Le polemiche sul Trono di Spade (Stg.3)

Era da un po’ che non mi mettevo a parlare del Trono ma visto che non manca ormai molto alla stagione 8, potrebbe essere una buona occasione per dire ancora qualcosa. Nei miei articoli trovate anche la stagione 1 e 2 con le solite trite e ritrite polemiche che si sentono dai fan più esagitati e dai soliti lettori aristocratici che non riescono a tollerare che una serie tv possa effettivamente dire qualcosa MEGLIO di un libro. Inoltre farò notare alcune delle scene che sono state aggiunte per approfondire caratterialmente questo o quel personaggio anche se assenti nei libri.

Come base userò l’ordine delle scene dei vari episodi e di volta in volta cercherò di parlare delle differenze col libro, laddove ce ne siano di importanti. E’ chiaro che, se una scena viene spezzata ma le due componenti ci sono entrambe solo in due episodi diversi, per me è solo un motivo logistico e/o economico, non apporta significative differenze per la trama.

1. La scena in cui Margaery aiuta i poveri

Non è presente nei libri perché Margaery è un personaggio di cui non abbiamo punti di vista e viene lasciato un po’ a sé per sfortuna. Nella serie hanno capito che andasse valorizzata e che il suo modo di agire e di pensare necessitasse di una spiegazione. La vediamo nei bassifondi sporcarsi il prezioso vestito in una pozzanghera, e la vediamo parlare agli orfani dei loro padri che hanno perso la vita nell’assedio della stagione precedente. Questo passaggio approfondisce il suo modo di vedere e la rende tridimensionale, inoltre ha il vantaggio di mostrarci un Joffrey sorpreso che potrebbe persino cambiare idea. Qualcuno dice che questi atteggiamenti sono falsi, e fa tutto parte del personaggio ambiguo e astuto di Margaery ma è importante vedere che almeno lei non sia crudele. Sembra anzi interessarsi ai più deboli, cosa che abbiamo visto fare a ben pochi nobili finora.

2. Qyburn, i guitti sanguinari rimossi

Nella serie trovano Qyburn quasi morto in un castello, lo salvano e questi poi salverà ciò che resta della mano di Jaime. Sono stati rimossi i personaggi del gruppo dei guitti sanguinari, mercenari del gruppo di Bolton capitanati da Vargo Hoat. Nel gruppo c’è anche un Dothraki che taglierà la mano di Jaime, un giullare e sicuramente qualche altro personaggio secondario che non ricordo. In realtà non apportano chissà che contributo alla storia, sono anzi parecchio stereotipati. Shagwell, il giullare, discuterà nel quarto libro di come scopare Brienne, se in un orifizio o nell’altro, e l’altro gli risponderà qualcosa del tipo “solo in uno dei due non avrai dei figli.” Insomma, volutamente volgari, così tanto che sembrano solo macchiette. Nella quarta stagione vedremo però Locke, il sostituto di Vargo, avere un ruolo decisamente più importante. Effettivamente spiace però aver perso il racconto di Vargo che viene messo alla fame e a cui viene dato in pasto il suo stesso corpo da Gregor Clegane, una scena che ci fa capire una volta di più quanto la Montagna sia pericolosa.

3. Daenerys e la perdita d’innocenza 

Nei libri Daenerys sente la mancanza di Drogo e per la prima volta si masturba, poi aiutata da una delle sue ancelle. Una scena che ricalca il fatto che non è una principessa Disney ma una donna con dei bisogni corporei ben specifici, umana e fatta di carne, non di parole. Nella serie si va a perdere la scena specifica ma viene poi comunque recuperata dai numerosi amanti che avrà. Il messaggio c’è.

4. L’incontro con Barristan 

Anche questo è profondamente diverso. Nei libri già verso la fine del secondo (dove Dany ha circa 4 capitoli mi pare di ricordare) le si presentano due personaggi inviati a proteggerla di cui uno è Arstan Barbabianca, che si rivelerà Barristan salvandola ad un certo punto da un aggressore. A quel punto seguirà una scena speculare in cui Barristan verrà perdonato e Jorah, per il suo tradimento, no. Nella serie Barristan arriva da solo e la salva da un assassino rivelandosi nel finale. Ho già parlato un po’ di Belwas e del suo personaggio relativamente inutile, diverso è per Barristan. Nella serie come si può intuire la sua agnizione è più veloce, sbrigativa, risolutiva. Nei libri ha qualche passaggio in più. Non ho capito perché avrebbe dovuto andare da Illyrio Mopatis quando poteva semplicemente fare delle ricerche lui stesso. Non si è perso niente.

5. Hoster Tully e Nancy 

La farò breve, questa è una perdita. Non mi sento di criticare chi lo fa notare. Nei libri in punto di morte Hoster rivelerà un nome, Nancy, chiedendo scusa. Per tutto il libro Catelyn crederà che sia il nome di una puttana che ha intrattenuto il padre, e in una locanda troverà una donna che porta quel nome. Arrivata alla Valle però scoprirà che in realtà Nancy è il nome del veleno che Hoster fece prendere alla sorella per farla abortire dal figlio di Ditocorto. E’ un elemento caratterizzante e spiace perderlo. Non è vitale rispetto ad altri, e in una serie tv correrebbe il rischio di confondere uno spettatore già intriso di nomi e titoli, però spiace.

6. Loras o Willas?

Nei libri la scena con Olenna è tutto sommato identica ma c’è un punto di divergenza: per sottrarre Sansa Stark alla Corona, progettano di darle in marito l’erede di Alto Giardino: Willas, che è uno storpio. Nella serie, esistendo solo Loras, lei è ben contenta di andare in sposa a lui. In realtà trovo che nella serie sia sviluppata meglio la cosa perché Sansa ne è innamorata, conosciamo entrambi e già prefiguriamo i problemi che abbiamo visto a Renly a letto. Willas è solo un nome, per ora non si è visto, la stessa Sansa ha dei dubbi se essere felice o meno. La scelta delle serie è più immediata, funziona meglio.

7. Cleos Frey 

Nei libri ad accompagnare Brienne e Jaime è la staffetta Cleos Frey. Morirà sbattendo la testa a cavallo e Jaime prenderà la sua spada per aggredire Brienne. Nella serie Brienne porta due spade e in un momento di disattenzione Jaime ne prende una. Le differenze sono praticamente nulle, si arriva comunque al punto in cui Locke/Vargo Hoat li cattura entrambi.

8. Ancora Talisa

Ho già parlato abbondantemente di Talisa e svolge bene il suo ruolo. E’ un personaggio che, per quello che deve fare, funziona benissimo e sostituisce il personaggio cartaceo che conosciamo appena. Nella serie si cerca di renderla tridimensionale facendole curare due bambini Lannister tenuti prigionieri.

9. Theon e Ramsay

Nei libri Theon ricomparirà solo nel quinto libro raccontandoci in una manciata di capitoli ciò che gli è successo in maniera piuttosto sommaria. La serie ha una narrazione ancora più corale dei libri, per cui non potevano lasciare insoluto il suo destino. Si capisce meglio cosa gli sia successo, a causa di chi, quali sotterfugi abbia usato Ramsay per farlo parlare, e non è roba da poco perché lo spettatore sente di non poter provare empatia per lui quando viene torturato ed evirato, si arriva a tifare per il torturatore. Poi, abbiamo avuto il famoso meme della salsiccia e il volto impagabile di Iwan Rheon, credo che la scelta sia stata azzeccata.

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10. Gli spostamenti di Melisandre

Nei libri Melisandre non lascia mai Roccia del Drago, e sfrutta il sangue di un altro bastardo di Robert, Edric Storm, trovato a Capo Tempesta. Nella serie, non essendo presente il personaggio di Edric, Melisandre va nel continente alla ricerca di Gendry, lo porta sull’isola, lo irretisce, gli prende il sangue e via così. La narrazione non è cambiata di una virgola, il senso della scena è sempre lo stesso, cambia solo che nei libri c’è un personaggio secondario in più che probabilmente non rivedremo mentre nella serie cercano, come al solito, di utilizzare quel che già si ha. Non è un problema la tempistica degli spostamenti perché è un punto chiave (serve sangue di re che ancora non sia di Shireen) ma non è così importante da chi viene preso. La scena anzi anticipa due cose: l’odio di Arya per la fratellanza, che lei ritiene corrotta, e le parole di Melisandre, che ci dicono che Arya è destinata a chiudere molti altri occhi e a ricontrarla. Motivo per cui sappiamo già ora che nella 8a stagione una scena simile ci dovrà essere, e lo spettatore ha degli indizi in più.

11. Le nozze rosse

Questo è un punto importantissimo, val la pena discutere alcuni dei cambiamenti. Di Talisa ho già parlato abbastanza, il suo personaggio cartaceo, Jeyne Westerling, non era così indispensabile. Nei libri Jeyne rimane al sicuro mentre nella serie Talisa, incinta, viene sventrata e uccisa insieme a Robb. L’aumento di violenza è congeniale al tipo di mondo che si vuole comunicare, in completo accordo con quanto già scriveva Martin di suo ma potenziato ulteriormente. D’altra parte avremmo avuto una scena meno consistente e una regina viva ma inutile come nei libri.

Nei libri muoiono inoltre Piccolo Jon, Dacey Mormont e Wendel Manderly i quali sono rispettivamente membri di alcune delle casate che rivedremo solo nella 6/7a stagione. Nei libri si dà molto peso a queste famiglie del nord, addirittura ci saranno interi capitoli dedicati a Davos che cerca l’appoggio dei Manderly anche se il tutto risulterà molto un girovagare a vuoto fine a se stesso. Nella serie invece sappiamo che grande Jon è stato catturato (che fine abbia fatto ancora non si sa però) e, mancando quei personaggi secondari dei libri, sono stati sostituiti dalla scena di Talisa. Inoltre viene apportato un piccolo grande cambiamento: nei libri Catelyn prende in ostaggio il figlio “scemo” di Lord Walder e gli taglia la gola, nella serie prende in ostaggio la sua ultima moglie. Forse hanno ritenuto che prendersela con i diversamente abili fosse sbagliato persino per questa serie? O c’è dell’altro? A dire il vero non lo so, non ho informazioni su questo ma credo proprio che le due scene siano equivalenti perché entrambe permettono di far dire a Walder che in un caso si risposerà come se nulla fosse, e nell’altro che quel figlio non è nessuno di rilevante per lui, e lo abbiamo già visto in numerose scene come tratta i propri figli.

Una cosa che invece è andata perduta è la versione dei Frey presente nei libri in cui si romanza il tutto facendo passare Robb per un mostro che assassina inutilmente il figlio down di Walder. Questo è invece un dialogo molto utile che avrebbe fatto piacere sentire magari nella sesta stagione, e che purtroppo si è perso.

12. Yara e Balon

Nei libri Balon muore prima di Robb, fuori campo. Verremo solo in seguito a scoprire, nel quarto libro, cosa gli è successo (in maniera ambigua). In realtà non farlo morire nella serie fa perdere un pezzetto piuttosto importante su Melisandre: lei aveva promesso la morte di Robb, di Joffrey, e di Balon, gli usurpatori. Quando morirà Robb Davos, stizzito per quel successo, risponderà “Due non è tre”. La cosa rimarrà in stallo fino alla morte di Joffrey, che darà poi il completo sostegno di Stannis a Melisandre per intervenire nel continente, e partire per difendere la barriera. Nella serie l’intervento è giustificato solo dal senso del dovere di Stannis, che è comunque pochino se si mettono sul piatto della bilancia tutti gli altri suoi problemi. Nei libri ha una spinta ideologica in più data dalla fede e che qui purtroppo si perde.

Yara (Asha) nei libri racconta di aver visto il cadavere di Theon a Grande Inverno, nella serie invece viene stuzzicata da Ramsay a intervenire. Nei libri si dimostra piuttosto statica e poco utile, nella serie viene elevato il suo personaggio ad amazzone e donna forte. In realtà anche nella serie il tentativo di liberazione, pur aggiungendo pathos, è piuttosto inutile e non porta a raggiungere l’obiettivo. Anzi, lei vedendo Theon ridotto così cambierà idea su di lui provando ribrezzo. Considerata la sesta stagione, e considerata la mancanza del sesto libro, difficile capire se questo cambiamento sia più o meno utile a qualcosa in particolare.

13. Samwell Tarly

Ci sono dei piccolissimi cambiamenti per quanto riguarda Sam e Gilly, uno di questi riguarda quel grosso confratello (piccolo Paul) che lo trasporta oltre la barriera e che poi diventerà uno zombie. Non apporta nulla di concreto. Un altro cambiamento riguarda Manifredde (che dovrebbe essere Benjen anche se Martin aveva smentito la cosa) che riporta Sam alla barriera, e il Portale delle Tenebre, che è uno strano elemento fantasy presente nella barriera che permette solo ad alcune persone di passare (Manifredde ad esempio non può). Curioso, non viene praticamente più citato, per cui sono dell’idea che non sia così essenziale, e difatti è stato tolto nella serie.

In conclusione, la Terza Stagione apporta piccoli cambiamenti, talmente piccoli da essere pienamente nella norma dell’adattamento da medium a medium. Volersi impuntare sull’utilità di Jeyne Westerling lo trovo sinceramente ridicolo, non capire l’intento della serie ancora di più. Si cerca di acuire alcune dinamiche (violenza in primis), a volte si perde qualche informazione (Nancy, Stannis e Melisandre) ma per lo più come si può vedere la storia c’è, e procede bene. Non sempre più informazioni sono meglio, specie per un pubblico di spettatori che risponde anche ad esigenze diverse: stare seduto per un’ora a seguire un episodio, ad esempio, ricordarsi dei nomi associandoli a un volto (e quindi, ricordarsi poco di nomi secondari visti per pochi secondi), e così via

14. Lady Stoneheart

Questo è invece un punto presente nel libro ma non nella serie, perché è stato tolto. Catelyn grazie al sacrificio di Lord Beric Dondarrion torna a vivere come un cadavere ma è molto più vendicativa e bastarda. Nei libri l’ultimo punto di vista di Jaime termina con Brienne che, per aver salva la vita, lo porta al cospetto di Catelyn per essere giustiziato. Non si sa altro. Dubito sinceramente che Jaime possa morire così e in maniera così annunciata, tantomeno Brienne. Siccome non è ancora uscito il sesto libro è difficile capire se questo possa essere un miglioramento o meno ma bisogna porsi dalla prospettiva degli showrunner: un prodotto filmico deve utilizzare elementi concentrati utili, il più possibile chiari a tutti. Nei libri sono presenti un’infinità di dettagli, da Daenerys che viene vista perdere un sandalo a dorso di Drogon a Davos che conta le oscillazioni di un lampadario. Sono inserite per dare un contesto maturo, variegato e realistico fatto di minuzie, e nei libri funziona, in una serie sarebbe solo un perdersi in quisquilie perfettamente inutili con grande perdita di tempo a schermo. Questi due elementi mi fanno propendere per una teoria, e sarà il tempo a darmi ragione: Stoneheart è stata inserita nei libri come diversivo e allungamento per tenere buoni i fan dopo le nozze rosse e sperare in una vendetta ma questa non ci sarà, o sarà compiuta da Arya. O Catelyn la aiuterà morendo, o è probabile, come tradizione da trono, che muoia in una maniera blanda per qualche sciocchezza. Se gli showrunner non hanno inserito questo personaggio e queste scene è perché nei libri non portava a niente di concreto o significativo, o lo faceva con un giro assurdo che ci hanno risparmiato. Tutte le altre scene significative sono state inserite, migliorate o parzialmente modificate, dubito che si sarebbero privati di un nozze rosse 2.0 o di un Hold the door se questa scena fosse stata tale. Però, ancora una volta, sono supposizioni.

E’ bene non eleggere mai un “vincitore” in queste diatribe, sebbene anche io parli di miglioramenti mi riferisco sempre a quelli nell’ambito cinematografico: un libro funziona bene così, una serie non funziona come un libro, ergo è un miglioramento limare alcune cose o toglierne altre.

Stagione 1

Stagione 2

Stagione 4

Stagione 5

Stagione 6

Stagione 7

Stagione 8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passo 6: Come valuto un’opera

<<Lo studente più smanioso Confucio lo trattiene. Lo studente più timido Confucio lo esorta.>>

<<Rendere forte il discorso debole, rendere debole il discorso forte.>>

Queste sono solo alcune delle “regole d’oro” che seguo quando mi approccio a un’opera cercando di evitare giudizi personali. La prima si riferisce al metodo Confuciano il quale prevedeva una “via di mezzo” delle cose, non esagerare mai in nessun senso, che ricorda anche il “In medio stat virtus“. La seconda frase è invece derivata dalle concezioni sofistiche, per quanto in realtà io odi i sofismi. Mi trovo semplicemente d’accordo con questo modo di vedere bilanciato e riflessivo e che in realtà credo sia anche un bel po’ scontato. Con queste intendo dire che, se qualcuno mi fa notare il cielo, io gli parlo della terra, e viceversa. E’ qualcosa di innato e istintivo in me, prima ancora che dar ragione a qualcuno mi sento moralmente obbligato a fargli notare i contro del suo discorso, e viceversa i pro del discorso che osteggia. Questo a sua volta non si traduce in una mia automatica aderenza ad uno dei due discorsi ma ad un distacco critico: quando io stesso devo decidere cerco di farmi presente pro e contro di una cosa e vale per quasi ogni aspetto della mia vita. Quando si parla di opere in generale provo un certo fastidio nel vedere alcune opere elevate, spesso totalmente a discrezione, a “migliori” di altre, spesso sconosciute o non capite. I miei discorsi, allora, non vengono capiti di riflesso, vengo trattato come un tafano che cerca solo di dar fastidio, troppo ignorante per capire che Il Signore degli Anelli sia meglio di Twilight o di Licia Troisi. Ed è questo il punto nodale di gran parte del mio discorso: tutto questo bisogno di eleggere un superiore non l’ho mai avuto, non l’ho mai sentito. Indicare un “migliore” per me è completamente senza senso: parliamo di elementi oggettivi? Parliamo del messaggio finale? Delle caratterizzazioni? Dei temi trattati? Del pubblico cui si rivolge? Delle vendite? Della critica specializzata? Dell’apprezzamento dei fan? O forse intendiamo dire che un “migliore” vince in tutti questi aspetti, sempre, per chiunque, in ogni momento?

E’ una visione delle cose veramente manichea e miope che non posso fare mia. Motivo per cui continuo sempre a far notare pro e contro di qualsiasi cosa, a me stesso in primis.

Tempo fa scrissi un articolo intitolato “Elementi di Critica” in cui, con una piccola bibliografia, parlavo di alcuni concetti che utilizzo in genere per valutare un’opera, elementi di regia, linguistici, semiotici, e così via.

Non ho mai approfondito però cosa rappresenti per me la critica, o lo avevo solo accennato. Comincio col farvi una domanda.

Una persona a voi sconosciuta è impacciata quando si tratta di parlare ma è in grado di dare tantissimo amore quando è con chi ama.

Ora ditemi, questa persona è ottima o pessima?

Immagino già le vostre facce atterrite. Come si fa a distinguere una persona con soli due elementi, che magari sono filtrati da terzi, e che senza contesto non dicono assolutamente nulla?

Questo è un primo indizio su come io valuti qualsiasi tipo di opera, ed anche in parte il fastidio che provo quando leggo grossolanità nel giudicare un’opera a partire da pochi elementi fuori contesto.

<<Il trono di spade fa pena, perché è solo sesso e splatter>>

<<La trilogia prequel di Star Wars fa schifo a causa di Jar Jar Binks, la prima invece è insuperabile>>

<<Kick Ass è un capolavoro, perché è simile a Watchmen>>

Queste solo alcune delle frasi riassuntive che mi tocca leggere in giro per l’internet e anche se non sono sempre fan di qualcosa, dà davvero fastidio sentire tanta superficialità. Ma anche volendo ammettere che qualcosa è “Ottimo” o “Pessimo”, cosa significa? Che l’hai paragonata con ogni singola opera esistente, sotto tutti i punti di vista (sonoro, grafica, sceneggiatura, tratto, approfondimento dei personaggi, lore, ecc) e quell’opera ha perso su TUTTI i fronti?

Chiaramente è impossibile, perché talvolta si arriva a certe conclusioni del tutto illogiche, arbitrarie, e non supportate da nulla.

<<Il signore degli anelli è meglio di Harry Potter>>

Cioè? Cosa dovrebbe significare una frase così vaga e generica? Come fate a paragonare due temi musicali principali, o due argomenti così diversi, o personaggi così distanti?

E’ per questo motivo che tratto ogni opera, almeno inizialmente, come se fosse una persona. Se una persona ha un difetto (è timida, impacciata, incapace a far qualcosa) non vuol dire che sia una pessima persona. E viceversa, il fatto che abbia un pregio su tanti (sa cucinare benissimo, prende sempre 30 agli esami) non vuol dire che sia una persona eccellente. Questo perché le persone sono complicate, sono una convergenza di flussi indistinti dei quali talvolta non conosci la provenienza e la destinazione, e tu sei lì ad ammirare questo gorgoglio indistinto sulla base degli strumenti che hai a disposizione sul momento. A patto che non ci siano pressioni sulla scelta (ad esempio, devo scegliere un buon insegnante per una classe. Non prenderò quello che mi ha preso voti scarsi a tutti i test di ammissione, prenderò il migliore disponibile) le persone NON sono giudicabili.

E apro una parentesi per chiuderla immediatamente: è ovvio che quando una persona commette un illecito vada giudicata sia sul piano morale che su quello legale, io con “giudizio” non intendo questo, al più mi rifaccio a tutte quelle persone che puoi incontrare per strada, di sfuggita, amici di amici, e delle quali sai poco o niente.

Un altro strumento intellettuale che uso in genere è paragonare le opere ad attrezzi di vario tipo.

Se devo passare una serata romantica col partner magari non punterò su Salvate il Soldato Ryan per quanto mi piaccia e per quanto sia famoso e rinomato. Allo stesso modo se ho voglia di spegnere il cervello non giocherò a Life is Strange, non leggerò Death Note ma magari giocherò a Call of Duty.

Se il martello non fa il lavoro del cacciavite non vuol dire che il martello sia inutile, solo che svolga una funzione parzialmente diversa.

Tocchiamo con mano un caso su cui è aperta una polemica da un decennio. Twilight. O le 50 sfumature, se preferite. Così odiati, così repellenti, così brutti. E’ chiaro che le persone in questo caso stanno commettendo lo stesso errore che io contesto, magari paragonando queste opere IN TOTO a Harry Potter, Il Signore degli Anelli, o che so io al Titanic. Questo è profondamente sbagliato da un punto di vista analitico, significa criticare il martello perché non fa il cacciavite, o criticare una persona brava in matematica ma scarsa in italiano per non sapere fare i temi.

Twilight è un’opera indirizzata ad un pubblico ben preciso di ragazze e adolescenti che ancora coltivano il sogno segreto del pirata/cavaliere nero che le rapisca e che cambi in meglio per lei, al fine di inserirsi in società. Non facciamo finta che tutto ciò non esista, presso il pubblico femminile più giovane (e non solo) è qualcosa che attrae, e ne va preso atto. Si può stare a criminalizzare quanto vogliamo l’aspetto estetico (ragazzi sempre a torso nudo) o puerile della sceneggiatura, la scrittura svogliata dei dialoghi e tanto altro ancora, ma questo significa solo che in quell’opera/persona/attrezzo stiamo cercando la cosa sbagliata.

Quello è evidentemente un film da condividere con le amiche 15enni tue coetanee, o un sogno proibito da difendere dagli hater, perché a te piacciono vampiri e mannari e non pirati, alieni e altro. Non dimentichiamoci che pressoché ogni gusto o hobby è criticabilissimo.

>I videogame ti impediscono di giocare all’aria aperta (ma magari spingono sul fattore sociale se giochi online)

>Collezionare figurine e carte da gioco è dispendioso (ma le carte un giorno potrebbero avere il decuplo del valore originario)

>Fare sport aiuterà anche il fisico ma non il cervello (ma non è un buon motivo per non farlo comunque!)

Pensiamo a The Shape of Water che ultimamente ha anche vinto come miglior film agli oscar. L’apprezzamento generale indica che questi temi di sentimenti e sesso verso esseri strani e mostruosi è comunque molto gradito, si può contestare la forma, il messaggio, il mostro di turno, ma quell’elemento c’è, e rimane, e ogni opera in tal senso si configura come un diverso strumento. The Shape of Water magari va bene per un pubblico già più adulto e maturo, Twilight per un pubblico leggermente più giovane; il primo va bene se ti piacciono sirene e tritoni, il secondo mannari e vampiri. E che dire di Inuyasha, dove sostanzialmente le lettrici morivano dietro a un cane demone?

In tal senso io non mi prendo neanche la briga di rispondere a quelli che “X è migliore di Y, elemento scelto a caso che decido io”, un conto è esprimere il proprio dissenso ricordando che, secondo i propri gusti, un film/libro è proprio orrendo. Può capitare di paragonare pere e mele, e se a te piacciono le mele hai tutto il diritto di farcelo sapere. Diversamente se credi che avere un determinato colore, consistenza o dolcezza sia una discriminante sensata e oggettiva per decidere cosa sia meglio tra mele e pere.

<<In sostanza stai dicendo che quando giudichi e valuti mantieni l’idea del relativismo etico e culturale. Ma la critica specializzata esiste, se un film su tutti i siti di critica ha preso 1 stellina su 5, come The Room, e un altro è apprezzatissimo ovunque, come Mad Max Fury Road, qualcosa vorrà dire?>>

Questo è un discorso sensatissimo, grazie misterioso estraneo che mi somiglia per aver posto la domanda.

Bisogna tener conto delle convenzioni. La critica è convenzione. Io ad esempio odio gli inglesismi usati a random nelle frasi, talvolta mi incazzo coi recensori che usano “feature” al posto di “caratteristiche”, o “droppare” al posto di “far cadere, rilasciare”.

Però mi rendo conto che è una convenzione, è dura da combattere e mi sono ritrovato, per comodità di comunicazione, a usare certi termini pure io, prima ho volutamente usato “Lore”. Figurarsi poi parole come “gunplay” (“Gioco con le pistole? Sistema di sparatutto?”)

Tornando al nostro discorso, i critici sono spesso tenuti ad elargire voti e ad assegnare premi, questo concorre a creare un ambiente competitivo sano (in teoria) in cui ciascuno dà il meglio di sé per emergere. Questo però crea alcuni problemi, che determinate cose vengono date per scontate a scapito di altre. Ad esempio, l’innovazione è sempre preferibile, ed elemento positivo, rispetto ad una narrazione conservatrice.

Ma ci si dimentica che il ripetere alcuni concetti è in realtà alla base del nostro pensiero. Siamo costantemente alla ricerca di conferme nella nostra vita e le opere traducono i nostri bisogni. Pensate alla Bella e la Bestia, è vero o no che bisogna essere belli dentro e non fuori? E’ vero o no che l’amore deve essere sincero e puro e non dettato da interessi?

Pensate anche ai film d’azione più classici, è vero o no che il protagonista deve vincere sul male?

In questo modo si crea un ambiente “giusto” e accettato da chiunque ma “saturo”, così chi devia viene preferito. Pensate al trono di spade, che negozia quanto detto prima: è vero o no che il protagonista (o il bene) deve vincere sul male? No, affatto.

E’ vero o no che una storia deve finire a lieto fine? No, per niente.

Allora scatta il meccanismo interno: se questa cosa contraddice il sistema, allora è quella giusta. No, perché in realtà sono giuste entrambe, a diversi livelli a seconda del contesto, si passa se no da un estremo all’altro, fino al momento in cui quello nuovo diviene la norma, e viene poi smentito da una nuova tipologia che diverrà anti-sistema e così via.

La presa di posizione dei buoni sentimenti contro il nichilismo moderno! 

Il caso di The Room poi è eclatante perché giusto in questi giorni gira il nuovo film con James Franco che prende ispirazione da quella storia e ne fa un espediente comico, dimostrandoci che anche quella bruttura poteva avere uno scopo: far ridere, fungere da metro di paragone negativo. Non l’ho trovato comunque così pessimo, se ripenso alla totalità delle telenovela che ho visto di sfuggita.

La telenovela non è assolutamente considerata al pari di una serie tv, sebbene tecnicamente lo sia, perché ha determinate qualità che per convenzione sono scartate: temi romantici trattati in maniera blanda e superficiale, ripetizione di concetti, valorizzazione della donna e della famiglia, presa di posizione contro l’adulterio, e così via. Ma anche se sono concetti melensi, ripetitivi e stantii, svolgono l’importante funzione di confermare le aspettative delle persone. Guardare una telenovela o leggere un Harmony significa già sapere cosa aspettarsi, non avere suspance eccessiva, essere sicuri di un lieto fine o di una storia amorosa leggera che non rubi tempo.

In sostanza per me ogni opera è a sé, serve a comunicare qualcosa a qualcuno e in questo sta la sua quint’essenza. Non è detto che io ricerchi l’innovazione ad ogni ora della mia vita, per quanto io possa apprezzarla in altri momenti. Le nostre vite sono scandite dal momento di “novità” e da quello di “ripetizione” che ci conforta e ci rassicura, e in parte ci normatizza.

E’ chiaro che non andrò mai a dire che Don Matteo sia meglio di Fury Road, perché semplicemente non è nelle mie corde. Uno non l’ho mai guardato, l’altro lo trovo stupendo, riconosco che tutti e due hanno il loro scopo di esistere, per qualcuno. E se mi venisse chiesta la preferenza, ovviamente risponderei per me. Chi ha studiato un minimo di Cinema si sarà poi accorto che molte opere uscite in sordina sono poi state apprezzate anni quando non decenni dopo, trovando sfumature di significato e profondità che mai ci saremmo aspettati, semplicemente perché qualcuno se ne è occupato.

Anche il cinema trash in un certo senso è difendibile: il fatto che comunque il pubblico continui a guardarlo significa che non è minimamente interessato alla qualità di un film, e non parlo solo dei Vanzina o di Boldi-De Sica ma anche di film volutamente trash come Machete e Planet Terror. Allora si sta usando il criterio sbagliato ad accostarli ad altri capolavori “seri”, vuol dire che andranno paragonati ad altri titoli a loro affini se proprio lo si deve fare. Ma anche questi film smuovono capitali, portano le persone al cinema, intrattengono e fanno discutere. Quindi all’atto pratico la differenza tra qualità/non qualità -che comunque rimane un termine generico astratto che non significa granché- dov’è? Che uno fa in un modo, l’altro in un altro modo, con tutte le differenze del caso, le stesse cose.

Si potrebbe dire che il messaggio profondo di Matrix o V per Vendetta rimanga a lungo nel tempo a differenza di un peto di Boldi, ma si sta ancora una volta usando un elemento totalmente arbitrario. Girandola, potremmo dire che Matrix e V per Vendetta sono film che non rappresentano affatto il cittadino comune nella propria mediocrità, e che quindi siano distanti dalla realtà più di un film trash. Dove sta scritto che il primo paragone sia corretto, e il secondo no?

La filosofia cambia il mondo ma il mondo è fatto di cittadini comuni. Nella mia visione delle cose non puoi elevare uno, decidendo che sia “elevato” e affossare l’altro, decidendo che sia “volgare” perché è semplicemente convenzione. Lo si fa perché tutti lo fanno, tutti lo capiscono se lo fai, ma dal punto di vista obiettivo e analitico è profondamente sbagliato. E attenzione: la mia posizione non è dire che non si debba avere una posizione personale, lo ripeto! Non è sostituire la critica mondiale con qualcosa di vacuo e relativo.

Però, se ci tenete a comprendere veramente le cose nel profondo, questo secondo me è il sistema migliore. Funziona tanto con le persone quanto con gli strumenti della vostra cassetta degli attrezzi.

 

Analisi critica: Dragon Ball

Il pezzo da 90, quello che è sulla bocca di tutti da…sempre, da quando esiste. Nelle discussioni sui forum e sui social l’argomento passa dai nuovi picchiaduro della saga, alla canonicità di alcune scene e filler, fino al discusso Dragon Ball Super di recente pubblicazione. Alla luce di questi dati viene facile comparare DB ad altre opere coeve che però non sono altrettanto discusse dalla massa, o non hanno avuto le stesse rappresentazioni videoludiche e/o animate. Il mio articolo parte da qui allora, cercare di capire che cosa sia Dragon Ball, cosa abbia rappresentato per i ragazzi della nostra epoca e che cosa rappresenti ora, cercando di evitare a slalom tutti quei discorsi un po’ farraginosi su cose canoniche e non canoniche che per me hanno valore zero, ma ne parlerò in un altro articolo apposito.

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La prima saga di Dragon Ball nasce come molto simile ad Arale: gag, rotondità nello stile di disegno dei volti e dei corpi, bambini fortissimi che sembrano essere una costante in Toriyama, robot, geniali inventori, storie simpatiche e scorrevoli.

Come tutti sanno, poi, la storia era chiaramente ispirata a Viaggio in Occidente, uno dei grandi classici della letteratura orientale, ripresa a sua volta da Saiyuki (si riconosce perché c’è uno scimmiotto, un kappa, un maiale). E lo stile voleva mantenersi sul comico ma il cambio progressivo dei collaboratori di Toriyama lo portò a modificare, da saga a saga, alcune tematiche dell’opera. Così lo stile rotondetto e rassicurante delle forme comincia a divenire duro e squadrato, muscoloso. I nemici da nemesi simpatiche e cialtronesche cominciano a uccidere e a dimostrarsi fatali. I protagonisti stessi, cosa rarissima per i manga di quell’epoca, cambiano in corso d’opera e crescono, perché Toriyama voleva concentrarsi di più sui combattimenti e sui tornei, che già in Arale avevano avuto un discreto successo di pubblico, e un protagonista sviluppato, adulto e forzuto funzionava meglio.

Questi alcuni dei motivi della apparentemente ingiustificata virata che in realtà fu parecchio apprezzata dal pubblico, motivo per cui oggi ad avere un gran numero di discussioni, teorie e seguiti è Dragon Ball e non Arale. Allora il motivo del suo successo è da ricercarsi qui, in questi cambiamenti e nella serie Z in particolare.

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Tanto per cominciare, già a partire da Al Satan / Grande Mago Piccolo i toni cominciano a farsi più seri e brutali, tanto che la saga precedente termina con la morte di uno dei protagonisti, Crilin, e con una parabola discendente in cui i personaggi più forti e addirittura lo stesso drago vengono sconfitti o uccisi. Un cambio drastico considerato che nella serie Goku era sempre riuscito in qualche modo a vincere e a prevalere, anche contro lo spietato killer Tao Bai Bai che lo aveva inizialmente sconfitto. La cosa è importante perché dimostra la spietatezza dei nemici da una parte, la perdita di speranza dall’altra. I poteri dei nemici sono sottolineati da CHI riescono a uccidere e da COME. Sappiamo che Crilin a quel punto della storia è poco meno forte di Goku, per cui la sua uccisione ci dice questo: c’è qualcosa o qualcuno di più forte di Crilin, quindi forte quanto Goku o più, capace di fare questo. Ed è allora che il lettore comincia a paragonare i livelli di forza e capacità al fine di trarre ipotetici parametri con cui identificare il vincitore prima della battaglia, questo sarà poi il nucleo di tutta l’opera ma che fino ad ora era limitato ad alcune azioni come la Kame hame ha, saltare molto in alto, spaccare rocce, sdoppiarsi e così via.

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Secondariamente, la discussa crescita del (dei) protagonista(i). Non era molto usuale ma proprio per questo era una cosa unica e caratterizzante, dimostrava un mondo con dei personaggi che soffrono lo scorrere del tempo, un mondo vivo e realistico.

Dragon Ball inizierà poi a diventare ancora più serio con l’arrivo di Raditz / Radish confermando quanto dicevo prima: la morte di un personaggio forte fa estremamente paura al lettore, perché sa cosa aspettarsi dal nemico. In questo caso sappiamo diverse cose: Raditz è più forte dei due guerrieri più forti del mondo (Goku e Piccolo) se presi singolarmente. Infatti saranno costretti a lottare insieme. La cosa non basta, onde per cui Goku dovrà sacrificarsi e questo, anche se siamo rassicurati dalla presenza delle sfere, è atroce: muore il protagonista di una serie basata sul combattimento. Se non c’è lui a difendere la terra chi potrà farlo? Anche questo elemento è permesso dalla “magia” delle sfere, non è certo una novità, ma assistiamo a qualcosa che non era mai stato mostrato, un personaggio così forte da eguagliare Goku, che racconta che i suoi compagni sono di molto più forti di lui. E questo darà il la ai soliti allenamenti, e la morte di Goku si rivelerà un abile escamotage per favorirne uno ancora più utile dei precedenti, il tutto collegato in maniera molto intelligente.

Lo scontro coi Saiyan ancora a oggi è secondo me se non il migliore uno dei migliori in assoluto perché mantiene altissimo il livello di tensione: Senza Goku c’è solo Piccolo a difendere la terra, i compagni di Goku riescono a malapena a badare ai nemici e cadono uno dopo l’altro. Una mattanza simile sarà riproposta solo in fuori campo nella saga di Majin Bu mentre qui assistiamo alla morte di personaggi principali uno dopo l’altro, nessuna di queste ci viene risparmiata. Si ha proprio la sensazione di pesantezza e di impotenza; nessuno dei saiyan cade prima dell’arrivo di Goku. A quel punto Nappa servirà per farci capire il nuovo livello di forza di Goku: un personaggio che ha ucciso con facilità i suoi amici viene surclassato da una nuova abilità chiamata Kaioh Ken, questo vuol dire che le nuove capacità di Goku arrivano almeno fino a qui.

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Per poi cominciare quello che è il duello più intenso e magnetico di tutta la saga tra Goku e Vegeta che allora proprio non voleva saperne di andare al tappeto. Viene sfruttata ogni sorta di strategia, di trucchetto, di trasformazione allora possibile, Goku cede ancora una volta senza morire, e il lettore si ritrova di nuovo nel panico perché sa che dopo la sua morte non c’è veramente più niente a proteggere la terra, siamo all’ultima barricata del genere umano e la scena fa trasparire ognuna di queste sensazioni.

Da qui in poi DB diverrà piuttosto classico, con una struttura che varierà di poco da saga a saga pur mantenendo le sue caratteristiche principali:

-Problema da risolvere (morte di un amico, minaccia incombente, necessità di un desiderio)

-Presentazione dei nemici e di eventuali alleati

-I nemici vengono sostituiti da altri molto più forti

-I protagonisti devono potenziarsi

-Scontro finale: in genere il nemico si potenzia e si trasforma, e così qualche protagonista. Uso di qualche tecnica speciale/nuova per batterlo.

La saga di Freezer è anche una delle più importanti perché si assiste alla trasformazione in super Saiyan, una delle cose più amate e apprezzate dai fan; nonché ad uno degli scontri più lunghi e sofferti in assoluto (specie se si contano gli episodi dell’anime ad esso dedicati). In realtà il senso di oppressione non si sente molto come nella saga precedente, questo perché in realtà muore solo Crilin verso la fine e perché Vegeta è un alleato, la squadra Ginew viene annientata relativamente presto e l’unico vero osso duro è Freezer che fa il bello e il cattivo tempo per la parte iniziale dello scontro ma uccidendo solo Dende, relativamente poco conosciuto fino ad allora. Da lì lo scontro con Goku è favorito dal fatto che Freezer cerca di combatterlo senza impegnarsi, o senza usare le braccia, fino al momento clou in cui si trasformeranno.

La saga dei Cyborg mostrerà un po’ il fianco inserendo alcune perplessità come i viaggi nel tempo di Trunks: ad esempio, Trunks stesso sa di non poter cambiare il proprio futuro ma dice di volere un futuro diverso dal proprio, anche se in una dimensione parallela. La cosa non ha senso dato che priva della propria forza il proprio mondo. I Cyborg 17 e 18 inoltre sono umani di base, con delle parti meccaniche nel cervello e altre che gli consentono energia illimitata e aura nascosta. Ma anche avendo questa capacità, e presupponendo che ad un aumento di energia corrisponda un aumento di potenza e velocità, sono pur sempre umani. Questo vuol dire che, se riescono a tener testa a Goku e Vegeta super saiyan, un essere umano scienziato è riuscito, non si sa come, a replicare una potenza straordinaria e ineguagliabile in laboratorio, in relativamente pochi anni, quando prima l’esercito del fiocco rosso a malapena costruiva enormi mecha d’assalto e basta.

Insomma, il livello dei combattenti è sempre stato piuttosto relativo in ogni saga (anche Gohan che si riprende nello scontro con Freezer e dimostra di passare dal livello Ginew a quello di Freezer, anche se per un solo lasso di tempo), ma qui si fa sentire parecchio. Anche il livello di C16 che eguaglia quello di Cell forma 1 lascia interdetti ma ciò che conta è comunque lo scontro in Dragon Ball, e questo viene favorito dall’orgoglio di Vegeta e dall’impotenza di Trunks nel fermarlo. Lo scontro finale dovrebbe prevedere un torneo ma in realtà vedremo solo Goku e Gohan e una fase finale caotica in cui la lealtà dello scontro verrà meno. Si sfrutta il potere nascosto di Gohan e Cell viene sconfitto ma non prima di portare a casa qualche punto: viene ucciso Goku, così da non farlo più resuscitare, far spazio a Gohan come protagonista (altro evento eccezionale ribadito nel manga), e viene ucciso Trunks, che comunque può resuscitare senza problemi.

Dragon Ball nella saga di Cell dimostrava già che l’importante non era la coerenza o il realismo ma lo scontro, ed è sempre su quello che si è focalizzato e che molto probabilmente il pubblico ha apprezzato. Non ha alcuna importanza il realismo in un anime di combattimento con delle resurrezioni magiche ma questo significa anche che non è veramente possibile predire nessun livello di forza, essendo sostanzialmente dati dal caso o dalla situazione. Il lettore avverte solamente in maniera indicativa il livello di forza dei personaggi, senza avere gli strumenti certi per decidere o valutare.

La saga di Majin Bu ha un lungo preambolo ed elementi molto toccanti come le scene con Mister Satan e Bu, la morte di Vegeta o la distruzione del palazzo del Supremo / Dio, che era sempre stata la base intoccabile dei protagonisti, come una batcaverna. Per aumentare il senso di epicità e di sconforto vengono uccisi tutti sulla Terra, compresi tutti gli amici dei protagonisti. Infine, si rivelerà utile il personaggio di Mister Satan, dimostrando che in fondo in fondo le persone che Goku protegge non lo amano veramente ma a lui non interessa, lo fa lo stesso. Goku non ha nessun riconoscimento per quello che fa, eppure lo fa, egli è il classico eroe.

Cercando di avere una visione globale, sono dell’idea che Dragon Ball sia diventato un successo inizialmente per i motivi elencati. Poi, successivamente, ad essi se ne sono aggiunti sicuramente altri: nuove trasformazioni, nuove serie, i videogame e così via.

Come ogni shonen propone una costante ricerca dei propri limiti col relativo superamento degli stessi, presenta un protagonista leale che ricerca la sfida onesta come in uno sport agonistico e in più è una storia di fantascienza che ha anche l’elemento magico: in un certo senso sono le piccole cose come le astronavi, i pianeti, gli alieni ad aggiungere quel senso di “sconfinato” in Dragon Ball, fatto di universi paralleli, di divinità dei mondi, morti-non-proprio-morti sfruttate come allenamento e così via. Dragon Ball inoltre “inventa” alcuni concetti come il senzu, la medicina magica che ristabilisce immediatamente, e inventa uno stile molto caratteristico per le armature dei Saiyan o per i vestiti dei demoni, con quei calzari particolari. Anche le fusioni in genere indossano fasce e abiti molto orientaleggianti.

Il senso di oppressione in alcune saghe viene poi azzerato dalle sfere del drago che riescono a resuscitare tutti come una sorta di deus ex machina, perché ancora una volta non è importante il punto di arrivo ma lo scontro, il viaggio per arrivare fin lì, le motivazioni dei protagonisti. In tal senso le sfere agiscono un po’ come farebbe un reset di un videogame: si gioca e ci si scontra, forse qualcuno muore, ma alla fine torna tutto come prima. Siamo stati intrattenuti dalla pura energia dimostrata, non ha veramente importanza lo sfondo narrativo che è anzi un pretesto.

E questo elemento, insieme alla psicologia di alcuni personaggi poco sviluppata, è allo stesso tempo un punto di forza e un punto debole dell’intera produzione: usare la trama come pretesto per le botte permette di spegnere il cervello e concentrarsi solo su quelle e sui protagonisti; la mancanza di personaggi complessi e/o con spessore, dalle motivazioni più influenti del classico “devo essere migliore di lui” permette di concentrarsi solo sui livelli di forza e, volendo, sull’estetica dei personaggi. Vegeta e Piccolo alla fine sono molto simili per quanto riguarda la loro psicologia, sono differenziati per l’appunto dalle tecniche usate, dall’estetica e dai loro livelli di forza, esattamente come un videogame picchiaduro dove non vedi le psicologie dei personaggi scegliendo dal tabellone, ti basi sulla loro estetica (sul loro sesso a volte), sulle tecniche che padroneggi meglio e che ti piacciono di più, e così via.

Dragon Ball è accessibile a tutti, non occorre nessun particolare livello di riflessione per seguirlo e stargli appresso, è fatto apposta per il pubblico generalista ed è sicuramente una mossa vincente. Ma, tornando ai punti deboli, sebbene DB sia ancora oggi molto amato dai fan, scopre il fianco contro tutti quegli eredi di cui è stato precursore come ad esempio Naruto e One Piece, surclassato in quanto il primo aggiunge all’elemento shonen filosofia, psicologia dei personaggi e strategia tattica nei combattimenti, il secondo aggiunge psicologia dei personaggi, scene toccanti e grande qualità narrativa.

Va da sé che potendo scegliere di avere un “di più” non esistono poi tanti motivi per rinunciarvi, se non il fattore nostalgico. Per questo si può sicuramente dire che DB sia famoso, rispettato e omaggiato, ma sul piano narrativo, e in larga parte anche sul versante combattimento, è invecchiato davvero molto male, tanto che le nuove saghe come Dragon Ball super non fanno che ripetere pedissequamente quasi le stesse cose della serie originale e al più inventare nuove trasformazioni grazie a nuovi colori dell’aura, una scelta che purtroppo lascia trasparire che non si vedrà innovazione in DB ma solo un certo grado di riciclaggio di idee, che per quanto possano piacere rimangono sempre al limite del superficiale.

 

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Freezer gold. In un certo senso DB usa le stesse carte vincenti ad ogni partita

 

Infatti, parlando di superficialità, a parte Vegeta e Piccolo va detto che nessuno dei protagonisti o degli antagonisti possiede vere motivazioni per agire. La Terra la difendi…perché sì. La Terra la vuoi distruggere…perché sì!

Perché vuoi essere il più forte, perché non vuoi rivali, ok, ma cosa c’è oltre? Perché non vuoi rivali? Perché dentro di te sei un essere piccolo e inferiore con un malcelato senso di frustrazione?

E tu perché ci tieni a difendere gente che neanche ti ringrazia quando salvi il mondo rischiando la tua vita, la felicità di tua moglie e tuo figlio? Ti rendi conto che la tua ricerca di sfide rende infelici delle persone?

Questi banalissimi ma interessantissimi spunti non sono mai stati veramente approfonditi ed è un gran peccato perché sono sicuro che aiuterebbero tantissimo la serie. DB ha già dimostrato di saper mostrare i “muscoli”, per aggiornarlo e renderlo più gradevole, senza snaturarlo ovviamente, sarebbe davvero molto interessante aggiungere qualcuna di queste tematiche.

Arrivando quindi al succo dell’articolo, ritengo che le scelte vincenti siano queste:

-Passare da una narrazione “bambinesca” a una adulta, con temi adulti come la morte

-La maturazione fisica (psicologica non proprio, ma nel caso sarebbe stata molto gradita) e grafica dei personaggi

-Momenti carichi di suspance e azione, come lo scontro coi Saiyan

-Concatenare le azioni: Goku muore ma la cosa gli torna utile per allenarsi

-L’invenzione di alcune particolarità come le corazze Saiyan, gli abiti della famiglia demoniaca, i Senzu

-Uno stile videoludico. Ovvero basato sul puro scontro, tralasciando ideologie (un antagonista che combatte per difendere la propria razza o la propria famiglia dall’estinzione, ad esempio, comporterebbe uno scontro sul piano ideologico. Questo in DB non capita mai)

-Assenza di temi che potrebbero compromettere l’etica degli eroi (un Goku costretto, ad esempio, a uccidere, o a scegliere tra persone a lui care)

-Ripetizione. La ripetizione di azioni e concetti non è sempre necessariamente un male, talvolta concorre a confermare delle aspettative. Da Dragon Ball io mi aspetto uno scontro fisico, non uno scontro dialettico alla Death Note. Se inserissero una cosa del genere potrebbe spiazzare molti nelle loro aspettative (in bene o in male)