Ancora una volta mi ritrovo a dover analizzare uno degli argomenti più usati dai commentatori vegani/antispecisti in cui mi sono imbattuto.

L’argomento non è nuovo in realtà, basti pensare al video del buon Ferrari: I vegani e la linea della santità. Riassumendo di molto per coloro che non ne hanno mai sentito parlare:

I vegani spiegano che rinunciare ai derivati animali riduce di fatto la sofferenza e lo sfruttamento animale nel mondo, riducendo così l’impatto che hanno sull’ambiente. Quando gli si fa giustamente notare che sfruttano altre cose che causano sofferenza agli animali o all’ambiente (un esempio sono le formiche pestate o i moscerini spiaccicati sul parabrezza) loro rispondono che sono comunque coerenti perché il loro scopo non è ridurre a zero (anche se c’è qualche idiota che abbaia di essere totalmente a impatto zero solo per aver cambiato dieta), bensì di avere il minore impatto possibile.

E’ qui che interviene il video di cui sopra, sostenendo che il minore impatto possibile sia di fatto l’autoestinzione perché, secondo logica, se uccidere/impattare poco è meglio di uccidere/impattare tanto allora va da sé che NON uccidere e NON impattare è meglio che uccidere/impattare poco. Alberto porta alle estreme conseguenze il ragionamento, che inizialmente potrebbe sembrare una Nirvana Fallacy o un argomento fantoccio, ma in realtà ha un suo perché. Se spieghi che il tuo scopo è seguire la tua etica e ridurre il dolore e lo sfruttamento nel mondo allora per essere coerente dovresti farlo quando possibile. Se è provato che tutti gli esseri umani impattano, allora il non impattare è esattamente uguale al NON vivere. In effetti nessuno nei commenti al video è riuscito a districarsi da questo ragionamento, perché mette in crisi l’etica vegana. Solo uno ha avuto la pretesa di demolire la logica intera per poter intaccare il discorso ma senza scalfirlo minimamente. Il dibattito è quanto mai attuale: il vegano NON è affatto a impatto zero: le coltivazioni che mangia hanno comunque causato morti, con la differenza che hanno ucciso roditori e talpe, sottratto spazio alle tane, anziché uccidere un vitello in un macello. L’etica vegana è così compromessa, costretta a prendere visione di ciò è costretta a ripiegare sull’argomento di riserva: “Sì, io uccido, ma uccido meno di te”

Infatti i vegani più esagitati asseriscono che uccidere topi nelle piantagioni è comunque a un ordine di “uccisioni” inferiore a chi uccide il vitello che in più si è nutrito di coltivazioni come la soia per la quale sono morti dei topolini sotto ai mietitrebbia.

Cito ad esempio questo articolo che fece molto discutere pagine come Scienza Vegetariana (nonostante non riporti mezza fonte) o GreenMe.

Archer infatti parla principalmente del guadagno di vite con i Bovini (ovvero, per mangiare un bovino ci vogliono diversi pasti, o un solo pasto suddiviso tra più persone, mentre per arrivare all’equivalente proteico con i vegetali si andrebbe a usare molto più suolo e quindi uccidere animali di più piccola taglia, taciuti omertosamente dalla retorica vegana) mentre le critiche sono rivolte al mancato guadagno del pollame, che invece invaliderebbe il discorso avendo meno ricavo proteico. Fa però ridere questa puntualizzazione, in quanto quando si parla di impatto ecologico del bestiame gli animalisti/vegani parlano principalmente del bovino, che avrebbe un impatto superiore in termini di risorse e acqua spese, dimenticando anche loro del pollame, che invaliderebbe gran parte del loro discorso.

Insomma, mi preme far notare che entrambe le parti in causa si rimbalzano le colpe addosso tacendo i dati scomodi di volta in volta, ciononostante la riflessione non è chiara e non può esserlo. Una cosa possiamo dirla con sicurezza: anche i vegani uccidono, su questo non ci piove. Che sia più o che sia meno degli onnivori alla fine non ci serve neanche saperlo, perché abbiamo già demolito uno dei loro dogmi.

Chi ammette di uccidere in qualità di mandante topolini sotto ai mietitrebbia o insetti tramite pesticidi vari contraddice altri presupposti del veganesimo: allora non è vero che tutti gli animali sono uguali e hanno i medesimi diritti alla vita. Allora non è vero che siete antispecisti, lo siete di nome ma non di fatto laddove avallate lo sfruttamento e l’uccisione sotto altre forme.

La risposta è sempre la medesima: il vegano non può morire di fame, DEVE mangiare, e qualcuno deve ancora morire.

Fino a qui credo che siamo tutti d’accordo. Allora riprendiamo il video di cui parlavo inizialmente: laddove sia necessario l’uccisione è avallata anche da animalisti/vegani. Il problema nasce dal fatto che il “necessario” non è mai specificato da nessuno, perché sarebbe pericoloso anche solo pensare di poter mettere paletti ad una persona su cosa le è necessario e cosa no.

Nella loro mente, riesco a capirlo, pensano al “necessario” come “ciò che mi permette di vivere, ciò di cui NON posso fare a meno in maniera essenziale”, comprendendo dunque cose come cibo in quantità adatta, riparo dal freddo e dal caldo, dalle malattie, e così via.

Quest’altra difesa però è piena di buchi quanto la precedente e cede il fianco a critiche ancora più serrate al veganismo: chi decide cosa sia necessario e cosa no, e chi dice che siano solo i mezzi di sussistenza? Vero che c’è un ordine di priorità, io ho sicuramente più bisogno di mangiare e di dormire che, ad esempio, di un martello. Ma l’etica vegana qui si avvolge su se stessa: dopo che ho soddisfatto i miei bisogni primari io ho bisogno di quelli secondari. Dopo aver mangiato non posso stare fermo immobile, o morire di inedia, sapendo di essere un santone. Che senso avrebbe una vita così? Ecco che quindi dopo aver mangiato io necessito, magari, di una bella lettura per impegnare la mia mente. Ed ecco che siamo già di fronte a un altro problema: abbattere un albero per farci la carta è essenziale alla mia vita?

Sì e no.

No perché si vive anche senza

perché si vive senza ma si muore d’inedia, e una vita senza svago alla fin fine è sopravvivenza, non vita. Questo rende anche cose come lo svago di fatto essenziali.

Moltiplicate questo discorso per mille e arriviamo alle società attuali.

L’Iphone mi è essenziale per vivere? Chiaramente no. Ma non posso non contestualizzare il fatto che non ci sono solo io al mondo, ci sono i miei amici, gli sconosciuti, e così via. Magari i miei amici sono un gruppetto di persone superficiali che valutano le persone a partire dai vestiti di marca e dai cellulari che uso. Cosa credete che sia più importante per me a quel punto? Fare a meno dei miei amici, non essenziali per vivere e financo superficiali, o venire a patti con le brutture della vita, cedere, e comprarmi un Iphone per essere accettato nel gruppo?

Possiamo biasimare un ragazzo così? Io credo di no. Chi lo fa spesso è incoerente perché critica il vissuto degli altri ma non analizza mai il proprio. Io mi limito a far notare che le cose sono più complesse di come vengono poste dai vegani e dalla loro teoria sull’essenziale, e che anche qualcosa che non è essenziale la società la fa diventare tale.

Cambiamo ancora esempio e avviciniamoci al fulcro del discorso: mangiare carne è essenziale?

No, lo dimostrano gli studi scientifici fatti sui vegetariani (mettiamo da parte i vegani per ora) i quali spiegano che si può essere vegetariani con beneficio della salute, senza l’uso di integratori. Persino Medbunker concorda. Però la carne non è solo proteine, è anche convivialità, il ragù della fidanzata o le lasagne della nonna, sapori, emozioni, nostalgia, ricordi, identità.

Come sempre spiego, non è così facile distruggere una parte del proprio io e dei propri ricordi in favore di un ideale come il “ridurre la sofferenza”. Gran lode a chi lo fa, sia chiaro, significa che ha una forza di volontà d’acciaio  che va rispettata. Le statistiche però fanno capire che sia molto difficile per tutti abbandonare la carne ( lo Human Research Council, addirittura sostiene che 8 vegetariani e vegani su 10 vi rinuncerebbero quasi subito o dopo poco tempo). Questo è un dato di cui si deve tener conto, non si può discutere di un cambio radicale di dieta senza tener conto dei sentimenti delle persone, anche perché la dieta veg in primis è dettata da un sentire emotivo prima ancora che da una attenta valutazione a priori. Se è vero poi che a qualche vegano la carne facesse già schifo all’inizio, va anche tenuto da conto chi invece la adora per il sapore e non ne può fare a meno facilmente. Il gusto NON VA MAI dimenticato quando si parla di carne sì o carne no, e vi porto a esempio uno dei miei articoli preferiti sulla carne intesa come “capriccio” (Spoiler: non lo è manco per niente).

Estendiamo ancora il mio concetto. Un’automobile mi è essenziale per vivere? Sì e no.

No perché vivo benissimo senza, o usando una bicicletta.

perché non tutti sono disposti a faticare con una bici o a prendersi freddo andando a lavoro, e a conti fatti risulta migliore un veicolo che dirigi tu come ti pare, ai tuoi tempi. Il che non è poco in una società come la nostra. Questa scelta verte su di me, ma ovviamente lo smog che produco inquina e uccide, e contribuisce a far ammalare i miei simili. Ma se è una cosa che facciamo tutti perché viene comoda a tutti allora non è più un fattore unicamente negativo, è una scelta libera non esente da pro e contro che tutti mettiamo in conto: mi sta bene un po’ di smog e forse qualche malattia avanti negli anni se ora posso andare più veloce in uno spazio che è mio.

Un altro magnifico articolo che vi posto è quest’altro invece, che parla di un’altra banalità di cui tutti potremmo fare a meno: gli animali da compagnia. Cani e gatti aumentano il consumo di carne, motivo per cui un vegano antispecista coerente dovrebbe vederli come fumo negli occhi, non solo perché sono a conti fatti detenuti come piccoli schiavetti di piacere e sollazzo umani, ma anche perché uccidono altri animali.
Cito poi da Almonature:

Tutti gli alimenti per cani Almo Nature Classic [una delle loro linee] sono preparati con ingredienti 100% HFC, cioè in origine destinati al consumo umano. Almo Nature Classic è preparato con le migliori carni bianche, carni rosse, pesce, formaggio, prosciutto, verdure e riso conservate nel proprio brodo di cottura così da preservare tutti i micronutrienti.” C’è anche “Single Protein è la linea di alimenti umidi per cani preparata con una sola fonte di proteine per ciascuna ricetta, senza alcun cereale aggiunto.” (tipo 100% tacchino, maiale o pollo). Per i gatti c’è anche un prodotto con il 75% di gamberetti e uno fatto con il 100% di storione fresco

Le scuse addotte qui sono di due ordini principali

1) La carne che gli diamo è scarto di quella che mangiamo noi.

Solo in parte. Gli animali non mangiano “solo” scarto, non mangiano solo interiora, ossa o tendini, in buona parte mangiano ciò che mangiamo noi, anche se di qualità inferiore. Questo vuol comunque dire che non avendo un cane saresti ancora più etico di come lo sei ora avendolo.

2) Loro sono carnivori/onnivori, noi possiamo decidere

Certo, ma se il discorso iniziale verte sull’uccidere meno animali possibili, significa che tu ora avendo un cane o un gatto uccidi più di quel che faresti senza. Se quell’animale vuole mangiare può o vivere in natura allo stato selvatico (sappiamo bene a che cosa andrebbe incontro, ma la vita è dura, no?) oppure, ancora più saggio, non farlo nascere proprio così non si porrebbe il problema. Del resto non dicono la stessa cosa degli animali allevati? Perché il tuo cagnolino dovrebbe avere favoritismi rispetto al povero suino?

I vegani però non sono d’accordo perché molti di loro vogliono l’animale da compagnia e sono disposti a chiudere un occhio sulla loro alimentazione perché li fa sentire più vicini alla natura che vogliono proteggere, o meno soli, o semplicemente ricambiati degli sforzi che fanno. Lo capisco. E’ umanamente comprensibile.

Ma allora si demolisce ancor di più sempre lo stesso punto: non è vero che conta SOLO non uccidere, essere a MENO impatto possibile e vivere SOLO di ciò che è necessario, perché queste premesse sono smentite da qualsiasi vegano attualmente vivente. Per smentire quanto dico un vegano dovrebbe vivere in una grotta, da solo, vivere di bacche e di stenti, e pregare di vivere più di 30 anni. A quel punto sarebbe coerente, ma di sicuro non mi convincerebbe a diventare come lui, poco ma sicuro. Preferisco mettere in conto i problemi legati alla società e vivere insieme ai miei amici in mezzo alle auto, ai kebab e al chiasso, se mi viene concesso di farlo a mia volta. Scendere a patti è il concetto chiave.

E che dire della tecnologia, che sfrutta il coltan o materiali plastici altamente inquinanti?

Fonti: Sfruttamento, Ambiente, Il costo umano, WWF

Non possiamo certo dimenticarci che cellulari e pc di fatto non sono essenziali per vivere, ma in qualche modo lo sono diventati. Senza un cellulare o un pc sei escluso dal web e conseguentemente dal mondo, non puoi comunicare efficacemente con gli amici o lavorare degnamente. E la scusa lì qual è? Che uccidere animali per gusto no, ma per sentire gli amichetti o non trovarsi un altro lavoro sì? C’è una grande incoerenza, anche qui. Senza contare che il discorso sulla tecnologia dovrebbe essere prioritario rispetto a quello sugli animali, in quanto si parla anche di sfruttamento di esseri umani. Stando alla logica vegana, se conta la quantità, allora:

Problema animale + problema umano > Problema animale e basta

Ma sia chiaro, non sono io che cerco di convertire ed evangelizzare. Mi preme solo ampliare il problema inizialmente prefigurato. E non cito i barconi di frutta, verdura e spezie esotiche varie che arrivano per condire i pasti veg come Avocado e Quinoa, che da soli, con quello che inquinano, probabilmente rendono vani gli sforzi di una vita intera senza carne.

Il mio discorso però non finisce qui, vorrei tornare ancora una volta al video iniziale.

Riconosco che, effettivamente, per quanto il discorso di Alberto sia impeccabile, cozza con quella che è la capacità umana di provare empatia verso il prossimo o verso i più deboli. E si fa bene a ribadire che un tale sentimento è giusto solo se provato, non se imposto come vorrebbero fare i vegani. Ciononostante il problema del minore impatto non sta tanto nel fatto che sia realizzabile solo uccidendosi, quanto nel fatto che: non esiste un’unica idea di minore impatto. Ho volutamente parlato di animali da compagnia, automobili e altro proprio per far notare il massimo errore metodologico del pensiero vegano, il credere aprioristicamente che il mangiar carne sia il male, e che rinunciarvi sia a conti fatti già un biglietto per l’entrata in paradiso. No ragazzi, devo confessarvi che non credo sia così.

Nonostante l’allevamento intensivo sia provato impattare parecchio sull’ambiente si deve tener conto anche dell’agricoltura intensiva e dell’ipersfruttamento dei terreni, che pure sono, anche se in diversa maniera, causa di impatto ecologico. Quindi potremmo anche dire che si rinuncia a un male per abbracciarne un altro, magari di poco inferiore. E se la situazione è già poco difendibile così che dire di chi usa l’automobile? Io uso solo ed esclusivamente mezzi pubblici. Questo significa che non inquino quanto un vegano che, non mangiando carne, utilizza l’automobile o il motorino.

E ancora, non avendo un animale da compagnia non uccido indirettamente gli animali di cui si nutre.

Usando al minimo il riscaldamento, posso inquinare meno di un vegano che, non mangiando carne, lo spara a palla.

E, avendo usato si e no 4 cellulari e 2 portatili in tutta la mia vita, impatto meno di un vegano che, non mangiando carne, ne ha usati più di me.

Concludendo

Il mio scopo come al solito non è demolire i pensieri altrui o vanificare gli sforzi dettati dalla passione di qualcuno. Sia chiaro. Il mio non è un attacco, è una difesa. Se uno mi viene a dire che uccido e mutilo per gusto, per cose non essenziali, gli faccio semplicemente notare che sbaglia, e che sbaglia di grosso. Gli faccio notare che io impatto con A, B e C, e lui forse impatta con C, D ed E. Se il discorso è che non si deve impattare mai allora ha ragione Alberto e dovresti coerentemente privarti di tutto fino all’autoannientamento, se il discorso è che si dovrebbe guardare a chi ha la priorità allora non sono gli animali ma gli sfruttati del terzo mondo in Africa o nelle miniere di Coltan.

Se il discorso verte sul farlo per l’ambiente, controbilanci comunque la tua dieta con altri elementi che la vanificano. Se il discorso invece verte sull’etica, non hai alcuno strumento per dire che fai più di altri, anzi. Ho cercato di illustrare che il mondo si può salvare attraverso differenti metodi, differenti pensieri e modalità, non solo evitando la carne.

 

 

 

 

7 risposte a "Il minore impatto possibile"

  1. Grazie mille per l’apprezzamento!
    Leggendo qui e lì ho notato che cucine anche molto antiche e rinomate come quella cinese hanno tantissimi piatti senza carne. A me ad esempio piace molto l’involtino primavera, per dirne uno. Il gusto può esserci, e a ben vedere alcuni piatti anche molto (il sushi vegetariano ad esempio, anche se per me ha meno sapore di quello col pesce, è comunque molto saporito). La ricchezza tuttavia, intellettuale e gastronomica, è quella che comprende tutto. Già solo voler mutilare una cucina, senza parlare di impatti e quant’altro, per me è qualcosa che impoverisce.

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  2. Interessanti ragionamenti. Ho provato, per curiosità, la cucina vegana e crudista e non mi è piaciuta, non mi sa di piacere della tavola ma direi… di economia di sussistenza

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