Ho voluto scrivere questo articolo non tanto perché sia particolarmente interessato all’argomento ma come vedremo fra poco per come è stato trattato da altri. Specifico già subito chi sono e cosa ho intenzione di fare: adoro leggere e lo farò sempre grazie a libri integrali, non mi interessano i distillati e non penso che ne utilizzerò mai. Perché? Perché  se voglio analizzare qualcosa lo faccio cercando di sondarne ogni anfratto, ogni bonus, ogni scena segreta, ogni parola dell’autore.
Detto questo, i libri distillati non hanno alcun senso per me? Assolutamente no, hanno molto senso di esistere e proverò a spiegare come la penso, avendo comunque premesso che non ne ho letti e molto probabilmente non ne leggerò mai.

Che cos’è un libro “distillato”?

Un libro distillato è, stando alla home del sito cui mi riferisco:

Da Stieg Larsson a Margaret Mazzantini, da Paolo Giordano a Nicholas Sparks, da John Grisham a John Green, il meglio della narrativa mondiale scelto e distillato per offrirti l’essenziale. Un’occasione unica per vivere il piacere della lettura senza perdere nulla della trama o della piacevolezza del racconto. Ogni mese due avvincenti romanzi di successo.

E ancora:

Distillati,
non riassunti

Abbiamo ridotto le pagine,
non il piacere

In pratica è un libro che non viene riassunto ma -non è ben chiaro- riscritto alleggerendone il carico o mantenuto tale e quale in alcune e riscritto in altre parti selezionate.

A che pro scrivere un articolo su questi libri distillati? Be’, chi mi conosce sa che io odio in particolare due cose: l’arroganza e i luoghi comuni. Metà di quello che scrivo qua sopra lo scrivo per abbattere questi due cancri.

E a leggere post generosi come questi, scritti da esimi lettori di sangue blu, mi è venuta voglia di rispondere a qualche polemica. E sì, le chiamo polemiche quando non hanno alcun valido argomento a supporto.

insulti

Che buon’anima questo lettore, augura una “innocua” seduta sul trono.

Questi invece sono più spigliati e simpatici. Da notare che la storia della trovata pubblicitaria si leggerà così tante volte da ora in avanti che la potremmo definire the new “kivipaga”

sdegno

 

Questi anche sono più simpatici dei precedenti

altri insulti

Immagine1

Fin qui tutto nella norma, no? Pieni di argomentazioni tra battute, bullismo da tastiera e un po’ di sano sfottò che male non fa. Quando non sei tu a subirlo.

Allora cominciamo anche a leggere chi, tra i pezzi da 90, ha sostenuto queste accuse. Nientepopodimeno che Bianca Pitzorno.

bianca

Il suo intervento è piuttosto aneddotico e non aggiunge vere argomentazioni al corollario ma quel che stupisce è la violenza verbale con cui si esprime nel finale. Addirittura una maledizione di Leviana memoria?
Da notare che la difesa è quasi sempre “io ce l’ho fatta, potete farlo anche voi”.
Ma non è un discorso leggermente qualunquista e inquisitorio? Insomma, o fai come hanno fatto gli altri o sei quello “sbagliato”? All’anima dell’amore per la cultura e le differenze, siamo ridotti allo snobismo nella letteratura, qualcosa che personalmente non ho mai visto. Ho visto snobismo quando un ragazzino aveva la console al posto del pc, ho visto snobismo quando il ragazzino di turno aveva scarpe non di marca e ho visto snobismo pure quando si criticavano certi lavori in quanto meno meritevoli di altri. Pensate che ho persino visto snobismo da parte di rockettari e metallari verso dj o musicisti rei di aver fatto musica elettronica (si sa, è inferiore la tua melodia se la fai con un pc anziché con una chitarra elettrica). Ma snobismo sui libri letti non lo avevo mai visto e personalmente trovo che sia veramente infimo. Per il discorso sui diritti potrebbe anche valere qualcosa, ma questo è un discorso accessorio che riguarda esclusivamente l’autore che ancora mantiene diritti legali, non è in alcun modo una valida argomentazione per demolire i libri distillati.

L’intervento ovviamente ha destato i cori tra i lettori, i quali si rivelano ultrà quando la propria squadra del cuore segna un gol

sostegno bianca

Spero di non vedere mai l’alba di questo nazismo aristocratico-letterario. Per pietà ve lo chiedo, già ci bastano i vegani, gli ambientalisti e gli scienziatei (sic!, cogliete la citazione).

Ma ovviamente si può sminuire tutto quanto. Sono ragazzi, stavano scherzando, figurati se questi maledicono veramente qualcuno!

Sì, sì, è sempre così. Quando ripeschi quello che ha fatto la marachella e gli fai totò sul sederino ti dice che non lo fa più, appena ti giri ricomincia a odiarti e a fare come gli pare. E da “scherzo” la cosa diventa prima un rimarcare le differenze, poi un ribadire la superiorità presunta di uno dei due, e infine disprezzare e discriminare. Lo schema in genere è sempre questo, motivo per cui io non prendo mai una discriminazione -anche quando si tratta di queste beghe letterarie- sotto gamba.

Proprio per questo ho voluto discutere con alcune di queste persone e coglierò l’occasione per ribadire qui le mie argomentazioni alle varie contestazioni espostemi. I toni sono stati inizialmente un po’ accesi ma per fortuna non è finito a bagno di sangue come sempre capita quando una persona molto convinta viene totalmente azzerata e costretta a mettersi in discussione. Questo, tuto sommato, glielo devo. Per il resto ho visto il nulla più assoluto.

Le mie argomentazioni, parafrasando un po’ e spiegando meglio, sono state (e sono) queste:

Molti sedicenti aristocratici della lettura contrari ai distillati sono arrivati anche ad affermare che sia meglio non leggere, piuttosto che aprire uno solo di questi libri.

Questa è una posizione così assurda che stento a crederla. Leggere, qualsiasi cosa, a qualsiasi livello, è SEMPRE preferibile al NON leggere NULLA. Questa è la mia posizione. Perché la cultura rimane cultura anche quando non la ritieni tale. Infatti mi è stato risposto che leggere libri di Fabio Volo o 50 Sfumature non sarebbe affatto meglio. Prima di analizzare in dettaglio occorre che io vi faccia notare quanto già sia sceso il livello di discussione: non mi hanno risposto che, effettivamente, ha molto valore ciò che dico. No, sono andati a pescare quei 2-3 libri alla Twilight sommersi da shitstorm da parte di chi talvolta neanche li legge ma si unisce al gregge per difendere la propria idea preconcetta. Qui abbiamo già un primo scricchiolio, che si andrà piano piano ad allargare come un burrone, che mi fa capire che queste persone per difendere un luogo comune hanno bisogno di altri luoghi comuni, sostenuti non da argomenti (infatti Twilight è odiato più che altro per cultura memenica e altro, in realtà non è niente di meno di migliaia di altri libri che sono letti e apprezzatissimi) ma da frasi fatte. Insomma, devono ricorrere alle eccezioni e ai casi marginali per far valere questa difesa. Tra tutti i libri di cui potremmo parlare, alzarmi subito un Fabio Volo, un Moccia o quel che volete, che comunque rappresenta solo un’esigua parte di letteratura, non smonta il mio concetto “leggere è meglio che non leggere SEMPRE” anche se lo mette alla prova, e a breve vi illustrerò perché; è come quando si usa la Reductio ad Hitlerum per aver subito ragione, avete presente?
-A me piacciono i cani
-Anche a Hitler piacevano i cani

Quindi, chiaramente, trovare carini i cani è sbagliato quanto l’elemento di paragone.

-La lettura è bella
-Anche Fabio Volo è lettura

Sottolineo poi che mi sono stati citati Volo e Sfumature quando in realtà sul sito si legge ciò che ho riportato “Da Stieg Larsson a Margaret Mazzantini, da Paolo Giordano a Nicholas Sparks, da John Grisham a John Green” e non mi pare proprio che questi siano tenuti in considerazione. Magari ci saranno pure in mezzo, ma non puntano solo su quelli.

Quindi, chiaramente, la lettura è orrenda quanto l’elemento di paragone.
Non avranno usato la parola “Hitler” ma il metodo è il medesimo, prendere qualcosa di comunemente accettato come “THE EVIL”, intercambiabile di volta in volta tra Volo, Twilight o Sfumature varie, e accostarlo a qualsiasi frase detta, anche quando il discorso non era propriamente quello. L’altra fallacia logica utilizzata infatti prende il nome di strawman, ovvero sostituire ciò che sto dicendo con un argomento fantoccio della serie “Tizio ha detto che Fabio Volo e Harry Potter sono IDENTICI”.

Ribadiamolo, anche se a dei presunti veri lettori non dovrei. Lo ripeto per gli analfabeti funzionali che mi leggono in questo momento:
Dire che leggere sia una cosa sempre positiva significa valorizzare le qualità delle letture in generale, non significa fare paragoni sciocchi tra libri totalmente diversi, scritti con target diversi con finalità diverse, al contrario significa dire che le emozioni che un lettore riceve da un bel libro classico, le può avere anche un altro lettore leggendosi il suo Fabio Volo o il suo Twilight, perché la lettura non è oggettiva, non è schematica, ma riesce a evocare sentimenti ed emozioni a partire da quel che uno cerca e da quel che uno conosce.
Se leggo Fabio Volo non è perché voglio sentirmi un nobel per la letteratura, ma perché evidentemente mi piace lui, mi piace quel che dice, come lo dice. Magari non lo ha scritto neanche lui, quel libro, magari è pure tutto copiato e non lo crede davvero, pazienza! Neanche le storie inventate che leggiamo sono mai successe, eppure ci piacciono. La lettura non la puoi imbrigliare in uno schema grammaticale in cui A corrisponde sempre ad A perché talvolta vuoi solo rilassarti con ciò che ti piace, e non ti rilassi con ciò che ti dicono ti farà rilassare, se non lo vuoi. Tutto qui il mio discorso, è più semplice di quel che appare. Tuttavia, come dicevo prima, la mia massima è messa a dura prova. Come si può anche solo pensare che tutta la letteratura valga la pena di esser presa in considerazione?

Qui occorre che io intervenga con un altro mio articolo sui fondamenti della critica, perché il discorso sarebbe eccessivamente lungo e non può essere sbrogliato in mezzo commento.

Riassumendo brevemente il mio articolo (ma di molto), non è possibile a priori dire cosa sia bello e cosa no, cosa oggettivo e cosa no, e spesso queste campagne di odio contro libri e autori sono nulla più che una collezione memenica di frasi banali riprodotte a oltranza come il sempiterno “still a better story than twilight” che non fanno che ridicolizzare, senza contenuti, un’opera.
Per le sfumature e Volo vale la stessa cosa: io non penso che qualcuno verrà a casa di questi aristocratici a dire “Le sfumature/Volo sono meglio di Harry Potter!”

Apriti cielo. Questa gente cerca sempre lo scontro paragonando mele con pere. O con libri recenti e libri il cui valore è cristallizzato da decenni di critica positiva, apprezzamenti, opere secondarie, ecc, il che è proprio intellettualmente disonesto. Al massimo si dovrebbero paragonare le sfumature con libri che trattano le stesse tematiche cercando di far risaltare difetti e pregi. Non ho la minima idea di quali altri libri simili esistano (e non mi interessano) ma se quel libro ha un merito, è stato quello di aver parlato del bondage e del sadomaso.
Lo ha fatto male? Lo ha fatto frettolosamente? Lo ha fatto con personaggi-barzelletta?

Ci può stare. E’ il lettore che decide alla fine. Ma quel merito ce l’ha, e le argomentazioni contro latitano parecchio.

Parliamo di Volo. Mi dicono sia un citazionista, e cioè che non crea veri contenuti ma riprende ciò che hanno scritto altri mettendolo sotto nuova forma.
Ora, dando per buona la cosa (ne dubito un po’ sinceramente, le ripercussioni legali sarebbero ostiche a quel punto), questo è comunque il significato di cultura e letteratura. Queste si trasformano, si modificano nel tempo, si adattano a linguaggi più consoni. In questi giorni abbiamo l’ennesima dimostrazione con la reinvenzione di personaggi come Harley Quinn. Tutti a dire che non è la vera Harley, così come tutti quanti obiettavano che Ledger non fosse come il “vero” Joker, ma a conti fatti cosa abbiamo ottenuto? Un nuovo punto di vista sul personaggio, con caratteristiche (in particolare la teoria del caos, l’anarchia, la violenza macabra) che possono piacere o no.
Il discorso sul “vero” personaggio è fine a sé stesso quando non completamente inutile, atto solo ad esaltare i nerd meno intelligenti. Persino Harley Quinn non è “originale” essendo nata nella serie animata e non nel fumetto. Che differenza fa? Che Harley è relativamente vecchia e il suo contributo è stato più che buono negli anni da giustificarla. Non è originale? E chissenefrega! Ha aiutato il Joker a esprimersi facendogli da spalla, ha rappresentato tutte quelle ragazze che non volevano l’eroina alla batgirl ma una ragazza “cattiva”, ha esaltato le qualità di una coppia negativa e malata; alla fine non conta niente se qualcosa è originale o meno, conta il contributo dato alla storia e ai contenuti. Joker e Harley non sono i “veri”?
Ma è cultura anche quella, che prima o poi a sua volta diventa classica per qualcuno che un giorno dirà che personaggio X non compare nelle serie animate di Batman, ergo è da buttare via.
Fabio Volo con i suoi libri suppongo faccia le stesse cose: dà il suo punto di vista alle cose, magari già trattate da altri. Noioso? Inutile? Ripetitivo? Ci sta. Eccome. Siete voi che decidete. Ma dovete capire che voi non siete il mondo, gli altri non gravitano intorno a voi, come riteneva la Pitzorno nello screen sopra quando diceva che lei aveva fatto così, quindi così andava bene per tutti.

E’ semplicistico, è manicheo, è ridicolo da chi si professa amante della lettura e della cultura. Chi ha studiato veramente come queste interagiscono in una fitta rete di interconnessioni sa che non esiste il “vero” personaggio, la “vera” storia. Al più si può parlare di originali. Ma ehi, lo sapete che anche Tolkien si è ispirato a “Il meraviglioso mondo degli Snerg” per inventare i suoi Hobbit?
Tolkien kopioneee!!1!!!

No, semplicemente la letteratura si reinventa, come fa da sempre. Tolkien ha preso moltissimo dai vari cicli cavallereschi e da altre opere precedenti e ci ha messo del SUO, dando il suo punto di vista, il suo vissuto, la sua reinterpretazione delle cose.
Si sta qui dicendo che non esistono grandi della letteratura e scrittori emergenti, o scrittori banali?

NO! Assolutamente no! Però quelli considerati “grandi” hanno decenni, quando non secoli, di “esperienze” sulle spalle e ciò che hanno detto è consolidato. E le loro fonti vengono “dimenticate”. Si dice che si sono “ispirati”. Ma se lo fa uno scrittore emergente si grida allo skantalo e alla kopia!1

Vedasi il dibattito Hunger Games-Battle Royale.

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La stessa scrittrice ha ammesso di aver preso ispirazione da BR. E io ritengo BR un capolavoro che comunica meglio l’idea del nichilismo sociale e dell’oppressione, mentre ritengo Hunger Games niente più che un’operetta per ragazzi con il classico andamento più o meno lieto per tutta la durata.

Ma non per questo vado a dire che HG sia una schifezza, per masturbarmi poi su quanto sia bello BR. Perché non è così che funziona. L’autrice ha comunicato quel che LEI voleva comunicare utilizzando una parte di situazione che le era congeniale per farlo. Può capitare che più autori vogliano sfruttare una situazione per esprimere ciò che loro intendono dire.

Anche altre opere come Maze Runner. Il tema del labirinto quante volte è apparso in arte, opere, romanzi, miti, leggende? Praticamente il tema del labirinto è quasi sempre connesso a quello del Minotauro ma nulla toglie che potrei metterci del MIO, proprio come ha fatto la Rowling nel suo quarto libro. Rowling kopiona?
No, ha declinato una situazione particolare usando topoi classici ma cercando di dire quel che LEI, e non altri, volevano dire.

Tutto questo per ribadire agli aristocratici della letteratura, che non esistono autori grandi che restano grandi perchessì, e autori piccoli che restano piccoli perchessì, ma c’è un lungo processo dialettico determinato in parte anche da una massa critica di persone. La letteratura non è scienza, se anche la critica mondiale dicesse che opera X fa schifo, il lettore sarebbe comunque libero di trovare X un capolavoro. E niente e nessuno potranno dirgli niente se così pensa che sia (la cosa vale anche all’inverso, ovviamente).

Tornando a noi, non ci deve interessare spostare il discorso su autori ritenuti pregevoli e altri immondi per portare a casa un punto, perché alla fine è il lettore a decidere cosa leggere e cosa reputare bello. E in tale ottica io affermo che se leggi cosa ti piace, e sei felice, è sempre meglio che leggere ciò che ti viene imposto, anche se ritenuto più bello.

Il problema è che ci siamo passati tutti, ma nessuno si ricorda. Quando alle elementari e alle medie ci costringevano a leggere libri “classici” della letteratura, a parte pochissimi, in generale era una forma di sofferenza. Ricordo di aver letto a fatica “Fontamara” perché era lungo, noioso, pesante, parlava di una situazione che non mi toccava e interessava minimamente e l’ho letto e mai più toccato. Se invece avessi letto un libro, ma un libro di mia scelta, cosa sarebbe cambiato, in meglio?

Dobbiamo quindi sempre imporci come unici detentori della verità contro chi la pensa diversamente? Dobbiamo andare da chi legge Troisi a dire “Ehi, è meglio il Signore degli Anelli o il Trono di Spade” o a chi legge le sfumature e dirgli quanto sia meglio Harry Potter?

Siete dei gradassi se lo fate, nulla più che bulletti intellettuali. Non siete diversi da quelli che usano i pugni, solo che voi lo fate con la violenza verbale e intellettuale di chi pensa di essere arrivato all’apice e aver capito tutto. E per questo io disprezzo i lettori aristocratici. La lettura è meravigliosa, voi no. Con questo modo di fare la infangate, la demolite, non proteggete l’arte. Un esame di coscienza, per piacere.

-La mia seconda argomentazione riguardava il fatto che le polemiche erano sterili, specie perché non si comprendeva tutto quell’astio. Nessuno costringe queste persone a leggere i libri distillati.

Quindi è chi li vuole a doversi preoccupare, non chi sa già che non ne leggerà. Sembra la classica paura del diverso che sotto altre forme chiamiamo xenofobia o omofobia: la paura che il diverso possa minacciare il tuo mondo così come lo hai conosciuto. Questi lettori aristocratici che scherzano sui distillati o addirittura insultano chi li legge, non sono diversi, per me, da chi discrimina per motivi futili come la pelle, la religione, il sesso.

A che pro infastidire chi vuole una cosa e non ti fa nessun male nell’ottenerla? A che pro maledire, insultare e bullizzare chi a conti fatti vuole solo leggersi un libro diverso dal tuo? E’ tutta questa rabbia che non concepisco: non si fa nulla di male ma ci si arrabbia con loro come se fossero cancri da estirpare!

-La terza argomentazione riguardava l’operato di chi “taglia”

Il sito non è molto chiaro in effetti e chi gestisce la pagina (ma visti gli insulti posso capire) non spiega chiaramente. Ma chi parla contro ha già dato voce a dei probabili luoghi comuni: un tizio a caso, che assolutamente non ne sa nulla di quel libro, taglia a caso con una forbice e ricuce come meglio gli aggrada.

Non vengono sfiorati dall’idea che forse, ma forse-ma dico FORSE- chi opera tagli sia effettivamente un critico, un fan del libro, un traduttore o una summa delle tre cose che taglia in base a esperienze fatte sul campo, sapendo riconoscere quando un passaggio è un po’ arzigogolato o logorroico e quando una ripetizione gratuita.

No, continua la fiera dello stereotipo con commenti come questo

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Ovviamente luoghi comuni su tutto: costi, tempo ma anche sui tagli. Come se un autore fosse perfetto, e non avesse mai avuto intenzione di riscrivere intere parti di una sua opera. Come se in un libro non ci fossero mai parti estremamente ridondati o ripetute che portano a vicoli ciechi narrativi.

E’ bene approfondire questo aspetto. In una storia non necessariamente tutto deve portare a uno snodo narrativo. Questo è vero. Se ad esempio il protagonista fallisce, non possiamo andare subito al punto in cui riesce, ma dobbiamo far capire quanto fallisce per esprimere quanto sia stato difficile arrivarci. Su questo non ci piove e penso nessuno discuta.

In realtà parliamo per metà del sesso degli angeli perché non sappiamo con precisione come si svolga il taglio, però possiamo ipotizzarne diversi.

-L’editore lascia intatte alcune parti e ne modifica altre

-L’editore lascia intatte le cose che secondo lui non devono essere sostituite ma fa una sorta di parafrasi equivalente di ciò che può essere ridotto

-L’editore lascia tutti i pezzi da lui ritenuti importanti ma toglie quelli che sono in qualche modo ridondanti, ripetuti o che non portano a nulla di concreto nello svolgimento

Per ora mi vengono in mente queste opzioni, ma non è detto siano le sole.

Nel primo caso vien da chiedersi su quali criteri operi una persona per decidere cosa merita e cosa no. Di sicuro la risposta non è banale come lascia intendere la signora dello screen, già studiosi come Gerald Prince hanno provato a dire la loro su una probabile scala di priorità nel testo. Ci sono scale di priorità in un testo?

Secondo lui sì, una storia parte da un nucleo interno al quale vengono sommati episodi, effetti mimetici e così via. Lo scrittore quando parte ha in mente l’ossatura del racconto che poi amplia, a seconda delle esigenze, in base anche ad un proprio sentire emotivo del momento. Certo, è difficile dire quale sia l’ossatura originaria di un racconto ma è una cosa che bene o male riesce a tutti definire: è ciò che viene riassunto. Quando riassumiamo cappuccetto rosso non ci viene da dire “in effetti il lupo non toccò la merenda nel cestino della piccola”, perché è una nozione del tutto secondaria. Quel che conta nella storia è il viaggio, lo snodo col lupo e la fase finale con morale implicita. Creare un distillato significa andare al sodo senza perdersi in eccessive rese mimetiche che, saranno bellissime, saranno utilissime per sentirsi in un vero racconto, ma sono anche, e spesso, fonte di noia per i lettori, specie quelli meno attenti a questi particolari insignificanti.

Facciamo un esempio con il Trono di Spade, una delle mie opere preferite. (Mi scuso per eventuali spoiler, cercherò di ridurli).
Alla fine del primo libro muoiono diversi personaggi, tra cui un protagonista. La morte di quel protagonista è essenziale allo svolgimento perché innesca la reazione del figlio che dichiara guerra a chi lo ha giustiziato. Senza modificare interamente il testo, e inventare cose di sana pianta, non è possibile tagliare le scene in cui questa cosa accade: quel personaggio deve morire, e deve farlo in quel modo, perché sarà un evento talmente importante e famoso che nel libro verrà ripetuto molte volte.

Ora però parliamo di ciò che NON è assolutamente vitale, e cioè di tutte quelle situazioni in cui bene o male qualcosa si può omettere per agevolarne la scorrevolezza. Ho utilizzato l’esempio del Trono non a caso, dato che nel quarto e nel quinto libro si procede con una lentezza mostruosa. Prendiamo personaggi come Halder. Chi è? Penso che in questo momento anche tra i lettori più accaniti qualche domanda stia sorgendo. Boh, non è un personaggio primario, è uno di quei personaggi secondari che vengono nominati ogni tanto per dare una parvenza di mondo realistico (i protagonisti non possono muoversi in un mondo dove ci sono solo loro) ma il suo contributo è talmente esiguo che è praticamente solo un nome con delle qualità inventate sul momento che si potrebbe benissimo estromettere dalla storia senza comprometterne la portata emotiva.

Ora voglio sentire i fanboy che si lamentano con le mani nei capelli “Noooo, Halder è un personaggio VITALE per il trono!!! Ha fatto x e poi y, come fai a cancellarlo??? AAARGHHH”

In realtà si potrebbe benissimo fare questa prova. Inventa un nuovo nome, pesca 3 caratteristiche (naso lungo, orecchio mozzato, cieco, muto, simpatico, e così via) a caso e sostituisci quel personaggio. Nella storia è cambiato qualcosa? Assolutamente no, procede lo stesso anche senza di lui.
Si potrebbe fare lo stesso anche con personaggi come Carina Porcellina, che sicuramente compare più spesso di Halder ma che non ha comunque un contributo tale da giustificare le sue scene perché è perlopiù un personaggio riempitivo.
Le scene che caratterizzano questo personaggio sono tutt’al più stucchevoli, lente, prive di senso. E anche se ho discusso con persone che in realtà lo hanno trovato simpatico, si deve tuttavia riconoscere che non è per niente vitale un contributo come il suo.
Ovviamente questo discorso è pericoloso e non va portato agli eccessi. Eliminare spalle comiche o momenti di pausa riflessiva può intaccare una storia, e non si discute.

Ma tra quel che propongo io e questo c’è un abisso di differenza. Un conto è una, e una sola, pausa riflessiva in una storia, una spalla comica, un altro è inserire più scene tutte simili tra loro dove si cambia una battuta ma alla fine non si modifica la storia. Le battute di Tyrion nella sesta stagione sono qualcosa di simile: servono ad allietare la scena, a fare amicizia con i personaggi, ma sono così penose e irrilevanti che avremmo potuto benissimo tagliarle tutte e arrivare per magia al punto in cui sono già dei compagni che combattono sotto lo stesso vessillo in quanto uniti dalla causa. Non è vitale il contributo delle suddette battute, possono benissimo essere tolte. Anche quando si crea uno show come quello del trono a partire da un libro in realtà si attua lo stesso procedimento: non è vitale che la moglie di Robb sia il personaggio x anziché uno completamente inventato se tanto ci serve solo per le nozze. Non cambia nulla nella storia a livello profondo, sempre quella fine fa. Indi per cui ha ragione chi sostiene che certi elementi non vanno mai cambiati in un’opera ma ha torto a pensare che valga sempre e per tutte le storie.
Poi, se stessimo parlando dei libri originali potrei capire ma qui non si sta parlando di quelli, si sta parlando di un prodotto intermedio che non vuole assolutamente sostituirsi agli originali ma semplicemente proporsi come alternativa per chi lo vuole.

Tenete bene a mente questo concetto perché lo rivedremo fra un po’.

Se io volessi farmi un’idea precisa di un’opera me la leggo, punto e basta.
Ma se io non sono sicuro di un libro, e devo decidere tra l’originale che magari costa il doppio e il distillato che con meno pagine costa anche la metà, esso si rivela uno strumento di scelta alleato del consumatore, e non un ostico nemico da abbattere.
Capitano sempre quei libri dei quali non sei sicuro, e vuoi semplicemente farti un’idea.

“Ma se vuoi farti un’idea lo leggi tutto!”

No, se voglio sapere a grandi linee cosa succede bastano gli eventi primari, non sarà certo una virgola spostata, una spalla comica in meno o un evento secondario a farmi cambiare idea. E’ mai successa una cosa simile? Quando volevate bocciare una trama, i suoi personaggi e lo stile, avete mai salvato in corner quel libro per una minuzia? Non penso proprio.

Per la seconda ipotesi c’è un’altra riflessione da fare. La parafrasi. Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di un prodotto secondario come potrebbe esserlo l’audiolibro o il libro illustrato, e non degli originali. Non si tratta di mutilare i veri libri ma di venire incontro a chi non ha tempo o soldi da dedicarvi.
In taluni casi la frase va lasciata com’è, perché se l’autore vuole comunicare una certa sensazione si devono usare le parole che ha scelto, proprio in funzione del fatto che esse medesime rappresentano lui, il suo vissuto, le sue scelte.
Tuttavia è esagerato pensare che valga per tutti i libri. Prendo ad esempio Faletti, uno scrittore che ho largamente apprezzato in un paio di libri gialli.
Chi lo ha letto ha sicuramente notato che usa spesso strane e arzigogolate perifrasi per dire poco con molte parole. Mi ricordo, a memoria, un passaggio in cui diceva

“In un lasso di tempo che parve gemello degli anni…”

E’ molto poetico dire “gemello degli anni” per dire “parvero anni” e posso concordare che voler mantenere qualcuna di queste strutture ha senso se si vuole comunicare lo spirito poetico dell’opera. Tuttavia non sono vitali e molto spesso si rivelano più un allungare il brodo in maniera stucchevole che non una forma di intrattenimento.
Giustamente, non vale sempre quel che dico. Non ha senso solo cosa si dice, ma anche COME lo si dice. Giustissimo. Però siccome si sta parlando di un prodotto intermedio nulla vieta di, proporrei, tenere un 50% di queste perifrasi e in altre, dove non è vitale dirlo in questa maniera, utilizzare forme meno pretestuose, se questo non pregiudica qualche passaggio. In molti casi si rivela una delle funzioni di Jakobson, quella poetica, dove conta dire bene, non tanto quel che si dice. Ma se io voglio farmi solo un’idea non mi occorrono certo tutte le frasi originali, me ne bastano una manciata e poi deciderò se leggermi gli originali o meno. Anche qui, non si uccide niente e nessuno, ma si viene solamente incontro a chi non ha la pretesa di leggere tutto.

Per la terza ipotesi invece è plausibile pensare che vengano tolte alcune scene ripetute. La ripetizione ha senso quando vuole formare un’isotopia di significato, perché permette di cogliere sfumature nel testo in base a quante volte si ripresenta una scena, e in base a quante volte si presenta con diverso paradigma.
Ma anche qui, non vale sempre. Mentre le scene più importanti possono rimanere intatte anche se ripetute, esistono diverse scene che, per mancanza di idee, per desiderio di aumentare le pagine, sono ripetute ma a vicolo cieco e inconcludenti.

Riprendendo l’esempio del Trono di Spade (quinto libro nello specifico), questa è una situazione che si ripresenta molto spesso non a scene, bensì a capitoli interi. Dopo il primo quinto di narrazione il lettore ha quasi un senso di Déjà-vu tanto le cose lette appaiono identiche a quelle superate. Se non credete a me leggete a manciate le recensioni su siti come Anobii sul quarto o sul quinto libro, in genere una gran parte concorda nel ritenerli i due libri più noiosi e con meno trama della saga.

A volte capita proprio il contrario, che la storia ottenga benefici da una tagliata e questo è proprio uno degli esempi, mio malgrado.
Si può difendere i libri dicendo, come hanno fatto in molti, che le scene ripetute servono a rimarcare un vuoto di potere, la psicologia dei personaggi e il senso di tristezza che pervade il tutto (parlando sempre del Trono).

Posto che siamo a metà tra il bias di conferma e per l’altra metà sull’overreading, ci può anche stare. Bisogna però stare attenti a non giustificare tutto il ciarpame e le mancanze di idee di un autore. E’ sicuramente difficile dire dove e quando, anche perché nessuno concorderebbe assolutamente, ma è bene capire che un libro non è perfetto per definizione in maniera automatica. E’ un prodotto che lo stesso autore, volendo, potrebbe riscrivere e cambiare in alcuni punti. Non bisogna essere pedissequi nell’arte ma capire che quello che abbiamo davanti è importante in quanto veicolo di emozioni, e le emozioni possono essere veicolate attraverso diverse forme, e mai una soltanto (quella scelta dall’autore).

Poi ribadisco: non si sta parlando degli originali ma di un prodotto intermedio creato ad hoc per chi non ha voglia di sorbirsi i dettagli. Anche azzerandoli molto probabilmente non cambierebbe per loro. Non è gente che viene “truffata” come sostiene qualcuno, perché non gli si danno tutte le virgole e i punti e virgola, ma è gente che richiede espressamente che vengano operati questi tagli in funzione della spesa di denaro e tempo, il che è giustificabilissimo. Non si sta dando qualcosa di meno ai lettori, si sta dando qualcosa di più, che è ben diverso! Tu lettore puoi scegliere se leggerti l’originale o se sacrificare qualcosa e leggerti un prodotto che bene o male può comunicarti qualcosa di simile. Semplice e cristallino.

E aggiungo una cosa: avere più dati, più informazioni, più isotopie di significato non è necessariamente meglio. Dipende dal tipo di libro e dal tipo di lettore.
Tuttavia non si può non far notare che il grado di lettura dipende anche dal grado di cultura di una persona, la quale troverà citazioni intertestuali solo se avrà letto altri libri e riuscirà a metterli in relazione tra loro. Chi critica i distillati può farlo ma chi ne sente il bisogno non è detto ne sia in grado. Dareste mai un trattato filosofico o scientifico in mano a chi non ha studiato per capirlo? Magari leggerebbe le parole ma non ne capirebbe il vero significato. E ne abbiamo un esempio lampante: L’OMS e la carne.
Quante volte giornali, politici, analfabeti funzionali hanno affermato che L’OMS ha detto che la carne è cancerogena?

L’OMS non ha assolutamente detto una cosa simile ma chi non “è studiato” capisce a caso parole che poi collega a caso. In queste occasioni cosa fai, gli posti link di pubmed e di riviste scientifiche in inglese per fargli capire meglio? No, in questi casi la divulgazione prevede una semplificazione.
La semplificazione passa per ridurre un po’ i concetti per andare al nocciolo veramente utile di significato.

Ricordo ancora una discussione tra un ragazzo (forse biologo) e un divulgatore scientifico: il primo asseriva che è tecnicamente sbagliato dire che l’uomo discenda  dalle scimmie ma che la frase corretta fosse che l’uomo e la scimmia hanno un antenato in comune. Il divulgatore gli ha risposto che non è vero: dipende dal pubblico cui si sta parlando. Ad un pubblico di scienziati ti rivolgi con certi termini, ad un pubblico di ignoranti ti rivolgi come parleresti ad un amico, ma cercando di comunicare l’essenziale oggetto scientifico anche senza dirlo “scientificamente”.

Per questo non ha alcun senso dare ad un lettore, che sa già che non gli interesserà tutto il libro, ogni singola caratterizzazione dei personaggi secondari, ogni santa virgola e ogni benedetto paragrafo di descrizioni di scene e luoghi. Gli bastano gli eventi e i personaggi primari per capire a grandi linee la storia e senza ridondanza di significati che potrebbero anzi inficiarne la lettura.

Altra argomentazione cedevole: la paura che dei plebei possano ritenersi veri lettori!

Mi è capitato di leggere di Lettori Aristocratici che, col mignolino alzato, rivendicavano il diritto alla targhetta vero lettore in quanto il lettore di distillati potrebbe addirittura finire con il vantarsi di essere egli stesso un…*faccina aristocratica inorridita con nasino arricciato* vero lettore. Ovvove, signovi miei.

Signori, qui rasentate il ridicolo, lasciate che ve lo dica. A chi usa questa argomentazione dico chiaro e tondo che siete dei cialtroni. Per voi la lettura non è piacere e Hobby ma uno status quo, un privilegio, una forma di superiorità mentale che credete di avere su chi non legge come voi, in una forma di bullismo al contrario. Prima si prendeva per il culo chi leggeva, ora si prende per il culo chi non legge (o legge come volete voi).

Be’, evidentemente non avete letto abbastanza da capire che la lettura è un Hobby, un divertimento, uno svago e che ognuno deve avere il sacrosanto diritto a leggere cosa gli pare senza essere giudicato, proprio come si fa con ciò che uno veste e fa a letto. Se non c’è attenzione mediatica intorno a questa cosa non vuol dire che sia meno grave, vuol solo dire che c’è una massa critica imponente (e supponente) che la spinge in maniera incontrastata. Bene, ci penso io a ricordarvi che non siete superiori a niente e nessuno, siete solo persone con gusti differenti da altre persone con altri gusti. E se pensate veramente che la lettura sia un mezzo per discriminare gli altri, ne avete di pagine da leggere ancora.

L’argomentazione più usata, poi, ma anche la più cancerogena e tossica, è quella che io ho rinominato della “finta alternativa”. Ovvero: se puoi leggere un libro più corto, perché leggere un distillato?

La risposta è contenuta nel mio articolo, ad essa specificatamente dedicato: La finta alternativa. Semplificando di molto il suo contenuto la risposta è: “Molto semplice amico mio, perché faccio come dico io e non come dici tu. La vita è mia e me la gestisco come mi pare”.

Non sarebbe molto carino andare a dire ad una ragazza che alla serata in cui vuole essere sexy per il suo ragazzo anziché mettersi le calze a rete può tranquillamente mettersi i pedalini o i gambaletti perché tanto, si sa, le calze son tutte uguali, no?

Andreste mai da un ragazzo che deve decidere con quale ragazza fidanzarsi a dirgli che tanto è uguale e una vale l’altra, no? Son sempre ragazze, giusto? Due occhi, due gambe, labbra assortite, due seni.

No, perché le scelte sono importanti, siamo noi stessi le nostre scelte. E i dettagli, che io mi premuro sempre di difendere dai chi taglia gli argomenti col machete, sono ES-SEN-ZIA-LI. Finitela di credere che le scelte altrui non abbiano valore, perché ne hanno, eccome se ne hanno. La calza giusta o l’indumento giusto FA la differenza. Fare quel che dico io quando lo voglio io FA eccome la differenza.

Ebbene, perché allora andate a sindacare nella vita privata di una persona in altri ambiti? Leggerà quel che le pare senza forzature di sorta, no? Un lettore veramente intelligente lo avrebbe già capito da un pezzo.

Continuo a far notare poi che tutto questo accanimento contro i distillati è totalmente arbitrario e dettato solo dalla novità. Infatti esistono già da diversi anni opere che in qualche modo “modificano” l’opera originale, e nessuno se ne lamenta.
Vengono cambiati finali, personaggi, aggiunge canzoncine, aggiunti temi sdolcinati, rimossi i temi per i più adulti, tanto che l’opera originale si scorge appena in quelle modificate. Avrete già capito che sto parlando esattamente della Disney.

Spiegatemi perché la Disney, che a detta degli aristocratici della Lettura “stupra” i sacri libri per venire incontro al buonismo dozzinale da famiglia cattolica, è apprezzata pur essendo commerciale mentre i libri distillati, che non operano certo modifiche a quel livello né si permettono di aggiungere cose a seconda del messaggio che si vuole rilanciare come fa la Disney sarebbero invece il Dimonio. Spiegatemi che tipo di bias avete.

 

Per questo io sostengo che i libri distillati non facciano distinzione alcuna e che siano buoni strumenti per venire incontro ad una massa che non legge. In Italia abbiamo un 47% di analfabeti funzionali ed è una cifra mostruosa, che inquina le discussioni, inquina la politica, inquina le relazioni sociali. Si può perdonare un ignorante che non capisce, ma non si può perdonare un idiota che legge e capisce tutt’altro. Per arginare il problema occorre leggere, occorre cultura, occorre informazione, e tutto ciò che invita a farlo ai miei occhi è bene accetto oltremodo.

Per cui non rispondetemi che lettura è anche “Fabio Volo” o “Cinquanta sfumature”, perché chi comincia con poco può benissimo, se incoraggiato e non demolito, passare ad altro, proprio come è capitato a chiunque di noi, pensateci un attimo. Mettete via i luoghi comuni, le vostre inutili etichette e i vostri ipotetici status di lettori di terzo livello, metteteli via e provate a capire che la lettura, di qualsiasi cosa, va sempre bene. Quando avremo un 1% di analfabeti potremo riaprire la questione, fino ad allora forse ne facciamo pure tutti quanti parte.

La mia dissertazione è conclusa, per cui chi si è annoiato può terminare qui la lettura. Ovviamente ci tengo a ribadire che i toni un po’ polemici dell’articolo non sono rivolti a chi ha idee differenti dalle mie. Ben vengano anzi pacifici incontri e discussioni.
Quel che non tollero però sono gli sberleffi retrogradi di gente che si crede superiore, e che in realtà in un libro rappresenterebbe un antagonista autoritario e dispotico accecato dalla sua ideologia.

A seguire un esempio di discussione che ho avuto, per riassumere tutti i concetti in un esempio pratico.

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La mia risposta è stata lunga e argomentata ma visto che molte cose le ho riprese nella mia dissertazione non serve ripeterle. Mi limiterò ad accennarle.

 “Ma il punto è molto semplice: non dovrebbe essere l’arte ad adattarsi al fruitore, ma il fruitore ad adattarsi all’arte”

Qui abbiamo già un errore che inficia la discussione. Arte, pensieri e istituzioni sono in funzione nostra, ovvero hanno senso perché svolgono un’utilità pratica. L’arte ad esempio comunica senso di meraviglia, di stupore, di riflessione, è utile in tal senso. Quando lei dice che invece è il fruitore a doversi adattare sta usando un meccanismo conoscitivo inverso: non importa se qualcosa non funziona, sei tu che devi adattarti; facendone però un totem, una divinità, il che è solo un ripetere le cose in maniera pedissequa senza ragionarci sopra.
Non importa se una cosa l’ha scritta Aristotele o Galileo, se possiedi le competenze adatte puoi provare a confutarli. Non importa l’argomento d’autorità, specie quando poi si parla di arte, che è il campo dove in assoluto non esiste un’autorità ma è tutto demandato ad un rapporto dialettico tra artista e fruitore.
Dire quindi che siamo noi a doverci adattare alle opere è sbagliato tanto quanto asserire che siamo noi a doverci adattare ad una legge ingiusta, e non provare a cambiarla.
In questo caso alcune persone vogliono libri distillati, non c’è alcun motivo per non darglieli, ergo non c’è alcun motivo per cui dovrebbero adattarsi loro a te e non tu a loro.

“Se un libro è troppo lungo per me, si vede che non fa per me, quindi non lo leggo.”

Proprio come la Pitzorno: incapacità a venire incontro alle difficoltà e alle richieste degli altri, utilizzando la propria esperienza come punto d’appoggio sempre valido per qualunque cosa.

” Se odio l’arte moderna, non andrò a vederne una mostra. “

Questa frase è proprio concettualmente sbagliata. Nessuno odia i libri-altrimenti non ne chiederebbero affatto- ma si chiede solo una forma meno impegnativa degli stessi.
Non serve mica odio, semmai è sufficiente un blando interesse per un’opera che però non sia tale da giustificare una maggior spesa di tempo e soldi.
Usare la parola “odio” però fa sempre effetto perché solidifica una delle due posizioni contro l’altra.

“Distillare un libro sarebbe come prendere Star Wars e spogliarlo di tutti gli elementi fantascientifici, per dare la possibilità a coloro a cui non piace la fantascienza di apprezzarne la storia dietro”

Sbagliato anche qui. Non si tratterebbe, come asserisce lei, di prendere un’opera originale e mutilarla, al più si tratterebbe di affiancare l’originale a una versione meno compatta. Pessimo esempio, oltretutto, quello del cinema, perché esistono versioni estese dello stesso film che smentiscono proprio quanto detto. La versione estesa avrà più contenuti ma non è affatto detto che sia meglio, 4 ore di Signore degli Anelli o di Hobbit sono, per un film, eccessive a dir poco. Se si vuole fare una maratona tra veri fan doc potrebbe avere un senso, altrimenti la maggior parte delle persone si fa bastare tranquillamente il film normale. Ed è una perfetta conferma a quanto dicevo: anche in un film si può tagliare, perché si tagliano sì scene che caratterizzano meglio luoghi, azioni e personaggi, ma il film procede comunque anche senza. Ti perdi le minuzie, ma non è neanche detto che siano essenziali o che a te interessino. Se vuoi avere un’idea al 100% ti leggerai/guarderai l’originale, se vuoi solo la storia, o la conosci già, o non te ne frega, va benissimo la versione non estesa o il distillato. Si sta parlando qui di aprire la strada alla forma cartacea di ciò che in altri ambiti esiste già.

Cambiando esempio, il distillato secondo me non è diverso dal riassunto che fai di un libro universitario prima di un esame. Dopo aver approfondito il libro (se ti interessa, ovviamente) ne fai un sunto sì da focalizzarti solo sulle cose più importanti. Non importa se tu non concordi col mio riassunto, perché pensi che avrei dovuto mettere più cose, basta che serva e piaccia a me.

“Sarebbe come togliere i quadri di Manet da una mostra sull’Impressionismo, perché a me lui non piace”

Anche questo è un esempio forzato e forviante. Non si sta mica chiedendo la riduzione dei veri libri o la totale sostituzione, si sta chiedendo una forma intermedia in più.

Un altro esempio che si potrebbe fare è con la messa. Qui la gente sta chiedendo di pregare in maniera più comoda in dialetto e non in latino, mentre i lettori aristocratici vengono a dirti che la vera messa è in latino, altrimenti non è messa e tu non sei un vero credente.

Ma se l’importante è pregare (leggasi leggere) non importa come fai la messa, basta farla come credi.

“E sarebbe come mettere la Gioconda in una mostra di arte moderna, perché io sono andata a vederla anche se l’arte moderna non mi piace. “

A dire il vero questo esempio non l’ho tanto capito, ma abbiamo visto il tenore per cui passerei direttamente alle citazioni successive.

“Abbiamo la fortuna di vivere in un mondo in cui le opzioni sono già numerosissime: perché mutilare opere già esistenti, invece di andare a cercare quello che fa per noi?”

E’ facilissimo, come facevo notare, cadere nella fallacia logica della finta alternativa che menzionavo dal mio articolo. Tu puoi benissimo farmi presente che esiste un’alternativa ma sta sempre a me valutare e scegliere. Non devi essere tu a impormela solo perché esiste. Questa frase poi è anche offensiva verso i lettori stessi. Non farebbe certo piacere se vi dicessero “scusa, ma se vuoi leggere qualcosa sui maghi perché invece di Harry Potter, che è stupido, non ti leggi Mago Merlino?”
Scusa eh, posso decidere io per me e per la mia vita? O devo subire questa forma di bullismo che oltre ad essere malcelata è anche una nascosta forma di disprezzo verso ciò che piace a me?

“E ti prego, se rispondi, non riportare ancora l’esempio del “voglio leggere A e non B”, perché, mi dispiace per te, ma tu non stai leggendo A: stai leggendo C, una versione di A creata per te da persone che non avevano nessun diritto di crearla.
Se vuoi leggere A leggi A, non C.”

In questa citazione invece un vero errore di ragionamento logico. Se il libro che voglio è A, e tu mi consigli B, il distillato del mio libro al massimo sarà A1, non C.
C rappresenta una cosa totalmente diversa da A e B, A1 rappresenta una forma, con alcune variazioni, di ciò che chiedo io.
Quindi pazienza se mi perdo due virgole a pagina, è sempre meglio di qualcosa che non ho richiesto e che è completamente differente.

Poi mi sono anche permesso di avanzare un’ipotesi: e se lo facessi? Se leggessi un libro distillato anziché quello che mi consigli tu? Si offende il libro? Si offende l’autore? Si offende l’arte?
No, al massimo ti offendi tu. Come nel caso delle bestemmie, non si offende DIO, si offende al massimo qualche credente. Ma le tue idee e le tue convinzioni non sono mica persone tutelate dal diritto, e se il tuo offendersi ricade sulle mie scelte, che dire, offenditi due, tre volte, che continuerò a fare come mi garba.

Ma c’è una bella differenza tra un lettore aristocratico che non viene toccato, se non nel suo immaginario, e un lettore che, come abbiamo visto, viene insultato e tiranneggiato se sceglie una forma diversa di lettura. Si parla di discriminazione e ghettizzazione, non di offendere i poveri sacri lettori.

“Se vuoi leggere un libro da 1000 pagine ma non ti ricordi i nomi, non leggerlo. “

Anche questa frase è essenzialmente stupida e arrogante. Insomma, se non sai fare qualcosa o hai difficoltà nel farlo: abbandona. Chissene frega se di mezzo ci vai tu, i tuoi interessi, il tuo hobby, il tuo piacere personale, se non sai farlo come dico io abbandona la partita, possibilmente per sempre, e rinuncia.

Scusate ma qui ci sta un bellissimo “STIGRANCAZZI”.

All’anima del rispetto per tutti, se hai dei problemi personali ti attacchi anziché provare a trovare vie di compromesso.

Questo è un modo di ragionare che personalmente disprezzo con tutte le mie forze. Un modo di ragionare riduttivo, depauperante, limitativo oltre che molto arrogante.

Se io voglio leggerlo, e non ti cagiono danno, io lo leggerò. E usando la tua stessa logica ti dirò “se non vuoi un distillato non leggertelo”.

“Oppure prenditi un foglio, infilalo nel libro e segnati un nome ogni volta che lo incontri. “

Son contento che si provi a dare delle alternative. Peccato che queste abbiano valore quando io le chiedo, non quando sono un mezzo per non farmi avere ciò che chiedo. Siamo sempre sull’esempio Harry Potter-Mago Merlino.
Se io voglio leggere meno pagine, pagare meno e leggere QUEL libro, non c’è alternativa.
Se ti dico che un libro enorme faccio fatica a digerirlo o a leggerlo in tempi brevi, e durante quel periodo mi dimentico i nomi e mi si rovina la lettura non certo per colpa mia, non è una situazione applicabile rispondermi di usare un foglio pieno di schemini, frasi e altro che non farebbe altro che complicarmi le cose.
Vi immaginate la scena?
Leggo.
Leggo.
Toh, un personaggio! Sicuramente tra dieci pagine lo citeranno di nuovo e non mi ricorderò chi è, me lo segno.
Interrompo la lettura.
Scrivo.
Il personaggio non compare più.
Però l’altro che non ho segnato sì.
Allora torna indietro per capire chi era sto tizio e segnartelo sul foglietto, che sennò qui la Maria Antonietta dei libri ci risponde “Date loro gli originali da mille pagine e rotti, insieme alle brioches!”
Ecco, improponibile. Una presa per il culo. Leggere deve essere anche scorrevole, non una rottura per non far sentire te mogia mogia.

 

“Quello che infastidisce di questa operazione è il fatto che si prenda l’arte e la si mutili”

In realtà abbiamo visto che i motivi sono ben altri, e che spesso sono tutti dei feticci quando non misinterpretazioni sesquipedali.
Non viene mutilata “l’arte”, che non deve essere un totem ma un hobby, semmai viene fornito qualcosa in più. Alla fine non ti ritrovi un libro mutilato, te ne ritrovi due di cui uno originale, l’altro per altre evenienze.

 

“in nome di un culto della pigrizia”

Anche questa affermazione la trovo oscena. Si tratta sempre di minimizzare e ridicolizzare quel che piace agli altri.
Quando dico che mangio carne il vegano mi risponde che deriva tutto dalla mia comodità nel non saper rinunciare ad una fettina.
Quando utilizzo la macchina l’ambientalista mi viene a dire che deriva tutto dalla pigrizia nel non usare una bicicletta.
Quando voglio giocare ai videogames sono un pigro perché non esco a giocare.
Quando leggo manga sono pigro perché potrei leggere libri più impegnativi.
Quando leggo libri mi si dice che potrei passare quel tempo a studiare per cose più utili.
Quando studio mi si dice che ci sono materie ancora più utili di quella che studio.

In un ciclo senza fine, perché senza fine è la stupidità di questa forma di argomentazione.

Scegliere una cosa anziché un’altra non deriva necessariamente SOLO da pigrizia. Fosse solo quella non si leggerebbe proprio, no?

E’ tanto difficile venire incontro alle persone che si impegnano e si sforzano anziché denigrarle ogni volta, come questi lettori aristocratici?

Per fortuna non sta a lei giudicare gli altri dall’alto del suo pulpito!

” in nome di “devo poter fare quello che voglio anche se quella cosa non fa per me”, in nome di “io posso fare quello che voglio di tutto ciò che esiste nel mondo”, “io umano con la mia arroganza posso finalmente mutilare anche l’arte”. “

Parte il melodramma. Oh, aspettate

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Siamo seri, riconduciamo questa gente sulla Terra. Ragazzi, stiamo parlando di libri, letture, hobby, piaceri personali. Non di trivellazioni, politica e di guerre. Dai, per cortesia.

“E un’ultima cosa… Bella la tua arringa pro-distillati, ma ti sfugge una cosa: questa non è una nobile opera di diffusione culturale, questa è un’operazione commerciale che vuole guadagnare sulla pigrizia italiana”

KIVIPAKA??????!

L’accusa di essere commerciale è vecchia e ormai stantia, non funziona più come prima, per i seguenti motivi:

-Se qualcosa è commerciale ma richiesto, non dovremmo darglielo perché lo dici tu? Perché lo dice l’arte? Perché lo dice il Dio del non-commerciale?

-Esiste al giorno d’oggi qualcosa che non sia commerciale? E se anche ci fosse qualcosa di qualità poco conosciuto, attivati in prima persona per farlo conoscere, non screditando o insultando ciò che già a qualcuno piace.

-Perché, i libri originali non vengono venduti in maniera *brrr* commerciale per lucrare sull’interesse intellettuale di altre persone? Dunque va bene lucrare sull’interesse intellettuale ma non sulla pigrizia? E il tutto è scritto sul testo sacro di…?

-Anche se fosse? Voglio dire, non dobbiamo più fare niente perché per qualcuno è commerciale (e cioè tutto è commerciale quando comincia a essere mainstream)? L’unica risposta ancora possibile è uno gran: sticazzi. Ragazzi, non funziona così, non avete capito proprio nulla della questione.

 

“E se la pensi diversamente, mi spiace ma vivi in un bel mondo fatato.”

Eccerto, se non la pensi come il gruppo sei stupido. Se non fai come noi sei out, se non parli come noi sei vecchio e così via di luoghi comuni. Il bello è che questa gente si reputa anche democratica, liberale, giusta e crede di agire a fin di bene utilizzando discriminazioni e ridicolizzando le cose altrui.

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Questa è stata la risposta a ciò che ho detto prima, anche se in forma diversa. La riporto perché in alcuni punti (pochi a dir la verità) prova a tenere in piedi il ragionamento, anche se alla frutta. La discussione si è un po’ accesa ma poi è finito tutto in maniera tranquilla venendoci incontro, quindi questo lo devo all’interlocutrice.

 “hai estrapolato molte delle mie frasi e le hai rigirate a tuo piacimento, invece che semplicemente rispondermi”

In realtà mi sono limitato a quotare e rispondere punto per punto.

“Vorrei solo sottolineare una cosa: non servono saggi critici di nessun tipo per capire che questa è un’operazione commerciale”

In sostanza ha confermato che parla per partito preso e per pregiudizio. Senza una valida prova chiunque può affermare qualsiasi cosa. Tuttavia ho anche spiegato che, anche se fosse un’operazione commerciale come critica varrebbe poco e niente. Basti pensare alla letteratura inglese: libri come Moll Flanders e Pamela sono stati scritti proprio con intenti commerciali, eppure hanno fatto la storia della letteratura. Sono a loro volta stati ripresi, copiati, parodizzati e oggi studiati: è così che funziona la cultura in toto e succederà anche a ciò che oggi riteniamo spazzatura commerciale. Un’idea, un valore, un’opera, si afferma nel tempo, quasi mai in vita ma sempre avanti negli anni.
Facendo un esempio più vicino ai nostri tempi, Space Jam è spazzatura commerciale senza arte né parte, eppure piace e c’è gente che lo difenderebbe a spada tratta senza neanche sapere la storia che vi è dietro. Basta vedere commenti a video come questo.

“Commerciale” è una parola che vuol dire tutto e vuol dire niente. Io la intenderei come: “parla a molti” perché si sa, parlare e farsi capire dai molti abbassa enormemente la qualità, ma ha il vantaggio, per l’appunto, di avere ampia visibilità per i suoi contenuti. Mentre il “non commerciale” inteso come opera di qualità per me è il “parla a pochi”, perché meno persone sono in grado di intendere ciò che viene detto. Molti ad esempio potrebbero preferire le battute scurrili a quelle sofisticate, e questo non si nega, ma se ciò che conta è far ridere, non importa se lo ottieni con un film basato sulle scorregge o sulle battute dei Monty Python. Tanto più che battute scurrili e parolacce le usano anche Aldo, Giovanni e Giacomo o grandi come Mel Brooks, quindi non è l’usarle che rovina l’opera ma l’abusarne. E si sa che l’abuso di qualsiasi cosa rovina l’oggetto in sé. Esistono poi opere di buona qualità che parlano a molti, come Death Note, V per Vendetta, Age of Empires, opere divulgative come Superquark. Non basta dire che sia commerciale per farci credere che sia da buttare, bisogna analizzarne i contenuti e spiegare perché. La critica di commercialità da sola non sta in piedi e non vale nulla.

” altrimenti, non si vedrebbe il banner “UN LIBRO A SOLI 3,90!”

Ma che argomentazione è? Allora tutto ciò che ha un prezzo sopra è una volgare mossa commerciale, poffarre!

“ovunque si volga lo sguardo. Se vuoi te la espongo come mia semplice opinione, eh,”

“Era un “per me” ipotetico, come scrivi tu stesso più giù nel tuo commento, mi sembrava abbastanza chiaro. “

Lei ora la vende come opinione ma i toni assolutistici utilizzati in precedenza per me erano impositivi, non certo espressi come opinione.

” Perché dovrebbe averne un’altra, se non è “disposto” a fare il tentativo di leggerla così come è stata concepita?”

Invertiamo la domanda: perché no? Quali sono i vantaggi del vietare una cosa simile?
Se sì, abbiamo un vantaggio economico, di tempo, di lettori, di-si spera-meno analfabeti funzionali, un ritorno anche sociale e intellettuale.
Se no, son contenti gli aristocratici della lettura nei loro dogmi fideistici arroccati in torri d’avorio.

E i nostri 47% lì che continuano a berciare le loro amenità.
Ci teniamo i 47% o proviamo a cambiare le cose? Facciamo contento un libro (o te) o facciamo contenti un po’ tutti?

“Un libro non scade. Le 800 pagine di Larsson non si autodistruggono se entro un mese non le termini.”

La solita incapacità a venire incontro agli altri.

Si possono addurre le motivazioni che si preferiscono ma non si cambierà mai la situazione: per te è così. Perché dovrebbe essere per forza così anche per chi la pensa diversamente?
La ripetizione comunque è segno di abbandono. Una volta che hanno avuto risposte non le accettano e si limitano a ripetere le solite 4 banalità già smentite e provare a prendere per sfinimento.

“Non capisco proprio che cosa ci si possa trovare di bello in un’opera che un autore ha concepito in un modo”

Come ho già dimostrato questo avviene già sotto diverse forme già accettate. Si tratta solo di estendere il campo, non è mai morto nessuno e non sono stati maltrattati animali durante le prove, si può tranquillamente procedere.
Poi quale sarebbe l’alternativa? Impedire alle persone di fare cose perché qualcuno non capisce perché lo fai? Bello, vietiamo tutto.

” e un Nessuno ha deciso di rielaborare in un altro (per cosa? Per venderla, e per nessun altro motivo).”

Anche qui arroganza e stereotipi. Magari sto povero cristo che taglia ne sa più di lei, è laureato in traduzione, lingue e comunicazione, che so io, e lei che magari ha solo una o manco quella laurea gli va a dire che è nessuno. Poraccio, posso dirlo? Sti discorsi li sento sempre fare contro i traduttori, che è gente che ha studiato con impegno, anche quando fanno traduzioni non alla lettera, perché la gente sostanzialmente non sa una ceppa di traduzione e teoria della traduzione. E continua a dire che sia un’operazione commerciale ma non argomenta il perché, dunque rimane solo una accusa infondata. Mi ricorda tantissimo quelli che volevano (vogliono) affossare la musica elettronica adducendo la scusa della commercialità, che è un’analisi così superficiale che sbalordisce sempre.

“E no, non reputo valido l’esempio dei film tratti dai libri, semplicemente perché i film utilizzano un mezzo diverso, e hanno quindi esigenze diverse.”

Come già spiegato prima un film ispirato a un libro è una traduzione intersemiotica che usa un codice audiovisivo per rappresentare un contenuto rappreso di un’opera più estesa. Quindi sì, il paragone regge eccome. A seguire questo pensiero dovremmo tutti essere contro i film per partito preso.

“(Io tra l’altro in questo caso sono una specie di nazi-purista, gli ultimi quattro film di Harry Potter mi hanno fatto venire voglia di strapparmi tutti i capelli, ma questi sono dettagli.)”

Qui una piccola digressione. Da notare che queste persone che non tollerano compromessi, o sei con loro o contro di loro, sono così anche in altri campi ugualmente bellicosi. Ha senso incazzarsi per cose così banali? Ti cambia la vita se in un film non c’è questa o quella scena o personaggi secondari? Queste persone non riescono proprio a capire la mediazione, in nessun campo. Partono dall’idea preconcetta che così come è scritto su carta così deve essere, e se manca qualcosa il film è orrendo. E’ un modo ingiusto per misurare la qualità di un’opera che per necessità e praticità NON PUO’ mettere tutto ma che comunicherà comunque lo spirito dell’opera.

“E’ un esempio che comunque non c’entra, perché parli di due diversi media e di due diversi tipi di pubblico; i distillati esistono in forma simile all’originale, si tratta dello stesso media. “

Un film, se tratto da un libro, è una versione ridotta di qualcosa di più esteso. Cambia la forma, ok, ma i contenuti sono quelli. Posso rappresentare il mondo di Harry potter anche solo usando le tutti i gusti + 1, al posto di dire “nel mondo di HP c’erano anche cioccorane, zuccotti di zucca e bacchette di liquirizia”, tagliando tutte le scene in cui questi dolci sono presenti.

E nel dirtelo ho comunque ottenuto lo scopo–> in HP ci sono dolci magici.
Cosa perdo? La varietà dei dolci.

Ok, ma la storia è quella, la perdita è relativamente zero.

“E non accetto (leggasi anche: “rispetto l’opinione ma mi trovo in disaccordo”, ond’evitare di essere tacciata di nuovo di arroganza) neanche l’argomentazione del prezzo, perché esistono fasce di prezzo infinite per i libri. “

Questa è la solita fallacia di cui sopra, posta in maniera diversa: perché comprare libro x distillato se esiste libro x non distallato che costa meno?
Nessuno ha mai detto che il prezzo sia l’unico criterio di scelta. La riduzione delle pagine è un altro criterio di scelta, e non c’è modo di venirmi incontro se io voglio meno pagine, perché non esistono alternative, di fatto!
Non solo, come dicevo non è detto che io abbia il tempo, la voglia, la memoria di ricordarmi un libro molto lungo. Il prezzo basso aiuta, ma non è detto che sia quello il motivo.

“La Newton Compton ha prezzi bassissimi; ha fatto i libri a 99 centesimi, esistono i Mammut che con 10 euro ti danno l’opera omnia di un autore e via discorrendo; “

Ho fatto una ricerca, non sono sicuro stesse parlando di questi, tuttavia salta subito all’occhio che si tratta di una manciata di libri, a 1,90, non 99 centesimi. Ma sono libri molto, e dico moooolto classici, tanto che tra gli autori figurano Confucio, Napoleone, Shakespeare e Ovidio. Grazie, a cercare nei mercatini dell’usato magari trovo gli stessi testi anche a meno!
Ho provato allora a fare una ricerca coi libri proposti nella home dei Distillati, ovvero:

Stieg Larsson–>non ho trovato niente di suo sul sito
Margaret Mazzantini–>idem
Paolo Giordano–>idem con patate
Nicholas Sparks–>pure
John Grisham –>anche
John Green–>nemmanco

Insomma, niente. Invece, cercando con la pagina di Mondadori un titolo a caso come “Uomini che odiano le donne” visto che prima si citava leggo Marsilio, Rizzoli e altre ma non Newton Compton editori. E sono tutti bei prezzi non indifferenti, anche se scontati del 20%! 

Se io lettore cerco un certo libro non me ne frega niente se “Elogio alla follia” di Erasmo da Rotterdam su cui mi dirotti costa meno. Non te l’ho mica chiesto, non mi interessa, se io cerco un certo libro e lo trovo in versione ridotta a meno e in versione più costosa completa io ho di fatto accesso a due strumenti anziché solo uno. Sta a me decidere.
Per i Mammuth stessa identica cosa, sono collezioni di scrittori piuttosto classici o anche molto prolifici. E se io volessi solo una storia anziché la collezione completa? Mi troverei con un librone enorme, pagato parecchio, per poi riuscire a leggerne neanche la metà.
Tutti questi esempi NON sono sostitutivi né buone alternative al distillato. Sono una forma più concreta ed esemplificata della fallacia dell’alternativa.
Non mi interessa se esiste anche altro, decido io per me. E i lettori di distillati devono avere il diritto di poter fare altrettanto senza il fiato sul collo di questi, o di sentirsi meno lettori perché, poracci, hanno preferito un libro più recente a Ovidio e Shakespeare. Shame, shame, decisamente shame.

“esistono i paperback, versioni economiche di libri usciti già da qualche tempo.”

Stesso discorso:
-Non è detto sia il prezzo il problema
-Non è detto che ci sia il titolo che cerco
-Faccio comunque come mi pare

“Le versioni economiche della Feltrinelli e, ultimi ma non ultimi, gli eBook, che costano una miseria, e ne esistono anche molti gratuiti. Quindi no, per me neanche il prezzo è un punto a favore di questi distillati. “

Tipica miopia di chi non vede al di là del proprio naso. Se io cerco un certo libro, e non lo trovo in versione economica mi attacco, e secondo il consiglio della signorina mi devo leggere Shakespeare od Ovidio, o il Mammuth di Sherlock Holmes perché non devo avere diritto ad avere una versione di un libro come la dico io. Tanto più che l’ebook non è detto che tutti lo abbiano, e che esista quel libro in versione Ebook, che non è una cosa così scontata, specie per i libri per ragazzi più introvabili.

Il prezzo, ripeto, è solo uno dei tanti vantaggi, che sommato agli altri è parte di un tutto. Lei ha indicato delle alternative, ma se io voglio qualcosa che costa meno E ha meno pagine, i suoi esempi vanno a farsi benedire e siamo punto e a capo. Quindi tra la tua alternativa con un ipotetico vantaggio e un libro con 2 vantaggi sceglierò la seconda.

“Ah, noto dal tuo commento che ti sfugge una cosa: io non critico chi legge i distillati; io critico l’operazione in sè. Io critico i distillati stessi e la casa editrice che ha avuto quest’idea.”

In realtà si leggevano parecchi commenti di biasimo sulla pagina e anche contro gli amministratori. Inoltre ho riportato gli screen di diverse menti povere che prendevano pesantemente per il culo chi ne richiedeva. E non ho visto nessuno di questi sedicenti lettori provare a farsi due domande, usare il principio di carità o provare a immedesimarsi. Nessuno.
Ho visto tiranneggiamenti e discriminazione. Ergo frega niente con chi se la prendono, se i risultati sono di prendere in giro anche i fruitori finali. Se vuoi prendertela con “chi ha avuto l’idea” di sicuro la risposta non è una shitstorm sulla pagina facebook che, per quel che ne sai, c’entra meno che niente.

“Perché, sinceramente, sì, è un’idea che mi offende. “

Te ne farai una ragione, tutto offende qualcuno. Se mangi carne offendi i vegani, se preghi un dio diverso o bestemmi offendi chi crede in quel dio, se sei gay offendi gli omofobi e così via. L’offesa non è criterio di scelta né di imposizione.

“Perché si cercano già scorciatoie per tante altre cose, l’idea che le si debba cercare anche per la lettura mi fa venire i nervi, personalmente. E io non dico “invece di leggere i distillati, non leggere”, bada bene. Io dico: “invece di leggere i distillati, leggi altro! Ti farà molto meglio!”

Ancora una posizione quasi paternalistica, priva di qualsiasi dato, referenza o altro a supporto. Solo le proprie idee preconcette. Queste cose non hanno ancora preso piede che già le si bolla come cancro per il solo fatto di esistere. Ma in genere non si devono aspettare dei risultati per prendere provvedimenti in un senso o nell’altro? Questi già ti affossano come se fossi tu la causa di ogni problema, che pena.

Un libro in più a costoro cosa toglie? Niente, li urta e basta. Tutto li.

Ehhhh pazienza, che motivo è? Leviamo cosa perché qualcuno si offende o non capisce i vantaggi correlati? S’attacca.

“I libri corti esistono. Esistono libri corti che sono meravigliosi. Dei distillati, semplicemente, secondo me non c’era bisogno. “

Ripetizioni a oltranza, ormai non serve neanche più rispondere.

“Anche i distillati sono una personale visione “della cosa” di chi li ha inventati e, soprattutto, di chi ha deciso cosa e come tagliare”

Il problema è che a priori ha già deciso che il taglio è sbagliato, o che chi fa il taglio sbaglia per forza. Mentre non è passato per la testa che chi opera possa essere un lettore, un fan, o un amante del libro che riconosce l’inutilità di certi passaggi o che sappia snellire certe frasi, vero?  Ho fatto l’esempio io stesso con le caramelle prima, è la stessa cosa.

” E quindi?”

E quindi, si risponde in maniera assolutamente banale: chi legge distillati non è una persona che viene truffata perché sa di leggere distillati.
Se tu lettore volessi tutto, e ti dessero un distillato, avresti ragione. Ma nel momento in cui io voglio un distillato, non me ne frega niente di cosa vado a perdermi, so che cosa ho scelto, e ho i miei motivi per averlo scelto.

“PS: io per apprezzare Star Wars, ho guardato Satr Wars. E sai cosa? L’ho apprezzato! Tutto intero! Incredibile.”

Ah, quindi se io ti trovo una persona che ha apprezzato i libri distillati, questo dovrebbe costituire una qualche sorta di validità alla tesi? Forse perché siamo tutti diversi e non fatti con lo stampino? Incredibile, amici.

“Invece conosco gente che per apprezzare Star Wars, ha guardato Star Wars. E tutto intero eh. E poi non l’ha apprezzato. E ha smesso di guardarlo. Però per sapere se lo apprezzava o meno, l’ha visto. Tutto. Così come era stato concepito. E l’ha apprezzato. “

Anche qui continua a sfuggire il punto. Se io voglio solo un’idea approssimativa e leggo un distillato, non è una virgola o meno, o il pensiero di questo o quel personaggio che mi farà cambiare idea. Se leggo per capire vado ai concetti chiave della trama, non saranno le minuzie a farmi cambiare idea.

“PS2: prova a studiare il riassunto di un manuale per un esame universitario, solo il riassunto. Di un manuale di medicina, magari. Poi vai all’esame e dimmi con quale voto lo passi”

Questa frecciata puerile mi è piaciuta così tanto che ho raccolto la sfida.
Ho risposto dicendo che ogni strumento in più è un qualcosa in più ed è meglio di qualcosa in meno. Mentre uno strumento in meno è anche un ventaglio in meno di possibilità. Fa ben la differenza poter fare solo riassunti o solo libri originali, ma prova tu a dare suddetta medicina senza sottolineare. Senza un riassunto.
Poi dimmi quanto ti rimane.

Questo, ancora una volta, prova quanto dico io. Non è il “tutto” a vincere, né il “meno”, se presi singolarmente, ma uniti possono fornire un utile strumento in più per chi li vuole.
Non andrei dall’alunno che sottolinea per dirgli che deve studiarsi tutto il libro, così come non andrei da quello che si sta studiando tutto per dirgli che può fare prima sottolineando e sintetizzando. Ognuno sarà un po’ libero di agire secondo i propri tempi e schemi?

“Però ecco, la risposta è sì: l’opera distillata che leggi E’ effettivamente qualcosa di meno dell’opera “di cui tutti parlano”. E’ qualcosa di meno. E’ tot pagine in meno, è stile dello scrittore in meno, è opera originale MENO qualcosa. Sì. E’ di meno.”

Si continua a ribadire l’ovvio senza sosta.
Queste persone però ne parlano come se loro fossero costretti a farlo, quando nessuno gli ha chiesto niente.
Non entra in testa che qui sono le persone che decidono di avere di meno, per i loro motivi insindacabili.
Nessuno costringe a leggere distillati, tranquilli! Si sta solo dando l’opportunità a chi lo vuole! Potrete tranquillamente esprimere tutto il vostro odio represso e latente contro questi poveri pezzenti che non leggono come fate voi, magari nei vostri forum dedicati ai veri lettori ariani.
Il prossimo passo è discriminare chi non caga come noi.
Poi chi non parla come noi. Eeee chi non prega chi preghiamo noi. Tutte scemenze con la stessa matrice di pensiero, eh? Meno male che sono lettori questi, e dovrebbero essere acculturati. Hanno fatto l’errore di deificare il libro anziché apprenderne i contenuti e utilizzarli.

” Ed è una mia opinione molto profondamente radicata che questi distillati siano più un danno che un favore a quel 47%.”

E si sa, cosa ne facciamo delle opinioni senza una verità fattuale o un’approfondita analisi/riflessione dietro?

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Eh no, non sono d’accordo. Leggere è meglio che non leggere. Perché come nella scienza, se provo e sbaglio so come fare la prossima volta. Se non provo il prossimo passo è uno sbaglio molto probabile.

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Aggiornamento del 31/1/16
Interessante intervista sull’argomento di VICE: http://www.vice.com/it/read/intervista-giulio-lattanzi-libri-distillati-943

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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