intrattengono e fanno discutere. Quindi all’atto pratico la differenza tra qualità/non qualità -che comunque rimane un termine generico astratto che non significa granché- dov’è? Che uno fa in un modo, l’altro in un altro modo, con tutte le differenze del caso, le stesse cose.

Si potrebbe dire che il messaggio profondo di Matrix o V per Vendetta rimanga a lungo nel tempo a differenza di un peto di Boldi, ma si sta ancora una volta usando un elemento totalmente arbitrario. Girandola, potremmo dire che Matrix e V per Vendetta sono film che non rappresentano affatto il cittadino comune nella propria mediocrità, e che quindi siano distanti dalla realtà più di un film trash. Dove sta scritto che il primo paragone sia corretto, e il secondo no?

La filosofia cambia il mondo ma il mondo è fatto di cittadini comuni. Nella mia visione delle cose non puoi elevare uno, decidendo che sia “elevato” e affossare l’altro, decidendo che sia “volgare” perché è semplicemente convenzione. Lo si fa perché tutti lo fanno, tutti lo capiscono se lo fai, ma dal punto di vista obiettivo e analitico è profondamente sbagliato. E attenzione: la mia posizione non è dire che non si debba avere una posizione personale, lo ripeto! Non è sostituire la critica mondiale con qualcosa di vacuo e relativo.

Però, se ci tenete a comprendere veramente le cose nel profondo, questo secondo me è il sistema migliore. Funziona tanto con le persone quanto con gli strumenti della vostra cassetta degli attrezzi.

 

6 risposte a "Passo 6: Come valuto un’opera"

  1. Indifferente, chiamami pure DeM.

    “Non mi interessava particolarmente il discorso del commento sulle opere”

    Be’, hai preso l’incipit di un mio articolo sulle opere per estenderlo al mio pensiero in toto per attaccarmi e darmi del superficiale, una cosa molto poco carina che denota la tua, di superficialità. Ti ho solo detto che sono due cose ben distinte con cui uso diversi mezzi.

    ” E non mi hai risposto sulla questione dei contrari.”

    Non c’era niente da rispondere perché hai cannato tu ad affibbiarmi quel tipo di pensiero. Se ancora non l’avessi ripetuto abbastanza, se ancora non avessi terminato il mio articolo, torno a ripeterti che è solo un incipit per sollevare un argomento che poi argomentando sviluppo meglio. E’ chiaro che se ti fermi alle prime 3 righe leggi solo quello che vuoi capire.

    “è che su questi temi hai un atteggiamento reazionario”

    No Walter, sono reazionario alla fuffa e ai fuffari, se leggi cosa ho risposto a Micheletti o a Logica Onnivora. Con i veg moderati che comprendono come va il mondo e che non hanno problemi a evitare la propaganda sono la persona più accomodante di questa terra. Sono fidanzato con una vegetariana, per dire.

    “perché tu saresti più contento se risultasse che il taglio della gola di innocenti fosse buono e giusto”

    Come già detto, qui siamo off topic. Scegliti uno dei tanti articoli da me postati inerenti e provvedo a risponderti là. In ogni caso sbagli già impostazione a parlare di “giusto” e “sbagliato” come se fossero due cose ontologiche. La mia risposta, e la mia filosofia, sono di tipo contrattualista. Per me non esistono bene o male ontologici ma solo forze in campo con cui misurarsi. Ho approfondito la questione nei link messi.

    “Quanto meno, dovresti prenderne atto con rispetto, per non dire con un po’ di commozione. Invece ogni tua lettera sembra grondare malizia”

    Interessante che tu scorga in me questo, forse per pregiudizio. Occhio a non scambiare una sicurezza saldamente argomentata con arroganza o disinteresse. Il mio, semmai, è proprio amore e rispetto verso i miei simili. Per me possono tranquillamente morire decine di migliaia di topi per salvare una sola persona. Questione di priorità: il complesso e il simile vengono prima del dissimile e del meno complesso. Ovviamente sto semplificando in questa sede, ti rimando ai soliti link per evitare di ripetermi, li ho scritti apposta. Secondariamente, non capisco cosa tu intenda con commozione. Guarda che nessuno vive dispiacendosi e stracciandosi le vesti per ogni singolo umano o animale che muore per le più disparate cause, né tantomeno lo farò io, se non in una forma puramente astratta e razionale di dispiacere distaccato.

    “Atteggiamento che non si addice al metodo scientifico, perché i fatti parlano per conto loro e l’artista (l’autore) rivela l’arte (la conclusione dello studio) […] che certo non depone a tuo favore. ”

    Abbiamo già visto che fai confusione tra il mio articolo su come analizzo libri e film, e il mio pensiero su come demolisca razionalmente altre ideologie preconcette. Non starò a ripetertelo a lungo, se vuoi attaccarmi dovrai trovarti un appiglio più saldo di quelle tre righe che hai letto qui velocemente. Sulle quali, peraltro, c’è comunque poco da discutere. Il senso in semiotica emerge proprio per contrasto, almeno inizialmente. Questo non significa che io vada a ricercare una qualche verità SOLO in quello ma significa che è un ottimo punto di partenza.

    “Anche perché, se io ho il doppio dei tuoi anni, non è che vengo qui senza bibliografia, e ho già confutato chi, molto più noto di te, aveva lo stesso atteggiamento”

    Non serve fare la voce grossa usando i tuoi anni come scudo, per me contano solo le argomentazioni e, se parti con un background come quello che ho visto, dubito sinceramente tu vada oltre il livello di chi accomuna stupratori/pedofili a carnisti. Senza offesa. Vivi nella tua bolla circondato da persone che la pensano come te, io mi confronto con chi la pensa diversamente da parecchi anni e se leggi magari te ne accorgerai. Lanciami pure quello che hai, non temo alcun confronto.

    “Detto questo, dopo le scintille iniziali, spero che potremo mettere da parte le accuse reciproche di arroganza e metterci a studiare.”

    Guarda che hai fatto tutto da solo e hai capito male uno dei miei discorsi usandolo contro di me, non ti aspettare clemenza. Discuto volentieri ma ti avverto già che
    1) Non mi piace ripetermi, non lo farò a lungo, per cui ti consiglio veramente di approfondire ciò che ti ho messo a disposizione
    2) La propaganda, di qualsiasi tipo, se ne vola via dalla finestra. Se sei qui perché speri di farmi piangere per il mio essere pro sa, pro carne, pro latte, evitati tranquillamente il fiume di parole.

    Se poi sei davvero convinto di poter avere un buon dialogo, ottimo, sono tutt’occhi.

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  2. Ciao, come devo chiamarti? Comunque sono capitato qui su tuo invito e non mi sono orientato molto in questo blog. Non mi interessava particolarmente il discorso del commento sulle opere, era per riprendere il filo, dopo che hai evitato sui messaggi privati di fb, dove ti chiedevo conto di un riso su questioni, invece serie. Mi scuso se non è questo il posto esatto delle prossime discussioni, però avevo trovato interessante quella tua impostazione sui contrari e l’uso superficiale del giusto mezzo, per cui li ho presi come antipasto. E non mi hai risposto sulla questione dei contrari. Ho visto la sezione veg e l’articolo di cui parli. Ci vediamo presto di là, spero. Quello che mi spiace, finora, è che su questi temi hai un atteggiamento reazionario, senza offesa e mi spiego: se cerchiamo di fare luce sulla realtà, che è una e la stessa per tutti (indipendentemente dai nostri accidenti), perché tu saresti più contento se risultasse che il taglio della gola di innocenti fosse buono e giusto? Cosa che non è, e scusa se anticipo la soluzione. Quanto meno, dovresti prenderne atto con rispetto, per non dire con un po’ di commozione. Invece ogni tua lettera sembra grondare malizia. Atteggiamento che non si addice al metodo scientifico, perché i fatti parlano per conto loro e l’artista (l’autore) rivela l’arte (la conclusione dello studio) e nasconde se stesso (non più del fattore che è nello studio). Questa malizia sembra ripetere l’atteggiamento dei contrari, che non vorrei che celasse proprio un atteggiamento oppositivo. Allora la prudenza è di usare i contrari e il controllo oppositivo finché e per quello che servono, senza trascendere nella malizia, che certo non depone a tuo favore. Anche perché, se io ho il doppio dei tuoi anni, non è che vengo qui senza bibliografia, e ho già confutato chi, molto più noto di te, aveva lo stesso atteggiamento. Detto questo, dopo le scintille iniziali, spero che potremo mettere da parte le accuse reciproche di arroganza e metterci a studiare. Anche questo è un modo per escludere il reazionarismo, che essendo necessariamente violento, di studiare non ne vuol sapere.

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  3. Ancora una volta un commento un po’ fumoso e che non dice niente in generale, come mi pare di capire sia la prassi da te. Ti rispondo qui ma gradirei che rimanessi in topic negli articoli in cui tratto la questione.
    La filosofia potrà anche nascondersi in una vuota retorica come capita spesso a chi sproloquia di antispecismo; fortunatamente non è il mio caso. Mi permetto sempre di demolire la vuota fuffa con la forza di argomentazioni che per ora mai nessuno ha messo in crisi se non con fallacie logiche, ripetizioni, o provando a prendermi per sfinimento. I miei studi non sono filosofici ma coltivo questa passione proprio, al contrario di quanto dici, per valutare tutte le sfumature e aprire gli orizzonti. Ti fermo già perché immagino come proseguirà la discussione: aprire la testa non vuol dire far cadere il cervello fino a fare il giro e arrivare a sproloquiare di animali che valgono quanto le persone o di deliri antispecisti. Si può discutere di etica, di filosofia, di diritti umani e animali, di società, ma non aspettarti di evangelizzare nessuno qui perché le idee piuttosto chiare le ho, e non saranno metodi (fintamente?) cortesi a farmi retrocedere di un passo 🙂
    Se vuoi qualche buona lettura, per riassumere il 60% di quello che ti direi io, ecco:

    https://lostranoanello.wordpress.com/tag/antispecismo/

    https://lostranoanello.wordpress.com/category/animalismo/

    https://italiaxlascienza.it/main/tag/allevamento/

    https://umanoproprioumano.wordpress.com/2018/10/20/dogmi-vs-evidenze-nuovo-studio-rovescia-gli-assunti-sulla-pericolosita-dei-latticini-come-reagisce-la-scienza-ufficiale/

    Ti anticipo già che sono pro-sperimentazione animale e pro-“sfruttamento” animali per carne, latte, caccia, pellicce anche. Per cui se osteggi queste posizioni, peraltro con articoli su quanto il latte faccia male, ti consiglio di risparmiare tempo e fatica a scrivermi.

    Se vuoi approfondire altro, e questi sì che sono importanti per discutere in maniera chiara:
    https://deusexmaghena.wordpress.com/2017/05/20/nicolas-micheletti-di-democrazia-verde-una-democrazia-decisa-solo-dai-vegani/

    https://deusexmaghena.wordpress.com/2017/03/04/il-minore-impatto-possibile/

    https://deusexmaghena.wordpress.com/2016/11/15/gli-animalisti-lideologia-gli-animali-la-societa/

    https://deusexmaghena.wordpress.com/2016/04/20/lottica-riduzionista/

    https://deusexmaghena.wordpress.com/2016/04/10/la-fallacia-logica-della-finta-alternativa/

    https://deusexmaghena.wordpress.com/2016/04/05/passo-4-luomo-e-la-sua-felicita/

    Questo invece è uno dei miei preferiti. Sarebbe consigliabile leggersi anche critiche/risposte nei commenti: https://lostranoanello.wordpress.com/2015/07/31/la-carne-e-un-capriccio/

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  4. Ciao Walter, ho modificato l’inizio del tuo commento, non c’è bisogno di nomi, specie per chi scrive articoli che smontano buona parte delle idee preconcette dei tuoi amici come abbiamo potuto vedere. Hai sostanzialmente fatto una sparata generica a tutto e niente perché probabilmente non hai letto granché di ciò che ho scritto, risultando alla fine tu l’arrogante tra i due. Leggi pure i miei articoli su Nicholas Micheletti, quello sull’argomento etico del “minore impatto possibile” e poi forse possiamo discutere un minimo “ad armi pari”.

    (Senza contare che, più che di Aristotele, ho parlato di Confucio, e non è certo per dire che utilizzo SOLO il suo metodo per valutare opere, come devi aver desunto te. Ovviamente per opere come film e libri va benissimo questo metodo, per valutare le sciocchezze dei vari vegani fomentati uso la pura e semplice logica, così ti faccio stare tranquillo)

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  5. Perdona la mia leggera provocazione, del resto è argomentata e segue la tua. Non importa la sede. Sei stato tu a schernire con zero apporto di contenuti, il che era assolutamente lecito, ma eticamente di dubbia opportunità, a dir poco.
    Spero che da questo possa nascere un dialogo, non retorico, rispetto ai temi da cui siamo partiti. Ti invito ad una prudenza: mi sembra che parti da studi di filosofia: nessuna disciplina accende la luce sulla realtà da sola. Di che parlano filosofi, giornalisti e letterati? Farebbero solo metadisciplina, se non ci fosse lo studio delle altre, della sostanza di cui si parla. In questo ho trovato diverse volte atteggiamenti di presunzione e arroganza dalla filosofia, o di superficialità da chi conosce molto bene solo l’italiano. La divisione è dia-bolica, serve a confondere e a non far capire. Si può nascondere in tanti modi. Una parola tra tante parole. Fare una battuta pseudofilosofica senza logica e senza scienza è facile, riportare chiarezza richiede un’operazione ben più organica.

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  6. Ciao (—) sei tu l’autore di questo blog? Grazie per avermi invitato qui, evitando un dialogo breve e semplice nel primo posto dove ci siamo incontrati. Rispetto alla tua giovane scrittura, col vantaggio della freschezza e gli svantaggi della superficialità e dell’arroganza (senza offesa, ha diverse forme, anche esteticamente difficili da vedere), ti farei notare, così, per iniziare, che il giusto mezzo di Aristotele non è prete a porter, un tanto al kg, un abito per tutte le stagioni. E se si usa superficialmente un concetto come questo, come si possono fare critiche su cose che si conoscono ancora meno?
    Il secondo spunto è il modo di procedere di cui hai parlato, quello di cercare i contrari. Ora questa è solo una forma, può anche essere utile, ma poi bisogna arrivare alla realtà, a cercare di ridurre lo scarto tra essenza, conoscenza e comunicazione. Quando si arriva a questa realtà, a volte è più facile, altre meno, questo è un punto di condivisione per tutti. Viviamo su un pianeta, non su due. Perciò deve arrivare il tempo in cui scendi dall’autobus dei contrari, che hai gradito usare per conoscere, per conoscere davvero. E anche per smettere di creare delle tifoserie rispetto alla conoscenza. Infatti, filosofia è aderenza alla conoscenza, non alla propria conoscenza (F. Nietzsche).

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