L’ottica riduzionista

Pochi giorni fa ho pubblicato un articolo sulle finte alternative dicendo ad un certo punto che come argomento era collegato ad un altro; questo di cui parlerò ora.
La finta alternativa a vena polemica, tanto quanto, si può fronteggiare. Basta essere sinceri come ho proposto di fare io nel mio articolo, e nessuno potrà fare niente se non insultarti o dirti che sei uno sporco infedele che non la pensa come deve pensare (secondo altri, ricordiamolo).

Invece, questa è un’altra polemica che ricorre molto spesso in varie conversazioni. Forse si ripresenta più spesso con ambientalisti, animalisti, presunti antispecisti et similia, gente convinta di cambiare il mondo cambiando dieta o buttando le cicche negli appositi bidoni.

E’ l’ottica riduzionista.

<<Visto che si può non mangiare carne, perché la mangi?>>
<<Visto che si vive anche senza fumare, perché lo fai?>>
<<Visto che si vive anche senza sport estremi, perché farne?>>

Queste sono solo alcune di quelle domande millenarie con cui tutti, almeno una volta nella vita, dovremo fare i conti. Non necessariamente a livello polemico ma anche solo in forma di interrogazione personale sulla nostra identità. E la domanda è sensata: se posso evitare, perché non farlo?
La risposta che ho dato nell’altro articolo soddisfa già pienamente questa domanda: è sufficiente per me desiderarlo per farlo. Non si vive per far contenti gli altri ma per essere felici e far felici, in una situazione di negoziazione continua. Non si fa “tutto” ma ciò che conviene e che si dimostra essere innocuo per la società, o in qualche modo fruttuoso alla luce dei danni, come il fumo per qualcuno.
Io non sono felice ovviamente se qualcuno fuma come un turco e si danneggia i polmoni (o danneggia i miei col fumo passivo) ma il quieto vivere e il buon senso mi fanno capire che tutti quanti noi abbiamo oltre a tanti pregi anche tante virtù. Criminalizzare una delle precedenti significa non poterne usufruire io stesso, e giocare a fare i puri significa sostenere il peso del non eccedere mai ed essere impeccabile.
Perché se oggi andassi dal turco fumatore a dirgli di non farlo magari oggi mi fanno contento e creano una legge apposta per me ma il giorno dopo qualcuno farà una legge sul vietare i videogame o i manga, che invece mi piacciono tanto, perché a dire di qualcuno sono pericolosi. Ci sono ovviamente diversi gradi di pericolosità, e quello del fumo è accertato, ma per il mio discorso facciamo che siano tutti sullo stesso livello.
Quindi io potrei, volendo, creare problemi ad altri, ma poi altri creerebbero problemi a me. E’ molto più fruttuoso per me giocare ai miei videogame senza risultare pedante a chi vuole fumare per i fatti suoi e danneggiarsi, giacché poi lui lo potrebbe fare con me.
Tanto più che io stesso un giorno potrei averne bisogno. Le persone si rilassano fumando e ora come ora non ne ho bisogno, ma se dovessi un giorno perdere il lavoro, l’amore, gli amici? La sigaretta tanto odiata sarebbe a quel punto un mezzo in pi per evadere, per aiutarmi, per rilassarmi.
Per collegarmi al discorso dell’altra volta, qualcuno potrebbe obiettare dicendo

Se lo scopo è rilassarsi, perché non giocare ai videogame anziché fumare?

La risposta è sempre la stessa: perché mi va di fare le mie scelte, non le tue. Ma aggiungo una cosa in più: esistono molti altri parametri sulla base dei quali scegliere qualcosa. Il costo (i 70 euro di un gioco contro i pochi euro di una sigaretta), il tempo e le modalità di attivazione (entrambi di pochi secondi), oggetti correlati all’uso (una console di centinaia di euro contro un accendino di pochi euro) ed eventualmente il tempo di utilizzo (svariate ore di un gioco contro pochi minuti di una sigaretta).

Quindi l’equazione si fa di gran lunga più complessa. Nell’immaginario collettivo le cose vengono storpiate, i loro concetti ridotti all’osso,

SIGARETTA=MALE, GUGA!

mentre invece, come ogni cosa, è tutto rapportato alla soggettività del singolo. Certo che le sigarette fanno male (lungi da me sostenere il contrario) ma non è detto che per me questo nel rapporto pro/contro dato dalla situazione sia importante. Se ne fumo una, il rischio è ridotto e il rilassamento è quello che conta di più sul piatto della bilancia. Se sono un vecchio di 60 anni che fuma dai 40 il rischio comincia a farsi sentire, e il rilassamento forse non vale più il rischio.
Ma bisogna considerare anche altri elementi nel giudicare la cosa. Prendendo di nuovo l’esempio del signore senza più amici, amore, lavoro, che decide di sfondarsi di sigarette per sostenere la tensione, si potrebbe anche provare a farlo smettere. Ma se in mancanza delle prime, dovesse ricorrere invece all’alcool, o addirittura alla droga?

Una persona quindi non può essere giudicata sulla base di quel che fa singolarmente, magari nell’unica volta in cui la vediamo in simili atteggiamenti. Quella persona ha scelto ciò perché ha fatto i suoi calcoli di pro/contro e porta avanti la sua decisione, come noi prendiamo le nostre.

Vuol dire che non siamo più liberi di aiutare o di provare a migliorare gli altri?

No, è possibile farlo. Sempre tenendo a mente tutto ciò che ho scritto prima. E se in mancanza di quelle ricorresse ad altro, magari più pericoloso? Dobbiamo metterlo in conto anche noi nei nostri calcoli. E bisogna tenere a mente che “migliorare” segue una logica soggettiva. Chi decide chi è migliore e chi è peggiore? In base a quali azioni, quali parole?
Un buon samaritano che aiuta gli altri ma che smadonna come Mosconi e che fuma come un turco, vale tanto o vale poco?
Una persona che si batte per i diritti dei più deboli ma che ogni tanto butta una cicca per terra o sputa, vale tanto o vale poco?
Le persone sono tutte così, sono sfaccettate, sono complesse. A volte nella loro vita fanno cose per noi meritevoli, altre volte no. Non ha senso colpirle laddove sono più deboli per ferirle o per giudicarle, quando hanno tutti anche momenti positivi. E questo vale anche per noi, perché non facciamo cose buone o cattive, facciamo cose, e basta. Cose che ci fanno felici, o che fanno felici le persone che amiamo e di cui ci importa.

D’accordo, ammettiamo che sia così per le cose come il fumo. Ma allora basta fare questo discorso ad un livello superiore, ad esempio con le droghe. Perché assumerne se si può evitare?

Il discorso “si può evitare” fila solo se l’altro è d’accordo, o se c’è un sistema di valori cui attenersi per propria scelta (ho fatto voto di non bere, non bevo, sì che posso e devo evitare) ma non funziona se la persona in questione ha dei motivi.
L’assunzione delle droghe è sempre correlata ad un disagio sociale e/o familiare. Io ci andrei piano con i giudizi anche verso queste persone. L’assunzione di qualcosa di più dannoso non indica automaticamente una persona più frivola, è anzi indice di un problema maggiore. Per cui a questa domanda io non potrei rispondere in bianco e nero, si dovrebbe valutare caso per caso, singolarmente, e si dovrebbero come sempre calcolare pro/contro prima di dire ad un’altra persona cosa fare della propria vita.

Esiste un argomento a margine che è quello

Sia chi fuma, sia chi fa uso di droghe, in qualche modo grava sul sistema sanitario pagato con le mie tasse. Dunque è un danno alla collettività. E dato che come dici tu ciò che la danneggia va eliminato, ha senso farlo con droghe e fumo.

Legittimo pensarlo. Però come facevo notare con la falsa alternativa, è pericoloso mettere dei paletti “non si fa”, “non si dice”, “non si deve” perché pone le basi in essere per una società pericolosa, in un secondo momento, per tutti. Tu che ora ti lamenti di chi grava sul sistema sanitario nazionale, sei assolutamente sicuro e certo di poter garantire che tu non graverai mai? Che non sarai mai un alcolizzato, un drogato, un violento, ecc?
Certo che sul momento tutti risponderebbero “assolutamente!” salvo poi dopo una decina di anni, di fronte ad un lavoro perso o a un amore finito, ricredersi completamente. Per cui io sostengo che debba esserci sempre un margine di errore per tutti, possibilmente non criminalizzabile e non perseguibile. Nessuno può sapere cosa faremo e come saremo fra una decina d’anni, è possibile che in quanto paralitici saremo tutti un peso per la società. Ciononostante anche chi è un peso ha pur sempre amici, parenti e sostenitori, è sempre in qualche modo un simbolo (come Welby, ad esempio) e dunque anche chi grava sugli altri ha una certa forma di potere sulle masse (ci sono manipolazioni emotive varie, ma il mio discorso è chiaro).
Quindi sebbene il mio discorso verta sulla società e il mio criterio per rendere illegale qualcosa siano i danni alla stessa (ad esempio pedofili e stupratori) va anche messo in conto chi è legato al “peso”, ideologicamente, emotivamente. Non è mai un calcolo semplice così come viene posto, fumi=mi crei danno. Non solo, si deve anche tener conto del numero. Assumendo che mangiare carne sia poco etico (tutto da dimostrare a dir la verità, e ora spiego perché) bisogna anche tener conto delle persone che lo fanno. In una società composta al 90% da persone “poco etiche” sono loro che sbagliano o forse sono io che ho un pensiero distorto su un dato argomento? E’ certamente possibile che io sia un novello Galileo, assolutamente. Ma allora, solo perché nella storia sono esistiti i Galilei e i rivoluzionari vari, tutte le cazzate presto o tardi diventeranno rivoluzioni?

Tornando al discorso di cui sopra, chi combatte ad esempio contro i medici obiettori, fa uso in qualche modo dei casi di malasanità che hanno visto donne partorire abbandonate a loro stesse. Chi combatte la droga ha bisogno di casi empirici di persone rovinate dalle stesse. Chi combatte il fumo stessa cosa. Si mostrano gli effetti di qualcosa per invitare gli altri a non incorrere negli stessi errori. Quindi in questi casi anche chi viene criticato ha un uso particolare che torna utile agli stessi detrattori. Dunque l’equazione potrebbe già diventare fumi=crei danno a me e a te + mostro una tua foto a gente per non farla fumare=salvo 10 persone delle quali solo una fumerà, useremo sue foto per salvarne altre 8, e così via.
Insisto sui calcoli per dimostrare che non esiste mai, neanche nella concezione più astratta, una valutazione umana veramente efficiente che rappresenti la realtà. Si deve integrare con più variabili possibili che ovviamente sfalsano i nostri risultati, e che rendono il mondo, che prima per noi era bianco e nero, un unico grigio.

Tornando al discorso precedente, non possiamo sapere ora chi graverà sul sistema, ed è ingiusto prendersela con chi, per natura o sfortuna, è incappato in droghe, alcol o armi. La vita è difficile, e qualcuno a volte sceglie la via più facile per uscirne.

Le alternative di chi sta male sono poche, il suicidio, ed è sempre un dolore per la comunità, o l’omicidio, perché se non hai più niente da difendere non te ne frega nulla degli altri, e al dolore non si parla, con il dolore non si ragiona. Non c’è buonismo o giudizio che tenga.

In tal senso è dovere della società reintrodurre chi sbaglia e non solo, nei limiti del possibile aiutarlo, amarlo e fargli capire come evitare. Ma queste persone non hanno sbagliato perché faceva comodo, lo hanno fatto per cause di forza maggiore, oberate dal peso della vita che spesso con alcuni si rivela ingiusta. Sono prodotti della società, della cattiveria intrinseca dell’uomo. Non si può parlare di società utopiche senza prima dover affrontare i prodotti di quel che c’è ora, che pure esiste e merita aiuto.
Per cui se prima ho risposto “occhio, che a togliergli la sigaretta potrebbe passare alle droghe” ora risponderei “occhio, che a togliergli le droghe potrebbe suicidarsi o uccidere”.

Sono problemi sociali complessi, lungi da me dare risposte univoche, ma credo che evitare giudizi, evitare stigma sociale, evitare di additare azioni o comportamenti e bollarli come “male” senza farci un ragionamento di questo tipo sopra sia un aiuto non da poco per chi affronta queste situazioni. Ora tocca a loro, e li aiutiamo anche se gravano, ma questo vale per tutti. Se domani qualcuno avrà bisogno sarà aiutato, anche se grava sugli altri. E’ questo il significato di collettività, aiutarsi a vicenda e non solo creare una società di esseri perfetti che non fumano, non bevono e vivono per il lavoro senza neanche fermarsi un attimo a godere dei piccoli piaceri della vita.

D’accordo. Questi casi sono i più “pesanti”, quelli che si fanno sentire maggiormente. Ma nel caso di cose veramente frivole come la carne, che causano la morte di altri esseri senzienti?

Questo è il fine ultimo che ho dato al mio blog, parlare delle minuzie. O meglio, argomentare con i dettagli, ma anche parlare delle minuzie. Questo è un argomento che si ripropone spesso nelle discussioni, specie con vegani e affini.

La carne non è dannosa come il fumo, anche se qualcuno vorrebbe spacciarle come cose identiche per un maggior impatto emotivo. La carne effettivamente è facilmente attaccabile, così come la caccia, le pellicce, la cosmesi (di cui parlerò più avanti) perché può essere evitata.

Per rispondere a quest’altro quesito, oltre a indicare l’articolo a inizio pagina che ho suggerito sulle alternative, rimando a quello sulla felicità per riassumere alcuni concetti.

Successivamente è da mettere in discussione il concetto “evitare”.
Il fatto che si possa, non vuol dire che si debba.
Una persona fa quel che fa perché lo desidera, o perché lo sente. Se una persona non mangia carne è da supporre che stia male nel farlo, o che per etica voglia evitarla. Ma una persona che non ha lo stesso tipo di sensibilità verso la vita animale, e ha un punto di vista diverso sull’equiparare quella umana a quella animale, non ha alcun motivo per non mangiarla.
E’ etica tua, non mia, risponderei. Tanto basta. Fosse anche solo per gusto, sarebbe per me un ottimo motivo per gustarmela. Come nel caso del fumo abbiamo pro e contro dove si inserisce anche la materia etica e nel nostro bilancio dobbiamo far quadrare tutto. Ma mentre per il veg alla voce etica si legge vale tantissimo, per altri si legge vale relativamente. Il gusto invece vale molto di più. Quindi anche qui abbiamo persone che fanno cose sulla base della loro soggettività. E evitarlo ha senso se c’è un ritorno pratico o emotivo. Nel vegano c’è, negli altri evidentemente no. A tal proposito linko uno degli articoli più belli (secondo me) del mio blogger preferito e insegnante spirituale sul mangiar carne. Come dice lui nei commenti, è possibile che un artista faccia a meno di un colore per disegnare. Ma questo non lo rende migliore, non rende la sua arte la più bella, è semplicemente arte con un colore in meno. E se io invece gioisco nell’usare quel colore lo farò, e non mi interesserà dell’artista che riesce anche senza. Buon pro gli faccia, io continuerò sulla mia strada.

Risposto questo, se il vegano di turno è intelligente capirà che c’è una divergenza di opinioni e che l’etica non è criticabile. Se invece si rivela essere un estremista, risponderà le solite baggianate a base di pedofili, stupratori e qualcuno anche sulle lotte fra cani.
Ebbene sì, per queste persone mangiare carne è paragonabile allo stupro, all’assassinio e alle lotte gladiatorie tra polli e cani fatte solo per piacere. Si dimenticano però di dire che c’è una massa critica di persone che mangia carne, mentre non c’è una massa critica di mafiosi che rivendica il diritto a far lottare i cani. Insomma, ciò che vuole la gente ha un peso non indifferente su ciò che è etico e ciò che è giusto e mi spiace se tu paragoni una persona ad un animale (con uno stringi un patto sociale, con l’altro al massimo di sudditanza e reciproco sfruttamento) dunque non mi interessa se facendo qualcosa ti ritieni superiore o più etico, finché non rappresenterai almeno il 90% della popolazione per me non ti devi imporre. Ma a dirla tutta non dovresti importi neanche in quel caso, perché altrimenti ora saremmo giustificati a discriminare i vegani, che rappresentano solo lo 0,02% della popolazione Italiana. Una società intelligente permette a tutti di godere della propria etica e dei propri bisogni, al vegano, al melariano, al carnivoro di turno. E se qualcuno grava sul sistema sanitario, vedasi discorso di prima.

Per approfondire ciò che dicevo prima, ha senso il mio discorso sulla maggioranza in quanto una persona può dichiararsi retta moralmente quanto le pare, e definire tutti gli altri un ammasso di idioti. Rimane il fatto che sei da solo, o sei in una cerchia ristretta di persone che la vedono come te, quindi purtroppo sei tu a doverti adeguare. Per te la vita animale è sacra? Molto bene, suppongo tu stia scrivendo da un pc di legno in mezzo alla savana. Però amico mio, devi fare i conti con la “normalità” degli altri.

Quindi la normalità la crea la maggioranza?

Qui siamo ad un punto focale del mio discorso. La mia risposta in tal caso è sì. Un’idea non è una cosa che esiste nel mondo ma solo una rappresentazione concettuale di un essere intelligente come l’uomo che è sfalsata dai suoi sensi, dalla sua memoria, dal suo linguaggio, dalla sua capacità critica e così via. Noi non ci interfacciamo con LA VERITA’ ma solo con rappresentazioni soggettive condivise presso culture e società. La stessa idea di giustizia, che in natura non ha alcun senso, ha comunque valori diversi a seconda del contesto storico, geografico e politico.
Per questo, e con cognizione di causa, mi risulterebbe risibile e financo arrogante chiunque avesse il coraggio di venirmi a dire che non si uccide perché la vita è sacra, loro sono bbbuoni, teneroni e se lo facessero attè no.
Non esiste nel mondo. Questo è un modo di vedere le cose determinato da un sentire particolare, che deriva da un essere o da un esperire. Cos’è, i nostri nonni che tiravano il collo alle galline erano brutti bastardi senza cuore? No, c’erano valori diversi, e la vita animale non era ai primi posti. Il che non vuol dire che oggi non se ne debba tener conto. Ma che a prescindere dal discorso storico, permangono parametri etici, spirituali, geografici, d’uso e così via. Voler appiattire tutti gli altri su un solo tipo di etica, su un solo modo di vedere la cosa è altamente pericoloso e non serve che io spieghi perché.
Questo discorso che loro fanno con gli animali io potrei farlo a loro con qualunque altra cosa esistente usando la loro logica.

<<Perché leggi libri o usi mobili in legno? Lo sai che gli alberi ci danno ossigeno? Smetti di leggere>>
<<Perché vivi in società? Gli appartamenti sono derattizzati e deblattizzati, si produce inquinamento che a sua volta uccide vite animali e si usano medicine testate.>>
<<Perché usi tecnologia? La tecnologia sfrutta coltan, un minerale estratto a seguito della deforestazione e del massacro di gorilla congolesi. Inoltre è pure testata.>>
<<Perché hai un tatuaggio? Lo sai che tutte le chine esistenti, anche quelle farlocche cruelty free, sono testate su animale?>>
<<Perché stai salvando il tuo animale con tecniche veterinarie affinate grazie alla
sperimentazione animale o farmaci da essa derivati? Deve morire, è la natura.>>
<<Perché usi una macchina inquinante che usa idrocarburi ottenuti da carcasse di altri animali? Vai in bici>>

Insomma, potrei continuare all’infinito. Quindi il discorso “è tutto un piacere inutile” vale finché è qualcosa che non li tocca da vicino. Quando fai notare loro che tecnicamente tutta la società si basa su piaceri evitabili a rigor di logica non riescono a far altro che ad arrampicarsi sugli specchi.
Mi è stato spesso risposto, da animalisti estremisti, <<Perché il pc lo uso per lavorare!>>
Ma grazie! Allora, secondo la tua stessa logica, trovati un altro lavoro! Cos’è, per comodità la tua etica viene meno e ti permetti di massacrare innocenti solo per questo?
Un altro genio mi ha risposto <<La macchina la uso per andare a lavoro!>>
Stesso discorso amico mio! Trovatene uno più vicino o vai sempre in bicicletta! Hai già dimenticato che stiamo mettendo al bando le frivolezze? Vale per tutti, quindi anche per la tua comodità nel non dover andare in bici e farti i chilometri alle sei di mattina. Pedala, pedala.

E vengono a dire a noi che la carne è frivola, e che la mangiamo solo per la comodità di non dover cambiare dieta. Riesco a comunicare quanto sia ridicola questa idea basata su assunti totalmente arbritrari e liberticidi? E sia ben chiaro, non sto ridendo di chi vuole fare qualcosa e sentirsi utile. Ben venga.
Quel che non può fare è venirmi a dire che è migliore di me, che fa di più, che sono peggio di lui e altre scemenze totalmente arbitrarie, perché poi scatta il meccanismo “ora ti epuro io su altri argomenti”

Perché il discorso è “evitabile” lo fai a te stesso, non ad altri. Per altri non è evitabile la gastronomia, o un bel pc sicuro con cui lavorare, o un bel tatuaggio per sentirsi più belli.
E così si chiude a cerchio il discorso <<ma perché invece di … non fai…?>>
Ecco spiegato. Al bando l’ipocrisia, giacché ogni cosa in questa società è criticabile, pure vivere, se qualcuno avesse particolarmente a cuore i batteri che sterminiamo in un numero superiore a chissà quanti olocausti messi insieme. E che dire dei legami presenti nella materia che disgreghiamo senza pietà ogniqualvolta compiamo un singolo movimento? Che dire degli atomi, che ci donano tutto con generosità, che noi spezzettiamo in materia infima? E’ ora di dire basta, l’uomo deve estinguersi.
Ecco, se qualcuno pensa che io stia esagerando provi a ricordarsi che esistono i melariani, i respiriani e i giainisti.  ( da cui cito “Ahimsa o il non recare danno alla vita: non danneggiare tutti i tipi di vita, umana, animale o qualsiasi altro essere che abita corpi viventi. I santi giainisti scoprirono che inalando distruggono la vita degli organismi che si trovano nell’aria. Essi filtrano quell’aria tramite un pezzo di stoffa. Naturalmente i laici lo troverebbero difficile, e ne sono esentati. Questo atteggiamento è basato sull’idea della potenziale uguaglianza di tutte le anime. La non-violenza deve essere praticata nelle azioni e nelle parole“)

Dunque sì, la maggioranza fa eccome la “normalità”, che altro non è che una rappresentazione astratta di qualcosa di indefinito a sua volta, ma che ci consente di regolarci un minimo.

Non ultimo però, esiste un discorso legato a quest’ottica riduzionista che è pericoloso oltremodo, e si lega anche al discorso vegano sì/vegano no su cui secondo me, una volta demolita l’ipocrisia esterna, ha senso interrogarsi almeno una volta nella vita:

1) I vegetariani non mangiano carne
2) Visto che si può, i vegani non mangiano carne, uova, latte e derivati animali
3) Visto che si può, i fruttariani mangiano solo frutta
4) Visto che si può, i crudisti mangian solo crudo
5) Visto che si può, i melariani mangiano solo mele
6) Visto che si può (almeno per brevi periodi) i respiriani non mangiano NULLA
E in work in progress c’è l’autoestinzionista, visto che si può, perché non uccidersi?

Tutte le declinazioni vegano-estremiste, sono una prova effettiva di quanto dico. Ad avallare il discorso “si può, allora si fa”, semplicemente sarebbe l’estinzione. E prima si andrebbe ad intaccare i piaceri altrui, “evitabili” ovviamente, per poi finire gradualmente con il proprio malessere e il totale non-senso legato alla propria esistenza.
Io rispetto al massimo chi vive una vita cercando di non fare del male e senza imporsi agli altri. Lo incoraggio e lo aiuto pure se vuole.
Ma questo non deve diventare un discorso valido per tutti perché poi appunto dovremmo decidere se salvare gli animali, il pianeta, o noi stessi.
Un discorso eccessivamente pericoloso. Io non vivo per far contenta madre natura, non vivo per far contente delle bestie, non vivo per gli altri. Vivo in primis per me stesso, la mia autonomia vitale, sentimentale e psichica dipende da me. Poi vengono per me tutte le persone a me care, da cui dipendono le cose sopracitate in misura leggermente minore. Poi, secondo coscienza, per me può venire il kebabbaro da cui passo le giornate, il barbone che mi sorride quando gli elargisco qualcosa, il fumettaro di fiducia, la vacca, il bue e l’asinello.
Ma a deciderlo sono IO, non altri secondo la loro coscienza.

Quindi, visto che si può, perché no?
Perché decido io quando sì e quando no, non tu!
Io mi sono fatto un bilancio e a vivere da melariano, o anche solo da vegetariano, starei male. Non necessariamente fisicamente, ma emotivamente e psicologicamente. Ben venga se una persona vuole provare le gioie del respirianesimo, ma ben si guardi dall’impormele, perché poi subirebbe la mia reazione.

E’ un’arma a doppio taglio il “si può, allora si deve” perché per essere inattaccabili come facevo notare prima si dovrebbe vivere sugli alberi (a dire il vero non basterebbe manco quello perché vivere su un albero toglie la possibilità ad uccelli di fare il nido).

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Volete questo? No, vero? 😦

 

 

La natura stessa, a partire dalla creazione dell’omeostasi, e della capacità della cellula di nutrirsi dell’esterno per mantenere l’interno dimostra che c’è un equilibrio puramente egoista a gestire il tutto.
Ma questo ovviamente non vuol dire che siccome le mie cellule sono egoiste, da domani andrò ad accoltellare chi mi capita. E’ una mera presa di coscienza, banale e financo onesta: non posso essere a impatto zero, non posso essere etico per tutti, la mia vita grava in qualche modo a qualcuno o qualcosa su questa terra. Dovrei non esistere per essere veramente inattaccabile. Un esempio chiaro della pericolosità di questo atteggiamento nichilista ce lo danno i vegani estremisti. E dunque si decide cosa sì e cosa no sempre secondo coscienza, appurato che non sia un danno per tutti, che non abbia pro e che a volerlo non sia una cospicua maggioranza. Queste precisazioni nel caso della carne sono tutte invalidate.

Siccome questo discorso è importante, lo approfondirò più avanti con altre considerazioni sull’arbitrarietà della cosa, perché so benissimo che loro spesso rispondono “salvare poche vite ha comunque più valore che non salvarne nessuna, come fai tu”. Per ora proseguo con il mio discorso, ma dedicherò altri articoli alla questione, perché è interessante non solo per rispondere alla loro arroganza ma anche per noi stessi, per capirci e per essere sinceri con noi stessi.

Tornando al discorso nichilista perché avere di più se si può evitare e magari salvare il mondo o qualche vita, basato più che altro sull’etica, rispondo che va preso in considerazione un aspetto forse crudo, ma umano il più possibile.

E se a me non importasse nulla di una bestia che passa le sue giornate a rotolarsi nel fango, che magari non sa neanche di esistere?

Se anche io mi privassi della sua carne, lui saprebbe di me? Saprebbe dei miei sacrifici?
Molto probabilmente no. E anzi, continuerebbe a vivere la sua vita per poi terminarla in natura azzannato vivo da qualche predatore.
Quindi in sostanza, io che ho autocoscienza e intelligenza secondo gli animalisti/vegani posso scegliere (devo scegliere, secondo loro) di astenermi dalla carne ma a conti fatti la sorte di quell’animale non sarebbe troppo diversa. Sarebbe pure peggio.
Un conto è finire mangiati vivi, o stroncati in modo violento come avviene in natura, un altro conto è uccidere un animale con tutte le tecniche di stordimento oggi in vigore come la pistola captiva. Morire incoscienti è sempre morire, ma è nettamente meglio che morire coscienti, e sfido chiunque a dirmi il contrario.
Sento già gli animi dei fondamentalisti che si incazzano:

EH MA ALLORA SE E’ TANTO BELLO PERCHE’ NON TI FAI METTERE UN CHIODO IN TESTA COME ALLOROH??!’!??!

Semplice, perché la mia vita voglio viverla al massimo, godendomi tutto ciò che ancora ha da offrirmi. Ma ribadisco che, se mi venisse data la scelta, alla fine della mia vita, di poter decidere se morire di infarto, di tumore, di solitudine e di tutte le altre cose orrende che può soffrire un uomo cosciente prima di morire, opterei sicuramente per una eutanasia tranquilla, veloce e indolore. Ma senza pensarci.
Quindi è vero, strappiamo agli animali la loro vita, su questo non discuto.
Lo facciamo per un piacere di gola (non solo a dire il vero, ma approfondirò poi se no diventa troppo lungo qui)

Però lo facciamo con più umanità possibile. Uccidiamo, ma uccidiamo nel migliore dei modi. Lo ribadisco perché molti sembrano invece dimenticarselo. C’è una bella differenza tra le varie morti, vi invito a guardare questo video per capire meglio cosa intendo.
E mi state dicendo che questa morte è preferibile a quella nei mattatoi? Scusate, ma qui se c’è qualcuno che pecca di ipocrisia non è chi mangia carne ma chi si arrampica sui vetri dell’etica da due soldi.

Chi dice che l’uomo non deve mangiare carne ma altri animali possono, sta avallando questa violenza, evitabile da noi. Non solo, sta dicendo che io, suo simile più complesso di una bestia, e che un giorno potrei tornargli utile, non merito un piacere di gola secondo lui.
Questa anche è una presa di posizione molto egoista. Mi sta bene che tu voglia salvare vite, ma stai quindi dicendo che la vita di un essere meno complesso vale più del mio palato di essere complesso, con cui tu stringi un patto sociale. Sono io umano che ti curo se stai male, sono io che insegno ai tuoi figli, sono sempre io che uso la forza per proteggerti dai ladri, non la bestia che salvi. E sulla base di questo non mi concedi neanche il piacere che chiedo, e che merito? Per me è intollerabile. E giacché mi imponi con la forza il tuo punto di vista io non lo rispetterò, e farò come mi aggrada. Io devo rispettare la tua incolumità, non quella dei tuoi dei o dei tuoi animali divinizzati. Perché tu fai parte della società come mio pari, loro no, e anche questo va messo in conto. Tu non possiedi gli animali della terra, sono risorse come l’acqua o il vento anche se senzienti, e posso usarli per coprirmi, al circo, per cacciare, per mangiare, per soddisfare i miei bisogni di essere complesso con tutto ciò che posso ricavarne. E danneggerei al massimo la tua etica, non la tua incolumità né la società umana, quindi è totalmente fattibile senza alcun danno per noi.

Aggiungo altre considerazioni. La posizione secondo la quale l’uomo è più intelligente e dunque possibilitato a privarsi è sbagliata secondo me proprio perché l’uomo essendo più intelligente ha più bisogni, non di meno.
Per fare un esempio banale, la significazione. I significati che attribuisce alle sue cose.
L’orologio del nonno non costa solo il suo effettivo valore, ha un prezzo affettivo incalcolabile.
Gli amici non sono solo compagni di vita, sono ricordi, vacanze, giochi insieme, scherzi, felicità.
La moglie non è solo prole e dovere coniugale, è un mondo di significati, gioie, amori, dolori.

Certo che potremmo privare l’uomo di qualsiasi cosa, esclusi cibo e acqua, ma che vita sarebbe poi? Sarebbe una gabbia cerebrale, proprio perché essendo più intelligenti abbiamo bisogno di più cose, non di meno. E la privazione la senti come un chiodo in testa per tutta la vita. Un po’ come quando aspetti babbo natale, o un giorno speciale, o un voto del professore. L’attesa è una forma di dolore psicologico dovuta al grado di incertezza che abbiamo sul mondo. Non sapere un risultato è pure peggio che sapere di aver preso 17 perché l’uomo ha una capacità mentale superiore, e ad essa sono legati anche tutti gli svantaggi correlati.
Ci vorrebbe più accettazione di sé stessi e meno benaltrismo, dovremmo tutti capire che l’uomo non è un angelo mancato, idealisticamente buono e puro, santo e caro, ma solo un animale un po’ più intelligente degli altri. Ha il raziocinio non per offrirlo alla terra, ha una vita non per offrirla agli altri ma per viverla spendendola come gli pare. E se credi che esista Gesù dall’altra parte, buon per te, ma io farò come mi aggrada di qua. Buon per te, amico caro, se credi che rinascerò sotto forma di verme ed espierò le mie colpe per aver mangiato i tuoi amici animali, io farò comunque ciò che sento.
Anche perché a usare questi argomenti ti ritroveresti a fare il santo martire buono e puro, ma poi avresti sempre davanti il più puro che ti epura. Ti si mette davanti il respiriano nudo anarchico e autodisfattista che reputa non etico pure il riprodursi e che gli dici? Nulla. Ora doni tutto in beneficenza, e non avrai figli, perché i figli hanno un impatto sul pianeta e sono un egoismo della specie (egoismo del singolo no ma egoismo della specie sì? Suvvia), perché hai posto le basi in essere per questo sistema di cose. Hai trovato quello che per vivere ha bisogno di meno di niente, ora t’aggiusti a ‘sto sistema e ti adatti tu a lui, non lui a te.

Vivere dunque non è solo fare cose buone (secondo chi poi?) e pure, utili, belle, dolci, care ma è in primo luogo trovarvi un senso. E un senso per vivere non te lo danno gli altri, lo trovi tu stesso definendo chi sei e cosa vuoi, facendo quel che piace a te, non quel che piace agli altri. Altrimenti la tua vita potenzialmente non avrebbe alcun significato. Sei il riflesso di altri, privo di identità, è come se fossi un doppione.
Non ultimo, non esiste una cosa che sia “eticamente accettabile” e una che non lo sia sempre ed in ogni momento. Esiste solo un rapporto di benefici/svantaggi che vanno di volta in volta presi in considerazione. Prima facevo l’esempio del respiriano esagerando ovviamente, ma non è un esempio così campato per aria. Infatti basta pensare ai melariani, ai fruttariani, o ai vegani che vivono senza carne e senza prodotti animali, uno (a loro dire) più etico dell’altro. Un fondamento di ragione ce l’hanno, mangiare carne è evitabile. Ebbene? Dopo che è evitabile, per quale motivo lo si dovrebbe evitare?
<<Perché lo dico io. Perché mi spiace che gli animali vengano uccisi.>>
<<Eh, a me no, e quindi? >>
Anche l’altro esempio, che ho portato dal “movimento volontario per l’estinzione umana” ha dalla sua un criterio che si appella comunque in qualche modo alla salvezza, solo che è il totale azzeramento dell’uomo a favore del…mondo…natura, boh? Ma dobbiamo estinguerci per far un piacere ai sassi? Ai lombrichi? Ha senso questo discorso?
Se dovessi scegliere tra essere un ipocrita e dire che con qualche piccolo sacrificio salvo il mmmmondo e ammettere che nel mio piccolo sono limitato, e qualsiasi cosa faccia in qualche modo faccio danno a qualcuno o a qualcosa, scelgo la seconda. Perché sarò anche stronzo, sarò anche egoista, ma quelle frivolezze sono la mia vita, e me la rendono degna di essere vissuta. Ma siccome non esiste una persona sola al mondo che sia esente da questa fallacia logica (basta vivere per essere incoerenti con questo sistema di pensiero riduttivo e nichilista) che senso ha appellarvisi? Ok, ora mi fai notare che sbaglio io (poi è da vedere, ma diamola buona). La prossima volta ti faccio notare che sbagli tu, con uno dei mille esempi che ho fatto sopra. E cosa è cambiato? Niente, ci scanniamo a vicenda ma siamo due entità organiche egoiste, ognuno sui propri argomenti preferiti, che in qualche modo depauperano, consumano, se ne fregano. Questa logica avrebbe senso solo se a dirla fosse un essere immune ad ogni critica. Voi rispettereste il parroco che dice di non fare peccato e poi è il primo a compierne? No, perché dice agli altri di non far quel che lui in primis fa e dunque demolisce da sé la sua ideologia. Anche quando si fa notare ai vegani che comunque uccidono altre forme di vita, o insetti e piante, il discorso è sensato. Perché si dimostra loro che non rispettano la vita in toto, la rispettano solo di quegli animali che a loro conviene rispettare, perché più teneroni o coccolosi. E ti vengono a dire che se mangi carne sei meno etico di loro, quando magari fanno uso di medicine testate, tatuaggi testati, palmari con coltan, e così via. Se anche salvassero 10 animali all’anno, ne ammazzerebbero comunque sotto altre forme. E vengono però a dire agli altri di non fare X perché a loro non piace. Comodo così. E lo subiscono a loro volta, da quelli più estremisti di loro. E i vegani rimbeccati cosa rispondono? Le stesse cose che a loro rispondono gli onnivori, solo ad un gradino più basso.
<<Per me conta che sia buono>>
<<Per me conta che possa provar dolore, quindi non uccido gli animali>>
<<Per me conta che sia vita, quindi non uccido neanche le piante>>
<<Per me conta tutto, quindi mi estinguo>>

E quindi niente, o si lascia spazio alle frivolezze di tutti o è la guerra, o l’estinzione. Nessun argomento è immune alla critica di utilità o di coerenza. Tu mi impedisci di mangiare carne o di avere figli? Io ti impedisco di usare un pc creato grazie al lavoro minorile, l’uso di una casa inquinante e l’uso della macchina. E ora come la mettiamo? Che ci siamo feriti a vicenda, e non è cambiato nulla. Abbiamo di meno tutti e due e viviamo peggio. Oh, magari ci sentiremo etici a palla, però siam sempre nel fango a darci le pacche sulla spalla.

Siccome questo argomento poi si ramifica in più punti e non voglio appesantirlo troppo, lo aggiornerò poco per volta con altri articoli, come il prossimo già in cantiere:

Gli animali e la società. 
Il minore impatto possibile
La carne è solo un piacere di gola? (in cantiere)

 

 

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12 risposte a "L’ottica riduzionista"

  1. No, per come la vedo io fintanto che non prevarichi e non vai a dire agli altri quanto sei superiore sei legittimato ad avere il pensiero che ritieni opportuno. L’ottica di cui parlo io comincia quando uno, con il suo modo di vedere, pensando che esista veramente il “meno danno possibile”, mi venga a dire che è migliore di me. Il “danno” viene attribuito grosso modo in maniera arbitraria. Ad esempio, chi come me mangia carne ma non usa la macchina (solo mezzi) e usa un solo cellure/pc ogni dieci anni, quanto impatta rispetto a uno che non mangia carne, usa mezzi, cambia spesso cellulare? Difficile dirlo, anche approssimativamente. Non basta dire che salvi vite non mangiando carne, perché ammazzi sotto diverse forme. E questo vale per tutti. A meno che uno non faccia l’asceta sul monte Hiei, vivendo solo di ciò che la natura offre, esposto alle intemperie. Ma poi che vita è? Ti senti migliore di tutti, ti senti etico, e crepi a 35 anni deperito o di stenti per la tua ideologia? Per me non vale la pena. Rimanendo nell’ottica urbana siamo tutti uguali sotto diverse forme (anche se può sembrare contraddittorio)

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  2. Io sono tra quelli che crede che limitarsi a non creare danno puo essere più proficuo per tutti, piuttosto che cercare di “aiutare”, credendo Nell autocoscienza in un’ottica induista / buddista forse, direi. Se vuoi è riduzionismo.

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  3. Già..é che ognuno crede che la propria causa sia la più importante e urgente. Dal canto mio ci sono cose piccolissime e invisibili che possono molto. Il mio credo è che agire sulle masse fa solo danni, nell’aiutare intendo. Invece sul singolo individuo, puoi esserci, e dire qualcosa o fare, e fare la differenza per lui, oggi, o dopo anni che si rivorda o comprende un atto. Le masse invece vengono spostate e orientate piu facilmente magari, ma poi I danni, e ritorna a 0…la Storia dell’umanità 🙂

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  4. Esatto. Così entra in gioco un sistema di “controllo” della società: l’etica. Il mio blogger preferito scrive infatti che l’etica altro non è che un modo per far sentire gli altri inappropriati (o viceversa) per far fare loro quel che vogliamo, in un certo senso. L’odio che viene per le persone con i diamanti di sangue, come nel tuo esempio, o con le pellicce, o che fanno uso di cosmetici, viene proprio da questo: a me non piace che tu eserciti le tue sacrosante libertà legittime, e che sotto alcuni aspetti sono identiche alle mie (tu usi i diamanti, ma io uso il petrolio o l’olio di palma), quindi ti muovo guerra, dico che sei insensibile, non-etico e se mi gira ti sporco la pelliccia. Va da sé che questo modo di ragionare, anche se comprensibile per la rabbia dell’impotenza, non è assolutamente tollerabile. Scrivo infatti anche per cercare di esprimere queste situazioni. A breve vorrei scrivere un articolo dove espongo ciò che secondo me è corretto della visione veg/animalista

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  5. Concordo. In particolar modo con “le cose non cambiano mai per un’idea”

    Le cose oggi considerate “negative” le abbiamo abolite non solo in quanto “brutte” ma in primo luogo perché obsolete o pericolose. Anche mangiare animali di fatto può essere considerato sterminio, quindi? Quindi niente, finché la gente è comoda e d’accordo non ci si pensa. Anche avere case inquinanti, pc testati costruiti da bambini sottopagati è aberrante, quindi? Quindi niente, finché comoda a qualcuno. Concordo su questa visione. Ovviamente non si deve, secondo me, tradurre in un “allora non faccio nulla per migliorare le cose”; anzi! E’ solo un discorso per far capire che se ti batti per gli animali, e non per altro, non sei migliore di chi si batte per i barboni e non per gli animali. Siamo uguali sotto due differenti aspetti

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  6. Però è anche impositiva, perchè si sporca si le mani per noi , ci offre un ventaglio di possibilità, ma ci dice cosa è illegale. Lei, che vive sui crimini-in terre lontane però.

    Finchè c’è guerra c’è speranza

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  7. Ciò che è esterno a noi si può sacrificare entro limiti che riteniamo giusti: si . È’ cosí. I problemi nascono qui però, perchè la società dice a noi cosa è giusto e non. È giusto che imprese depredino la Sierra leone o la Nigeria , per I diamanti che una signora porta al collo in un auto che consuma 1 lt di gasolio Nigeriano al secondo? Si. Dice la società. Perchè è capitalista. Ma è anche altro, umanista ad esempio(arte e cultura). Se non voglio responsabilita sul sangue di quel diamante, non lo compro. Punto. Ma non posso impedire ad altri, come dicevi. Si, è una società inclusiva, a parte eccezioni.

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  8. Ma tutti scelgono se stessi pur di stare un pò sereni. Chi si impone fa solo finta di non vedere. Sordi fece un film molto chiaro su questo, in cui vendeva armi ma faceva stare bene la famiglia, con certe comodità che non volevan perdere; lo consiglio. Il problema oggi è l’informazione ? Sappiamo tutto e questo ci pone con le spalle al muro e la tensione cresce. O si cambia tutto o si cambia niente. Le persone non afferrano, per me, che chi decide per noi sta sopra di noi, e che le cose non cambiano mai per un’idea o un’etica, ma per necessità del sistema. Anche la domanda genera cambiamento certo, ma l’offerta è fatta in base ai ricavi. La società è fatta di imprese non di benefattori, di uomini. E le eccezioni non fanno la maggioranza. L’ostacolo ad energie alternative al petrolio ne è un esempio. Ci sono industrie, milioni di operai,fatturati, vite, lavoro. Oltre a ciò ingenti ricavi. Un dramma è proprio il lavoro, ce ne sarà sempre meno, avremo tempo per vedere informarci pensare. Già avviene. L’uomo / massa non è abituato a pensare ma solo a pensare nell’ambito lavoro. Ed è per questo che, per me, nascono tutte questi estremismi e sempre più. C’è un
    Cambiamento grave che porta ad una mutazione nell’uomo, che un pò è disperato. Gli estremismi nascono da ciò..

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  9. Son contento che qualcuno apprezzi! In realtà può sembrare un articolo generalista, e avrei voluto inserire ancora dell’altro, ma puntavo proprio a demolire un tipo di ragionamento molto pericoloso. Anche se decidessimo che la cosa più inquinante, o meno utile, ecc fosse da eliminare, si porrebbe poi il dilemma con il “penultimo”. E cosa fai? Togli il peggiore e non togli il nuovo peggiore?
    Certo, per qualcuno potrebbe essere una fallacia del pendio scivoloso, ovvero “io voglio che non si mangi carne, non ho mai parlato dei pc”
    Vero, ma se si adotta una prospettiva etica in cui tu riduci un po’ del tuo benessere per altro/i dov’è il discrimine? Fino a quanto possiamo togliere? E infatti i vari melariani e co sono un’ottima dimostrazione. Per qualcuno conta l’autocoscienza,per qualcuno la coscienza, per qualcuno la vita. Come si decide? Non c’è un metro, si deve cercare di accontentare tutti. Chi come me vuole la bistecca e chi vuole e verdure. E’ così che secondo me si rispettano i punti di vista e si vive in armonia: con più prospettive sul mondo, non di meno.

    Per quanto riguarda la frase che hai citato era una risposta a quanti dicono “se ne può fare a meno e vivere lo stesso”.
    Ok. Forse tu, ma gli altri? Si vive anche senza comodità e lusso ma poi che vita è? Non tutti siamo disposti da quel punto di vista. Se per una bella macchina o un bel pc devo sacrificare animali (e talvolta operai sottopagati cinesi) mi spiace, ma preferisco me stesso. E non lo dico io ma la società, LE società dimostrano di avere questo andazzo. Ciò che è esterno a noi si può sacrificare entro limiti che riteniamo giusti

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  10. Molto bello. Condivido in pieno. A Mio avviso l’imposizione dogmatica avviene per due cause inconscie: l’idea che condividendo un ideale o una morale ci si senta affettivamente più vicini, come in un branco. L’altra risiede nel senso di colpa in quanto razza che ha antropizzato il mondo, predatoria; e quindi ne consegue il riscatto “morale” , che però sembra imprescindibile da mania di grandezza proprio perchè questo ridursi a “buono e non egoista” è contro natura e quindi l’ego si manifesta nel”salviamo il mondo”. Le tesi vegane etc cadono subito, se si ha coscienza che tutto è in vita. Infatti non sono quasi mai cavalcate da personalità profonde. Un esempio palese è che mentre monaci buddisti non è vero che siano sempre vegetariani, chi da noi occidente fa meditazione lo assume come dogma. Molto bello> se l’uomo è piú inteligente ha bisogno di + non di meno. In realtà, per me, egli può farne a meno come no (fino ad punto x) di un “di più”, proprio perchè non assume una morale assoluta > un’idea, ma ricerca un equilibrio.

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