Le polemiche sul Trono di Spade (stg. 2)

La seconda stagione del Trono di Spade, alla pari della prima, in genere non è molto criticata. Le obiezioni più ricorrenti sono quelle tra le differenze libro-serie ma anche qui cercherò di dire la mia su quelle che sono funzionali al buon svolgimento della trama e quelle che sono polemiche inutili tanto per potersi vantare di aver letto il libro e ritenersi così superiore a quei plebei che invece subiscono passivamente la serie. Una cosa che, come ho già detto, si riflette in un atteggiamento da aristocratici con la puzza sotto al naso che osteggerò sempre.

 

  1. Melisandre è solo una poco di buono che ha corrotto Stannis

Polemica che ricorre spesso, e che si è accentuata con la quinta stagione a causa degli eventi. Non è un giudizio sul medium o sulla serie ma in linea generale solo un commento personale e soggettivo su un personaggio. E’ il lettore ovviamente a decidere da sé e ad attribuire valore a ciò che legge, bisogna sempre ricordarsi, però, che questi sono pareri con cui altre persone potrebbero non essere d’accordo. La narrazione vuole che Stannis faccia determinate cose al fine di essere più interessante, per cui anche se togliessimo un personaggio ritenuto “brutto” dovremmo sostituirlo con altri escamotage. Ad esempio, una notte Stannis sogna tutto quel che c’è da sapere, e si sveglia volendo invadere il continente. Oppure, lettere arrivano da misteriose persone che svelano gli arcani sotterfugi, e così via. Melisandre è il sistema che Martin ha scelto per connotare il suo personaggio, dandoci così modo di apprezzarlo, disprezzarlo e interpretarlo. Se Ned Stark era un idealista troppo a lungo confinato nel suo Iperuranio fatto di lealtà e buone cose tanto da dimenticarsi del mondo, Stannis è invece rude, integerrimo, simile a lui sui concetti di lealtà e giustizia, ma comunque manipolabile. Nessuno è esente da difetti e lui non fa eccezione.

Melisandre inoltre è un personaggio estremamente interessante perché permette di sondare il pensiero fideistico di chi interpreta ogni cosa secondo un segno divino, una cosa riscontrabile ancora oggi in molte persone e di assoluta attualità. Quindi ha il suo senso di esistere, e non è corretto raffigurarla solo come una megera cattiva perché non è dipinta come una buona principessa. Avete sbagliato opera.

 

2. Rakharo muore nella serie, nei libri no

E’ una delle differenze cui si va incontro quando si crea un prodotto che debba essere accessibile il più possibile a tutti. Rakharo è uno dei volti del Khalasar ed è cavaliere di sangue, nei libri svolge compiti secondari puramente descrittivi come si può leggere qua:

Rakharo si dirige a sud, dove non trova praticamente nulla, eccetto il deserto e il mare. Rahkaro è il primo a tornare e afferma di aver trovato lo scheletro di un drago, tanto grande da permettergli di attraversare a cavallo le sue enormi fauci nere

Molto bello, crea l’universo del mondo narrato, ma dispersivo. Non si poteva certo creare una scena unicamente per questo.

Daenerys lo mette al comando di un gruppo di uomini e gli ordina di sollevare le pietre della piazza per vedere se al di sotto poteva crescere qualche pianta

Passaggio fugace e per nulla necessario

Una volta che il khalasar si sistema a Qarth, Rakharo riceve l’ordine di radunare alcuni uomini e donne ed esplorare la città, in modo da accedere a quei luoghi proibiti agli uomini.

Più tardi, Rakharo riceve il compito di proteggere i draghi e la sua gente mentre Aggo e Jhogo sarebbero andati con Daenerys al porto di Qarth.

Come questo passaggio anche altri sono marcati da azioni come “protegge, aiuta, esplora”

Rakharo è un personaggio di supporto secondario, un nome tra i tanti che non influisce più di tanto nella storia, di fatti non è cambiato nulla nella serie anche senza di lui. Sono tutte azioni date per scontate o compiute da altri. Altri passaggi invece, per quanto simpatici, sono puro gossip

Dopo il loro ritorno, Daenerys nota che Rakharo è diventato più alto e muscoloso e torreggia su Aggo e Jhogo, ha inoltre aggiunto quattro nuove campanelle alla sua treccia. [2] Sia Irri che Jhiqui ora lo desiderano e discutono su chi lui possa preferire, ma Daenerys ordina loro di smetterla di litigare per il sangue del suo sangue

Direi che non ci si è persi nulla.

 

3. Yoren è totalmente diverso

Per quel che mi riguarda questo è un pregio. Nel secondo libro Yoren ha una parte marginale e una fine ingloriosa fuori campo. Viene ritrovato solo il suo cadavere, dopo uno scontro, con un’ascia fissata nel cranio. Questo è invece quello che abbiamo ottenuto

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Violento ed eroico, uno in pieno stile Trono, l’altro per esaltazione ludoestetica propria del medium televisivo. Difficile difendere le scelte stilisticamente più povere del libro che non rendono giustizia a un personaggio simile. Questa, a conti fatti, è proprio una miglioria.

 

4. Margaery e Loras sono molto più approfonditi

Nel libro la relazione Renly-Loras non viene esplicitata, è lasciata nell’aria. Il libro si comporta in maniera ambigua anche per quanto riguarda, ad esempio, il presunto assassinio di Balon. Sebbene questa versione possa andare bene per lo scritto, è del tutto inadatta al televisivo. Provate già solo a immaginarvi un film come Non è un paese per vecchi dove a sopravvivere alla fine è solo l’antagonista. Anche se a qualcuno potesse stare simpatico, rimarrebbe un senso di incompiuto, di ingiusto, di difficile da mandare giù. E’ un elemento riscontrabile molto più nel medium televisivo perché più immediato e carico dell’interpretazione di un attore; siamo portati a empatizzare molto più con un attore in carne ed ossa che ad un’immagine mentale creata leggendo, per quanto ben descritta. Per questo motivo non è sempre saggio lasciare questioni di una certa importanza irrisolte. Il pubblico rimane confuso, spaesato e stranito. Se i cattivi dopo un po’ non vengono scoperti e colpiti si ha una sensazione simile.

Se poi sfruttiamo questa particolarità del medium per rendere più interessante la storia, siamo a cavallo.

Memorabile la scena in cui Renly e Loras giacciono a letto infatti

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O quella dove uno depila l’altro. Sono volutamente esplicite proprio perché in mezzo a tanti, troppi personaggi, il pubblico deve essere in grado di riconoscere chi ha una certa rilevanza. Si può criticare questa relazione di essere un po’ stereotipata, ed è vero. Il comportamento di Loras alla fine è quello della checca boriosa che cozza un po’ con quello dei libri, il quale è però descritto come un Jaime più giovane. La perdita è relativamente piccola, e il guadagno molto più grande perché assistiamo poi ad una scena che fa confluire queste scelte in ulteriore dramma

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Per un re omosessuale infatti è molto difficile procreare, e non è una cosa facile da superare. Allo spettatore viene naturale chiedersi, anche a vittoria avvenuta, come questi possa essere in grado di farlo e di dare vita ad una discendenza.

Non solo, viene a caratterizzarsi anche il personaggio della Regina in quanto ad un certo punto proporrà lei stessa di “farsi aiutare da suo fratello” proponendo una cosa a tre.

Non solo un incentivo piccante puramente erotico ma anche una connotazione furbesca di un personaggio femminile che è prima di tutto pragmatico: ha capito che serve un buon partito, e sposa un re. Ha capito che a un re serve un erede, e glielo vuole dare senza problemi. Ha capito il disagio del marito, ed è disposta a mettere da parte la propria morale pur di servire suo marito e re. Questa figura verrà ad accentuarsi in seguito nella terza stagione ma ne parleremo a tempo debito.

Confrontando con i libri quindi otteniamo personaggi più ricchi, vividi e fulgidi, interessanti e non da meno dell’opera originale, anzi. Quel che nei libri si può solo sentire da voci di corridoio, qui viene esplicitato e in alcuni casi migliorato.

 

5.1 Le differenze di Daenerys

Nel libro Daenerys ha soltanto quattro capitoli contati se ben ricordo. Tuttavia quando deve affrontare la sua prova nella casa degli Eterni si assiste a un passaggio molto più onirico e “magico” potremmo dire. Alcuni passaggi sono memorabili, ne cito solo qualcuno da qui.

In una delle stanze, una bellissima donna giaceva nuda sul pavimento, e quattro piccolissimi uomini le stavano addosso da tutte le parti. […] Uno dei nasetti stava pompando la donna in mezzo alle gambe. Un altro le dilaniava i seni, la sua bocca rossa e gocciolante mordeva i capezzoli, addentando, lacerando.

Questa è comunemente ritenuta la rappresentazione del bellissimo continente del Westeros “torturato” e “violentato” dai quattro re rimanenti che combattono su di esso (Renly è già morto in questo punto della storia).

Più oltre, Daenerys si ritrovò davanti a un’orribile carneficina. Cadaveri a mucchi giacevano gli uni sugli altri tra tavoli e sedie distrutti, in mezzo a laghi di sangue che andava raggrumandosi. Molti corpi erano mutilati, niente più arti, niente più teste. Mani mozzate si ostinavano a stringere coppe lorde di sangue, mestoli di legno, carne arrostita, fette di pane. Un sontuoso banchetto tramutato in un orrido mattatoio. Su un trono in posizione elevata sedeva un uomo morto. La sua testa era la testa di un lupo. Portava una corona di ferro. In pugno stringeva un cosciotto d’agnello, grottesca distorsione di un vero scettro. Gli occhi del lupo seguirono Dany in una muta, disperata invocazione.

Questa è chiaramente la descrizione delle Nozze Rosse. L’uomo con la testa di lupo e la corona di ferro è Robb, raffigurato nel modo in cui i Frey hanno cucito la testa di Vento Grigio sul suo corpo.

Interessante senza ombra di dubbio, e nella serie manca. E’ vero però che è stato sostituito da qualcos’altro che potremmo dire di pari valore, come

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Sfido chiunque a non emozionarsi di fronte a un bambino di cui si è parlato (e si continuerà a parlare per tutti i libri) senza mai vederlo effettivamente. La prova è emotiva da affrontare, diversamente dal libro dove Daenerys affronta una prova di ingegno costituita dalle porte che deve aprire. Hanno puntato su un altro elemento molto forte che alla pari delle profezie avesse comunque un certo impatto sul pubblico, che citasse un elemento centrale nella sua vita. Non si può parlare di miglioria, ma quando manca qualcosa e quella viene sostituita con altro di eguale valore, la perdita è comunque zero.

 

5.2 Arstan Barbabianca e Belwas il Forte

L’agnizione di Barristan avviene a inizio della terza stagione, la stagione del riscatto per Daenerys. Nel libro invece Barristan viene “smascherato” insieme a Jorah. In quel momento Daenerys dovrà decidere cosa farne di entrambi: uno verrà poi graziato e reso sua guardia del corpo, l’altro come ben sappiamo verrà allontanato. Inoltre, Barristan nel libro agisce contro un personaggio negativo che aveva attentato alla vita di Dany, che nella serie viene ucciso da Daario. Bisogna ammettere che tra questo e la conquista di Meereen e le strategie di Dany per farlo, nei libri è reso un po’ meglio con passaggi molto più militareschi e interessanti che raffigurano la regina sotto una nuova prospettiva da conquistatrice. Nella serie hanno dovuto velocizzare il tutto, anche perché Barristan aveva l’importante compito di raccontare alcune parti della storia della di lei famiglia.

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Se ciò può essere valido per Barristan, non si può dire assolutamente per Belwas, che è un personaggio secondario molto poco utile alla storia. Infatti lo vedremo combattere solo nella scena in cui il campione di Meereen sbeffeggerà Dany. Il suo personaggio però a conti fatti è un duplicato, ed è stato dato a quello di Daario. Difficile commentare questa scelta, di certo è registicamente buona: un mercenario deve conquistare la fiducia della regina e nel combattere un suo nemico viene anche raffigurato come forte, bullo, quasi invincibile, di sicuro molto esperto. Belwas invece nei libri è descritto da Dany stessa come quasi inutile e sacrificabile, utile solo a quel duello, appunto. Nel quinto libro si avvelenerà mangiando una portata di scorpioni avvelenati destinati alla regina, e la sua sorte non è poi del tutto chiarita. Tutto sommato, per quel che ha da offrire, si può benissimo accorpare due personaggi e fonderli in uno per dar loro un minimo di spessore in più.

Per quanto concerne invece l’estetica, Daario è rappresentato in maniera molto strana nei libri

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E’ possibile supporre questo cambio in quanto sarebbe stato piuttosto difficile rendere un personaggio simile “amabile”. Non impossibile, del resto Jaqen ha delle meches, e avrebbero potuto anche con lui giocare con il colore blu, o dargli un vestito sgargiante e colorato come per Oberyn. Evidentemente hanno preferito dare al pubblico qualcosa di più facile e commestibile. Questo in effetti mal si sposa con la filosofia di fondo dei libri, che cerca di dare personaggi mai stereotipati e sempre molto analizzati sotto il profilo psicologico. Credo che però ci si sia persi relativamente poco in quanto il suo aspetto non viene granché spiegato nei libri.

 

6. Talisa NON è Jeyne Westerling

Talisa, interpretata da Oona Chaplin, sostituisce un personaggio che nei libri non ha tutta questa rilevanza.

Contrariamente a quanto potrebbe pensare il lettore aristocratico più accanito, non sono stati i malvagi collaboratori di Martin a piegare la bellissima e buonissima storia cartacea al fine di guadagnare loscamente più soldi inventando un personaggio ex novo per la storia

 

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Ecco come il lettore aristocratico medio vede D&D

 

ma lo stesso Martin a essere d’accordo sulla sua creazione.

Analizziamo qualche differenza.

Jeyne “consola” Robb nei libri ma noi lettori non lo vediamo. Ci viene raccontato, e Robb compare molto meno.

Nella serie invece vediamo l’amore nascere direttamente, e la passione divampare. Che sia un escamotage per offrire scene più “hard” ha poco valore, perché ha comunque offerto qualcosa di molto più interessante e valido che un mero racconto. E vista la fine che dovranno fare, empatizzare al massimo con questi due personaggi è essenziale. Non a caso nei libri Jeyne è ancora in vita, ma risulta essere un personaggio di scarso o nessun valore. Nella serie tv abbiamo avuto…be’, devo proprio dirlo?

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Diciamo le cose come stanno, il Trono di Spade ormai è blasonato dalle scene di violenza e sesso (questo quasi non si sente più però) e le Nozze Rosse sono l’emblema a tutta questa violenza. Il primo ricordo di chiunque, nel parlare di quest’opera, va alle Nozze Rosse e a come una famiglia “protagonista” e “positiva” sia stata macellata così brutalmente.

Gli ideatori hanno pensato di aumentare il carico emotivo fornendo al pubblico non solo Catelyn e Robb (dai, degli altri fregava una mazza a nessuno) ma anche sua moglie con in grembo suo figlio. Per quanto difficile da accettare vedere una donna incinta trattata così, è questo il mondo ideato da Martin, e questa scelta ricalca maggiormente i suoi intenti.

Lancia un messaggio chiaro, lampante, cristallino: questo non è un mondo popolato da nobili intenti, e chi vive senza tenere i piedi per terra fa un’orrenda morte.

Nei libri Jeyne sopravvive ma a conti fatti non serve più, e un personaggio vivo inutile ha meno senso di un personaggio morto che abbia veicolato enormi significati, alla pari di Talisa, con cui tutti bene o male hanno potuto empatizzare quando sosteneva Robb, quando ci faceva l’amore, quando cercava di aiutarlo.

Ancora una volta, dopo un attento bilancio, devo considerare questa scelta una miglioria dell’opera originale. Si potrebbe obiettare che sarebbe bastato inserire Jeyne e farla morire.

Vero, in linea teorica sì, probabilmente lo hanno fatto per velocizzare il processo. Talisa era una guaritrice ed era già sui campi di battaglia, non c’era il tempo per far conoscere una lady arrivata da una fortezza, di antica famiglia, e così via. Nel perdersi nell’eccessivo nozionismo avremmo perso di vista l’elemento essenziale del personaggio, che non era essere lei in quanto tale, bensì fornire a Robb un pretesto per sciogliere l’alleanza coi Frey. Visto e considerato che questo elemento c’è, e c’è molto altro in più, è tutto sommato un buono scambio.

7. Ramsay e Grande Inverno

Nei libri il passaggio finale dell’incendio a Grande Inverno è reso decisamente meglio. Ramsay inoltre viene descritto a inizio libro e poi dato per morto. Solo Reek, il suo fedele servo, sopravvive. Solo alla fine Theon scoprirà che in realtà Reek era il vero Ramsay, disposto a sacrificare il proprio servo pur di salvarsi. Ramsay richiamerà la guarnigione di suo padre per colpire gli eserciti radunati fuori da Grande Inverno da Rodrik per riconquistarla, una cosa che a conti fatti è un bel buco di trama nella serie liquidata con combattimenti fulminei, come se nel Nord non fosse rimasto più nessuno. La guarnigione Bolton colpirà di sorpresa gli uomini che li credevano loro alleati e ucciderà Rodrik. Alla fine Ramsay si rivelerà e darà fuoco a Grande Inverno, una cosa che in realtà nella serie appare più confusa e mal gestita.

Anche questo è spiegabile con il budget ma forse si poteva fare qualcosina in più.

Hanno però parzialmente recuperato il ruolo di stratega di Ramsay quando lo presentano nella terza stagione, quando cerca di salvare Theon solo allo scopo di farlo parlare e conquistare la sua fiducia.

8. Differenze con Jaime

Ci sono effettivamente delle lievi differenze quando si parla di Jaime. Ad esempio nei libri è rinchiuso a Delta delle Acque, che è una fortezza molto ben descritta e interessante, mentre nella serie è immerso nella “sua stessa merda”. Il problema è ancora una volta di natura economica: creare location, linee di dialogo, spostamenti e scene significa muovere una barca di soldi tra scrittori, falegnami, artisti, scenografi, truccatori, troupe, e così via. Questi movimenti sono giustificati quando offrono qualcosa di importante, ma è bene capire che se non c’è niente di vitale in ballo alcuni dialoghi possono essere spostati da libro a libro, o da personaggio a personaggio, e da luogo a luogo. In questo caso non cambia nulla avere Jaime da una parte piuttosto che dall’altra, visto che quel che ha di importante da dire a Catelyn lo dice, e che Delta delle Acque lo vediamo nella sesta stagione anche se molto velocemente.

Lo scopo di una serie non è, come erroneamente crede qualcuno, riproporre con attori in carne e ossa ciò che avete letto nei libri in maniera pedissequa. E’ riproporne lo spirito, le azioni che ne cambiano la narrazione, i personaggi con cui empatizziamo, al fine di riprovare le stesse emozioni e, perché no, anche di nuove.

E questa serie lo fa dannatamente bene.

Stagione 1

Stagione 3

Stagione 4

Stagione 5

Stagione 6

Il minore impatto possibile

Ancora una volta mi ritrovo a dover analizzare uno degli argomenti più usati dai commentatori vegani/antispecisti in cui mi sono imbattuto.

L’argomento non è nuovo in realtà, basti pensare al video del buon Ferrari: I vegani e la linea della santità. Riassumendo di molto per coloro che non ne hanno mai sentito parlare:

I vegani spiegano che rinunciare ai derivati animali riduce di fatto la sofferenza e lo sfruttamento animale nel mondo, riducendo così l’impatto che hanno sull’ambiente. Quando gli si fa giustamente notare che sfruttano altre cose che causano sofferenza agli animali o all’ambiente (un esempio sono le formiche pestate o i moscerini spiaccicati sul parabrezza) loro rispondono che sono comunque coerenti perché il loro scopo non è ridurre a zero (anche se c’è qualche idiota che abbaia di essere totalmente a impatto zero solo per aver cambiato dieta), bensì di avere il minore impatto possibile.

E’ qui che interviene il video di cui sopra, sostenendo che il minore impatto possibile sia di fatto l’autoestinzione perché, secondo logica, se uccidere/impattare poco è meglio di uccidere/impattare tanto allora va da sé che NON uccidere e NON impattare è meglio che uccidere/impattare poco. Alberto porta alle estreme conseguenze il ragionamento, che inizialmente potrebbe sembrare una Nirvana Fallacy o un argomento fantoccio, ma in realtà ha un suo perché. Se spieghi che il tuo scopo è seguire la tua etica e ridurre il dolore e lo sfruttamento nel mondo allora per essere coerente dovresti farlo quando possibile. Se è provato che tutti gli esseri umani impattano, allora il non impattare è esattamente uguale al NON vivere. In effetti nessuno nei commenti al video è riuscito a districarsi da questo ragionamento, perché mette in crisi l’etica vegana. Solo uno ha avuto la pretesa di demolire la logica intera per poter intaccare il discorso ma senza scalfirlo minimamente. Il dibattito è quanto mai attuale: il vegano NON è affatto a impatto zero: le coltivazioni che mangia hanno comunque causato morti, con la differenza che hanno ucciso roditori e talpe, sottratto spazio alle tane, anziché uccidere un vitello in un macello. L’etica vegana è così compromessa, costretta a prendere visione di ciò è costretta a ripiegare sull’argomento di riserva: “Sì, io uccido, ma uccido meno di te”

Infatti i vegani più esagitati asseriscono che uccidere topi nelle piantagioni è comunque a un ordine di “uccisioni” inferiore a chi uccide il vitello che in più si è nutrito di coltivazioni come la soia per la quale sono morti dei topolini sotto ai mietitrebbia.

Cito ad esempio questo articolo che fece molto discutere pagine come Scienza Vegetariana (nonostante non riporti mezza fonte) o GreenMe.

Archer infatti parla principalmente del guadagno di vite con i Bovini (ovvero, per mangiare un bovino ci vogliono diversi pasti, o un solo pasto suddiviso tra più persone, mentre per arrivare all’equivalente proteico con i vegetali si andrebbe a usare molto più suolo e quindi uccidere animali di più piccola taglia, taciuti omertosamente dalla retorica vegana) mentre le critiche sono rivolte al mancato guadagno del pollame, che invece invaliderebbe il discorso avendo meno ricavo proteico. Fa però ridere questa puntualizzazione, in quanto quando si parla di impatto ecologico del bestiame gli animalisti/vegani parlano principalmente del bovino, che avrebbe un impatto superiore in termini di risorse e acqua spese, dimenticando anche loro del pollame, che invaliderebbe gran parte del loro discorso.

Insomma, mi preme far notare che entrambe le parti in causa si rimbalzano le colpe addosso tacendo i dati scomodi di volta in volta, ciononostante la riflessione non è chiara e non può esserlo. Una cosa possiamo dirla con sicurezza: anche i vegani uccidono, su questo non ci piove. Che sia più o che sia meno degli onnivori alla fine non ci serve neanche saperlo, perché abbiamo già demolito uno dei loro dogmi.

Chi ammette di uccidere in qualità di mandante topolini sotto ai mietitrebbia o insetti tramite pesticidi vari contraddice altri presupposti del veganesimo: allora non è vero che tutti gli animali sono uguali e hanno i medesimi diritti alla vita. Allora non è vero che siete antispecisti, lo siete di nome ma non di fatto laddove avallate lo sfruttamento e l’uccisione sotto altre forme.

La risposta è sempre la medesima: il vegano non può morire di fame, DEVE mangiare, e qualcuno deve ancora morire.

Fino a qui credo che siamo tutti d’accordo. Allora riprendiamo il video di cui parlavo inizialmente: laddove sia necessario l’uccisione è avallata anche da animalisti/vegani. Il problema nasce dal fatto che il “necessario” non è mai specificato da nessuno, perché sarebbe pericoloso anche solo pensare di poter mettere paletti ad una persona su cosa le è necessario e cosa no.

Nella loro mente, riesco a capirlo, pensano al “necessario” come “ciò che mi permette di vivere, ciò di cui NON posso fare a meno in maniera essenziale”, comprendendo dunque cose come cibo in quantità adatta, riparo dal freddo e dal caldo, dalle malattie, e così via.

Quest’altra difesa però è piena di buchi quanto la precedente e cede il fianco a critiche ancora più serrate al veganismo: chi decide cosa sia necessario e cosa no, e chi dice che siano solo i mezzi di sussistenza? Vero che c’è un ordine di priorità, io ho sicuramente più bisogno di mangiare e di dormire che, ad esempio, di un martello. Ma l’etica vegana qui si avvolge su se stessa: dopo che ho soddisfatto i miei bisogni primari io ho bisogno di quelli secondari. Dopo aver mangiato non posso stare fermo immobile, o morire di inedia, sapendo di essere un santone. Che senso avrebbe una vita così? Ecco che quindi dopo aver mangiato io necessito, magari, di una bella lettura per impegnare la mia mente. Ed ecco che siamo già di fronte a un altro problema: abbattere un albero per farci la carta è essenziale alla mia vita?

Sì e no.

No perché si vive anche senza

perché si vive senza ma si muore d’inedia, e una vita senza svago alla fin fine è sopravvivenza, non vita. Questo rende anche cose come lo svago di fatto essenziali.

Moltiplicate questo discorso per mille e arriviamo alle società attuali.

L’Iphone mi è essenziale per vivere? Chiaramente no. Ma non posso non contestualizzare il fatto che non ci sono solo io al mondo, ci sono i miei amici, gli sconosciuti, e così via. Magari i miei amici sono un gruppetto di persone superficiali che valutano le persone a partire dai vestiti di marca e dai cellulari che uso. Cosa credete che sia più importante per me a quel punto? Fare a meno dei miei amici, non essenziali per vivere e financo superficiali, o venire a patti con le brutture della vita, cedere, e comprarmi un Iphone per essere accettato nel gruppo?

Possiamo biasimare un ragazzo così? Io credo di no. Chi lo fa spesso è incoerente perché critica il vissuto degli altri ma non analizza mai il proprio. Io mi limito a far notare che le cose sono più complesse di come vengono poste dai vegani e dalla loro teoria sull’essenziale, e che anche qualcosa che non è essenziale la società la fa diventare tale.

Cambiamo ancora esempio e avviciniamoci al fulcro del discorso: mangiare carne è essenziale?

No, lo dimostrano gli studi scientifici fatti sui vegetariani (mettiamo da parte i vegani per ora) i quali spiegano che si può essere vegetariani con beneficio della salute, senza l’uso di integratori. Persino Medbunker concorda. Però la carne non è solo proteine, è anche convivialità, il ragù della fidanzata o le lasagne della nonna, sapori, emozioni, nostalgia, ricordi, identità.

Come sempre spiego, non è così facile distruggere una parte del proprio io e dei propri ricordi in favore di un ideale come il “ridurre la sofferenza”. Gran lode a chi lo fa, sia chiaro, significa che ha una forza di volontà d’acciaio  che va rispettata. Le statistiche però fanno capire che sia molto difficile per tutti abbandonare la carne ( lo Human Research Council, addirittura sostiene che 8 vegetariani e vegani su 10 vi rinuncerebbero quasi subito o dopo poco tempo). Questo è un dato di cui si deve tener conto, non si può discutere di un cambio radicale di dieta senza tener conto dei sentimenti delle persone, anche perché la dieta veg in primis è dettata da un sentire emotivo prima ancora che da una attenta valutazione a priori. Se è vero poi che a qualche vegano la carne facesse già schifo all’inizio, va anche tenuto da conto chi invece la adora per il sapore e non ne può fare a meno facilmente. Il gusto NON VA MAI dimenticato quando si parla di carne sì o carne no, e vi porto a esempio uno dei miei articoli preferiti sulla carne intesa come “capriccio” (Spoiler: non lo è manco per niente).

Estendiamo ancora il mio concetto. Un’automobile mi è essenziale per vivere? Sì e no.

No perché vivo benissimo senza, o usando una bicicletta.

perché non tutti sono disposti a faticare con una bici o a prendersi freddo andando a lavoro, e a conti fatti risulta migliore un veicolo che dirigi tu come ti pare, ai tuoi tempi. Il che non è poco in una società come la nostra. Questa scelta verte su di me, ma ovviamente lo smog che produco inquina e uccide, e contribuisce a far ammalare i miei simili. Ma se è una cosa che facciamo tutti perché viene comoda a tutti allora non è più un fattore unicamente negativo, è una scelta libera non esente da pro e contro che tutti mettiamo in conto: mi sta bene un po’ di smog e forse qualche malattia avanti negli anni se ora posso andare più veloce in uno spazio che è mio.

Un altro magnifico articolo che vi posto è quest’altro invece, che parla di un’altra banalità di cui tutti potremmo fare a meno: gli animali da compagnia. Cani e gatti aumentano il consumo di carne, motivo per cui un vegano antispecista coerente dovrebbe vederli come fumo negli occhi, non solo perché sono a conti fatti detenuti come piccoli schiavetti di piacere e sollazzo umani, ma anche perché uccidono altri animali.
Cito poi da Almonature:

Tutti gli alimenti per cani Almo Nature Classic [una delle loro linee] sono preparati con ingredienti 100% HFC, cioè in origine destinati al consumo umano. Almo Nature Classic è preparato con le migliori carni bianche, carni rosse, pesce, formaggio, prosciutto, verdure e riso conservate nel proprio brodo di cottura così da preservare tutti i micronutrienti.” C’è anche “Single Protein è la linea di alimenti umidi per cani preparata con una sola fonte di proteine per ciascuna ricetta, senza alcun cereale aggiunto.” (tipo 100% tacchino, maiale o pollo). Per i gatti c’è anche un prodotto con il 75% di gamberetti e uno fatto con il 100% di storione fresco

Le scuse addotte qui sono di due ordini principali

1) La carne che gli diamo è scarto di quella che mangiamo noi.

Solo in parte. Gli animali non mangiano “solo” scarto, non mangiano solo interiora, ossa o tendini, in buona parte mangiano ciò che mangiamo noi, anche se di qualità inferiore. Questo vuol comunque dire che non avendo un cane saresti ancora più etico di come lo sei ora avendolo.

2) Loro sono carnivori/onnivori, noi possiamo decidere

Certo, ma se il discorso iniziale verte sull’uccidere meno animali possibili, significa che tu ora avendo un cane o un gatto uccidi più di quel che faresti senza. Se quell’animale vuole mangiare può o vivere in natura allo stato selvatico (sappiamo bene a che cosa andrebbe incontro, ma la vita è dura, no?) oppure, ancora più saggio, non farlo nascere proprio così non si porrebbe il problema. Del resto non dicono la stessa cosa degli animali allevati? Perché il tuo cagnolino dovrebbe avere favoritismi rispetto al povero suino?

I vegani però non sono d’accordo perché molti di loro vogliono l’animale da compagnia e sono disposti a chiudere un occhio sulla loro alimentazione perché li fa sentire più vicini alla natura che vogliono proteggere, o meno soli, o semplicemente ricambiati degli sforzi che fanno. Lo capisco. E’ umanamente comprensibile.

Ma allora si demolisce ancor di più sempre lo stesso punto: non è vero che conta SOLO non uccidere, essere a MENO impatto possibile e vivere SOLO di ciò che è necessario, perché queste premesse sono smentite da qualsiasi vegano attualmente vivente. Per smentire quanto dico un vegano dovrebbe vivere in una grotta, da solo, vivere di bacche e di stenti, e pregare di vivere più di 30 anni. A quel punto sarebbe coerente, ma di sicuro non mi convincerebbe a diventare come lui, poco ma sicuro. Preferisco mettere in conto i problemi legati alla società e vivere insieme ai miei amici in mezzo alle auto, ai kebab e al chiasso, se mi viene concesso di farlo a mia volta. Scendere a patti è il concetto chiave.

E che dire della tecnologia, che sfrutta il coltan o materiali plastici altamente inquinanti?

Fonti: Sfruttamento, Ambiente, Il costo umano, WWF

Non possiamo certo dimenticarci che cellulari e pc di fatto non sono essenziali per vivere, ma in qualche modo lo sono diventati. Senza un cellulare o un pc sei escluso dal web e conseguentemente dal mondo, non puoi comunicare efficacemente con gli amici o lavorare degnamente. E la scusa lì qual è? Che uccidere animali per gusto no, ma per sentire gli amichetti o non trovarsi un altro lavoro sì? C’è una grande incoerenza, anche qui. Senza contare che il discorso sulla tecnologia dovrebbe essere prioritario rispetto a quello sugli animali, in quanto si parla anche di sfruttamento di esseri umani. Stando alla logica vegana, se conta la quantità, allora:

Problema animale + problema umano > Problema animale e basta

Ma sia chiaro, non sono io che cerco di convertire ed evangelizzare. Mi preme solo ampliare il problema inizialmente prefigurato. E non cito i barconi di frutta, verdura e spezie esotiche varie che arrivano per condire i pasti veg come Avocado e Quinoa, che da soli, con quello che inquinano, probabilmente rendono vani gli sforzi di una vita intera senza carne.

Il mio discorso però non finisce qui, vorrei tornare ancora una volta al video iniziale.

Riconosco che, effettivamente, per quanto il discorso di Alberto sia impeccabile, cozza con quella che è la capacità umana di provare empatia verso il prossimo o verso i più deboli. E si fa bene a ribadire che un tale sentimento è giusto solo se provato, non se imposto come vorrebbero fare i vegani. Ciononostante il problema del minore impatto non sta tanto nel fatto che sia realizzabile solo uccidendosi, quanto nel fatto che: non esiste un’unica idea di minore impatto. Ho volutamente parlato di animali da compagnia, automobili e altro proprio per far notare il massimo errore metodologico del pensiero vegano, il credere aprioristicamente che il mangiar carne sia il male, e che rinunciarvi sia a conti fatti già un biglietto per l’entrata in paradiso. No ragazzi, devo confessarvi che non credo sia così.

Nonostante l’allevamento intensivo sia provato impattare parecchio sull’ambiente si deve tener conto anche dell’agricoltura intensiva e dell’ipersfruttamento dei terreni, che pure sono, anche se in diversa maniera, causa di impatto ecologico. Quindi potremmo anche dire che si rinuncia a un male per abbracciarne un altro, magari di poco inferiore. E se la situazione è già poco difendibile così che dire di chi usa l’automobile? Io uso solo ed esclusivamente mezzi pubblici. Questo significa che non inquino quanto un vegano che, non mangiando carne, utilizza l’automobile o il motorino.

E ancora, non avendo un animale da compagnia non uccido indirettamente gli animali di cui si nutre.

Usando al minimo il riscaldamento, posso inquinare meno di un vegano che, non mangiando carne, lo spara a palla.

E, avendo usato si e no 4 cellulari e 2 portatili in tutta la mia vita, impatto meno di un vegano che, non mangiando carne, ne ha usati più di me.

Concludendo

Il mio scopo come al solito non è demolire i pensieri altrui o vanificare gli sforzi dettati dalla passione di qualcuno. Sia chiaro. Il mio non è un attacco, è una difesa. Se uno mi viene a dire che uccido e mutilo per gusto, per cose non essenziali, gli faccio semplicemente notare che sbaglia, e che sbaglia di grosso. Gli faccio notare che io impatto con A, B e C, e lui forse impatta con C, D ed E. Se il discorso è che non si deve impattare mai allora ha ragione Alberto e dovresti coerentemente privarti di tutto fino all’autoannientamento, se il discorso è che si dovrebbe guardare a chi ha la priorità allora non sono gli animali ma gli sfruttati del terzo mondo in Africa o nelle miniere di Coltan.

Se il discorso verte sul farlo per l’ambiente, controbilanci comunque la tua dieta con altri elementi che la vanificano. Se il discorso invece verte sull’etica, non hai alcuno strumento per dire che fai più di altri, anzi. Ho cercato di illustrare che il mondo si può salvare attraverso differenti metodi, differenti pensieri e modalità, non solo evitando la carne.