Antisessismo: Sì o no?

Si può tranquillamente dire che io sia antisessista anziché femminista, perché mi trovo totalmente d’accordo con la pagina Antisessismo quando scrivono articoli con tanto di riferimenti pronti a demolire teorie complottiste indimostrate quanto quella del patriarcato, ancora molto diffusa purtroppo in alcuni ambienti femministi. Tra i tanti vi consiglio questo interessantissimo articolo dal loro blog.

Quando ho conosciuto questa pagina credevo di trovarmi di fronte ad una nuova svolta, come lo fu, ai tempi, la scoperta di A favore della sperimentazione animale e del loro blog. Si comincia sempre in un certo modo: si prende un tema controverso e delicato, come può esserlo appunto il sessismo o la questione dei diritti maschili (impossibile non attirare con queste parole gli immancabili risolini di chi non capisce che diritti ancora dovrebbe avere un uomo) oppure quello della SA e si presentano dei forti argomenti, supportati da studi di settore e riviste rinomate e riconosciute, e si contrasta quella visione che fino ad allora era considerata normalissima.

Le donne superiori agli uomini? Ma stai scherzando!!11!

Il femminismo è servito ma ora sta facendo vittimismo spicciolo riesumando lo spettro del patriarcato per comunicare una narrazione stereotipata e manichea? MISOGGENOH

Gli animali hanno meno diritti di noi? BERGONNYA

Sei a favore della SA? ALLORA FALLA SU TE STESSOH

E altre amenità che non sto neanche a commentare. Quel che è importante è che nel mio cuore queste cose fanno breccia, perché oltre a fare informazione alternativa e dare risalto a posizioni di norma sfavorite, è sempre un’ottima occasione per dialogare, crescere e misurarsi. Non a caso ho citato AFdSA, vorrei che vedeste con i vostri occhi il numero di commenti esorbitante SOLO nelle loro Faq (faq oltretutto condivisibili in toto, oserei aggiungere). 239 commenti per ora. E vorrei solo darvi un piccolissimo assaggio di ciò che intendo con dialogare, perché qualcuno potrebbe ancora pensare a del trolling, quando in realtà è proprio vero:

Intervento Animalista:

Bravo, e da chi vai a cercare un parere oggettivo, da uno che ha un piede sulla fossa? Mi spiace, ma questo è puro terrorismo e la domanda corretta è: vuoi tu, persona sana, un farmaco per una malattia che probabilmente manco avrai, che magari hai buone probabilità di evitare con uno stile di vita sano, e che costerà la vita a un numero indefinito di animali senza neanche la certezza di ottenere un risultato? E’ proprio quando è in pericolo la tua vita o quella di un tuo caro che inizi a pensare in maniera irrazionale, questa sarebbe la ‘resistenza razionalista’? Belle argomentazioni, complimenti.

Intervento dell’Admin:

Non mi sembra affatto irrazionale preoccuparsi del proprio futuro, della propria salute e di quella di altri esseri umani. Ogni etica dopotutto comincia da un sentire personale, e passa da un incontro con modi di sentire differenti per terminare in un compromesso accettabile (o in uno scontro, se almeno uno dei due ha preferito la violenza alla ragione). La ragione è uno strumento, non un fine. Inoltre noi non sosteniamo la SA solo per salvare vite. Quella è una delle funzioni, ma ce ne sono molte altre… Il sapere non è MAI qualcosa di inutile, ampliare il patrimonio comune di conoscenze dell’umanità è uno degli scopi più nobili cui uno possa dedicarsi, diceva Darwin. E la sua teoria non ha aiutato a trovare nuove cure, ma ha cambiato comunque la vita di tanti, e gli stessi animalisti vi fanno riferimento per dimostrare che a conti fatti gli animali son nostri fratelli (anche se se la dimenticano quando si fa loro notare che la parentela comporta analogie di struttura e genoma fra le varie specie, e dunque confrontabilità e modellizzabilità). Oppure le neuroscienze, che hanno implicazioni anche nell’ambito dell’informatica, dell’IA, della filosofia della mente. Rinunciare ad accrescere la conoscenza significa rinunciare all’evoluzione spirituale dell’uomo, non solo all’aspirina. Ma questo è un aspetto che si tende colpevolmente a dimenticare

Risposta dell’Animalista:

Il sapere non è mai qualcosa di inutile, ma quando ci va di mezzo la sofferenza altrui bisognerebbe chiedersi fino a che punto ne vale la pena.

Risposta dell’Admin:

Abbiamo già fatto i nostri conti, grazie.

Risposta dell’Animalista:

La vostra matematica è semplice: servono quanti animali servono. I conti è meglio se li lasci fare ad altri. Prego.

Risposta dell’Admin:

Sì, Johnny, come concetto è molto simile. Non intendo infelicitarmi la vita per mettere in salvo qualche topo, che ci servirebbe, quando ne muoiono milioni al giorno per i motivi più futili. Il nostro presupposto etico è che l’animale non valga affatto quanto l’umano, anzi, che non siano neanche comparabili come grandezze.

Prima l’accrescimento del sapere, la cura delle malattie, e perché no, anche alcuni divertimenti come la caccia, per chi la gradisce, o la buona cucina. Le attenzioni restanti, ognuno a propria discrezione e compatibilmente con un minimo di civiltà, le possiamo dedicare alla cura del benessere animale.

E continua con altri commenti molto simili: da una parte parla il cuore e l’emotività, dall’altra il raziocinio. Trovo che non ci sia niente di più interessante e ho letto quei commenti svariate volte per approfondire il pensiero degli uni e degli altri.

Questa introduzione mi servirà per spiegare una cosa dopo.

Ritorniamo alla pagina Antisessismo. Come è normale, non è possibile sostenere al 100% le posizioni di qualcuno. Ricordo ancora l’anno scorso, sotto Capodanno, un admin che condivise questa bufala qua, già all’epoca debunkerata da Butac. Quando qualcuno gli fece notare la risposta di Butac, l’admin in questione rispose, parafrasando:

Non è importante che si tratti di un numero statisticamente irrilevante, anche il disturbo (non la morte) di pochi animali è sufficiente per mettere fine a una cosa simile (i botti, ovvero)

Il post per fortuna è stato cancellato a causa delle numerose polemiche e non si può certo accusare tutta la pagina (o quel che dice) per il pensiero di un solo admin. Certo è che frasi manichee e poco ragionate come questa fanno storcere non poco il naso. Del resto, anche le forti esternazioni di MV sulla pagina di cui parlavo inizialmente sono molto simili, e non venivano cancellate. Ci si passa sopra.

Col tempo però mi sono accorto, seguendo ogni singolo post e tutti i commenti, che molto più spesso non venivano rimossi i post, bensì i commenti, anche pacati, di persone semplicemente non d’accordo. Una testimonianza l’ho letta in questo articolo (a cui hanno risposto) che trascrivo solo nella parte che ci interessa:

Voglio tante cose che vuoi anche tu. Quindi forse invece di prendere la retorica antifemminista di Antisessismo (che mi ha bannata, dopo molta partecipazione e tante discussioni costruttive e dopo che mi sono aperta e informata tantissimo a molte questioni grazie a loro, ferendomi davvero), dovresti pensare ad avere un dialogo serio sulle questioni.

Ho postato un esempio ma in realtà in altre pagine in cui si discute di queste tematiche non è affatto raro trovare commenti come questi:

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L’utente in questione (che è fake, motivo per cui non censuro) ha esposto le sue idee sulla gpa. Le ha esposte in modo abbastanza confusionario e le sue argomentazioni erano abbastanza puerili (ad esempio, sosteneva che la mancanza di dati sugli effetti negativi della GPA non fosse automaticamente una prova dell’effettiva bontà della stessa, un po’ come dire che prima di usare gli OGM dovremmo aspettare di rilevare effetti nocivi, anche se non ce ne sono). Tali contorsionismi che posso capire benissimo quando Antisessismo risponde che bannano per non dover ripetere le stesse cose mille volte e per non leggere sempre le stesse sciocchezze. Questo però non accade solo con chi disturba ma anche con chi semplicemente contesta, argomentando.

Un altro utente stava parlando del Revenge porn, tema molto sentito e molto caldo. Aveva scritto che è di fatto illegale, e non si discute, però aveva anche posto l’accento sul fatto che tradire una persona, prendersi gioco dei suoi sentimenti, ferirla in amore NON è illegale. C’è uno squilibrio tra chi può ferire e chi non può rispondere alla ferita, che scaturisce in azioni socialmente deprecabili ma umanamente comprensibili come quella del RP. Tutti si immaginano il fidanzato stronzetto che condivide con gli amici le foto della ex, mai nessuno pensa però che quel ragazzo era sensibile e sia stato tradito e il suo cuore spezzato da quella stessa ragazza. In effetti come pensiero è ineccepibile: se vieni tradito non è che te ne stai con le mani in mano se ci tenevi. Cerchi di fare qualcosa (anche molte ragazze ammettono di aver rigato l’auto dell’ex, ad esempio, non è una cosa solo maschile, occhio!) come puoi e il minimo che io da esterno posso fare è non puntare il dito. Mi fa schifo ad esempio che tutti notino l’atto finale delle foto su internet ma nessuno si interroghi su come mai ci siano finite, se forse lei avesse potuto lasciarlo prima di tradirlo, o avere più delicatezza, et similia.

Insomma, un discorso molto più complesso di come lo presentano oggi molte persone e gli stessi Antisessisti. Risposta? Ban.

Non c’erano insulti, non c’era trolling, un semplice discorso che cercava di affrontare la questione senza sensazionalismi di sorta. Per come la vedo io è un discorso ragionevole tanto quanto dire che i drogati non sono mostri ma persone umane con problemi alle spalle, o omicidi e stupratori persone il cui passato spesso nasconde abusi e traumi. Io cerco sempre di astrarmi e di immedesimarmi in chiunque per provare a capire perché fa quello che fa e, posto che la legge si rispetta, la legge non può contemplare tutto e non è moralmente accettabile che tra due ipotetici stronzi se ne demonizzi solo uno. Proviamo a contestare anche chi tradisce, non solo chi si vendica, e magari queste cose cesseranno da sé.

E’ chiaro che il messaggio che questa pagina manda, a differenza di quella sulla SA che tanto ho apprezzato, è che se si trova davanti commenti scomodi, o che la mettono in crisi, o semplicemente stupidi, non lascia correre ma censura. E’ anche indicativo il fatto che sul loro blog ci siano pochi commenti.  Sicuramente è possibile che la questione del sessismo non attiri quanto la causa animalista, però mi chiedo se anche lì non ci sia censura preventiva anche contro commenti che portano effettive argomentazioni e punti di vista diversi. Sulla loro pagina fb è raro infatti imbattersi in flame o discussioni accese (per lo più si trovano scambi di battute tra gente già convinta che deve solo smussare gli angoli), tanto che si percepisce un’aria di ovattata sicurezza molto simile ad alcune pagine femministe o vegane estremiste in cui al primo commento fuori posto sei fuori. Non un bel clima in realtà per discutere, e soprattutto non mi dà l’idea di volersi mettere in gioco. Queste sono le idee che mettono sul tavolo, e quelle sono. Non si cambia niente. Se ti piace mangi, altrimenti fuori. Azz.

Di sicuro stiamo parlando di minuzie, perché in mezzo a tanta merda social, questa pagina anche così è un toccasana. Però spiace vedere questo comportamento.

Pochi giorni fa un admin esordisce con questo post:

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Le accuse alla pagina Il redpillatore sono abbastanza gravi mi sembra, e se anche fossero accuse solo alla “teoria”, visto che non sono supportate dalla pagina del Redpillatore, avrebbe giovato far notare che non tutti condividono questa visione fatalista. Addirittura di settarismo, “conta solo il bel faccino” e soprattutto asserisce che le uniche soluzioni proposte siano la chirurgia e il suicidio. Cose che a leggere le faq in realtà non sono scritte proprio da nessuna parte. L’admin sembra contestare polemicamente sulla base della propria ininfluente esperienza (quella dell’amico), senza di fatto provare niente di quanto dica. Non c’è un solo link che aiuti a capire a cosa o a chi si stia riferendo in particolare e, in mancanza di quelli, è legittimo che chi invece segua anche solo una parte della teoria si senta messo in mezzo. Anche se alcune cose della pagina Redpillatore non sono chiare e non mi trovano d’accordo (ad esempio creare una scala oggettiva di bellezza, che ancora non ho capito che parametri usi) ci vogliono prove molto forti per accuse altrettanto forti. E invece, come sempre capita quando li si contesta, ti rispondono in pagina, nei loro stessi commenti:

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Il commento dell’admin parla di “Eugenetica”. Noi non possiamo sapere cosa effettivamente abbia scritto l’utente, certo è che non demolisci una posizione con la reductio ad hitlerum. Anche perché sempre sulle faq trovi scritto:

La centralità della genetica nel determinare la qualità della vita di una persona e, di conseguenza, l’importanza di fornire ai propri figli (qualora si decida di averne) la migliore genetica possibile.

Scritta con queste parole quasi asettiche l’ignorante potrebbe capire “dobbiamo dare la precedenza agli ariani” ma chi ha un minimo di basi di logica e studio del pensiero capisce bene che in realtà si parla appunto di fornire i migliori strumenti ai figli e a chi ci succederà. Ma questo pensiero è banalmente sottinteso nella vita di tutti i giorni. Quando il lavoratore sottopagato non fa figli perché sa di non poter garantire un futuro ottimale al figlio sta facendo praticamente la stessa cosa. Anche due genitori che rischiano di avere figli con l’anemia mediterranea, e consci di questo mi auguro ci pensino bene dieci volte prima di figliare. Lo stesso vale anche per chi sa di poter avere figli con problemi di varia natura. Anzi, è egoistico il discorso opposto, spesso di matrice cattolica: far comunque nascere un bambino, anche se vivrà nella povertà, o con un arto in meno, o attaccato ad un respiratore, solo perché è “comunque vita”.

Per quanto si possa giocare, come fa l’admin, con le parole “eugenetica” e “nazismo”, in realtà dimostra gli stessi spunti manichei di quando quell’altro condivise la bufala dei botti di capodanno con argomentazioni debolissime. E bannando, senza metterti in gioco, senza demolire un pensiero come quello che sopra ho appena espresso (che mi sembra molto condivisibile, e non mi reputo né nazista né eugenetista) fai la figura di chi non ha alcun vero argomento da contrapporre.

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L’admin poi continua su una scia che, credo, nessuno dall’altra parte avesse intrapreso. In effetti non ho mai letto di proposte di suicidio o di chirurgia, anzi. Postare un esempio o uno screen avrebbe sicuramente giovato perché così rasenta la polemica più sterile. L’admin non sta demolendo una teoria o un pensiero, sta semplicemente dialogando con se stesso con l’idea che si è fatto sulla base di quel poco che deve aver visto/capito. Se sono precisi e puntuali a smontare alcune teorie femministe, va detto che qui non c’è la stessa precisione che ci si aspetterebbe.

C’è in effetti uno screen fatto che può essere interessante vedere:

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In effetti è una frase un po’ forte- anche se va detto, su scritti di Oscar Wilde si trova di peggio- che non mi trova d’accordo. Andrebbe contestualizzata, credo. Anche io quando sono incazzato mi spreco in improperi contro tutto e tutti che, se prendessimo a sé quei casi, ne uscirebbe un mostro sociopatico. Questo screen però non ha niente a che fare col discorso (al massimo si può accusarli di essere misogini, ma non c’entra nulla con quello di cui sopra) e pare essere più un avvelentamento del pozzo (che è una fallacia logica, ricordiamo). In più, se accusi qualcuno di essere guerrasessista o misogino un solo screen non prova nulla. Occorrerebbe vedere tutti i giorni post come questi per poter sostenere questa accusa, e in pagina non ve n’è traccia. Anzi, in realtà trovo che si discuta con un fare un po’ internettiano (quindi sì, molto incline alla polemica e alla discussione) di tutto. Un post era addirittura una critica al comunismo.

Se poi questa frase non fosse né una goliardata né un trucco per aumentare gli scritti ma fosse proprio il pensiero dell’Admin, gli si dovrebbe accordare la stessa correttezza che io accordavo a quello che condivideva bufale, separandolo dal pensiero della massa restante. E’ molto facile accusare di misoginia una persona che magari si sta solo sfogando dopo un tradimento o una vita passata a morire per una persona che poi andrà dietro al solito palestrato. Insomma, come sempre io cerco di usare il principio di carità ovunque, mentre l’admin (gli admin) di Antisessismo caricano a testa bassa in malo modo, senza mai concedere che effettivamente possano essersi sbagliati su qualcosa. E questo comportamento lo avevo già segnalato nell’articolo di Logica Onnivora: c’è da diffidare da chi non ammette mai un errore perché non significa che non sbagli mai, solo che non è capace a capirlo o è troppo orgoglioso.

Per dovere di cronaca riporto le risposte del Redpillatore e i suoi:

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In sostanza, mi sembrano posizioni molto più ragionevoli e meno forti di quanto scriveva l’Admin di Antisessismo tra un’accusa infondata e uno strepitio contro l’eugenetica.

E nel mio cerchiobottismo lasciatemi dire un’ultima cosa. Anche il continuo riferimento alla pillola rossa o alla pillola blu, mutuato da Matrix (cosa che tra l’altro accomuna il redpillatore a Tanker Enemy, che già usava le citazioni di Matrix parlando poi di scie chimiche) mi dà l’idea di essere, come Antisessismo, diviso tra due poli: o sei con noi e sei quello buono, sveglio e tanto caro, o sei con loro e sei addormentato, rincoglionito e con la bava alla bocca. Chi non contempla mezze misure mi dà sinceramente fastidio, ed è forse per questo motivo che si parla di “setta”. Non mi piace che si sia “risvegliati” solo se si seguono certi dogmi o punti di vista sul mondo, e si sia bollati come qualcosa di meno se non li segui, preferisco vederla come diversi modi di interpetare la realtà.

Alla luce di tutto ciò:

Antisessismo sì o no?

E’ innegabile il lavoro di controinformazione che fanno ed è innegabile che i loro scritti siano referenziati e puntuali quando smontano i vari dogmi femministi. In altri casi la pagina sembra animarsi di vita propria e far partire i flame che negli stessi commenti però non vogliono, con la medesima claudicante retorica giustificazionista delle pagine femministe o ambientaliste quando gli porti dati contrari.

In sostanza a me piaceva ma leggendo cose come queste la rispettabilità di una persona (e di una pagina), e per estensione delle idee che propone, possono compromettersi. Per cui il consiglio che mi sento di dare a chi gestisce la pagina è di sopportare i contrari e i commenti stupidi. Se sono così stupidi non attecchiranno, mentre se sono argomentati occorre una risposta, non censura. Altrimenti, purtroppo, non siete troppo diversi da chi tanto contestate.

Il Romanzo Onirico

La riflessione su questo articolo nasce da due libri che ho dovuto leggere ultimamente: Il proiezionista (Abe Kazushige), di cui ho parlato nell’articolo scorso, e Il quaderno Canguro (Abe Kobo), di cui non ho parlato approfonditamente, almeno per ora.

Come si può intuire dal titolo la mia riflessione è incentrata non tanto su questi due romanzi quanto sulla tipologia che li accomuna: il romanzo onirico. Con questo termine mi riferisco in particolar modo a quelle opere che rimangono volutamente o velatamente ambigue nei riguardi del narrato, non permettendo al lettore di cogliere quanto sia “mimeticamente vero” e quanto sia “mimeticamente falso”. Lo specifico con “mimeticamente” perché è da ingenui ritenere che un romanzo rappresenti la realtà, esso sarà sempre in qualche misura un’opinione, una punto di vista dello scrittore esplicitato attraverso le azioni e le parole dei personaggi che interagiscono. Eppure, anche così, un romanzo ha perfettamente senso: attraverso la mimesi e la riproduzione di realtà posso spacciare le mie opinioni per reali e, tramite romanzo, convincere le persone ad una visione del mondo, la mia. Favole e Fiabe, ad esempio, svolgono questo ruolo propedeutico in una certa misura: Cappuccetto Rosso ci spiega perché è inopportuno disobbedire agli adulti e uscire dalla stradina conosciuta, Il canto di Natale ci insegna che la cupidigia è male, La bella e la bestia che l’aspetto estetico è secondario, e così via. In realtà si potrebbe confutare ciascuna di queste storie con altrettante antitetiche: come faccio a maturare e vedere il mondo se non devio mai dalla stradina conosciuta? La cupidigia non è anche una forma mentis di chi si preoccupa del proprio e dell’altrui avvenire, e cerca di mettere da parte delle risorse per stare più tranquillo? L’estetica ha un suo valore, ci piace ciò che riteniamo bello e pensiamo che il bello sia anche buono. E’ un primo meccanismo di difesa che va integrato, non azzerato.

Insomma, le storie sono punti di vista sul mondo; per qualcuno intrattengono, per altri insegnano e formano ma in generale non sono la realtà, cercano solo di rappresentarla come possono.

Tra tutte queste narrazioni ve n’è una però, e qui torno ai due libri iniziali, che mi dà profondamente fastidio, ed è proprio quella onirica. Chiariamoci subito:

Il romanzo onirico ha degli indiscutibili vantaggi, non ultimo il poter parlare liberamente e fare satira politica senza toccare persone o faccende reali. Ha anche un grado molto alto di valorizzazione poetica. Difficile in effetti distinguere tra poesia e sogno, molto spesso uno rinforza gli elementi dell’altro per mezzo della retorica affabulatrice e da ciò ne conseguono frasi contorte ma bellissime o frasi incomprensibili su cui ci sforziamo di trovare significati. Ed è questo il primo punto che contesto:

Frasi contorte, ossimori, figure retoriche, sono “falle” del linguaggio che molto spesso sono rivalutate dalla letteratura. Prendiamo un esempio banale: “Ti amo così tanto che se potessi avere una stima vagamente accettabile di questo amore corrisponderebbe al massimo numero possibile”

Bella, vero? Me la sono appena inventata. Il fulcro è quel collegamento tra l’amore che provo, che è soggettivo e non quantificabile, con un numero, che è oggettivo e quantificabile, rappresentato attraverso il linguaggio. Il massimo numero possibile non è di fatto possibile, eppure la mente afferra immediatamente ciò che intendo: se esistesse un numero così alto da riempire l’universo, quella sarebbe la misura del suo amore che dunque è tantissimo. Eppure non ho fatto altro che dare un inghippo al mio lettore senza di fatto sforzarmi né provare nulla: non ho quel numero, non so a quanto corrisponda, non esisterà mai quel numero e nello scriverlo non ci ho messo né sentimento né impegno. Ma se non aveste letto queste righe immagino che la frase vi avrebbe colpito molto, almeno i più romantici fra voi. Allora vediamo, come si distingue una frase scritta con sentimento da una frase scritta per lucrarci sopra? Non si può, in genere, perché abbiamo solo lettere e parole scritte, siamo noi ad attribuire significati alle cose. Queste sono indipendenti una volta scritte, e non è più possibile scindere il bello dal brutto (che attenzione, non significa “grammaticale” o “convenzionale”) o il sensato dall’insensato.

Diciamo che in genere tollero a bassi dosaggi sfoggi di retorica simile nei dialoghi di un romanzo, perché mi danno l’impressione di volermi colpire senza effettivamente darmi nulla. Un esempio è Il ritratto di Dorian Gray che tutti idolatrano per le profonde riflessioni che fa, quando invece sfrutta una tecnica retorica molto simile:

La sigaretta è il tipo perfetto di piacere: è squisita e lascia insoddisfatti. Cosa volere di più?

Il giochetto è semplice, invertire il buon senso comune: il Piacere è squisito ma dovrebbe lasciare estasiati, soddisfatti, non di certo IN-soddisfatti. Ma dirlo così è una figura retorica, uno straniamento che colpisce, e che per questo rimane. Se esistesse un generatore automatico di frasi simili penso che potremmo tranquillamente raggiungere se non superare questo livello qualitativo. Il che ovviamente non è una regola, molte altre frasi sono condivisibili:

Oggigiorno conosciamo il prezzo di tutto e il valore di niente

E’ abbastanza diverso però: il prezzo è numerico e sporco, riguarda i soldi. Il valore riguarda l’etica e i buoni sentimenti, è pulito e scarseggia. Morale: oggi imperversa il denaro e non più i buoni sentimenti. Qui viene espresso un concetto condivisibile e lo si fa attraverso un giro di parole più belle, è accettabile in tal senso, a differenza della sigaretta.

Ebbene, il mio discorso va a parare proprio sulla difficoltà che si incontra nel cercare di differenziare frasi scritte “automaticamente”, semplicemente sfruttando un effetto straniante o sorpresa, e frasi più o meno veritiere. Di fatto non è veramente possibile, proprio perché siamo noi ad attribuire significati alle cose e a investirci sopra dei sentimenti. Io ad esempio non fumo, qualcun altro potrebbe trovare molto profonda quella frase, seppur costruita a tavolino.

Ma se Dorian Gray ancora ancora rimane coi piedi per terra, che dire allora di un romanzo intero costruito così?

Alice nel Paese delle Meraviglie, ad esempio, è molto onirico. Però si capisce fin da subito che siamo entrati in un altro mondo, e da quel mondo poi ci usciamo.

E se invece il romanzo non ti desse gli strumenti per capire se si tratta di un sogno o meno? Se rimanesse volutamente ambiguo? O se, al contrario, fosse completamente immerso nel sogno? Questo è il caso di cui parlavo inizialmente: Il proiezionista è un romanzo che non ti fa capire quanto sia “proiezione” e quanto sia reale. Ne ho già discusso e fondamentalmente non mi è piaciuto, perché non mi permette di capire quanto sia immaginato dal protagonista e quanto effettivamente egli abbia fatto nella sua vita.

Parlando di Abe Kobo invece si tocca un argomento non dissimile anche se molto più ragionato: il nonsense unito al sogno. Il protagonista del Quaderno Canguro ha dei germogli di daikon che gli crescono sulla gamba (?), finisce in un ambulatorio dove la cosa non è gestita con professionalità e il dottore vomita perché a pranzo aveva mangiato proprio daikon. Gli vengono consigliate terme sulfuree e finisce così all’inferno (?) dove dei bambini cantano una litania incomprensibile (?). Il protagonista viaggia su un letto d’ospedale mosso dal pensiero (?), incontra la madre morta che lo combatte (?) un’infermiera vampiro (?) per poi finire in un altro ospedale dove si tratta il tema dell’eutanasia, dei dolcetti preferiti, delle fotografie pornografiche che un padre fa alla figlia (???) e così via, in un crescendo di situazioni completamente nonsense.

Ho letto cosa scrive l’autore in proposito [1] e dice che vorrebbe un pubblico disposto a lasciare da parte la razionalità che usa tutti i giorni, vorrebbe un pubblico in grado di lasciarsi trasportare e soprattutto dice che per lui l’arte, la letteratura, non è scrivere con un preciso programma in testa ma anzi scrivere sulla base dell’ispirazione del momento. Specificherà anche che lui scrive solo se ispirato, quando la storia prende il sopravvento da sé e si scrive “da sola”.

Addirittura Abe Kobo lasciava un registratore sul comodino per annotarsi i sogni prima che se li dimenticasse, per poi usarli nelle proprie opere. Romantico, vero?

Eppure è qui che cominciano i miei problemi con lui. Se usi i tuoi sogni come storie, qual è la differenza sostanziale tra te e un generatore automatico di storie nonsense? Se tu scrivi, e lo ammetti tu stesso, senza riflettere su cosa tu stia scrivendo ma abbandonandoti completamente al caso, all’ispirazione del momento, se mi chiedi di abbandonare la mia razionalità, come posso io farmi un’idea di cosa tu sia e cosa abbia scritto?

Il romanzo onirico, in particolare quello di Kobo ora, mi chiede di essere letto senza spirito critico, senza fare analisi e recensioni (cosa che comunque si può fare entro certi limiti, ma senza poi cogliere un significato finale) e questo per me rappresenta un problema perché per capirti ho proprio bisogno della mia razionalità in primis.

E non riesco a trovare un metodo per distinguere cose scritte completamente a caso, o con le tecniche retoriche di prima, da cose artistiche e profonde, se non il mio gusto personale. Nel romanzo onirico qualsiasi cosa può, di fatto, essere scambiata per qualcosa di meraviglioso e profondo, se non mi fai tenere le basi per capire.

Allora è necessario che io crei da me delle linee guida per venirti incontro, perché è abbastanza ovvio che non posso giudicare un sogno come giudicherei un evento reale, giusto? Il sogno va trattato per quello che è, una bolla di sapone che esplode appena svegli, sempre che non lo si consideri premonitore in qualche maniera.

Il romanzo onirico non ammette critiche o analisi, perché puoi solo cercare di trovare tu significati nascosti, e quando non ce la fai perché troppo criptico (o scritto a caso) è un problema tuo, non suo. E’ un sogno, no?

Ecco allora la rivelazione: il romanzo onirico è come una persona speciale. Le sorridi, le batti una pacca sulla spalla e la incoraggi ma di fatto non la fai gareggiare coi campioni olimpionici quando occorre. Fai olimpiadi fatte apposta ma non lo accosti a niente e nessuno che non sia “speciale” quanto lui. Il romanzo onirico non può avere un voto realistico, se ne parla, se ne discute, ma in generale gli dai “accettabile” anziché 7+ o 8 e 1/2.

Dunque è così che ho deciso di trattare romanzi onirici come quello di Kobo e quello di Kazushige: non mi fanno capire quanto siano reali, quanto sia vero quello che dicono, mi chiedono addirittura di non valutarli, e allora non li valuto, perché hanno una categoria speciale tutta per loro. Nel mio caso però è ovvio che quella categoria speciale valga veramente poco, proprio perché è impossibile distinguere una buona retorica o sogni o cose scritte a caso da arte profonda. Così come accetto chi mi dice che il romanzo onirico sia fortemente espressivo, che distrugga gli stereotipi e sia libero dalle dinamiche del mondo proprio come un sogno. E vabbè, se parli di un mondo tuo a qualcuno potrà anche piacere, altri sono legittimati a dirti che quel mondo se non ha attinenza con questo e se non mi racconta una storia comprensibile non ha praticamente nessun valore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Gianluca Coci, Utopia, Sperimentalismo e rivoluzione nell’opera di Abe Kobo