Le polemiche sul Trono di Spade (Stg.8) + considerazioni finali

Ci siamo. La stagione finale. Tra alti e bassissimi, abbiamo visto che dalla sesta cruciale stagione ormai questa storia ha cominciato a mostrare evidenti segni di incrinatura. Seppur si poteva salvare la Battaglia dei Bastardi o il meraviglioso finale di stagione nella Sesta, altrettanto non si poteva dire di quel mare di criticità e Hollywood televisivo che era diventata la Settima. Saranno riusciti a mantenere alte le aspettative con ciò che resta delle idee di Martin? Caveremo qualcosa alla fine di tutto questo o si rivelerà solo un enorme e gonfiato palloncino pieno d’aria che è diventato fenomeno di culto unicamente per i meme, il passaparola e le scene di nudo? Rispondiamo a quelle che sono le ultimissime polemiche e lamentele.

Prima, come al solito, una premessuccia:

Gli Showrunner David e Dan NON HANNO INVENTATO DI SANA PIANTA tutto ciò che abbiamo visto, come vaneggia qualcuno ancora troppo piccolo per aprire internet e cercarsi le interviste. Il materiale visto ha di fatto spoilerato i libri. Il finale visto è quello che avremo e leggeremo, sempre se usciranno, e sempre se Martin non cambierà idea su qualcosa. Qui trovate l’intervista.  E se ancora avete bisogno di schiarirvi le idee, leggete cosa dice:

“I don’t think Dan and Dave’s ending is going to be that different from my ending” 

Questo perché sono stati presi degli accordi, loro non hanno mai fatto di testa loro salvo complicazioni e ciò che hanno rimosso lo hanno fatto per la leggibilità e la fruibilità dello show, cosa di cui gli sarò sempre grato, lo sapete.

Al di là di questo, Martin ha sempre detto di avere avuto in testa l’inizio e la fine della sua storia, motivo per cui abbiamo un inizio di grande qualità, due libri in mezzo e un paio di stagioni di “transizione” -se vogliamo essere gentili- e questa stagione finale unita alla Settima che in teoria sarebbe il finale da Lui stesso medesmo meco ideato. Ora che abbiamo chiarito l’ovvio ancora una volta, procediamo con l’analisi.

Il primo episodio è bellissimo. Potrei addirittura dire che gli episodi iniziali e di raccolta sono quelli che in genere vengono meglio nello show.

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La parte iniziale è carica di emozioni come poche scene. L’Ost scelta, se ci fate caso, è la stessa identica di quando Robert arriva a Grande Inverno. Non serve che ve lo dica io, vi sarete tutti accorti che questo bambino ricalca lo stesso Bran Stark che si arrampica per vedere la corte che arriva

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Jon e Dany insieme a cavallo, preceduti dagli Immacolati e dai Dothraki, insieme ai draghi rimasti in cielo. Uno schieramento in pompa magna per farci vedere a cosa è servito tutto questo: come dice Melisandre, a mettere insieme il ghiaccio e il fuoco, a unire gli uomini sotto un’unica Egida.

Viva Lyanna Mormont! Anche se…

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Qui più che una critica ho una riflessione. Abbiamo sempre visto che Jon in particolare (ma in realtà tutti i personaggi di questa storia) ha a che fare con un’istanza di destinazione spesso greve, ottusa, ignorante. Ne parlavamo a proposito di Ollie ma varrebbe anche per tutte quelle volte che Stannis nei libri parlava delle dicerie sulla famiglia di Cersei, o sul suo giullare che se la faceva con la moglie, o ancora Cersei che viene aggredita e insultata dal popolo mentre è nuda. Insomma abbiamo capito che la rappresentazione delle persone comuni è affidata ad un’istanza che fatica a capire, che NON vuole capire i motivi dei protagonisti di cui siamo compartecipi. Non posso fare a meno, però, di criticare scene in cui questa ottusità assume forme grottesche, come la frase di Lyanna che ho ritratto. Siamo tutti d’accordo che quelli a Nord sono persone orgogliose e fiere (solo quando se lo ricordano, però, con Ramsay erano tutti dei cagnolini mansueti) e che volevano un Re al Nord, dunque criticano Jon per questo.

Avrei preso a schiaffi quella bambina e chiunque la esaltasse: vi siete resi conto dopo tutto questo tempo che c’è un esercito di belve immortali assatanate che sta per sbranarci? Vi siete resi conto che scendendo a patti con una regina, seppur straniera, Jon ha portato un esercito vincente in casa? Madonna, io sarei rimasto ammutolito e financo grato di avere il culo al caldo grazie a uno così. Eppure, ancora, la gente gli rompe i coglioni con delle quisquilie. Sono diviso a metà tra due concetti: “Degna rappresentazione umana” e “opinabili punti di vista ingenuamente protratti nel momento meno opportuno semplicemente per dare pathos a basso costo in salsa politica

Giuro, non sto scherzando. Queste scene sono una commistione tra le due cose e non riesco a scinderle. Ovviamente includo almeno altre dieci scene simili nel discorso, più avanti ne vedremo altre.

Ritrovi insipidi

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Il ritrovo di Jon e Arya è stato carino ma meh. Forse perché attendere così tanto a lungo poi crea troppe aspettative. Gara a chi ce l’ha più lungo e poi subito minacce. La scena forse avrebbe beneficiato di due tempi: la riunione calda ed emotiva e una parte 2 con le minacce di Arya, anche se le trovo molto inverosimili almeno quanto quelle contro Sansa già viste e discusse.

Dany e Jon insieme sono fanservice

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Ho visto la gente al 99% acida in questa scena e non me ne capacito. Non dico cose come “tutti scrittori, ora!” ma mi pare che siamo passati dal criticare le scene smaccatamente dolci al ritenerle brutte. Qualcuno addirittura ha usato il termine “fanservice”, facendomi capire che la gente ha degli enormi problemi coi termini che utilizza a sproposito: una storia per forza di cose in alcuni punti dà risalto a ciò che vuole il lettore, come può esserlo una vendetta, una vittoria e così via. Inserire scene carine, gratificanti e/o appassionanti NON è fanservice, è il puro svolgimento di una qualsiasi storia. Questa scena oltre che simbolica per la cavalcata dei draghi serve anche a dare un contrappunto emotivo alle scelte che Jon dovrà compiere dopo. Siamo in grado di capire che qualcosa si spezza, o si perde, solo perché prima c’è stato un bacio. O volete dirmi che anche il bacio tra Catelyn e Ned, e quello tra Dany e Drogo, era tutto fanservice?

Il VERO fanservice è quando si fa qualcosa che normalmente non sarebbe stato così per dare qualcosa al pubblico che si sa già che apprezzerà. In tal senso, le scene di Arya; Arya stessa, è puro fanservice di matrice woman power a basso costo. Potete anche infilarci il Social Justice Warriorismo, ma la scena coi draghi che si comportano come mici serve a scaldare il cuore prima di spezzarlo, ed è abbastanza naturale che due amanti siano teneri. Peraltro le cascate ricordano le scene con Ygritte.

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La scena di Sam quando viene a sapere della morte del padre e del fratello l’ho trovata ESAGERATA a dir poco. E’ vero che le lacrime le spende per il fratello, NON per il padre, ma questa è la faccia che fa per l’uomo che lo ha umiliato tutta la vita e che ha minacciato di ucciderlo. Per quanto possa essere pezzo di pane, è totalmente irreale un attaccamento simile. Anzi, avrei apprezzato di più una scena con uno “yuppi, nessun problema, anzi!

La sua reazione esagerata viene “sfruttata” da Bran per rivelare a Jon le sue origini. Altra sequenza che non ho capito granché per come è stata posta. Sam sembra inizialmente intenzionato a “vendicarsi” di Jon, a sua volta tutto questo sotterfugio sembra una mossa di Bran, ma il tutto finisce in una semplice rivelazione. Hanno dato una “maschera” di pathos con delle pseudomotivazioni a qualcosa che avremmo visto comunque. Non riesco a togliermi la sensazione che ci sia sì del lavoro dietro, ma è come vedere uno che cerca di scimmiottare cose già viste. Ho avuto questa impressione più volte in questa stagione.

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La scena iniziale con Jaime è davvero bella. I pensieri e il background di Daenerys su ciò che con il fratello pensava di fare di lui una volta ottenuto il potere aggiunge un effetto mimetico. Lui che si difende dicendo che erano in guerra (ed è vero!) e che lo rifarebbe, è un altro dialogo ben scritto. Bran poi gli ripete “Le cose che facciamo per amore“, la frase che lui stesso disse a Cersei nel primo episodio, facendogli capire che lui SA. La recitazione di Nikolaj qui è davvero ottima.

Ma Bran esattamente fin dove può vedere?

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Anche la scena dove sono soli al Parco degli Dei è buona, e rimarca quella frase che Bran dirà anche a Theon: sei quello che sei ora anche grazie alle tue azioni. Non saremmo qui se non fosse per questo. Vero, ma si potrebbe comunque credere che saremmo altrove, in diversi modi, forse meglio. Insomma, anche se riconosco la filosofia dietro, il punto non è “essere qui ora” ma lamentarsi che forse, agendo diversamente, saremmo “qui ora ma meglio“. Ma non siamo puntigliosi, ho capito cosa intendessero e mi piace. Questo frame l’ho inserito anche perché, avendo visto il finale, l’ho riletto con occhi nuovi ed è apparentemente privo di senso. Bran lo salva perché può aiutarli nella battaglia imminente contro i morti (ma noi tutti sapevamo della profezia per Cersei), quando alla fine dei conti non ha fatto nulla contro i morti, e non è servito a nulla contro Cersei. Quindi questa scena? Boh?!

Il VERO fanservice

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Se dobbiamo usare dei termini, usiamoli correttamente. QUESTA è una scena fanservice. Perché non dice niente di nuovo, non avanza la loro progressione, non aggiunge elementi, semmai è una riproposizione di cose già viste e pure superate (“vuoi che ti insulti?”) al solo scopo di fargli fare una scenetta tenera insieme. Jaime e Brienne sono in pace già da tempo, vederli litigare per nulla fa solo storcere il naso.

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Sansa + Dany non è malaccio, perché ognuna è diffidente verso l’altra (anche se trovo Sansa troppo caricata). Dany le fa giustamente notare che lei è venuta fino a nord per combattere le battaglie di Jon, chi ha manipolato chi? Non si può non riconoscere una sapiente scrittura, diamogliene atto quando questo succede. La scena tuttavia ha un retrogusto amaro quando Sansa sbaglia le tempistiche per chiederle del Nord e della sua indipendenza, allontanando così Dany e ogni pretesa possibile. Mi piace, anche se devo ammettere che vedere i protagonisti che non carburano tra loro è al tempo stesso triste e interessante.

Oh noes, Arya scopa! Ma quindi non era un robot?!

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E veniamo a quella scena tra Arya e Gendry. Anche qui ho sentimenti contrastanti, facciamo che li riassumo così:

PRO: La figura della donna forte che scopa l’uomo di sua iniziativa

CONTRO: Che questo ruolo sia stato dato ad Arya, che non ne aveva bisogno

PRO: Si rompe con lo stereotipo della “piccola”, perché è un personaggio fatto e finito

CONTRO: La figura maschile viene, di fatto, stuprata. E nessuno batte ciglio perché sì, l’uomo deve godere per forza nel sesso.

PRO: E’ una scena girata bene. Anche a livello di dialoghi. Compaiono le ferite di lei e lui le nota

CONTRO: Per quanto sia bella, porta in realtà a poco di concreto sul lungo termine. E’ una bolla di sapone che scoppia col coito

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Vorrei invitarvi a leggere questo frame senza commentare ulteriormente. Perché non ce n’è assolutamente bisogno. Critichiamo quando c’è da criticare ed emozioniamoci quando ci sono scene innocenti e buone.

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Lo scopo del secondo episodio era quello del vero raccoglimento dei personaggi che si incontrano tutti nello stesso luogo e si preparano per combattere insieme. La scena intorno al fuoco riscalda il cuore, lo allieta, come ho già spiegato è il bene prima della rottura. Il tutto termina in un crescendo emotivo con Podrick che canta (dio, che bella voce che ha rivelato?) -e che preferisco di gran lunga alla versione dei Florence + the Machine- con tutti i personaggi che si agitano. Indimenticabile Jorah a cavallo ma anche il ritornello che cita tutte quelle sequenze di gente come Ned che non voleva partire ma è stato costretto a farlo, ed è così che la storia inizia. Pieno di significati che non sempre vengono colti appieno. Questa è una piccola critica che faccio al pubblico: non limitatevi a contestare la superficie del testo, badate anche e soprattutto alle minuzie che vanno a controbilanciare il tutto o non riuscirete ad avere una visione globale e complessiva “onesta”. Una storia, specie uno show, non è fatta solo di gente che si muove sullo schermo ma di parole profonde nascoste nei dialoghi, di citazioni ad altri momenti, di canzoni come questa.

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Il finale non fa che confermare questo episodio di “preparazione”. Ora però vediamolo meglio questo 8×03 che ha fatto tanto discutere. C’è parecchio da dire.

L’episodio 8×03

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Innanzitutto scusatemi per i frame particolarmente bui, ma parleremo anche di quello. L’inizio e la fase di preparazione, come dicevo sopra, è sempre quel pezzo che riescono a sviluppare meglio. Tensione, aspettative, personaggi pronti e carichi. Melisandre che spiazza tutti e accende gli Arakh, davvero tutto stupendo. Poi, una scena che inizialmente non ho capito. Davvero, non l’ho capita. I Dothraki che partono alla carica. Ma quando lo avete deciso? Ma chi è quel comandante rincoglionito che ha mandato al massacro truppe a gratis? Oh, qualcuno ci ha anche provato a difendere la cosa dicendo “eh ma i Dothraki sono cavalleria leggera, sono sacrificati dentro le mura”

Ma sì certo, però c’è un abisso tra “usare saggiamente in maniera consona” e “buttare al macello”. Non potevano prima far luce coi draghi? O proteggerli dal cielo? O, se proprio volevate rendere epica questa scena-massacro, fatecela almeno vedere. Invece no, puntano ANCORA UNA VOLTA sul buio come elemento spaventoso, per farti credere qualcosa di peggiore che non potevano permettersi con gli effetti speciali. Non l’ho trovato neanche particolarmente poetico: le armi infuocate si spengono, e vediamo tornare una ventina di uomini tra gli sguardi sbigottiti dei superstiti. Tutto qui? Sta carica è già finita? Mah.

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Melisandre ha avuto un ruolo di prim’ordine in questo episodio. Ma ora che è tutto finito non posso fare a meno di far notare che tutta la questione R’hllor, magie, predizioni e cavolate varie è stata semplicemente lasciata al caso e non spiegata, esattamente come altri dettagli o particolari su questi mostri che alla fine erano…mostri. Wow. Mi chiedo comunque se la sua fine sia stata troppo “giusta” considerato il personaggio e ciò che ha combinato. Ma posso accettarlo come redenzione, in puro stile Trono.

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Avrete notato che dopo la fiammata il colore dell’episodio è virato sul rosso, anche per comunicare lo scontro acceso in maniera più chiara. Quel che è certo, è che si è capito e visto ben poco. L’episodio, anche chi lo ha visto su Sky, conferma che era poco leggibile ed estremamente buio. Sono dell’idea che, salvo errori di programmazione et similia, chi gestisce queste cose non sia uno scemo. Non mettono gli stagisti in una produzione milionaria, per cui opto per la scelta voluta. Ma perché è stato voluto questo buio opprimente? La risposta vien da sé, per creare atmosfera, perché è la “lunga notte“.

D’accordo, ma ho comunque delle obiezioni. Tanto per cominciare, quest’idea potevi tranquillamente renderla non in tutto l’episodio ma in particolari scene dedicate. Ad esempio all’inizio, o in qualche scontro. Mi metti tanto buio, tanto ghiaccio, e io spettatore comprendo. POI mi fai vedere personaggi che scoccano frecce incendiare, mi fai vedere catapulte che lanciano massi infuocati, mi metti dei corpi bruciati come nella BoB sul campo, ma mi permetti di leggere il rimanente episodio. Non dimentichiamoci che uno dei cardini del Cinema in toto, se non IL cardine, è quello della corretta visione. Il che non significa essere sempre trasparenti, chiari, coordinati, ma che ciò che succede a schermo dovrei quantomeno essere in grado di vederlo (e cosa facciamo Cinema a fare se no?!). Mettiamo da parte le avanguardie, perché qui parliamo di TV e piccolo cinema d’intrattenimento, non di opere d’autore, ok? Non c’è alcun motivo per cui questa scelta dovesse ricadere in maniera così pesante e greve su TUTTO l’episodio rendendomelo così non spaventoso ma solo difficoltoso da seguire. Vi ricordo che anche nella battaglia delle Acquenere e al Fosso di Helm vi erano due battaglie enormi completamente al buio, ma la finzione presupponeva comunque un’ottima leggibilità delle azioni. Anche perché su YouTube hanno caricato le stesse scene schiarite e sono decisamente più comprensibili. E trovo che quel buio non abbia aggiunto nulla, anzi abbia tolto parecchio alle stesse. Qui per vedere l’attacco alle cripte.

Poi, quando comprerò il cofanetto completo valuterò se la situazione è migliorata ma quest’episodio, se rimane così, è rovinato da questa scelta sì voluta ma incomprensibilmente sfacciata.

Arya e altra gente col plot armor

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Sapete già come la penso su Arya. Personaggio mal scritto, pervasivo, opprimente, e un po’ anche mal recitato secondo me, a cui hanno addossato del social justice warriorismo che francamente spacca le palle. Lo scopo di questa scena era di dare una certa tensione seguendo uno dei personaggi in teoria più amati dal pubblico (perché ovviamente è quella che esegue le vendette dei personaggi scomodi). Le fanno battere la testa per “indebolirla” quando sul piano pratico non cambia assolutamente nulla, è tutto voluto solo per fare una scena alla resident evil. Senza contare che quell’arma che aveva chiesto a Gendry non è servita a niente, 20 secondi e non c’è più. Ma dico io, serviva questa sequenza? Ha aggiunto davvero tensione? A me è sembrato semplicemente di vedere le stesse cose ma dentro Grande Inverno invece che fuori. Il mio è un bias perché non sopporto Arya ma avrei preferito tagliare del tutto questo schifo per concentrarmi su altri personaggi decisamente più interessanti, o su un duello tra Jon e il Re della Notte.

Anche qui mi hanno risposto: “No, è una genialata e un colpo di scena proprio perché tutti si aspettano un duello tra Jon e il Re, e invece NOH

woooow cazzo. Geniale. Sapete cos’altro sarebbe geniale? Vedere Sansa che tira fuori un mitragliatore dalla sottana. Figo, eh? Nessuno se lo aspetta. E comincia a crivellare di colpi tutti quanti, per poi dire “Hasta la vista, baby

Il fatto che qualcosa sia inaspettato non lo rende di per sé un colpo di scena o un colpo di genio, è solo una “sorpresa” che può anche essere una delusione delle aspettative. Immaginatevi a Natale, di chiedere al vostro partner un regalo bellissimo. E lui si presenta con niente. Niente è una sorpresa, no? Mica ve lo aspettavate?

E’ chiaro che chi usa questa linea difensiva gioca sulle paroline, ma si copre abbastanza di ridicolo. Tutti ci aspettavamo un duello all’ultimo sangue tra i due, e per quanto sia classico, avrebbe comunque portato a una certa catarsi.

Chiuderai occhi azzurri, occhi verdi, occhi roteati all’indietro per il disappunto

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Ah ah ah l’avete capita questa scena? Tutti pensavano che con “occhi blu” Melisandre si riferisse ad Arya che uccide lei, e invece erano gli occhi blu del Re, avete capito ora?

Mamma.

Mia.

Quando ho metabolizzato il concetto ci sono rimasto di un male. Un tale anticlimax e una dispersione tale di potenzialità che…boh. Solo boh. Mi sta bene riprendere frasi del passato e reinventarle, giustificarle, trasformarle, ma non puoi uscirtene con questa scusetta del cazzo per un nemico di tale portata. Esattamente come la scena del “Io non sono un uomo, sono una donna” de Il Ritorno del Re.

Tante mie amiche lo apprezzano, perché è il classico woman power di cui si sente tanto il bisogno (si sente?) ma a ben vedere, se si parla di narratologia, pare di assistere ad un escamotage facile per uscire da una situazione complessa con un giochetto di parole. Insomma, sei un essere perfetto, potente e illimitato, e non ti “metti” la protezione contro “il genere umano” ma solo contro “gli uomini“, sei un po’ un cretino allora. Perché dovresti prenderti un’armatura con un punto debole, quando puoi avere un’armatura senza punti deboli? DUH. Mi ricordano anche quei discorsi di chi affronta il Divino coi giochetti di parole. Se Dio è onnipotente può creare un masso che non può spostare?

Minchia, ho appena demolito la Divinità in toto con una frasina. Che figo che sono.

Tornando a noi, volevano giustificare l’intervento di Arya con questo rimaneggiamento ma non me la bevo. L’ho trovata una scappatoia ridicola per questa produzione. Un fulmine a ciel sereno che uccide il Re della Notte avrebbe avuto più senso. Pare che nei libri sarà Jon a sconfiggerlo ma qui nello show hanno operato questo cambio, perché Arya è quel cancro di personaggio che devono spingerci a tutti i costi in gola come una donna emancipata, forte, eroina e bla bla. QUESTO lo trovo banale ormai.

Vegeta, cosa dice lo scouter?

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That damned smile 

Questa scena è, sulla scia di tutte le altre, televisiva e a basso costo “intellettuale”. E’ figo vedere il Dracarys sputato su un essere che temeva le fiamme e che… non muore. Poi però dovresti avere l’accortezza di spiegarmi perché. No invece, si è deciso di punto in bianco che lui le fiamme di drago non le teme. L’ossidiana sì, l’acciaio di Valyria forgiato nel fuoco di drago sì ma NON il fuoco di drago. E’ come dire che una persona teme la polvere da sparo ma non il rivestimento in metallo del proiettile. Una produzione si giudica anche da come tratta gli spettatori fornendo loro informazioni adeguate. Vedere scene esaltanti alla Dragon Ball prive di motivazioni non basta.

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Altre scene molto criticate sono queste, in cui vediamo i superstiti di Grande Inverno venire letteralmente travolti dai non morti. In una situazione simile chiunque sarebbe morto nel giro di pochi secondi ma loro riescono a resistere a oltranza, tutti, grazie al plot armor. La cosa che più mi fa girare i coglioni è che queste scene sono reiterate e continuamente esibite, come quella di Sam, di Jaime, di Brienne. Perché vogliono imboccarti a forza

guarda chi muore, guarda chi sta morendo, sta proprio morendo, eh si

Ah no, non muore, scherzavo

Avevo già parlato di questo modo fasullo di fare suspance a basso costo, e il risultato lo avete sotto gli occhi. La gente ha smesso di avere veramente paura per questi personaggi, nessuno sarebbe morto in modo tanto idiota.

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theon

Nonostante tutto, trovo le morti di Jorah, Beric, di Lyanna e di Theon abbastanza soddisfacenti. Credo che sarebbe stato meglio diluirle lungo tutto l’episodio e non concentrarle solo alla fine perché l’idea che mi danno è appunto quella di quando muore un personaggio importante solo quando siamo alla frutta (il povero Edd non conta), mentre invece doveva essere una battaglia crudissima in cui chiunque può lasciarci le penne in qualsiasi momento. Ma va bene, le accetto. Jorah che muore come un vero cavaliere, Lyanna altra badass (ma meno insopportabile di Arya) e Theon che si redime e ottiene la sua grazia mi sono piaciuti. Beric non riesce neanche ad avere una frase di congedo, mi è piaciuto.

Il fatto è che è morta molta meno gente, e molto meno importante, di ciò che un po’ tutti si aspettavano. Io addirittura credevo morissero i draghi, compiendo così il loro destino e livellando i livelli di forza tra loro e Cersei. Se questa era la guerra mortalissima preparata fin dalla prima stagione devo dire che l’ho trovata molto sottotono, per ora. Ma ancora non siamo arrivati al clou (e forse era meglio non arrivarci)

Il finale della 8×03

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Questa scena mi ha proprio fatto incazzare. In totale campo aperto, senza appigli né nascondigli, circondati da gente ostile che protegge il Re. Ma Arya se ne sbatte altamente i coglioni, stupra la quarta parete con la sabbia e compare dove dice lei, quando vuole lei. Per un attimo ho pregato che crepasse male, dandoci quel VERO colpo di scena tanto anelato e invece nah. Altro woman power, storiella degli occhi azzurri e puttanate già viste con un trucchetto che non infinocchierebbe neanche Janos Slynt. Vabbè.

Questo è stato proprio il colpo di grazia alla puntata. Perché un episodio che già si vede male per scelte incomprensibili, dove tutti hanno il plot armor, dove le scene di combattimento tra draghi sembrano solo dei filler, dove muore gente che non serve più, dove ogni cosa sembra accadere senza un senso, aveva chiaramente bisogno di un ennesimo deus ex machina per ristabilire le gerarchie. Quest’atto è un enorme dito medio in faccia ai fan che giustamente si lamentano della resa complessiva di un episodio che doveva essere CHIAVE e per il quale abbiamo aspettato un anno in più. Dite che sono stato troppo cattivo? Io ho l’acido per questo episodio. Se la gioca come peggior episodio della SAGA con il 6X08. Mi spiace dirlo ma non ne salvo mezza. Errori di valutazione, semplificazioni, scelte povere, Dragon Ball e livelli di forza non spiegati, speranze illuse e disattese, motivazioni dei nemici assenti o non spiegate.

Io mi sento preso in giro, esattamente come è stato per la Settima – presa per il culo – stagione.

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Ohhh rabbia. 

Però lo sapete che mi piace essere equo. Per cui ora elencherò i pro dell’episodio:

-Non ce ne sono.

Bene, andiamo avanti.

Andiamo veloci per l’episodio 4 perché c’è un sacco di roba

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Le scene di commiato sono meravigliose. Dense di emozioni e significati

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“Daenerys è sempre stata paxxxaaah!!11!”

Falso. Questa scena lo dimostra. Ha imparato a regnare nel tempo, e con regnare non intendo il classico sovrano Disney che perdona tutti ma un sovrano realistico che commina pene e sentenze quando c’è da farlo. Il fatto che elevi al rango di Lord il buon Gendry è da leggersi sia come una “amnistia” alla casa Baratheon che come astuta mossa politica di Dany per farsi un nuovo amico a Capo Tempesta. Davvero un’ottima scelta.

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Visto che siamo ben consci del finale, rivediamo come hanno cercato di “smontare” poco per volta Dany. Lei è rimasta sola senza Jorah, anche se tecnicamente non si spiega qui la mancanza di Missandei, voluta per dare quel senso di tristezza ma anche un po’ forzata come cosa. Lei vede che Jon è amato al Nord e ora che sa la verità su di lui lo “teme”. Ma la scena dove parlano per me è a tratti incomprensibile anche se la svisceriamo per bene nei prossimi dialoghi. Lui ora che ha scoperto che è sua zia non la vuole più come donna ma avendo fatto un giuramento si ritiene lo stesso legato a lei. Questa cosa della “zia” non la capisco più di tanto perché tenuto conto del contesto medievaleggiante lui antepone un “tabù” (molto relativo, comunque) ad una persona che fino all’altro giorno ha amato e scopato tranquillamente. Basta solo questo? E’ anche naturale, ma mi sembra un po’ pochino. Non è una critica tuttavia. Lo scopo era di far “tradire” Jon e far “vendicare” Daenerys, anche se c’è sempre qualcosa di manierista in questa costruzione.

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Le scene tra Jaime-Tyrion-Brienne sono carine, e finalmente si raggiunge il clou del rapporto, con tanto di sfida impettita al povero Thormund. Non ho criticato la scena di fanservice spicciolo come tanti altri perché in una storia non ci sono solo serietà ma anche momenti lieti, gioiosi, scherzosi e questo lo è senza essere invadente. E dà una buona connotazione a Jaime che nonostante Cersei, nonostante sia quello che sia, sceglie di amare una donna brutta ma onorevole. Mi è piaciuto davvero. La scena Sansa-Mastino serve a dare un epilogo anche a loro che ormai devono separarsi. Quasi credevo, con quella stretta alla mano, che ci fosse qualcosa, ma ho di gran lunga apprezzato quando lui le ha ricordato che una volta non riusciva neanche a guardarlo, e lei gli fa notare che ha visto cose molto più orribili. Un degno modo per rappresentare le vicissitudini che abbiamo vissuto insieme a questi personaggi.

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Dopo queste scene “positive” per contratto ci spetta quella negativa. Quindi il rifiuto di Arya a Gendry. Analizzandola sotto una certa prospettiva, fa capire che lei voleva solo scoparselo (ma che cazzo è, un robot sta donna?) e che continui a parlare per slogan e frasine fatte, come il 90% del suo inutile personaggio. La trovo una scena a tratti veramente superflua e non fa che ribadire l’ovvio, ma serve a chiarire la visione di lei e a dare un amore non corrisposto, che non fa mai male.

L’effettiva utilità complessiva di Bronn dopo la prima stagione

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La scena in cui Bronn affronta Jaime e Tyrion è recitata in maniera molto cattiva, mi ha quasi spaventato alla prima visione. Però era a metà episodio, per cui dubitavo succedesse veramente un colpo di scena. Questa cosa di Bronn sembrava dovesse andare a parare da qualche parte e invece non è servita praticamente a nulla se non nel finale, a dargli un castello e un titolo che tecnicamente già aveva. L’ho apprezzata, ma anche qui provo una sensazione strana, di incompletezza mista a delusione.

eserciti riposo

“XKE DANY E’ SEMPRE STATA PAXAH pt2”

No, ancora una volta. E ho ripreso questo dialogo, che viene criticato da un sacco di gente, per far capire che i suoi motivi, e pure intelligenti, li aveva anche lei quando ha scelto di attaccare Approdo del Re immediatamente senza ascoltare i consigli di Sansa per far riposare le truppe.

Un’ottima scena che ricalca le diatribe bellico-politiche, dove ciascuno ha le sue motivazioni per agire e non c’è un vero vincitore. Se ci fate caso il Trono è sempre stato così, la gente eleggeva un migliore o un peggiore a sentimento ma se i personaggi sono ben scritti in genere non lo puoi fare. Analizzate la cosa: arrivare con un esercito ben riposato ma con nemici più agguerriti, più numerosi, più armati, o arrivare prima, con uomini stanchi, e nemici meno agguerriti, meno numerosi, meno armati?

Si equivalgono, non potete sceglierne una, con gli elementi che il testo vi fornisce.

Ehi ma questo è ancora GoT? Inseriamo complotti completamente a caso e con motivazioni ridicole!

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Quello tra Varys e Tyrion ritengo che sia un dialogo di enorme importanza, diviso in due fasi, e attraverso cui comincia a prendere forma il finale di questa storia. Il problema, ancora una volta, non è tanto il messaggio principale quanto il COME questo viene posto in essere. Daenerys si è dimostrata comunque, in ogni caso, più valente, leale e misericordiosa di ogni altro tiranno che abbia regnato fino ad ora. Aver liberato Meereen non vale più un cazzo? C’è la scadenza?

Varys ha servito quanti stronzi prima di rendersi conto, guarda caso PROPRIO ORA, che i tiranni sono il male?

Aegon brucia la gente? E vbb

Tywin è uno spietato e cinico calcolatore? Meh

Joffrey uccide delle prostitute per divertimento? Bof

Cersei fa uccidere ogni singolo bastardo di Robert? Oh, insomma

Daenerys ha perso tutto e non sente di avere motivazioni etiche per perdere ciò che le rimane e tutelare la vita di persone che tecnicamente le sono indifferenti?

ARGH, ASSASSINIO, COMPLOTTO, SERVO IL POPOLO, LA GENTE MERITA TUTTO

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Come sviluppo l’ho trovato non frettoloso, di più. Hai letteralmente servito la merda della feccia, e ora fai la punta al cazzo a una che, nel peggiore dei casi, si è dimostrata umana e non perfetta. Io ero allibito a sentire questi discorsi scemi la prima volta. E non parteggio neanche per Daenerys, ma se dovete farmi discorsi moralistici non fatemeli sui personaggi che ne hanno passate di ogni e giustamente dopo un po’ sbroccano. Ma che cazzo di discorso è?

Se sei tanto arrabbiato perché ti hanno ferito, umiliato, ucciso un figlio e mezzo esercito, non sei adatto a regnare. MA COS????

Anche la seconda parte di questo dialogo non è molto sensata, secondo me. Si batte sul punto di cui prima sostenendo che Jon avrebbe più pretese, ma lui non lo vuole. Ma poi scusate, Jon non è un Targaryen? Per lui sto discorso della monetina magicamente non vale più? Vatti a fidare delle profezie a basso costo!

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Ehmmm duh? Basterebbe farli sposare?

A me piace che non abbiano insistito sul finale Disney a tarallucci e vino ma vi rendete conto che per tagliare corto a tutte ste stronzate di discorsi si poteva semplicemente dire a lui di fare il suo dovere, salvare migliaia di vite, e scoparsi Dany?

Tutto giuramenti e “salvo la gente” e poi rischi guerre su guerre per non scoparti la zia?

Dai, è patetico tutto ciò e come è stato proposto per prendere le distanze dall’ovvio matrimonio. Così no, è tutto sbagliato, innaturale e incoerente. Quest’uomo rischia la morte per salvare 4 stronzi ma ehi, l’incesto no per evitare una guerra, eh?

Ecco che allora la mia critica si rivale su Jon, oltre che sulla scrittura. Esattamente come Arya si sta rivelando a questo punto un non-personaggio, una semplice forza narrativa che deve fare accadere cose ma risulta non coerente con le sue premesse iniziali, non giustificato, e in ultima analisi, stupido come una bestia ora che dovrebbe veramente salvare tutti con nessuno sforzo. Diventa così il classico Gary Stu incrollabile, belloccio e fortunato, che ottiene quello che vuole perché sì. Dal mio punto di vista non sono riusciti a evitare l’ovvio infarcendo il discorso di finti complotti e finte macchinazioni, e questa soluzione si sposa male con le precedenti. Se devi rendermi Dany pericolosa NON farmela vedere come una dea per tutta la storia ma dalle dei guizzi di pazzia. NON farla esplodere alla fine perché non ha senso. Se devi rendermi Jon un idiota, NON fare in modo che durante tutta la storia lui prenda decisioni sagge. Perché poi si assiste a questo, un plot che si aggroviglia su se stesso e per arrivare al desiderato finale piuttosto massacra i personaggi, li costringe ad assumere posizioni e dialoghi innaturali pur di far convergere tutto lì.

Ma come ha fatto a non vedere una flotta di millemila navi e a dimenticarsene?

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Qualcosa ancora voglio dirla a difesa di Dany, contro le varie dicerie che si leggono sempre in rete:

Punto numero 1) La “flotta” di Euron era nascosta alla visuale come si può vedere. E anche se fosse, l’attenzione di Dany in volo era rivolta a ben altro, non al mare.

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Punto numero 2) NON è una flotta così come il termine lascerebbe intendere, sono una dozzina di navi che possono benissimo non essere colte immediatamente.

La gente ha contestato l’uccisione di Rhaegal a partire da questa base ma non è questo l’errore da criticare, perché in realtà regge la sospensione di incredulità.

E il problema non è neanche “kind of forgot” su cui hanno marciato per giorni e giorni, non capendo cosa gli showrunner volessero dire.

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Non stavano mica dicendo che lei li aveva notati e poi se ne era dimenticata, ma che appunto stava pensando già a Cersei e alla sua battaglia con lei. Euron non ha mai rappresentato un problema per i draghi in volo, Bronn e lo scorpione neppure, come avrebbe potuto temere una minaccia ancora non svelata?

Se proprio dovete criticare qualcosa, potete criticare il fatto che Rhaegal non sia morto in maniera convenzionale (ed eroica) contro il Re della Notte ma in maniera anticlimatica per dare un livello di forza ai nuovi scorpioni di Qyburn, anche se era ferito. Il vero problema non è la flotta, la dimenticanza, o le rocce, ma il fatto che questa decina di scorpioni abbia ottenuto un simile risultato per poi non vederlo più replicato. Ancora Dragon Ball e livelli di forza completamente assenti o non rispettati.

Che fine ha fatto quella potenziale trama sul bambino e su Euron?

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Le ultime scene tra Tyrion e Cersei le ho trovate imbecilli, esattamente come nella Settima Stagione. Lui si avvicina durante il negoziato, le dice del bambino davanti ad Euron. Ci saremmo aspettati una vendetta da parte di lui, o almeno un dialogo incazzato, e invece niente. Lei mentiva su questo figlio? Non lo sapremo mai.

C’erano dei motivi per non uccidere Tyrion sotto una pioggia di frecce dopo che hai anche ucciso Missandei e dichiarato guerra all’altra? Prima aveva un senso risparmiarlo, ma ora?

Ancora una volta pathos svenduto a bassissimo costo per un personaggio che non morirebbe neanche sotto tortura.

Il quinto episodio comincia con un certo espressionismo, e te lo dice chiaro e tondo: Dany sta impazzendo, dopo tutto ciò che ha passato. Guardate come l’hanno resa gattara pazza con quei capelli e il maglioncino di flanella impelucchiato. Mi hanno fatto notare, molto intelligentemente, che questo aspetto può anche essere dovuto al suo non mangiare per paura di avvelenamenti, considerato che l’episodio comincia spiegandoci proprio che Dany non mangia, anche se io l’avevo intesa come un’astensione per dolore o penitenza.

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Questa prima immagine è una chiave di lettura per ciò che seguirà. Infatti assistiamo anche alla cattura di Varys

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Qualcuno mi ha detto “ma questa scena a cosa è servita? Ha scritto lettere che non sono mai arrivate a nessuno”

Credo che semplicemente l’idea fosse quella di renderlo uno che spiffera tutto agli altri Lord per vanificare gli sforzi di Dany ma sia stato colto prima di poterlo fare. Secondariamente, abbiamo già visto che non tutti gli indizi (e questo proprio come da tradizione Martiniana) portano per forza a qualcosa, e lo rivediamo dopo con Jon.

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Quando rivedo queste scene ho i flashback del Vietnam perché mi rivedo tale e quale a quando difendevo La Vendetta dei Sith con la trasformazione di Anakin che per qualcuno era frettolosa. Io capisco questo punto di vista, e lo giustifico pure. A ben vedere però non è un problema di scrittura, o non sempre. Il problema è di noi spettatori che siamo abituati a vedere personaggi granitici, che rimangono tali e quali dall’inizio alla fine di una storia. GoT è proprio l’esatto opposto: Sansa che da bambina capricciosa diventa una reggente e poi una regina, Jon che … vabbè lasciamo perdere Jon.

E poi c’è Daenerys che da bambina innocente desiderosa di salvare, aiutare e liberare tutti si scontra con la dura realtà dei fatti. Sei in terra straniera, senza alcun diritto al trono che tanto volevi, il tuo esercito è dimezzato e ti rimane un solo drago. I tuoi consiglieri complottano. C’è ancora un’unica speranza che risiede nell’amore, e quell’unica ti volta le spalle. Se ci ripenso, la sua trasformazione è stata giustificata con queste scene, almeno inizialmente, e rimango fermamente convinto che continui a rimanere umana e credibile.

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Dopo quella scena di Jon il pensiero di Dany comincia a prendere forma in maniera pratica e meno astratta. Cerca giustificazioni al massacro, al proprio agire. Ma a ben vedere, sbaglia? Questo dialogo con Tyrion è fenomenale e in puro stile GoT, esattamente come quando parlavamo dello schiavismo in sé, e di chi non vuole essere liberato.

Gli schiavi si sono ribellati ai padroni, tuttavia. Chi veramente vuole l’indipendenza e la libertà lotta per esse. Ma non si può tacciare Tyrion in quanto anche la sua posizione è legittima: non siamo tutti uguali, la gente desidera solo sopravvivere, dar da mangiare ai figli. Non gliene frega niente di chi si ammazza sul Trono, non è quello l’importante. Non conta nulla per loro. Non c’è quel calore e quell’empatia che hanno motivato Daenerys fino a qui, la sua è una “sconfitta” morale prima di tutto. Non si può sorvolare su un dialogo così intenso che ci fa capire sì l’omertà del popolino ma anche i bisogni umani e comprensibili di ciascuno di noi. Se proprio dovessi criticare tutto ciò direi che mi sento di aver fatto un passo indietro. Avete rotto le palle con questa storia fin dalla stagione sette e ora il dilemma si ripropone e fai esattamente ciò che ti eri promessa di non fare. Tanto valeva farlo prima. Invece no, tutto un arzigogolo di personaggi che si spostano per tornare comunque su questo punto, di per sé importantissimo.

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Scena di addio meravigliosa. Non si può dire niente. Ha emozionato tanto anche me. Fin dal primo libro si legge che Jaime non è il classico stronzo stereotipato, ama sua fratello come i protagonisti amano la propria famiglia. Ha anche un concetto distorto di amore ma sa essere leale e puro di cuore quando vuole, come chiunque altro.

Drogon vs TUTTI

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Con Drogon che assalta la città siamo allo stesso discorso già fatto. Effettistica di alto livello, pirotecnica e magnifica, ma i livelli di forza sono totalmente a caso mischiati col plot armor. Passi che Rhaegar era ferito, non trovo credibile che su una ventina di scorpioni neanche uno lo becchi per sbaglio. Che questo sia libero di scorrazzare tranquillo e come gli pare, azzerando di fatto la potenza bellica avversaria in 2 petosecondi. Siamo proprio ai livelli Dragon Ball, come quando un Saiyan supera la morte e all’improvviso la sua potenza arriva almeno pari all’avversario che ha davanti.

E questo, purtroppo, è il segno di una scrittura molto veloce che lesina sul tempo.

Dany che sta pensando “only grrr reactions”. Ma prima…

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Per come è stata costruita questa particolare scena –e che mi ha ricordato quando devono accendere la pira per chiedere l’aiuto di Rohan– sembrava che nessuno riuscisse a suonare le campane che avrebbero fermato Daenerys.

Ecco cosa mi ero immaginato io inizialmente: Jaime, o Jon, o Tyrion stesso, si sacrificano per suonare quelle maledette campane.

Le campane NON suonano, ma Dany si accorge della situazione, e Tyrion si accorge di lei che se ne accorge, ma un patto è un patto: aveva promesso di fermarsi solo qualora le avesse sentite. Ergo molto pragmaticamente marcia su questo fatto per non fermarsi e continuare l’assalto. Sarebbe stata una scelta meravigliosa per me, in puro stile Trono.

Invece no, la scena è costruita –e cito gli autori in un’intervista– per fare in modo che Dany guardi la Fortezza Rossa e la prenda sul “personale”, con i suoi flashback sul Vietnam. Anche ammesso che una cosa simile possa ancora essere giustificabile, vedere poi i civili massacrati da Dany in maniera cosciente (fiammate, non muri crollati per sbaglio!) è proprio considerabile come un salto logico inspiegabile, anche con tutte le motivazioni che mi hai dato finora. Un conto è uccidere il criminale che ti punta addosso la pistola e che ha un ostaggio, un conto è uccidere a sangue freddo l’ostaggio e poi il criminale. Per questo io credevo che avrebbe usato la violenza solo in caso di sconfitta, e questo l’avrebbe giustificata. Ma qui tu vedi proprio un personaggio che non si è MAI presentato come pazzo, MAI come un violento a gratis che all’improvviso per scelte di sceneggiatura sbrocca e rinnega completamente i propri ideali. Insomma, va bene quel che hai passato ma basta questo a farti dimenticare che partivi con l’idea di salvare tutti? Basta davvero così poco?

Qui purtroppo, in questa particolare transizione, credo che le colpe siano della scrittura. Martin avrà detto loro della pazzia di Daenerys (che cercano poi di giustificare col lancio di una monetina quando nasce un Targaryen) ma non hanno saputo gestire bene i tempi e soprattutto l’etica del personaggio.

Consiglio anche quest’ottima analisi su GoT in generale e la sua decadenza. In particolare cito:

Raccontata dal punto di vista sociologico, la trasformazione di Dany in crudele genocida sarebbe stata una storia potente e affascinante. Eppure, nelle mani di due sceneggiatori che non capiscono come far avanzare la narrazione in quel modo, è diventata ridicola. Daenerys attacca Approdo del Re con Drogon e vince, mentre le campane suonano ad indicare la resa della città. All’improvviso, si scatena e dà fuoco alla città, perché in qualche modo i suoi geni da tiranno prevalgono.
Varys, il consigliere che morirà cercando di fermare Dany, dice a Jon che “ogni volta che nasce un Targaryen, gli dei lanciano in aria una moneta e il mondo intero trattiene il respiro, aspettando di vedere come cadrà.”
Questo è puro e semplice determinismo genetico, molto diverso da quanto abbiamo visto nelle ultime sette stagioni.

Eccolo individuato il problema. Da una storia complessa, che parla di motivazioni, psicologie dei personaggi su diverse tonalità di grigio, all’improvviso ci accorgiamo che invece esistono eroi e antieroi, o persone che per determinismo genetico (narrativo) diventano cattivi, o perché lo dice una profezia. Un modo povero e a basso costo intellettuale, hollywoodiano oserei dire, per tornare a ripetere le stesse cose che questa storia inizialmente smentiva.

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L’attacco di Drogon è così un’escalation di cose che in realtà ho apprezzato. Assistiamo all’esercito dei “buoni” che massacra l’esercito che si è arreso, privo di armi, i “buoni” che stuprano civili innocenti o sgozzano senza pietà. Allo stesso tempo una rappresentazione cruda e veritiera, per cui mi sento spaccato in due quando dico che il messaggio è eccellente, avrei solo desiderato arrivarci in maniera più matura e meglio ragionata di così.

Non ultimo, un altro errore è mandarmi un messaggio simile e poi ANCORA far intromettere Jon e Arya, i classici puri e duri della situazioni, buonissimi anche se abbiamo appena visto che i buonissimi non esistono.

Il bene e il male sono relativi. Tranne i miei personaggi protetti dalla narrazione, in loro puoi credere. E’ questa discrepanza che continua a disturbarmi. Ciò che mi dimostri in microscala coi personaggi si riflette in macroscala sui valori che insegni.

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Euron e la sua caratterizzazione, ancora una volta, fanno acqua da tutte le parti. La linea diegetica del bambino e del tradimento sono buttati via per…gelosia? Ma quando mai questo personaggio si sarebbe comportato così?! Quando? Avrebbe avuto più senso vederlo scappare a gambe levate, e se ne esce con frasi da cattivo di serie C, ma per cortesia.

Valonqar?

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Cersei è un personaggio che viene mostrato come Hitler nel famoso film “La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler” in cui muove truppe immaginarie su una cartina, perché ormai è stata sconfitta e rasenta la pazzia.

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Ciò non toglie che anche lei sia stata scritta male rispetto alle passate stagioni. Ci hanno addirittura fatto vedere il rimanente Altofuoco che esplode a caso, e mi state dicendo che Cersei non aveva un piano B? Non avrebbe potuto far saltare il palazzo con lei dentro? Quando crede di perdere la battaglia contro Stannis è li pronta con il veleno. Ora, magicamente, se ne è scordata?

Lo so che sono esigenze di narrazione per farla incontrare a Jaime ma ragazzi, è palpabile la poca cura che hanno avuto con lei.

Senza contare che la profezia del Valonqar non è mai stata usata ma il loro epilogo è totalmente anticlimatico. Un personaggio come Cersei, odiata fin dalla prima stagione e fautrice di così tante morti, sotto un sasso?! Dove cazzo sono finite le morti atroci?

Jaime di suo è un’involuzione, trovo. Mi sta bene che si spezzi la “profezia”, che lui alla fine sia uno scemo e che torni dal suo amore tossico ma ancora una volta mi sento preso in giro e riportato al punto di partenza. Siamo partiti con delle aspettative, desiderosi di vedere dei cambiamenti, e questi no, rimangono come prima. Ma allora a cosa è servito partire e fare esperienza?

Il suo senso ce l’ha, ed è anche lui in puro stile Trono, perché dimostra che lo stereotipo narrativo che menziono non vale sempre, non vale per tutti, e Jaime sceglie di amare nonostante avesse potuto avere una vita migliore. Però ragazzi, che anticlimax.

Inoltre, Cersei viene resa “umana” dal suo implorare, per contrapporla alla figura ora negativa di Daenerys.

Parlando velocemente delle ultime due cose, una positiva e una negativa, arriviamo al Clegane Bowl tanto atteso

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E sono davvero contento di come sia stato reso. Con un Gregor che sembra rinsavire addirittura contro Qyburn, colui che diceva che era inoffensivo. Questa fotografia è immaginifica e merita ogni complimento. Peraltro lo spazio delle scale è angusto e decisamente originale per un duello, massimo dei voti. Citazione al duello con Oberyn dovuta e fine decisamente in linea con entrambi. Non si possono leggere critiche a questa scena, non dovete, non potete.

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Porca. Di. Quella. Puttana. Quanto. Ha. Rotto. I. Coglioni. Arya.

BASTA.

Gli showrunner giustificano la cosa dicendo che la puntata era dedicata al popolo e al punto di vista degli inermi che patiscono le guerre dei potenti, PERCHE MI DOVETE INFILARE ARYA A TUTTI I COSTI, CRISTO.

Loro dicono che il pubblico avrebbe seguito con più apprensione la scena sapendo che rischiava la vita qualcuno a cui siamo legati.

Ancora. Ancora. Ancora non hanno capito che i vari Jumpscare tolgono valore alla paura e alla tensione, se eccessivamente reiterati. Ancora non hanno capito che questa non è una storia di buoni che aiutano i poveracci. Disprezzo totale per questa scena ma salvo quella in cui sia la madre che la bambina muoiono anche se lei prova a salvarle (ma tanto muoiono solo le comparse, lo abbiamo capito da tempo). Avrei personalmente tenuto tutto, tagliando Arya. La narrazione non ha bisogno di lei, le sue scene sono un pleonasmo puro e una smentita a tutto ciò che cercano di dirci con un messaggio così potente. Addirittura le dedicano la scena finale dell’episodio, con il cavallo bianco.

Ecco pertanto ciò che penso di questo episodio: Esteticamente ed eticamente impressionante, ma certe scelte ne riducono drasticamente la portata. Le semplificazioni su Daenerys, i temi trattati superficialmente, Arya e Jon spinti in gola allo spettatore a forza come modelli positivi, quando non dovrebbero proprio essercene.

E ora, dritti all’ultimo episodio e al commento sul finale.

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” ‘Giorno a lei”

Tagliamo corto sulle scene iniziali alla “Salvate il Soldato Ryan“, sono belle, nulla da dire. Tyrion che trova i corpi dei fratelli, memorabile. Ottimo attore lui, ottima scena a livello emotivo.

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Questa l’abbiamo notata tutti, su. E’ inutile anche soffermarsi a spiegarla.

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Questa scena serviva a mostrare lo “schieramento” che qualcuno ha criticato perché si è “moltiplicato” ma il problema non è affatto questo. Sappiamo benissimo che il Cinema usa metafore visive e che inquadrare dieci soldati non vuol dire che siano solo dieci, così come capitava anche con Mance per motivi ovvi. Non potevano mostrare 100.000 bruti, quindi c’erano inquadrature con al massimo 50 comparse.

Lo schieramento a sua volta serve per il discorso da “dittatrice” di Dany anche se nei fatti lo trovo piuttosto debole. Hanno solo sostituito l’aggressività con la parola “liberazione” rendendo il discorso facilone e pure stupidotto. Che le etichette servissero a categorizzare il mondo si sapeva, e si sapeva anche che spesso gli aggressori si nascondono dietro le categorie “protette” e i termini più pacifici ma la resa è piuttosto povera, se devo essere sincero. Non c’è niente che io non abbia già visto in altre opere. Avrei trovato più maturo vedere una Dany in sé ancora convinta di sé e dei propri ideali, cercare di dimostrare a se stessa e agli altri che ciò che ha fatto è il bene.

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Fermiamoci un attimo su questa scena. Riguardandomi la visione della seconda stagione si nota che questo è il punto “d’arrivo” di quelle immagini dove NON toccava il trono, mentre qui sì. Finalmente ha ottenuto ciò che voleva ma non si siede, ed è una scena molto potente. Ma scusate, solo io ad un certo punto mi aspettavo una qualche rivelazione su Quaithe? Ve la ricordate la tipa mascherata? Nei libri ha cagato il cazzo a Daenerys a oltranza comparendo sotto forma di “sogni/visioni”, nella seconda stagione sembra quasi una veggente e io ho sempre creduto che fosse una Dany venuta dal futuro (e questo spiegherebbe forse i viaggi nel tempo di Bran). Alla fine nope, niente di tutto questo signori. Serviva a fare scena con profezie varie e finita lì. E Hodor è stato un caso unico. Mi fa piacere che non ci siano stati viaggi nel tempo come temevo ma il senso di “spreco” io lo avverto.

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“Faccio una comparsata ecciao. Ricordatevi che le profezie sono prescrizioni narrative a basso costo, ragazzi”

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Anticlimatica e ingiusta. Così descriverei la sorte riservata a un personaggio come Daenerys che più che rabbia mi ha ispirato tristezza per tutto ciò che ha subito e per non aver ottenuto nulla in cambio. Neanche una visione con Drogo e il figlio, ovvero la scena finale della Sala degli Eterni, cosa che avrebbe quantomeno chiuso il cerchio del suo personaggio. E invece no, è sparita come una stronza qualsiasi. Kit espressivo come un cane.

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Drogon che brucia il Trono di Spade anziché Jon è…strano. Probabilmente volevano comunicare che un drago non riesce a uccidere un proprio “simile” Targaryen (anche se la trovo forzatissima come cosa) e allora cosa fa? “Uccide” ciò che ha causato la morte indiretta della madre, il suo desiderio più grande e al tempo stesso il simbolo del vecchio regime. Questo però solleva dei dubbi sull’effettiva intelligenza di queste bestie, considerato che nelle prime stagioni quando mangiavano e bruciavano bambine sembravano sostanzialmente stupidi, e ora paiono mostri di bravura. Se lo scopo era rendere intelligente Drogon, non c’è nessuna particolare scena precedente che possa dare questa linea di lettura, pertanto la trovo una scena forzata alla fine dei conti, per distruggere il Trono e basta.

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Questa mi ha fatto ridere, glielo devo

Finalmente ci hanno fatto capire dove fossero finiti Robin Arryn ed Edmure Tully, scomparsi entrambi da una stagione intera! Infatti ho sempre trovato una pecca non averli mai mostrati in scene precedenti. Non che fossero importanti, ma il dubbio c’era. Il tizio nuovo di Dorne non ha speso manco una battuta.

verme grigio

Il concetto stesso di un nuovo G8 mi è piaciuto. Dopo la distruzione totale gli uomini più potenti e influenti di Westeros si ritrovano per decidere come continuare la politica dei 7 Regni senza un legittimo re. Molti hanno criticato l’arrendevolezza di Verme Grigio ma in realtà bisogna tenere a mente che VG anche se è recentemente diventato più “umano” ha sempre un cuore da soldato, non da diplomatico. Lui voleva punire Jon con la morte ma ha capito che una condanna a vita sarebbe stata ben peggiore. Il trattato stesso non è male se ci si pensa, fa capire che ormai sono tutti stanchi di sangue e morte e che preferirebbero scendere a negoziati piuttosto. Fa anche capire che morto un tiranno se ne fa un altro in un ciclo senza fine di morti, che causano altre morti, e se si vuole spezzare quella ruota qualcuno deve riuscire a essere più forte degli altri, e quel qualcuno poteva essere uno come VG, meno incline al sentimento e all’emotività. L’ho letta così e non la trovo male come soluzione.

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Anche quando Sam propone la “democrazia” si sta parlando di un mondo che sì, è sull’orlo del cambiamento, ma non è magicamente diventato un mondo per tutti. E’ pur sempre Westeros, e la democrazia è forse una futura battaglia, non certo qualcosa da tirare fuori ora. Motivo per cui ridono tutti e qualcuno propone di far votare anche al suo cavallo. Ha senso nell’ottica globale.

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Bran re. L’idea non è male ma ho alcune perplessità. Bran vede nel passato grazie al potere del Corvo con 3 Occhi, vede parzialmente il presente grazie ai suoi poteri ma NON vede il futuro e lo ha più volte ribadito. E il fatto che sia stato “disumanizzato” come un Dottor Manhattan lo rende di fatto non empatico per le sorti degli uomini ma un mero almanacco pieno di informazioni che potrebbe prendere decisioni come un supercomputer. O almeno, questo è quello che hanno comunicato con un Bran spersonalizzato che a fatica abbraccia le sorelle e che smette di “amare” Meera Reed, altro personaggio dimenticato completamente. Mi chiedo quindi che differenza ci sia tra un Tywin Lannister pragmatico ma capace e un individuo sapiente ma “incapace” di provare affetto per gli uomini. La risposta data, come per il finale, mi sa di incompiuto.

Il fatto stesso che lui dica “secondo te perché sono venuto fin qui?” non l’ho capito. Lui non legge il futuro, non ha “manipolato” le persone per salire al Trono perché non c’è una tale isotopia di scene. Come faceva a saperlo?! O voleva solo fare il figo?

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Arya.

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Ogni volta che la vedo / nomino ho questa faccia, giuro

Parliamone un’ultima volta. Alla fine non è morta, purtroppo. E Nymeria è servita per fare scena, basta. Davvero, mi chiedo se non abbiano usato malissimo gli strumenti a disposizione. Sono dell’opinione che sia sopravvissuta solo perché è il personaggio preferito della moglie di Martin e mi spiace un sacco questo favoritismo. Poteva essere un grande colpo di scena la sua morte, capace di ridarmi fiducia totale in questa serie, e invece l’hanno resa uno stereotipo vivente. Hanno cioè accorpato tutte quelle cose carine e cucciolose che le ragazzine adorano vedere nelle loro eroine. Chiariamoci, NIENTE DI MALE IN TUTTO CIO’.

Però se riguardo agli ultimi fenomeni di massa io vedo letteralmente questo Woman Power di bassa lega spalmato OVUNQUE, con eroine quali Wonder Woman, Cpt. Marvel, Dark Phoenix e chi più ne ha più ne metta che invece che rendere omaggio alla forza femminile emancipatoria si limita, spesso, a essere solo uno stereotipo maschile in un corpo femminile. Le donne ora sono forti, aggressive, talvolta sono camioniste, prive di sentimenti e non desiderano l’amore (e la scena con Gendry rimarca proprio questo). Le nostre eroine combattono da sole senza l’aiuto dei maschi ma anzi salvando gli stessi che il più delle volte si rivelano dei cretini testosteronici incapaci di ragionare come farebbe una donna, saggia come Sansa o coraggiosa e leale come Brienne.

Il punto non è asserire che le donne siano i nuovi uomini, il punto era che le donne possono fare le stesse cose, o anche essere ciò che sono sempre state. Così come c’è la guerriera e avventuriera, c’è la romantica sognatrice. E talvolta queste due figure si fondono. Ecco cosa mi sarei aspettato da una narrazione matura. Se si analizza bene ogni singola donna di GoT, comprese Shae, Melisandre, Ygritte, io vedo personaggi femminili completi, umani: chi fa la puttana, chi la guerriera, chi la manipolatrice, e ognuna ha le sue armi, i suoi motivi e non disdegna l’amore tanto per.

I casi sono diversi, certamente, ma non posso fare a meno di dirvi che io colgo un nuovo stereotipo emergente speculare al macho virile da cui giustamente ora si prendono le distanze, e che non mi convince. Arya, poi, di suo, è un personaggio mal scritto, innaturale, spinto da esigenze di trama e su cui hanno puntato in maniera esagerata rompendo gli equilibri tra personaggi. Potete capire quindi perché per me sia un fallimento epocale per come è stata resa.

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Fin dalla prima volta in cui ho letto del Libro Bianco che legge Jaime in un suo capitolo, ho capito che saremmo andati a parar qui. Una scena memorabile, non si può dire niente. Tranne una cosa: come tutti i personaggi, anche Brienne ottiene un finale amaro, con qualcosa in meno. Si comincia a delineare un’isotopia particolare che vi spiego alla fine.

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Non credo tu sia stato menzionato”, il “non” era prima

Anche Tyrion, come Brienne, in cambio della vita ha ottenuto un finale che potremmo definire a metà. Un po’ è andata bene, ma non così bene. Lui ci teneva tantissimo a una rinegoziazione del suo personaggio visto che da sempre era il Folletto, il puttaniere, il mostro. La sua vera vittoria sarebbe stata comparire in un annale storico magari come consigliere o uomo saggio ma non lo ottiene.

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La mia personale isotopia viene contraddetta da Sansa che a conti fatti sembra essere la vera vincitrice del gioco, se così ancora si può chiamare. E’ la regina del Nord e ha ottenuto la propria secessione.

Però scusatemi se faccio la punta un’ultima volta ma…tutti quei discorsi sul fatto che gli uomini del nord non vedono di buon occhio le donne/regine? C’è stata una sanzione? Hanno rugato le palle a Jon per mille motivi ma Sansa, magicamente, va bene come regina? Ecco, secondo me un paio di critiche al suo regno avrebbero aiutato. Invece figura come vincitrice vera e propria. E il fatto è che non l’ho capito come finale della sua storyline, io come spettatore in realtà volevo i 7 regni uniti che ora sono nuovamente divisi e fonte di nuova guerra forse. Che sia questa la controparte amara del suo finale? Questo darebbe maggior riscontro alla mia lettura degli eventi.

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Credo di essermi perso dei pezzi sul finale di Jon. Lo hanno esiliato alla Barriera, giusto? Perché tutti i bruti con lui se ne vanno oltre? Mi pareva di capire che fossero venuti a combattere le guerre degli uomini in cambio di terra da coltivare. Anche nei libri si menziona il Dono di Brandon, come appezzamento di terra da dare loro. Mi hanno detto che “preferiscono essere liberi e nomadi, tornano da dove sono venuti ora che non c’è più il pericolo dei morti

Sì vabbè grazie ma vi fanno schifo terre più rigogliose? La piantina nel ghiaccio sta a significare il disgelo ma si tratta di aspettare qualche anno e tornare punto e a capo, quando basterebbe chiedere un appezzamento ORA.

Sinceramente mi ha confuso questa scelta, anche se ho capito il tono generale: Jon pur essendo il legittimo erede perde tutto tranne la vita e torna al punto di partenza. Mi è piaciuto abbastanza anche se mi hanno chiesto “ma allora tutta quella roba del suo passato, su sua madre e suo padre non serviva a niente?”

In realtà è perfettamente in linea con la narrazione Martiniana. Lui stesso fornisce dettagli che poi non sempre si rivelano utili, lo avevo già spiegato precedentemente. Jon era il candidato più scontato anche se aveva i titoli e Martin ha voluto comunicare quest’idea: non è detto che a finire sul Trono sia colui che per nascita lo meriterebbe. La catena è stata spezzata con Bran, il quale non può avere figli e i regnanti ora verranno eletti. Qualcosa di molto simile, per l’Italia, è successo con i Savoia.

Invece per quanto riguarda Drogon e Dany non ho nessuna particolare lettura, mi è sembrata una scelta tirata per i capelli e un modo per far continuare teorie e speranze dei lettori, non mi piacciono i finali aperti ai seguiti e critico questa scelta.

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L’ultima scena di cui vorrei parlare è questa, e l’ho trovata una delle più belle dell’episodio. Ogni singolo personaggio con la sua nuova veste e sanzione narrativa, ognuno con un nuovo ruolo. Il fatto stesso che si mettano a parlare di politica mentre la telecamera si allontana mi ha comunicato questo: ora al potere ci sono uomini non del tutto perfetti (Bronn, Davos) e non del tutto coraggiosi o capaci (Sam, Pod), tra loro c’è qualcuno che tenta di emulare i predecessori (Brienne con Ser Barristan) ma in generale, è un governo “umano”. Niente esseri perfetti, niente buonissimi e puri di cuore ma gente che sbaglia e che ha sbagliato, magari tagliagole meno peggio di altri, ma sempre di quello si parla. Di un patto sociale tra uomini (e donne) di diversa natura che cercano di andare d’accordo e servire il bene comune: il Regno, realizzando così il desiderio di Varys,

E’ questa la visione politica di Martin ed è pienamente conforme a quanto abbiamo già visto da parecchio tempo in tutte le salse. Lui ha una visione fortemente storica degli uomini, realistica e quasi nichilista e l’ha applicata al fantasy, che è ancora oggi sommerso di stereotipi. Quando ci diceva che il finale sarebbe stato “agrodolce” intendeva esattamente questo, e io ho cercato di farlo emergere: ogni personaggio mostrato ha ottenuto qualcosa ma ha perso comunque tantissimo. O non ha ottenuto proprio ciò che voleva, o quel che ha ottenuto è di tornare a capo. Non assistiamo al classico sposalizio tra innamorati e conseguente:

Non inchinatevi a nessuno, amici miei

Non otteniamo neanche i personaggi che dopo dieci anni fanno figli per la gioia delle ship dei fan ma una risposta onesta e contemplativa che ci parla della vita come di qualcosa di duro e spesso anticlimatico, di incompleto. E’ veramente un finale potente se lo si mette in un’ottica fantasy. Non ho citato a caso i due finali più famosi di opere che ancora oggi indirizzano una certa formula di costruire storie di questo tipo, ho voluto proprio marcare il fatto che le critiche che sono piovute sul finale da parte di sedicenti esperti riguardano un non conformarsi della storia a cliché tipici a cui siamo abituati, che queste opere hanno lasciato in eredità ma che, secondo me, sono a tratti obsoleti.

Si parla di storie immaginarie, si parla di escapismo, le storie non devono essere realistiche, ma lasciatemi dire che ne avevamo bisogno. Avevamo bisogno di un nuovo modo di fare fantasy, più dark e cattivo, avevamo bisogno di far capire alle persone che il male non viene sconfitto una volta che sono caduti tutti gli orchetti e i signori oscuri che polarizzano tutto il male esistente nel mondo, perché questo è un’ombra sul muro, come il potere, ed ognuno di noi, ogni personaggio, a seconda degli ideali che ha e dei mezzi con cui li persegue, può diventare un nuovo “male”. Daenerys ne è la prova.

Nel mondo non esistono persone che sbagliano sempre, e non esistono buoni che vincono sempre. Lo avevo ribadito anche analizzando il finale di Harry Potter e contestando questo modo di analizzare le controparti. Il Trono di Spade, se si tolgono alcune soluzioni PESSIME di scrittura e regia, se si eccettuano quelle sviolinate patetiche al sapor di SJW è, in tutta onestà, un’ottima storia.

Questa è stata la mia risposta al finale. Prima di giudicarlo orribile solo perché non corrisponde alle nostre aspettative di standard dettati da altri, provate a riflettere su questo, e a quanto questi personaggi abbiano condizionato le nostre vite. Credo che siamo tutti almeno un po’ in debito, ma solo un po’. Che sia un finale agrodolce anche per Martin.

 

Stagione 1

Stagione 2

Stagione 3

Stagione 4

Stagione 5

Stagione 6

Stagione 7

 

 

 

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Le polemiche sul Trono di Spade (Stg.7)

Di cose da dire su questa stagione ce ne sono parecchie, fortuna che sono pochi episodi. Abbiamo visto che complessivamente fino alla sesta se la sono giocata bene salvo qualche errore e qualche episodio terribile pieno di buchi e forzature come quello della 6×08. Saranno capaci di fare di meglio? O assisteremo ad altre brutture? Scopriamolo.

Arya è un’eroina

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Capito? Se parli per slogan e citazioni sei un personaggio ben scritto

Il prologo pre-sigla è stato affidato ad Arya Stark e alla sua vendetta contro i Frey e qui purtroppo dobbiamo già fare un bel discorsone.

Il Trono si caratterizzava, fin da Ned, Robb, Drogo, Oberyn, come una storia senza buoni o cattivi ma solo con personaggi estremamente umani che fanno cose a seconda dei punti di vista amabili o detestabili. Questa per me è stata una rivoluzione del piccolo schermo perché io, come tanto altro pubblico insieme a me, ero abituato a ragionare per compartimenti stagni:

Inizio

Danneggiamento dei buoni

Vicissitudini e allenamento

Confronto + vendetta

Fine storia.

In sostanza i prodotti di massa, che siano fumetti, film o videogame, posseggono questa analoga struttura perché funziona non bene, di più, ma a mio avviso questo abuso si traduce poi in un consumo semantico e di un generale deprezzamento delle storie in toto che su di essa si basano. Motivo per cui anche ora, guardando il Signore degli Anelli o Harry Potter, per quanto mi piacciano, non posso che provare un’anestetizzata apatia per tutte le volte che ho fruito di storie simili. Mentre invece non posso che provare simpatia, amore, quasi idolatria, per tutte quelle storie che smontano questa struttura, che la fanno propria, la diversificano. Se vi recuperate i miei articoli su The Witcher Saga o su Battle Royale, capirete meglio cosa io intenda.

GoT si inserisce in questo discorso in maniera ampiamente favorevole fino al punto in cui comincio a chiedermi: ma se ogni personaggio per cui si “tifa” muore, come fa ad andare avanti la storia? I cattivi possono rimanere impuniti con conseguente anticlimax e anti catarsi? Se chi conosce la verità muore, come fanno gli altri a saperla?

All’ultima domanda risponde Bran, un personaggio voluto appositamente per riequilibrare le conoscenze in campo e fungere da autore-dentro-il-testo, e le altre? Per le altre mi aspettavo una micro rivoluzione, del resto abbiamo visto personaggi negativi come Jaime diventare positivi e venire rinegoziati, personaggi positivi come Catelyn diventare negativi e così via. Arya, in questo contesto, è un’enorme presa per il culo perché da storia innovativa, spezza-stereotipi, torna sui propri binari con non troppa nonchalance e si massifica continuando a parlare di vendette.

Ma poi, che vendette? Ancora una volta qualcosa di sbrigativo, velocissimo, anticlimatico, sostenuto solo da frasi-slogan che a dirla tutta hanno stracciato i coglioni ormai. Ed è questa la prima delusione che la 7a stagione mi ha donato.

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Nel momento in cui sto scrivendo mi manca giusto la puntata finale 8×06. Nymeria ce la aspettavamo prima o poi ma non si è fatta vedere nelle battaglie che si sono susseguite e non ha salvato Arya. Vien da chiedersi se lo farà nell’ultimo episodio ma sinceramente spero che crepino entrambe.

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Sam e la Cittadella sono scritti svogliatamente

Questa mia analisi l’ho posticipata anche per poter seguire l’8a stagione e poter analizzare alcune cose con occhio più consapevole. In questo frame oltre agli zombie io contro 3 giganti., due in più di quello che abbiamo visto. Qualcosa mi fa credere che abbiano semplicemente soppresso molte scene e/o molti possibili snodi nella futura battaglia contro i non morti, perché 3 di questi avrebbero svolto tutto il lavoro da soli. Ma proseguiamo.

sam

Le scene con Sam in questa stagione fanno schifo. Non perché sono girate male ma perché in ogni scena vediamo cose disgustose: padelle piene di merda, cadaveri aperti, pustole e pus, Jorah aperto come un pasticcio. E’ come se avessero puntato su un fattore vomitevole e di “impatto” – una tecnica che in GoT sì esiste, ma che qui viene usata a sproposito in maniera continua. Vorrei inoltre far notare come questo passaggio, se si esclude Jorah, abbia portato a un sacco di scene tecnicamente vuote. Sam che cerca di convincere i maestri, i maestri non si convincono. Sam chiede loro di convincere i lord a credere alla sua versione, i maestri non lo fanno. Sam si incazza, prende i libri (quali?! Li hanno citati prima? No, libri a caso) e se ne va. E così scopre anche la storia di Rhaegar. Posso dire che mi è sembrato tutto poco utile od orchestrato in maniera sommaria? Tuttavia non mi va di farne una colpa agli showrunner perché chi ha letto i libri ha visto che schifezza era la parte di Sam con tutti quei personaggiucoli inutili e quella sorta di alchimista che scioglie persone che poi ritornano. Pessimo.

sam jorah

La risoluzione del problema di Jorah con la propria malattia è…banale.

Ci eravamo creati teorie, sul fatto che il cerusico che aveva salvato Shireen potesse contribuire, o che dovesse succedere qualcosa di importante, e invece, semplicemente, Sam con quel poco che sa non fa che rimuovere le croste e applicare un unguento. Tutto qui? Davvero? E nessun maestro di Westeros era mai arrivato a conclusioni simili? Boh.

L’ho trovato uno svolgimento, ancora una volta, povero di intelletto, sbrigativo. Questa malattia serviva solo a dare un po’ di pathos a basso costo e far incontrare i due personaggi, arrivederci.

Cosa c’entrava Ed Shiraan?

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Povero N-Ed Shiraan. Gli hanno dato una scena che era anche carina: dimostrare che non tutti i Lannister sono uguali. Alcuni sono contadinotti come tanti altri. Lui però a causa di questa scena è stato subissato di critiche ed è stato costretto a chiudere per qualche tempo il suo profilo Twitter. Da queste cose si capisce quanto sia cancerogeno un fandom, quando non riesce a distinguere fantasia dalla realtà.

La banalizzazione del Mastino

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Questa è una di quelle scene emblematiche della 7a stagione che riassumerei in “televisivo e a basso costo intellettuale”

Mi spiego meglio. Sandor viene invitato da Thoros a leggere nelle fiamme. Ad un certo punto questi si mette davvero a leggervi dentro e vede la barriera, i non morti, ecc

<<Davvero, Clegane?>>

<<No fottuto coglione, ti prendevo per il culo>>

Ecco come doveva essere la scena. Clegane che si prende gioco degli ideali delle persone. E invece lo hanno trasformato in 2 minuti, senza che ci sia una particolare isotopia per questa scena, in un maghetto che legge veramente nelle fiamme. Qualcuno ha anche provato a giustificare la cosa col fatto che sia stato bruciato da piccolo.

D’accordo, ma quando ha dato questi segni? O, se volevate intendere che ha paura del fuoco perché vi può leggere dentro, perché non lo avete ribadito?

No invece, tutto si svolge liscio, senza spiegazioni di sorta, banalizzando un personaggio complesso come lui. E faccio notare che, considerata l’8a stagione, tutto ciò ha portato A NULLA. Quindi tanto valeva.

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<<Cominciamo?>> L’arrivo di Dany è catartico. Non le si può dire niente. Davvero una scena ben girata, per pensata, con una strizzata d’occhio allo spettatore.

Come hanno fatto ad arrivare e sconfiggere tutti?

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La scena finale dell’episodio 2 è diegeticamente forzata. In genere non spacco le palle con cose come “ma come hanno fatto a non avvistarli all’orizzonte?” ma questo non vuol neanche dire che io debba chiudere gli occhi. Effettivamente abbiamo una flotta di esperti Greyjoy che si fa infinocchiare al buio da altri esperti Greyjoy, e fin qui vabbè.

Poi vengono uccise due delle tre serpi, dimostrando che alla fine erano solo un tizzone bagnato. Catturano Ellaria Sand e Asha con una facilità disarmante e questo ancora è ok. La mia domanda è: ma sti cazzo di eserciti Martell e Tyrell, dove stanno? Se ho ben capito i dialoghi, i Greyjoy dovevano trasportare l’esercito dorniano per schierarlo sulla terra poi, ma a questo punto è già imbarcato? Se sì, mi chiedo dove sia finito. Se no, mi chiedo dove sia finito. Cos’è, volevano tutti la guerra ma senza un capo si bloccano?

Morta Ellaria? Eh no signori miei, non si vendicano più Oberyn e sua sorella. Fottesega!

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L’innamoramento ce lo aspettavamo tutti ma il suo esordio è stato davvero banaluccio. Il Trono di prodigava sempre di celare le cose che potevano apparire troppo banali e si partiva in un modo per finire in un altro con le relazioni. Qui succede ciò che ti aspetti succeda. Dany fa la voce grossa ma ad ogni inquadratura in cui parla Jon lei sembra già bagnatissima

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Lui fa il serioso, si trattiene, c’è il giochino semi sessuale del “inginocchiati” e alla fine bum, finiscono a letto con la solita espressività da pesce lesso di lui che esprime tutto il suo desiderio. D’accordo che si chiama “le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” ma chi ha difeso questa scrittura banalizzante ha torto per me.

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Cersei ripetitiva e priva di spessore nelle sue vendette

Un discorsino su Cersei va fatto. Lei come personaggio è davvero in forma, sgradevole e superba, acida e vendicativa. Ma queste vendette come sono? Contro la Septa abbiamo avuto qualcosa di indefinito che non si capisce bene. La Montagna zombie la stupra? La mangia? La scanna? Boh. Gli showrunner, che comunque non sono stupidi, hanno dichiarato che ciò che ci immaginiamo certe volte è più pauroso di ciò che non si mostra, per cui hanno preferito questa sorte per Ellaria e la figlia. Dal canto mio trovo che il contrappasso sia banale e assolutamente non in linea con la vendicatività del personaggio di Cersei perché è una vendetta mentale più che fisica. Siamo passati da scene di tortura alla Ramsay con gente scuoiata al veleno, bruttino ma in fin dei conti umano per uccidere. Che delusione. E ovviamente, dopo che Jaime elenca a Olenna tutte le morti brutte che le avrebbe riservato, veleno anche per lei. Avevano finito il budget per i manichini smembrati e dovevano ripiegare su quello.

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L’assalto a Castelgranito non sarebbe neanche così male (e peccato averlo visto per 5 secondi totali quando veniva citato continuamente) ma qui ammetto che la delusione è stata mia. Volevo vedere un bell’assedio contro i Lannister e questo non c’è stato perché Jaime lo ha sacrificato per muovere l’esercito contro i Tyrell ad Alto Giardino. Mi piace la politica vecchio stile, per cui per me è un sì alla fine. Ma…

Eserciti che si vaporizzano per esigenze narrative

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Così come dicevo prima per i Martell, ora, dove cazzo è finito l’esercito Tyrell?

Erano gli alleati di Dany e si sono letteralmente vaporizzati nella storia. Anche ammesso che l’esercito sia in altra sede, perché non torna per conquistarlo? Sono dunque tutti affondati con le navi di Asha? Ma allora son stati dei cretini strategicamente parlando a non lasciare mezza guarnigione a difesa. DUH.

Quale che sia la risposta, sono stati operati dei tagli immensi su scene che avremmo voluto e dovuto vedere. La forzatura è evidente a chiunque e diegeticamente serviva a riequilibrare alcune cose considerato che Cersei era letteralmente nemica di tutti. Ma quando una storia si serve di così tanti deus ex machina, è segno che c’è un problema di scrittura soggiacente e che andava pensata meglio.

Arya. Arya. Arya e ancora Arya.

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Il duello Arya e Brienne è…desolante. Non mi vengono in mente altre parole per descrivere la tristezza che mi provoca il personaggio di Arya. Se ripenso invece al tesissimo duello Brienne-Mastino.

Arya come avete potuto leggere dalle mie analisi è una forza narrativa più che un personaggio. Si salva da situazioni impossibili, non ottiene conoscenze dal proprio percorso narrativo ma le ottiene in virtù di fonti magiche (a parte prendere bastonate non ha mai imparato chissà che trucchi assassini. Per cui quello che fa o è conoscenza personale, o è semplicemente una forzatura magica) che non sono in alcun modo giustificate. Anche contando che sia molto brava al buio col bastone, non ha mai imparato da nessuno, eccetto che da Syrio Forell, a tirare di scherma. Da dove vengono tutte queste mossettine del cazzo, le giravolte, gli affondi e compagnia cantante? Da dove le ha tirate fuori?

Il personaggio di Arya è un puro e semplice buco narrativo mal scritto e mai concretamente spiegato, che ripete a profusione battutine slogan come “chi te l’ha insegnato? Nessuno” e per le quali viene svenduta come eroina badass della situazione ma che a me provoca un fastidio insopportabile. Se avessi voluto essere preso per il culo mi sarei guardato un qualsiasi Avengers con Tony Stark per famiglie che fa il marpione ricco e simpatico, ma da GoT mi aspetto una scrittura quantomeno decente. Che Arya possegga questi livelli è non solo impossibile ma una forzatura incredibile che non fa che rivelare l’artificio e smontare le premesse della storia intera. Insomma io mi chiedevo come avrebbero fatto a riequilibrare la situazione con così tanti buoni morti. E la risposta è Arya, che si teletrasporta, è invisibile, è straforte, non muore.

Vabbè grazie al cazzo, anche io sarei stato capace a creare una storia simile. Coi super poteri siamo tutti bravi. Ed è il motivo principale per cui questa stagione cede il fianco molto più delle precedenti. E la cosa peggiorerà nella 8a.

La poco utile battaglia Dothraki-Lannister

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La guerra Lannister – Dothraki non si può dire che sia brutta, anzi. E’ semplicemente un confronto messo per farti capire che innanzi ai draghi, altra forza diegetica ma stavolta meglio costruita di Arya, strategie e sotterfugi cedono il passo. I Dothraki stessi sono una forza della natura giustificata dal percorso di Dany. La sconfitta Lannister era auspicabile. Critico piuttosto il fatto che abbiano farcito la messa in scena con tutti quei momenti in cui sembra che qualcuno di importante stia per morire e invece magicamente si salva, compreso Bronn dopo una fiammata esplosiva rasoterra, compreso Jaime salvato da Bronn e caduto pure nell’acqua con l’armatura.

Non faccio il pelo su queste cose, le accetto con la mia sospensione di incredulità, ma la sensazione che ho è di aver visto fuffa, roba che comunque poteva essere gestita meglio o senza personaggi principali che tanto con tutto quel plot armor non potevano morire neanche volendo. I personaggi in GoT continuano a morire (Margaery ad esempio) ma nelle guerre pur prendendo parte personalità di spicco muoiono solo le comparse. Questo crea uno squilibrio e una globale mancanza di “fede” in ciò che GoT ha costruito negli anni. Si può obiettare che neanche Stannis morì dopo la sua sconfitta, neanche Jon o Mance Rayder morirono al di là della Barriera, ed è vero. Però considerata anche la Battaglia dei Bastardi (e le seguenti che vedremo) un po’ di anticlimax si comincia a sentire.

Dany è un mostro a giustiziare prigionieri di guerra

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A parziale difesa di questa scena, ci tengo a dire che non vedo particolari problemi di scrittura o sceneggiatura. Tutti a contestare che Dany sia una tiranna, che sia pazza, che bruci persone. Ho sentito davvero gente dire “prigionieri di guerra”, e mi è venuto voglia di dirgli “e le risoluzioni ONU, eh? EH? E la Convenzione di Ginevra?”

Ragazzi, ma avete mai visto una guerra? L’avete mai vissuta? Credete sia un pranzo di gala dove tutti col vestitino chic si scambiano smancerie e salamelecchi e, dopo un torto subito, amici come prima?

Dovete imparare a distinguere quelle azioni che vengono compiute in quanto massacri ingiustificati, e quelle altre azioni che Dany compie in quanto capo di Stato. Immaginatevi al governo, senza soldi per tutti. Dovete scegliere se destinare i vostri fondi ai giovani, agli anziani, ai trenta-quarantenni, o un po’ a tutti, sapendo che scontenterete comunque qualcuno che vi risponderà per slogan.

>Se scegli i giovani, ti criticano gli anziani, perché non hanno il loro giusto riconoscimento per le loro fatiche

>Se scegli gli anziani, ti criticano i giovani, perché loro sono il futuro

Mi fate sinceramente ridere quando parlate per slogan sostenendo che un buon regnante dovrebbe aiutare tutti, salvare tutti, perdonare tutti. Poi quando Robb si comportava così tutti a criticarlo per la sua stupidità. In questo GoT è meraviglioso perché funge da cartina tornasole per rivelare tutti coloro che sono abituati, narrativamente parlando, a storie Disney banali e cerchiobottiste, dove tutto si risolve a tarallucci e vino o col cattivone sconfitto.

Non avete capito NIENTE della morale di GoT se mi criticate questa scena. Ha offerto una scelta a quelli che sono suoi dichiarati nemici, ha dato loro un’opzione quando nessun’altro lo avrebbe fatto, e ancora avete la faccia tosta di parlare di tirannia. Vi meritereste Cersei. (E lo dico ben consapevole della futura 8×05, di cui parleremo)

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Non ho molto da dire su Gendry. Tutti si chiedevano quando sarebbe apparso, non era assolutamente ammissibile che la sua storia finisse lì così. Simpatica anche la gag che si richiama al fatto che ce lo aspettavamo ancora sulla barchetta a navigare.

Nella neve muore solo chi è già morto

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L’episodio 7×06 è, ancora una volta, un enorme dito medio su per il culo alla faccia della credibilità e della coerenza. Se togliamo alcune scene di indubbio valore come i primi confronti tra personaggi che si rivedono o si conoscono, la scena dell’orso, di Thoros e quella di Clegane che lancia i sassi ai morti, è un compendio di cose che avrei sinceramente preferito non vedere.

Passi l’ambientazione spoglia e innevata, perché siamo oltre la Barriera, è proprio povera di inventiva. E’ lineare, succede ciò che ti aspetti (e anche nel finale è esattamente così). I confronti con i non morti sono banalizzanti perché si limitano a delle spadate/martellate dove i protagonisti vengono accerchiati senza mai colpo ferire con tutto il plot armor che hanno, e alla fine interviene comunque il supporto aereo. Se guardiamo alla narrativa, vediamo che il suo intervento serviva a dare i mezzi al Re della Notte per spaccare la Barriera, quando a conti fatti sarebbe bastato sconfiggere Cersei, subire le ire del popolino bruciato, e tenere i morti lontani ancora a lungo. Invece la scrittura fa tutto un arzigogolo per dirti “No eh? Sei una buona regnante dolcina e non puoi bruciare castelli ❤ allunghiamo un po’ le cose!”

Il problema è che se questo è l’obiettivo, è stato tradotto molto male a schermo, con un background diegetico povero e poco nascosto, in cui le mire di ciascuno sono ben visibili fin da subito.

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Senza contare che…No. Queste cose sono proprio sgradevoli da vedere in una serie simile.

Jon nell’acqua, a millemila gradi sottozero che se la cava con un po’ di febbre e che continua a menare spadate. Gli showrunner, che non sono idioti comunque, sanno che una situazione così ordinaria deve essere controbilanciata da una morte. Ma chi far morire, che tutti qui hanno l’armatura da plot? Boh, prendiamo uno che non serve più, tipo Benjen, che non ha più niente di niente da offrire e che non verrà manco più citato e immoliamolo sull’altare dei sacrifici.

La puntata sarebbe stata pessima senza questa morte a rispettare gli equilibri emotivi ma è stata davvero telefonata e priva di mordente. Arriva, salva il tizio importante, muore, tizio scappa. La costruzione diegetica è povera ancora una volta, e lineare come non mai.

Una cosa però vorrei dirla a chi come al solito critica Dany per essere arrivata lì troppo in fretta e vi ripeto le solite cose:

Queste critiche stanno a zero. Non sapete a che velocità voli un drago, non sapete se ci sono particolari correnti che ne facilitino il volo, forse non avete neanche le distanze esatte per fare questi calcoli. Avete semplicemente visto le scene di molto vicine e pensate che sia arrivata in due minuti, quando in realtà passano ore. Ma si sa, la critica al “teletrasporto” è una delle più comuni e delle più fallaci, perché è semplicemente dovuta all’effetto del montaggio.

E le catene?

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Un’altra critica ricorrente è questa: da dove le hanno tirate fuori le catene? Gli zombie non sanno nuotare, come le hanno applicate a Viserion?

Dunque, la prima critica non ha molto senso. Che un oggetto non sia mai stato mostrato non presuppone che non sia mai esistito in quel luogo. Ricordiamoci che alla Barriera abbiamo già visto catene enormi (per la falce, ad esempio), per alzare i ponti, e così via. Non stiamo parlando di un oggetto mitico o magico ma di una semplice catena che potrebbe anche semplicemente essere un residuo di qualche vecchio porto o imbarcazione, non è un problema in tal senso.

La seconda domanda è più arguta ma a ben vedere non hanno mai detto esplicitamente che i morti non sapessero nuotare. Si presuppone in quanto questi si fermano prima di specchi d’acqua ma non è una prova in tal senso. Nei libri si fa esplicito riferimento a “cose morte sott’acqua”. Quando vediamo il redivivo sparire sott’acqua è plausibile credere che sia ancora lì sotto a muoversi, solo che è impossibilitato a riemergere a causa delle altezze tra il fondale e il lastrone superiore. Questa la mia teoria. Indi per cui, considerato che gli zombie di GoT somigliano alle orde di World War Z, mi riesce abbastanza facile credere che abbiano sacrificato un centinaio di zombie per fare “altezza” e applicare le catene al drago.

Insomma, non è una critica così solida come molti ritengono. Di cose sbagliate ce ne sono a iosa nella scrittura ma questa non lo è.

L’ultimo episodio ha bisogno di un’analisi narrativa attenta ma prima vorrei farvi notare che dopo tutti questi “fallimenti” di Dany e del suo esercito, si erano fatte strada alcune teorie su una possibile spia. Chi sosteneva Varys, chi Missandei, chi Verme Grigio. Arrivati all’ultimo episodio abbiamo potuto notare che non c’era nessunissima spia, tutto era successo perché sì.

Il G8 di Roma

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Il Summit non è neanche un’idea brutta con tutti i poteri del mondo occidentale riuniti. La messa in scena però l’ho trovata poverella. Passi il colosseo semi distrutto, passi la riunione tra personaggi come Brienne/Mastino/Jaime ma le battutine del cazzo di Euron si potevano tranquillamente evitare. Tra l’altro, avete notato che manca Bronn? Sembra che lui e Lena stessero insieme e avessero litigato malissimo. Lei non lo voleva sul set, o almeno questo è quel che si racconta.

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Il morto che cammina fa…il morto che cammina. Abituato com’ero ai colpi di scena belli mi sono ricordato che questa è la settima stagione e colpi di scena belli non ve ne sono. Credevo dunque che il morto fosse morto definitivamente, rendendo così il sacrificio di Thoros e Viserion completamente inutile, e con una Cersei non convinta (che poi alla fine non è cambiato assolutamente niente, e Jaime poteva convincerlo Tyrion in qualche modo).

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La parte dello Chef Tony l’ho trovata sinceramente imbarazzante. Non capisco se sia la recitazione o la scrittura di questo pezzo in cui semplicemente l’istanza soggettiva degli eroi comunica finalmente all’istanza istituzionale il problema che fino ad allora nessuno accettava. Insomma, va bene che siamo in un fantasy ma se vi ricordate i maestri mantengono un certo contegno, una certa razionalità. Vedere un’esibizione così sempliciotta mi ha lasciato l’amaro in bocca. Mi aspettavo troppo io? Forse. Come l’avrei costruita? Avrei reso la parte di Sam meno inutile, e quindi avrei in qualche modo convinto prima i maestri a credere a questa versione. Poi, una volta che la Cittadella ha scritto ad ogni Lord, e ogni Lord comincia a credere a questa versione, fa pressioni su Cersei affinché faccia qualcosa. Con un bacino “d’utenza” già predisposto, le prove di Jon non fanno che dare il colpo di grazia per convincere tutti, anche Cersei. 

Pathos a basso budget, ben recitato ma mal scritto

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Con Jaime e Tyrion vs Cersei tocchiamo un tasto dolentissimo che le nuove stagioni purtroppo presentano troppo spesso. La scrittura di Martin è studiata per fare in modo che nel più piccolo dettaglio possa nascondersi un prezioso indizio per la sorte dei personaggi, oppure semplicemente una descrizione del mondo, un’informazione realistica ma inutile (tipo Daenerys che nella fossa di Daznak si dice che venga colpita da un dardo e abbia perso un sandalo)

Ogni tanto qualche personaggio rischia la morte facendo cose apparentemente innocue ed è lì che si va a concentrare l’amore per questa storia: non sai mai cosa aspettarti, non sai mai chi muore, non sai mai come, perché la scrittura mimetizza in modo ottimale.

Di contro, queste nuove stagioni hanno adottato un terribile plot armor per i personaggi più importanti e, ben consapevoli, cercano comunque di darti delle emozioni a basso costo mettendo i personaggi in situazioni gravissime (Arya, Jon, Tyrion) per poi cavarli d’impaccio con qualche deus ex machina. Il che, narrativamente, equivale al Jumpscare nei videogiochi/Film/Serie tv horror massificati. Tutto questo abuso del pathos a basso costo con conseguente sviluppo privo di perdite non fa che anestetizzare lo spettatore, non fa che confortarlo perché tanto, si capisce, non succede più niente di grave. Se in dieci jumpscare non è mai morto nessuno, perché dovrebbe farlo all’undicesimo?

In teoria abituare lo spettatore in questo modo, se hai le idee chiare e vuoi assestare un bel colpo di scena all’undicesimo jumpscare, è di fatto un colpo di scena che ti spiazza. Non farlo, invece, equivale ad annoiare e a rendere il tutto più banale e lineare. E’ questo il caso, purtroppo, qui in esame. Tyrion vorrebbe farsi uccidere dalla Montagna, perché così Dany si scatenerebbe (nonostante lo scopo fosse proprio non farla scatenare, ma vabbè), e abbiamo questa scena a cui non crede nessuno che dovrebbe essere piena di tensione per la sua sorte ma che si risolve a tarallucci come sempre.

Pathos a basso budget, ancora. 

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Stessa cosa per Jaime che abbandona Cersei. Ormai dopo la trecentesima volta tutto ciò ha anzi un effetto quasi comico in cui non esiste più un contraltare alle azioni sciocche o eroiche dei personaggi, siamo tornati alle banalità del fantasy classico che questa saga inizialmente smontava.

L’ingiusta e miserevole fine dedicata a Dit…(le lacrime mi impediscono di scrivere)

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Ditocorto. Prendo fiato prima di cominciare quest’ultimo passaggio. Baelish era semplicemente il mio personaggio preferito. Cinico, freddo, spietato, calcolatore, manipolatore. Nonostante cedesse all’amore scoprendo il fianco, era pur sempre un giocatore di livello eccelso. Un retore, un fine stratega. Non un guerriero ma un personaggio proveniente da una casata minore che si è fatto da sé. Baelish è quel tipo di personaggio scritto fino fino, accuratamente levigato (vi ricorderete che ad esempio amavo i cinici razionali come Shogo Kawada) e solido come una roccia.

La mia idea era che, tradito o deluso da Sansa, si sarebbe alleato con Cersei per riequilibrare gli eserciti in campo e ottenere la promessa di regnare con lei sul Nord. Nei libri c’è ancora troppo poco per tirare le somme, e invece abbiamo ottenuto quest’ultima scena con lui. Ma il problema non è tanto che se ne siano voluti sbarazzare, perché a detta di Martin è finito il tempo dei complotti ed è ora tempo di restare uniti, ma COME lo abbiano fatto. Analizziamo meglio le scene precedenti alla sua esecuzione.

Arya e Sansa si ritrovano, sono contente ma si notano già i primi attriti.

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Ditocorto si accorge dello sguardo di Arya, delle sue capacità guerriere contro Brienne e ovviamente pensa di sbarazzarsene mettendole l’una contro l’altra, ben sapendo che Brienne e Arya si sarebbero ammazzate in parità. E fin qui, tutto ok. Ditocorto fa scoprire ad Arya la lettera che Sansa scrisse a Robb sotto dettatura di Cersei, chiedendogli di arrendersi. Da questo punto in poi, l’umana deficienza:

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Arya legge la lettera a Sansa, la critica, dice che parteggiava per i Lannister. Sansa giustamente le fa notare che nemmeno lei ha mosso un dito per salvare Ned. Il dialogo è volutamente costruito per sembrare reale, non stanno fingendo, non c’è nessuno che le spia.

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Penultima scena: Arya rivela di essere un’assassina, rivela le maschere che usa, Sansa sembra terrorizzata. Sembra che Arya voglia ucciderla, la scena è costruita per dare tensione (NB, la stessa di cui parlavamo prima) e si risolve in un nulla di fatto.

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Ultima scena. Sembra che Sansa voglia accusare Arya e giustiziarla davanti a tutti ma nel bel mezzo del discorso accusa invece Petyr.

Dunque, io capisco benissimo che televisivamente le scene prima siano state volutamente scritte così perché lo spettatore pensasse

“uuuh, ora si ammazzano tra di loro!”

E invece zackete, colpo di scena.

D’accordo. Ma avete un Bran. Lo mostrate pure. Lui sa cos’è successo. Lo spettatore più consapevole lo sa fin dall’inizio: come fai a gestire una storia di intrighi dove hai uno che sa come si sono svolte le cose? Chiedere a Bran fin dall’inizio no?

Infatti loro sanno la verità. Quindi cosa sarebbe successo? Si sarebbero scannate le due sorelle se lui non fosse intervenuto? O hanno finto di litigare? Ma fingere di litigare davanti a NESSUNO che non sia lo spettatore quasi buca la quarta parete, perché ci si rende conto da subito che questo comportamento non è naturale per due personaggi che già fin dall’inizio erano uniti e alleati. Va bene la creazione di uno stratagemma ma la sua messa in scena, con conseguente eliminazione di uno dei personaggi più importanti, è stata ancora una volta banalizzata all’inverosimile e senza veri colpi di scena.

Ma allora perché far morire Ditocorto? E’ semplice. Si può criticare tutto agli showrunner ma non che siano degli idioti. Ogni volta che possono cercano di far morire personaggi minori o inutilizzabili, o di amplificare le loro morti come con Grenn e Pyp alla Barriera. Sono perfettamente consapevoli che questa settima stagione è scialba, priva di spessore o di carisma, per cui hanno ovviato tutto con la morte di un grande personaggio, sperando così di uscirsene illesi senza critiche.

<<Ma non succede niente!>>

<<Eh no, muore Baelish, non è niente!>>

E quindi tanti saluti ecciao.

La travolgente passione e la recitazione sopra le righe di Kit

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La scena d’amore tra Jon e Dany mi ha fatto ridere, davvero. Lui ha quello sguardo inespressivo da triglia lessa che sembra dire:

<<Uh, Emilia, sul copione c’è scritto che, tipo, uh, dobbiamo scopare. Ora io ti travolgo di passione>>

Lei lo guarda come un “ma che cazzo vuoi, ahò, c’ho da dormire”

E niente, siccome lo dice il copione scopano. C’era scritto “sti due alla fine dell’episodio devono stare insieme, trovate un modo per farceli mettere”

Mai visto niente di più banale, neanche nelle storie di Moccia. Sai già dove va a parare, sai già cosa succede, sai anche come a momenti. E’ diventata una storia che non si fa guardare, che è già tutta scoperta e che anche nei momenti topici si ridicolizza con scene come questa. Forzature nei dialoghi, nelle azioni, incoerenze, americanate, tamarrate e scelte pessime rendono la settima stagione uno sfacelo. Senza dubbio la peggior stagione vista finora in questa saga. Un enorme fastidio dall’inizio alla fine che mi ha più volte fatto dubitare della sua qualità effettiva e lo dico non da hater ma da fan deluso e sconfitto.

Questa stagione si può riassumere in “è un dispiacere vederti ridotta così

Stagione 1

Stagione 2

Stagione 3

Stagione 4

Stagione 5

Stagione 6

Stagione 8

 

 

 

 

 

 

 

 

Le polemiche sul Trono di Spade (Stg.6)

La sesta stagione copre solo in minima parte alcune sezioni dei libri precedenti (l’assedio di Delta delle Acque, Acclamazione dei Re) ma per il resto inserisce elementi completamente inediti che (si spera) vedremo (forse) nel prossimo libro, il sesto: The Winds of Winter.

Le cose cominciano a complicarsi, come potrete immaginare non ci sono scritti cartacei con cui fare il confronto se si escludono i capitoli inediti che Martin ha rilasciato ma che io per mia scelta personale non ho voluto leggere. Pertanto, queste ultime mie analisi verteranno sempre sulle polemiche più comuni alla stagione come ho sempre fatto, ma non conterranno più confronti. Sempre secondo il mio parere, poi, la qualità narrativa in alcune sezioni cala bruscamente ma come ho già sottolineato in precedenza vorrei ribadire quanto segue:

Gli showrunner NON stanno inventando di sana pianta ciò che succede, se escludiamo scene d’azione coreografate, dialoghi minori e/o situazioni meno importanti

Martin gli ha lasciato un foglio con indicazioni molto precise su cosa fare, come da lui rilasciato in alcune interviste

Molte cose, se non tutte, che vediamo nello show, spoilerano di fatto i libri

Non credo affatto nella versione ingenuotta del “due storie diverse”. Sono la stessa storia raccontata su due media differenti, ma non è che sul Trono ci finisce uno a caso in una versione e nell’altra un altro tizio

Alla luce di ciò, io non interpreto come tanti altri questa qualità come una facezia degli showrunner, o un errore interpretativo di alcuni personaggi, la leggo piuttosto come una confusione parziale di un autore che non ha ben chiaro nemmeno lui cosa fare e come scrivere, cosa che confermerebbe le sue difficoltà nel far uscire un libro in meno di dieci anni per volta

Leggete anche quest’intervista, molto interessante.

Qualcuno di voi si sarà stancato di leggere sempre le stesse cose da me, eppure continuo a vedere gente che fa confusione, che cerca di addossare le colpe agli showrunner, quando in primis è l’autore ad aver tergiversato, a non avere le idee chiare e a presentarsi come uno scrittore che scrive a sentimento (dio, quanto li odio quelli).

Per il resto, analizziamo bene questa stagione con tutto ciò che ho detto bene in mente.

Non lo avevo detto precedentemente ma la morte di Stannis non mi aveva convinto, e non mi era piaciuta poiché fuori campo. Ho sempre inteso quella scena come un “ahah, ora vedrete, in realtà è ancora vivo!” ma niente ha fatto presupporre una cosa simile, per cui Stannis è davvero morto fuori campo, ed è una cosa inaccettabile dopo tutto ciò che ha fatto per lo spettatore, che si vede privato di un momento di godimento, la morte di un personaggio principale per qualcuno “danneggiatore”. Non lo accetto, e non accetterò mai la risposta sbrigativa che è stata data, non in questo modo. Il Trono di Spade nasce anche come spettacolarizzazione delle morti, a maggior ragione dei “cattivi”. Vi immaginate Joffrey o Tywin che muoiono fuori campo? Magari citati in un discorso? Che schifezza. Orribile. Stiamo usando il medium televisivo anche per vedere, per cui trovo questa scelta un fallimento epocale e una macchia nella quinta stagione. Lo dico perché qui ve n’è un’altra molto simile.

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L’inizio di stagione lo abbiamo previsto tutti. Brienne non stava facendo più nulla da una stagione intera ed era arrivata a Nord. Sansa in pericolo. Cosa succederà mai?

E’ stata sicuramente una risoluzione buona e spettacolare ma di certo non si può dire che fosse innovativa o ben mimetizzata, anzi. Un po’ un peccato perché il Trono era famoso e rispettabile per essere innanzitutto sorprendente.

La situazione a Dorne

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Sulla situazione Dorniana ho già detto a sufficienza per quanto riguarda i libri. Una ciofeca lunga, verbosa, inutile. Non mi sorprende che abbiano voluto tagliare corto nello show fin dalla prima puntata. E questo ci rivela che molto probabilmente nei libri le Serpi hanno fallito il primo colpo di stato ma alla fine riusciranno a prendere il controllo di Dorne uccidendo i Martell al completo, scatenando così l’ultimo esercito che fino ad allora era tenuto a bada dalla politica paziente di Doran. Fa comunque strano vedere quel gigante nero crollare per una puntura alla schiena, e fa strano vedere una situazione risolta così TANTO velocemente. Credo anche che a livello di montaggio vi siano degli errori. Abbiamo effettivamente visto Trystane Martell imbarcarsi sulla nave di Jaime e Myrcella per stare con lei

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Stg. 5

Ma dopo la morte di Doran lo vediamo assassinato dalle cugine

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Stg 6

Il montaggio è confusionario perché vediamo Jaime arrivare ad Approdo del Re con la salma di Myrcella (foto), vediamo poi Ellaria e Obara assassinare Doran e la sua guardia del corpo (le altre due serpi delle sabbie abbiamo visto che erano rimaste a Dorne), per poi vedere Trystane, che presumibilmente è ad Approdo del Re, ucciso dalle due rimanenti serpi, che presumibilmente dovevano essere a Dorne.

Quindi, delle due, l’una. Trystane in realtà è già tornato indietro a Dorne, ma allora avrebbe comunicato l’informazione al padre lui stesso e non il biglietto di Jaime. Oppure, le serpi sono letteralmente volate ad Approdo del Re per assassinare Trystane, senza scorta.

Insomma, mi prodigo sempre per difendere alcune storture dovute a ellissi veloci per tagliare scene minori come viaggi e dormite, ma qui assistiamo proprio ad un montaggio confusionario, che non permette di capire troppe cose. E’ stato fatto notare, e qui ne hanno discusso bene i ragazzi di GoT-Italy. In quel biglietto Jaime scriveva:

“La principessa Myrcella è morta avvelenata durante il nostro viaggio di ritorno. I miei sospetti ricadono su Ellaria, non su di te, ma mia sorella pretenderà una guerra. Dubito che la testa di Ellaria la soddisferà, ma sarebbe un inizio, insieme alle teste delle tue nipoti. Tuo figlio non può restare ad Approdo del Re. Lo manderò indietro con la stessa nave.”

Ma non spiega molti buchi di trama qui presenti. Per cui per quanto riguarda Dorne, sono contento che finalmente si veda questo colpo di stato andare a buon fine, mi spiace molto però come sia stato trattato narrativamente questo pezzo. Effettivamente si poteva fare decisamente di più, o costruire meglio la scena a partire già dalla quinta stagione.

Roose Bolton e Ramsay

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Mi era piaciuta la loro caratterizzazione nella quarta stagione e lo avevo detto. Un po’ meno quello che è stato l’epilogo di Roose. Più o meno tutti ci aspettavamo qualche pazzia di Ramsay alla nascita del bambino ma un conto è avere contro un personaggio stupido, e un altro conto è avere contro un soldato calcolatore e spietato come lo è Roose. Mi state dicendo che si è lasciato infinocchiare come se niente fosse? Che non si aspettava una coltellata nella schiena? Era davvero così stupido? Io non credo. Però credo che per dare al “nord” un protettore troppo pericoloso, abbiano eliminato la sua famiglia troppo rapidamente e in maniera anticlimatica.

Jon e la sua resurrezione

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La sua morte mi aveva lasciato di stucco, e mi era piaciuta parecchio in realtà. Ricordiamo che Martin era quello che diceva “No, Gandalf doveva rimanere morto!” e poi ti resuscita anche lui un personaggio, e lo carica inoltre di troppe aspettative e troppa importanza. Non mi piace come scelta perché rinnega quasi tutto quello che è stato detto sul fatto che la morte arriva per tutti quando meno te lo aspetti. Sì, tranne quando sei protetto dalla narrazione e puoi fare come ti pare avanti e indietro.

Parliamo invece di COME è stata resa la scena. Nei libri c’è molta più fuffa mimetica, addirittura il prologo parla di un bruto che morendo riesce a entrare nel corpo dei propri animali, ed è una linea di lettura che si poteva avere con Jon dentro spettro, per celare il fatto che accanto a lui c’era comunque Melisandre. Gli showrunner hanno cercato di smorzare questa linea interpretativa che ci aspettavamo TUTTI ormai, pure nei meme. Trovate gli altri sul blog Surplus Killing.

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E questa recensione comica è uscita prima della sesta. Come hanno agito per cercare di rendere meno ovvia la cosa? Hanno mostrato Melisandre più “debole”, per la vecchia che è, hanno ciarlato un po’, ma il tutto si risolve nel finale della seconda puntata. E basta, tutto qui. Ammetto che ci sono dei dialoghi interessanti, come quando Jon afferma di non aver visto niente una volta morto e questo mi è piaciuto particolarmente e ha risposto a un sacco di domande. Però tutto molto sbrigativo e forzato per un mondo che in teoria non voleva troppa magia o gente che resuscita. Se non altro si spera che sia l’unica eccezione.

Alla sua resurrezione credevo davvero di vedere un personaggio ribaltato come lo è stato per Melisandre, che da fervente cattolica è diventata una mesta donnina chetata. Lui me lo immaginavo spavaldo, furioso, incline all’amore e al vino, edonista, dopo una vita triste di miserie. E invece è rimasto invariato. Credevo che avrebbe risparmiato Ollie, capendo il suo disagio, e invece no. Impiccagione vendicativa con tanto di volto tumefatto del poraccio per appagare gli spettatori che “OLLYEH BASHTARDHO” e fine. Anche se comprendo una cesura così netta di tante storie e sottotrame, non posso fare a meno di sentirmi a disagio, come se si potesse fare qualcosa in più.

Arthur Dayne, Spada dell’Alba, e la “spada sorella”

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Per quanto riguarda Arthur Dayne, stiamo parlando di un momento topico che tutti i fan attendevano fin dal primo libro. Gioie, ansie, paure si sono concentrate in questo scontro. Ho delle cose positive da dire, e negative, questa volta. Le positive sono che lo scontro è coreografato magnificamente, mi ha divertito e intrattenuto come poche cose.

Le cose negative, su cui almeno parzialmente i fan hanno ragione, è che hanno puntato su Dayne come valente spadaccino (fisicamente dimostrato con l’utilizzo di due spade per far passare meglio il concetto) anziché su quello di Alba, la sua spada, che è stata decantata nei libri in lungo e in largo, addirittura riportata da Ned alla sorella di Dayne poi suicidatasi. Tutti si aspettavano di vedere questa lama leggendaria e lo spadaccino che la impugna, e posso capire che si siano sforzati ma regna sempre quel senso, comunissimo nella sesta stagione, che “si poteva fare qualcosina in più forse“. Magari anche solo pitturare la lama d’oro, d’argento, di bronzo, che ne so. Farla risaltare con qualche runa. E invece niente, idem.

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La situazione Rickon

Rickon è un punto assai delicato, non tanto perché sia stato usato male come personaggio (cioè sì, però alla fine era così insulso che non si poteva pretendere) ma perché erano nate teorie, discussioni e fantasie varie sul fatto che “quello non è il vero Cagnaccio” oppure “è tutto un trucco degli Umber, che in realtà poi tradiscono i Bolton

Insomma, come sempre capita, il fan dinnanzi alle immagini tristi cerca di reagire come può con fandonie e teorie. Però non gli si può dare neanche tutta la colpa, ci sarebbero stati mille modi per rendere più gradevole il ruolo di Rickon o degli Umber e non sono stati usati. Ne parleremo meglio arrivando alla Battaglia dei Bastardi, il pezzo forte.

Per quanto riguarda le parti centrali degli episodi iniziali si può dire che siano ampiamente nella media: L’alto Passero che convince Margaery, lei che converte il re alla Fede, ecc. Tutto in pieno stile Trono e l’ho largamente apprezzato. Non ne parlo ma dovevo accennarlo.

Per quanto riguarda i “finali” io e la sesta stagione abbiamo un grosso problema. Prendiamo questa scena che secondo me riassume bene troppe cose:

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Il primo incontro tra Dany, Daario, Jorah

Dany era stata catturata dai Dothraki e portata al Dosh Khaleen. Daario e Jorah partono per liberarla, tra mille siparietti comici. Quando la trovano, aggrediscono la sua “custode” e la prima cosa che lei fa, senza battere ciglio, è dire “non ucciderla

Cioè tutto qui? Va bene che si conoscono e andiamo di fretta ma…così di fretta? Non un “ciao”, “grazie per avermi salvata”? Ah, ok

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Questa invece è stata una scena che ha fatto discutere animatamente i fan dei libri. Martin aveva dichiarato in un’intervista che il primo “miracolo” di Dany era stato un caso unico, lei non è ignifuga e può benissimo andare a fuoco. Nella serie invece la caratteristica di non bruciarsi è propria di un vero drago, o Targaryen (o della sola Dany, considerato che non sembrano esserci precedenti).

Insomma il caso è curioso, non è ben chiaro perché Martin la chiami addirittura “La non bruciata” in mezzo ai titoli altisonanti che abbiamo sentito mille volte, se poi era solo una cosa unica, forse legata ai draghi, forse alla magia del sangue. In ogni caso nella serie è un suo potere peculiare, prendiamone atto.

La situazione Euron Greyjoy

Su alcune critiche posso concordare. Lo Euron nei libri ha decisamente molto più spessore e sembra un uomo grezzo dai modi ma raffinato di cervello. Uno che ha visitato il mondo, tra cui la misteriosa Asshai. Però nei libri troppe cose rimangono confinate nel non detto e nel non rivelato, come l’assassinio di Balon ad opera sua.

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Nella serie, ormai lo abbiamo visto, lo hanno reso un coglione che pensa a scopare e che tutto quel che dice durante l’acclamazione è “ahah ti mancano le palle, lolz

Wooow, complesso questo nuovo psicopatico che deve sostituire Joffrey e Ramsay. Troppo sopra le righe, interpretato male e scritto peggio. Troppo banale e sbrigativo, si poteva fare di più e renderlo almeno più intellettuale e pericoloso. I personaggi “bestia” spaventano solo fino a un certo punto, e ne abbiamo avuti anche troppi.

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Quella dei preti rossi è una linea che mi sembra ancora piuttosto sfilacciata. Questo personaggio, alla fine, chi è? Dov’è? Che fa? Non lo rivedremo più?

Lo sapete che non potete lasciare irrisolta una questione come quella dei loro “trucchi”?

Perché è vero, Melisandre nel suo capitolo spiega che usa alcuni trucchi e intrugli ma abbiamo visto benissimo lei stessa dire a Jon “tu non sai niente“, o abbiamo visto questa pretessa conoscere il passato di Varys. Quindi va bene fallire certe predizioni ma altre cose le azzeccano benissimo. Verranno spiegate? Io credo di no, saranno lasciate al caso, o alla “magia” delle supposizioni, una cosa che non sopporto. Mi piacerebbe poi capire se questa cosa del dio rosso avrà un seguito o è stato solo un enorme riempitivo.

Hold the door. Holdedoor. Holdoor. Hodoor. Hodor. 

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Qui abbiamo due questioni: quella relativa alla traduzione, dove tutti davano già per morto l’italiano, e quella relativa alla sottotrama di Hodor.

Come abbiamo potuto vedere, i nostri traduttori-adattatori sono stati capacissimi di rendere un gioco di parole altrimenti intraducibile con “trova un modo” e dovremmo solo apprezzare. Secondariamente, questa scena smentisce ancora una volta i puristi duri di comprendonio che credono che sia tutto frutto di D&D

Questa roba viene da Martin, ci siete? L’ha detta lui, loro l’hanno usata, perché aveva un impatto immenso. E’ piaciuta a tutti, piacerà a tutti, intristisce tutti, intristirà tutti. E come questa molto probabilmente tutte le rimanenti scene date da Martin.

Ho solo un dubbio: la capacità di Bran di modificare il passato con questi viaggi “mentali”. Non mi piace perché aggiunge l’elemento viaggio nel tempo, una cliché che con tutta sincerità speravo di evitare dopo la resurrezione già abbastanza cliché di Jon.

Benjen Stark

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Non che abbia molto da dire su di lui se non qualche riflessione. Mi piace come la struttura narrativa di Martin tenga un impianto ben saldo fin dalle primissime puntate. Abbiamo visto Benjen sparire nel…secondo, terzo episodio? Gli Stark quindi avevano un alleato in meno quando serviva loro per far procedere la narrazione e quando ci siamo trovati ai ferri corti, ecco che si giustifica un salvataggio, un Deus Ex Machina, con un personaggio che effettivamente aveva delle motivazioni per agire così. Hanno smorzato quello che altrimenti sarebbe sembrato troppo forzato. Più che altro, mi viene da farmi un paio di domande. Nei libri abbiamo un certo “Manifredde” che interviene, e in un’intervista Martin aveva assicurato che non fosse Benjen. Quindi le cose sono due: o Martin mente spudoratamente quando parla e dunque ciò che dice non ha nessun valore, o hanno effettuato un cambio. Magari nei libri spunterà anche Ben ma Manifredde sarà qualche scemo secondario di cui ci siamo pure dimenticati il nome. Difficile dirlo.

I Tarly

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I Tarly hanno avuto poco spazio ma a ben vedere…ne meritavano di più? Secondo me no. Nel quarto libro Brienne incontra Randyll che sta giustiziando in maniera sommaria delle gente, questo per connotarlo come un guerriero e un soldato molto simile a Stannis. Nella serie abbiamo le stesse cose con una buona scena a tavola e in alcuni dialoghi successivi. A ben vedere non c’è molto altro. Sappiamo che è stato l’unico a battere re Robert in campo aperto, e che è un militare ligio al dovere, non c’era nient’altro da mostrare e lo hanno fatto. Mi ha fatto sorridere però quando nel mezzo della discussione si mette a parlare di Veleno del Cuore, giusto perché questa ha importanza nella trama e allora in meno dialoghi possibili dovevano farcela entrare nel discorso.

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Il finale del sesto episodio è fuffa. Dany che urla e sbraita. Serve a caricare un po’, non che ne avessimo così tanto bisogno dopo sei stagioni.

Il Mastino

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Penso che un po’ tutti ci aspettassimo questa rivelazione molto citofonata. Da regolamento non scritto, ciò che muore fuori campo o in maniera indefinita, è lecito ritenerlo ancora vivo. A maggior ragione un personaggio con un simile spessore e che ancora doveva scontrarsi col fratello. Quel che mi ha fatto arrabbiare, però, è come sia stata trattata la sua linea narrativa. Abbiamo questi poveretti che in mezzo al palese nulla fittizio che sembra troppo un set televisivo stanno costruendo una sola chiesetta, prima ancora che delle capanne, per riunirsi e pregare. Intorno a loro la situazione è completamente spoglia e disarticolata, una disattenzione che non mi aspettavo da Got.

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Poi arrivano loro. La Fratellanza senza Vessilli. Solo dopo che qualcuno me lo ha detto ho capito che quello in mezzo era Lem, mantello di limone. E vabbè ma io mica ci arrivavo solo con quel color senape. E’ una scena costruita male e scritta peggio. Presumo che le loro nobili intenzioni di sceneggiatori fossero

allora, qui non ci sono buoni e cattivi. Anche i “partigiani” rubano ai poveri dietro scuse apparentemente nobili

Magnifica idea. Peraltro era già stata suggerita nella terza stagione, quando per soldi svendono alla donna rossa Gendry. Però lì si giustificava la cosa –da Arya odiatissima– dicendo che per combattere servono armi e cibo, e quindi l’oro serve a uno scopo. Non erano stronzi arrivisti, o sanguinari, che depredavano. Vero, hanno venduto Gendry, ma chissà quanti altri hanno salvato. Qui invece si dà un connotato estremamente negativo alla Fratellanza senza introdurre meglio il concetto, senza che ci sia stato un diverbio con Dondarrion che li guida. No, Lem fa tutto da solo, ammazza la gente e solo dopo, alla fine, scopriamo che era un “traditore” della Fratellanza. Ancora roba fuori campo, poco spiegata, che chi ha letto i libri fruisce in maniera confusa, e chi non li ha letti vede solo “briganti da giustiziare”. Peraltro il manichino posticcio appeso di Fratello Ray, ma che è? Hanno lesinato pure sui pupazzi?

Il Pesce Nero Brynden Tully morto fuori campo

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Questa è una di quelle cose della sesta stagione che mi hanno fatto incazzare male. Già avevano toppato non mostrando la morte di Stannis, personaggio primario, amato e da alcuni odiato. Qui si tratta sicuramente di un personaggio minore che però vediamo sparire nella terza stagione alle Nozze Rosse. Insomma, si sarà salvato per qualche motivo, no? Da un punto all’altro mi aspettavo veramente che partisse con Brienne per aiutare Sansa e morire al Nord, alla Battaglia dei Bastardi. Non avrei avuto nulla da ridire se così fosse stato: spostamenti di fazione e morte in puro stile Trono. Personaggi che vivono per poi morire altrove. E invece no, si rifiuta e muore fuori campo, tramite un dialogo comunicato a Jaime, senza neanche mostrarci COME muoia. Ecco cosa dice quello stronzo del regista a proposito:

“Nel suo caso è stato davvero una chiamata della narrazione. Cosa avremmo guadagnato mostrando la sua morte? Abbiamo fatto passare la sua morte come quella di un samurai, un guerriero vecchia scuola morto eroicamente combattendo. Portava molta vergogna per non essere stato presente alle Nozze Rosse Questo è stato il suo momento di redenzione e non l’ho voluto mostrare”

Ah, certo, la “chiamata” della Narrazione che glielo impone. Ma poi cosa stracazzo vorrebbe dire “cosa avremmo guadagnato mostrando”?

Ma ci prendete per il culo? E cosa guadagnavate a mostrare la testa impiccata di Ned, o Joffrey che si strozza, od Oberyn col cranio spaccato? No ditemelo, eh?

Mi pare che il regista qui e nel 7o episodio sia stato un incompetente totale. Il pubblico si potrebbe letteralmente dire che CAMPI sulla morte e sul godimento ludico estetico di un personaggio. Che sia una comparsa squartata, che sia un personaggio primario o che sia secondario, se gli dai una morte degna di essere ricordata lo magnifichi, lo imprimi nella memoria. Io ad esempio mi ricordo ancora quel personaggio dei Corvi, Yoren, quello che salva Arya nella seconda stagione. Vi ricordate che morte eroica gli hanno dato? Ebbene, nei libri muore fuori campo, con il cranio spaccato da un’ascia. Fine. Embè? Cosa ci avete guadagnato a farlo morire in una maniera spettacolare? Ops, forse perché il mezzo audiovisivo che state usando, forse forse, serve a…mostrare cose? La butto lì.

Insomma, ho solo acido per questa scelta. Mi fa stare male che un regista così importante sia stato superficiale come i vari fanboy che leggo ogni giorno. Davvero triste.

E non abbiamo ancora parlato del meglio: Arya.

Lo scempio della Storyline di Arya

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Prima di cominciare a parlare, voglio farvi leggere una delle teorie più gettonate che girava:

Arya sa che l’Orfana è sul suo caso, e non si fermerà fino a che non l’avrà uccisa. Con l’aiuto, forse, della sua amica teatrante Lady Crane, prepara una trappola: indossa sotto i vestiti delle sacche contenenti abbondanti quantità di sangue finto o di origine animale, poi si aggira per l’isola proclamando pubblicamente il suo desiderio di partire per Westeros, così che possa giungere all’Orfana la voce che c’è una ragazza in cerca di una nave diretta verso il continente occidentale. Percepita la vicinanza dell’Orfana (che indossa una faccia che Arya ha visto nella Casa del Bianco e del Nero!), Arya si ferma ad attenderla sul ponte, avendo presente che, considerate le tecniche di combattimento che conosce ormai molto bene, quella l’attaccherà al corpo; si lascia pugnalare, si getta nel canale e fugge lasciando tracce di sangue (finto) che permettando all’assassina di raggiungerla. Attrae così l’Orfana, che si aspetta di trovarla già in fin di vita, in un luogo propizio, armata di Ago, per prenderla in contropiede.

Tutti ci siamo stupiti del finale della 6X08. Arya che come una rincoglionita gira tranquillamente, come se niente fosse. L’orfana mascherata da anziana si avvicina e la accoltella. E Arya con lo sguardo da triglia lessa che non capisce perché mai sia successo. Chissà!

Le teorie hanno cominciato a girare dopo l’episodio perché era davvero sospettoso che ci fosse una simile scrittura del personaggio. Troppe cose fuori posto, troppe cose che non tornano nel suo comportamento innaturale. Sai che hai degli assassini alle calcagna e non giri armata né ti premunisci con maschere o cappucci? Quindi era del tutto naturale pensarla come sopra. Addirittura gente che diceva che Arya era l’orfana mascherata e la “vecchina” era Arya, perché quel volto anziano lo aveva toccato nella casa del Bianco e del Nero. Pazzesco. Uno di quei casi, come mi piace dire, in cui la fantasia e la “scrittura” dei fan ha superato di gran lunga quel mare di banalità che è stato l’episodio 6×08, per me in assoluto il peggiore di tutto il Trono di Spade.

Una scrittura svogliata, disattenta, disadorna di particolari, che ha puntato troppo sulla scena di “inseguimento” nel mercato, e che non ha dato ad Arya un motivo valido e naturale per agire. Analizziamo le sequenze:

Arya si addestra col bastone, anche da cieca. Prende sberle per un gran numero di puntate.

Arya ad un certo punto comincia a saperci fare da cieca col bastone e pareggia con l’Orfana.

Arya tradisce. Gli assassini sono sulle sue tracce

Arya non si maschera in alcun modo, viene accoltellata

Lady Crane la salva, la cuce, la nutre

E fin qui, tutto ok. Poi questa scena

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L’Orfana la trova. Oltretutto è così gentile da aspettare qualche ora prima di andare a trovarla e di permetterle di riprendersi un attimo. Non poteva, che so, andare subito a prenderla. Come dite? Non sapeva dove abitasse Lady Crane? Molto strano, considerato che avrebbe dovuto prevedere il tutto, e che persino l’Orfana “lavorava” con gli attori. Avrebbe potuto chiedere in giro, ma soprassediamo.

Uccide Lady Crane e si “nasconde”. Così, per puro spirito di suspance. Arya lo scopre, e l’Orfana si “rivela”.

Scusate, che senso ha? Una volta uccisa Crane non poteva sorprendere Arya nella stanza e ucciderla a tradimento? No, diamole ancora una volta l’opportunità di scappare!

“Il gatto che gioca con il topo!” sì, e altre amenità per difendere una pessima scrittura.

arya2.pngArya lascia le impronte di sangue. Noi nella nostra logica la vediamo spacciata ma in realtà è un trucco da lei escogitato per farsi seguire.

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Farsi seguire nel suo nascondiglio, dove a quanto pare aveva già progettato tutto e tenuto la spada. Questo perché nella logica di chi scriveva la scena prendeva forma questo pensiero: Arya e l’Orfana tecnicamente sono alla pari, forse Arya è ancora in svantaggio, ma Arya si è allenata da cieca. Quindi al buio avrebbe una chance. In più Arya usa un’arma lunga, l’assassina un’arma corta.

D’accordo, ammettiamo pure tutto ciò. Teniamo sempre presente che per creare suspance Arya si è fatta accoltellare veramente. Ha qualcosa come 3-4 (minimo) buchi all’addome, e sanguina parecchio come ci hanno mostrato. Ha corso con una ferita aperta e anche ammettendo dell’adrenalina pompata a mille nel suo giovane corpo, abbiamo pur sempre un’assassina nata e addestrata quantomai pericolosa. Non si è addestrata anche lei al buio, o a “sentire” i nemici? Cos’è, stronza? Ha avuto un addestramento inferiore a quello di Arya che, peraltro, non è concluso?

La scrittura soprassede su molte, troppe cose. Così come la natura delle maschere, quasi magica, e la capacità di Arya di saperle usare senza addestrarsi, o senza che nessuno glielo abbia spiegato. Qui vediamo una situazione drastica che potrebbe salvarsi solo con una buona dose di inventiva, quelle come “taglio la corda di una trappola preparata in precedenza, quella è legata a un contrappeso che rilascia una trave che ti colpisce”, per intenderci. E invece no, abbiamo il più grande dei Deus Ex Machina narrativi, il “buio”, perché come dice il regista, lo stesso idiota di prima:

“Ci si dimentica di quanto giovane sia Arya, ecco come ha fatto a riprendersi. Arya decide di tornare al suo nascondiglio per portarla in trappola avendo così un vantaggio nella visione notturna”, ha detto Mylod che da buon fan di Star Wars ha scherzato sull’utilizzo della Forza. Il regista ha continuato: “Sarebbe stato impossibile vedere la scena al buio ed ecco perché la morte dell’Orfana non viene vista. Personalmente mi piace la modifica taglio della candela spenta alla Hall of Faces che rivela in che posto si trova sul muro”.

Ah be’, se Arya è ciofane tutto ok. Le coltellate che si prende un ciofane sono meno gravi di quelle che si prenderebbe un adulto, e dopo qualche ora puoi già tranquillamente correre come se niente fosse e combattere come prima. E poi se è al buio giustamente mica puoi mostrarcela. Ma chi ce l’ha messa al buio, scusa?

Il fatto è che hanno inventato mille scuse per giustificare un personaggio che forzatamente dovrà servirà nella storia più avanti, ma era palesemente in svantaggio per come era stato scritto: niente alleati, niente trappole, niente sotterfugi. Così qui vediamo quanto la scrittura possa forzare un personaggio in maniera caricaturale, per poi avere anche la faccia come il culo di fare i memetti:

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“Ora sei nessuno”. “No, sono Arya Stark di Grande Inverno”

Capito che mitici? Hanno passato due stagioni a farci sentire “io sono nessuno, nessuno, nessuno”, e ora Arya capisce di essere veramente Arya! Che scrittura meravigliosa! Il cerchio si chiude!

Ma vaffanculo, va’. Ve lo dico proprio col cuore. Il punto più basso di GOT. Non ho altro da dire.

La Battaglia dei Bastardi

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“Ehi ragazzi, la regina dei draghi ha dei…draghi. Smettiamola di importunarla!”

Sull’episodio 9 ho molto da dire. Vorrei cominciare in ordine cronologico esponendo alcuni dubbi sull’assedio di Meereen. Nei libri siamo andati avanti -letteralmente- per un migliaio di pagine a raccontare i cazzi e i mazzi di un possibile complotto, e ancora non s’è capito chi l’abbia ordito. Ci sono questi padroni vendicativi e poi forse altra gente che foraggia i figli dell’Arpia. Bene, ma alla fine morto Loraq (che a quanto pare almeno nella serie non era il capo) chi li comandava? Solo i “padroni” esterni che vengono sgozzati? E la situazione di sabotaggio dei figli dell’Arpia viene sistemata semplicemente cavalcando dei draghi, o coi Dothraki? Questi non tornano più? Smettono di sobillare, uccidere ecc? Una risoluzione molto comoda, molto veloce. Hai una situazione politica complessa, e mi sta bene. Poi “drakastikazzi” e puf, tutto sparito.

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“Potevo farlo prima. Ma poi come li riempivo di fuffa due libri?”

Ma poi. Tutta quella questione sul fatto che i draghi non li può controllare neanche lei, che si mangiano i bambini, ecc? Non aveva rinchiuso quei draghi perché erano pericolosi? Alla fine semplicemente abbandona questo piano etico, li cavalca e tanti saluti al discorso. Magari sti draghi hanno trucidato altri bambini per sbaglio ma ehi, abbiamo accettato la loro natura e pace ❤

La prima volta che l’ho visto ero allibito. Hanno FATTO FINTA di niente, come se il discorso precedente fosse stato accantonato. Cosa dovremmo pensare? Che Dany ha semplicemente accettato la cosa? E’ come avere un partner violento e possessivo, farci un film di due ore sopra, e nel finale semplicemente lo si “accetta”. Lo capite che non funziona così una buona narrazione?

Tornando sulla BdB vera e propria, cominciamo col dire che essenzialmente mi è piaciuta. Ho riso alle varie critiche dei sommelier della guerra e delle armi che mi dicevano “ma non è possibile una falange simile a quel tempo feudale!” o cazzate come “ma i corpi non si ammucchiano così sul campo di battaglia!”

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Ragazzi, state pur sempre guardando un fantasy, un prodotto audiovisivo il cui fine non è fare storia accurata ma accennare, far discutere, presentare e spettacolarizzare. Quelle scene non sono veritiere, sono semplicemente belle da vedere e innovative per il genere. Abbiamo visto battaglie campali a iosa ma effettivamente con questa falange hanno aggiunto qualcosa di “nuovo” che non avevamo mai visto, e che era interessante vedere. Non c’è altro. Se criticate il cinema con questo metodo, lamentatevi anche del fatto che nella realtà non esistano draghi!

Per quanto riguarda critiche più serie, e qui mi accodo: Jon in questa battaglia ha palesemente il plot armor, una cosa che ODIO specie in una narrazione matura come questa

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Bella eh? Ma questa scena è un enorme dito medio infilato su nel culo al realismo e alla suspance

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Anche questa esteticamente stupenda, ma ormai Jon non “rischia” più nulla. Non c’è più motivo di darlo per morto almeno per ora

E questa cosa si accentuerà moltissimo nella settima stagione, episodio 6, e oltre. Provo un enorme fastidio perché il Trono partiva facendoti credere che tutti fossero sempre in pericolo ma ormai Jon resuscita, fa a spadate contro le frecce e sopravvive, si fa una nuotatina a 40 gradi sotto lo zero e sopravvive con 38 di febbre. Ma dai!

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Questo dialogo iniziale invece lo metto per sottolineare quelle che secondo me sono vere e proprie mancanze. Credevo inizialmente che il discorso “battiamoci solo io e te” di Jon, con conseguente rifiuto di Ramsay, avrebbe portato almeno gli Umber (che non si erano inginocchiati) a non rispettare più Ramsay e a tradirlo nel corso della guerra, capovolgendo così le sorti e poi aiutati dalla Valle.

E invece no, si fotta la diplomazia, si fotta il discorso politico/etico che sentiamo fin dalla prima puntata sugli uomini del nord che rispettano solo i forti, si fotta una costruzione narrativa eccellente. Sono stati blandi e scarsamente fantasiosi, e la situazione si risolve in maniera citofonata come TUTTI si aspettavano. Su questo sono stato davvero deluso. Mi è piaciuta la sorte destinata a Ramsay (e per fortuna che almeno inizialmente ce lo mostrano pestato, eh? Ancora arrivava un altro stronzo a dire che va bene farlo crepare fuori campo perché tanto cosa ci guadagnano) ma per il resto la costruzione generale è sciatta e povera.

Niente si può dire invece, secondo me, del finale di Stagione. I primi minuti sono carichi di tensione, la traccia musicale studiata appositamente e ogni singolo sguardo è stato calcolato in maniera egregia. Alcuni personaggi si incontrano e Daenerys infine salpa.

Qualcuno si è lamentato della velocità degli spostamenti di Varys ma per me è una critica debole come tutte quelle simili: non conosciamo eventuali scorciatoie, non sappiamo esattamente quando una persona parta, come contatti le altre, e come arrivi in un posto, è tutto demandato alla sospensione di incredulità e non ci viene mostrato perché semplicemente sarebbe noioso. Avete decisamente roba più sostanziosa cui aggrapparvi che non Varys, che è proprio il meno peggio.

Credo che si possa riassumere la sesta stagione come la fusione tra alcune sequenze storiche che tutti ci aspettavamo (Meereen, Grande Inverno, Dayne, Torre della Gioia), snodi molto importanti, che però, forse perché erano caricati da troppi anni di hype e aspettative, hanno deluso di molto quelle che erano le aspettative, ed è un peccato. Un’intera stagione che sì, carina, ma “si poteva fare decisamente di più”

 

Stagione 1

Stagione 2

Stagione 3

Stagione 4

Stagione 5

Stagione 7

Stagione 8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le polemiche sul Trono di Spade (Stg.5)

Prima di cominciare una riflessione sulla quinta stagione devo fare delle premesse. Finora abbiamo visto che sommariamente ad una stagione corrispondeva un libro solo, escluse la terza e la quarta che avevano materiale in due parti del terzo libro, molto più lungo e concentrato dei precedenti. La quinta stagione è un vero e proprio calvario da analizzare perché sintetizza in alcuni punti ben due libri molto corporsi, il quarto e il quanto rispettivamente. A volte cancella, altre volte rimpiazza, altre volte ancora cerca di evitare i lunghi spropositi che Martin ha sbrodolato in circa 1800 pagine la cui trama essenziale è raccolta si e no in 150-200 di queste.

Per cui, per dovere di cronaca, devo dividere questa analisi in due tronconi: nel presente mi occuperò con un occhio di riguardo dello show principalmente, facendo notare i possibili cambiamenti che sono stati operati; in quello futuro invece discuterò in maniera critica i libri, elencando secondo me eventuali pregi e difetti degli stessi.

Bisogna quindi iniziare la nostra riflessione sempre avendo in mente i problemi pragmatici di cui avrete tutti già letto: i problemi di Martin nella stesura e nell’organizzare il proprio materiale cartaceo, i problemi di adattare due libri enormi e farfuglianti pieni di fuffa in materiale audiovisivo cercando almeno di arrivare ai risultati delle ultime stagioni senza annoiare eccessivamente. E, inoltre, adattare tutte quelle trame e sottosezioni di personaggi che sono stati tolti o spostati. Si capisce subito che sia un’impresa titanica, motivo per cui la Quinta stagione è stata tacciata fin da subito di modificare materiale altrimenti inarrivabile, cosa per me falsa senza alcun tipo di appello. Non sarà una difesa d’ufficio, comunque, cercherò di sottolineare anche quelle che secondo me sono mancanze evitabili.

Cominciamo subito

Hanno rovinato Dorneeeeee!1!!1!!!

 

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Di grazia, non ho mai capito il senso di questa affermazione. Gli aristocratici dei libri partono da un assunto totalmente sbagliato e cioè che “diverso” equivalga a “peggiore“.

E’ vero che sono stati tolti dei personaggi, come Arianne Martell, figlia di Doran, ed è stato “depotenziato” Areoh Otah, la guardia del corpo di Doran. Sono state inoltre rimosse alcune delle serpi delle sabbie, o non vengono menzionate, e quelle poche presenti sono stereotipi. Vediamo:

Arianne Martell è un personaggio che è stato accorpato al ruolo di Ellaria Sand in alcuni punti ma nei libri non fa quasi assolutamente nulla a parte offrirci un punto di vista su Dorne (che in parte non potremmo vedere, ma dunque un personaggio sembra creato solo a questo scopo perdendo la sua unicità). Si innamora della guardia reale che sta con Myrcella, Arys Oakheart e tra i due nasce una storia d’amore. Ricordo ancora che i primi capitoli si basano sul descrivere quanto Arianne e Dorne siano calienti, quanto siano bollenti i loro corpi e i loro cibi, e amenità varie che servono sì a dare un affresco generale di un mondo che abbiamo visto solo nelle parole di Tyrion e pochi altri, ma che alla lunga risulta snervante e poco utile. Il colpo di stato si risolve con Otah che cattura tutti, qualche personaggio secondario dal nome improbabile che si perde, Arianne che viene catturata e Arys che viene ucciso in un modo anticlimatico, senza neanche un duello ma semplicemente trafitto da dei dardi.

Più avanti nei capitoli Arianne viene rinchiusa in una torre senza via d’uscita come punizione dal padre. Credo sia un capitolo intero in cui lei descrive la sua prigionia e parla dei libri che vi sono là in mezzo. Beeeello cazzo. Intrigante.

Per poi terminare letteralmente tutta la manfrina su Dorne con Doran che racconta di aver avuto degli intrallazzi segreti per allearsi con Viserys, il fratello di Daenerys, che era pronto a supportarlo e balle varie. Peccato che non abbiamo mai visto niente di tutto ciò, che non ci siano collegamenti a discorsi precedenti o a delle “esche narrative”. E’ semplicemente una storiellina costruita a posteriori che ben si situa in un discorso più ampio ma che fa dubitare dell’intelligenza di chi non ha agito prima, come Doran, e dell’intelligenza di chi scrive, perché poteva inventarsi un qualcosa, una storia, un simil flashback per caricare di tensione questa parte come è stato per la battaglia al Tridente, che viene spesso evocata nei libri in pompa magna. Niente, Dorne pur essendo sotto un sole scottante non brilla, è quasi totalmente assente.

E non dimentichiamoci che Martin ci ha abituato alle frasi ad effetto, quindi Doran esclama una sciocchezza come: “E’ l’erba a nascondere la vipera”, facendo riferimento al fatto che suo fratello era la “mano” ma lui, calmo come l’erba, lo proteggeva in maniera saggia.

Wow cazzo. Che enfasi. Che meravigliosa costruzione anticlimatica quanto inefficace. E vi chiedete anche perché abbiano rimosso questa spazzatura?

Andiamo avanti nel quinto libro e vediamo il secondo dei figli di Doran che va in eremitaggio verso Daenerys sperando di offrirle la sua mano e la sua alleanza. Eh già, mica ci vuole una scorta armata di prim’ordine, il coglione parte insieme a qualche personaggio secondario dimenticabilissimo, tra cui un certo “Papero” e muore tentando di abbracciare uno dei draghi, come il cretino che è. Di Trystane si sa poco e niente, Myrcella viene ferita ma non mortalmente, mentre alla fine della stagione muore, per cui tutta questa sottotrama che poteva avere del potenziale è stata buttata via. Sono contento però se è stato fatto nell’ottica di risparmiarci altri capitoli di puro nulla come è stato nei libri.

Torniamo a noi. Hanno messo Trystane che fa il principino Disney con Myrcella? Sono troppo smielati e sgargianti? E’ vero. Ma io vi chiedo: nei libri c’era davvero qualcos’altro che valesse la pena di raccontare a parte altri stereotipi e altra noia? A questo punto preferisco uno stereotipo veloce che si levi di mezzo in meno tempo di quelli a cui ci sottopone Martin.

Le serpi delle sabbia stessa cosa. Essenzialmente nello show ne abbiamo tre, che sono anche quelle che vediamo maggiormente nei libri e che non siano più di tanto caratterizzate. Si basano su archetipi semplici: le armi che usano, le madri diverse che hanno, i loro capelli. E basta, c’è pochissimo altro. Un dialogo tra Obara e Areoh, non mi pare ci si sia persi chissà cosa. Stendiamo un velo pietoso su tutte quante loro.

Hanno rovinato Tyrion! 

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Bisogna volersi del male per sostenere una cosa simile. La storia di Tyrion nei libri è una presa per il culo. Si spendono centinaia di pagine a fargli fare la stessa domanda, su Shae e Tyshadove vanno le puttane una volta morte” e ingenuamente si scambia questa palese mancanza di idee con un monologo profondo, con un qualche concetto metafisico essenziale che riflette su inferno e paradiso, con chissà che massimi sistemi. Ripigliatevi.

Martin poi era tanto bravo a focalizzarsi sui dettagli ma un conto è quando hai qualcosa da dire ed effettivamente ACCOMPAGNI la tua narrazione con dei dettagli che APPROFONDISCONO il tutto. Un conto è quando i dettagli SONO la narrazione. Vi faccio un esempio inventato:

Primi 3 libri: Robb doveva raggiungere le Torri Gemelle per sposarsi e suggellare l’alleanza. C’era aria di tempesta intorno a lui, e di guerra nei cuori dei suoi uomini. Doveva tenerli a bada perché, come sempre capita, ad un esercito si accompagnano razzie e stupri e lui doveva dimostrare di essere diverso dagli altri. La lady sua madre accanto a lui accompagnò una ciocca di capelli dietro l’orecchio, sorridendo timidamente. Passarono cavalcando la Tomba del Re senza nome, la cui cripta celava chissà ancora quanti misteri ormai cantati solo dai menestrelli. Una farfalla dai colori sgargianti si posò sulla mano coperta di acciaio di Robb.

Quarto e quinto libro: Tyrion si era svegliato con uno strano formicolìo alla gamba. Aveva svuotato la caraffa ma si era dimenticato di farlo col proprio pitale. Riversò il contenuto del proprio stomaco sul pavimento. Un tempo si sarebbe vergognato di un simile atteggiamento ma ora le parole del Lord suo padre continuavano a tormentarlo. Dove vanno le puttane una volta morte? Già bella domanda, chissà dove vanno. Raccolse un fungo velenoso per inserirlo negli stivali, sotto la pianta del piede. Alla bisogna non lo avrebbero trovato vivo. “Dove vanno le puttane”. Vomitò rumorosamente qualcosa che non sapeva di avere mangiato. Sentiva i passi di Varys avvicinarsi. Già, chissà dove andranno le puttane.

Ora, va bene che l’ho scritto in 5 minuti ma questo è solo per far vedere come secondo me viene gestita la narrazione. Nel primo caso abbiamo un personaggio con una storia da raccontare e uno scopo; i dettagli aggiuntivi smorzano la tensione o viceversa la informano, la fomentano. Nel secondo caso non ho effettivamente niente da raccontare, e lo faccio in maniera elegante. Tyrion sta male, si potrebbe riassumere. Tyrion riflette, Tyrion vuole morire per le sue delusioni. Fine, non c’è altro. L’esempio del fungo è proprio tratto dai libri: crede che Illiryo voglia assassinarlo al banchetto e allora se ne intasca uno e lo cita spesso nel suo viaggio ma non lo userà mai. Né per sé né per altri. Ma allora a cosa serviva? A creare tensione, forse, ma in un modo così blando e poco ragionato a basso costo che fa solo incazzare, considerati gli standard precedenti.

La trama di Tyrion essenzialmente è inutile, una perdita di tempo. Svolge un viaggetto alla Huclkeberry Finn sul Mississippi con dei personaggi quaternari inutili, conosce Aegon, conosce il precedente primo cavaliere del padre di Dany, una suora che fa il bagno nuda e basta. Durante il suo viaggio conosce quell’altro personaggio inutile di Penny con Carina Porcellina, una dei due nani esibiti al matrimonio di Joffrey di cui non sentivamo il bisogno e che peraltro ci offre uno spettacolo pietoso perché Tyrion per un istante le vede le tette e pensa anche di farsela. Orribile.

Ciò che la serie migliora, e questo non si può proprio negare, è ciò che i libri ci precludono, ovvero il tanto agognato incontro tra Tyrion e Daenerys che tutti attendevamo. Non vuoi darci la soddisfazione di una guerra? Va bene. Un duello? Neppure. Ma almeno cazzo, cosa ti costa fabbricare una lucente scena in cui metti a confronto due personaggi tra i più amati che si alleano? E’ quello che volevamo vedere da anni, letteralmente, e Martin NON lo fa. Si perde in chiacchiere come suo solito.

La serie, per quanto sbrigativa e poco ragionata, lo fa. Li fa dialogare, li fa interagire, i due hanno un piccolo contrasto e poi finalmente si alleano. E tutto questo senza varie interruzioni stupide! Ma perché Martin non ci arriva a soluzioni così semplici? Non gliene frega un cazzo a nessuno delle Belve di Ottone, di Barba Insanguinata o come si chiama, vogliamo vedere interagire i personaggi con cui abbiamo legato di più!

Daenerys è rovinata. Forse

Per fortuna questa critica non si sente mai. Perché Dany non piace a tutti e la sua trama sottotono non ha fatto né caldo né freddo perché ormai viene vista come una Cersei o una Catelyn solo più protetta dalla narrazione. Be’, cosa possiamo dire? NIENTE. La trama di Dany NON avanza se non nel suo ultimo capitolo. E basta. Non c’è altro da dire. Non succede veramente un cazzo di utile nei libri. Conosce il figlio di Doran, Quentyn, e poi quello muore. I Martell non le portano gli armati per difendere Meereen. Daario viene rapito. Lei viene rapita dai Dothraki. Barristan occupa un paio di capitoli col suo punto di vista risibile in cui sembra ci debba essere un colpo di stato o un assassino da scovare. Niente. Si risolve nel nulla. Meereen è assediata ma lo vedremo poi l’assedio, perché non è l’ora di fare bei libri ancora.

Jon è rovinato

Potremmo concludere questo passaggio con “ma de che“. Ma quando mai.

Jon nel quarto libro si vede appena, nel quinto è sostanzialmente un Tyrion 2.0. Riflette sulla fame, sulla povertà, su come resistere all’inverno ora che ci sono più bocche da sfamare e basta. Jon è tutto qui. Melisandre lo circuisce un po’, Stannis cerca di farselo (amico). Cambia giusto che non uccide Mance sul rogo ma Rattleshirt, il bruto con le ossa addosso, perché faceva tutto parte di un piano (inutile) per mandar Mance e le sue mogli da Ramsay. Senso? Poco. Jon riceve la lettera di Ramsay e la legge senza Sansa. L’unica parte veramente interessante è quando viene finalmente assassinato. Fine. Il resto lo vediamo ora.

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Ollie ti odio!11!!

Ollie è stato un personaggio odiatissimo a causa della scena finale di Jon. Inoltre è un personaggio inventato dallo show, per cui viene visto pure peggio.

Perché lo show ha creato un personaggio simile?

Bisogna tenere a mente sempre alcuni concetti nelle trasposizioni. Ciò che in un libro può essere tradotto in maniera astratta e aeriforme, come l’odio che i confratelli provano per Jon in quel momento, è difficile tradurlo su schermo. Si certo, possiamo farlo vedere mentre lo squadrano male, mentre cercano di aggredirlo, ma Ollie nasce con l’intento di comunicare, tramite attorializzazione in un bambino, il punto di vista dell’uomo comune, ignorante, che bada solo al proprio orticello. Dietro quel bambino, i cui genitori sono stati letteralmente mangiati dai Bruti, si concretizzano anni e anni di guerre e di soprusi che giustamente non possono essere perdonati.

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Ce le dimentichiamo certe scene?

“Ma ha ucciso quel figo di Jon!11”

Questo punto di vista miope è tipico dello spettatore che ragiona di pancia. Qui io non discuto i gusti personali, mi limito a dire che Ollie nasce con il preciso intento di dare un contraltare etico (ed emotivo) alle azioni di pura razionalità di Jon.

-Vogliamo aiutare i nostri ex nemici perché potrebbero poi esserci alleati contro un nemico peggiore

-Sì ma dobbiamo stare fianco a fianco di quelli che si inculano le pecore e che mi hanno mangiato i genitori? Cioè, si fotta l’etica, si fotta il genere umano, se l’assassino che si è stuzzicato i denti col femore di mia sorella deve lottare accanto a me

-Se non lo accetti come facciamo a sopravvivere?

Ripetete questo dialogo per ogni singolo personaggio fittizio che ha combattuto una guerra e che ora si ritrova costretto, volente o nolente, a fare finta di niente. Provate a sostituire i bruti coi nazisti, coi fascisti, poi venitemi a dire che Ollie è un cretino che non capisce le cose. Trovo anzi che sia un personaggio, nella sua ignoranza, umano oltre ogni limite e soprattutto una forte caratterizzazione di ciò che è il pensiero di tutti. E’ lui a dare il colpo al cuore a Jon, proprio a significare che Jon, facendo del suo meglio, è stato rifiutato dagli uomini che aveva giurato di proteggere. Una scelta molto più intensa ed emotiva di quella compiuta nel libro dove, a parte alcune cose identiche, non si capisce che cazzo stia succedendo.

Hanno rovinato Jaime e il suo PROFONDO rapporto con Cersei! 

Anche questo non è vero. Lo show ha semplicemente tagliato molti momenti superflui anche per via degli spostamenti tra personaggi. Nei libri, mentre Jaime è nelle terre dei fiumi ad espugnare Delta delle Acque, riceve una lettera di Cersei nella quale lei chiede protezione e gli dice di amarlo ma lui la getta nel fuoco ben sapendo che si è scopata Lancel e chissà quanti altri. Per arrivare a questo passaggio si è fatto una passeggiata enorme incontrando proprio Lancel e perdendo anche lui come il fratello ore e ore a rimuginare su sto fatto che per qualcuno è di una profondità abissale, per me ancora una volta nasconde una mancanza di contenuti. Mi sta bene il monologo interiore di un personaggio, non mi sta bene quando ogni singolo capitolo sembra essere incentrato solo su quel monologo, dimenticandosi che esiste un mondo da narrare ancora. E che quando questo è possibile non viene fatto, come abbiamo già visto.

La presa del castello è pressoché identica anche se ne parleremo meglio nella stagione successiva.

E il resto? E’ sostanzialmente identico. I due gemelli tornano insieme, si amano, e si instaura un rapporto problematico alla fine del quale Jaime capisce e si ravvede. Quindi non è stato rovinato nulla, hanno come al solito spostato alcuni dialoghi e avvenimenti ma il grosso c’è.

Hanno rovinato i Greyjoy!!1!!!

Questa l’ho sentita per davvero, e sinceramente mi fa sorridere. Davvero qualcuno sembra fregarsene di questa casata? Per carità, alzo le mani. Però anche qui, andiamo a vedere un secondo cosa succede.

La storia di Theon/Reek è stata completamente segata, e per fortuna è stata ripresa nello show. Il padre muore fuori campo, forse ad opera di Euron, forse no, chi lo sa. Gran parte degli avvenimenti sembra capitare fuori campo ed è una cosa che sinceramente apprezzo poco. Asha/Yara si trova nel quarto libro in qualche capitolo inutile a cercare sostegno da uno Zio sinceramente dimenticabile chiamato “il lettore“, custode di “Diecitorri“, una magione che poteva anche essere interessante ma che ormai nella storia già satura di casate, personaggi e castelli non serve davvero a niente. Forse non lo rivedremo neanche più.  A Deepwood Motte Yara/Asha viene stuprata da un personaggio minore per la libido di Martin e del lettore che, lo capisco, si addormenta con tutta questa fuffa e combatte, perdendo, contro gli uomini di Stannis vestiti da abeti.

A questo punto viene catturata da Stannis e c’è un lungo passaggio durante il quale sembra che debba essere sacrificata, poi boh chi lo sa. Suppongo che alla fine riuscirà a scappare insieme a Reek e i fili torneranno a intrecciarsi, ma sostanzialmente è tutto qua.

Nei libri l’Acclamazione di Re, che abbiamo visto comunque nello show, è solo più estesa. Ma estesa come? Prima di Euron ci sono altri pretendenti che altro non sono che personaggi visti per la prima volta di cui a nessuno frega niente. C’è un anziano dal retaggio pompato, un grassone che gira sullo scudo come in Asterix e Obelix e gente in generale che non rivedremo più su cui è stato investito davvero troppo tempo. Una enorme perdita di tempo scritta “bene”, come tutti e due gli ultimi libri.

Non sto dicendo che ogni personaggio secondario sia un male, solo che il problema di Martin è questo: ha sviluppato male alcune sottotrame, ha rinunciato a troppi personaggi importanti e non ne ha sviluppati bene alcuni in certe parti del mondo, come Dorne e le Isole di Ferro, così quando li introduce pare di essere tornati al primissimo libro, in cui era già più accettabile leggere tutti questi nomignoli inutili. Ma anche lì, nei primi tre libri è interessante scoprire chi sono lord e lady minori, alfieri e disertori di ogni casata maggiore. Andare avanti nella storia fino alle Nozze Rosse per poi tornare a parlare di altre casate terziarie a me dà l’idea di voler perdere tempo. Sono personaggi di cui non gliene frega una mazza a nessuno, mai visti né sentiti, alcuni neanche li rivedremo più, non hanno carisma (e comparendo così poco come fanno ad averne?) e il bello è che gli ultimi libri sono costruiti COMPLETAMENTE intorno a queste inutilità, mettendo da parte i personaggi principali che rimangono immobili o persi nei loro pensieri, oppure a girare in tondo come Brienne per non risolvere assolutamente nulla.

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“Togliti i vestiti. Dobbiamo stuprare i fan”

Hanno rovinato la storyline di Sansa!11!!

Questa è un’altra di quelle che mi fa ridere. Davvero? Rovinata? L’hanno di molto migliorata. Nei libri Ramsay sposa Jeyne Poole, l’amica di Sansa che nello show per fortuna non abbiamo mai visto perché è essenzialmente inutile. Serve a fare nome, serve a fare volume, e la chiamano “Arya” perché tanto nessuno si ricorda più che volto abbia Arya. Theon la incontra poi a Grande Inverno e per riscattarsi la vorrebbe salvare. In tutto questo Sansa è con Ditocorto a complottare.

Vediamo ora cosa abbiamo avuto. Un personaggio completamente senza senso in meno. Un personaggio primario che sposa un antagonista, in puro vecchio stile Trono di Spade, e viene stuprato. Theon che non si riscatta con un “parente secondario” ma proprio con Sansa, il culmine degli Stark, un vero Stark. Non con un doppione.

Bisogna essere dei fanboy o degli idioti per non capire –e ricordate che non sto contestando i vostri gusti, ma allora cosa seguite questa storia a fare?– che questa linea narrativa ha almeno dieci volte più potenziale e portata emotiva di quanta non ne abbia quella cartacea, spenta come un tizzone nella cenere. Nel quarto libro peraltro è un tripudio di nomi e nomignoli di altri eredi alla Valle di Arryn che Ditocorto snocciola a Sansa, per farle credere che alla morte di Robin si scatenerà il rissone. Bah. E dico solo questo.

Vedere Sansa stuprata ovviamente è terribile, non è una cosa socialmente accettabile ma è una cosa narrativamente stupefacente. Hanno messo in gioco un personaggio importante (per alcuni inutile, quindi ora che ha un ruolo se ne lamentano pure), che col suo nome permette di evitare sotterfugi vari e scambi di persona. Lo hanno “rovinato”, perché Sansa quella verginità se la portava da 45 episodi ed è un impatto emotivo violentissimo. E’ proprio ciò che ci si aspetta dal Trono di Spade. O dobbiamo lamentarci perché sono morti Drogo, Ned, Robb, e poverini non dovevano?

Anche questo lo ritengo un enorme miglioramento non da poco.

Ma la stessa Sophie, interprete di Sansa, dice che hanno rovinato il suo personaggio

Questo l’ho sentito da una fangirl che parlava di fantomatici like a commenti contro quella scena su Instagram, quindi attendibilità pari a zero.

La verità è l’opposto, Sophie ha capito il senso di tutto ciò e ne ha parlato qui.

Si tratta di un messaggio davvero potente il fatto che abbia vissuto tutte queste cose e ne sia uscita. Ha usato tutto quello che ha imparato fino a questo momento a proprio vantaggio. Ha sopportato così tanto orrore ed è stata davvero prigioniera, stagione dopo stagione. Ha preso tutto questo e ora è diventata più forte.
La mia storia in un certo senso riflette quello che sta accadendo nella vita reale, in ogni settore professionale. Il modo in cui tutte queste donne che hanno affrontato un tale orrore e oppressione e ora lottano contro i colpevoli di quanto hanno subito è davvero interessante. Penso che sia il motivo per cui mi sento così vicina al movimento #MeToo. Non solo perché sono una donna e ovviamente una femminista, ma anche grazie al personaggio.

Penso che in generale molti fan abbiano un problema a distinguere tra realtà e fantasia, come dimostrano gli insulti sul profilo Instagram di Carice, l’attrice che interpreta Melisandre, o gli insulti all’Orfana e addirittura Ed Sheeran, reo di aver cantato una canzone rubando tempo prezioso allo show senza “mascherarsi” troppo nel suo ruolo. Trovate la notizia qui.

Questo mi spinge ad affrontare il discorso parlando di un altro enorme problema: il rogo di Shireen.

NON PUOI ESSERE A FAVORE DI QUESTO SCEMPIO, E’ UNO STUPRO DEI PERSONAGGI, SONO TUTTI OVER CHARACTER, STANNIS DICE CHE SUA FIGLIA DEVE REGNARE SUL TRONO, NON LA SACRIFICHEREBBE MAI, CHE STRONZATA E’ SACRIFICARE UNA FIGLIA PER NIENTE? NEI LIBRI NON SUCCEDERA MAI UNA COSA SIMILE

La gente sbrocca male a sentire parlare di questa storia. Andiamo con ordine:

Cosa ne pensa l’autore stesso, Martin? Qui la fonte.

“Permettetemi di ribadire quello che ho detto prima.
Quanti bambini aveva Rossella O’Hara? Tre nel romanzo. Uno nel film. Nessuno nella vita reale: era un personaggio immaginario, non è mai esistita. Lo show è lo show, i libri sono i libri; due diverse narrazioni della stessa storia.
Ci sono state differenze tra i romanzi e la serie televisiva dal primo episodio della prima stagione. E per tutto questo tempo, ho parlato dell’effetto farfalla. Piccoli cambiamenti portano a grandi cambiamenti che portano ad enormi cambiamenti. La HBO ha fatto più di 40 ore per realizzare un compito impossibile e impegnativo, adattare i miei lunghi (estremamente) e complessi (eccessivamente) romanzi, con i loro strati di trame e sottotrame, i loro colpi di scena e le contraddizioni e gli inaffidabili narratori, con cambi del punto di vista e le ambiguità, e un cast di centinaia di personaggi.
Ci sono state raramente delle serie TV così fedeli al materiale originale, in linea di massima (se avete dei dubbi che, parlate con i fan di Harry Dresden, o i lettori dei romanzi di Sookie Stackhouse, o i fan dei fumetti di The Walking Dead)… ma più a lungo va avanti lo show, più grandi diventano le farfalle. E ora abbiamo raggiunto il punto in cui il battito d’ali delle farfalle sta provocando delle tempeste, come quella che sta attualmente inghiottendo la mia email.
Prosa e la televisione hanno diversi punti di forza, diverse debolezze, diverse esigenze.
David e Dan e Bryan e la HBO stanno cercando di fare la miglior serie televisiva che possono.
E qui io sto cercando di scrivere i migliori romanzi che posso.
E sì, sempre di più, si differenziano. Due strade divergenti nel buio del bosco, suppongo… ma tutti noi siamo ancora intenzionati ad arrivare nello stesso luogo alla fine“.

L’idea di bruciare Shireen viene dallo stesso Martin, cito D&D:

“Quando George per la prima volta ce l’ha detto, è stato uno di questi momenti in cui mi ricordo di aver guardato Dan. Ero ‘Oh, è così orribile e così delizioso dal punto di vista della storia‘. Perché tutto si chiude. Dal’linizio, dalla prima volta che abbiamo visto Stannis e Melisandre, stavano bruciando vive le persone sulla spieggia di Dragonstone, e siamo arrivati a questo. Si è parlato molto del sangue del re, e del potere del sangue del re, e tutto porta alla fine al sacrificio di Shireen”.

Quindi abbiamo già tagliato la testa al toro al 90% delle stronzate che si sentono sempre da gente confusa che non segue bene questo mondo complesso e sfaccettato.

La morte di Shireen è voluta, desiderata e agognata tanto quanto quelle di Ned, Drogo, Oberyn e compagnia cantante. Cosa dovrebbe significare la difesa d’ufficio che tutti usano “eh ma in un passaggio Stannis dice che la metterà sul Trono se lui dovesse morire, non lo farebbe mai!

Ma siete scemi? Lo sapete che è tutta narrazione mimetica preparatoria per creare enfasi in una scelta drammatica successiva? Se dovessimo dare dell’incoerente a Martin allora dovremmo fargli notare che Ditocorto assicura di aiutare Ned, non di tradirlo. Oh no, personaggio stuprato!

E che dire di Drogo? Aveva promesso di portare Daenerys al Trono, di attraversare il mare e di conquistare il mondo e poi? Personaggio stuprato!1111123

Oberyn era così ganzo, sembrava doversi vendicare della Montagna e di Tywin e poi?

> PERSONAGGIO STURATO <

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“Mi sta dicendo che hanno Sturat…strupat…”

La gente ancora non ha capito che gli showrunner creano sì determinate sequenze e le manipolano in un certo modo, ma non creano la storia, quell’ossatura viene da Martin stesso che ha dato loro indicazioni su un foglio ben protetto. Gli snodi sono quelli: Shireen muore bruciata dal padre, Margaery muore al Tempio di Baelor, Jon resuscita con Melisandre, ecc. Poi potete mettere in quella scena 11 candele invece di 60, potete fare l’arrosto di piccione o il pasticcio di scrofa, non cambia un cazzo. Gli snodi sono decisi da Martin. Ecco un’altra fonte.

Cito:

Il primo snodo narrativo riguarda il sacrificio offerto da Stannis Baratheon a R’hllor, vale a dire l’uccisione della figlia Shireen per ingraziarsi il Dio della Luce nella speranza di vincere la guerra contro i Bolton. […]
Il secondo momento shock riguarda, invece, le rivelazioni su Hodor e il vero significato che si nasconde dietro il suo nome. Sembra che Martin abbia stabilito tutti questi dettagli sin dal primo ingresso del personaggio nella saga.[…]
Infine, il terzo e ultimo momento ha a che vedere con il finale della stagione 6 basata sul sesto libro della saga, The Winds Of Winter, che Martin sta ancora scrivendo. Al momento non è stata neppure ufficializzata la data di uscita del romanzo.

Inoltre, gli showrunner hanno aggiunto:

Poco prima che iniziasse la sesta stagione, i due sceneggiatori hanno chiarito che la serie non avrebbe anticipato gli avvenimenti contenuti nel sesto libro di Martin. Pur ammettendo l’esistenza di punti di contatto tra i due racconti epici, hanno sottolineato che gli avvenimenti della serie sono differenti da quelli raccontati nel libro.
O almeno questo è ciò che sperano i lettori.
Benioff ha spiegato che alcuni elementi chiave sono identici, ma sono comunque pochi in confronto agli elementi che differiscono. Secondo lo sceneggiatore, i fan che leggeranno il libro dopo aver guardato la serie resteranno molto sorpresi.

Chiaramente qua in mezzo credo ci siano un po’ di balle. Non è che se Martin decide la morte di un personaggio come Margaery questi la facciano vivere e viceversa. O se mette Dany sul trono, loro invece mettano Jon Snow. Gli avvenimenti importanti ci sono tutti, vengono dalla mente dell’autore, e gli altri due rimpolpano un po’ le scene, ma credere che libri e show saranno due cose distinte, come la stanno proponendo alla HBO, è falso e solo un modo per non rovinare la piazza a Martin se e quando farà uscire i libri.

Quella del “sono due storie diverse” è diventata una versione di comodo, pure troppo, che mette d’accordo tutti. Gli showrunner vendono la loro serie senza critiche di eresia, l’autore vende i suoi libri anche se sono già spoilerati, e i fan non si sentono presi in giro dai cambiamenti di uno e dai tradimenti spoilerosi dell’altro.

Ma ragazzi, è una sciocchezza, una menzogna a cui scegliete di credere e lo sapete benissimo. Martin stesso ha rivelato che Shireen morirà bruciata dal padre, a variare magari sarà il contorno. Ci saranno tutti i loro sgherri secondari, gente che si muove e gente che piange, magari Melisandre sarà diversa, ma quello succederà, fine. Punto.

La battaglia dei bastardi, l’identità di Jon, sono tutte cose che ci sono state spoilerate e lo dobbiamo accettare. Le uniche differenze saranno minori e riguarderanno tutti quei personaggi macchietta come Carina Porcellina, o quel tizio di colore che dice di avere sangue Targaryen (mi sfugge il nome tanto era utile), o ancora la relazione tra Verme Grigio e Missandei, FON DA MEN TA LE per la storia.

Quindi, cuore in pace, purtroppo va così. Avremo libri a metà spoilerati o riempiti di fuffa per farli sembrare diversi, con snodi identici.

Poi ci sono ancora altre sciocchezze che la gente confonde tra piano della narrazione e piano della finzione: Stannis non ha bruciato sua figlia per NIENTE, l’ha fatta bruciare perché aveva sangue di Re, che per Melisandre è un mezzo magico potentissimo così come lo fu la prima volta con il sangue di Gendry/Edric Storm o con l’ombra da lei generata. Uccidere Shireen serviva a far sciogliere il gelo che bloccava l’esercito di Stannis, o sarebbero morti tutti quanti senza averci neanche provato.

Ma sono morti tutti, è servito a nulla alla fine. 

Geniale modo di vedere. Un po’ come dire: tanto si deve morire fra una decina scarsa di anni, quindi perché ora dovrei fare del moto o mangiare bene?

Mi sembra di interloquire con dei marmocchi di 30 anni quando spiego queste cose ai vari fan esagitati del trono, motivo per cui mi trovate davvero incattivito, e mi spiace. Credo di aver spiegato tutto ciò che c’era da spiegare. Alcuni mi hanno addirittura detto, dopo che ho mostrato loro le stesse parole dell’autore: Eh ma non mi fido, non può essere, Martin non sa più come usare i suoi personaggi.

Mi arrendo e alzo le mani, sapete meglio voi dell’autore queste cose, andiamo avanti.

Hardhome è inventata!

La sequenza di battaglia ad Hardhome è stata inventata, e meno male oserei dire, perché è stata una gran bella sequenza che ha aggiunto pepe a una narrazione stantia priva di nerbo. Nei libri il tutto si riduce ad una lettera che un comandante dei Guardiani scrive a Jon velocemente, spiegandogli che ci sono cose “morte sott’acqua”. Insomma il tutto si risolve in un puro nulla anticlimatico, ancora una volta. Nei libri è come se Martin fosse incapace di inventarsi delle battaglie un minimo emozionanti per tenere in piedi la curiosità dello spettatore, ed è invece ciò che hanno capito gli showrunner, narratologicamente più maturi e consoni a questo tipo di storia.

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Hanno inventato alcune cose e alcuni personaggi? Può essere. Chissene. Hanno anche tirato fuori un personaggio, il gigante, che è poi comunque servito nella Battaglia dei Bastardi, quindi tanto di guadagnato. Se dobbiamo arrivare allo stesso risultato preferisco il percorso più intrigante, intrecciato meglio e con più pathos. Inutile dire che nei libri rasenti lo zero.

Credo non ci sia molto altro da aggiungere, o rimarrei a parlarne per ore. Concludendo quindi cosa si può dire? La quinta stagione è molto sotto tono, oserei dire la peggiore dopo la settima, ma questo non è da attribuire, come erroneamente si pensa, agli showrunner, quanto ad un materiale di partenza scadente, scomposto, disomogeneo, disorganizzato e sfilacciato pieno di fuffa. Non avete visto gran parte dei personaggi perché sono inutili o fanno cose inutili, creano poca atmosfera in generale e rimangono il tempo di una scena. Ditemi se è il caso di impiegare attori e mezzi (e soldi) per gente che compare così poco e fa così poco.

Altre cose invece sono dei veri e propri miglioramenti nello show, proprio come il matrimonio di Sansa, la morte di Shireen e Hardhome.

Dal prossimo articolo le cose cambiano perché il sesto libro non è ancora uscito.

Stagione 1

Stagione 2

Stagione 3

Stagione 4

Stagione 6

Stagione 7

Stagione 8

 

 

Le polemiche sul Trono di Spade (stg.4)

 

Veniamo a quella che è la stagione più “carica” di risvolti e di intrecci, complessa ma meravigliosa. La terza e la quarta stagione sono essenzialmente il terzo libro diviso in parte uno e parte due, quindi bisogna tener bene a mente che alcune cose sono spostate di posto ma in generale ci sono lo stesso.

Direi di analizzare alcune delle scene più interessanti, quelle aggiuntive o che in qualche modo apportano delle differenze.

Oberyn è parzialmente diverso

Oberyn è un personaggio che viene notevolmente approfondito rispetto ai libri, non solo per la magistrale interpretazione di Pedro Pascal ma anche grazie a una generale ricostruzione dei suoi dialoghi. Ad esempio nel terzo libro rivela a Tyrion l’episodio in cui la sorella Cersei lo denuda da neonato per strizzargli il pene durante il loro primissimo incontro, mentre nella serie hanno scelto di usare questo dialogo quando Tyrion è nelle segrete, per aumentare la suspance della situazione. Oberyn inoltre viene presentato con una summa delle caratteristiche principali: bisex, guerriero, focoso, vendicativo, pericoloso. E dove? In un bordello, luogo a lui congeniale, contro dei Lannister.

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Viene dunque presentato come un personaggio positivo che danneggia i “danneggiatori” della storia, un personaggio per cui tifare insomma

Altro “spostamento” importante è il ruolo del Mastino che fin dal primo episodio dello show si ritrova a uccidere (la scena del pollo, ricordate?) gli uomini che nel libro, verso la fine, lo feriscono gravemente. Motivo per cui Arya lo abbandonerà. Ci torniamo dopo, comunque.

Ramsay e Reek sono “diversi”

Anche il personaggio di Ramsay ha molto più spazio e questo è un bene perché nel quinto libro ricomparirà insieme a Reek, quindi a storia molto inoltrata, con dei tempi ristretti per conoscerlo. Infatti nel libro scopriamo dei frammenti su di lui: gente che ha torturato fino alla fame o gente che ha scuoiato brutalmente. Trovo sia molto più efficace dare visibilità al legame che unisce lui e Reek

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Anche al personaggio di Melisandre, molto castrato nella narrazione cartacea (visto che per ora ha avuto solo 1 capitolo in prima persona), si dona una scena di dialogo insieme  a Shireen per prefigurare ciò che accadrà più avanti.

Il matrimonio di Joffrey nel terzo libro è molto più discorsivo e pieno di nomi, incentrato sui vari presenti (metà dei quali comunque scarsamente utili, presenti solo per far numero, come i vari menestrelli, blocco di burro e altri ancora). La cosa più simpatica è stata scambiare i due nani che lottano su un cane e su una scrofa con questi

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che hanno imbastito uno spettacolo di gran lunga più complesso e divertente e che ci permettono di sbarazzarci dell’inutilità fatta a persona che sarà Carina Porcellina.

Una cosa invece presente nei libri e che è stata rimossa nello show è il sogno persistente di Arya (e anche di Jon, in verità) che si trasforma in lupo. Sono linee di lettura che vengono date per rendere i personaggi molto più lupeschi, magici e misteriosi di quanto non siano. Credo che abbiano rimosso queste isotopie perché si sono accorti che oltre a creare atmosfera facevano poco. Arya nel corpo di un lupo scopre il cadavere della madre assassinato, e questo si ricollega con il personaggio di Lady Stoneheart, anch’esso rimosso.

La GRAVE GRAVISSIMA (sic!) mancanza di Lady Stoneheart

Vorrei ribadire una cosa qui, visto che le polemiche sono state parecchie. In base a quanto ho potuto vedere e leggere Lady Stoneheart è un personaggio parecchio inutile che sembra fungere da filler più che altro. La vediamo alla fine del terzo libro vendicarsi di Petyr Foruncolo, un Frey di cui a nessuno frega niente, la vediamo nella fratellanza grazie al sacrificio di Dondarrion e la sua scintilla magica, e poi la vediamo nel quinto libro che cerca di impiccare Brienne la quale gli porta poi Jaime. Fine. Considerato che i personaggi sono ancora vivi nello show credo che questo sarà semplicemente un vicolo cieco, un modo per far tornare in vita un personaggio in grado di vendicarsi per dare speranze al lettore ma che terminerà nel nulla più assoluto. Ovviamente finché non escono i libri sono solo supposizioni.

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Le scene di Arya e del Mastino nascono in buona parte come intermezzi comici senza disdegnare la serietà di lui quando parla del proprio codice etico, un pezzo alla volta. Nello show è stata aggiunta questa scena che non è vitale (“devi pregare tutti e 7 i tuoi merdosi dei?“) ma fa sorridere e aiuta a legare meglio con i due personaggi. Nel libro, poi, il Mastino si troverà a conficcare il pugnale nel cuore di un soldato presente alle Nozze Rosse, sottoposto di Marq Piper, mentre nello show con qualche lieve differenza si ripeterà la stessa scena, seguita dall’attacco di Rorge e Mordente, che nel quarto libro se la vedono invece con Brienne.

Daario, come avevamo visto, sostituisce Belwas il forte, un personaggio a dir poco inutile. Le loro scene secondo me si equivalgono: Daario sbeffeggia l’avversario e lo uccide velocemente, Belwas si lascia ferire, uccide l’uomo, e poi si mette a defecare davanti alle porte della città. Con la differenza che Daario sarà molto più presente, ed era importante sfruttarlo meglio.

Baby estranei?

Baby

Alla fine del quarto episodio troviamo questa scena. Qualcuno si è stupito, qualcuno l’ha trovata spoiler, in generale la gente era confusa. Per quel che mi riguarda, trovo che sia molto più funzionale cominciare a dare informazioni (anche se frammentarie o contraddittorie con ciò che sappiamo attualmente) su quello che plausibilmente sarà uno dei nemici finali. Nel libro effettivamente, a parte alcuni racconti, non sappiamo quasi nulla. Non ne sono sicuro ma credo che “Re della Notte” non sia citato neanche una volta, ma potrei sbagliarmi. Queste aggiunte nello show sono importantissime, prefigurano una minaccia incombente che nei libri si sente appena.

Oberyn

Come dicevo all’inizio, mi piace il lavoro che è stato fatto su Oberyn, un personaggio presentato come guerriero, vendicativo e forse sadico ma che non disdegna la letteratura, le belle arti e l’amore. Non si può proprio dire nulla, Oberyn è stato approfondito sotto molteplici aspetti per “caricarlo” e caricare lo spettatore di aspettative. Anche le parole che si scambia con Cersei su Myrcella le ho trovate molto interessanti.

Le parti di Sansa a parte pochissime variazioni (nei libri vediamo la casa di Ditocorto, e Lysa rivela una sottotrama che riguardava un veleno datole dal padre per farla abortire) credo sia tutto al proprio posto.

Uccidere i ribelli è stato un miglioramento dello show

Arriviamo così al finale del quinto episodio che, secondo me, migliora di molto la narrazione generale. Nei libri Martin pare essersi completamente dimenticato degli assassini rimasti al castello di Craster che hanno brutalmente assassinato il comandante Mormont e stuprato le figlie. Questi non sono stati puniti (ad esempio dal gelo, dalla fame, dagli estranei), sono stati semplicemente dimenticati da tutti i discorsi. Non vengono neanche più citati e si fanno la bella vita. Fine.

L’ho sempre trovata una enorme mancanza e quasi un buco narrativo nei libri, cosa che per fortuna è stata riscattata nello show con una scusa. I disertori potrebbero essere catturati da Mance Rayder e fornire informazioni (anche se come scusa tiene pochissimo, quando hai un esercito di centomila uomini pronti a dare battaglia).

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Non manca Locke Bolton, personaggio che sostituisce il Caprone dei Guitti Sanguinari

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Vi è un intreccio con Bran e compari

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Vi è un duello finale col cattivo sadico di turno e finisce nel sangue

Spendiamo due parole su queste scene. Si potrebbe obiettare che il mondo di Martin è un mondo dark, oscuro, maturo, e dove non vincono i giusti. Si potrebbe sostenere che se ne sia “dimenticato” perché a volte i cattivi vincono.

Però vorrei ricordare che il leitmotiv della narrazione è proprio “Valar Morghulis“, ovvero che tutti gli uomini devono morire (e servire). Quindi più volte abbiamo visto vincere il male, talvolta il bene, e poi li abbiamo visti puniti entrambi. A volte vince uno, a volte l’altro, la storia è fatta così. Ma tutti muoiono. Chi sul cesso, chi in battaglia, chi di ferite necrotizzate. Il Trono di spade è questo, e lasciare questa marmaglia semplicemente libera di fare ciò che vuole, senza due righe di spiegazione, scopre il fianco a delle critiche. Insomma, Martin si dimostra attentissimo alla sua politica fantasy e discute delle minuzie di questa o quella casata che potrebbe vendicarsi per uno sgarro, e poi lascia a piede libero personaggi che effettivamente, se catturati, potrebbero rivelare preziose informazioni.

Lo show ha migliorato di molto questa parte perché:

– Risolve effettivamente un punto non spiegato

-Lo spettacolarizza, e questo non è un male se aggiunge del pepe servito bene

-Intreccia meglio le storie di Jon e di Bran, utilizza Hodor

-Dà un senso a Locke Bolton. Nei libri il suo corrispettivo è ucciso fuori campo

-La scena finale in cui bruciano la casa di Craster e le donne sono libere non è solo pura catarsi ma una ben delineata scelta con cui si mostrano donne forti che tentano di resistere a ciò che hanno subito

Una narrazione matura, profonda, che non disdegna lo spettacolo né la riflessione.

Si prosegue con il sesto episodio in cui abbiamo delle ottime aggiunte

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Davos e la sua retorica sono spaziali. Stannis costretto a mendicare è una scena imperdibile

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Yara/Asha cerca di salvare il fratello da Forte Terrore

Trovo che queste due scene impreziosiscano di molto il materiale. Davos è un maestro di retorica, lo vedremo più avanti, ed è sempre spettacolare farlo esibire. Asha è un personaggio ambiguo, non si capisce quanto tenga al fratello. Posso capire che il padre non muova un dito per salvare Theon ma ho sempre trovato comunque molto strana la scelta di non far agire del tutto i Greyjoy. Qui vediamo che almeno lei ci prova, e vediamo lui che non tenta neanche di fuggire a causa del lavaggio del cervello. Scena a “basso costo” senza infamia e senza lode ma che connota in modo diverso alcuni personaggi.

Addirittura Varys viene migliorato

Quel che invece merita più di due righe è questa scena qui: un dialogo tra Oberyn e Varys

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Oberyn rivela la sua passione per il viaggio e la scoperta. Non vuole essere come “tutti”

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Dopo alcune schermaglie dialettiche, Varys rivela di non seguire “piaceri personali”, considerato cosa fanno alle persone. E’ così libero di perseguire più alti scopi

Il dialogo in questione, inedito, non serve solo a caratterizzare ulteriormente Oberyn come intellettuale e viaggiatore ma in primo luogo Varys, con un nuovo interlocutore, come un qualcuno che non vuole né ragazzi né ragazze, disinteressato al piacere personale. Quasi un asceta, totalmente devoto al Regno, a differenza di Ditocorto che vede nel Potere solo un mezzo efficace.

Si migliora anche Melisandre. E non riguarda il nudo per una volta

Per quanto concerne il settimo episodio vorrei sottolineare ancora una volta un dialogo con Melisandre e Selyse, importante perché vediamo la regina titubare al corpo della strega rossa, e scopriamo il pensiero delle due su un tema comune: la menzogna e l’inganno, a metà tra ciò che riguarda la storia generale e ciò che riguarda il rapporto di Melisandre con Stannis

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Peraltro abbiamo potuto constatare che senza collana addosso quest’immagine contiene un errore. Segno che non avevano ancora una visione globale. Martin non ci ha fatto caso? 

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Prende la torcia solo per fare il figo, ed effettivamente lo è

Oberyn, come dicevo all’inizio, si propone come campione di Tyrion. La differenza sostanziale è che prima di arrivarci nei libri parla di politica: Myrcella a Dorne sarebbe considerata regina, con la dipartita di Joffrey. Propone colpi di stato e macchinazioni. Nello show propone la storiella di quanto era piccolo. Non vedo grossi cambiamenti, mi sembrano equivalenti nella sostanza. Come sempre lo show tende a privilegiare i discorsi etici e/o emotivi rispetto a quelli politici.

L’ottavo episodio si apre con una scena che rende molto più “buona” Ygritte. Motivo per cui forse dovremmo tenere per lei nell’episodio a venire. Infatti nello show si vede che hanno puntato moltissimo su di lei e sul rapporto con Jon

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“Per ora uccidiamo solo le comparse, vai tra”

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Un altro dialogo inedito che approfondisce i legami è quello tra Ramsay e Roose Bolton, quando quest’ultimo lo nomina legittimo erede della propria casata. Prima di farlo ci elargisce un discorso pomposo sul Nord, su quanto sia grande (più degli altri regni messi insieme, e lui ne è il protettore), che contribuisce in una certa misura ad approfondire i due e il loro legame padre-figlio interessato ma anche a scatenare una certa risposta emotiva, considerato che questi sono elementi “negativi” che hanno sottratto il ruolo a personaggi “positivi”. Un’aggiunta non da poco.

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Questa scena non è vitale ma la risata di Arya trovo che sia una simpatica aggiunta metatestuale voluta proprio per rimarcare una cosa di cui ci siamo accorti tutti e che sembra effettivamente da ridere: ogni parente di Arya crepa male. E crepa proprio quando serve. Non si può far altro che ridere.

L’episodio 9 migliora di molto il poco pathos presente nei libri

L’Episodio nove riguarda la guerra alla barriera. Ho anche visto critiche pesanti e non me ne capacito, sinceramente. Analizziamo quali sono le differenze, comunque:

Nel libro questa guerra è sostanzialmente divisa in due, in un capitolo i Corvi affrontano Ygritte, Tormund e altri bruti al di qua della Barriera, nei capitoli successivi affrontano Mance Rayder e il suo esercito al di là. La scena è costruita in modo molto poco interessante secondo me, l’autore inserisce personaggi terziari che non vedremo più come Zei la prostituta di città della talpa, NON sfrutta Pyp e Grenn, utilizza invece Donal Noye e altri confratelli poco considerati.

La morte di Ygritte è un enigma, quasi un anticlimax: viene ritrovata quasi morta a posteriori, e Jon è in dubbio, non capisce se è stato lui in persona a provocarne la morte. Lei ha giusto il tempo di ripetergli la classica frase “Tu non sai niente

Anche lo scontro alla Barriera è qualcosa di molto sottotono, non ho mai avvertito vera tensione e la morte del fabbro sinceramente non mi ha smosso di mezzo millimetro.

Veniamo invece allo show: oltre a dei virtuosismi tecnici (spiegati nel making of, che vi consiglio caldamente) stupefacenti, assistiamo all’unione dei due capitoli con un attacco combinato al di qua e al di là della Barriera con in mezzo i corvi. Hanno aggiunto le scene degli arpioni, dei mammuth, dei giganti, dello scontro di Sam con un Thenn e il tutto scorre liscio in 50 minuti di narrazione mantenendo altissima la tensione. Sembra che la Barriera debba cedere da un momento all’altro a causa della precarietà dei pochi corvi rimasti. Alliser Thorne viene ferito, Pyp viene ucciso in malo modo da Ygritte, Grenn muore eroicamente difendendo l’accesso da un gigante. I personaggi quindi hanno più interazione, sono usati in maniera più intelligente. La stessa Ygritte perde la vita a causa di Ollie, un personaggio che vedremo meglio nel prossimo articolo, in una scena che punta a massimizzare la tensione tra i due ma anche a presentarci la bruta sotto una diversa luce. Ne era davvero innamorata e nello show ha molte più sfaccettature e scene degne di nota che ne facciano risaltare il personaggio. Hanno usato (credo per la prima volta, non ne sono sicuro) lo slow motion quando lei muore tra le braccia di lui

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Magnifico. Una storia d’amore spezzata, un personaggio distrutto, e sullo sfondo la Guerra e la Storia infuriano ancora

Non credo ci sia molto altro da aggiungere. Spettacolo puro che riorganizza in maniera decisamente originale e interessante il materiale di partenza. Veniamo ora al decimo e ultimo episodio.

La parte riguardande i bruti e Mance trovo che sia pressoché identica, non occorre soffermarsi.

Un dialogo con un pg secondario migliora di molto la narrazione anti-schiavista

Arriviamo a quella che è un’aggiunta ENORME, che riorganizza il materiale di partenza e discute lo schiavismo con un occhio critico. Non esiste solo il bene, non esiste solo l’anti-schiavismo puro e semplice

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Questo anziano maestro era rispettato dai figli del padrone, per lui essere schiavo non significava niente perché era trattato bene. Era vestito e nutrito, aveva il rispetto e dava la propria conoscenza in cambio. Abbattere il sistema dello schiavismo, e questo lo sottolineano gli autori, vuole ANCHE dire colpire chi in quel sistema ci viveva, e chi magari lo usava senza sfruttare tutte quelle immagini a cui siamo abituati quando parliamo di negrieri e schiavisti, con la frusta in mano. Ebbene sì, molto spesso parliamo di schiavismo partendo da stereotipi e immagini consolidate, fabbricate da anti-schiavisti, ma in quel mondo qualcuno ci viveva, ci era abituato, ed era schiavo/padrone senza necessariamente arrecare danno a nessuno, magari tenendoci come oggi noi teniamo i nostri animali da compagnia, e che qualcuno magari ci critica di non tenere in libertà. Mutevolezza dei rapporti, della politica, della società. Nei libri di Martin abbiamo una scena simile con un gladiatore che ci rivela che da schiavo, costretto a combattere nelle fosse, mangiava pesce prelibato. Ora, da liberto, mangia da schifo su un pagliericcio.

L’umanità bada alla pancia, al vivere bene, non ai valori come Daenerys, che riflette sulla libertà senza rapportarsi a quelli che sono gli umani veri, con i loro desideri e le loro paure. Chissene frega della libertà se la passi a mangiare merda senza un tetto. Chissene frega dell’etichetta di “schiavo” se qualcuno ti assicura una vita decente ma priva di libertà.

Ovviamente tutto questo è un enorme pensiero che viene colto non subito, non da tutti, ma che hanno scelto di inserire per far maturare il pensiero di Dany sul proprio operato, per farle capire che non esistono valori interamente positivi o negativi ma solo persone. Con i loro bisogni. E subito dopo, la scena dello scheletro carbonizzato si ripropone uguale.

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La scena prima di arrivare al Corvo con tre Occhi la trovo di grande impatto con una sola differenza: la morte di Jojen. E’ difficile parlarne perché nei libri non è ancora chiaro quale sia il suo ruolo, o se la sua morte è stata posticipata a quando assalteranno l’albero. In tal caso avrebbero scelto di far morire i figli della foresta, Hodor ed Estate insieme, e Jojen separatamente, per offrire più momenti di tensione. Una scelta non da poco e che sul piatto della bilancia non sposta quasi nulla. Se tutti devono morire, tanto vale enfatizzare queste morti il meglio possibile.

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Grazie a dio esiste questa scena

Quella tra Brienne e il Mastino è un’aggiunta che ho trovato di fondamentale importanza, e inoltre alza la tensione a livelli epici. Uno scontro in puro stile Trono, tra due personaggi amati, in cui a rimetterci è comunque qualcuno a cui ti sei affezionato.

Nel quarto libro Brienne affronta Rorge e Mordente che le mastica la guancia (?) in un semi-scontro che ho trovato povero di idee ed essenzialmente stereotipato. Durante il suo inutile vagabondare scopre un uomo alto che sembra essersi ravveduto, un possibile richiamo al Mastino, creduto inizialmente morto.

Il Mastino, come abbiamo visto, viene ferito nella scena del “pollo”, in totale anticlimax. Trovo sensato quindi che ci abbiano risparmiato due scene pessime per unirle in uno scontro all’arma bianca tra due colossi di personaggi.

Ho visto polemicotti sterili di ogni tipo e sfumatura, cazzate sullo stile

Ma come fa Brienne ad essere già lì quando prima era a 54864950 kilometri di distanza????

Questa è una critica molto comune quanto per me stupida, è solo polemica per destare lo sguardo da ciò che ci viene mostrato. Tenete bene a mente che durante un episodio voi non vedete scene che si susseguono nel “mondo” del Trono, talvolta capitano ore, giorni, forse mesi tra una scena e l’altra. Noi spettatori le vediamo così per comodità ma per i personaggi queste appaiono di molto staccate tra di loro, talvolta le une in contemporanea alle altre, forse addirittura le scene finali succedono prima di altre, è difficile da dire senza riferimenti temporali ben precisi, che peraltro non esistono neanche nel libro. Ad un certo punto, dalla morte di Ned, qualcuno dice che son passati ANNI, anche perché le stagioni in quel mondo possono durare anni. C’è un tempo, non solo narrativo, differente. Differente inoltre, trattandosi di un fantasy, può essere la costituzione di un cavallo, la sua resistenza, le scorciatoie utilizzate. Tenete a mente quanto sto dicendo anche per la stagione sei e sette, quando verranno criticati Dany e Varys per lo stesso motivo.

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Tysha

Tysha. Abbiamo capito tutti di chi stia parlando, se avete letto i libri. E’ la puttana a cui si riferisce spesso Tyrion, quella che venne fatta stuprare dai soldati di Tywin e a cui Tyrion alla fine diede un dragone d’oro, perché un Lannister vale di più. Tyrion la sposa credendo che sia una prostituta pagata ma Jaime gli rivela alla fine che non lo era affatto, e dunque lei era davvero innamorata di lui. Una storia così densa di significati che sembra uscita da Tarantino. Non si può proprio dire che non sia magnifica.

Nella serie Tysha è stata tagliata e al suo posto hanno messo Shae. Non si può parlare di un miglioramento effettivo sul piano narrativo, però se ne può discutere su un piano visivo. Lo spettatore non lega coi personaggi fuori campo mai apparsi, non si affeziona solo ed esclusivamente alle parole. Puoi prefigurare per mezzo di esse, puoi costruirci su della narrativa (Sauron, Voldemort) ma alla fine li devi mostrare. Tysha, per quanto la sua storia sia buona, non ha alcun legame con noi: non sappiamo che faccia abbia, cosa pensi, dove sia. Shae invece è stata molto più approndita e Tyrion stesso è legato a lei in modo particolare. Non potevano chiaramente imbastire una storia intera su loro due e poi, nel momento più bello, rendere Tyrion il personaggio dei libri (che peraltro in alcune occasioni è molto più ambiguo, come quando è sul talamo nuziale con Sansa).

Non ho altro da aggiungere. La serie da quel che ho potuto mostrarvi cerca dove può di approfondire i personaggi, la loro etica, il loro mondo interiore. Se il libro spiega nei “pensieri” di qualcuno, la serie è limitata ai dialoghi che vediamo a schermo, le informazioni sono ridotte ma ciò non è un male. Non gliene frega niente a nessuno di perdere del nozionismo puro sui Crakehall o sui Fossoway, se ci assicura unitarietà complessiva.

Il punto forte dello show è che mantiene intatte le scene più importanti modificandole di pochissimo, spesso in meglio, riorganizzando il proprio materiale con cura e badando anche un minimo alla spettacolarizzazione in duelli e battaglie.

Stagione 1

Stagione 2

Stagione 3

Stagione 5

Stagione 6

Stagione 7

Stagione 8

Analisi critica: The Witcher Saga (Videogame)

La mia esperienza con The Witcher comincia con il primo romanzo di Sapkowskij, “Il Guardiano degli Innocenti” e il suo Strigo. Ricordo che andava piuttosto di moda all’epoca (quando ancora non avevo sentito dei videogame ad esso dedicati) e decisi di leggerlo. Il seguente articolo tratterà solo dei videogame, e parlerò dei romanzi in altra sede quando avrò il tempo e avrò finito di leggerli, però sul primo due parole le vorrei spendere. Innanzitutto, era una raccolta di episodi abbastanza slegati tra loro uniti poi, mi dicono a posteriori, da una cornice narrativa che inseriva quei racconti in un quadro più ampio. La narrazione episodica in un libro non mi ha mai fatto impazzire perché non mi permetteva di ricreare nella mia mente una storia globale più complessa; riuscivo solo vagamente a capire qualcosa del mondo creato da Sapkowskij e questo non mi piaceva granché. Il personaggio, Geralt, un po’ di carisma lo ha ma non così tanto. Molte volte appare semplicemente un simulacro narrativo situazionale. Dai suoi dialoghi, dalle sue azioni, non traspare in realtà moltissimo del suo pensiero e della sua filosofia: ogni tanto discute con l’amico nano ma per di più io l’ho visto riflettere poco, e troppo spesso in preda ai suoi sentimenti istintivi, nonostante parli poco. La crudezza degli episodi invece mi è piaciuta, chi mi conosce lo sa: adoro il gore, adoro lo splatter, adoro quando una storia smette di fantasticare sui BEI mondi possibili per ricreare il merdoso mondo che viviamo, un po’ come il Trono di Spade, e Il Guardiano degli Innocenti lo faceva abbastanza bene per quel che ricordo. Addirittura in alcuni episodi smentiva puntualmente le belle favolette, c’è persino un racconto in cui 7 nani mercenari aiutano una ragazza, che dovrebbe essere l’equivalente di Biancaneve, anche lei armata fino ai denti, contro i quali poi ci sarà un bella battaglia. Il personaggio di Geralt è tutto sommato realistico: le sue pozioni, le sue armi, la sua magia di livello base, le persone con cui si interfaccia (il mago che ricrea l’illusione di una donna e gli chiede se vuole favorire!), il mondo dello Strigo è interessante devo dire, e incontra i miei gusti. Si può notare che ha nell’animo quella scintilla bastian contraria che cerca sempre in qualche modo di demolire il mito, di presentare una diversa prospettiva non solo sulle fiabe e sul Fantasy in generale ma anche su luoghi comuni: c’è una storia in cui un mostro deforme pare essere l’antagonista che rinchiude una bella fanciulla ma alla fine si scoprirà che lui è vittima di un incantesimo e che è lei in realtà la creatura bella ma ostile che Geralt dovrà far fuori. Il tema della Femme Fatale è esplorato anche troppo ma in generale in questo primo romanzo ho apprezzato quasi tutti i racconti e persino lo stratagemma finale (Geralt viene bloccato da delle guardie, se le ferisce rischia una condanna a morte. Così lui si limita a ribattere la spada facendo in modo che sia la stessa spada della guardia a ferirla, cosicché non si possa dire che sia stata la lama di Geralt a infliggere il colpo, quel genere di minuzie che in una storia ADORO). Purtroppo per mancanza di soldi e tempo non ho mai continuato la saga anche perché a vederla da fuori e a leggere qualche recensione mi è sempre sembrata troppo diluita in vari romanzi, varie sottotrame, vari raccontini, che per lo più sfilacciano il tutto.

Queste sono le mie premesse, ciò che conoscevo prima di giocare al primo titolo.  Qualche mese fa su GoG viene poi rilasciato gratuitamente The Witcher 1, gioco ormai vetusto ma che secondo me si mantiene ancora bene grazie ad una narrativa superba, e ora ne parlerò.

Il mio primo impatto è stato strano: non riuscivo a capire cosa dovessi fare per attaccare. In genere regola vuole che ad un click del pad o del mouse corrisponda un attacco, mentre qui invece al secondo click mi dava segno che il mio attacco era fallito. Solo dopo qualche tentativo ho capito che il sistema di combattimento prevedeva una sorta di “punta e clicca” come in un’avventura grafica e vi dirò, dopo averlo esplorato non mi è dispiaciuto affatto. Chiariamoci: non sono un giocatore da pc, odio decisamente mouse e tastiera e ancor di più Hotkey e trucchetti vari; in giochi come Gothic 2-3 io ho fatto seriamente fatica a giostrarmela, e questo sistema per i meno abili come me devo dire che è molto buono perché ti permette di fissarti nel terreno, di selezionare l’arma giusta, attendere il nemico o i nemici e di combattere, senza dover fare giravolte, capriole e mossette improbabili stile Kingdom Hearts.

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Esplorando un po’ noto che, tolti i chiari limiti dovuti all’età, è un gioco assolutamente valido ancora oggi da giocare per quanto riguarda narrazione e temi trattati. Il gioco si snoda attraverso un prologo, un epilogo e 5 differenti capitoli. Quando si parla di opere così longeve c’è sempre il rischio di avere missioni ripetitive o porta-oggetto-da-puntoA-a-puntoB e sono contento che The Witcher 1 non sia proprio così. Si premura sempre di fornire adatti retroscena ad ogni cosa che fai, cosicché la ripetizione delle azioni viene stemperata dalla narrazione. Parliamo brevissimamente della storia capitolo per capitolo.

Prologo: I segreti di Kaer Morhen relativi alle mutazioni dei Witcher sono stati rubati da un gruppo di gente che si fa chiamare Salamandra.

Cap 1: Sei nei sobborghi di una città chiamata Vizima (nome che fa molto Est Europa) e devi risolvere un caso tra Streghe, folla forcaiola, bambini magici, demoni cane e così via.

Cap 2: Entrato a Vizima incontrerai un investigatore che ti aiuterà col caso ma alla fine si scoprirà che è il tuo nemico mago che si è travestito da investigatore per ottenere la tua fiducia.

Cap 3: Si dovrà affrontare un ballo di gala per raccogliere informazioni dagli esponenti di spicco della città su Salamandra per poi indagare e distruggere il loro covo nelle fogne.

Cap 4: Stacca un po’ dalla trama per portarti in un lontano villaggio dove si sono divertiti a inserire citazioni ad altre opere.

Cap 5: Qui dovrai sbrigare le ultime cose prima di affrontare gli ultimi nemici.

Epilogo: Affronterai il Gran Maestro dell’Ordine della Rosa e, inaspettatamente, scoprirai che è quello stesso bambino di cui ti sei preso cura per tutto il gioco e che aveva delle visioni che lo spaventavano.

In soldoni la trama è questa, ed è magnificamente condita da personaggi strepitosi (alcuni un po’ stereotipati come i nemici, vabbè), da minuzie che rendono il gioco vivo come ad esempio i vari minigiochi da fare con l’alcool, i dadi e la nonnina di Shani che ti caccia via da casa se non la accontenti. Proprio come le vecchie rompicoglioni!

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Il bello è che ti sfida pure a una gara di bevute sta vecia!

Esiste una quantità spropositata di alcolici di diverso tipo a seconda di chi devi fare ubriacare (che berrà solo certe tipologie) e più bevi più ti intossichi, più i controlli ti rendono difficile giocare. Si tratta molto il tema amoroso-cavalleresco, sempre cercando di smontarlo come dicevo nella mia introduzione, o al contrario avvalorandolo. Molte volte per nostra scelta Geralt potrà essere romantico o cavalleresco, o aiutare una coppia (lei prostituta, lui lupo mannaro) a trovare l’amore e riappacificarsi. Il personaggio del lupo mannaro poi è spettacolare: crede di essere un super eroe con tanto di base segreta alla Batman. Mi piace come concetti un po’ vecchi e stantii come quelli del Fantasy siano modernizzati da queste piccolezze.

Nel capitolo 2 ho scritto che il nemico proverà a fingersi investigatore ma Geralt è dotato di un medaglione che vibra in presenza di nemici o di magia, e questo è visibile a schermo se si fa attenzione, facendoci capire che in quella casa c’è qualcuno di pericoloso e più ci avviciniamo alla fonte più tremerà il medaglione. In più c’è tutta una missione contro un golem guardiano per il quale dovrai approntare una strategia basata sull’infilzare la creatura con un parafulmini e attendere un temporale (o pagare un sacco di soldi ai maghi del clima per averlo). Fenomenale. Ci fa capire che il mondo di Geralt va avanti a soldi e puttane.

Nel capitolo 3 ho apprezzato tantissimo la cura per i dettagli e per i dialoghi, sono riusciti a ricreare una situazione perfettamente credibile di contrasto tra popolino/nobiltà di Vizima in cui ciascuno ha i propri giochi di potere da fare, e Geralt ne è spettatore o inconsapevole strumento. Ci sono spie, re dalla dubbia lealtà, figlie del re che hanno una maledizione (la qual cosa si allaccia al primo capitolo de Il Guardiano degli Innocenti, in cui Geralt curava proprio la maledizione della stessa ragazza). La maledizione a sua volta si lega a risvolti politici: una principessa che si trasforma in mostro e ha fame di carne costante non è proprio il massimo da dare in sposa per suggellare alleanze, pertanto spezzare la maledizione è estremamente importante, ed è qui che entra in scena Geralt perfettamente coerente con la narrazione.

Nel capitolo 4 c’è la Dama del Lago, il Re Pescatore, tutti personaggi che ripescano dalla leggenda di Re Artù ed Excalibur. Infatti alla fine la Dama ti donerà la spada più forte del gioco dopo la missione. Non mancano poi missioni estremamente poetiche: ci sono due sorelle che muoiono e che diventano rispettivamente una wraith diurna che appare solo di giorno e una notturna che appare solo di notte, e a te spetta il compito di riappacificarle. Ma come fare per farle incontrare? Quando il giorno diventa notte e viceversa, ovvero al crepuscolo o all’alba. Inoltre per avvicinare la wraith più innamorata e dolce dovrai chiedere al tuo amico, Dandelion (tradotto con Ranuncolo in Italiano) di comporre dei versi che però tu in tempo reale nei dialoghi dovrai mettere insieme. Nonostante sia un capitolo “filler” potremmo dire, per staccare dalla trama principale, si vede che gli sviluppatori hanno voluto inserire molto materiale su cui hanno speso tempo e passione. Non è solo l’elemento citazionistico, è proprio la cura maniacale di come sono riusciti ad affrontare certi temi con delicatezza poetica in un gioco che per la maggior parte cerca di smontare questi tropi narrativi cavallereschi. Infatti li ricontestualizza: non dovrai riappacificare una coppia umana, assisterai ad una tragedia in cui l’amore non prevale e le dirette interessate muoiono diventando mostri (chiamandoti in causa). A quel punto la storia diventa una sorta di poesia gotica, molto oscura nei toni e nella trattazione, ma senza mai dimenticarsi la delicatezza, e questo l’ho apprezzato enormemente.

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La Dama del Lago. Ovviamente la puoi scopare tra acqua salmastra e salsedine, chebbello

Nel capitolo 5 c’è meno roba giocabile ma tutta di buon livello. A Geralt spetta spezzare la maledizione della principessa passando del tempo con lei trasformata nella cripta, oppure ucciderla, e da questo varieranno alcune cose. C’è meno da scoprire e di più da combattere. Abbattuto il nemico finale si scoprirà che lo scopo dei Salamandra era di creare un esercito di super mutanti con i segreti dei Witcher (che sono appunto mutanti umani più agili e veloci per combattere i mostri) e dietro la “mano” si rivela il vero nemico, ovvero il Gran Maestro dell’Ordine della Rosa Fiammeggiante che vuole attuare un colpo di stato.

Nell’epilogo dovrai affrontare il Gran Maestro che è un mago e nel farlo, prima di raggiungerlo, verrai messo alla prova da tutte le tue decisioni. Se hai lasciato che la folla ammazzasse la strega innocente te la ritroverai contro, se l’hai aiutata ti darà utilissime pozioni. Lo stesso vale per il lupo mannaro e per tutti quei personaggi che hai scelto di aiutare o meno, in pieno stile Shonen: la filosofia di fondo è che se fai del bene ti torna indietro, o meriti qualcosa di più. Se sei ignavo non ti meriti premi (ma nemici in più si), se sei perfido ti crei più nemici di quelli che avresti potuto. Non sarà l’apoteosi dell’originalità ma mi piace come sia stato orchestrato il tutto. Alla fine sarai libero di uccidere il Gran Maestro o di lasciarlo allo spettro della Caccia Selvaggia, un wraith che per tutto il gioco ti ha perseguitato continuamente.

In tutto questo ho apprezzato le minuzie che cercano di riprodurre alcuni tratti del romanzo come l’alcol e i continui tentativi di sesso di Geralt con ogni possibile essere di sesso femminile, umano e non, mostro o meno. Le armi non sono troppe e sono poco differenziate o utili, il potenziamento del personaggio è abbastanza duttile e divertente, la maggior parte dei personaggi principali è scritta benissimo e con un contesto e delle motivazioni originali e profonde (se si eccettua il protagonista che ha perso la memoria come da cliché).

Un appunto lo farei al linguaggio. Abbiamo capito dove il gioco voglia andare a parare con la sua smentita allo spirito amoroso-cortese ma questo lo fai con dialoghi ben scritti, non con personaggi che ripetutamente usano parolacce solo per ficcarti in gola che sei in un mondo dove “puttana” si usa come il pane. Alla fine certi termini sono così normalizzati da dare quasi fastidio, e nel 2 si accentuerà molto. “Perché sei un cazzetto moscio”, “cagare”, “pisciare” sono i termini che vanno per la maggiore e quando sono usati in maniera prepotente stancano facilmente. Un gioco non diventa più maturo se infila termini altisonanti a caso, così come non diventa più terreno se usa parolacce a caso.

Nella mia Enhanced edition erano poi previste alcune missioni opzionali totalmente slegate dalla trama principale che credo contenessero del materiale che poi è stato tolto dal gioco originale. Alcune sono molto noiose, non doppiate (quindi è quasi tutto giocato in silenzio), altre sono originali e molto creative. Quelle che ricordo di più sono il Matrimonio di Geralt e Triss, in cui non si combatte contro mostri ma contro se stessi quei minuti prima di sposarsi; e quella dove devi salvare Dandelion da un debitore facendo più soldi possibile. Geralt non sa neanche come ci sia finito al matrimonio e non è neanche sicuro se lo voglia realmente. In tutto questo ci si mettono il prete che è una caricatura di Gandalf

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Si chiama Fanfalf o qualcosa di simile e dice “One to rule them all” riferendosi alle fedi

E un mostro che dovrebbe essere Gollum che ti chiede del pesce per restituirti le fedi

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Geniale. Semplicemente e parodisticamente geniale, mi ha proprio fatto sbellicare. Citazioni al Signore degli Anelli ne vedremo ancora, tra l’altro.

In un’altra missione Dandelion finisce nei guai a causa di uno strozzino e a te spetta trovare i soldi per pagare la cauzione. Il bello è che puoi decidere che abilità potenziare per farti quei soldi: se ti piace il combattimento potenzi quello, altrimenti puoi potenziare l’alchimia per raccogliere ingredienti, giocare a dadi o altro ancora. Una volta raggiunta la somma facendo i compiti più disparati lo strozzino ti dirà che ci sono degli interessi da pagare. Lì non ci ho visto più e ho sfoderato le lame ammazzando tutti. Cazzo però che bella missione, in pieno spirito del gioco, che già a sua volta è in pieno spirito dei romanzi.

Insomma, concludendo penso si sia capito che il gioco è veramente molto valido. Approfondisce i legami tra i personaggi, le missioni, il mondo di gioco, intesse trame così profonde che tu giocatore sei portato a immergerti completamente in questo mondo così ben costruito. Il filmato finale, poi, ancora graficamente spettacolare, si conclude con un cliffhanger che ci riporterà di peso al secondo capitolo.

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Il cliffhanger finale. Un assassino cerca di uccidere Re Foltest e si scopre essere un Witcher

 

 

                                              The Witcher 2: Assassin’s of Kings

Memore dei bei trascorsi sul primo (gratuito) capitolo, ho recuperato quasi subito il secondo, smanioso di provarlo. Come sempre capita prima mi informo un minimo sulle recensioni dei siti specializzati e quelle dei giocatori. In generale leggevo cose come “Il sistema di combattimento è poco rifinito” o “è troppo facile, non capita mai di morire“.

Così già mi creai l’immagine mentale del solito Assassin’s Creed dove hai troppa vita, te la tolgono troppo lentamente, e non muori mai togliendo gusto all’azione.

Porca troia se ero in torto.

Comincio il primo assalto del prologo a spada spianata e alla prima Balista che devo usare mi si parano contro circa 6-7 sgherri armati tra cui un paio con l’arco/balestra e un altro paio con scudo. Finisco in mezzo alla gang bang e neanche in 4 secondi sono morto stecchito. Sgrano gli occhi, guardo la barra della salute, guardo i nemici, guardo quanto gli ho tolto, e deve essere un incubo terribile. Insomma, anche il primo Witcher aveva la barra della salute che non si caricava a pozioni come in Skyrim, potevi solo “aiutarla” a rigenerarsi più velocemente, un elemento di fascino per me del gameplay anche se ti costringeva spesso a rallentare l’azione e ad aspettare solo per caricarti prima di uno scontro senza usare oggetti specifici. Ma qui è tutt’altra roba, mi hanno saccagnato malissimo. Allora le prossime sono più moderato: aspetto di combatterli uno a uno, li faccio venire da me. Risultato? Un errore e sono morto. Un solo nemico con un solo fendente alla schiena ti toglie un quarto di vita o più. Poi ti arrivano i dardi, bam morto una seconda volta.

Alla terza e alla quarta capisco che devo usare sti benedetti segni (che per inciso nel primo capitolo usavo pochissimo, solo Aard e 1% Quen, mai usati Axii, Igni e Yrden).

Qui si rivelano FON DA MEN TA LI. Infatti la musica cambia drasticamente per loro: comincio a piazzare delle trappole Yrden e vedo che una mano me la dà. Col tempo capisco che devo attaccare i nemici alle spalle per far loro danno, volteggiare il più possibile, non farmi mai mettere in mezzo e usare pozioni e segni. Una volta capiti i meccanismi di base in effetti il gioco è sufficientemente bilanciato a tuo favore e morire è piuttosto difficile. Tanto per dire, l’ho finito in modalità oscura, la più difficile, e con i dovuti accorgimenti è davvero fattibile.

Questo è stato il mio primo catastrofico impatto con il sistema di combattimento. Per quanto riguarda l’impatto visivo devo ammettere che pur essendo un gioco vecchio si difende ancora oggi (2019) discretamente bene. Le animazioni facciali sono un po’ legnosette ma i dettagli sono semplicemente spettacolari. I comprimari e i personaggi principali sono pieni di minuzie grafiche sulle armature: Geralt e i maghi hanno rune, pietre magiche, pozioncine, libri addosso. Le armature sono riprodotte magnificamente:

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Ogni dettaglio aggiunge profondità al personaggio e lo rende in qualche modo unico e indimenticabile. Geralt a sua volta ha un viso lungo ma meno affilato del precedente con tutti i segni di una barba incolta, non oso immaginare che delirio sia stato programmare tutto ciò e renderlo possibile a schermo.

La stessa critica che ho mosso al primo capitolo, poi, la muovo anche al secondo:

<<Questo posto puzza come il culo di una puttana>>

<<Sei un cazzo moscio>>

<<Cosa farai nel frattempo? Toccherai un po’ le puttane del campo?>>

Questo continuo ricercare il turpiloquio, anche quando sembra essere inopportuno, appesantisce troppo i dialoghi. Sembra uno di quei bambini che per farsi grande con gli amichetti deve a tutti i costi infilarci qualche “cazzo” nel discorso. Che palle. Non è così che si creano dialoghi maturi.

A parte questa piccola bacchettata, i dialoghi di The Witcher 2 SONO maturi, sono tra i più maturi che io abbia mai visto in un videogame di stampo Fantasy e mi hanno fatto letteralmente impazzire di gioia. In particolare, nel secondo capitolo, c’è una guerra che viene rivissuta in continuazione da particolari mostri dediti alla battaglia, i draugr, rievocando una vecchia battaglia a cui anche noi prenderemo parte per spezzare la maledizione. E già qui, enorme fantasia: l’intreccio non è lineare ma basato su storie precedenti, con morti ed eroi già visti e vissuti da altri che noi andremo a conoscere. Nella rivisitazione dei cadaveri ambulanti avranno un dialogo che mi ha fatto morire per la simpatia: si sono dimenticati perché combattono. Uno addirittura dirà che in mezzo ai nemici c’è un suo conoscente, una brava persona. L’altro dirà che i loro mercati sono pure a buon prezzo. Così interviene il comandante a dire “disgraziati, vi siete dimenticati che quelli sono coloro che vogliono stuprare le vostre donne? Forza, alla carica!”

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Questa scena non è solo un intermezzo comico ma un modo per demitizzare la guerra e la virilità dell’uomo in battaglia. Alla fin fine a combattere si ritrovano contadinotti coscritti che di uccidere non hanno nessuna voglia, specie se tra i nemici ci sono parenti e conoscenti. Una grande presa di posizione contro le varie rappresentazioni belliche cui siamo abituati. Infatti la scena termina con il comandante della guarnigione che ricorda loro che i nemici sono sporchi, cattivi, puzzoni, stuprano e ammazzano, un piccolo dialogo che riassume però la potenza della propaganda. The Witcher 2 quindi non è monotematico in senso stretto, non parla solo delle stesse cose e dell’uomo cattivo, anziché dell’uomo buono Tolkieniano, parla di tutto con una visione globale molto aperta.

Per il resto è un continuo riferimento alla politica, alla geografia, alle abili mosse strategiche di regnanti e maghi consiglieri, di complotti e di guerrieri finiti in mezzo a questi per caso, ognuno con le proprie mire, ognuno con qualcosa da dire, ognuno coi propri mezzi.

La storia in soldoni è questa: Un Witcher grosso come la Montagna di Game of Thrones uccide il re che avevi protetto alla fine del primo capitolo, facendo precipitare Temeria nel caos delle dispute tra baroni e potentati vari nonostante ci siano degli eredi bastardi. Questo Witcher scompare prima che possa essere incriminato e sul posto, oltre al cadavere del re, si trova il nostro protagonista a spada sfoderata che giustamente viene condannato per regicidio e sbattuto in prigione.

Nel secondo capitolo abbiamo un altro re che deve liberarsi di una maledizione prima di poter assediare il campo dei terroristi ribelli, alla fine della quale tu dovrai decidere se far morire anche questo re o meno.

Nel terzo capitolo la svolta: con tutti questi regnanti morti il paese è nel caos, nessuno ha un potere forte e centralizzato sufficiente a difendersi, si scopre che il Witcher regicida (Letho) ha agito sfruttando i suoi alleati, tra cui alcune maghe, per destabilizzare i vari paesi aiutando l’invasione straniera di Nilfgaard, un impero che ha tutte le intenzioni di assoggettare i propri nemici con la forza, e questo perché a Letho è stato proposto di far rivivere la sua Scuola della Vipera (il protagonista appartiene a quella del Lupo). Le maghe, a loro volta, hanno usato e sono state usate da Letho per uccidere il regnante che ritenevano pericoloso ma non avevano intenzione di arrivare a un punto di anarchia simile, questo perché, formando un gruppo chiamato “La Loggia” volevano ricreare uno stato retto dai maghi. I re rimasti o i loro rappresentanti, a turno nel consiglio del terzo capitolo, discutono di come smembrare i vari paesi, di chi si prende chi al tavolo delle trattative, di come un paese unito possa fungere da “cuscinetto” contro altre minacce, e di come un paese debole e diviso non sia utile.

Facciamola breve, per tutto il gioco ho avuto la sensazione di leggere un libro di storia romanzata e non ho mai trovato un solo dialogo pesante o allungato inutilmente per non far procedere la narrazione. Ho letto qualche recensione che sosteneva la “troppa politica” in un gioco simile ma sapete cosa vi dico? C’è bisogno di giochi come questo. C’è bisogno di narrazioni serie che usino mondi immaginari per esporre il NOSTRO complesso mondo, i nostri sfaccettati, pragmatici e istintivi punti di vista per farci capire che là fuori il male non è creato dagli orchetti cattivi e dai maghi corrotti ma dall’uomo, da una differente prospettiva o da mire politiche diverse. E’ meraviglioso il messaggio di The Witcher, che già traspariva nel primo in maniera un po’ più leggera cercando forse di rimanere allacciato allo stile dei romanzi ancora un po’ troppo fiabeschi, ma che qui ha un ruolo di tutto rispetto. Si vede la cura che ci hanno messo gli sviluppatori, si vede proprio l’amore per la propria creatura, è così palpabile che è davvero impossibile, se lo si capisce e si è fan di questi discorsi, non rimanerne attratti.

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Sono stato inoltre non colpito ma ammaliato da una missione particolare in cui si cerca un tesoro che è però protetto da un golem guardiano. Questo golem lo puoi approcciare con le cattive ma è ancora meglio farlo con le buone perché Geralt lo sfiderà ad una tenzone verbale a colpi di filosofia toccando anche il Dubbio Cartesiano. Qui il video se vi interessa ripercorrere (o scoprire) quelle scene meravigliose. Alla fine il golem, compreso che le parole e le direttive del proprio padrone sono eteree e che non c’è niente di immanente e immutabile comincia a dubitare di tutto ed entra in cortocircuito distruggendosi. Questa missione non fa che potenziare uno dei contenuti che erano stati tagliati dal primo gioco e poi reinseriti nella enhanced edition, dove nelle fogne combattevi contro uno spettro senziente che ti demoliva le risposte preconfezionate che gli rifilavi dimostrandoti in realtà quanto fossero fallaci i discorsi sull’amore e sulla lealtà. Semplicemente stupenda, questa missione è una delle più belle che io abbia mai giocato nella mia vita e la ricorderò sempre.

I personaggi sono sufficientemente ben caratterizzati: Geralt è un po’ un Jolly con la sua perdita di memoria, lo avevamo già visto nel primo. Triss ha un suo modo di vedere le cose, è una donna forte e indipendente anche se non mi è chiaro quanto sia gelosa di Geralt, o se abbia anche lei dei secondi fini. Sheala, Sabrina e le altre maghe sono altere, incorruttibili, insondabili. Mi piace il ruolo che è stato dato a donne così forti.

Foltest prima di morire ha una buona caratterizzazione quando ci parla della donna che ha cresciuto i suoi bastardi e che le è stata messa contro.

<<Voleva delle cose che non potevo darle>>

Ed è questo il motivo per cui si muove guerra. Nonostante abbia i suoi difetti è pur sempre un Re che deve patteggiare la Ragion di Stato con altri potenti del proprio paese.

Letho è l’antagonista non proprio antagonista del gioco. Fa un po’ la merda per farti incriminare e, una volta che hai capito chi è e che legame abbiate, fa l’amicone di sto cazzo chiedendoti se può andarsene altrove per sempre. Per quel che mi riguarda non l’ho mai visto come un fratello witcher ma sempre come un mostro da eliminare, apprezzo però tantissimo che abbiano dato questa scelta al giocatore, e apprezzo che Letho nonostante la montagna di muscoli sia anche un fine stratega. Mi sarebbe piaciuto ancor di più vederlo discettare di filosofia, di politica, e invece parla solo di quello che serve alla narrazione. Fa il suo dovere ma poteva dare decisamente di più visto il contesto.

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Letho di Guleta

Gli amici di Geralt, il nano mercenario e il bardo, sono uno troppo inutilmente sboccato, l’altro un fanfarone sofista che adoro. Addirittura alla fine del secondo capitolo, quando la vita di Dandelion è in pericolo, arriva a dire che scappa perché non tramandare determinati fatti sarebbe stato un grave affronto all’etica dell’arte e della poesia.

Mi sono fatto una sonora risata, Dandelion è un personaggio costruito su uno stereotipo, quello del poeta/sofista chiacchierone incapace, che con le proprie parole riesce a modificare la realtà e a convincere gli altri della propria versione, che è proprio ciò che ti aspetteresti da un intellettuale forbito e prezzolato.

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Dandelion mi ha ricordato Geoffrey Chaucer da “Il destino di un cavaliere”

Inoltre gli piace da matti trombare, per cui anche lui ogni tanto qualche battutina sulle puttane la fa, ma nel complesso è un personaggio veramente ben scritto.

Gli altri sono più o meno di contorno ma ognuno quando è chiamato in causa svolge un ruolo decisamente più che buono: Dethmold (che è un mago Gay reso ancor più odiabile dai suoi denti marci e dalle sue azioni), Radovid, Saskia, Stennis.

Un’eccezione va fatta per due personaggi particolari determinati dal gameplay che si sceglie di perseguire: Se il giocatore sceglie la linea narrativa “istituzionale” seguirà Roche, capo dei reparti speciali di Temeria, cercando di pulire il proprio nome dall’infamia. Se invece sceglie di allearsi con i reietti e quelli che vengono chiamati “terroristi” seguirà Iorveth, l’elfo arciere.

Roche mi sembra molto più caratterizzato del secondo: abbiamo la sua storia, una parte dei suoi ricordi, abbiamo Ves che ci aiuta a scoprirlo e la sua intera unità che poi vedremo massacrata. Iorveth è un elfo arciere che…fa l’elfo arciere. Quando si unirà a Saskia non ci saranno troppi dialoghi interessanti, si capirà meno del suo passato, non ha granché carisma come comandante a differenza di Roche e questo contribuisce un poco a rendere squilibrate le due storie che si sceglieranno di seguire. A tal proposito, poi, non ho granché apprezzato questa scelta di game design per quanto possa capirla. Il gioco è relativamente breve se si prendono in esame altri RPG occidentali, ma aumenta la propria durata perché devi per forza giocarlo almeno due volte per scoprire tutti i retroscena con tutti i personaggi. Chiaramente se ti schieri con le istituzioni non puoi aspettarti che i terroristi ti chiamino amico e ti dicano le loro storie, e viceversa. Però è anche vero che qualche escamotage narrativo per far rimanere Geralt ambiguo e a metà del percorso lo si poteva trovare, senza costringere il giocatore a farsi il gioco più volte ma comprendo che questo sia un gusto personale e non una critica circostanziata.

Per quanto concerne i “ricordi” del Witcher, hanno implementato nei suoi flashback quelli che Wikipedia chiama “Web Comics” (non avrei saputo indicare il nome dello stile, in effetti) e sono veramente crudi ma con una personalità notevole che spezza la narrazione arricchendola di dettagli

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Un altro piccolo appunto lo farei ai mostri. Poche varietà anche se buonissime e ben caratterizzate anche loro. Nel primo capitolo questo problema era visibilissimo per i modelli dei preti e dei nobili, usando sempre lo stesso per più personaggi, in più i mostri usavano spesso lo stesso modello ma colori o dimensioni differenti, così da aggiungere una certa varietà. Qui sono contento che siano state rimosse quelle inutili piante, però si parla di meno di una decina di mostri esclusi i boss. Per uno che ha ruolo e fama di cacciamostri è un po’ pochino. Mi sarebbe piaciuto poi poter scovare boss segreti da eliminare e invece è tutto un po’ superficiale. Anche le trappole sono quasi inutili, le esche idem, pugnali e bombe svolgono un ruolo marginale e mai determinante. Ecco, se si vuole muovere una critica a The Witcher 2 si può dire che punti “troppo” sulla politica del mondo per tralasciare le battaglie coi mostri, uno dei punti cardine del Witcher che è retto solo da quei 3-4 contratti scarsi per tutto il gioco. Ma ribadisco, alla luce di quella storia magnifica che ci viene proposta per me non è assolutamente un problema.

Concludendo, The Witcher 2 è una gioia per occhi e cervello; aiuta a riflettere sulla condizione dell’Apartheid delle specie non umane, sulla politica mondiale e su cosa muove realmente il mondo: puttane, soldi, politica pragmatica. L’etica rimane confinata giusto nelle canzoni che a loro volta sono accolte quasi con un sorriso scettico da chi le ascolta, nessuno crede più alle ballate e alle storie epiche narrate. The Witcher 2 prosegue nella sua opera di smantellamento dei valori classici con uno stile e un ritmo non indifferenti.

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Non mancano pazzie e stramberie in questo mondo. Costui voleva le piume delle arpie per…per…boh?!

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Geralt commenta la fine di Altair con qualcosa tipo “non imparano mai”, è stato carinissimo

                                                       

 

                                                  The Witcher 3: Wild Hunt

The Witcher  3 è un gioco enorme. Per me è stato una pietra miliare, insieme ai precedenti. Un abisso distingue il primo dal secondo e un altro abisso distingue il secondo dal terzo, cosicché per le mani -se si tiene anche conto dei dlc- ci ritroviamo qualcosa di estremamente valido.

Voglio cominciare subito con una premessa, però. Come vedete non ho usato il termine “capolavoro” (e nemmeno mi piace usarlo) perché credo che abbia dei difetti secondari che in minima parte ne diminuiscono la portata. TW3 diventa effettivamente un capolavoro, però, se si comincia a paragonarlo alla concorrenza che spesso non raggiunge simili livelli eccelsi. Penso si possa concludere il lato dei pregi dicendo semplicemente questo: è un gioco che potenzia ogni singolo aspetto visto in precedenza e ne aumenta la portata: la storia è ancora più globale e coinvolgente, i personaggi sono tanti, caratterizzati magnificamente e approfonditi anche quando sono dei semplici comprimari, Geralt è un buon protagonista mai invasivo, le storie d’amore lasciano spazio a noi, alle nostre esigenze e al proseguo della trama, i combattimenti sono veloci coi mostri semplici ma sanno essere belli complessi e ragionati coi boss, specie alle difficoltà più alte. E taglio subito la testa al toro tacciando chi critica il sistema di combattimento dicendo che “è troppo facile” che molto probabilmente TW3 lo ha toccato solo al negozio, e ha visto qualche pseudorecensione per poi ripetere come un mantra le stesse cazzate. Giocate alla massima difficoltà, dove siete costretti a mendicare dei ravioli per sopravvivere, dove dovete usare pozioni, decotti e altro ancora rendendovi più tossici di un fandom Metal, poi venitemi a dire che basta solo schivare, vi attendo qui. Anche a difficoltà media comunque non è detto che sia una passeggiata: proprio come nel 2 il gioco è tarato per renderti mediamente inferiore ai mostri di pari livello, così sei proprio costretto a usare degli escamotage. O azzecchi il segno giusto (la spada giusta si dà per scontata ma non ho mai notato delle enormi differenze come invece si sentivano nel 2), o azzecchi la pozione giusta, o azzecchi la strategia giusta o tutte insieme, altrimenti non ne esci. Più volte mi sono ritrovato a perdere con mostri di livello più alto senza poterci fare niente ma se si infilano le corrette serie di spadate, parate e schivate, se impari a conoscere chi hai davanti, mostro o umano che sia, sei già a buon punto del duello. Ed ecco che viene finalmente potenziata quella fase che nel 2 era appena abbozzata, con solo qualche contratto e qualche boss. Nel 3 è letteralmente PIENO di contratti di basso, medio e alto livello in cui spesso c’è anche da decidere chi far morire e chi vivere. Ci sono mostri più pericolosi o intelligenti di altri da “cacciare”, ci sono i trofei e tutte le pozioni che riesci a farti dalle loro carcasse.

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Anche se vedere poi i bambini che giocano in mezzo ai cadaveri squartati mi ha fatto sorridere

Inoltre per me lo smembramento in un gioco ne aumenta drasticamente la qualità, stessa cosa che pensavo da Fallout 3 in poi per ogni gioco. Le mosse finali sono divertenti, ben studiate, mature, e si rendono compartecipi di un mondo dark fantasy complesso pieno di sfaccettature e lati in ombra. Senza contare che poter decapitare malissimo quel brigante che ti ha dato una spadata in faccia è una goduria che non finisce più.

Per cui, torno a dire, il sistema di combattimento è sufficientemente fresco e dinamico per il tipo di gioco proposto. Chi lo critica mi deve spiegare che tipo di problemi ha. Anche Dark Souls, specie se giochi la classe guerriera, di fatto ha un sistema “semplice” e intuitivo basato su parate, pozioni, schivate, ecc, eppure non ho mai sentito critiche su questo. Per come la vedo io questa è una finta argomentazione in bocca a chi non ha niente di serio da criticare, perché c’è effettivamente poco da contestare. Voglio comunque farlo io su alcune cose, per dimostrare che ho  mantenuto inalterato il mio spirito critico.

Il gioco in alcuni casi è davvero eccessivamente lungo e prolisso. Le mappe sono molto grandi, addirittura una intera è dedicata al prologo del gioco. Gli ambienti si sviluppano poi negli interni dei palazzi e delle case o nelle grotte, nei vari cunicoli, ci sono un’infinità di luoghi da esplorare (cazzo le Skellige che cancro immergersi ogni 4 passi per due tesoretti di merda) e di avamposti da liberare, troppi, secondo me. Il gioco da fluido che era nel 2 diventa molto più lento, macchinoso, ingombrante. Ho dovuto lasciare la trama principale per ultima per fare di volta in volta le missioni secondarie e terziarie ma più volte ho avuto la sensazione che alcune potessero essere tranquillamente tolte per rendere il gioco più fluido e veloce nel suo svolgimento globale. Senza contare che la fase di indagine contro i mostri è quasi sempre la medesima. Scovare tracce dai cadaveri, sentire profumi, identificare la bestia, usare l’unguento o l’esca giusti, combattere, ricompensa. Nel 2 si rendeva utile la pozione del gatto che usavi sì e no 3 volte nel gioco ma rendendo quella parte “unica” e divertente, qui quella pozione esiste ma non l’ho mai usata perché fai affidamento semplicemente sui tuoi sensi sviluppati, con la differenza che ricorrervi ad ogni singola missione dopo un po’ è snervante e demotiva a usare la pozione relativa. La mappa che meno mi è piaciuta poi è quella delle Skellige: le ambientazioni vichinghe non mi dicono assolutamente nulla, il troppo mare navigabile con delle barchette lentissime e solide come la trama di Kingdom Hearts rende gli spostamenti troppo lenti e spesso interminabili quando sei attaccato dalle arpie o quando devi immergerti ogni volta. Però ho apprezzato parecchio il gigante di ghiaccio e alcune ambientazioni particolari.

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La mappa delle skellige. Troppe, troppe, troppe immersioni

Il sonoro in alcuni punti è epico, corale, magistrale, alcune ost di accompagnamento come quelle del Velen sono invece didascalie lente e tristi che ricordano film polacchi in bianco e nero per sottolineare le brutture della guerra. Le ost delle taverne sono calde, accoglienti, ti viene proprio voglia di ballarle. Le ost da battaglia si differenziano tra umani e mostri (cito: Silver for monsters, Steel for Humans)

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La trama di per sé è ottima e vince a mani basse: è tutto ciò che mi aspettavo da un gioco sul Witcher: politica, complotti, guerre, carestie, mutilazioni, cattiveria ma anche buon cuore, razzismo verso i non umani e scelte, scelte, scelte. A te giocatore spetta costantemente plasmare questo mondo decidendo chi vive e chi muore, cosa fare degli sconfitti e così via. La battaglia a Kaer Morhen poi è davvero coinvolgente. Mi ha gasato tantissimo e ha dato un senso a tante scelte intraprese nel corso del gioco, dove decidevo chi doveva vivere seguendomi, o chi doveva morire, e questo condizionava parte dello svolgimento della battaglia. Questa parte ripesca a piene mani dal primo finale del gioco, dove se avevi aiutato le persone ricevevi aiuti, se le avevi uccise ti tormentavano, se eri rimasto neutrale ti beccavi i nemici in più contro. Per di più ho apprezzato la scelta di far morire personaggi principali cercando di far capire che questo sarà proprio l’ultimo capitolo. In genere le saghe famose vengono sfruttate al massimo e si nota che le storie dei nuovi capitoli altro non sono che movimento di personaggi che alla fine si sono spostati di posto per tornare dov’erano. I morti magari sono tornati in vita e così via. Qui si assiste a dei cambiamenti veramente importanti: far morire il “capo” di Kaer Morhen significa anche distruggere la casa dei witcher, terminare il loro compito: nessun witcher esisterà più dopo di loro! Senza contare che anche le altre scuole sono quasi del tutto scomparse. E’ decisamente un mondo che cambia, e che prima o poi termina. Questo è il messaggio che CD Projekt mi ha passato ed è meraviglioso.

Sul lato contenutistico non è cambiato quasi nulla, il lietmotiv di tutte le azioni di Geralt è sempre lo stesso, cercare il male minore in un mondo cupo, demitizzare le fiabe cavalleresche, accentuare il senso di decadenza e di debolezza umane. In tutto questo comunque non mancano bevute, donne, amici e carte (ora ci arriviamo). Alla filosofia sostanzialmente nichilista del gioco non può che aggiungersi del sano edonismo, il pensare a se stessi, che Geralt concretizza nel suo alcolismo e nelle sue trombate. Mi piace che questo mondo sia stato reso così “aperto” sessualmente e non l’ho mai vissuto come un qualcosa fatto per fanservice. E’ un mondo in guerra dove puoi morire ogni giorno per fame, malattia, briganti o mostri. E’ naturalissimo che alla prima occasione si pensi a fare l’amore, a bere, a essere felici celebrando la vita. Senza contare che le scene di gelosia di alcune partner mi hanno fatto morire perché molto realistiche (Yen che scaraventa via il letto in cui abbiamo trombato con Triss) ma Geralt di suo e le donne con cui va sono disinibite anche perché è un modo semplice e genuino di conoscersi, di ricambiarsi, di stare insieme. Non so voi ma la prima volta che ho letto Il Guardiano degli Innocenti, nella scena in cui Geralt scopa con la Biancaneve mercenaria protetta dai 7 nani, mi si è rotto qualcosa dentro.

<<Il protagonista non può andare a letto con un’antagonista. E’…sbagliato…non si capiscono gli intenti, l’amore si svilisce, è solo sesso!>>

E invece no, perché la concezione di amore in quel mondo è differente, come ho già spiegato, ma è anche molto meno inibita e refrattaria di come la viviamo noi occidentali (Italiani, per lo più). Si ha questa convinzione che se ti piace trombare sei sbagliato/a. Si ha questa convinzione che per fare l’amore tu debba essere innamorato, sincero, cazzi e mazzi. Ehm, no? Cioè posso anche essere nemico di qualcuno ma non per questo disprezzarlo. Anzi, il fatto stesso che siamo nemici (o che abbiamo litigato) e che possa dominarlo/a o essere dominato facendoci sesso assume una carica erotica superiore. Ammetto di aver provato un certo piacere quando in tutti e 3 i giochi Geralt scherzava sessualmente con alcune maghe, streghe o alcune nemiche magari finendoci a letto, mi immaginavo di castigare le loro “cattiverie” in una maniera dolce, oltre che con la lama (ora mi aspetto orde di femministe pronte a bacchettarmi col mio evidente feffifmo mafkilifta repreffo).

E poi non tutte accettano, lì sì che aumentava il mio odio per loro ma allo stesso tempo il mio rispetto per il gioco e per il personaggio. Ci sono donne davvero forti oltre a Yen e Triss, e non mi riferisco solo a paroliere brave con la politica o a quelle che ti fustigano a letto ma donne che hanno le loro idee politiche come Philippa Eilhart e Sheala de Tansarville che non sono disposte a trattare con te e a concedersi ma piuttosto a morire. Davvero ottimo come messaggio progressista, tanto per sfatare anche il luogo comune secondo cui in Witcher 3 le donne sono solo oggetti. Niente di più falso, sono donne libere, forti, autodeterminate e disinibite. E non ho neanche citato il fatto che esiste l’omosessualità in questo mondo. Avevamo già visto un mago gay nel 2 (anche se era uno stereotipo della checca per renderlo più odioso) ma esiste anche l’amore lesbo e, non c’è stata occasione in realtà, ma credo che The Witcher 3 in qualche modo suggerisse anche il poliamore o l’orgia coi mostri (almeno quelli umanoidi come le succubi).

Il sesso è un tema centrale e andava trattato e affrontato seriamente nella mia analisi e sono contento di averlo fatto. Altro non è, secondo la filosofia di CDP Red, che un altro modo per relazionarsi agli altri, non solo alleati ma anche nemici, o semplici sconosciuti.

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Parlando di amore: si parodizza anche Twilight. Sono deceduto ancora una volta

 

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Questo è un esempio concreto dei dialoghi di altissimo livello del gioco. Geralt parla con Dijkstra, un abile fanfarone che per dirgli “no pirla!” fa tutto un panegirico. Osservate che livello di perifrasi! 

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E questo invece è Tyrion. Trovato morto in una prigione “aerea” senza mura. Che citazione!

Parlando di uno degli aspetti che invece ho AMATO è stato il Gwent. Il mondo aveva bisogno di giochi di ruolo che riprendessero i minigiochi di carte collezionabili come il caro vecchio amatissimo triple triad, poi tradito da un fumoso quanto noioso tetra master. Addirittura un mio contatto fb, quando dissi di questa mia passione, mi consigliò di farmi il gioco gratis del Gwent online ma per me è qualcosa di completamente differente: in The Witcher 3 rappresenta non solo un ottimo modo per staccare dalla trama divertendosi (e senza regole di merda che cambiano di paese in paese) ma anche un collezionabile intelligente. Di norma i vari tesoretti collezionabili sbloccano solo degli obiettivi, qualche volta dei poteri, ma le carte sono belle perché ogni volta che vinci una rara migliori il tuo mazzo, e più lo rendi forte più vinci, e così via. Il fatto che non siano troppe, e troppo sbilanciate, aiuta il gioco a non morire e a non diventare qualcosa di impossibile. Le regole, inoltre, una volta apprese sono semplicissime e il gioco estremamente divertente. Sono davvero entusiasta di questa meccanica, più giochi dovrebbero proporla in questi termini secondo me.

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Credo che a distanza di mesi tornerò a giocare a The Witcher 3 solo per questo giochino!

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Un altro enorme problema sono i pigiamoni-armatura con cui sei costretto a girare perché hanno +12 armatura e +100 vitalità della corazza a piastre di prima. Bello.

Ci sono poi altre piccolezze che non ho granché gradito. Come gioco secondo me ha puntato troppo sul fattore dispersivo della grandezza degli ambienti, e questo sul piano del gameplay è finito col rendere quasi ogni mercante di armi e armature pressoché inutile. Le spade e le corazze migliori le trovi nei bauli in giro per il mondo o depredando cadaveri, e tutti quei meravigliosi ingredienti e schemi alla fine servono relativamente a poco. Solo a fine gioco, se spendi una madonna e mezza, ti devi fare le armi e le armature delle scuole e potenziarle. Inserire rune di protezione è sempre stato abbastanza inutile per me perché mi capitava di cambiare equipaggiamento ad ogni zona esplorata, buttando via o vendendo quello vecchio. Così durante il gioco sono andato avanti sempre senza rune. Il discorso chiaramente cambia alla difficoltà massima dove anche un 1% in più di difesa o attacco ti può letteralmente salvare la vita.

Un’altra cosa che non ho capito è il “contrattare” con chi ti dà incarichi. Ti viene dato un livello minimo di richiesta, uno massimo, e puntualmente ogni volta che chiedevo più del 55% l’altro si incazzava, chiedendomi di abbassare il prezzo. Così ogni volta mi ritrovato a chiedere si e no un 30% in più della paga minima. Boh?! O non ho capito io come funziona, o come sistema è una cretinata se non mi dai mai accesso al massimo. Il sistema di oratoria in Oblivion, per dire, era molto più intelligente perché potevi fare battute, minacce, ecc e con queste ottenevi soldi, informazioni e altro ancora. Tanto valeva dare una cifra fissa e basta anziché illudermi di stare contrattando.

 

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Altra chicca del vasto mondo di gioco: il mago del…formaggio! Un ciarlatano che credeva seriamente di predire il futuro attraverso la puzza del formaggio. Oltre che scherzosa questa missione ricorda che i ciarlatani esistono ovunque. La spada ottenuta alla fine è la Emmentaler

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Non mancano situazioni e personaggi agrodolci. Costui è un elfo travestito, o bisex, e di lui qualcuno ha riso. Quando ci rivela che fa il sarto perché da piccolo voleva diventare un mutaforma, lo scherno si trasforma in rispetto per un personaggio terziario scritto così magnificamente.

 

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Questa è una sotto-missione dove un nano armaiolo si finge esperto, e tutti gli credono perché è un nano. Il vero maestro fabbro si rivela la donna sua apprendista. Devo aggiungere altro sulla profondità di questa sottotrama?

E infine, per spendere giusto due parole sul finale (anzi, sui finali), sono abbastanza soddisfatto, anche se personalmente avrei voluto vedere un po’ di più di quel mondo. Avrei voluto la conclusione di alcune storie, come quella del Barone Sanguinario che era sì finita ma anche lasciata in sospeso per me. Avrei voluto capire meglio le sorti politiche di quel mondo, liquidate da una frasetta veloce a schermo. Avrei voluto vedere Roche, Letho e tutti gli altri, e invece si limita a Ciri (nel mio finale, che comunque non svelo). In ogni caso il compito è ben fatto e non mi è sfuggita la frase <<Se ne sarà accorto?>> con un Geralt che guarda in camera, rivolgendosi dunque allo spettatore – giocatore per il colpo di scena finale. Ciò che hai fatto durante la partita, se è buono o cattivo verso un certo personaggio, paga e alla fine ti ricompensa positivamente e attribuisce ulteriore senso alle scelte. Il nuovo gioco +, poi, è un qualcosa che secondo me ogni gioco, almeno RPG, dovrebbe avere.

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Se si parla di quello che dovrebbe essere il cattivo del gioco, invece, un paio di note dolenti ci sono. Pur essendo caratterizzato esteticamente in maniera certosina, con tutti quei particolari sull’armatura a metà tra l’alieno e il fantasy, ideologicamente e psicologicamente è davvero poca cosa. Innanzitutto, è stato retconnato. Da Wraith, da Morte che era nel primo capitolo, è diventato un re elfo che cerca solo di proteggere il proprio popolo a scapito degli altri. Questo cambio non mi ha fatto impazzire e lo ha reso molto più tangibile e fisico, avrei preferito qualcosa di più metafisico.

Parla, anche se poco, e nei suoi 3-4 dialoghi totali dice banalità da cattivo stereotipato. A questo punto conveniva tenerlo muto come Il Re della Notte del Trono e renderlo molto più carismatico così. La battaglia finale con lui e il suo ultimo luogotenente non si può dire che non sia esaltante anche se mi ha dato l’impressione di essere una parte molto più low cost, come se il gioco si fosse “esaurito”. A parte questo, il contorno è spettacolare. I generali sono aggressivi, fisicamente stupendi, a loro modo giustificati. Si ha un senso di guerra contro dei mostri intelligenti.

Non ho nient’altro da dire sul gioco base, per cui passo immediatamente ai DLC.

 

                                             The Witcher 3: Hearts of stone

HoS è il primo DLC di TW3 ma l’ho giocato in realtà per ultimo perché leggendo alcune recensioni qualcuno aveva scritto che in Blood and Wine c’erano alcune nuove aggiunte che sarebbero state usate poco a causa della sua brevità, come le nuove mutazioni e le nuove armi e armature a livello gran maestro, quindi, considerato che erano entrambi da affrontare al livello 30+ ne ho approfittato.

E purtroppo, giocato dopo il bellissimo BaW, questo sfigura parecchio. La trama di per sé non è malaccio, riuscirebbe comunque a prevalere su trame principali di giochi ben più blasonati dello stesso genere, però se lo confrontiamo alla qualità dell’opera generale perde moltissimo. Innanzitutto, questo Gaunter o’ Dimm, non ho capito da dove sarebbe sbucato. Asserisce di averci aiutati a Bianco Frutteto ma a malapena me lo ricordavo. Sono andato a controllare ed effettivamente è vero, ci fornisce l’informazione di cui avevamo bisogno e dice che un giorno potremmo avere bisogno del suo aiuto. Se uno non si compra il DLC però è un personaggio che viene lasciato cadere nel vuoto, non è un qualcosa che mi piace particolarmente nella politica delle storie aggiuntive. Per me dovrebbero essere separate ed autoconclusive. Per il resto è davvero un personaggio ben caratterizzato (anche se graficamente sembra un popolano qualsiasi riciclato). E’ semplicemente il “demonio” che si nasconde nei dettagli, cosa che avevamo visto anche coi Djinn, ma ho apprezzato largamente alcune scene con lui, la sua favella educata e il suo atteggiamento di disprezzo nei confronti dei mortali (il cucchiaio nell’occhio mi fa ancora male, cazzo).

Anche il confronto finale è un’evoluzione di quelle creature come il wraith e il golem già visti nei primi capitoli che possono essere sconfitti dalla logica più che dalla forza bruta e questo l’ho apprezzato. Se scegli di stare col “diavolo” ti darà preziosissimi indizi su come salvare Ciri e lui si metterà poi a fischiettare una delle Ost, quella cantata dai bambini (bellissimo, come se fosse un personaggio metatestuale); se invece scegliamo di combatterlo ci porrà un indovinello ambientale tentando a tutti i costi di metterci i bastoni tra le ruote, ad esempio facendoci salvare (e perdere tempo) una finta Shani, o facendoci perdere tempo con monete e gioielli dove ci dirà che valiamo pochissimo, pensando alle monete anche in questo frangente. Oppure facendoci prendere una spada da una roccia, canzonandoci. Risolto l’indovinello il mostro è sconfitto anche senza una reale battaglia, un gran bel diversivo.

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Queste scene dove uccide, cammina sull’aria, batte le mani, fischia, sono comunque elettrizzanti

Per quanto riguarda tutto il resto, oltre che breve, l’ho trovato un po’ forzato. Questo collegamento a Ofierd si risolve in un principe ranocchio ucciso in fretta, un naufragio e un combattimento sulla spiaggia. Bello, intenso, ma brevissimo. Anche il personaggio di Shani che doveva essere un tuffo nei ricordi in realtà si rivela breve e pure poco intenso. Non ha dialoghi caratterizzati chissà quanto, in confronto alla gelosia di Triss e Yen, o alla missione in cui Yen vuole liberarsi del suo legame con Geralt, ecc.

Mi sarei aspettato qualcosa di decisamente superiore e invece l’unica missione interessante è quando saremo costretti a essere posseduti da un fantasma che ci renderà un cicisbeo risvoltinato. Lui ci proverà con lei nel corpo di Geralt e questo sarebbe anche stato divertente se solo lei non si fosse limitata a fare la civettuola scema. Dialoghi scemi e abbastanza stereotipati che non mi hanno fatto impazzire. Nota di merito invece ai maiali nel fango, alla corona del re dei porcari e alla sboccata post-trombata che ha rovinato un momento che poteva essere invece molto interessante.

E basta, nel dlc c’è poco altro. I potenziamenti costano uno sproposito per quello che offrono e non ne ho capito il senso, le armature e le armi di Ofierd oltre che bruttine non sono particolarmente forti.

 

                                                      The witcher 3: Blood and wine

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Si comincia col botto. Il trofeo chiedeva espressamente di ucciderlo con un colpo di balestra nell’occhio, ahi! 

Come già detto questo DLC invece l’ho giocato per primo e mi è piaciuto tantissimo. Inizialmente non avevo capito si parlasse di vampiri e trovo un po’ seccante che troppi DLC debbano approfondire i vampiri (Dawnguard, ve lo ricordate?). Tuttavia le ambientazioni, le ost, le aggiunte, i personaggi, la trama, è tutto di altissimo livello. E’ proprio vero che rappresenti un gioco intero di per sé e i modi gentili e raffinati di Regis (che si tiene sempre la borsetta, una curiosità che ho gradito) aiutano. Anche se alcuni personaggi rasentano un po’ lo stereotipo, come l’assassino e la Contessa, nel complesso è una storia eccellente che funziona e che sul piano tematico continua a richiamare uno degli aspetti centrali di The Witcher: il continuo voler confutare il mondo fiabesco e cavalleresco, quello del puro fantasy dal finale sdolcinato, per riportarti alla crudele realtà. Non a caso in uno dei due finali sei letteralmente nel mondo delle fiabe e ti verrà chiesto di ammazzare la strega di Hansel e Gretel, Rapunzel, il Lupo Cattivo, i 3 Orsi, e così via, con la piccola fiammiferaia che vende pure le droghe per vivere. Meraviglioso, tanto che per me avrebbero potuto fare il primo DLC solo su questo mondo incantato che peraltro finisce con una delle trombate migliori del gioco intero col mantello di cappuccetto rosso. Fantasioso, creativo, innovativo, divertente. Non voglio aggiungere altro perché è stato tutto già detto, Blood and Wine è spettacolare e vale il prezzo del biglietto.

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La piccola fiammiferaia che vende anche fisstech

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Rapunzel si è stancata di aspettare 😦

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Il GROSSO principe, ahahah

 

Le uniche cose che non ho troppo gradito sono stati alcuni mostri aggiunti, come le piante e le scolopendre, che ero ben contento di aver lasciato nel primo capitolo. Oltre che esteticamente poveri (anche se qui il lavoro è notevole rispetto al primo capitolo) mi è sembrata un’aggiunta forzata solo per non dover creare nuovi mostri e per gettarla ancora di più sulla nostalgia. Bah.

Nota di merito alle carte nuove (anche se Skellige?! Ma con tutte le cose che potevano fare proprio il mazzo vichinghi? DAI), al torneo di carte, agli avamposti da liberare e alla missione che ti tiene in banca per una giornata per ridicolizzare le lungaggini della burocrazia.

Infine, la tenuta, è splendida. Con un maggiordomo che gioca a carte con noi (questo l’ho gradito più di qualsiasi altra cosa perché usa il mazzo che gli diciamo di usare ed è perfetto per allenarsi), una cantina di vini, un campo, un laboratorio per mutageni, quadri, panoplie e tutto quanto fornisce un valido posto per continuare a tornare in quel mondo. In una missione poi siamo anche liberi di salvare una persona che potrebbe diventare la nostra cuoca! Mi sarebbe piaciuto che si continuasse su questa scia: salvare gente e ospitarla a casa per avere nuovi amici/dipendenti ma anche così è tutto davvero bellissimo.

E soprattutto non lo trovo spoglio e freddo come in Skyrim, dove è pur vero che puoi avere tre case differenti personalizzabili come ti pare, ma con zero attività e zero interazione coi vari Huscarli. A me personalmente questa tenuta è piaciuta da morire.

Concludendo, sono orgoglioso di aver giocato la saga, di averne estrapolato praticamente ogni contenuto e di averlo fatto anche alle difficoltà più alte. E’ un’esperienza, un’emozione unica. La bravura del team di sviluppo si coglie dai dialoghi intelligenti e serrati, dalle situazioni talora epiche, talora comiche proposte, dalla quantità inesauribile di creatività, intelligenza e riflessione profusa in ogni aspetto di questo gioco e che spero di essere riuscito a comunicarvi. Se si passa sopra a qualche minutaglia ininfluente, la saga è un caposaldo del genere e credo che rimarrà ineguagliata ancora a lungo, almeno per me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da

 

 

 

 

 

 

 

Un cinese, un giapponese, un indiano: tre autori che non sopporto

 

Ho riflettuto parecchio se scrivere questo articolo. Inizialmente dovevo partire dall’autore giapponese (che non vi rivelo ora) per differenziare due articoli: uno specifico sulla sua opera, con relativi pregi e difetti, e uno specifico per lui come persona, per cercare di capire e analizzare come dalla sua personalità possano nascere citazioni, idiosincrasie, acredini ANCHE nell’opera che questi produce. Poi mi sono reso conto che quest’autore non è affatto l’unico a comportarsi in un certo modo, anzi. Se guardiamo al panorama (videoludico, cinematografico, pure fumettistico volendo) autoriale, salta spesso fuori che la figura di un autore –e mi riferisco chiaramente a quelli di indubbia fama da milioni di dollari, non dal regista del DAMS che fa videoclip a basso costo coi mezzi che ha a disposizione– è sempre in qualche modo collegata alla sua personalità. A meno che non si scriva una storia per compiacere un certo tipo di pubblico, o per far contento un produttore, l’autore sfugge a questa logica particolare mettendoci del proprio ed è una cosa intelligente perché permette di creare autentiche perle come nel caso di Ridley Scott, o di Nolan, o di Tarantino, solo alcuni tra gli autori affermati che adoro.

Il problema, come nel caso dello Star System, è che la fama di un autore rischia talvolta di oscurare il proprio progetto, l’opera, che alla fin fine, almeno secondo la mia modestissima opinione, è il vero motivo contrattuale per cui scelgo di destinare il mio tempo a qualcosa o qualcuno. Non mi metto a leggere il Signore degli Anelli perché mi sta simpatico Tolkien, o perché fa opere di carità o che so io, lo leggo perché ritengo che possa offrirmi qualcosa. Nel tempo, però, attorno all’autore si è sviluppato un alone mistico dovuto non solo allo zoccolo duro di fan esagitati pronti a difendere a spada tratta il proprio idolo ma anche alla narrazione che di questi si adotta. Prendete come esempio le stronzate pure che scriveva Gaiman, in difesa di George Martin (trovate la mia disamina qui), quando le critiche mossegli erano sacrosante. L’autore, lo scrittore, il regista, non viene tanto visto come un artigiano, come un uomo che lavora per uno stipendio manipolando le idee ma come un profeta. Il pubblico sembra non notare quanto ci sia di riciclato in ogni singola cosa che vediamo ogni giorno, fosse Stranger Things, fosse The Maze Runner o Percy Jackson. No, l’autore è qualcuno che viene investito dalla grazia di Dio che scrive cose mai lette, fenomenali. Oppure, in altri casi (che qui prenderemo in esame), capita che un autore infili bene una storia, un’azione, e poi si metta a vivere di rendita, e punti la futura produzione solo su quel singolo atto che gli riuscì bene anni addietro e che continuamente in maniera acritica e diacronica viene oggi discussa.

                                                                –  L’Indiano –

Ora comincerò a spiegare meglio cosa intenda partendo da uno di questi autori, L’Indiano, cioè Shyamalan, parlando di come un autore tenda a emergere (o a voler emergere) nella propria storia. Prenderò ad esempio le ottime critiche che anche il Nostalgia Critic gli muove, potete trovarle qui: Signs, Lady in the Water, Devil.

Teniamo sempre a mente che le recensioni comiche nascono con l’intento di far ridere, non di recensire. Trovo tuttavia che gran parte di queste analisi corrisponda al vero. Prendiamo Signs, di Shyamalan. Uno di quei casi in cui un film-spazzatura viene elevato al rango di capolavoro, tanto che si cominciò a parlare di Shyamalan come di un possibile novello Spielberg

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Se poi sorvoliamo sui difetti palesi di regia, recitazione e scrittura di cui già in molti hanno parlato, vediamo che ciò che dico emerge in scene come quella del dialogo tra la poliziotta e il ragazzo

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Al posto di un banalissimo ma funzionalissimo campo/controcampo Shyamalan opta per questo “scorrimento” che ci fa sentire tutta la pesantezza della scena, da un capo all’altro del tavolo, quando non stiamo parlando di suspance o di momenti di tensione, solo di una banale chiacchierata!

Persino in After Earth c’è una scena in cui Jaden Smith, svenuto, viene completamente oscurato da un “respiratore”, un effetto grafico extradiegetico che serve a fare da mascherino ad alcune transizioni, e ricorda il respiro di un invalido, per cui indica un periodo di degenza. Ovviamente però fatto in un modo invasivo il cui unico scopo è solamente ricordare allo spettatore che il regista è un autore dall’ego ipertrofico che ci tiene a fare la attention whore.

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L’esibizionismo non è sempre un male ma quando è insistito o troppo esplicito ha un effetto estraniante fastidioso

Anche nei dialoghi Shyamalan cerca di essere innovativo provando a scopiazzare i discorsi senza senso ma interessantissimi di Tarantino

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con il risultato che questi dialoghi tra il faceto e l’inutile servono solo ad attirare l’attenzione sul puro nulla, autocompiacimento del regista fine a se stesso privo di mordente e di significato.

Non ultimo, uno dei personaggi principali è interpretato da Shyamalan stesso

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che ovviamente non sceglie di attribuirsi personalità piccole o vergognose. Sebbene sia un assassino è l’elemento che deciderà parte del finale della pellicola, dandogli quindi un risalto particolare. Come se l’autore stesso, in qualità di sé medesimo, volesse intervenire nella storia non in quanto narratore ma proprio in qualità di strumento narrativo. Non riesco a immaginare niente di più fastidioso.

E, altra cosa che inizialmente non si nota, è la rappresentazione dell’alieno. Se ci avete fatto caso nel confronto finale si vede in penombra, in maniera confusa per pochi secondi, e poi: il colpo di genio. Farlo vedere attraverso il riflesso di un bicchiere, cercando di fare ciò che già Hitchcock fece tempo addietro dando non l’immagine dell’assassino ma la sua immagine microscopica riflessa dagli occhiali caduti per terra della vittima. Una scelta autoriale per cui provare effettivo rispetto ai tempi in cui uscì, una banale copia priva di fantasia una volta che la utilizzi per coprire il tuo alieno a basso budget, specie se poi lo mostri comunque. A questo punto molto meglio i draghi in CGI di Daenerys che per risparmiare compaiono solo in penombra e solo per dieci minuti in tutta la stagione.

Lady in the Water esalta ancora di più ciò che intendo dire: una storia essenzialmente semplice fatta di versi gutturali e risposte trovate nei cereali che contiene anche velenose frecciate a chi questa roba (o quella precedente) non l’ha digerita. Ecco come Shyamalan nella sua storia rappresenta il critico:

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Una figura monodimensionale stereotipata che parla solo di finzione e che analizza il mondo solo sulla base di questa. Così, quando si ritrova davanti un mostro, ragiona per stereotipi continuando a parlare di narrazione e mondi inesistenti. E’ così che Shyamalan vuole rappresentare chi ha bocciato le sue idee: senza un minimo principio di carità, senza l’onore delle armi ma come dei ridicoli e buffi ometti incravattati che straparlano e confondono il fittizio col reale.

E proseguendo con figure monodimensionali: esiste addirittura un personaggio che, per avere una parvenza di spessore, racconta che allena solo il braccio destro. Così gli vedi un braccio enorme come quello di un gorilla e uno mingherlino. Ragazzi, creare “spessore” nei personaggi a partire da cose che troviamo nel loro abbigliamento, o nei loro tic, è una tecnica di scrittura eccellente. Rendere un personaggio particolarmente stupido, anche se questa stupidità viene spiegata, non è caratterizzare, è parodizzare. Shyamalan non sta scrivendo con buone tecniche di sceneggiatura, si sta limitando a usare pedissequamente roba che negli anni ha visto: a questo personaggio do questo tic, a quest’altro do un orologio d’oro, a quest’altro ancora do una svastica in fronte, all’altro ancora faccio ripetere una frase. Non funziona così, rendi solo esplicita la tua incapacità.

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Parlando di personaggi costruiti così ci troviamo pure lui, eh

A completare il tutto interviene ancora una volta lo stesso Shyamalan nelle vesti del personaggio che tecnicamente dovrebbe salvare questo mondo scrivendo:

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presentandosi con l’aria afflitta del martire, manco fossimo in Apocalypto. Un tale concentrato di egocentrismo, di rasponi a due mani sulla propria persona che è difficile anche parlare di quarta parete quando le analogie sono così tante e così esplicite. Non si parla di un “critico” in genere o di “uno scrittore” in generale, Shyamalan prende a esempio se stesso e come nemico chi lo critica, di fatto “vincendo” sul piano inventato che lui ha creato, proponendosi come una divinità infallibile.

Di Devil non voglio nemmeno mettermi a parlare di quanto sia ridicola l’idea di leggere le intenzioni del diavolo a partire dai toast rovesciati, voglio piuttosto sottolineare come alcune scelte siano a livello elementare. Questa è la scena iniziale:

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Una città sottosopra. Omiodio chissà cosa vorrà dire!

e questa è la scena alla fine del film:

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GENIO PURO, SIGNIFICA CHE ORA IL MONDO FUNZIONA BENE!

Ma davvero abbiamo elevato al rango di “nuovo Spielberg” uno che fa ste cose da studente di DAMS del terzo anno? Suvvia, per cortesia. E’ così sempliciottesco che non riesco nemmeno a commentarlo. La struttura del film poteva anche starci: un delitto in un metro quadrato di ascensore, con un assassino da scoprire. Poi il tutto deve riempirsi sempre di queste banalità, di questi massimi sistemi su Dio e il Diavolo, quando come giallo a se stante con un vero assassino sarebbe anche potuto essere credibile.

Penso si sarà capito che a darmi fastidio non è tanto ciò che un autore sceglie di rappresentare (per me si può anche parlare di religione come fa Mel Gibson, per carità!), quel che mi infastidisce è COME l’autore sceglie di mettere giù i fatti, come decide, cioè, di raccontare la sua verità personale, i propri nemici, il proprio ruolo nella società. Il ruolo che Shyamalan si è imposto è quello di moderno cantore, ispirato da non si sa bene quale musa, che scrive per miracol mostrarci, e crepino all’inferno quelli che gli danno contro. Senza contare le scelte più squisitamente “artistiche” che compie che alla fine si rivelano scopiazzature mal riuscite, banalità e roba che cerca di emergere non per la propria qualità ma per il fastidio che arreca.

 

                                                                           – Il Cinese –

Che poi tecnicamente “cinese” non è perché è Hongkongese ma vabbè, tra qualche anno Hong Kong passerà alla Cina quindi mi avete capito.

Wong Kar Wai è il secondo autore di cui mi lamento un botto, specie dopo che quest’anno il professore, potendo scegliere un autore a propria discrezione per il programma da portare, ha deciso di farci fare il caro Wong.

Sono sicuro al 99% che tra i miei lettori forse solo 1-2 conosceranno la sua storia, le sue vicissitudini e forse solo qualcuno in più conoscerà il film per cui è più famoso tra il pubblico occidentale: Hong Kong Express. Ve la faccio breve: Wong Kar Wai è un personaggio che inizia nel mondo dello spettacolo con un gangster movie per, come dicevamo all’inizio, dare al pubblico storie consolidate e stantie ma che il pubblico sembra non vedere mai come vecchie. Siccome questo modo di fare film gli sta stretto comincia a seguire il proprio cuoricino e a filmare ciò che gli interessa.

Voglio partire dalla prima immagine del suo primo film, cosa che il prof ci ha fatto analizzare per trarre delle conclusioni sulla sua poetica.

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Eccola qua. Dei monitor, Hong Kong sulla sinistra, delle nuvole

La soluzione ve la do io: la realtà dipinta dai monitor sarebbe quella fenomenica, “reale”, in aperto contrasto con quella della caotica cittadina, fremente e sempre viva. Siccome occupa uno spazio più grande, è come se il fittizio volesse emergere sul reale con le sue immagini finte ma costruite come se fossero reali. Ci sta insomma comunicando che la narrazione non è asettica ma in qualche modo influenzata.

Tempo, spazio, dinamico, statico, finzione, verità. Questi sono i temi emersi dall’analisi e che ci hanno poi permesso di costruire il personaggio di Wong Kar Wai come un qualcuno di complesso, profondo, un poeta maledetto quasi.

A ben vedere, però, anche se posso concordare su alcune (poche, in realtà) cose, mi chiedo come si faccia a non notare il vizio di fondo di questo modo di procedere. L’immagine è costruita dall’autore ma poi le immagini non “parlano”, possiamo solo cercare di trovare delle isotopie o dei significati cui ricondurle. E chi ci assicura di non trovare significati profondi in una giacca attaccata all’attaccapanni di casa, o nei calzini sporchi nel cesto della biancheria da lavare? I significati trovati sono così astratti e “validi” per qualsiasi cosa che mi chiedo se non siamo arrivati semplicemente a delineare delle marche che potremmo trovare in tutte le cose. Ora, anche per farci due risate, prendete quest’immagine:

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E’ un meme che ancora imperversa il “ma che è sta cafonata?” con De Sica. Penso che nessuno ci abbia mai visto nei suoi film qualcosa di profondo e intelligente dato che sono sempre ai limiti del ridicolo e del pecoreccio. Ma prendiamo in esame solo questo meme:

il chiedere se sia una cafonata potrebbe essere una fine autocritica al sé, oltre che una riflessione sul “bello” posta in termini dialettali, e quindi con tratti veristi. De Sica non rappresenta l’italiano colto e istruito ma, come Fantozzi, il ceto medio borghese con i propri pregi (se ne ha) e difetti, ed è ciò a cui serve il dialetto. Pensateci, magari fra trent’anni vedremo questi film come oggi vediamo Verga, forse ne studieremo pure dei pezzi, come la canzoncina della pipì di limpida fanciullezza di Boldi.

E se tutti i film di Boldi e De Sica, con i loro peti e le loro tresche romantiche, volessero solo essere una fine autocritica a ciò che rappresenta l’italiano medio? C’è differenza tra questa rappresentazione e Fantozzi, o quella che troviamo in Maccio Capatonda?

Ora, cessate la risate, parliamo seriamente. Non credo a mezza parola di ciò che ho appena detto, eppure nulla vieta che questo discorso possa essere ulteriormente foraggiato. Ho preso il discorso così alla lontana, in maniera così astratta, che persino film pessimi di serie Z potrebbero alla fin fine rappresentare una filosofia indiscutibile. Figurarsi quando trattiamo temi come lo spazio-tempo, l’amore, la frenesia della vita quotidiana. E questo è il problema principale che ho con Wong Kar Wai: che mi è stato venduto come qualcuno di assolutamente originale e profondo ma che alla fin fine è solo uno che riflette su temi esistenziali dicendo la propria, né più né meno, e con tanta banalità di fondo.

Se andate a leggere le recensioni dei suoi primi film, escludendo My Blueberry Night che alla fine si rivela un vero e proprio flop, sono tutte ottime. Provate a visionarne qualcuno e ditemi se quello che c’è scritto corrisponde a quanto visto. Lo stile del regista è così lento, tremendamente dissipato, ripetitivo, che mi veniva da sonnecchiare tra una scena e l’altra. Non si può neanche dire che il problema sia l’eccessivo parlato, adoro quando due personaggi dalla grande personalità si affrontano dialetticamente in stile Death Note. Apprezzo la politica (se trattata bene), la fantapolitica, apprezzo film come Rashomon che per me ancora adesso sono meglio di film moderni. Ciò che non apprezzo è chi mi vende fumo spacciandomelo per qualcosa di sublime. Prendiamo ad esempio Days of Being Wild, uno dei suoi film più apprezzati oggi che i critici lo hanno riscoperto.

Qui la scena.

Lui, lo sciupafemmine, vuole conquistare lei. Fa il piacione, cincischia con la coca cola. Poi il frasone da manuale: <<domani notte mi vedrai nei tuoi sogni>>, roba che neanche le sfumature di grigio e poi quella che dovrebbe essere la caratterizzazione dei personaggi: lui che rappresenta lo stereotipo dello sciupafemmine, lei totalmente passiva. E questo passa per una frase che faceva bagnare come una ragazzina il mio professore ma che io ho trovato al limite del demente:

<< Guarda il mio orologio. Un minuto prima delle 3 io e te siamo insieme. Grazie a te, ricorderò sempre quel minuto. Da ora in poi, siamo amici da un minuto, non puoi negarlo perché è già passato. Torno domani>>

E così domani stanno insieme per 2 minuti, poi 3, e così via fino a fidanzarsi.

Ma che cagata di dialogo è. Sembra una fanfiction per delle ragazzine. Ma è romantica sta roba? E’ scritta seriamente? Wong Kar Wai è letteralmente infarcito di cliché simili, roba che dovrebbe attirare l’attenzione su di sé per la propria “unicità” ma che alla fine si rivela unico per il suo essere visibilmente ridicolo e sopra le righe, totalmente innaturale anche per una personalità forte o creativa. Abbiamo visto prima con il personaggio “forzuto” di Shyamalan che una buona scrittura è ciò che ti fa capire (non subito) i profondi disturbi che un personaggio può avere: perché uccide, perché stupra, perché ama, e così via. Far fare al tuo personaggio cose strane e/o sopra le righe non lo approfondisce minimamente, serve solo a estraniare. Non diverte, non resta nel cuore, è solo un coso strano che guardi, e non capisci come c’è finito lì.

Poi si aggiunge un discorso che ho visto fare più volte in sede accademica o tra le recensioni, vi lascio un riferimento al fondo [1]

Quando un autore molto stimato o, in alcuni casi venerato, sbaglia clamorosamente, si crea una sorta di bias orwelliano tale per cui l’errore non è del regista ma degli attori, della produzione, dei tempi. Insomma, è colpa di ogni singola cosa esterna al regista che rimane illeso e dalle mani pulite. Mi fa ridere quando di film come “2046” e “My Blueberry Night” leggo:

<<struttura del racconto “farraginosa” e poco coerente, rarefazione narrativa, attori non nel loro ruolo.>>

Ma perché, scusate, tutti quelli prima che difetti avevano? Ce li siamo dimenticati? Ecco che, sapendo che uno di questi film rappresenta un flop al botteghino, la colpa di qualcuno deve essere, e magicamente di essi si dice tutto ciò che invece non si diceva dei primi, ormai fenomeni di culto. Anche di Ashes of time, un film che conosceranno in dieci oltre ai critici, e dai risultati disastrosi ANCHE per demeriti del regista, viene detto che è un capolavoro non capito dal pubblico, quando basterebbe semplicemente avere l’umiltà di ammettere che tutti sti filmetti del cazzo che Wong Kar Wai fa sono un po’ tutti uguali. In essi trovi letteralmente le stesse identiche cose: Un qualche piacione attivo, una qualche sventola passiva, una qualche sventola procace e molto attiva (può essere stupida o meno), innamorati introversi, metariflessioni sul tempo con tanti tanti orologi presenti nella scena (capita la profondità? Se metto tanti orologi vuol dire che rifletto sul tempo! Proprio come Shyamalan) per figurare il tempo oggettivo e quello soggettivo, e così via.

Altri registi ovviamente una volta che hanno detto tutto si reinventano, provano a dire cose nuove oppure cose vecchie sotto una nuova prospettiva. WKW lo vedo sempre lì, a dire le stesse identiche cose o di poco cambiate. Mi dà l’idea di una persona che ha avuto delle delusioni amorose e allora in tutti i suoi film c’è una qualche delusione amorosa che cambia solo il paesaggio di sfondo, o in alcuni casi l’omosessualità dei due innamorati. Per me riproporre lo stesso tema del cazzo ad ogni singolo film che fai NON è innovativo, NON è bello, NON è interessante, NON ti rende particolarmente importante ai miei occhi. E WKW è esattamente così, e la gente (quantomeno i critici che lo conoscono, gli altri boh) squirta male ogni volta che esce una sua opera perché sembra che stia per uscire un libro di Martin con la stessa spasmodica attesa. Sono senza parole. WKW è uno di quei casi in cui tutti intorno a me dicono “che belli i vestiti dell’imperatore!” e io lo vedo tristemente nudo, senza un solo straccio addosso.

Voglio essere sincero però, mi sono sforzato tantissimo di capirlo. Il suo film che mi è spiaciuto di meno è proprio Hong Kong Express perché ritmi, dialoghi, storia romantica sono “in linea” con molte produzioni occidentali ed è meno compassato, meno rarefatto, è comprensibile anche senza un manuale. Provate a vedervi Ashes of time e ditemi cosa avete capito alla fine, senza aver letto niente su internet. Vi sfido!

Però, se si ha un occhio come il mio, e se si approfondisce la storia di quasi ogni suo film, si vede che la sceneggiatura spesso è una paginetta di poche righe che poi lui sul set aggiusta in base all’umore e al sentimento. Ecco un altro motivo per cui non sopporto autori simili: li vedo sfaccendati e fannulloni, come Abe Kobo che analizzai qualche tempo fa, e che trascriveva i propri sogni vendendoli come racconti.

Per me la scrittura, come dicevo, è un lavoro di fino, con martello e scalpello in mano e un enorme blocco di pietra che è il flusso dei tuoi pensieri. Quei pensieri poco per volta li riduci, gli dai una forma sensata, cerchi di comunicare qualcosa di importante (o che senti essere importante) a qualcuno, e volendo cerchi anche di renderlo gradevole e intelligibile (per dire, non ti comporti parlando dialetto con uno straniero, no?), usi sotterfugi narrativi per dare gli strumenti ai lettori, rileggi le frasi e le modifichi finché non suonano bene; in questo sono assai più simile a Hitchcock, che adoro, per la cura certosina che metto nelle mie opere. Lui asseriva che una volta finito il copione occorreva “solo” girare le scene, ed era una noia.

WKW no, è l’esatto antitetico. Lui ha delle idee piuttosto vaghe di ciò che vuole fare o che gli commissionano, ci pensa un po’ su e si presenta sul set col temino delle elementari per la maestra. Allora, il personaggio femminile lo facciamo così e cosà. Poi passa una per strada che lo colpisce, che mangia pesce fritto, e improvvisamente ecco il suo personaggio, trovato per strada: la nostra eroina è una che adora mangiare pesce fritto per strada! Il nostro innamorato avrà una scena dove la rincorre con un cestello di calamari ma lei dirà di no perché vuole dei gamberi!

Eccellente, successo di critica e pubblico, 10/10, bis, bacio accademico. Roba mai vista prima, seriamente.

Ma porca puttana, letteralmente tutto ciò che WKW ha scritto sembra un dialogo con se stesso dove con parole proprie cerca (male) di parlare di temi esistenziali che ha letto sui libri delle superiori. E a condire il tutto personaggi-macchietta che dovrebbero risultare simpatici o epici ma che sono solo bambini che si agitano con in bocca le parolacce degli adulti. E credo che anche con lui abbiamo finito.

 

                                                                 – Il Giapponese –

Arriviamo al piatto forte, la portata principale. Molti di voi molto probabilmente non se lo aspetteranno ma io metto lui tra gli autori che meno sopporto: Hideo Kojima.

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Sento già molti di voi dire: “Buuuuh, merdaaaa, non si tocca IL DIO, sei tu che non l’hai capito

Va detto che ho “scoperto” la saga di Metal Gear solo recentemente grazie ai video-analisi del buon Sabaku che ne è fan. In tutti questi anni non ne ho mai sentito il bisogno anche se un po’ di curiosità già la avevo. Mi sono fatto una SOLIDA idea, quantomeno per quanto concerne i capitoli principali dall’1 al 4 e ne parlerò fra qualche tempo in maniera approfondita distinguendo l’arte dall’artista, che è sempre cosa buona e giusta. Perché può darsi che un autore sia un drogato e un bastardo ma se poi ci dipinge la Gioconda bisogna essere onesti e dire che è effettivamente un capolavoro.

Non serve alcuna premessa storica voglio sperare, chiunque conosce Kojima e l’alone di sacralità che certi fanboy gli hanno attribuito. Voglio anche farvi vedere cosa trovo ogni tanto su Fb:

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Esiste gente che a Kojima farebbe i rasponi a due mani con ingoio podalico. Mai vista tanta idolatria quanta ne vedo per lui

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Si parlava di MGS2, uno dei più criticati e meno riusciti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui invece un ottimo esempio che richiama vagamente quel che dicevamo per WKW: quando un autore sbaglia qualcosa tra ritmi, narrazione, scrittura dei personaggi, o la colpa è di qualcun altro, oppure si rilegge tutto alla luce di quell’alone mistico di cui parlavamo, e quindi le lungaggini e i dialoghi interminabili che non portano a nulla diventano “sperimentalismo“, per qualcuno “postmodernismo” (le stesse stronzate con cui si copriva anche WKW), per quest’utente in particolare è semmai il pubblico ad avere poco intuito per capire la magnificenza di un gioco che è effettivamente tirato su male e la sua esperienza (dio grazie) mai più ripetuta dagli stessi autori, e se qualcosa non funziona si sminuisce la sua portata, come una boss fight centrale che, se dozzinale, vuol dire che non devi concentrarti su quello ma su altro! Capito? Non devi criticare ciò che è giusto criticare, guarda invece l’acqua che si muove, la telecamera che gira, la definizione del ghiaccio nel cestello!

Ecco cosa mi fa arrabbiare quando si tocca un autore eccessivamente famoso e la critica va a farsi benedire a causa di questi personaggi che con un “per me la merda è solo un diverso modo di intendere la cioccolata” riuscirebbero a dire tutto e il contrario di tutto, solo perché giocano a fare i filosofi di sto cazzo col ditino alzato schifando i dozzinali Uncharted, per ritrovarsi nei loro salotti e parlare di quante ore ciascuno ha passato divertendosi sul Codec. Giuro, mai capirò il livello di certa gente disposta a beccarsi ogni tipo di stronzata e difendendola pure a spada tratta. Di simile ci sono solo i fan di Kingdom Hearts ma li vedremo a tempo debito.

MGS 2, lo anticipo, per me è stata una ciofeca, paragonabile a Signs di Shyamalan. Qualcosa che tutti trovano profondo solo perché ci infila di mezzo i meme tratti da Dawkins ma che nella storia sono implementati male e risultano solo dei termini buttati lì a casaccio. Il Fusaro dei videogame. Il suo successo deriva dal fatto che è uscito in un periodo in cui il complottismo alla Matrix/V per Vendetta non era molto spinto, specie nel medium videoludico, e quindi ha avuto gioco facile nel fare il filosofo de noartri con due parole a caso buttate nel calderone. Alla fine i Filosofi e i La Li Lu Le Lo altro non sono che moderne reinterpretazioni dei vecchi Massoni, o degli Illuminati. Magari ai suoi tempi poteva essere interessante ma giudicato oggi, sul piano narrativo, è davvero poca, pochissima cosa. Basterebbe un confronto con un gioco molto simile ma che le stesse cose le fa meglio in un solo capitolo: Deus Ex: Human Revolution. E se ancora posso accettare il discorso storico-sincronico, non posso accettare invece chi dice, come il fenomeno sopra, che sia un gioco fatto bene o sperimentale. Anche perché, usando il principio di carità, alla fine tutto si riduce a un discorso piuttosto svuotato sulla semplice censura, sul controllo dei dati degli Illuminati che usano macchine intelligenti. Ha semplicemente aggiunto dei pezzetti “moderni” a discorsi stravecchi, peraltro in maniera grossolana. C’è un punto specifico in cui si dice che le macchine potrebbero, controllando l’informazione, dire che in realtà conosciamo 99 geni anziché 100 (la cifra esatta non la ricordo, pardon)

Ehm, ok, perché dovrebbero farlo? Per curare delle malattie solo ai ricchi? Per vendere le cure a prezzi spropositati? Quale sarebbe la logica in tutto ciò?

Ma anche fosse, ogni singolo scienziato che ha letto le pubblicazioni sulle riviste (all’epoca poi c’era ancora più cartaceo di oggi), sui manuali, ecc se lo dimentica? Cioè io scienziato so che abbiamo scoperto 100 geni umani, l’ho letto e studiato sui paper e all’improvviso online si scrive solo che ne esistono 99. Non lo segnalo a nessuno? Non c’è una comunità scientifica presso cui indagare? I diretti interessati, i loro eredi, non controllano? Non salta la copertura di una cosa così eclatante? E soprattutto, anche ponendo che le masse non siano debitamente informate, cosa vieta comunque agli scienziati consapevoli di lavorare sui 100 geni ormai scoperti?

Il cartaceo non viene controllato, si parla solo di materiale elettronico. Non si può mettere in piedi un discorso simile “dimenticando” che esistono altri modi per trasmettere informazioni e “memi”. Senza contare che, se non li avessero citati, non ci sarei mai arrivato a scoprire che il tema centrale fosse quello. Ma dovrebbe esserlo solo perché Snake ad un certo punto li cita? O forse un’opera tratta un tema quando lo implementi nella tua storia, spiegando cos’è, come agisce, che problemi può dare, quali soluzioni può offrire? MGS2 è semplicemente una copia malfatta del primo storico titolo che cerca di dire le stesse cose con un tema di poco differente.

La tesi di fondo è che le macchine controllano l’informazione come se fossero nei cervelli delle persone, senza valutare un criterio, senza imporre dei limiti. Un discorso quindi molto vago, generalista, per me ingenuo al massimo così come lo sarebbe dire “la censura è sempre un male” o “la censura va sempre bene”.

Il ritmo è totalmente sballato, ci sono TROPPI dialoghi che non portano da nessuna parte o tergiversano alla lunga, TROPPI punti morti con quelle che dovrebbero essere rivelazioni (la sorellina di Otacon) e che sinceramente ho trovato utili come dei filler qualunque. Personaggi-macchietta come il dinamitardo, caratterizzato in maniera povera esattamente il tipo di Lady in the Water. Vi basti pensare che il suo spessore si riassume così: indossa una tuta corazzata da artificiere, corre sui pattini, e porta un calice di vino senza versarne una goccia. Questo vuol dire che essendo grosso è anche agile e veloce, attento, preciso.

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Uh, ma ha anche lo smalto? Che personaggio raffinato, scritto bene, maturo e…vabbè avete capito che prendo per il culo?

Eh, wow cazzo, il Trono di Spade con la Montagna crea lo stesso identico personaggio ma con meno ridicolaggini. E Fortune stesso discorso. Sono tutti personaggi che vengono venduti come ben caratterizzati o postmoderni (dio, quanto odio questa parola usata a sproposito per giustificare qualsiasi stronzata) ma che alla fine risultano solo stereotipi costruiti a partire da qualche elemento base di scrittura. Posso accordare che, ai suoi tempi, la concorrenza (anche se non tutta) era pure peggio, ma visti con uno sguardo critico non me li potete proprio spacciare in questa maniera oggi, per cortesia.

Vamp poi sarebbe un enorme buco di sceneggiatura ma considerato che viene “chiarito” nel capitolo 4 me lo faccio andar bene. Insomma, gran parte della storia di MGS mi sembra un film live-action giapponese, di quelli basati sui manga, con tantissime tamarrate e fanservice che in realtà identificano l’opera come un mero divertissment, come una goliardata (confini entro i quali colloco la saga ben volentieri), solo che poi l’autore fa il paraculo, ci infila robe prese a caso dai propri studi o dalle proprie ricerche che gli dicono qualcosa e le incastra (male) nella storia complessiva. Il discorso “geni” infatti esauriva già il 90% di ciò che Metal Gear soleva essere, aggiungere il discorso “memi” o “scena”, se poi nel corso del gioco non dai una specificità a questi temi ma rimangono solo nell’etere, li rende esercizi di stile fini a se stessi. Insomma tante belle parole ma che mal si sposano con la narrazione, coi fatti mostrati. Kojima è un altro di quelli che non capendo le specificità del medium racconta troppo e mostra poco (Show, don’t tell!), cosicché ci sono troppe parti sfilacciate che si allacciano male tra di loro perché non capisci se intendeva dire una cosa o l’altra. Abbiamo poi visto con Wong Kar Wai che utilizzare temi astratto-concettuali come l’eredità, l’informazione, la genetica, ecc non è automaticamente esser profondi, chiariamolo: citare un qualsiasi pensatore/filosofo NON fa di me un pensatore/filosofo, specie se poi mi limito a citare quelle parti più conosciute e sdoganate. Citare i memi o Dawkins non fa della mia citazione un trattato. La gente talvolta sembra credere che basti toccare un tasto per aver fatto della filosofia.

<<Sì allora, ieri ero con tre tipe, no? Bevevo ammerda, quasi biascicavo. La bionda poi che fica che era, allora le ho detto che la vita è solo sofferenza come diceva Leopardi, minchia mi è caduta ai piedi>>

                                                                   FI LO SO FO

Il precedente dialogo tratta di: edonismo, il danno degli alcolici, nichilismo, piacere, dolore, riproduzione, corteggiamento, turpiloquio a stampo realista-mimetico.

Come spiegavo prima, astrarre ai limiti massimi i concetti di un testo per dargli un connotato maturo non significa estrapolarne significati particolarmente profondi o interessanti, significa solo stiracchiarne la superficie cavando sangue anche dalle rape. MGS2 SoL è un gioco paraculo che vive solo dell’ignoranza di chi lo apprezza, perché non è abbastanza maturo da districare la matassa che l’autore presenta come un qualcosa di complesso, quando in realtà è solo un discorso mal costruito. Non è il primo e non è l’unico, pure Heidegger ed Hegel avevano lo stesso identico problema, non crediate.

In Snake Eatergioco che sul piano ludico per fortuna sa farsi valere a differenza del predecessore– ci sono meno cretinate ma una proprio non sono riuscito a digerirla. La Scala.

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Praticamente nel gioco sei costretto a salire questa scala di merda infinita e, nel mentre, parte la Ost del gioco. Mike spiega che è una scelta di game design per farti sentire la Ost ma che serve anche a ribadire la presa di coscienza di Big Boss (Snake all’epoca).

Il fatto è che non basta dire le cose, o metterle giù a casaccio (citarle), per renderle buone. Magari il tuo obiettivo era quello ma il risultato è, come quasi sempre con Kojima, un ibrido tra medium videoludico e cinematografico che riesce male e fa la metà di ciò che farebbero entrambi singolarmente. In questa particolare scena il giocatore sta scalando una fottuta scala, sta premendo un analogico, non c’è suspance, non c’è pathos, non c’è alcun motivo per mettere una canzone che non sia di accompagnamento. Anche perché si sente continuamente il rumore di te che appoggi il piede sui pioli, quindi c’è questo continuo “tlang tlang” che procura rumore di fondo all’ost, che dovevi far ascoltare con tutta questa messinscena.

Ma poi, anche fosse, che scelta del cazzo. Mi costringi –me giocatore– ad un’azione ripetitiva e quantomeno inutile sul piano ludico, paragonabile ad un caricamento, per farmi sentire la tua Ost e farmi riflettere sulla presa di coscienza. D’accordo. E invece optare per qualcosa di più immediato come un dialogo tra sé e sé? Una riflessione osservando un oggetto, o un animale? Chessò, un serpente che inghiotte un topo, la butto lì. No, allunghiamo la faccenda, dilatiamo i tempi ecciao.

Esattamente come faceva Shyamalan con la sua ripresa a scorrimento, per farti sentire non solo la “pesantezza” del movimento ma anche per farti sentire la mano della regia, che dovrebbe essere dissimulata. Ma perché parliamo, di grazia, è tutto postmoderno, quindi va tutto benissimo.

Tagliando corto, vi metto l’ultimo esempio che mi ha fatto innervosire in MGS4 ma ce ne sarebbero molti altri

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Quest’uomo si masturba letteralmente con le proprie storie

Posso capire i simpatici Cameo con Stan Lee in ogni singolo film Marvel ma questo è davvero troppo. E’ preponderante, è invasivo, a certi livelli lo trovo disturbante. E’ come se l’autore fosse continuamente lì, accanto a te che giochi con la sua mano sulla tua coscia, a ribadirti:

<<te lo ricordi che stai giocando a un gioco della Kojima Productions, sì? Lo sai chi sono io, vero? Kojima sai chi è? Ti dice niente Psycho Mantis?>>

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Non dico che non abbia alcuni meriti storici, primati nel medium; sono innegabili. Vedo semplicemente che Kojima vive di rendita con quello storico primo capitolo che ha sfornato e ci ha costruito intorno tanta altra merda semplicemente vendendoti le stesse cose, o di poco variate, per ribadire le sue vecchie glorie. Cyborg ninja, mecha, cloni, scene di tortura sono tropi che l’autore ripete così spesso da rasentare la scarsità di idee e l’autoparodia. Senza contare un altro discorso, e cioè che anche se Kojima se lo mena in quel calzino chiamato Metal Gear Saga, non è affatto l’unico ad aver creato quel mondo. Dialoghi, personaggi, addirittura c’è chi dice che sono i suoi collaboratori a ricordargli le linee di testo da seguire, chi è già morto, ecc. Io vedo in tutto questo un enorme, disgraziato pallone gonfiato che continua ad autocitarsi in maniera autoreferenziale con quelle 4 cose che continua a propinare a oltranza, e i vecchi fan si bagnano tutti credendo di rivivere la nostalgia del passato; i nuovi che non capiscono tutta questa fama vengono zittiti dal classico “MA SAI COS’HA FATTO KOJIMA? PSYCHO MANTIS TI DICE NIENTE? TACI, POSTMODERNISMO, CAZZO!”

Vabbè ma dopo quello che ha fatto di veramente innovativo?

Ogni tanto salta fuori quello che mi spaccia Kojima come uno che è riuscito a fondere cinema e videogame, come uno dalle doti registiche eccelse.

Mah, no, calma. Voi che sproloquiate di “regia” ogni piè sospinto. Abbiamo già visto anche con Shyamalan che inquadrare in maniera sbilenca, o attraverso bicchieri, specchi, ecc i personaggi non è una genialata, eh? Lo hanno fatto in migliaia, e ne arriveranno altre migliaia. Anche nei giochi “base” in cui l’intrusione del regista non è esplicita esiste una regia, specie se ci sono cutscene. Prendiamo un banalissimo Uncharted: ci sono campi e controcampi, coreografie di scene d’azione, posizionamenti dei personaggi nello spazio, scelta di quali campi usare, ecc. L’unica differenza con Kojima è che altri giochi optano per visioni registiche “classiche” o “moderne”, dove i codici sono rispettati, mentre Kojima ci gioca, li rovina, talvolta aggiunge del proprio (la telecamera mobile nei filmati di Guns of the patriots alla fine è un’ottima idea) ma non è che lui abbia qualcosa in più degli altri, solo perché si esibisce scompostamente sul set. Per metterla in termini semplici, non è che se un attore mi rompe la quarta parete è per forza meglio di un film in bianco e nero dove questa regola non viene invece mai infranta. E il pubblico quando parla di Kojima fa proprio così, te lo spaccia come un genio della regia quando semplicemente è uno che si esibisce e si autocompiace nel farlo, tutto lì.

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Tanto quanto nel primo storico capitolo ma oggigiorno gran parte della produzione videoludica di alto livello utilizza cinematiche con regie degne di Oscar. Eppure, mai sentito nessuno dire che Naughty Dog eguagli Kojima in regia.

Concludendo questo mio articolo, ho voluto parlare di questi 3 autori in particolare, facendo notare analogie e (poche) differenze non tanto per divertirmi o per far incazzare i loro fan ma per mettere in guardia. Solo perché viene costruita la narrazione intorno ad esso, come se fosse un mitico eroe contro le multinazionali, un autore è pur sempre un uomo che compie sbagli, con tutti i suoi pregi ma anche difetti. Non li sminuite, non li mettete da parte, non fate finta che non esistano solo perché vi torna comodo poter amare qualcuno che credete sia diverso. Perché poi nasce quel discorso tossico che è l’idolatria che manda in cancrena il raziocinio e non permette più di giudicare le opere per ciò che sono ma per dei costrutti narrativi che vorremmo che fossero, delle narrazioni di parte e ideologizzate. Inoltre, facendo riferimento a un discorso più ampio oggetto di dibattito, questo mio articolo serve a far notare che il bello e il brutto non sono decisi da qualità intrinseche di un’opera quanto piuttosto dalla fama e dal fandom del creatore. Se un’opera mediocre è di un autore sconosciuto allora si parla di brutture. Se invece l’opera mediocre è di uno che ha dei precedenti positivi, delle vecchie glorie o un pubblico di esaltati, quelle brutture vengono reinterpretate, di loro si dirà piuttosto che sono avanti coi tempi e che siamo noi a non averle capite, non loro ad essere effettivamente pessime o mal gestite.

 

 

 

[1]: Alovisio, Silvio, Wong Kar-Wai, Il castoro, 2013